L’Angolo del,dialogo – Fatti e opinioni

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L’ho letto sulla news letter di Tempi.it del 18 novembre 2013 a firma di Rodolfo Casadei. Dire che mi ha impressionato è poco. Ma lascio volentieri i commenti agli amici  del blog.

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“Il nuovo Afghanistan non viene dalle armi né dai programmi umanitari dell’Occidente. «Non esisterà finché non cambieranno gli afghani». La storia di Farhad Bitani e di una rivoluzione personale.

Gli occhi del ragazzo erano abituati a quello spettacolo. Dodici anni, e già Farhad aveva visto le teste staccarsi dal busto dei condannati sotto il potente colpo della mannaia, corpi di donne imbustati nei loro burqa afflosciarsi sotto i lanci delle pietre.

 

Afghanistan - Fosse per la lapidaziobe delle donneFosse per la lapidazione

 

Le sue orecchie avevano ascoltato le grida imploranti di uomini e donne che chiedevano di avere la vita risparmiata, le urla di dolore dei suppliziati. In quegli anni nello stadio di Kabul le uniche cose rotonde che rotolavano sul terreno di gioco erano le teste dei condannati, e le grida della folla invasata non incoraggiavano calciatori né insultavano arbitri, ma piuttosto intimavano ai boia di non avere pietà.

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Nella Kabul senza alcol né tivù né sport né musica dei talebani, la gente si stordiva con lo spettacolo della violenza, si inebriava del sangue e della sofferenza altrui. Farhad era come loro, esattamente come le migliaia di adulti e di ragazzi, tutti maschi, che spontaneamente, senza alcuna costrizione, il venerdì si recavano allo stadio per assistere alla massima punizione dei peccatori. Senza alcuna vergogna o sentimento di pietà, anzi col senso di esaltazione di chi partecipa a un’opera di giustizia crudele ma necessaria: la purificazione della società dai suoi parassiti, destinati al fuoco dell’inferno.

 

Fahrad  BitaniFahrad Bitani

 

Ma quel giorno Farhad vide e udì qualcosa che non aveva mai visto e ascoltato prima. Un padre che teneva per mano, stringendole come in una morsa, due bambine di 8 e 10 anni, mentre di fronte a loro veniva condotta, legata e coperta dal burqa, la madre di quelle bambine, condannata alla lapidazione per un’accusa di adulterio. Il volto contratto dall’odio dell’uomo, le faccine sconvolte dal dolore, pallidissime e rigate di lacrime delle ragazzine. Le guardie che sciolgono la madre e le permettono di abbracciare per l’ultima volta le bambine.

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Le guardie che strappano le ragazzine da quell’abbraccio che nessuna delle tre voleva terminare. Le voci disperate della madre e delle figlie che implorano di non essere separate, gli insulti del padre e marito che augura l’inferno alla donna. La pioggia di pietre lanciate dai volonterosi carnefici usciti dal pubblico contro la vittima indifesa, sotto gli occhi delle bambine che il padre ha riafferrato per le mani.

 

donna condannata alla lapidazione in AfghanistanDonna Afghana condannata alla lapidazione

 

«Io non avevo mai provato sensi di colpa, quelle crudeltà mi sembravano il giusto prezzo pagato dai peccatori per i loro misfatti. Non ho mai visto nessuno esprimere pietà per le vittime nello stadio: quando un condannato non moriva subito, la gente inveiva perché l’esecuzione fosse portata a termine. Ma i volti di quelle bambine mi sono rimasti dentro. Le loro grida e quelle della mamma mi risuonano ancora nell’anima. Quel giorno ho provato davvero disagio, e ad assistere alle lapidazioni non ci sono più andato. Tanto meno a lanciare le pietre. Perché anch’io, in passato, avevo partecipato alle lapidazioni. Sì, a dodici anni io ho lapidato due donne insieme alla folla».

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Gli occhi di Farhad non sono più quelli di un ragazzo spietato come il mondo intorno a lui. Sono diventati gli occhi scuri e virili di un 27enne.

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Ancora privi di vergogna, mentre allinea terribili ricordi del passato. Ma non per mancanza di sensibilità. È che tutto lo spazio dentro all’anima è stato occupato da un unico sentimento: la risolutezza. I suoi occhi sono quelli di un giovane uomo che ha deciso di cambiare radicalmente la propria vita, e di trasformarla in una missione al servizio della verità. Da due anni è profugo in Italia. Dietro di sé ha lasciato il rischio immediato di essere ucciso dai talebani, che lo hanno gravemente ferito in un attentato nell’aprile 2011, ma anche ricchezza e potere.

 

Il Presidente dell ' Afghanistan Hamid KazaiIl  Presidente dell'Afghanistan Hamid Karzai

 

Non è un povero diavolo afghano qualunque, Farhad, è figlio di un generale dei mujaheddin, uno degli uomini più fidati del presidente Karzai. Quando andava allo stadio ad assistere alle esecuzioni capitali nella Kabul talebana, suo padre Mohammad Qasim Bitani era prigioniero a Kandahar. Aveva combattuto nelle file dei guerriglieri di Massoud, il leone del Panshir, al cui gruppo si era unito ai tempi della presidenza di Najibullah, il presidente afghano filosovietico che poi sarà torturato e assassinato dai mujaheddin. Aveva partecipato alla guerra interna fra i mujaheddin dopo la presa del potere e poi a quella contro i talebani. Questi ultimi lo avevano catturato quando erano entrati da vincitori in Kabul nel 1997.

 

Pena capitale nellomstadio di KabulEsecuzione capitale nello stadio di Kabul

 

Farhad, sua madre e gli altri fratelli erano riusciti a confondersi nella popolazione civile della capitale, nessuno sapeva della loro parentela con il generale di Massoud fatto prigioniero. I ragazzini avevano subito imparato a tenere il segreto: «In giro dicevo che ero figlio di un autista, ma avevo sempre paura». Nel 1999 Mohammad Bitani riesce ad evadere dal carcere di Kandahar insieme ad altri futuri alti esponenti del governo di Karzai, grazie a un capo talebano che hanno corrotto.

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La famiglia si riunisce in Iran, dove vivrà fino al momento dell’intervento militare americano nel novembre 2001. A quel punto fanno ritorno in Afghanistan per unirsi ai mujaheddin dell’Alleanza del Nord, che aveva ripreso le armi contro i talebani grazie al formidabile sostegno degli americani. La vittoria sugli uomini del mullah Omar e su al Qaeda sospinge nuovamente la famiglia Bitani verso i più alti gradini del potere e della ricchezza, Mohammad è nominato comandante militare della regione di Paktia. Ma i rischi sono sempre altissimi: due volte elementi talebani cercano di ucciderlo in altrettanti attentati che causano vittime e feriti.

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Karzai allora invia Bitani a Roma come addetto militare dell’ambasciata. Farhad viene iscritto all’accademia militare di Modena, poi due anni dopo si trasferisce alla scuola militare di Torino. Fra il 2006 e il 2011 fa la spola fra l’Italia, dove prende i gradi di capitano, e l’Afghanistan, dove viene ogni volta ricevuto con gli onori e i timori che si riservano al figlio di un grande capo. «In Afghanistan, i mujaheddin e i loro figli possono fare quello che vogliono, gli è sempre garantita l’impunità», racconta Farhad.

 

Sasso con cui lapidare le doinneSassi impiegati per la lapidazione delle donne

 

«C’erano miei compagni che visitavano le scuole per trovare qualche bella ragazza da prendere con sé. Le prelevavano, ragazze di 14 o 15 anni, e le costringevano ad avere rapporti sessuali con loro. Dopo, erano fortunate se le prendevano come loro concubine, perché le famiglie non le volevano più in casa e le uccidevano per la vergogna. Ai mujaheddin invece non succedeva niente, nessuno osa protestare».

 

talebTalebani in azione

 

«Certe leggi crudeli del tempo dei talebani non ci sono più, non si vedono più la mattina mani amputate appese agli alberi lungo le strade, come mi capitava di vedere a Kabul da ragazzo dopo le notti nelle quali erano state eseguite le pene corporali contro i ladri. Ma ancora ci sono leggi che puniscono con le frustate il consumo di alcol o il sesso con le prostitute. Mentre i nostri padri esaltavano nei comizi o alla televisione la morale islamica, e i poveri diavoli che venivano scoperti a bere alcolici venivano frustati, noi figli andavamo a Dubai a ubriacarci e a fare sesso, senza che nessuno avesse nulla da rimproverarci».

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«Quando tornavo in Afghanistan dall’Italia, amici e conoscenti mi chiedevano di portare loro alcol di contrabbando. A tutti i cadetti si chiedeva di portare prodotti vietati nel paese. Una volta mi è toccato fare compere in un sexy shop, perché un mio amico doveva regalare a un suo compagno una vagina artificiale per il suo compleanno!».

Poi c’è il capitolo degli arricchimenti illeciti, sul quale Farhad è molto loquace, ma pure si rifiuta di fare nomi. «Gli americani e il resto del mondo dal 2001 hanno riversato sull’Afghanistan quasi 100 miliardi di dollari di aiuti militari e umanitari, ma alla popolazione ne è arrivato appena un decimo.   

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Il resto è stato intascato dalle nostre famiglie, attraverso innumerevoli forme di corruzione. La più comune è la sovrafatturazione negli appalti per le forniture di beni, infrastrutture e materiali vari pagati con gli aiuti dell’Occidente. Sono operazioni che si svolgono con la complicità di diplomatici e militari di tutti i paesi che sostengono il governo afghano. Perché una parte dei soldi ritorna a loro sottobanco».

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L’abbrutimento non ha limiti. La pedofilia, largamente diffusa nel centro-sud del paese, è formalmente vietata dalla legge, ma tollerata e anche praticata abitualmente da coloro che avrebbero tutto il potere, legale e di fatto, per reprimerla. «Alle feste dei mujaheddin non mancano mai i ragazzi truccati come donne che ballano per gli invitati con campanellini e cembali alle caviglie», racconta Farhad.

 

Muj afghaniMujaheddin afghani

 

«Più sono carini i ragazzini, e più l’adulto che si accompagna con loro è ammirato. Io non ho mai avuto rapporti con minori, ma ho partecipato a queste feste. Anch’io ho gridato, applaudito e lanciato banconote verso i bambini che danzavano per noi. Ma quando mi offrivano di appartarmi con qualcuno di loro, trovavo una scusa per astenermi. Invece tanti uomini più vecchi di me ne approfittavano con entusiasmo. C’è un ricordo che mi tormenta. A una festa matrimoniale erano stati portati tre bambini truccati per danzare nel salone riservato agli uomini.

 

ragazzi che ballano e pedofiliRagazzi che ballano a una festa e adulti pedofili

 

Il più piccolo dei tre, avrà avuto 9 o 10 anni, era timido e impaurito, e si rifiutava di ballare. Tutti lo incoraggiavano con risate sguaiate, ma lui si ritraeva. A un certo punto un mujaheddin ultraquarantenne con una grande barbaccia l’ha afferrato e l’ha baciato con la forza, dicendo: “Non ha voglia di danzare, perciò vado a divertirmi con lui da un’altra parte”. Si è alzato e si è trasferito in una stanza più interna dell’edificio trascinando con sé il bambino, che gridava e piangeva disperato. Quella scena mi offendeva. Io ero il figlio del generale Bitani, e se fossi intervenuto, avrei potuto impedire quella violenza carnale. Invece ho lasciato fare».

 

Fondamebntalisti AfghaniFondamentalisti afghani

 

Una profonda crisi di coscienza sta covando dentro al cuore di Farhad. Il soggiorno in Italia ha contribuito in misura decisiva a innescarla. «Come quasi tutti gli afghani, sia mujaheddin che talebani, io ero un fondamentalista islamico nell’anima. Disprezzavo gli infedeli, pensavo che tutti quelli che non erano musulmani sarebbero andati all’inferno, e che sarebbe stato giusto che l’islam trionfasse con le armi in tutto il mondo. Ma in Italia ho conosciuto tante persone migliori di me: non erano afghani e non erano musulmani. Così ho cominciato a cambiare il mio modo di pensare».

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La svolta decisiva avviene il 3 aprile 2011. Farhad è andato a visitare una zia a Laghman; lungo la strada per rientrare a Jalalabad, da cui proviene, cade in un’imboscata che i talebani hanno preparato contro di lui. Benché colpito riesce a mantenere la guida del suo fuoristrada e ad accelerare fino a portarsi fuori della portata dei proiettili. Sopravvive alle ferite e poco tempo dopo prende un volo per l’Italia: la sua domanda di asilo viene accolta immediatamente.

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«Non sono veramente sopravvissuto», racconta con gli occhi che gli luccicano. «Quel giorno è morto il vecchio Farhad, e ora la mia vita appartiene tutta a Dio. Lui mi ha risparmiato dalla morte quel giorno perché io capissi che aveva una missione da affidarmi. Io devo testimoniare la verità davanti a tutto il mondo, devo confessare le ingiustizie che si compiono in Afghanistan. Il mondo deve sapere, e il popolo afghano deve cambiare la sua mentalità come io ho cambiato la mia».

 

una donna e una prostituta afghaneDue donne afghane col burqa

 

Farhad sta scrivendo il libro delle sue memorie. Lui che in Afghanistan era ricchissimo e potentissimo, in Italia vive lavorando per un’associazione di immigrati afghani. «In Afghanistan voi occidentali avete ricoperto d’oro i fondamentalisti islamici: prima i mujaheddin contro i sovietici, poi i talebani che facevano il gioco del Pakistan alleato degli americani, poi di nuovo i mujaheddin contro i talebani. Tutti fondamentalisti e tutti ipocriti: in Afghanistan la religione è un pretesto per il potere politico e per l’arricchimento.

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Sì, i talebani sono dei fanatici religiosi, ma anche loro non disdegnano di fumare l’hascisc o di accompagnarsi coi ragazzini, non esitano a uccidere i civili: queste cose l’islam le proibisce. Adesso tutti mi accusano di non essere più un musulmano, di essere un apostata passato al cristianesimo, ma quelli che non sono mai stati davvero musulmani sono loro: un giorno dovranno affrontare il giudizio di Dio». Farhad sa che quel giorno verrà anche per lui. Per questo ha preso una decisione che gli ha cambiato l’esistenza.

 

Questo è l’articolo, da mozzare il fiato. Non aggiungo altre espressioni e attendo le vostre impressioni.

 

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Giovanni Marradi  - Once upon a time


COMMENTI

  1. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Ringrazio Giovanna per la sorpresa che mi ha fatto. La vera rivoluzione è quella che avviene nella nostra mente e, da qui, nei nostri comportamenti. La storia di questo giovane afgano è sintomatica. Non abbiamo spesso l’idea di ciò che ci circonda, semplicemente non l’immaginiamo. Quanta diversità, quanti orrori, quanto desiderio di riscatto. Non è che ci facciamo impaniare troppo nel nostro “particulare”?

  2. il 10 dicembre, 2013 Giuseppe3.ca dice:

    La cattiveria umana (umana?) e la corruzione e depravazione dell’uomo non hanno limiti e questo racconto ce ne dà una prova ampia e raccapricciante. É bene far conoscere ciò che si nasconde dietro falsi idealismi politici e religiosi.
    Grazie Lorenzo e Giovanna per la esauriente storia e per il bel servizio documentario.

  3. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie a te, Pino. Penso che la conoscenza costituisca il primo passo per la liberazione dai pregiudizi e per l’acquisizione della verità. Dobbiamo battere e ribattere questo sentiero.

  4. il 10 dicembre, 2013 alba morsilli dice:

    Malila la ragazza si sedici anni che ha fatto il suo discorso alle nazioni unite ha detto” L’arma più potente che può cambiare la mentalità del mio paese è la penna”
    In queste sue parole molto profonde si nascondono tante cose, e combattere con l’ignoranza è peggio che combattere con le armi.
    nella storia di Gesù lui salvò Maddalena dalla lapidazione, Nel articolo che ho lettoc’è molta ignoranza ed un sesso sfrenato. Scusate mi da l’impressione di vedere tanti cani in calore solo istinto e niente cervello

  5. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Cara Alba, non è l’ignoranza e non è il sesso sfrenato che possono far crescere l’umanità, ma il reciproco rispetto e la forza irrefrenabile della conoscenza. La Donna, a dispetto di tutti quelli che la considerano una cosa da violentare, rappresenta la Madre di tutti e la forza invincibile della Natura. Ci riflettano i delinquenti di tutte le risme. Senza La Donna non si va da nessuna parte.

  6. il 10 dicembre, 2013 giosue1.bonollo dice:

    certo in afghanistan ci starebbero bene molte donne italiane così capirebbero bene come vivono le donne affaghanistane e non si lamenterebbero piu.

  7. il 10 dicembre, 2013 Nembo dice:

    Questo racconto viene pubblicato nella giornata dedicata ai ” Diritti umani” sulle vite di chi soffre e muore. Questo racconto sconvolgente dimostra cosa succede diciamo ogni giorno in molti paesi, in questo caso l’Afghanistan. Paese Islamico (con circa 70 sette)in maggioranza Sunnita, la maggior parte dei suoi componenti di queste tribali,sono analfabeti. Anche se nel 2004, veniva firmata la nuova costituzione in base alla quale questo paese era repubblica Islamica presidenziale in cui era garantita la libertà a tutte le religioni ecc.., nulla è fatto rispettare ai nostri giorni, anche se dall’Ottobre 2001, con l’inizio della guerra qualcosa di democratico è stato portato e, molto è stato scritto e detto sulle donne afghane, non menzionando la verità sulla situazione che resta terrificante, anche se in città alcune ragazze vanno a scuola e a lavorare presso uffici pubblici, ma fuori città nei villaggi, molte ragazze si suicidano e nessuno ne parla, sono rimasti indietrro con il nuovo, es. se una donna andava al mercato con scoperte le caviglie, anni fa, la frustavano, ora la stuprano e per loro è giusto così. l’arretratezza del paese porta ancora alla Sharia e, questa storia che abbiamo letto ne è la prova. Ciò nonostante le donne (e ragazzini)Afghane sono e saranno -purtroppo-sempre vittime silenziose. Un plauso a questo ragazzo-uomo che ha avuto il coraggio di raccontare quello che ha vissuto e visto con i propri occhi quello che accade nel suo paese.

  8. il 10 dicembre, 2013 franco muzzioli dice:

    Nel 1500 all’epoca di Papa Borgia …si tagliavano le mani ai ladri ,si sottoponevano gli omosessuali a pene capitali orrende , si bruciavano gli “eratici” ,”le streghe” e frati ancor più integralisti,come il Savonarola , le mura di Roma erano spesso costellate da arti e teste tagliate . Questo per dire che ci sono luoghi sulla terra, che per colpa di assurde teocrazie e e integralismi religiosi ,la civiltà si è fermata a più di cinquecento anni fa. E non c’è da stupirsi se gli stadi e le piazze si riempiono di folle urlanti quando c’è una lapidazione . Nei tempi passati ,anche da noi, si diceva “facciamogli la festa” per indicare l’esecuzione capitale di un individuo . Le piazze si riempivono , si vendevano cose da mangiare, le esecuzioni erano una festa di popolo.
    Il buon Farhat ,ha fatto molto ad uscirne mentalmente integro!
    Questo ci insegna che dobbiamo combattere tutti gli integralismi soprattutto quelli religiosi.
    Io da laico convinto sento tutto l’orrore e la rabbia nel leggere simili atrocità oscene, che combattero sempre con tutte le mie forze.

  9. il 10 dicembre, 2013 sandra vi dice:

    Questo racconto ci riempe veramente di tanto orrore ,sembra impossibile che tali atrocita’ avvengano ancora ai giorni nostri.Purtroppo in vece e’ una tragica realta’.Oggi nella giornata dei “DIRITTI UMANI”nel mondo un pensiero a chi vive tante sofferenze ,e vsi arrivi ad un reale aiuto. COme sempre ringrazio Giovanna per il apporto musicale

  10. il 10 dicembre, 2013 elisabetta8mi dice:

    Lorenzo,questo tuo articolo mi ha riepito il cuore ,di tristezza di orrore e tantissima rabia,,mi sembra una cosa assurda:Siamo andati sulla luna,,,ma in tanti posti siamo alla preistoria anzi peggio ,,contro l’ignoranza c’i si trova con le mani legate,,,tutto puoi discutere e combattere,,ma l’ignoranza no,,non esiste nessuna possibilita’,,,vorrei esprimere tutta la ribellione,la sofferenza,il disaggio e l’impotenza difronte a tanta crudelta’ e prepotenza,ma non trovo le parole adatte.Ho tanta pena per queste donne,,,e tantissima rabbia x questi uomini se cosi’ si possono chiamare e la loro enorme ignoranza,,e non si permettano di chiamare religione tutto questo….

  11. il 10 dicembre, 2013 giovanna3.rm dice:

    E’ vero, Franco, nel corso del Medioevo e durante l’Inquisizione abbiamo avuto degli esempi clamorosi di ferocia, in grande misura ispirati dalla religione. Il piacere di assistere alle esecuzioni capitali si è protratto fino alla Rivoluzione Francese e oltre, in pratica fino all’inizio dell’Ottocento. Era una festa partecipare all’ignobile esecuzione dei nobili, dei borghesi e degli antirivoluzionari, attraverso la ghigliottina. Le famiglie del popolo, con al seguito i figli, sia pure bambini, ne gioivano. Quindi, anche noi in Occidente, culla dell’arte, della cultura, della poesia abbiamo fatto la nostra bella parte.
    Certo, si poteva sperare che nel primo decennio del 2000 vicende del genere non accadessero più, ma non è così. Ce lo dice proprio un coraggioso Islamico, Fahrad Bitani che, in un impeto di presa di coscienza, ha ravvisato tutto l’orrore che avviene nel suo paese, al quale lui stesso, fino a qualche anno fa aveva preso parte.
    Quando un Paese è, in pratica, dominato dall’integralismo e, per gli Islamici, quello religioso è il più diffuso, ogni sentimento di tolleranza, di pietà, in altre parole, un senso umano di comprensione è inesistente: ogni azione di violenza, anche la più spietata, è ritenuta una giusta punizione per chi ha commesso qualche errore.
    I massacri perpetrati sulle le donne, poi, sembrano dare ai maschi islamici ancora maggiore soddisfazione e penso si possa capirne la ragione.
    Tutto ciò, ahimé, non accade solo in Afghanistan ma, in pratica, in tutti i paesi Arabi, dove si professa la fede islamica. Chi conosce bene il Corano, tuttavia, sostiene che Maometto non ha imposto ai suoi seguaci di professarla in modo così atroce e crudele. L’interpretazione errata che ne è stata tratta, invece, ha portato ad un integralismo becero e terrificante.
    Un mio pensiero di grande simpatia lo indirizzo a Fahrad: ce ne fossero di musulmani come lui!

  12. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Certo, Giosué, le nostre donne starebbero molto male in Afghanistan ma sono certo che si metterebbero a capo di quotidiane rivolte per insegnare ai barbari di che pasta son fatte e per trarre le consorelle dalla schiavitù in cui versano.

  13. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Nembo, nel giorno dei Diritti Umani è giusto pensare alla miseranda situazione in cui, con riferimento ai diritti, versano tanti Paesi, soprattutto in alcune categorie, donne e bambini in particolare. Non dobbiamo far finta di nulla e parlare d’altro. La battaglia dei nostri fratelli e sorelle che versano in condizioni di quasi schiavitù ci appartiene, appartiene a tutto il mondo.

  14. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Franco, quella che qualcuno si ostina a chiamare religione ed è invece pura crudeltà e violenza deve essere disvelata. Così come gli integralismi di tutti i tipi.Purtroppo, molte volte, la realpolitik e gli interessi di qualsiasi tipo fanno da velo nascondendo la verità. Il racconto autobriografico del giovane testimone degli orrori rende giustizia anche a chi, essendo di quel campo geografico, culturale e religioso, si ribella e fa il testimonial a rischio della sua vita.

  15. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Sandra, il racconto fa orrore ma induce alla speranza che anche in queste situazioni orribili ci sia qualcuno che ci mette la faccia e dica la verità. Speriamo che l’umanià, il coraggio, la cultura del rispetto e della tolleranza prendano il sopravvento. Una volta per tutte.

  16. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    No, Elisabetta, hai ragione, non è religione quella, è pura violenza, orribile anche a pensarla. La si può combattere colpendo a tenaglia da dentro e da fuori, ma soprattutto da dentro, assicurando naturalmente il sostegno che occorre, non ultimo quello economico.

  17. il 10 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Giovanna, il tuo pensiero, così sistematico ed informato, mi ha commosso. Sarebbe bello lasciare da parte gli orrori sostenendo che tanto di essi non siamo responsabili. Sarà così davvero? Tu non lo pensi e io non lo credo. In fondo chi ci mette la faccia e la vita è proprio il giovane musulmano, che Dio di tutti lo abbia in gloria.

  18. il 10 dicembre, 2013 wanda dice:

    no, non sono d’accordo con quanto è stato detto.Certamente quello che succede in Afghanistan è orrendo e ci auguriamo che le persone maturino e si rendano conto che ciò che commettono sono dei veri e propri massacri e ingiustizie che sicuramente non sono dettate ne da alcun Dio ne da alcuna religione; ma se non sono le donne violate a unirsi e ribellarsi,se non ci sono persone con più coscienza, umanità,rigore, onestà ecc. ecc. a farsi valere, non se ne verrà mai a capo. Non possiamo essere noi da esterni ad intervenire e dettare le nostre leggi, ma le stesse persone offese a reagire. Le nostre leggi (forse) sono buone per noi e i nostri costumi, loro hanno i loro usi e male accettano la nostra interferenza.Non so se ho trovato le parole giuste per esprimere il mio pensiero, sono contraria a qualsiasi tipo di violenza e su qualsiasi essere vivente e proprio non riesco a capire come un uomo (?) possa diventare un bruto e commettere atti inverosimili e criminali sotto qualunque cielo sia e qualunque religione professi

  19. il 11 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    No, Wanda, non mi pare che siamo in disaccordo fra noi e con te. Facciamo ognuno la nostra parte e conseguiremo l’obiettivo Ti abbraccio.

  20. il 11 dicembre, 2013 franco muzzioli dice:

    Wanda ….se le donne di quelle terre si azzardano a togliersi il velo….vengono lapidate…..se si ribellano vengano lapidate …..se osano studiare….vengono perseguitate…..se si azzardano a guidare la macchina….vengono perseguitate ….Come puoi pensare che “si ribellino”!!!!….E’ un percorso lungo….che deve assolutamente partire dall’esterno …..dobbiamo parlarne…parlarne ….aiutarle ….raccontare le loro disgrazie….e boicottare i loro regimi con tutti i mezzi .

  21. il 11 dicembre, 2013 Nembo dice:

    Wanda…,FrancoMuzzioli ha già commentato in modo esauriente il grave problema delle donne Afghane, io vorrei aggiungere ancora qualcosa di terribile che succede ancora in quel paese, partendo subito nel dirti che un detto Afgano dice: La donna può uscire di casa solo tre volte, la prima volta quando nasce, la seconda quando si sposa, la terza quando muore e, allora di cosa stiamo parlando…dovremmo dire…la donna può uscire solo se accompagnata almeno da due parenti, o dal marito, con un vestito lungo fino alle caviglie, logicamente con il burqa, la stessa è segregata in casa, non può sentire la radio, o guardare fuori dalla finestra, altrimenti sono frustate e botte, violenza verbale ecc…,lei serve solo a parere di queste -belve umane-fare lavori in casa, fare figli, e soddisfare i bisogni sessuali, la privano dell’esistenza umana, gli uomini ti posso dire che già al mattino sono “pippati” e anche gli uomini hanno delle regole ben precise dettate dai talebani, non possono radersi, non possono applaudire ma solo ineggiare alle loro -litanie-e, se per caso un Afhgano dovesse cambiare religione lasciando l’Islam, per lui è la morte. in Indonesia che è il paese con più musulmani al mondo, le donne girano con il viso scoperto, questo per dirti di come si è diversi e, per dire quanti preconcetti di uomo-padrone vi siano con questa gente. Wanda ho amici militari Italiani in Afghanistan con loro mi sento una due volte alla settimana, e con altri che sono stati in missione in quei paesi gli stessi mi raccontano cose terribili che hanno visto e,-purtroppo- senza poter intervenire. Quel paese non cambierà mai e, chissà cosa succederà dopo il 2014 quando tutti i contingenti militari internazionali lasceranno quel territorio,anche perchè troppe tribù tribali di talebani ci sono e con Karzai al potere non si farà molto, in certi villaggi sui monti non sanno nememno chi sia, la diplomazia poco può fare per fare cambiare mentalità per far rispettare i diritti umani di queste donne. La loro mentalità non può cambiare. Vediamo oggi 11 Dicembre cosa ancora è successo in Siria centinaia di morti e migliaia di feriti denunciano gli attivisti,omicidi compiuti dalle forze di regime di Assad, in nome di cosa, di quale religione…,cosa dobbiamo fare…per salvaguardare queste persone in questi stati noi posiamo fare poco, però parlarne sempre e molto anche nei vari Blog serve a tenere alta l’informazione perchè le tv sono ormai un regime anche in Italia.

  22. il 11 dicembre, 2013 giovanna3.rm dice:

    Perfetto, Franco, proprio quello che fa sistematicamente Amnesty International, (ho fatto volontariato per anni presso questa organizzazione) scrivendo, tempestando i capi di governo, gli Emiri,i capi religiosi, gli ambasciatori dei paesi arabi, denunciando continuamente tutti gli atti orrendi che venivano compiuti nei confronti di tutti i prigionieri politici e no, delle donne, ecc. Qualche volta, si riusciva a liberare qualche prigioniero e a rendere meno cruenta la pena per le donne. Ma, come dici tu, ci vorranno anni e anni prima di raggiungere esiti positivi estesi. Qualche paese ha ceduto qualcosa, non gradendo la pubblicità negativa derivante da tutto ciò che Amnesty era in grado di dimostrare con immagini e racconti reali che, come dicevo prima, si indirizzavano a tutte le autorità, in un modo o nell’altro implicate.

  23. il 11 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie Franco. Sì, non possiamo ritenere che le donne di quei paesi possano essere lasciate sole. Faranno.come stanno facendo, le loro battaglie ma devono avere un aiuto deciso e convinto di tutti nel mondo: singoli e stati.

  24. il 11 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Sì, Nembo, dobbiamo tenere sempre alta la guardia, in tutti i Paesi che si dicono liberi e non possono esserlo del tutto se sopportano lo schifo di queste situazioni nel mondo. Se c’è una persona povera, oppressa e perseguitata, anche se lontana, è colpa di tutti e non ce ne possiamo lavare le mani.

  25. il 11 dicembre, 2013 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Giovanna, della tua testimonianza in Amnesty. Siamo tutti impegnati.


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