Scritto da Scoiattolina il 12 Ottobre 2010 |
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OTTO
Anche questa è una storia molto bella, che dimostra quanto sensibili possano essere alcune persone verso i loro cari amici a quattro zampe (pardon tre), comportandosi nel modo migliore, permettendogli di continuare a vivere felicemente al loro fianco.
“Tutto è cominciato una mattina di giugno del 2003. Notammo che il nostro Otto, un meticcio di sei anni, di taglia medio-grossa, misto pastore tedesco, aveva una leggera zoppìa all'arto posteriore destro. Pensammo subito che avesse preso una storta giocando con la sua compagna e non demmo molta importanza alla cosa, anche perché camminava perfettamente ed alzava un poco la zampa solo da fermo. Il giorno dopo, come da previsione, era tutto passato e correva e saltava come al solito.
Una settimana più tardi lo trovammo con la zampa alzata, questa volta molto di più, al punto che quando camminava faceva il passo del canguro (schiena arcuata e spinta con la sola zampa posteriore "sana"), con fortissimi problemi a rialzarsi da accucciato. Andammo subito dal veterinario e questi notò un rigonfiamento grande quanto l’unghia di un pollice, appena al di sopra dell’articolazione in questione.
Gli fece una radiografia e nella parte interessata dell'osso si vedeva una macchia leggermente scura. Il veterinario non si espresse più di tanto e prescrisse una forte dose di cortisone, ripromettendosi di rivederlo dopo dieci giorni.
Alla visita successiva, la macchia nera era ancora più grande e più scura... ancora cortisone. La volta dopo non gli fece nemmeno la lastra e fui io, dopo essermi documentato in internet su questa sintomatologia, a chiedergli se si potesse trattare di un tumore all'osso. Lui confermò questa possibilità (non avendone mai accennato prima!), spiegando che in questi casi le strade da intraprendere sono limitatissime.
Scartata subito (da lui) l'amputazione dell'arto, concluse dicendoci che, al posto nostro, avrebbe continuato vita natural durante con dosi crescenti di cortisone, che avrebbero così almeno calmato il dolore. Tornati a casa, eravamo, naturalmente, sconvolti. Per scrupolo, il giorno dopo ci rivolgemmo ad un altro veterinario. Questi gli fece subitole lastre e confermò il probabilissimo tumore: non ci illuse e non omise niente, formulando la sua diagnosi. Dopo aver definito “folle" il suo collega (il cortisone è quanto di più dannoso si possa somministrare ad un soggetto con osteosarcoma, visto che aumenta vertiginosamente la propagazione del tumore!), ci disse che l'unico modo per allungare la vita del nostro amico era l'amputazione. In un primo momento fummo presi dal panico perché, se da un lato gli si poteva dare almeno un altro anno di vita, dall'altro significava menomare il nostro Otto, ed era una sfida difficile da affrontare.
Fortunatamente su internet ho trovato amici competenti e grandi amanti degli animali, che hanno confortarono me e, di riflesso, il mio Otto, per quanto riguardava l'imminente operazione.
E’ stato operato all’inizio di Luglio: due ore e mezzo di internnvento ed amputazione completa della zampa posteriore destra. L’osso era completamente lussato
dall’anca ed è stato disarticolato da tutto il resto del sistema muscolare. Si è trattato di un intervento complesso, ma il veterinario, alla fine, si dimostrò molto soddisfatto del risultato ottenuto.
La sera stessa (!) dell'operazione Otto si alzò sull tre zampe, però non sapeva cosa fare, il suo cervello cercava ancora la quarta zampa... dopo quattro giorni (!!). Camminava benissimo, zompettando qua e là per la casa e dopo un mese sembrava essere tornato quello di qualche anno prima! Aveva recuperato lo sguardo vispo e vivo, riusciva persino a correre come faceva prima che iniziasse questa brutta avventura.
Ad agosto, in campagna, rincorse le macchine, seppellì le ossa, fece lunghe passeggiate per i campi... insomma, un cane normalissimo, non più abbattuto e vittima di dolori lancinanti, (il tumore all'osso è uno dei più dolorosi), che lo affliggevano solo poche settimane prima.
Non pensavo proprio che avrebbe recuperato così in fretta, ma sembra sia normale: i cani non si fanno condizionare dai problemi degli umani, non si vergognano di essere "diversi" rispetto agli altri, anzi, cercano in tutti i modi di adattarsi alla nuova situazione, riuscendovi perfettamente a quanto pare.
Se m'avessero detto, qualche tempo prima, che dopo un mese sarebbe stato così vispo, avrei pensato ad una gigantesca presa in giro!
Giovanna3.rm
Storia toccante, Giovanna. Buona fortuna, Otto, e tantissimi auguri.