Pubblichiamo questo post proposto dall’Amico Nembo su un argomento forse poco conosciuto ma sicuramente di grande interesse. Lo sottoponiamo al giudizio dei lettori e frequentatori del Bosco per una riflessione e una ponderata analisi. Grazie.
SINDROME DI BURNOUT
Pochi di noi conoscono la sindrome da Burnout, ma una buona parte delle persone che portano una divisa ne soffrono, in maniera più o meno lieve. La sindrome da Burnout è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d’aiuto, qualora queste non rispondono in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere. Il burnout interessa tutte quelle figure con una professione ed elevata implicazione relazionale ovvero da una duplice fonte di stress, ovvero quello personale e quello della persona aiutata, in particolare colpisce medici, infermieri e altre figure sanitarie, gli addetti ai servizi di emergenza, come appartenenti alla forza pubblica, vigili del fuoco, piloti (vedi airbus della Germnwings), assistenti sociali ed altri ancora (politici).
Stress da oneri burocratico/regolamentari
Questi soggetti dopo alcuni anni di attività, cominciano a sviluppare un lento processo di “logoramento” o “decadenza” psicofisica dovuta alla mancanza di energie, di capacità per sostenere e scaricare lo stress accumulato, il termine burnout in Inglese significa proprio “bruciarsi” in queste persone con questo stato d’animo può anche succedere che si facciano un carico eccessivo delle problematiche delle persone a cui badano, non riuscendo così più a discernere tra la vita propria e la loro, avendo poi un esaurimento emotivo, depersonalizzato, un atteggiamento spesso improntato ad un sentimento di ridotta realizzazione personale accompagnato da una sensazione di fallimento, rabbia, e risentimento che portano inevitabilmente alla depressione che fanno poi seguito disagi nel campo professionale, successivamente poi al piano personale a volte anche con gesti estremi.
Quando la testa non è più la tua
Varie sono le fasi che spingono questi soggetti alla sindrome:
La prima fase, la preparatoria. È quella forse del troppo “entusiasmo idealistico” che spinge il soggetto a scegliere un lavoro di tipo assistenziale o sociale;
Nella seconda fase detta “stagnazione” il soggetto, sottoposto a carichi di lavoro di stress eccessivi, inizia a rendersi conto di come le sue aspettative iniziali non coincidono con la realtà lavorativa come l’entusiasmo, l’interesse ed il senso di gratificazione legati alla professione iniziano a diminuire;
La terza fase diventa già “frustrazione” il soggetto avverte sentimento di inutilità, di inadeguatezza, di insoddisfazione, uniti alla percezione di essere sfruttato, oberato di lavoro e poco apprezzato, lo stesso con svariate scuse inizia un allontanamento dal lavoro, mettendo in atto anche un atteggiamento aggressivo verso gli altri;
La quarta fase “apatia” l’interesse e la passione per il proprio lavoro si spengono completamente e subentra l’indifferenza fino a una vera morte professionale.
Fase del punto senza ritorno
Vari studi hanno dimostrato che il burnout non è un problema dell’individuo in se, ma nel contesto sociale nel quale si opera, quando l’ambiente di lavoro non riconosce l’aspetto umano del lavoro, il rischio di questa sindrome aumenta. Il lavoro modella il modo in cui le persone interagiscono tra di loro e il modo in cui ricoprono la propria mansione. Portare una divisa e doversi scontrare giornalmente con pregiudizi, persone corrotte, una legge a tratti ridicola e molto altro può portare spesso a questa sindrome. Se poi consideriamo che l’assistenza psicologica per gli uomini in divisa in Italia è praticamente nulla, forse l’altissimo numero di suicidi tra le forze dell’ordine dovrebbe essere presa seriamente con un po’ più di considerazione. Così vale anche per la malasanità che merita una riflessione su tale problematica che interessa sempre più la nostra convulsa quotidianità ma anche una categoria dei camici bianchi che sono sottoposti a stress specialmente nei vari centri di Pronto Soccorso.
In Italia ci sono indicatori di negatività e disquilibrio tra qualità professionale e qualità organizzativa, lavorando male e sprecando risorse, così facendo c’è sempre più contenziosi tra medici e pazienti. Tutti i fattori esposti meritano una riflessione che porta questo problema nella nostra società, a volte gettando fango e demonizzando persone, non sapendo forse che a loro volta hanno dei problemi. Mettere dei lavoratori l’uno contro l’altro è uno dei metodi più vecchi per distruggere i diritti di tutti i lavoratori sia pubblici che privati. Importante è monitorare le tensioni emotive e dello stress del servizio in quanto gli eventi connessi al servizio possono modificare, alterare, squilibrare lo stato psicologico iniziale, l’assenza di un supporto psicologico ha determinato e se non si fa con urgenza un supporto adeguato di prevenzione psicologico/sanitaria, si avrà sempre più maggior disagio e l’incremento suicidi dovuti a questo “Virus” invisibile e spietato che si infila nella vita umana degli “addetti ai lavori”
Vi invito ad esprimere il vostro pensiero, grazie.
N.B. - Alcuni elementi che caratterizzano il Post sono stati elaborati da internet.
Richard Clayderman: Nostalgy
COMMENTI
il 02 luglio, 2015 mario33.co dice:
(ESTRAPPOLATO DAL WEB)
Il problema “DALL’ALTRUISMO AL CINISMO”
Il termine burn-out è stato ufficializzato per la prima volta nel 1977 da C. Maslach nella sua relazione al Convegno della Associazione americani; con questa espressione la relatrice individuava una situazione in costante aumento tra il personale dei servizi socio sanitari il quale, dopo una prima fase di appassionata adesione ed impegno nella professione si”brucia” manifestando progressivamente atteggiamenti di nervosismo, malessere, distacco e fastidio, fino ad indifferenza e cinismo nei confronti del proprio lavoro.
Negli ultimi quindici anni la sindrome di burn-out è stato oggetto di numerosi studi e valutazioni sino alla elaborazione, da parte di Cherniss (1985), di una vera teoria che configura modalità precise di insorgenza della sindrome stessa, descrivendo i tratti di personalità, che contraddistinguono e predispongono al sovraccarico di ruolo nell’operatore sanitario:
v un atteggiamento attivo nei riguardi del proprio lavoro;
v la frustrazione conseguente all’incapacità di tollerare l’insuccesso;
v la convinzione di poter controllare gli avvenimenti esterni nella vita quotidiana e lavorativa;
v la scarsa capacità di adattamento alle eventuali disfunzioni delle strutture sanitarie.
Il lavoratore, che deve a questo punto difendersi dal crollo della fiducia in se stesso, come modalità difensiva contro il sentimento di inadeguatezza personale inizia ad elaborare un progressivo distacco emozionale dalla situazione lavorativa.
Possibili vie di uscita
E’ più facile evitare questa crisi se si è inseriti in un gruppo di lavoro affiatato e se c’è uno scambio di valori umani. Avere buone relazioni interpersonali, avere un gruppo, fa parte degli elementi protettivi ed allontana il Burn-out, anche se essi sono fortemente a rischio, semplicemente per il fatto che esistono degli interessi che possono essere contrastanti fra loro.
Chiunque cerchi una soluzione vera e definitiva al Burn-out deve innanzi tutto trovare il coraggio di modificare la sua personale cultura del lavoro, di liberarsi dai pregiudizi che tradizionalmente accompagnano l’idea di successo e di sfidare l’incomprensione e lo scherno altrui.
Vale davvero la pena immolare tutto, non solo la famiglia e gli amici, ma anche l’etica ed i propri valori morali sull’altare della carriera?
A prima vista qualunque strategia anti Burnout si configura come una vera e propria ritirata, come un segno di debolezza, non capace di controllarsi e quindi inaffidabile. Proprio questo “scalare la marcia” che, sta prendendo piede in misura crescente, è la via che hanno percorso coloro che sono riusciti a prevenire, a superare, tale sindrome senza ricorrere alla psicoterapia. .
E’ utile anche favorire alcuni meccanismi di difesa, come il saper ricordare
che…non si vive di solo lavoro
Ma…la vita è altrove, fuori dall’ospedale e dall’ambiente lavorativo.
il 02 luglio, 2015 gabriella BZ dice:
Ho letto con interesse la pagina Nembo, ho potuto così riflettere perchè certe persone che una volta adoravano il proprio lavoro, sono poi diventate apatiche, e certe altre hanno cominciato a detestare le proprie mansioni. Mentre leggevo ho pensato a quello che è successo poco tempo fa, con la scusa che indossava una divisa ha fatto del male ad una ragazza solo perchè questa non le aveva detto di si alcuni anni prima. Ad anni di distanza forse la stanchezza del militare ha fatto scoppiare la tragedia. Una cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da una persona all’apparenza tanto sensibile e gentile. Un saluto ciao.
il 02 luglio, 2015 franco muzzioli dice:
Avevo già sentito questo termine quando il pilota d’aereo Andreas Lubitz ha volontariamente fatto schiantare l’aereo che pilotava uccidendo 150 persone.
Sembra che questa “sindrome” possa coinvolgere , come giustamente dice Nembo, tutte le professioni che hanno rapporti col pubblico, soprattutto : insegnanti, psichiatri, psicologi, assistenti sociali, sacerdoti, avvocati, addetti commerciali , poliziotti….ma soprattutto medici e infermieri.
Mi viene da dire che sono tutti “mestieri” che prevedono un grosso fattore di “missione” ….se uno li esegue solo perchè con quello ci deve campare ..il rischio esiste….. poi dipende da individuo a individuo……
il 03 luglio, 2015 lorenzo.rm dice:
Un grande servizio, oggi, nel Bosco, che sfida la calura. Grazie a Nembo, Pino. Mario e tutti.
il 03 luglio, 2015 aquilafelice44 dice:
amico nembo bravo io non so molto ma posso dire che anche su certe malatie molte volte subentra lo stress e la depressione cosa che sucesso a me i primi due anni di malatia pultropo non acetavo questa situazione non acetavo la carrozzina e sia in casa che fuori ero diventato isoportabile maleducato e volgare anche con i mie famigliare.poi mi sono reso conto che dovevo acetare questa malatia ora mi sento sereno con i miei e con me stesso.bravo nembo
il 03 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:
Un ringraziamento all’Amico Nembo per aver proposto un argomento di grande attualità perchè dopo gli eventi recenti era giusto parlarne anche nel Bosco che, come sappiamo, non si tira mai indietro nel discutere sui fatti di cronaca e fenomeni sociali. Un saluto.
il 03 luglio, 2015 Nembo dice:
Condivido i vostri commenti, ed è vero, le varie situazioni nate in cui il lavoro serve a “darci da vivere” è molto pericoloso con il passare del tempo. A volte si parte con ideali, con autorealizzazione e poi tutto finisce anche con situazioni molto drammatiche. Un saluto
il 03 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:
Un grazie a Mario per l’integrazione delle notizie Web, utili per ampliare la conoscenza del fenomeno. Un saluto.
il 03 luglio, 2015 sandra vi dice:
Un ringraziamento a NEMBO ,per aver messo in evidenza col suo articolo questa pericolosa “Sindrome “che colpisce certe categorie bdi professionisti .Io ne parlo solitamente col mio cardiologo ,ottimo professionista ,quanndo mi visita quando vengo in Italia .E’una delle sue principal preoccupazioni per il personale ospedaliero ,perche’questa sindrome e’ trisciante ,ma puo’essere determinante per il perfetto funzionamento di un reparto .UN grazie a GIOVANNA per il video e la musica.
il 03 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:
Vero Lorenzo, la nostra è proprio una sfida perché il caldo può essere un nemico che rallenta la voglia di fare ma non frena il nostro entusiasmo di voler dare sempre un buon servizio per gli amici lettori del Bosco. Ciao, grazie.
il 03 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:
Grazie Gabriella, anche tu hai dato il tuo contributo con la storia che hai raccontato. Ogni conoscenza è sempre utile e preziosa per inquadrare il problema, ciao, un saluto.
il 03 luglio, 2015 gianna dice:
Giuseppe3, sempre bravissimo ha presentare ogni storia o articolo, racconto, oggi si parla (Sindrome di Burnout, non molto conosciuta ma esistente,è insistente dipende da tantissimi lavori sottoposti a stress ecc..ma i commenti precedenti hanno fatto capire gia’ molto Nembo,come sempre chiaro, ma tutti quello che ha superato il commento + Mario, co: bravissimo per le sue grandi ricerche su Web, e davvero spiega in modi molto chiaro e giusti, che dirvi siete bravissimi e grazie per farci conoscere la (SINDROME di BURNOUT) Grazie Giuseppe, Nembo per la sua ricerca, Mario33, co: bravissimi tutti se posso dire io non la conoscevo come stres fisico e basta, Grazie a Giovanna, per le sue foto e meraviglioso video,grazie di cuore a tutti voi ciao…
il 03 luglio, 2015 francesco75 dice:
C’è sempre tempo per imparare ,eppure per motivi che non è il caso specificare seguo con molto interesse i problemi psicologici.
Ho seguito invece da vicino l’evoluzione del carattere di un nostro giovane conoscente, che dopo varie missioni in Afghamista è rientrato in Italia profondamente cambiato. Da persona discreta, aperta ed equilibrata che era è diventata una persona difficile, facile alla irritabilità, depressa , tutte sintomatologie con le quali vive da molto tempo nonostante le cure e l’affetto dei suoi.
Quasi sicuramente anche lui sarà vittima dalla sindrome di bourn out.
Grazie e buon pomeriggio
il 03 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:
Grazie Gianna, per la precisione è doveroso dire che non solo l’articolo ma anche le immagini sono opera di Nembo, sempre preciso nei suoi lavori. Io, oltre alla presentazione ho inserito il pezzo musicale cercando di interpretare quanto avrebbe fatto Giovanna alla quale auguro una pronta ripresa della salute e il rientro a presto nelle sue indispensabili funzioni nel Bosco. Un saluto.
il 03 luglio, 2015 gianna dice:
Siete bravissimi Giuseppe3, Nembo, anche per le sue opere sempre precisi come nel vostro lavoro di tutti i giorni.Giuseppe3, mancano le parole tu sai distringuere un filo d’erba, sappiamo che sai fare molte cose, spero che Giovanna, posso rientrare presto,i migliori auguri di una pbuona ripresa della salute,e un buon rientro a presto, siete stati bravissimi,Giuseppe3,Nembo,Giovanna,ascoltami ti sapremo aspettare,tvb ciao
il 04 luglio, 2015 sandra vi dice:
Mi spiace tanto che Giovanna nn stia ancora bene, sopratutto nn risponde, e tutto grava sulle spalle di Giuseppe col quale mi scuso, Clayderman e’ un pezzo che mi piace, Giovanna molte volte lo inserisce. Mentre rileggevo il testo interessante di Nembo, mi sono ricordata della tragedia che ha sconvolto la famiglia di una mia cara amica qualche anno fa. Il marito alto ufficiale della Polizia Ferroviaria, un uomo d’una gentilezza squisita adorava la moglie, pieno di premure. Da qualche tempo mi telefonava la mia amica nn lo riconosceva, nervoso, come rincasava, tutti i cuscini del divano dovevano essere allineati, ogni giorno passava il dito sui mobili, guai se c’era un granello di polvere… ecc. un giorno pranzano, si alza le da un bacio si chiude in istudio e… si spara… Ricordo la disperazione della mia amica accorsa al colpo “nn l’ho capito”, urlava, ora potremmo dare un nome al suo stato.
il 04 luglio, 2015 gianna dice:
Giovanna3, sei una cara sorella, mai mi stanchero’ di aspettarti come sempre,Dio ti aiutera’ e io ti staro’ accanto con l’affetto sincero che arriva dal cuore mio stanco, tvb amica lieta notte a domani bacio Gianna riposa serena e pensa che sei ben voluta da tutti, Il bosco ti aspetto con me,non dimenticarti nel bosco aspetto te e nn solo!
il 04 luglio, 2015 Giuseppe3.ca dice:
Grazie Sandra, tutti insieme ci auguriamo che Giovanna rientri presto nelle funzioni di coordinatrice del Blog, si sente la sua mancanza.
Una storia triste quella che hai raccontato e purtroppo non è l’unica. Il post di Nembo è stato utile per mettere in evidenza e farci conoscere la sindrome di burn-out con tutti i suoi aspetti negativi ma speriamo che si riesca a porvi rimedio. Ciao, un saluto.
PASSA IL TEMPO....
Le lancette della vita ... scorrono nella perfetta sincronizzazione dei secondi....
e ad ogni movimento del tempo....nulla sara mai come prima....
E anche se non potrò vederti, parlarti, ascoltarti ....in questo presente....
Ti vedrò , ti parlerò, ti ascolterò nei secondi di tempo che ho fermato nel mio cuore.....
m.d
(ESTRAPPOLATO DAL WEB)
Il problema “DALL’ALTRUISMO AL CINISMO”
Il termine burn-out è stato ufficializzato per la prima volta nel 1977 da C. Maslach nella sua relazione al Convegno della Associazione americani; con questa espressione la relatrice individuava una situazione in costante aumento tra il personale dei servizi socio sanitari il quale, dopo una prima fase di appassionata adesione ed impegno nella professione si”brucia” manifestando progressivamente atteggiamenti di nervosismo, malessere, distacco e fastidio, fino ad indifferenza e cinismo nei confronti del proprio lavoro.
Negli ultimi quindici anni la sindrome di burn-out è stato oggetto di numerosi studi e valutazioni sino alla elaborazione, da parte di Cherniss (1985), di una vera teoria che configura modalità precise di insorgenza della sindrome stessa, descrivendo i tratti di personalità, che contraddistinguono e predispongono al sovraccarico di ruolo nell’operatore sanitario:
v un atteggiamento attivo nei riguardi del proprio lavoro;
v la frustrazione conseguente all’incapacità di tollerare l’insuccesso;
v la convinzione di poter controllare gli avvenimenti esterni nella vita quotidiana e lavorativa;
v la scarsa capacità di adattamento alle eventuali disfunzioni delle strutture sanitarie.
Il lavoratore, che deve a questo punto difendersi dal crollo della fiducia in se stesso, come modalità difensiva contro il sentimento di inadeguatezza personale inizia ad elaborare un progressivo distacco emozionale dalla situazione lavorativa.
Possibili vie di uscita
E’ più facile evitare questa crisi se si è inseriti in un gruppo di lavoro affiatato e se c’è uno scambio di valori umani. Avere buone relazioni interpersonali, avere un gruppo, fa parte degli elementi protettivi ed allontana il Burn-out, anche se essi sono fortemente a rischio, semplicemente per il fatto che esistono degli interessi che possono essere contrastanti fra loro.
Chiunque cerchi una soluzione vera e definitiva al Burn-out deve innanzi tutto trovare il coraggio di modificare la sua personale cultura del lavoro, di liberarsi dai pregiudizi che tradizionalmente accompagnano l’idea di successo e di sfidare l’incomprensione e lo scherno altrui.
Vale davvero la pena immolare tutto, non solo la famiglia e gli amici, ma anche l’etica ed i propri valori morali sull’altare della carriera?
A prima vista qualunque strategia anti Burnout si configura come una vera e propria ritirata, come un segno di debolezza, non capace di controllarsi e quindi inaffidabile. Proprio questo “scalare la marcia” che, sta prendendo piede in misura crescente, è la via che hanno percorso coloro che sono riusciti a prevenire, a superare, tale sindrome senza ricorrere alla psicoterapia. .
E’ utile anche favorire alcuni meccanismi di difesa, come il saper ricordare
che…non si vive di solo lavoro
Ma…la vita è altrove, fuori dall’ospedale e dall’ambiente lavorativo.
Ho letto con interesse la pagina Nembo, ho potuto così riflettere perchè certe persone che una volta adoravano il proprio lavoro, sono poi diventate apatiche, e certe altre hanno cominciato a detestare le proprie mansioni. Mentre leggevo ho pensato a quello che è successo poco tempo fa, con la scusa che indossava una divisa ha fatto del male ad una ragazza solo perchè questa non le aveva detto di si alcuni anni prima. Ad anni di distanza forse la stanchezza del militare ha fatto scoppiare la tragedia. Una cosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da una persona all’apparenza tanto sensibile e gentile. Un saluto ciao.
Avevo già sentito questo termine quando il pilota d’aereo Andreas Lubitz ha volontariamente fatto schiantare l’aereo che pilotava uccidendo 150 persone.
Sembra che questa “sindrome” possa coinvolgere , come giustamente dice Nembo, tutte le professioni che hanno rapporti col pubblico, soprattutto : insegnanti, psichiatri, psicologi, assistenti sociali, sacerdoti, avvocati, addetti commerciali , poliziotti….ma soprattutto medici e infermieri.
Mi viene da dire che sono tutti “mestieri” che prevedono un grosso fattore di “missione” ….se uno li esegue solo perchè con quello ci deve campare ..il rischio esiste….. poi dipende da individuo a individuo……
Un grande servizio, oggi, nel Bosco, che sfida la calura. Grazie a Nembo, Pino. Mario e tutti.
amico nembo bravo io non so molto ma posso dire che anche su certe malatie molte volte subentra lo stress e la depressione cosa che sucesso a me i primi due anni di malatia pultropo non acetavo questa situazione non acetavo la carrozzina e sia in casa che fuori ero diventato isoportabile maleducato e volgare anche con i mie famigliare.poi mi sono reso conto che dovevo acetare questa malatia ora mi sento sereno con i miei e con me stesso.bravo nembo
Un ringraziamento all’Amico Nembo per aver proposto un argomento di grande attualità perchè dopo gli eventi recenti era giusto parlarne anche nel Bosco che, come sappiamo, non si tira mai indietro nel discutere sui fatti di cronaca e fenomeni sociali. Un saluto.
Condivido i vostri commenti, ed è vero, le varie situazioni nate in cui il lavoro serve a “darci da vivere” è molto pericoloso con il passare del tempo. A volte si parte con ideali, con autorealizzazione e poi tutto finisce anche con situazioni molto drammatiche. Un saluto
Un grazie a Mario per l’integrazione delle notizie Web, utili per ampliare la conoscenza del fenomeno. Un saluto.
Un ringraziamento a NEMBO ,per aver messo in evidenza col suo articolo questa pericolosa “Sindrome “che colpisce certe categorie bdi professionisti .Io ne parlo solitamente col mio cardiologo ,ottimo professionista ,quanndo mi visita quando vengo in Italia .E’una delle sue principal preoccupazioni per il personale ospedaliero ,perche’questa sindrome e’ trisciante ,ma puo’essere determinante per il perfetto funzionamento di un reparto .UN grazie a GIOVANNA per il video e la musica.
Vero Lorenzo, la nostra è proprio una sfida perché il caldo può essere un nemico che rallenta la voglia di fare ma non frena il nostro entusiasmo di voler dare sempre un buon servizio per gli amici lettori del Bosco. Ciao, grazie.
Grazie Gabriella, anche tu hai dato il tuo contributo con la storia che hai raccontato. Ogni conoscenza è sempre utile e preziosa per inquadrare il problema, ciao, un saluto.
Giuseppe3, sempre bravissimo ha presentare ogni storia o articolo, racconto, oggi si parla (Sindrome di Burnout, non molto conosciuta ma esistente,è insistente dipende da tantissimi lavori sottoposti a stress ecc..ma i commenti precedenti hanno fatto capire gia’ molto Nembo,come sempre chiaro, ma tutti quello che ha superato il commento + Mario, co: bravissimo per le sue grandi ricerche su Web, e davvero spiega in modi molto chiaro e giusti, che dirvi siete bravissimi e grazie per farci conoscere la (SINDROME di BURNOUT) Grazie Giuseppe, Nembo per la sua ricerca, Mario33, co: bravissimi tutti se posso dire io non la conoscevo come stres fisico e basta, Grazie a Giovanna, per le sue foto e meraviglioso video,grazie di cuore a tutti voi ciao…
C’è sempre tempo per imparare ,eppure per motivi che non è il caso specificare seguo con molto interesse i problemi psicologici.
Ho seguito invece da vicino l’evoluzione del carattere di un nostro giovane conoscente, che dopo varie missioni in Afghamista è rientrato in Italia profondamente cambiato. Da persona discreta, aperta ed equilibrata che era è diventata una persona difficile, facile alla irritabilità, depressa , tutte sintomatologie con le quali vive da molto tempo nonostante le cure e l’affetto dei suoi.
Quasi sicuramente anche lui sarà vittima dalla sindrome di bourn out.
Grazie e buon pomeriggio
Grazie Gianna, per la precisione è doveroso dire che non solo l’articolo ma anche le immagini sono opera di Nembo, sempre preciso nei suoi lavori. Io, oltre alla presentazione ho inserito il pezzo musicale cercando di interpretare quanto avrebbe fatto Giovanna alla quale auguro una pronta ripresa della salute e il rientro a presto nelle sue indispensabili funzioni nel Bosco. Un saluto.
Siete bravissimi Giuseppe3, Nembo, anche per le sue opere sempre precisi come nel vostro lavoro di tutti i giorni.Giuseppe3, mancano le parole tu sai distringuere un filo d’erba, sappiamo che sai fare molte cose, spero che Giovanna, posso rientrare presto,i migliori auguri di una pbuona ripresa della salute,e un buon rientro a presto, siete stati bravissimi,Giuseppe3,Nembo,Giovanna,ascoltami ti sapremo aspettare,tvb ciao
Mi spiace tanto che Giovanna nn stia ancora bene, sopratutto nn risponde, e tutto grava sulle spalle di Giuseppe col quale mi scuso, Clayderman e’ un pezzo che mi piace, Giovanna molte volte lo inserisce. Mentre rileggevo il testo interessante di Nembo, mi sono ricordata della tragedia che ha sconvolto la famiglia di una mia cara amica qualche anno fa. Il marito alto ufficiale della Polizia Ferroviaria, un uomo d’una gentilezza squisita adorava la moglie, pieno di premure. Da qualche tempo mi telefonava la mia amica nn lo riconosceva, nervoso, come rincasava, tutti i cuscini del divano dovevano essere allineati, ogni giorno passava il dito sui mobili, guai se c’era un granello di polvere… ecc. un giorno pranzano, si alza le da un bacio si chiude in istudio e… si spara… Ricordo la disperazione della mia amica accorsa al colpo “nn l’ho capito”, urlava, ora potremmo dare un nome al suo stato.
Giovanna3, sei una cara sorella, mai mi stanchero’ di aspettarti come sempre,Dio ti aiutera’ e io ti staro’ accanto con l’affetto sincero che arriva dal cuore mio stanco, tvb amica lieta notte a domani bacio Gianna riposa serena e pensa che sei ben voluta da tutti, Il bosco ti aspetto con me,non dimenticarti nel bosco aspetto te e nn solo!
Grazie Sandra, tutti insieme ci auguriamo che Giovanna rientri presto nelle funzioni di coordinatrice del Blog, si sente la sua mancanza.
Una storia triste quella che hai raccontato e purtroppo non è l’unica. Il post di Nembo è stato utile per mettere in evidenza e farci conoscere la sindrome di burn-out con tutti i suoi aspetti negativi ma speriamo che si riesca a porvi rimedio. Ciao, un saluto.