Giovani e vecchi !!

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L’ho trovato nella Stanza di Mario Cervi (Il Giornale, 30 luglio 2011, pag. 39), con il titolo completo “E’ troppo facile per i giovani incolpare i vecchi”. C’è la lettera di un lettore e la risposta di Cervi.

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Scrive il lettore: 104107131“ Non ho figli, ho una nipote di 16 anni: studia, è brava, fa del suo meglio. Ci vediamo una volta a settimana quando da Bologna viene a Ravenna. Ieri a pranzo mi ha posto una domanda al mercurio, e non raccomando a nessuno di trovarsi nelle stesse circostanze: “Senti zio…è vero che vi state mangiando il nostro futuro?”. Silenzio in sala. Mi è andato di traverso il boccone. Poi ho risposto sì senza tentennamenti. Le ho spiegato qualche perché: la previdenza, il debito pubblico, il deficit sanitario, il lavoro che non troverà, il decadimento economico e morale del Paese forse inevitabile in quanto ciclico; il consumo sconsiderato che facciamo del territorio…Lei scuoteva la testa, poi ha detto che siamo “debosciati e incoscienti”. Non ho potuto far altro che incassare con un po’ di vergogna, ho affondato il mento nel colletto della camicia, sono rimasto in silenzio. Cosa rispondete ai vostri ragazzi?”

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Risponde Cervi: “Caro         , non sono indulgente –anzi- nei confronti del mondo in cui viviamo, e soprattutto nei confronti della dirigenza che anziani031abbiamo avuto e che abbiamo. Ma sono molto meno risoluto di lei nel riconoscere che sua nipote ha ragione. Questi ragazzi della ricca Europa hanno sempre il dito puntato contro le generazioni precedenti. Ci bollano –uso le parole da lei usate- come “debosciati e incoscienti”. Tali sono i padri o i nonni o, nel suo caso, anche gli zii. Capisco le frustrazioni di chi si affaccia alla vita e la trova diversa da come l’immaginava o la sperava. Ma gli arrabbiatissimi ragazzi e ragazze hanno avuto in dono un lungo periodo di pace autentica, senza incombenti minacce di conflitti apocalittici. Hanno avuto in dono una società affluente deve anche i più squattrinati hanno almeno un paio di telefonini e l’automobile. Hanno avuto in dono la possibilità di scegliere il loro lavoro e di demandare agli immigrati incombenze faticose cui non son disposti ad assoggettarsi. La mia generazione –senza risalire a secoli remoti- ha avuto in dono una guerra mondiale, con le sue atrocità, le sue sofferenze, le sue miserie. Cosa avremmo allora dovuto dire noi, dei padri e dei nonni? Con questo non voglio per niente occultare o minimizzare le difficoltà –per tutti- d’un momento che è in Italia di ristagno e di crisi economica. Ma qualche argomento per replicare a una nipote ispirata dalla veemenza dei suoi sedici anni credo che le sarebbe stato possibile trovarlo. E spiegarglielo, magari prima che uscisse per l’”happy hour”.

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giovani-anziani Non c’è che dire. E’ un bello scambio in cui sono inseriti argomenti di grande rilievo, a mio parere. Elementi che possono consentirci un franco dibattito fra noi.  Che ne pensate? Lorenzo.rm

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COMMENTI

  1. il 05 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Volenti o nolenti, dobbiamo stare insieme, giovani e meno giovani, per il bene dell’umanità tutta.

  2. il 05 agosto, 2011 lieve dice:

    Ci penso un attimo , lorè, per un ragionamento ed una risposta come si deve….Ma di primo acchito gli direi “Andadate A LAVORARE! scaricate cassette, fate le pulizie delle scale,curate dei giardini, ma lavorate” e mantenetevi, i cellulari , gli aperitivi, l’auto,e l’università,se ci tenete;intanto incominciate con questo,poi ne riparleremo……e poi…debosciati ci sarete voi, razza di fannulloni!!!

  3. il 05 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Capisco il tuo stato d’animo, Lieve, ma riflettici, ti prego.

  4. il 05 agosto, 2011 giovanna3.rm dice:

    Lieve sono abbastanza vicina alle tue deduzioni.
    Intanto, prima di criticare l’attuale situazione, i giovani virgulti dovrebbero dimostrare di non dipendere dai loro genitori per ogni pur minima esigenza – peraltro genitori messi sotto il vetrino – se necessario anche scaricare le cassette ai mercati generali: ho conosciuto figli di amici, con la testa a posto, che l’hanno fatto per non dover chiedere soldi ai genitori.
    In secondo luogo, impegnarsi socialmente, anziché criticare le istituzioni ecc.ecc.
    Insomma, avrei tante altre cose da dire, ma non vorrei ricorrere alle abituali forme: “alla loro le mie forme di contestazione erano assai diverse…….”
    Ma tant’è, non ci sono molte altre cose da aggiungere, ci ha pensato Cervi, almeno parzialmente, ma in maniera corretta, che rispecchia la realtà di quei tempi.

  5. il 05 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Ciao, Giovanna, mi sta bene quanto dici, però, a mio parere, occorrerebbe dare un taglio positivo ai rapporti fra giovani e anziani, in termini di reciproco coinvolgimento, oltre che di rispetto. Non favoriamo l’incomunicabilità. Già ce n’è tanta, troppa.

  6. il 05 agosto, 2011 ANGELOM dice:

    I giovani hanno certo ragione , protestano e fanno bene, nel vedere il loro Paese che non ha futuro, aspettano che qualcosa cambi, non vedono sbocchi alternativi se non spostare la loro intelligenza e le loro capacità fuori della loro terra. Non credo che tutti ci definiscano “debosciati e incoscienti” se la famiglia ha saputo spiegargli e coinvolgerli su quello che è avvenuto dopo la caduta del fascismo e la guerra, quanta fame, quanta miseria, abbiamo alzato la testa pian piano con sacrifici, rinunce e umiliazioni, quello che ai nostri giovani certamente ognuno di noi ha cercato in tutti modi di non fargli provare. Penso invece che tutto questo malcontento giovanile dipenda solo dal fatto che nell’epoca in cui viviamo non si apprezzi più il sacrificio dove tutto è dovuto e subito. Capisco il loro stato d’animo e le loro perplessità future, dobbiamo fare ognuno la nostra parte singolarmente, ma è importante che la faccia di più chi dirige le sorti e le strategie del nostro Paese

  7. il 05 agosto, 2011 nikodireggio dice:

    buongiorno penso che non stiamo lasciando una buona società ora se hai la laurea non trovi lavoro……..la storia si ripete tra< vecchie e giovani e secondo me non
    dovrebbe essere cosi……con tutta la buona volontà che i ragazzi hanno non cè lavoro per tutti. e certo magari voi siete già pensionati e state li a giudicare. serve avere il cellulare? SERVE UNA SOCIETà CIVILE CHE TI RISPETTI E CHE TI
    DIA LA POSSIBILITà DI LAVORARE O LAVORANO I SOLITI FIGLI DI Ppapaà e i figli degli operai i solisti sfigati. siamo seli abbiamo messi al mondo ed è giusto un presente, un futuro con questa società mi sembra che non cè trippa per gatti
    non state li sul pulpito a giudicare gli stiamo dando questa società perchè forse non ci siamo ribellati abbastanza

  8. il 05 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Certo, Angelo, ad ognuno la sua responsabilità. E noi dobbiamo chiedere ai giovani di avere pazienza e di farci conoscere il loro punto di vista sui problemi che loro e noi dobbiamo affrontare, Non c’è società senza il naturale ricambio fra generazioni. Come, peraltro, senza la giusta affermazione della dignità di quanti prima delle classi più giovani hanno “tirato la carretta”.

  9. il 05 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Niko, non so se la colpa dei problemi attuali dipenda del fatto che noi più anziani non ci siamo ribellati abbastanza. Abbiamo avuto in passato grandi speranze oltre che grandi problemi e si sa che le ribellioni avvengono quando se ne vede la necessità impellente e non quando si fanno piani a tavolino. I problemi, in primo luogo, sono certamente di quelli che stanno peggio, ma quelli attuali finiscono con l’essere di tutti visto che coinvolgono l’intera nazione. Ed il dramma dell’Italia, l’ho detto altre volte, è che fra i paesi al mondo non è quella che sta peggio.

  10. il 05 agosto, 2011 cicco53 dice:

    ciao a tutti,io penso che ogni stagione si distingue per la buona riuscita ,sia come quantità e come qualità della frutta questo significa che mette d’accordo a tutti perchè l’evento è riuscito senza penalizzare nessuno giovani e persone adulte.Detto giò,come esempio per inserire un concetto di vita dove vede impegnati uno a l’altro. Affrontando questo problema ,bisogna premettere che anche quando ciascuno di noi considera egoisticamente solo se stesso nella sua soggettività,non può prescindere dall’esistenza di tutti gli altri uomini.Per questo bisogna evitare l’isolamento e mettere al servizio della comunità il personale patrimonio di socialità di cui ciascuno dispone.Il dialogo ,tralasciando quello che si svolge nell’ambito familiare ,inizia per l’individuo nella comunità sociale ,scolastica ecc.L’allagarsi degli interessi personali e l’assenza di una disciplina coercitiva permettano all’indivuduo di realizzare ogni forma di contatto con i suoi simili.Il dialogo assume quindi un ‘enorme importanza non solo come mezzo per stabilire rapporti umani ,ma anche come strumento per l’arricchimento tra giovani e adulti,che si attua in vari modi ,fra i quali la compressione altrui,di confromto fra le varie idee ,ma saprattutto l’aquisizione di una propria spontanietà.Infatti uno dei maggiori problemi dell’uomo moderno è la difficoltà di caratterizzare le proprie azioni con un’impronta originale ,una spontanietà soggettiva.Purtroppo oggi c’è la tendenza a considerare l’uomo un oggetto,cosicchè gli riesce difficile ritrovare se stesso :solo attraverso il dialogo egli dovrebbe riuscire a farsi una visione precisa della vita sua personalità,ad allargare i suoi orizzonti spirituali.Ma per fare ciò occorre liberarsi dalle posizioni setteriali che ci vengono imposte dalla società Per evitare che il pensiero umano perda completamente originalità e partercipazione ,limitandosi all’esempio ,di cui espresso sopra come metafora , e all’esequio di principri o poco capiti o scarcamente condivisi, per uscire dalle impostazioni dettate dall’ambiente in cui si nasce e si vive,l’unico mezzo è il confronto delle idee che porti a una convinta ed etica maturità di azione di considerare che uno ha bisogna dell’altro.Ecco ho voluto sviluppare un insieme di concetti,che possono fare riflettere che ogni azione in cui ci traviamo ad affrontare ,la prima regola che secondo me è fondamentale è ol dialogo. Buona lettura e grazie .

  11. il 05 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Grazie a te, Cicco. Sai che noi del Bosco abbiamo fatto del confronto e del dialogo gli assi portanti del nostro lavoro. Si impara soltanto confrontandosi e ci si rispetta soltanto conoscendosi meglio attraverso il dialogo.

  12. il 06 agosto, 2011 nadia rm dice:

    Non voglio fare di tutta l’èrba un fascio,pero’vedo giovani(tanti,troppi)che bivaccano,giovani ventenni che vengono considerati ancora bimbi.Ricordo che a 15 anni mi sono rimboccata le maniche e sono andata a lavorare,anzi,ad imparare a lavorare,ho preso molti calci nel sedere ma li ho accettati tutti con umilta’(mi hanno insegnato a vivere).E’questo che manca ai nostri giovani,l’umilta’.Sicuramente è anche colpa nostra,li abbiamo cresciuti sotto una campana di vetro,e allora,sveglia giovani,datevi da fare come hanno fatto i vostri genitori che per’altro non sono eterni,guadagnatevi il pane con le vostre braccia altrimenti in un domani che è prossimo rimarrete come don falcuccio,con una mano davanti e una dietro.Dimenticavo di dire che l’uso della ragione si acquisisce a 7 anni.

  13. il 06 agosto, 2011 Giuseppe3.CA dice:

    Leggo tanti pareri, tutti validi se analizzati nel proprio contesto. Il gap generazionale rimane e i giovani, nell’affacciarsi alla vita, recriminno sempre qualcosa ai propri genitori, almeno inizialmente, poi man mano che vivono le esperienze in prima persona si rendono conto che in fondo i genitori non avevano tutti i torti e allora c’è un ritorno e la famiglia si ritrova unita. Non possiamo trascurare il fatto che grande importanza nella formazione dei giovani ce l’hanno anche i nonni dai quali i giovani apprendono tantissimo anche con il solo esempio, senza bisogno di tante parole, solo che lo capiranno quando, mettendo al mondo i propri figli, avranno bisogno dei loro genitori che in quel momento son diventati nonni.
    Il futuro è sempre incerto per tutti e non è il problema di non esserci ribellati abbastanza, come dice Nicoletta, perchè le battaglie si combattono giorno per giorno e ogni giorno ci sarà sempre un nuovo motivo di ribellione. I giovani devono capire questo e lottare, come abbiamo fatto noi per costruire ciò che loro oggi hanno. Pertanto incomincino a pensare anche loro a costruire qualcosa per i propri figli ma non recriminando su ciò che hanno fatto o non fatto i loro genitori. La vita è così e ancora così continuerà perciò ognuno ci deve mettere del suo. Se ci convinciamo di questo siamo già sulla buona strada.

  14. il 06 agosto, 2011 giovanna3.rm dice:

    Nadia, io sono piuttosto d’accordo con te, ma Lorenzo ci fa presente che il problema occorre affrontarlo in positivo e non favorire l’incomunicabilità tra adulti e giovani…..
    Occorrerà affrontarli con molta pazienza, tranquillità e una grande capacità per persuaderli ad affrontare la vita in modo autonomo, con dignità…..dandosi da fare.
    Ci sarebbe un’ottima espressione romanesca, ma forse un po’ troppo colorita. Lassamo perde’!

  15. il 06 agosto, 2011 lieve dice:

    … e lassamo perde,giò…i grattacapi ce l’hanno anche loro,poracci, e li risolveranno solo quando abbasseranno la cresta, e si renderanno conto che x essere dignitosi , bisogna guadagnarsi da vivere con qualsiasi lavoro , che è il lavoro che ci rende liberi,anche se nn è quello x cui hanno studiato, devono pensare che lo studio li ha solo resi più colti,e non è la cultura che li rende liberi di poter dire ciò che ci aggrada , o di vivere sulle spalle dei genitori…..

  16. il 06 agosto, 2011 bonollo giosuè vi dice:

    io se ritornassi giovane farei come fanno loro ,tanto si divertono vanno in vacanza non le manca niente a loro ,il lavoro è troppa fatica cercarlo???poi nessuno vuole fare lavori umili, poi sono nostri figli, comunque si sta troppo bene essere anziani sereni di quello che ognuno ha costruito nella vita.
    ..

  17. il 06 agosto, 2011 ANGELOM dice:

    Affrontare il problema soggettivo dei giovani è molto difficile, troviamo situazioni famigliari diverse sia economicamente che culturalmente. Il rapporto da esaminare con i giovani dipende anche da certe distanze dei nuclei famigliari, sempre maggiori e dalla scarsa abitudine, sovente presente nei genitori, a valorizzare il contatto nonni-nipoti, una volta esaurita la convenienza utilitaristica. I nonni di oggi, poi, sono molto più “giovanili” di un tempo, il che può portare benefici influssi nel rapporto con i nipoti.
    Là dove, invece, si riescano ad instaurare relazioni stabili con i nonni, anche i nipoti di oggi, possono assumere per loro una funzione estremamente feconda: quando si pongono come una compagnia non solo “ricettiva”, ma interlocutoria, come strumenti di trasmissione dei valori, dei saperi e delle pratiche della contemporaneità, come affermazione di una loro permanente utilità e ruolo anche in età avanzata, ma anche, e soprattutto, come stimolo per mantenersi attivi. Tutto questo può essere contraccambiato con positivi valori di vita da parte dei nonni. Sul piano psicologico, l’assenza di una responsabilità diretta nell’educazione dei nipoti e di un rapporto gerarchico immediato come quello con i genitori, ha sempre favorito la costruzione di interazioni meno conflittuali, con relazioni a volte anche confidenziali e complici.
    Nel rapporto tra nonni e nipoti, qualcosa sta cambiando, proprio perché stanno mutando i ruoli delle persone, le relazioni familiari, ma soprattutto gli stili e le aspettative di vita. La maggior parte dei giovani sono interessati a crearsi un lavoro, sia autonomamente che a prestare la loro opera ad altri, purtroppo il problema vero e proprio è la mancanza di strutture ricettive, di posti di lavoro che oggi non è facile trovare. Dobbiamo noi stessi stimolarli e trovare la strada giusta per le loro esigenze, con il dialogo, la comprensione, cerchiamo di aiutarli con la nostra esperienza di vita vissuta.

  18. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Ciao, Nadia. Sì i giovani hanno pure bisogno di una lavata di capo perché acquistino un maggiore senso del dovere verso se stessi e verso gli altri. Una volta si chiamava dignità: quando si voleva fare bella figura con i genitori e si voleva essere autosufficienti nei limiti del possibile. Tanto, i genitori aiutavano anche allora, magari senza darlo a vedere.

  19. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Giuseppe, il tuo è un intervento equilibrato e giusto. La cosa importante è anche che si discuta tranquillamente, giovani e anziani, per trovare strade condivise. Oggi i giovani rimandano alle calende greche ogni decisione in merito alla famiglia loro da costruire. E come fanno a verificare i sacrifici se si sentono sempre figli e non aspiranti padri e madri?

  20. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Giovanna, ma non dobbiamo lasciar perdere, dobbiamo sbatterci la testa sui problemi. Quando trionfa la incomunicabilità, e non ci si parla, la frittata è fatta e si è ad un passo dal baratro. Certo, poi, forse, si recupera, ma quando, ma come, e con quali ferite? Meglio parlare, scontrarsi anche, passo dopo passo.

  21. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Lieve, ottima la tua distinzione fra cultura e lavoro: Sentiamo qualcuno, in famiglia, che parla di questo?

  22. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Condivido un po’ del tuo ottimismo, Giosué. Facciamo il possibile per cambiare le cose ma rendiamoci conto che gli anziani devono trovare un punto di equilibrio che li faccia sopravvivere, dopo il tanto lavoro che hanno dovuto sostenere nella vita. E i figli sono figli: che dobbiamo fare se non aiutarli?

  23. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Angelo, aiutiamoli questi ragazzi, cerchiamo di infrangere il muro di diffidenza che può crearsi, cerchiamo insieme, valutiamo insieme. Tutto ciò sarà utilissimo ai giovani, privi di esperienza, e anche agli anziani che, sentendosi coinvolti, ne trarranno motivi di fiducia nella vita, sentendosi utili. Tutto questo per affermare ancora una volta l’esigenza di un dialogo costante.

  24. il 06 agosto, 2011 giovanna3.rm dice:

    Lorenzo, non intrendevo dire di “lasciar perdere il confronto con i giovani”, ma solo alla frase assai colorita….!

  25. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Giovanna, ma quella tua frase mi è servita nel contesto. Grazie della precisazione.

  26. il 06 agosto, 2011 nikodireggio dice:

    mi dispiace in tutti questi commenti vedo il problema generazionale ..cosi non si va avanti io ho un ragazzo di 19 anni quindi il problema lo vivo sulla pelle sta ancora studiando noi siamo una famiglia a monoreddito quindi miuo figlio non spande e spende capisce i sacrifici che facciamo tutti i giorni spero che quando finisce la scuola trovi un lavoro per la sua autonomia i tempi sono cambiati chi ha firmato è accettato tutto quello che ora ci ritroviamo non certo i giovani che magari erano nelle nostre . la flessibilità la mobilità la precarietà …..i giovani lottano sono loro che lottano ormai i vecchi hanno la pensione.io sto con i giovani certamente non con i giovani stupidi e approfittatori ma cè ne di ragazzi in gamba
    con tutti questi ragionamenti……..cosa si conclude?

  27. il 06 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Niko, è vero che con i ragionamenti non si conclude nulla? Tu hai le idee chiare ed un ragazzo che ti segue e ti capisce. Ma quanti non sono, invece, in queste condizioni? Anziani e giovani che antipatizzano e provano rancore l’uno per l’altro? A volte sbagliamo nel ritenere che tutti la pensino come la pensiamo noi e abbiano una situazione simile alla nostra. Nella tua famigliola c’è concordia e unità d’intenti. Sono sicuro che, malgrado le difficoltà, troverete soluzioni positive. Tanti auguri al tuo figliolo e forza Nicoletta!

  28. il 07 agosto, 2011 lieve dice:

    Al lettore di Cervi , che incassa la battuta della nipote sedicenne, (che mi è rimasta sul gozzo),avrei risposto senza esitazione che è facile, e direi anche necessario,giudicare sorpassato e inutile tutto quello che si è fatto prima; PURCHE’CI SIA INNOVAZIONE , vera innovazione!…E’ umano che ogni generazione possa riproverare la precedente, ma solo se si fa QUALCOSA E NON SI RESTA A GUARDARE E A SCUOTERE LE TESTA…. Fatevi sotto ragazzi!Vi stimolo con una bella frase della Mazzantini:”LA SPERANZA APPARTIENE AI FIGLI:”NOI ADULTI ABBIAMO GIA’ SPERATO E QUASI SEMPRE ABBIAMO PERSO”

  29. il 07 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Non mi piace condividere la tua amarezza. Lieve. Così dico, parafrasando e innovando la Mazzantini: “Abbiamo sperato e abbiamo combattuto. Le battaglie che abbiamo perso desidereremmo affidarle a voi figli”.

  30. il 07 agosto, 2011 lieve dice:

    Seeeeeeeeee…. Lorè…

  31. il 07 agosto, 2011 lieve dice:

    Noi il futuro ce lo siamo costruito , bene o male , lorè…Non ci mangiamo certamente il loro….. ANZI….mi risulta un po’ diverso….
    …..Mi pare….O no??
    Comunque se pensano di fare meglio, perchè non si muovono invece che criticarci e ostacolare quello che stiamo facendo?

  32. il 07 agosto, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Dunque, lasciamo ai giovani l’ardua sentenza. Ma stiamo sempre nelle loro vicinanze, per favore, anche quando non ci vogliono o ci giudicano male.


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