Musei Siculi !!
Scritto da Scoiattolina il 23 Novembre 2009 | 1 commento- commenta anche tu!

il continuo..........
MUSEO REGONALE DI CAMARINA (RAGUSA)
Il museo è ubicato all'interno dell'area archeologica dell'antica città "classica" di Camarina. Il sito dista 35 Km da Ragusa ed è raggiungibile percorrendo la provinciale S. Croce-Scoglitti (Frazione del comune di Vittoria). La fondazione di Camarina, vera e propria colonia di popolamento voluta da Siracusa sulla costa meridionale della Sicilia, risale secondo Tucidide al 598 a.C. La storia arcaica della città viene funestata intorno al 552 a.C. da un forte contrasto con la madre-patria Siracusa, al quale non fù estraneo l'importante ruolo assunto nel territorio da Camarina che diviene base commerciale e sbocco sul mare del retro-terra indigeno. Il periodo di maggiore notorietà per la città è comunque quello corrispondente alla sua seconda fase di vita, quella di età classica, dagli inizi alla fine del V secolo. Dopo la distruzione ad opera dei Cartaginesi, nel 405 a.C., Camarina viene nuovamente ricostruita ad opera di Timoleonte. Questa fase della città si chiude con la distruzione romana del 258 a.C. alla quale segue una nuova ricostruzione che dà vita alla città repubblicana. La sede museale è una costruzione rurale di fine ottocento, esempio significativo di una tipologia residenziale agricola molto diffusa nella fascia costiera iblea. L'edificio, che si articola in diversi corpi di fabbrica organizzati attorno ad uno spazio centrale aperto su due lati verso la campagna, insiste nel sito dell'acropoli dove sorgeva il tempio di Athena, i cui resti sono ancora visibili all'interno di uno degli ambienti del museo. Il museo illustra la storia politica, civile ed economica della città di Kamarina, lo sviluppo urbanistico, i più importanti monumenti e la produzione materiale ed artistica. Le collezioni. Tutto il materiale archeologico esposto è frutto di ricerche archeologiche condotte dalla Soprintendenza di Siracusa che hanno interessato tanto l'area della città quanto la necropoli. L'ordinamento è cronologico, ad eccezione che per i materiali di provenienza subacquea.
CASA MUSEO GIOVANNI VERGA (CATANIA)
La Casa Museo, un appartamento al secondo piano di un palazzo ottocentesco, è la dimora in cui Verga trascorse la sua infanzia e risiedette per lunghi periodi circondato dai familiari e dagli amici più cari. Dopo la morte di Giovannino Verga Patriarca, erede dello scrittore, la casa venne acquistata dalla Regione Siciliana ed aperta al pubblico dopo il restauro.
Al suo interno sono custoditi gli arredi ed i libri che appartennero a Giovanni Verga. Tra gli oltre 2600 volumi figurano opere di Giacosa, Oriani, Rod, Capuana, Di Giacomo, Deledda, Marinetti, Borgese, Villaroel, nonché di autori russi e francesi come Turgenev, Dostoevskij, Tolstoj, Gorkij, Flaubert, Maupassant, Dumas, Zola.
Dopo la scomparsa dello scrittore, alcuni decenni più tardi, in via S. Anna fu ritrovato quanto rimaneva della passione pionieristica del Verga per la fotografia.
Le lastre e le pellicole (oggi raccolte in una collezione privata) svelano un interesse documentario che, anche se casuale, certo non si discosta dall'ideologia verista.
Le fotografie ritraggono soprattutto volti familiari allo scrittore: la madre, i fratelli, gli zii, i nipoti, ma anche i contadini che lavorano per la famiglia Verga, nelle campagne di Tébidi, a Vizzini. L'interesse per la fotografia (tecnica che nella seconda metà dell'Ottocento coinvolse intellettuali della buona borghesia in un hobby, per l'epoca, decisamente d'èlite) accomunò Verga, Capuana e De Roberto, rendendoli artefici di sperimentazioni non prive di interesse.
GALLERIA REGIONALE DI PALAZZO BELLOMO DI SIRAGUSA
La Galleria è attigua alla chiesa di S. Benedetto e si trova nel centro storico di Ortigia, a breve distanza dalla fontana Aretusa. La sede museale è un edificio sorto in età sveva, poi trasformato ed ampliato nel XV secolo dai Bellomo, famiglia tra le più potenti della Siracusa del '400, che lo elessero a loro residenza. Nel 1723 il palazzo venne venduto al monastero di S. Benedetto e collegato in un unico complesso architettonico all'attiguo Palazzo Parisio. Nel 1948 venne inaugurato come sede della Galleria, con una prima sistemazione museografica. Dopo radicali interventi di restauro, negli anni Settanta si pervenne al completamento dell'attuale allestimento. La Galleria illustra gli sviluppi della cultura figurativa a Siracusa e più in generale nell'area sud-orientale della Sicilia, con particolare riguardo alla produzione pittorica e alle arti decorative Le collezioni d'arte medioevale e moderna della Galleria (un patrimonio di opere databili dall'età bizantina al XVIII secolo) provengono dal Museo Archeologico di Siracusa, che nel 1940 le distaccò a Palazzo Bellomo con l'intento di valorizzarle. Parte ditali collezioni proveniva da chiese e conventi della Sicilia sud-orientale a seguito della soppressione degli ordini religiosi (1866); altre erano invece giunte al museo per acquisti e donazioni. L'ordinamento è concepito secondo un criterio rigorosamente cronologico. L'esposizione si svolge su due piani.
MUSEO ARCHEOLOGICO DI PALAZZO VARISANO DI ENNA
La sede museale è Palazzo Varisano, un edificio costruito nel XVIII sec. sui resti di un impianto più antico cinquecentesco di cui restano ancora tracce negli ambienti del piano terreno.
L'edificio è anche ricordato nelle cronache storiche poiché in esso il 13 agosto del 1863 Giuseppe Garibaldi tenne il celebre discorso concluso dalla frase "...o Roma o morte".
Il museo illustra le fasi di età preistorica, classica e medievale dei siti archeologici nella provincia di Enna, ad esclusione dei territori di Centuripe, Aidone e Piazza Armerina, per i quali esistono o sono in fase di allestimento specifici musei.
Enna ha restituito materiali preistorici della prima età del bronzo, mentre le fasi successive sono meno documentate fino all'arrivo dei Greci. La città, che fu sotto l'influenza di Siracusa e Gela, era nota soprattutto per il culto di Demetra, alla quale fu dedicato un importante santuario.
La sua posizione strategica le ha permesso di mantenere l'identità di città, attraverso le varie fasi storiche fino ai giorni nostri.
Nel territorio dell'ennese, a Cozzo Matrice, sono stati messi in luce i resti di una stazione officina per la lavorazione della selce, databile alla prima età del rame, nonché tracce dell'età del bronzo e di un abitato indigeno ellenizzato. Inoltre la presenza di varie aree sacre a Demetra e Kore, insieme ad un grande antro che coincide con la descrizione di Diodoro, confermerebbe la localizzazione di questi luoghi con quelli del ratto di Proserpina. Altri centri ellenizzati furono Capodarso e Rossonmanno. Quest'ultima in particolare continuò ad esistere in età romana e bizantina.
Alla preistoria risalgono anche gli insediamenti e le necropoli attorno a Calascibetta, Pietraperzia, Assoro e Cerami. Agira, patria dello storico Diodoro Siculo (I secolo a.C.), fu importante città sicula poi grecizzata. Nella seconda metà del IV secolo a.C., sotto Timoleonte, raggiunse una grande prosperità e fu sede di importanti edifici, fra cui un grande teatro.
Le collezioni provengono da scavi effettuati dalla Soprintendenza, da acquisizioni da privati e trasferimenti dai Musei di Siracusa ed Agrigento.
L'ordinamento del Museo è curato secondo un criterio topografico dei comprensori, dei siti e dei contesti di provenienza. In ciascuna sala sono esposti i reperti e, attraverso supporti didattici, sono illustrati i luoghi di rinvenimento e la storia delle ricerche.
MUSEO REGIONALE “AGOSTINO PEPOLI “ DI TRAPANI
La sede museale è il trecentesco ex convento dei Padri Carmelitani, ampiamente rimaneggiato tra il Cinquecento ed il Settecento. Esso è contiguo all'importante Santuario della SS.ma Annunziata, dove è conservata e venerata la statua in marmo della "Madonna di Trapani" opera concordemente attribuita a Nino Pisano. Il museo illustra, insieme alle collezioni di pittura e di scultura, lo svolgimento delle arti figurative nel territorio trapanese con particolare riferimento alle arti decorative ed applicate nelle quali la città di Trapani primeggiò soprattutto per quanto riguarda il settore delle opere in corallo, della maiolica, degli ori, degli argenti e della scultura presepiale. Le collezioni. Il nucleo essenziale delle raccolte è costituito dalle collezioni private del Conte Agostino Pepoli che ai primi del Novecento fu il promotore dell'istituzione. Ad esse si aggiunsero altre opere provenienti dalle soppresse corporazioni religiose della città, nonché dalla pinacoteca Fardelliana, costituita in prevalenza da dipinti di scuola napoletana che il Generale GB. Fardella aveva donato alla città natale. Tale nucleo originario fu arricchito successivamente per lasciti, depositi e donazioni con altre raccolte di antiquaria e di arti applicate tra le quali meritano di essere ricordate quelle del Conte Hernadez di Erice e dell'Ospizio Sieri Pepoli. L'ordinamento, oltre a porre nel dovuto risalto le opere di pittura e di scultura, dà ampio spazio ai settori delle arti decorative ed applicate.

