Discutiamone ……..riflettendo !!

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L’INTOLLERANZA

intelligenza_emotiva_intelligenza_ecologica_intelligenza_spirituale_for_mother_earth_umbria_carmela_lo_presti_8L’intolleranza è forse uno dei difetti più diffusi  nel mondo; tutti noi, in certe occasioni, lo siamo, intolleranti. Non ci vuol niente per diventare intolleranti, basta trovarsi a criticare, a respingere, a isolare, a condannare chi è diverso da noi, chi la pensa in un ‘altra maniera.

Eppure l’intolleranza, o piuttosto la tolleranza, è un fattore importantissimo della convivenza sociale. Le nostre società democratiche, in particolare, fanno della  tolleranza il loro fondamento; il pluralismo delle idee non sarebbe possibile senza la tolleranza reciproca.

106Purtroppo, nel mondo moderno, al di fuori delle  nostre società democratiche, e della tolleranza,  nascono  tanti altri  mali: l’autoritarismo, la  repressione, l’ingiustizia, le persecuzioni, ecc.

L’intolleranza politica è forse la più diffusa; ma ne esistono vari altri tipi:quella religiosa, quella razziale, quella culturale, quella sociale, ecc.

L’intolleranza può esprimersi con la  violenza, con l’oppressione, ma spesso, soprattutto nei rapporti sociali, si rivela attraverso  una  sottile opera di isolamento: il “diverso” viene  lasciato isolato e tenuto a distanza.

Basti pensare alla gente di colore in certe società bianche o ai nostri emigranti nei paesi che li accolgono ecc.

intelligenzaMa non bisogna dimenticare i carcerati o i malati  di mente che escono dai  luoghi di detenzione; anche costoro vengono discriminati .

E’ solo la tolleranza che rende il mondo  migliore, perché dietro di  essa c’è l’amore o almeno quella comprensione, quel rispetto reciproco, che, pur nella sua semplicità, è una delle più alte mete cui l’uomo possa giungere.

Ciao a  tutti   e  vi auguro  una  buona lettura  con un caloroso  abbraccio

CICCO53

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COMMENTI

  1. il 03 febbraio, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Cicco fa da apripista per un problema che assilla le nostre società. Sulla carta nessuno si dichiara intollerante, ma nella pratica è così? Perché l’intolleranza? Dove? Come? Diciamo la nostra in piena libertà. Grazie, Cicco.

  2. il 03 febbraio, 2011 giovanna3.rm dice:

    Bell’argomento di riflessione, Cicco: grazie per averci proposto quest’argomento.
    Giorni fa, mentre insegnavo inglese ai bimbi di una comunità, mi sono resa conto dell’intolleranza che anche queste piccole creature dimostrano! Non c’è dubbio che seguano l’esempio della famiglia, dei compagni di scuola, ecc., e ciò lascia veramente perplessi.
    Con calma ho cercato di spiegare loro quanto il loro atteggiamento fosse dannoso per loro e per gli altri: purtroppo i loro occhi esprimevano poca convinzione!
    Tuttavia, chiunque abbia a che fare con i bambini deve impegnarsi a dare loro il buon esempio, spiegare loro quanto negativo possa essere tale comportamento, senza demordere.
    I bambini, com’è noto, sono delle spugne, e assorbono tutto ciò che accade intorno a loro: ecco quindi quale deve essere il nostro impegno nei loro confronti.
    Per gli adulti, ahimé, non c’è molto da fare se non comportarsi in maniera adeguata, di fronte all’intolleranza molto diffusa.

  3. il 03 febbraio, 2011 lieta dice:

    sì l’intolleranza a ke al glutine, al lattosio, alla banda della magliana o a uno psicopatico, riflettete bene

  4. il 03 febbraio, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Beh, Lieta, esistono le intolleranza alimentari e quelle verso le persone. Le intolleranze verso i delinquenti sono sacrosante: per loro, giusta punizione e speranza di rieducazione. Se poi l’intolleranza si manifesta nei confronti di asseriti malati mentali, è del tutto ingiusta e ingiustificata. Gli interventi, in questi casi, sono di cura e di accoglienza e simpatia.

  5. il 03 febbraio, 2011 lieta dice:

    caro lorenzo conosci i paladini delle (false) tolleranze e appunto le braccia aperte solo per ki, lore non ti pare ke in stanze ci siano linguaggi avversi eldy non mi sembra lo spirito della eldy decantatami da avvenire

  6. il 03 febbraio, 2011 ANGELOM dice:

    La vita di oggi, se non vuoi rimanere indietro ed essere schiacciato da tutto, devi lottare, con il risultato di renderti sempre più scostante verso gli altri. L’esistenza umana, già di per sé fragile, esposta com’è a pericoli, sventure e malattie, oltre a questo non siamo più capaci di trattenerci in certe situazioni anche le più banali con manifestazioni di violenza, che poi riflettendo deploriamo. Non sopportiamo il vicino di casa che ha il cane che abbaia, c’infastidisce quell’extracomunitario bianco o nero che sia ,che ti chiede per strada qualche spicciolo per poter sopravvivere, siamo intolleranti nell’aspettare la vecchietta che attraversa la strada sulle strisce pedonali per essere costretti a fermarci. Tutto questo, anni fa non avveniva, perché la vita era più tranquilla e il rispetto per il prossimo era più sentito. Concludendo possiamo solo dire, che purtroppo l’intolleranza non è altro che è un male della nostra società. Cicco sono pienamente d’accordo dell’ultima frase che hai scritto nel tuo post ,” La tolleranza “ in ogni sua forma.

  7. il 03 febbraio, 2011 silvana.tr dice:

    Voltaire diceva che la prima legge di natura fosse”perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze,dal momento che siamo impastati di debolezze ed errori”Se ci fermassimo,qualche volta,a riflettere,a guardarci dentro,a considerare di non essere i possessori della verità assoluta,a dire talvolta :’hai ragione tu’, potremmo iniziare un piccolo autoesame che ci allontarebbe dall’Io,Io,Io come unica affermazione.Abbiamo il dovere di non tollerare l’intolleranza(parafrasando Popper),lavorando in primis su di noi,per una cultura della condivisione.Posso lanciare una proposta?che ciascuno in Eldy si impegni a far nostro questo proposito affinchè il mondo degi eldyani bandisca l’intolleranza.

  8. il 03 febbraio, 2011 edis.maria dice:

    L’argomento è troppo generalizzato. Non si può discutere su intolleranze o tolleranze piccole, grandi o medie che possono avere riscontri diversi. Infatti così è una semplice utopia. Al massimo si può arrivare alla sopportazione , all’indifferenza , al perdono, all’aiuto e non di più. Siamo sinceri, tutti noi, io per prima , ho una certa ” piccola e senza danni “” intolleranza verso chi è maleducato, butta la carta sulla strada, ecc.ecc. Anche questa è l’intolleranza di cui dobbiamo discutere qui? Penso di no! Circoscriviamo l’intolleranza in un settore ben distinto e l’argomento sarà più completo. E chi è senza peccato ,scagli la prima pietra!

  9. il 03 febbraio, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Silvana, in queste nostre rubriche, come sai, cerchiamo come metodo di favorire il dialogo: non diciamo solo la nostra ma replichiamo, aspettiamo il commento e rispondiamo, con spirito di condivisione, di disponibilità al confronto. Mi veniva da ridere quando hai affermato “Allontaniamoci dall’io…”. A casa mia prendo in giro chi usa questa paroletta maligna. Leviamolo di mezzo questo pronome, tanto personale ed inutile quando è pronunciato come sinonimo di verità.

  10. il 03 febbraio, 2011 edis.maria dice:

    il 03 Ffebbraio, 2011 edis.maria dice:
    L’argomento è troppo generalizzato. Non si può discutere su intolleranze o tolleranze piccole, grandi o medie che possono avere riscontri diversi. Infatti così è una semplice utopia. Al massimo si può arrivare alla sopportazione , all’indifferenza , al perdono, all’aiuto e non di più. Siamo sinceri, tutti noi, io per prima , ho una certa ” piccola e senza danni “” intolleranza verso chi è maleducato, butta la carta sulla strada, ecc.ecc. Anche questa è l’intolleranza di cui dobbiamo discutere qui? Penso di no! Circoscriviamo l’intolleranza in un settore ben distinto e l’argomento sarà più completo. E chi è senza peccato ,scagli la prima pietra!

  11. il 04 febbraio, 2011 carlotta dice:

    Tutti i rapporti sociali si basano su una semplicissima formula fondamentale: svolgere il proprio dovere per poter esercitare i propri diritti, nel rispetto dei diritti e dei doveri degli altri. E’ molto semplice il principio, ma ciascuno di noi, in più o meno larga misura, è capace di imputarlo solamente ad altri.
    In linea di massima l’intolleranza si può definire come “quella reazione che si scatena nel singolo individuo o in un gruppo di individui, quale conseguenza dell’incapacità di accettare gli altri con le loro più o meno inevitabili interferenze, pretese o differenze, di qualsiasi tipo esse siano”.
    Ma stiamo attenti a non confondere l’intolleranza con l’ambizione e la prepotenza.
    L’intolleranza è la reazione di un soggetto passivo in risposta ad un torto subìto, mentre l’ambizione e la prepotenza sono comportamenti originali attivi. Voglio dire: l’intollerante lo è solamente quando viene lesa la sua immaginaria sfera di libertà, mentre l’ambizioso e il prepotente sono loro ad attaccare per primi, senza necessariamente che siano stati provocati.
    L’intolleranza si può sicuramente considerare un male, un difetto comportamentale (asociale), ma ci possono anche essere casi di “intolleranza utile o giustificata”. Un genitore, per esempio, deve essere (per principio) tollerante coi propri figli, ma in certe situazioni e per il ruolo educativo che deve svolgere, è indispensabile che si irrigidisca e faccia valere la propria autorità.
    Così come l’intolleranza può essere giustificata come reazione ad un atto di mancanza di rispetto da parte di altri nei nostri confronti, se viene leso un nostro diritto è giusto reagire pretendendo il rispetto. In questo caso il fatto di non accettare una violazione dei nostri diritti è più che giustificato. Tutto sta a reagire in modo educato ed equilibrato e ovviamente coerente…e questo non avviene sempre, anzi!

  12. il 04 febbraio, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Sono personalmente contentissimo che il discorso si stia sviluppando. Iportanti elementi sono stati rilevati da edismaria e carlotta. Non fermiamoci qui. Magari, facciamo emerge qualche altro elemento concreto o fatti di esperienza personale.

  13. il 04 febbraio, 2011 franco muzzioli dice:

    Caro Cicco hai usato termini bellissimi la tolleranza ,l’amore, la comprensione per combattere il razzismo,l’autoritarismo,la repressione ,la persecuzione.Sono pienamente d’accordo!
    Ho qualche dubbio sulla intolleranza politica ,che non chiamerei “intolleranza” ,ma divergenza, scontro ,opposizione ,almeno in un ambito democratico. E’ inevitabile che in un consesso dove pensieri diversi si confrontano e si combattono per ottenere il potere (perchè potere è),possa sorgere del forte dualismo. Quel che conta è che il politico sia quasi sempre ,portatore di dignità,di correttezza,di onestà intellettuale e di spirito di servizio. Quando questi valori scompaiono e si perdono nelle problematiche private e negli intrallazzi è probabile che il fastidfio sia tale che possa sfociare nell’intolleranza (lessicalmente- che non si vuole tollerare – che non si è capaci di sopportare—Hoepli).

  14. il 04 febbraio, 2011 edis.maria dice:

    Per quanto riguarda la politica, condivido in tutto e per tutto ciò che Franco Muzzioli ci ha esposto

  15. il 04 febbraio, 2011 cicco53 dice:

    be grazie a tutti,del vostro contributo,che con i vostri commenti,il problema è sentito vivamente in ognuno di noi,visto in sfumature diverse con vissuti precisi che rispecchiano la nostra quotidianità.Penso che il mio obiettivo sia stato raggiunto,con una certa pianezza molto bella di dialogare e confontarci sul tema.Certo il problema è vasto,non potevo entrare nello specifico,anche perchè avrebbe avuto un taglio mio di come la penso io.L’imprtante che se ne parli, con spunti di riflessione,di condanne,di aggiustamenti a livello sociale e di stimoli concreti di non cadere in miseri concetti di non accettazione verso gli altri ,poi le soluzioni si trovano con vari interventi mirati ad un dialogo più trasparente ecc.Io sono convinto che le cose possono cambiare e non è una etopia ,se noi vogliamo che si modificano,un concetto ampio però può essere un Inizio di aggregrazione sociale . Grazie a tutti di come vi sieti espressi con tanta deligenza con spunti mirati ad una finalità di crescita che ci può aiutare ad essere più tolleranti .Penso che i vari spunti si possono evidenziare per un dibattito (Lorenzo ),tu poi sei più esperto di me ,con momenti belli,perchè poi in ognuno di noi c’è una sorte di consapevolezza di conoscere e dare con le nostre esperienze una risposta a tematiche che ci riguardono.Grazie a tutti ,sono veramente contento di come avete risposto un saluto coloroso a presto.Ho in cantiere altri argomenti specifici spero di non,annoiarvi,ciaoooooooooooooooooooooooooo

  16. il 04 febbraio, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Grazie a te, Cicco. Affronteremo con piacere anche gli altri elementi che ci proporrai. Un abbraccio.

  17. il 05 febbraio, 2011 lieve dice:

    Beh? è finito il dibattito??
    spero di nn essere in ritardo…
    Penso che l’intolleranza , sia una sorta di “complesso del potere”
    Si cerca di ledere l’identità altrui, compensando le proprie sconfitte e delusioni…
    Per quanto riguarda la maggioranza di noi , quì in Eldy, alla nostra età, una certa intolleranza è fisiologia.Invecchiando, vi è un certo cambiamento nel rapporto con la realtà esterna e nel giudizio critico di chi ci circonda, c’è molta più attenzione per il proprio benessere e i propri desideri, si è più “egoisti” e si ha sempre meno capacità di ascolto e di elaborazione emotiva,quindi meno spazio per gli altri,da quì,ad essere intolleranti, la strada è breve…. Noi che ci leggiamo costantemente , che cerchiamo di capire fra le righe, il carattere di ognuno di noi, abbiamo una marcia in più, cerchiamo di sfruttarla,amando il prossimo nostro come noi stessi.

  18. il 05 febbraio, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Bene arrivata, Lieve. Effettivamente mancava il tuo parere, come sempre gradito e sensibile.

  19. il 05 febbraio, 2011 silvana1.ge dice:

    Viviamo in una società molto complessa in cui repentini cambiamenti ingenerano un senso di precarietà che riattiva paure che si credevano superate.L’intolleranza, il pregiudizio, permeano i vari ambiti del sociale ed è molto forte ed evidente il tentativo di emarginare coloro che sono considerati “diversi”, vuoi per il colore della pelle, vuoi perchè portatori di culture che ci sembrano lontane, estraee.L’unito antidoto,come è stato sottolineato, è la tolleranza, l’apertura ai cambiamenti sociali che sono ormai una realtà .Certo , la pretesa richiesta che le regole codificate della convivenza civile siano rispettate da tutti, non significa intolleranza, anzi, è un modo costruttivo per dialogare con culture diverse.
    Per creare una società di convivenza pacifica che potrebbe non essere utopia, ci vuole molto, molto lavoro, sia a livello di comportamenti individuali (è intolleranza anche la pretesa di imporre agli altri il proprio sistema di valori), sia a livello sociale, con politiche di integrazione mirate ad attutire le tensioni tra etnie diverse. La chiave di un possibile successo è , secondo me unicamente la cultura che promuove sapere ma anche consapevolezza ed apertura mentale. A questo sono evidentemente chiamate le nuove generazioni che dovranno traghettarci verso una società multietnica.Certamente, Cicco, l’amore,che tu hai giustamente citato, che poi è il rispetto per gli altri inteso in senso lato, è un valore forte, motivante. Un elemento “guida” per ciascuno di noi.
    E’ la colonna portante di un sistema sociale che promuove la pace tra gli individui e racchiude, in fondo , tutti quei valori che sono punti di riferimento di una società giusta, pacifica.

  20. il 05 febbraio, 2011 silvana1.ge dice:

    Aggiungo ancora: un tema molto discusso nella mia città, ma non solo, tanto per scendere nel concreto, è la costruzione di una moschea . I cittadini sono molto contrari e protestano, gli abitanti del quartiere scelto per l’insediamento hanno messo con accese proteste in discussione la presenza nel quartiere di tanti extracomunitari.Le istituzioni sono a favore… Mi / Vi domando: Non è il diritto alla preghiera un diritto fondamentale che tocca nel profondo l’esigenza spirituale di ogni individuo? Non è tale atteggiamento di ostruzionismo una forma molto marcata di intolleranza?
    Certo il problema dell’estremismo fa paura ed è comprensibile ma si potrebbe ipotizzare un luogo “trasparente”, aperto anche alla lingua italiana .
    Come si può ipotizzare una integrazione piena se si ghettizza in luoghi inadatti un popolo che rafforza la sua identità anche attraverso momenti di condivisione religiosa?
    Cicco con te abbiamo discusso molto sul tema e ti trovi di sicuro d’accordo con me.

  21. il 05 febbraio, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Se la cosa può interessare a Cicco, sono d’accordo con Silvana. Certo, la decisione andrebbe accompagnata ad un deciso intervento politico verso gli stati degli emigrati per assicurare reciprocità alle altre religioni anche da loro.

  22. il 06 febbraio, 2011 cicco53 dice:

    ciao,si considero il problema interessante,che merita con dovuti modi chiarezza,perchè mette i risalto,le varie culture che i popoli esprimono.Si concordo le analisi espressi da Silvana,anche perchè la società e individuo sono due realtà inseparapili,che si completano a vicenda.Io penso ,pur essendo vero che l’individuo non cambia sostanzialmente unendosi ad altri,non bisogna dimenticare che proprio il contatto con le altre persone gli dà coscienza di se stesso e gli fornisce i mezzi per esprinere la propria individualità.Il linguaggio stesso è il risultato di un’esistenza in comune e qualsiasi tipo di attività mentale ,viene influenzato e soprattutto stimolato dall’ambiente.Quindi come società e nazioni abbiamo un grossa responsabiltà,che ci vede in prima persona impegnati democraticamente a svolgere ruoli di aggregrazione a tutti i livelli,tramite regole e convivenza civile.Certo non è facile imporre regoli e leggi senza conoscere le culture ,usi ,costumi di qualsiasi natura che va dal comportamento sociale e alle religioni ecc,se in agnuno di noi c’è intolleranza a non entrare i essi.E’ ovvio che il problema si sposta qui da noi e non nei paesi di provenienza,perchè in un contesto di musulmani i cristiani sono in minoranza.Dall’altra parte anche l’esaltazione delle attitudine del singolo è una conseguenza dell’esistenza di una società,e di una società progredita e articolata :man mano che le possibilità di manifestare le proprie prerogative aumentano,cioè man mano che la società in cui vive,da persona accettata e integrato sente il bisogno di confrontarsi dando una spiegazione logica della propria mentalità,che a sua volta accetta la nostra .Io penso che il problema si possa risolvere capire che il culto dell’individualismo che è un prodotto tipico delle società in fase di progresso:nel corso della storia lo possiamo riscontrare soprattutto durante il Risorgimento ,al sorgere del protestantesimo e del capitalismo ,all’avento della rivoluzione industriale.Dall’altra parte sono proprio gli individui che nel corso delle rivoluzioni sociali portano nuovi gruppi al potere,e questo non significa che tale processo possa venire separato dal contesto sociale .ma semplicemente accade che l’iniziativa individuale assuma a volte una funzione soiale.Per questo non si può parlare di antitesi tra l’acuirsi dell’individualismo e l’amuento della forza di coesione della società,ma si può dire che lo sviluppo della società e quella dell’individuo procedono parallelamente integrandosi a vicenda.Allo stesso modo non ha senso parlare i termini astratti di contraddizione tra libertà individuale e giustizia sociale:infatti non esiste lotta tra individui in quanto tali e società in quanto tale,ma tra gruppi di individui che nella società cercano di fare prevalere i propri punti di vista ,e la cui azione presuppone una società da plasmare ,da modificare o da rifiutare.In questo contesto ha significato di grande movimento sociale ,non di una contrapposizione tra inidividuo e società,il che sarebbe pure estrazione di concepire un individuo fuori della integrazione grobale .La risposta finale in cui è giusto parlare dell’individuo è per opporsi alla concezione inumana della Stato considerato come fine e dell’individuo considerato come mezzo ;altrimenti parlare di un individuo scisso dalla società non ha senso. .


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