“Sauditi, tra promesse di voto alle donne e frustate per quelle che guidano”
Scritto da Scoiattolina il 4 Novembre 2011 | 15 commenti- commenta anche tu!
“Sauditi, tra promesse di voto alle donne e frustate per quelle che guidano”.
Vi presento l’articolo che segue:
E’ stato scritto da Alessandra Boga il 29 settembre 2011 sul giornale web Il legno storto.
Ve lo sottopongo per entrare davvero nel problema e non solo prendere atto di una notizia che ci era sembrata rivoluzionaria riguardando le donne saudite.
Ecco l’articolo: “Giorni fa, ha fatto il giro del mondo la notizia che, finalmente, le donne saudite potranno votare e candidarsi alle elezioni municipali. Parola dell’anziano re Abdullah, 87 anni, che ha tenuto un discorso di cinque minuti a Riyadh presso il Majlis al-Shura, cioé l’organismo che affianca il suo potere assoluto e che presenta le proposte di legge: «Poiché ci rifiutiamo di marginalizzare le donne nei ruoli sociali permessi dalla sharia», sottintendendo che in quelli non consentiti dalla legge islamica, possono restare discriminate, «abbiamo deciso che dal prossimo mandato le donne entreranno nell’assemblea consultiva», ovvero lo stesso Majilis. «E che avranno il diritto di votare e a candidarsi per le elezioni municipali». «Fratelli e sorelle”», dichiara il sovrano rivolgendosi ad entrambi, quasi che un discorso alle donne sulle donne, non possa prescindere dagli uomini: «è vostro diritto che vi si garantiscano onore e dignità». Influenze della “primavera araba”, che ha così lambito anche la culla dell’islam, dove tutt’oggi regna lo wahabismo? Probabilmente sì, anche perché le donne otterranno il tanto desiderato diritto di votare e, perché no, essere elette, solo nel 2015. Inshallah, “se Dio vuole”.
«Ma è comunque un passo davvero storico per un Paese come il nostro», dice Khaled Al-Maeena, direttore del quotidiano indipendente Arab News, il quale precisa anche: «All’estero non ci si rende conto che non solo i religiosi ma gran parte della società è contraria a dare più diritti alle donne. I giovani stanno cambiando ma è solo l’inizio. L’annuncio è una porta aperta da cui dovranno necessariamente passare altre riforme, uno spiraglio che incoraggerà le donne a volere di più».
Il discorso del re «è la cima della piramide, un passo verso il coinvolgimento delle donne nella sfera pubblica che ne porterà altri», secondo Naila Attar, che è a capo della campagna dal titolo Baladi (il mio Paese), lanciata proprio per garantire il voto alle donne.
«Grande notizia!», esulta Wajeha Al-Huwaider, nota attivista che definisce l’Arabia Saudita una «prigione a cielo aperto per le donne» e che nel 2008 ha caricato su YouTube un video in cui, con la folta frangetta nera e ribelle che le usciva dal velo, guidava un’automobile. Ma «ora è tempo che altre barriere cadano per noi donne», continua, «dalla fine della tutela maschile al diritto al volante», per cui un certo numero di saudite ha manifestato lo scorso 17 giugno in un modo senza precedenti: guidando personalmente e per le strade di città, non in zone periferiche.
Va oltre la giornalista Iman Al-Qathani, 30 anni, esperta di questioni sociali, freelance per scelta a seguito di un’esperienza nelle redazioni dei quotidiani del Regno degli Al-Saud, naturalmente in uffici separati da quelli dei colleghi uomini. Per lei la decisione di re Abdullah non è affatto “storica”, anzi: «chi la definisce così o è molto ottimista o fa parte della propaganda del sistema».
Non considera un cambiamento che le donne saudite possano essere considerate persone solo tra quattro anni, entrare (semplicemente) nel Majlis ed essere votate (soltanto) su scala municipale, ma ricorda anche lei: «E il divieto a guidare? A lavorare e a viaggiare all’estero senza il permesso del tutore maschio?». Poi fa presente che circolano già battute come «Ok, le eleggiamo, ma poi come ci vanno al Majlis se non possono guidare? E se devono andare in missione all’estero si porteranno dietro il marito?».
Esistono donne tutt’ora donne nell’assemblea costitutiva, ma solo come consigliere, denuncia Iman: «chiuse in una stanza con specchio da cui loro vedono la sala senza essere viste. Tra due anni saranno membri a tutti gli effetti, ma sempre per nomina reale. Invece, i riformisti chiedono un’assemblea eletta, uno dei punti fondamentali delle tre petizioni rivolte al re da intellettuali uomini e donne negli ultimi mesi». Si chiedono anche le riforme dei poteri istituzionale, giuridico, libertà per i prigionieri politici, pari diritti per uomini e donne, sciiti e sunniti… Ma i giovani sono diversi, qualcosa cambia anche qui finalmente. Sì perché «anche tra i sauditi c’è più voglia di partecipare, meno paura e meno pazienza. Basta andare su Twitter, sui social network, ci sono tantissime campagne. A parte quella più nota per la guida alle donne, una delle ultime si chiama No Intikàb, no al voto: boicotta le elezioni municipali dei prossimi giorni perché senza donne e poco trasparenti».
Intanto, solo due giorni dopo il discorso di re Abdullah sul voto alle donne (sostenuto tempo fa pubblicamente anche da alcune principesse della Casa reale), è arrivata la notizia della condanna a dieci frustate per una saudita, Shayma Ghassaniya, rea di aver guidato. Un chiaro segnale degli uomini alle donne nel Paese: «avrete anche il diritto di votare ed essere elette, ma siamo sempre noi a comandare».
«Siamo sorprese, scioccate, furiose. Non hanno voluto che la nostra gioia durasse più di un giorno, è una notizia terribile per noi saudite e per tutti gli uomini che appoggiano la lotta per arrivare alla parità», dichiara la leader della campagna Biladi.
La rabbia è esplosa anche sui social-network. In più Mohammad Al-Qathani, capo dell’Associazione per i diritti civili, ha denunciato l’arresto di un’altra donna al volante, mentre altre due rischino la condanna per lo stesso motivo, ed il soffocamento di una mini-protesta di donne di fronte al Ministero dell’Istruzione. «Ma molte di noi, e io concordo, preferiscono non sfidare apertamente il governo, la forza serve a poco in questo Paese» sostiene ancora Naila Attar.
Ora Shayma Ghassaniya è stata graziata, se non altro, graziata da re Abullah (ma solo “graziata”). Alhamdulillah, grazie a Dio. A Dio e alla propaganda politica dopo l’annuncio del futuro diritto di voto alle donne”.




Da quando è uscita la notizia ci siamo costantemente informati. E abbiamo guardato i vari avvenimenti relativi alle donne nella parte non democratica del mondo con un misto di curiosità e speranza. Se mi chiedete che cosa ne penso dico di essere molto, ma molto dubbioso. Non sarà il solito tranello? D’altra parte, nella democratica Italia hanno inventato il sistema delle quote per dare spazio alle donne. Suscitando polemiche e ottenendo risultati modesti. So bene che la situazione non è la stessa. Ma le difficoltà che incontrano nel mondo le donne sono inconcepibili dappertutto. Ora basta, verrebbe da dire. Indignandoci.
bugie, bugie , bugie….sò falsi Lorè…
Io li metterei tutti a testa in giù col sedere scoperto e glielo farei a strisce, ma sarei come loro…. Quindi nn mi sporco….Io e le donne del loro paese siamo superiori, nn usiamo la frusta, noi…
Non ve la fanno usare, la frusta, Lieve, ma sarebbe proprio il caso di dare una lezione ai loro corpi e alle loro menti bacate. Parliamone, parliamone, prima di accontentarci di vuote espressioni. Gli occidentali saranno anche ipocriti non disvelando il loro nascosto antifemminismo, ma questi sono insopportabili, soprattutto quando si ammantano di religione.
L’annuncio del re Abdullah è già una rivoluzione ma le rivoluzioni non si fanno dall’oggi al domani, occorre tempo per cambiare la ‘forma mentis’ fossilizzata da secolari e ataviche convinzioni, inculcata da un insegnamento religioso e imposta dalla legge islamica. Il primo traguardo è il 2015 ma è ancora troppo presto, occorreranno molti anni ancora, forse decenni, perché le donne saudite possano raggiungere il riconoscimento dei loro diritti come persone. Ci vuole un cambio generazionale e il costante impegno di giovani lungimiranti, uomini e donne (insieme), per vincere la dura battaglia. Personalmente sono convinto che ce la faranno.
Per me il cammino sarà lunghissimo, ahimé, semmai vedremo qualche cambiamento!
Se vogliamo guardare bene in faccia la realtà, cari amici, quanti traguardi dovremmo ancora raggiungere noi nel nostro Paese per parlare di “equità”: notate che non uso “parità”, volutamente. Abbiamo atteso secoli per estendere la scolarità anche alle donne – a che sarebbe loro servita se ancora minorenni sarebbero state sotto tutela del marito, padre, fratello, ecc. Quanto tempo è passato perché si vedesse una donna-medico? Madame Curie e Maria Montessori furono tra le prime, mi sembra…. Il voto alle donne in Italia fu “concesso” nel 1946!!!
Considerate solo alcune pietre miliari della nostra storia, vogliamo veramente dar credito al re dell’Arabia Saudita, Abdullah, paese arabo tra i più retrivi? Ma non prendiamoci in giro…..
Certo, se possibile, diamo una mano alla donne arabe in generale, e non solo alle Saudite….non è stata ancora lapidata la donna Iraniana della quale abbia parlato a suo tempo, ma non mi meraviglierei se ci ripensassero di qui a qualche giorno! No, non ci siamo proprio. Si cominciasse dalle piccole aperture casalinghe, per esempio che la donna possa uscire sola, senza la scorta del marito, che possa esprimere autonomamente le proprie idee, allora si faranno i primi passi, poi il velo, per chi lo voglia o no, ecc.ecc., poi si vedrà…….
Diventa difficile giudicare un popolo come quello dell’Arabia Saudita che interpreta la sua religione in modo così restrittivo e maschilista, daltronde tutte le maggiori religioni sono tendenzialnente maschiliste.
Il cammino delle donne dove le religioni dettono il passo alla politica ed alla società sarà sempre impervio.
L’unica soluzione sono gli stati laici dove i generi potranno tendere all’uguaglianza.
buongiorno che dire noi che suamo unao stato laico……….per modo di dire non abbiamo ancora equitàanche se sono state fatte molte cose. per quanto riguarda le donne saudite o nel mondo arabo le sono affianco
e mi si stringe il cuoere per loro che non vengono trattate come persone come esseri umani comandano sempre gli uomini siamo quasi quasi nel 2o12 udite data
a fianco di quelle donne che si espongono e in quei paesi è dura TRI SPANNO SPARIRE…………dignità e libertà per la metà del cielo in qualsiasi angolo del mondo dall’occidente all’oriente…………..
Il discorso che il re Abdullah ha tenuto riferendosi a tutte le donne saudite, non sembra vero, le proposte fatte di dare alla donna la possibilità di una realizzazione indipendente mi sembra un messaggio utopistico, considerando come è trattata oggi la donna. E’ troppo diversa la posizione di oggi a quella che vorrebbe modificare fra quattro anni. Lo scopo di questa sua alzata d’ingegno non so quale sia , secondo me è una gran bufala. Mi auguro che per la donna saudita il cambiamento diventi immediato, ma non lo credo.
Sì, Giuseppe, la “concessione” di re Abdullah riguarda un organo consultivo e non politico-istituzionale e dovrebbe essere resa esecutiva nel 2015. Ma la donna dipenderebbe comunque dall’uomo: si fa notare ad esempio che non potrebbe neppure guidare per partecipare alle riunioni. Io sono molto pessimista.
Giovanna, sottoscrivo al 100% quello che dici. Comunque la lotta della donna riguarda tutto il mondo e si potrebbe vincere soltanto se non fosse combattuta solo dalle donne ma dall’intera società. Siamo lontani, lontanissimi, dalla parità o, come dici tu, dall’equità. Dovremmo vergognarci tutti, in tutto il mondo (mi riferisco, in particolare, ai maschi e alle donne che subiscono la prepotenza sulla loro pelle).
D’accordo, Franco, non si può parlare di parità nei paesi in cui vige la Sharìa. Per me il re saudita è lontanissimo dall’idea di concedere libertà e parità alle donne. Comunque, va tallonato e preso sul serio: chissà che non ne esca qualcosa di buono.
Sì, Nicoletta, anche in uno stato laico come il nostro le donne subiscono violenza e non c’è per loro parità, equità e dignità. Certo, il panorama da noi non è così indifferenziato come in altri luoghi. Ma dobbiamo raggiungere ben altri traguardi rispetto a quelli raggiunti. Penso che il campo del lavoro e quello della famiglia potrebbero e dovrebbero dare i risultati più significativi, in modo da passare dalle enunciazioni di principio ai fatti reali.
In definitiva sono d’accordo con Angelo. Sì, amico mio, ritengo, come tu ritieni, che non se ne farà nulla, di fatto se non di diritto.
Ve lo riporto pari-pari poichè ritengo sia una visione molto netta e precisa delle “reali” motivazioni… non fa una piega:
IL VOTO ALLE DONNE IN ARABIA SAUDITA
COSA NON FA LA PAURA DELLE “PRIMAVERE”
Siamo qui ad esultare per il passo compiuto da un Paese, l’Arabia Saudita, che è caro all’ Occidente per le sue immense ricchezze petrolifere, ma che dovrebbe essere costantemente punito per l’ assoluta mancanza di rispetto per i diritti umani. Eppure, oggi siamo qui a dire “evviva” perché finalmente, dopo anni di battaglie, di appelli, di pressioni, di inaccettabili umiliazioni e di feroci punizioni, le donne hanno conquistato due diritti: quello di votare e quindi di essere elette non alle prossime, ma alla successive elezioni municipali; e quello di poter accedere al Consiglio consultivo della Shura, organo fondamentale dell’ Islam sunnita. È un passo al quale la monarchia più conservatrice del mondo è stata costretta. Non certo perché folgorata dalla necessità di riconoscere e correggere i propri errori, ma perché l’onda lunga delle
«primavere arabe» l’ha lambita, toccata, penetrata, e poi invasa con silenziose iniezioni di quel dolce elisir che si chiama libertà. Un’ aspirazione più che legittima che i vertici del potere saudita hanno sempre considerato un veleno letale. Il re Abdullah non è un rivoluzionario e neppure un convinto riformatore, ma non è di sicuro uno sciocco. Ha il pregio – ci dicono – di saper ascoltare i suoi consiglieri più attenti e avvertiti. E soprattutto ha compreso quanto le rivolte arabe abbiano intaccato anche le fondamenta del suo Paese. Internet e i social network sono diventati patrimonio delle donne saudite che, pur non dovendosi esporre con manifestazioni di piazza, possono far sentire sul web la loro voce e la forza dei loro diritti. Tessendo una rete di amicizie e di complicità che nessun fustigatore dei costumi sarà mai in grado di censurare. L’Arabia Saudita, protettrice del piccolo Bahrein, ha già sperimentato il violento impatto delle rivolte arabe. Ora vuol correre ai ripari. A noi può sembrare che quanto è stato deciso dal re sia poco: ma per la storia di Riad è una svolta davvero epocale.
Ferrari Antonio
Pagina 36
(26 settembre 2011) – Corriere della Sera
Grazie, carlotta, di averci fatto leggere un pezzo che lucidamente espone la realpolitik di un sovrano che, bene o male, si inserisce nel solco dei cambiamenti tentando, aggiungo io, di farla franca per il futuro. Non ci riuscirà, naturalmente. Per parte mia sono sempre più convinto che la democrazia vera passa attraverso la liberazione della donna in tutti i contesti del mondo o non sarà degna di questo nome.