L’emancipazione della donna

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L’emancipazione della donna

Noi donne di oggi siamo quello che siamo perché p31_01alle nostre spalle c’è stata una generazione di madri e di nonne che hanno rinunciato ai loro sogni consentendoci di coltivare i nostri. Dobbiamo riconoscere che prima la donna era considerata un essere inferiore. A lei fu impedito  di studiare, di votare. Il  suo compito era di fare figli e di accudire la casa. Insomma, era considerata un essere vegetale. Anche in Italia, per la maggior parte delle donne, diritti_sindacali_mamme quella del lavoro domestico non era una consapevole scelta di emancipazione ma una dura realtà. E per questo nacquero  i primi movimenti di femministe. Siamo nel 1968. Con le lotte le donne si sono emancipate. Poi l’introduzione della pillola anticoncezionale ha dato il via alla loro voglia di indipendenza. Le donne consapevoli delle loro capacità hanno. storico00243753cxw200h146c00influito sull’uomo, che oggi appare sempre più disorientato, incerto, dubbioso, nella quasi impossibilità di impersonare il maschio prepotente e oppressore del passato. Tutto questo porta a sviluppare nell’uomo una crisi di identità e nelle persone prive di intelligenza può far scattare la violenza fisica e psicologica....Alba

Voi cari amici eldyani cosa pensate sull'emancipazione della donna ?

LORENZO.RM


COMMENTI

  1. il 15 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Alba ha il dono della sintesi. Siamo stati attenti, Sabrina ed io, a raccogliere i suoi pensieri da apripista. Perché vogliamo parlare delle donne, della donna in generale, enucleandone i problemi, le possibilità, le evoluzioni realizzate o possibili. Sì, vogliamo fare una vera e propria inchiesta sulla condizione femminile raccogliendo, naturalmente, le esperienze dei nostri amici e delle nostre amiche. Chissà che non ne esca davvero qualcosa di utile e di importante per tutte e per tutti. Forza, amiche ed amici. Parliamone.

  2. il 15 marzo, 2010 giovanna3.rm dice:

    Che bell’argomento, finalmente!
    Per chi è stata una femminista antesignana, ovviamente le cose da dire sarebbero molte.
    Ne voglio ricordare una, come esempio sul piano del lavoro. Si era all’inizio degli anni ’60, non stiamo parlando dell’Ottocento. Lavoravo allora in una Compagnia aerea straniera e nel nostro contratto era previsto il licenziamento per chi si sarebbe sposata! Questo, beninteso, riguardava solo le donne!” Non c’era ancora lo statuto dei lavoratori e mi sembra un aspetto emblematico, che oggi farebbe inorridire.
    Ebbene, mi sembra scontato ormai rivisitare tutte le vicende che hanno condizionato per secoli le donne. Non hanno mai potuto esprimersi nell’arte, per esempio, pur essendo dotate di grande talento. Nella pittura, come in tutte le arti, la prerogativa era assolutamente maschile: pochissime donne ne fanno eccezione, come per esempio Artemisia Gentil4schi e Elisabetta Sirani, che dovettero, tuttavia, lottare a lungo per riuscire ad affermarsi, nonostante una fosse la figlia di un pittore e l’altra di famiglia molto agiata. Ma si sa bene, la cultura era privilegio maschile, a cosa poteva mai servire l’istruzione alla donna, che comunque avrebbe dovuto unicamente pensare ai figli, al marito, ai genitori, alla famiglia intera, in altri termini servire tutti, obbediente, premurosa, senza altre fisime. Si ricordano anche qui pochi casi di donne eccezionali, che con la loro volontà di ferro sono riuscite ad emergere: Madame Curie, Maria Montessori, e sappiamo anche a quale prezzo.
    Purtroppo, anche oggi, la situazione non è rosea. Ci sono ancora milioni di donne condizionate e, in ogni caso, per raggiungere una situazione decorosa, individuale, devono comunque impegnarsi in modo totale, pur svolgendo doppio lavoro, perché in casa e della prole è ben raro che se ne occupi l’uomo. Ammetterete che lo stress subìto dalla donna è di gran lunga superiore a quello dell’uomo, eppure non mi sembra che ciò venga considerato.
    Ebbene, dicevo che c’è ancora molto da lavorare per raggiungere situazioni equiparate, anche se ben diverse.
    E qui vorrei ricordare che, a mio parere, le donne che per ottenere un’eguaglianza di diritti, si affannano ad imitare l’uomo, assumendone varie caratteristiche, hanno decisamente intrapreso una strada sbagliata. Non è certo in questo modo che si raggiunge la parità e il rispetto. La donna deve conservare, senza alcuna esitazione, la sua diversità, la sua femminilita, il particolare buon senso femminile, la sensibilità ecc., tutte quelle doti che la rendono una creatura speciale. L’impegno, so bene, è assai gravoso, perché riuscire ad educare gli uomini alla consapevolezza e al rispetto effettivo per la donna, alla condivisione dei compiti in casa, e altro ancora ci vorranno ancora decenni e forse oltre.
    A questo punto c’è da fare un’altra considerazione. Gli uomini, come ben sapete, sono entrati in una crisi profonda. Non riconoscono più la loro compagna anche se, apparentemente, alcuni si dichiarano perfino “femministi”: non ho mai capito questo concetto assurdo e inesistente. Per me è una vera bestemmia! Certo, dopo secoli di predominio assoluto in tutti i campi, non gli tornano più i conti, e sta perdendo la bussola. Sono stati travolti da una certa affermazione femminile, anche se non completa, e loro, intanto, stanno perdendo le loro caratteristiche.
    Mi domando che cosa potrà accadere per il futuro. Mi piacerebbe sentire il parere di una mia simile, in proposito, e discuterne ancora.
    Mi asuguro di leggervi presto.

  3. il 15 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Giovanna, hai fatto un intervento che apre mille strade. E’ un intero mondo che dovrebbe migliorare, e non di poco. Io penso che davvero, se tutti gli amici ed in particolare le donne, ci aiuteranno sarà una bella inchiesta. Dovremo parlare tutti perché la realtà presenta molte sfaccettature e ognuno di noi, femmine e maschi, può aggiungere un tassello, magari qualcosa a cui non avevamo pensato prima. L’obiettivo, se mi consentite, è di giungere ad un mondo migliore, in cui ci sia rispetto, considerazione, amicizia, affetto fra i generi. E qui ha ragione Giovanna,”fra i generi” e non fra figure indeterminate, evanescenti che partecipano dell’uno e dell’altro genere senza essere, in definitiva, né carne e né pesce. Ma non diamo per scontati i risultati.

  4. il 16 marzo, 2010 nadia dice:

    Giovanna, concordo con quello che dici fino ad un certo punto. Cercherò di spiegarmi meglio che posso.Credo che le situazioni femminili descritte da te, ci siano state e ci siano ancora anche se molte cose fortunatamente sono cambiate. Credo che la donna deve essere prima di tutto rispettata come essere umano…..ecc ecc…..ma, quando si vive da vicino una tristissima storia di donna che ha rinnegato tre figlie, per inseguire il suo sogno di ”cultura generale e artistica”, lasciando che le creture crescessero praticamente da sole (visto che il padre era ”latitante” anche se presente in casa)e cancellandole dalla sua vita appena superavano la maggiore età, allora rimpiango quelle sante donne che sacrificavano e ancora sacrificano la propria vita per i figli. Se si decide di formare una famiglia e far nascere dei figli, credo sia NOSTRO DOVERE sacrificarci per loro. Rinunce nella vita bisogna pur farne e credo che le rinunce più giuste siano queste. Spero di essermi spiegata abbastanza e concludo dicendo che quando leggo o sento parlare di femministe, provo solo tanta amarezza.

  5. il 16 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Nadia, hai esposto un pensiero nobile, tipico delle donne, che sono generose e pronte al sacrificio per natura. In effetti, nella vita ci sono sempre delle scelte da fare e nella situazione di cui hai parlato le tre ragazze si sono praticamente ritrovate senza genitori. Questa non è una tribuna da cui giudicare. Probabilmente i genitori si conoscevano poco, non sapevano quali erano le loro reali esigenze, pensavano di essere diversi da quelli che si sono rivelati, insomma, misteri della vita. D’altra parte, dare per scontato che la donna sia sempre disposta ad essere la più generosa dei due non mi pare che avvenga sempre.

  6. il 16 marzo, 2010 tittati dice:

    Mi aggancio alla frase di Lore e cioè che nella vita ci sono sempre delle scelte da fare; riguardo all’argomento in questione credo che più si va avanti e più la donna sceglie l’indipendenza dall’uomo, nel lavoro, ma soprattutto dalla famiglia, delegando, sempre più spesso il proprio ruolo ai nonni, alle baby sitter e quant’altro! Non vi pare che si stia passando da un estremo all’altro? Oggi la donna in carriera è lo “status simbol” di molte mogli e madri e, senza nulla togliere alle respnsabilità dell’uomo, secondo voi non è questo uno dei motivi che ha portato la famiglia allo sbando?

  7. il 16 marzo, 2010 giovanna3.rm dice:

    Titta, in parte sì, è così. Ma anche la donna ha il suo bel diritto di perseguire i suoi obiettivi, quindi occorre, semmai, studiare il modo migliore perché la famiglia non abbia a soffrirne. Certo, mi sembra che sacrifici particolari all’uomo non si chiedono e perché mai? Cerotg, occorre studiare il modo migliore e compatibile con tutt le esigenze, ma non mi sembra onesto e giusto penalizzare ancora una volta solo la donna per ciò che accade in famiglia, allorché la parte femminile desidera affermarsi, al di fuori della vita domestica.

  8. il 16 marzo, 2010 alba morsilli dice:

    nel mio articolo ho voluto mettere l’emancipazione per non scrivere la regretezza della donna
    noi siamo un popolo che viviamo in un continete Europeoma il mio pensiero va anche a quelledonne che vivano lontano dal nostro stato
    sottomesse al volere machile, soggette a certe mutinazioni degli organi femminili,l’ignoranza che prospera come le rose del deserto.
    giornaliste che sono state uccise per aver lottato per i loro diritti
    bambine sempre piccole donne sono vendute come carne da macello
    tutto questo nei paesi sottosvilupati pensate quanto c’è ancora da lavorare per loro enoi che se qualcosa sta cambiando non siamo mai considerate come si dovrebbe
    Un esempio in Italia come capo di un governo non c’è mai stata una donna mentre in Germania e inghilterra abbiamo avuto degli esempi
    penso che la sensibilità della donna avrebbe cambiato cose a nostro favore

  9. il 16 marzo, 2010 giovanna3.rm dice:

    Alba, non è chiaro cosa tu voglia dire con “regretezza”, intendi dire “regressione”? E’ importante capire.

  10. il 16 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Penso che Alba abbia voluto dire “arretratezza” della donna. Ed è così, purtroppo. La donna in genere “lascia perdere”, lascia parlare l’uomo, si occupa del suo orticello, che peraltro è sempre gravoso. Leggevo in un libro di una scienziata che commenteremo nella nostra inchiesta, che il cervello, la sensibilità, il modo d’essere femminile ha qualcosa di originale il cui mancato impiego impoverisce l’umanità, la rende monca. E’ l’intuito, la sintesi femminile. Sottomessa, la donna perde queste sue capacità o non le esprime, non le valorizza. Signori uomini, che ne dite?

  11. il 16 marzo, 2010 NEMBO dice:

    Salve,L’emancipazione delle donne è iniziata nel decennio dopo il secondo dopoguerra, molto in ritardo rispetto ai paesi protagonisti della rivoluzione industriale,difatti le grandi guerre portano nelle fabbriche le stesse,al posto dei mariti, fratelli, figli, impegnati al fronte, le donne erano schiave in tt i sensi, anche perchè producevano strumenti che avrebbero ucciso i loro cari. Dopo il boom economico e siamo agli anni 50,le donne con la loro tenacia, sacrifici,impegno, si sono evolute e hanno lottato per avere i diritti e uguaglianze giuridiche e professionali. La loro bandiera dello spirito sarà sicuramente inalzata e su di essa sarà scritto: Conoscenza, bellezza, Amore.Come sempre dico w le donne.

  12. il 16 marzo, 2010 alba morsilli dice:

    giovanna penso che se anche ho sbagliato nello scrivere il concetto che ne prosegue ti porta a far chiarezza del mio errore

  13. il 17 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Amico Nembo, tutto vero quello che scrivi a proposito delle donne. Certo, si parte dalle rivendicazioni di tipo egalitario (parità fra uomo e donna), ma poi occorre chiarire il discorso in termini di rapporto concreto tra uomo e donna. I diritti fondamentali sono stati acquisiti, ma la donna, per dirlo volgarmente, “come se la passa”? Come mai i rapporti talvolta sono così insicuri? Come mai la donna procede, quando le è consentito, alla grande indebolendo quella che una volta si definiva femminilità? E come mai l’uomo è sempre più insicuro perdendo parte della sua prepotenza? Parliamone amici. Io non ho certezze ma nel quotidiano rapporto fra i generi si sta svolgendo una vera e propria lotta con esiti davvero non scontati.

  14. il 17 marzo, 2010 lieve dice:

    Ci sarebbe da chiedersi perché,con un cervello come il nostro, potente e preciso,le donne si siano lasciate vendere,ripudiare, coprire il viso e il corpo, infibulare , chiudere nella cintura di castità. Hanno permesso di essere private di ogni diritto di studiare, lavorare, votare,scegliere un marito, ed avere valore solo come madri perchè danno la vita?
    E perchè nel medioevo si è scatenata una persecuzione , bruciando donne che pensavano con la loro testa, sapevano guarire ed avevano una certa autorità?
    500 anni di sterminio,e diversi milioni di vittime…
    Perche’ tanto sacrificio se non per un stato di necessità? Forse per la sopravvivenza della specie? O solo perche’ il nostro cervello non è governato da testosterone, per cui non aggressivo né insensibile,ma da estrogeni, che ci portano ad evitare conflitti,atriti e competizioni….
    Perché il nostro istinto di appartenenza e di difesa psichica e sociale,della propria identità si è perso nell’inconscio collettivo?
    Chiediamoci perché non riaffiora,nonostante non ci sia più l’esigenza conservativa della specie, chiediamocelo, e cerchiamo di capire insieme, come riuscire ad autodifendere la nostra forma di pensiero, il nostro modo femminile di stare al mondo,senza retaggi né forme archetipiche ereditarie che stanno nell’inconscio di ognuno di noi , e che si manifestano attraverso miti e simboli…
    Ed ancora , chiediamoci perche’ancora oggi si punta il dito contro una donna che vuole esprimersi ed affermarsi , e la si accusa di insensibilita’nei confronti dei figli, e non contro il loro padre (praticamente assente)

  15. il 17 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Lieve, il problema di fondo è proprio quello che hai enucleato. Se l’uomo è fatto costituzionalmente in un certo modo e la donna in un altro, dovrebbe essere interesse di tutta la società preservare ed accrescere le potenzialità di tutti e due i generi. La natura, di cui l’uomo e la donna sono parti costitutive al vertice, dovrebbe essere fondata su ambedue, ripeto. E invece le battaglie, quando si fanno, si fanno per difendere minoranze, e non gli elementi fondamentali, come la donna e l’uomo. Io la butto lì: ma non è che le varie “liberazioni” hanno sconvolto il quadro distintivo originario?
    E che la donna, come dice lieve, finita la necessità può occuparsi di tutto ma con la sua natura? E che l’uomo lo stesso, finita la necessità, può dedicarsi a cose di cui non s’è mai occupato ma senza contraddire la sua natura? La società non dovrebbe essere fondata sull’uomo e sulla donna, insieme? E non è che, in quadro sconvolto e disarmonico, sarà destino che, come si faceva una volta fra ragazzi, i maschi stavano di solito con i maschi e le femmine con le femmine? Salvo poi essere costretti a difendere, come diritto di libertà, le varie forme di sessualità deviata?
    E non è che tutta ‘sta roba alla fine provoca stati regressi, in cui il sesso è qualcosa di elementare e primitivo e si fa meglio con persone dello stesso genere, per giunta protette? Ho detto che le butto lì queste domande ma senza alcuna pretesa di averle approfondite.

  16. il 17 marzo, 2010 giovanna3.rm dice:

    A mio modesto parere, se non interverrà la consapevolezza maschile che la donna ha il diritto delle proprie scelte e deve potersi esprimere a suo modo e con le sue caratteristiche, dopo averla considerata per lunghi secoli un essere inferiore, priva di una propria personalità, non si faranno grandi passi avanti. Del resto, come possiamo pensare che ciò possa avvenire in breve tempo, allorquando esistono ancora usanze inconcepibili come quelle ricordate da lieve, dell’infibulazione, della vendita di una donna in cambio di un cammello o date in sposa ancora in pubertà aggiungo io?
    In che modo può reagire una donna, alla luce di tali comportamenti tuttora in uso in molti paesi?

  17. il 18 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Che dire ancora? La consapevolezza dei problemi della donna deve permeare tutta la società. E la consapevolezza deve essere considerata, secondo il mio parere, soprattutto in termini di relazione. E’ solo nell’ambito di una relazione uomo-donna che si realizza una società che cresce, sia nella parte maschile che nella parte femminile: le due metà del cielo. Guai se per un motivo o per l’altro si guarda il tutto in funzione di una parte soltanto. In natura l’elemento femminile e quello maschile stanno insieme, sebbene ci possano essere eccezioni, ma appunto eccezioni, in cui i due generi non stanno insieme. Queste situazioni riflettono i casi di minoranze da rispettare e va bene. Ma il mondo non si regge con gli elementi femminili e maschili “sparpagliati”, come diceva il Pappagone di Peppino De Filippo.

  18. il 18 marzo, 2010 lieve dice:

    Lorenzo, dipende da cosa intendi per”quadro distintivo originario”. Se intendi la società matriarcale, si è già sconvolto, e se ne sono perse quasi le tracce… Se parli di quella patriarcale, è la stessa che ci ha portato al punto in cui siamo,e a quale costo…
    E di quale necessità parli? Della procreazione? Intanto bisognerebbe che fosse sempre responsabile in entrambi i genitori,e che rispetti i valori etici e morali, perchè possa essere una decisione prudente, e poi capire, quando è il momento che, sia uomini che donne, hanno finito il loro compito…Fino ad oggi pare che non finisca mai, specialmente per noi madri,nonostante una volta congedati i figli , il nostro atavico senso materno si attenui…
    Io penso che non ci sarà nessun quadro disarmonico , Lorè, se il pensiero femminile, potesse essere considerato,e usato per quella fonte inesauribile di complessità,ma anche di capacità di valutazione e di elaborazione…
    Da ragazzi si ceravano gruppi differenti, perchè differenti erano gli interessi,perchè differente era il pensiero, ed anche lo stato ormonale che influenzava i nostri “ruoli”…
    Credo fermamente che non ci saranno problemi di sessualità, se la donna sarà libera di scegliere, come vivere e pensare la propria femminilità….. E libera soprattutto da quello che si è accumulato nell’inconscio collettivo, che ci porta disagi e nevrosi come la depressione, la frigidita’ , l’ansia, disordini di ogni genere , sensi di colpa e chi piu’ ne ha più ne metta…
    Penso fermamente che sarà meglio per tutti… Lore’

  19. il 18 marzo, 2010 lieve dice:

    Giò,.Sempre attenta ed equilibrata, sai cogliere il nucleo della conversazione e trasferirci tematiche su cui riflettere!
    Cosa possiamo fare noi? Se non aspettare che l’uomo, si accorga dei propri errori. Se non salvaguardare e difendere il nostro territorio psichico, fisico e sociale? Se non proteggere la nostra identita’ ed esserne orgogliosi??

  20. il 18 marzo, 2010 lieve dice:

    lore’, il mondo, non si regge neanche, se uno dei due sessi prende decisioni su come l’altro sesso deve impostare la propria vita… si creano nevrosi e angosce…si rende nulla una delle due parti…

  21. il 18 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Lieve, ti ringrazio dell’attenzione che dedichi ad un tema veramente essenziale, cruciale. Il “quadro distintivo originario” non c’è mai stato perché di fatto c’è stata, prima, per poco tempo, una cabina di comando affidata alla donna, e poi, per lungo tempo, una cabina di comando affidata all’uomo. C’è chi vorrebbe che si passasse ad una cabina di comando affidata ad ambedue i generi, con le loro caratteristiche distintive e con la possibilità che si vada avanti in base alle scelte libere di ognuno, singoli o sparpagliati, come dicevo. Io sono un tifoso della sintesi, salvaguardando le minoranze. Tutto qui, ma naturalmente non ho alcuna verità in tasca. Il fatto stesso che si parli di certi problemi mi rende felice.

  22. il 18 marzo, 2010 lieve dice:

    Lorèèèèèèèèèèèèèèèè!!!!! ma siete la minoranza, eppure guarda che avete combinato!!!! Con quale diritto continuate ???Non c’è più l’emergenza di salvaguardare la specie, mi spiegate perchè??? forse in voi c’è paura? forse avete capito quale potenzialita’ ha il nostro cervello???

  23. il 18 marzo, 2010 pino1.sa dice:

    Qualsiasi cosa si possa affermare sul rapporto tra i generi non può di per se stesso cambiare quel complesso di atti e funzioni che scaturiscono direttamente dalla diversa fisiologia che i due organismi, maschio femmina, hanno. Tale rapporto fin quando si svloge e/o viene vissuto in maniera conflittuale non da i frutti sperati e notevoli sono i danni che si riscontrano nella società quando prevale l’uno o l’altro genere. Io penso ad un rapporto che possa valorizzare quelle peculiarità che la donna ha e che l’uomo non possiede e viceversa, infatti ogni qualvolta uno dei due generi si e voluto appropriare delle peculiarità dell’altro sesso nè sono venute fuori delle mostrusità grottesche. Allora in primo luogo occorre che ognuno delle due parti riconosca nell’altro le potenzialità peculiari ed esclusive, per natura complementari, poi valorizzarne reciprocamente la piena realizzazione senza invidia o gelosie di sorta, anzi gioiendo delle vcapacità dell’altro quasi a voler affermare all’altro ad ogni piè sospinto “Grazie di esistere” . Purtroppo la mancata focalizzazione di tali equilibri ha portato all’attuale condizione. Comunque, il mio personale rapporto con le donne della mia vita: madre, moglie, figlia, colleghe, amiche, ecc. è stato sempre positivo e rigrazio il buon Dio che me le ha fatto conoscere, vi assicuro che ho avuto modo di riconoscere in tutte quelle peculiarità che purtroppo a me mancano perchè di un genere diverso ed allora concludo al grido di “VIVA LE DONNE”.

  24. il 18 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Amico Pino, anche se la mia funzione non è quella di dare ragione a uno o a un’altro, non posso fare a meno di dirlo espressamente che sto con te in tutta amicizia.

  25. il 18 marzo, 2010 scooo dice:

    Ciao gente che bel dibattito ….vorrei esprimere la mia di idea ……credo che in questi ultimi 50 anni per la donna ci sia stata un evoluzione in crescita , vero ci sono ancora violenze sulla donna e nn credo finiranno mai , ma è anche vero che ora come ora l’uomo si trova disorientato da una donna + forte e meno accondiscendente , a volte da fastidio anche a me ,,, cmq siamo il sesso forte partoriamo accudiamo figli casa marito , magari anche lavoriamo , che dire lieve le donne che sono costrette nel coprirsi è una cosa religiosa e in quei paesi c’è ancora un cultura di donna schiava ….cmq credo che la qualità di vita della donna, è migliorata tantissimo in questi anni ,ma ancora cè tanta strada da fare e si puo’ fare, se si lascia da parte il femminismo e il maschilismo, due forme esasperanti!

  26. il 18 marzo, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Hai ragione Sabrina. Femminismo e maschilismo sono forme esasperanti, che non corrispondono alla realtà della vita, fatta di due generi distinti e ambedue essenziali.

  27. il 19 marzo, 2010 lieve dice:

    PUNTO A CAPO!!! FINE DELLA DISCUSSIONE!!!TANTO CHI PAGA è SEMPRE PANTALONE…


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