Arte: VINCENT VAN GOGH !!
Scritto da Scoiattolina il 28 Giugno 2010 | 16 commenti- commenta anche tu!
VINCENT VAN GOGH
(1853 – 1890)
Se le scoperte degli Impressionisti erano state tali da attrarre e accomunare per alcuni anni gli ingegni migliori della pittura francese, nel periodo immediatamente
successivo la crisi di quegli stessi valori, prima tanto esaltati, si determinò una nuova situazione in cui gli artisti si trovarono più che mai soli e isolati nella ricerca di nuove vie da sperimentare.
Essi avvertirono la necessità di ritornare all’indagine interiore, di rendere la natura partecipe delle loro inquietudini e delle loro aspirazioni, di andar oltre l’impressione visibile per esprimere il mondo complesso dell’invisibile, il mondo dello spirito.
E’ su questo terreno che nacque e visse la sua ricca avventura il Simbolismo della fine Ottocento, ed è così che si sviluppò la personalità tragica e appassionata di Vincent van Gogh.
Olandese di nascita, egli giunse alla pittura oltre i trent’anni, dopo esperienze diverse, che lo videro impiegato nella Galleria
Goupil, in alcuni maggiori centri artistici d’Europa, minatore e predicatore nelle miniere del Borinage. Quando finalmente ritornò in Olanda cominciò a dipingere e i suoi quadri, all’inizio, seguirono la scia della tradizione locale, pesanti nella materia, poveri di fantasia, lenti e laboriosi nell’esecuzione: i soggetti – contadini e operai, interni di povere case – rivelavano il suo temperamento umanitario, la sua sensibilità ai problemi e alle miserie degli umili.
Non si può scindere in lui l’opera dell’artista dalla personalità dell’uomo: infatti la sua pittura restò sempre, dai difficili inizi alle opere ultime, lo specchio fedele della sua tormentata vicenda interiore.
Van Gogh amava appassionatamente e senza riserve il mondo degli uomini e della natura, ma altrettanto appassionatamente avvertiva l’impossibilità di manifestare questo suo amore, di comunicare con i suoi simili, di stabilire un rapporto con la realtà esteriore.
Da qui nacque la sua angoscia, il suo anelito violento e disperato, la sua inguaribile febbre che lo condurrà alla pazzia e al suicidio.
Giunto a Parigi nel 1886 vi frequentò i maggiori esponenti della cultura artistica locale, scoprì il fascino del colore chiaro e luminoso, ammirò l’ardito sintetismo delle stampe giapponesi, da poco importate in Europa; la sua pittura si trasformò, si vivificò di nuova linfa, si articolò in composizioni libere e sciolte, dove il colore esplodeva in tutta la sua calda pienezza.
Cominciò così la sua breve e intensa stagione, con un incalzante susseguirsi di opere che accompagnarono i suoi spostamenti, da Parigi a Arles, dall’Ospedale-manicomio di Saint- Rémy ad Auvers-sur-Oise.
Creatore e padrone di un nuovo linguaggio che esaltava il colore nei toni più accesi e violenti, che creava il dramma con l’incrociarsi rapido ed affannoso della pennellata, van Gogh lasciò in ogni suo dipinto un testamento spirituale: non c’era pace nel mondo, come non c’erra pace nel suo spirito malato, alberi e fiori, uomini e campi soffrivano come soffriva lui, si torcevano e si consumavano nella sua stessa pena. Il giallo, il
colore che van Gogh preferiva, non era più il caldo colore del sole, ma diventava l’espressione ossessiva del furore, che vibrava di eccitazioni estenuanti.
Egli esprimeva la sua tristezza e la sua estrema solitudine in immense distese di grano, sotto cieli minacciosi, come Corvi sul grano, la sua ultima tela, (Museo Nazionale van Gogh).
Nella sua arte, si avverte l’intensa lotta condotta da un individuo contro il mondo che lo rifiutava, una società che produceva, con l’industrializzazione e le sue conseguenze sociali conflittuali, l’asservimento e la distruzione dell’uomo.
Van Gogh visse una vita difficile, pervasa da una grande insoddisfazione, una profonda angoscia ed ammirevole umiltà; era grato alla natura che comunicava con lui e gli dava la possibilità di consacrarsi alla pittura, perché nel suo cuore egli cercava la vita.
Una fiamma così bruciante non poteva ardere a lungo e, nell’estate del 1890, Vincent van Gogh concluse tragicamente i suoi giorni con un colpo di rivoltella.
Analizziamo ora alcune sue opere, tra le più significative.
La Notte stellata
(Museum of Modern Art - N.Y.)
Questo dipinto di van Gogh rappresenta forse, più di ogni altra opera del grande artista, la summa della sua concezione naturalistica, non tanto in termini strettamente filosofici, quanto nel senso del suo rapporto quotidiano, visivo, con il mondo sensibile, nella fattispecie, col firmamento. Nell’insieme del quadro, prevale la volta stellata, il cielo maculato di astri, di bagliori, di aureole. E’ evidente l’intento dell’autore di rappresentare un mondo sensibile, che affascina, stupisce, ammalia, per la sua grandiosità, per l’energia che può emanare. Non mancano, tuttavia, nel dipinto aspetti enigmatici e inquietanti (come ad esempio la presenza in primo piano del cipresso, con la sua imponente sagoma scura, che sembra ricondurre immediatamente l’osservatore alla realtà dell’umano destino), resi ancor più “palpabili” dalla pennellata corposa, impressa sulla tela con un’energia che non è solo muscolare o fisica, ma proviene dal profondo dell’animo.
Girasoli
(Metroplitan Museum, N.Y.)
Van Gogh dipinse un ‘intera serie di girasoli: era un pretesto per esaltare in essi un colore solo, il giallo, spiegato con un’evidenza quasi allucinata e variato solo nelle sue qualità luminose.
Autoritratto del 1887
(Collezione V. van Gogh)
Questo autoritratto è la testimonianza della sua adesione alla tecnica divisionista: ma van Gogh non poteva accettare il rigore sistematico di un Seurat o di un Signac, e il gioco dei piccoli tocchi di colore divisi e disposti a raggiera intorno alla testa (tecnica definita “pointillisme”.
Campo di grano con corvi
(Van Gogh Museum, Amsterdam)

E’ uno degli ultimi dipinti di van Gogh, compiuto mentre si trovava ad Auvers, poco prima della morte: un’opera di un’espressività furiosa e drammatica, che sfugge ad ogni controllo, un disperato grido di dolore ormai privo di ogni speranza.
Giovanna3.rm
a
I capolavori di Vincent van Gogh
Video preparato da Giuseppe.pa per l'arte del Bosco !!























































































































































E’ fantastica questa carellata di opere di Van Gogh! Uno dei miei pittori preferiti. Grazie davvero!!!!
Una carrellata meravigliosa, mai vista. Un autore stupendo. Grazie alle nostre.
che bella carrellata di opere spiega molto bene van ghoh complimenti
Che meraviglia , che meraviglia , un arte cosi pubblicata mai vista , questo bosco sorprende sempre e fa venir voglia di leggere brave sabry e giovanna
complimenti a giovanna 3 e scoiattolina.chissà chi sara l’artefice del video?
Come al solito Sabrina e Govanna hanno saputo magistralmente presentare tutte le opere del grande Vincent, commentando anche la sua vita e i suoi stati d’animo. Non c’è più nulla da dire difronte a tanta bellezza. La cultura non va mai sprecata, seguitate così.
Complimenti Giovanna sei insuperabile su questi argomenti. un saluto.
PEPPE MI SONO SCORDATA SCUSAAAAAAAAAAAAAA MA SOLO TU FAI DEI VIDEO COSI BELLI SEI GRANDE
Peppe, il vide4o che hai ideato è splendido e aggiunge un pregio speciale al lavoro svolto su vam Gogh: grazie di cuore.
GIOVANNA * SCOIATTOLINA
AVETE FATTO UN LAVORO MERAVIGLIOSO
bel lavoro,complimenti.Non c’e’ che dire,opere uniche e meravigliose.Brave giovanna e sabrina
E bravissimo anche Peppe.
Bello bello bello,possso dire solo questo,io non me ne intendo di arte ma l’occhio vuole la sua parte,e come dissi una volta ,io essendo romana ho il pane ma nn ho i denti,nel senso che a roma cè moltissimo da vedere e io non ne approfitto…..cerchero’ di mettere la dentiera.Complimenti a Giovanna Peppe e Sabrina
bravo giuseppe il tuo video è come al solito godibile.
Bel lavoro,grazie Giò, Sco e Giuseppe!!
Di van Gogh, preferirei non parlarne,guardare la sua pittura mi da’un profondo senso di angoscia.
Evito sempre di soffermarmi sui particolari e sulle sue pennellate…
Il dipinto che più mi sconvolge,è la sua camera di Arles.la versione di cui parlo,è quella che eseguì dall’ospedale di Saint Remy; lì,la mancanza di ombre , di prospettiva convenzionale, la parete inclinata , la finestra con il nulla. i chiodi che reggono l’asciugamano e lo specchio bianco e l’impressione che tutto si rovesci addosso, mi fà pensare che è così che si sentisse in quel momento…
complimenti,bellissimo video.riconosco molto i ‘miei occhi’,nell’espressione di quelli di van gogh,soprattutto nell’autoritratto,quello con il cappello giallo(perdonate l’ignoranza).ho sempre amato l’arte,van gogh in particolare e,grazie a questo video che lascia ‘pacificamente’ esterefatti,lo stimo ancora di piu’.Ringrazio di avervi trovato e vi auguro un ottimo prosieguo.