Economia in pillole- La concorrenza

AZZURRO  DISCU

Economia in pillole- La concorrenza

Da ogni parte se ne parla, si dice: c’è, ci vorrebbe, ah ci fosse!

aumento-visibilitaIntendendo, con ciò, che, realizzandosi questa magica condizione, i prezzi si situerebbero al più giusto livello. Ma è vero? E’ così? E concorrenza, poi, di chi? Fra prodotti di uno stesso luogo? Di più regioni? Di Paesi a più basso reddito? Del mondo intero?

E poi, concorrenza solo sui prezzi? O anche sulla qualità? Certo, se i prodotti sul mercato non hanno identica qualità hai voglia di confrontarli. E, ancora, a che ti serve confrontarli se quelli di qualità migliore  non puoi comprarli?

Allora lasciamo perdere la qualità e guardiamo soltanto il prezzo. Già, ma se compriamo la merce a prezzi minori, chiudono alcune fabbriche, cioè quelle che producono merci a prezzi maggiori, e se le merci a prezzi minori le produce l’estero chiudono le nostre.

Si dice: tutti dobbiamo vivere e gli scambi diffondono lo sviluppo. E’ vero, ma ciò non deve avvenire a discapito della nostra salute e dell’ambiente.

2Concorrenza3Sta a vedere che ci vuole chi controlla la concorrenza, interna e internazionale. Ma, più di chi controlla, ci vuole chi realizza, chi armonizza i rapporti fra gli stati.

Torniamo al nostro, di stato. Azioni nel campo dei prezzi, della qualità, della salute, dell’ambiente, sono compiti supremi di ogni stato.

E anche della nostra Italia. In Europa e nel mondo.

E ve lo dico anche in versi:

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“Da ogni parte si dice:

c’è, ci vorrebbe, ci fosse!

Intendendo con ciò,

che, realizzandosi

la magica condizione,

i prezzi si situerebbero

al più giusto livello.

Ma è vero? E’ così?

Concorrenza, poi, di chi?

Fra prodotti di uno stesso

luogo? Di più regioni?

Di Paesi a più basso reddito?

Del mondo intero?

E poi, concorrenza solo

sui prezzi? O anche

sulla qualità? Certo,

se i prodotti sul mercato

non hanno identica qualità

hai voglia di confrontarli.

Ma, ancora, a che serve

confrontarli se i migliori

non puoi comprarli?

Allora lasciam perdere

la qualità e guardiamo

soltanto il prezzo. Già,

ma se compriamo la

merce a prezzi minori,

chiudono alcune fabbriche

e se le merci a prezzi

minori le produce l’estero

chiudono le nostre.

Si dice: tutti dobbiamo vivere

e gli scambi diffondono

sviluppo. E’ vero, ma non

a sprezzo della salute,

dell’ambiente. Sta a vedere

che ci vuole chi controlla

la concorrenza, interna

e internazionale. Ma,

più di chi controlla, ci vuole chi

realizza, chi armonizza

i rapporti fra gli stati.

Torniamo al nostro,

di stato. Prezzo,

qualità, salute di ognuno,

ambiente, son compiti

supremi di ogni stato.

Anche della nostra Italia.

In Europa e nel mondo”.

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fotolia_54569_xs-300x225Ho voluto di proposito fare scendere di quota questo problema della concorrenza per renderlo in primo luogo compatibile con il caldo estivo, che non consiglia rilevanti sforzi cerebrali, ma, soprattutto, per abituare ai ragionamenti. Come tutti sapete, secondo me tutti possono essere coinvolti in ogni argomento, solo  che lo vogliano, e la concorrenza è uno degli argomenti essenziali dell’economia. immigr2Naturalmente c’è anche la concorrenza scorretta: parliamo anche di essa. Ma parliamo di tutto quello che ci va partendo dal tema introduttivo.

Lorenzo.rm

LORENZOAZZURRO


COMMENTI

  1. il 08 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Oggi forse non è il giorno migliore per parlare d’altro. Tanta l’emozione che ci ha colto per Sarah e la sua tragedia. Ma proviamoci lo stesso. L’argomento che indico con ostinazione, se volete, è quello della nostra economia, italiana, europea, mondiale, cercando con ciò di far capire che è facile, troppo comodo, sistemarsi di qua o di là, facendo i faziosi o i fan, a seconda della natura più o meno paciosa che abbiamo. Perché, dunque, sono ostinato? Perché se si prescinde dalle regole non diamo risposte vere ma artefatte, le risposte dei tifosi.

  2. il 08 ottobre, 2010 NEMBO dice:

    Ciao Lorenzo, leggendo il tuo scritto mi porta a riflettere ancora una volta, e questa mia riflessione mi induce a una rabbia pensando che nel 2010 avremo forse in Italia solo una crescita del 1% contro una disocccupazione che sfiora il 9%, questa percentuale aumenterà di sicuro finchè si permette alle grandi multinazionali (senza fare nome)dopo avere percepito prestiti governativi ovvero i nostri soldi, se ne vanno in altri paesi,sui mercati emergenti sfruttando tutte le possibili opportunità dei costi, sono regole non controllate, feroci, che indeboliscono la nostra economia, ma la casta sia di dx, sx, centro se esiste se ne fregano pensano solo a c…te, ai gossip, al loro interesse. Tutti dicono che il peggio è passato ma si dimenticano che noi abbiamo un debito pubblico di 1750 miliardi di euro, tutto questo è dovuto a un’insieme di cose, troppa gente da mantenere al governo, regioni, provincie, vari consorzi e enti innutili, ma anche a tutto quello che siamo costretti ad importare dall’estero es. (energia) che siamo costretti a pagare ad altri stati con dei Bond che costano a tt noi, così il debito ammonta sempre di più. Condivido quello che tu hai scritto che gli scambi con altri paesi diffondono sviluppo ecc., ma non a nostro discapito, purtroppo invece è questo che stà avvenendo, sono mesi che il nostro governo è paralizzato per escort, amanti, case di partito e non, e quant’altro, vedi ieri a Roma la pagliacciata di -polenta-e porchetta-abbiamo perso l’equilibrio, stiamo perdendo anche l’orientamento politico di nessun colore che sia, la logica è come la coerenza, nn ha plurale, io ho dimenticato molto di ciò che ho appreso sui libri; ma ricordo benissimo tutto quello che ci avevano prospettato in campagna elettorale…è proprio vero in politica la parola nn è mai data, è solo presa in prestito. Mi fermo quà caro Lorenzo scrivendo una frase di Eduard Jurist-: L’uomo politico è colui che lavorando per il vostro bene ottiene il suo.

  3. il 08 ottobre, 2010 giovanna3.rm dice:

    Ottimo spunto di riflessione, Lorenzo. Sto pensando alle varie ripercussioni che si verificano in v ari settori, a proposito di ciò che hai scritto, ci sto pensando e cercherò di fare seguito con qualche mia impressione.
    Un caro abbraccio

  4. il 08 ottobre, 2010 domenico.rc dice:

    Carissimo Lorenzo , perdonami se mi approprio di questo spazio per scrivere qualcosa che non ha niente a che fare con l’argomento trattato da te . Per altro , abilmente e magistralmente sviluppato come è tuo costume fare per la gente di eldy .
    Ho saputo solo adesso della tua disavventura, credimi; non ne sapevo niente , anche perché le mie entrate in eldy sono a singhiozzo , e si limitano, purtroppo, al solo blog poesia , non perché gli altri blog non mi interessano, ma, semplicemente, perché non ho più il tempo materiale di potermi fermare ,. Comunque , sappi che i veri amici li porto sempre nel cuore , non li scordo mai , e tu sei uno di quelli.. Permettimi di farti i miei auguri di pronta guarigione di ristabilirti nel migliore dei modi e di poter essere sempre tra noi . Tantissimi auguri di cuore amico Lorenzo e perdonami se puoi Domenico.rc

  5. il 08 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Domenico, anche tu sei sempre nel mio cuore, credimi. Sei un Amico con la A maiuscola e l’hai dimostrato diverse volte. Inoltre, sei una persona perbene e questo capita raramente in ambienti frequentati a volte da persone che vogliono litigare, primeggiare, affermare sempre e comunque le loro verità ed isolare quelli che non la pensano come loro. Sono attento al tuo prezioso lavoro, Domenico, e formulo i più affettuosi auguri a te e alla tua famiglia. Quanto a me, che dire? Le vostre manifestazioni di affetto mi hanno reso più agevole il reinserimento nell’attività. Avrò le mie idee, che dovrebbero ormai essere ben conosciute, ma non sarò mai fazioso a favore di me stesso e di nessuno. Ti abbraccio con tutto il cuore, Domenico.

  6. il 08 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Comincio dalle tue osservazioni, Nembo, per dirti che i problemi sono come correttamente li hai esposti, nella loro gravità. Li condivido come la tua chiusa in merito alle intenzioni dell’uomo politico. Tuttavia, mi preme dire che tutto ciò ha una premessa ed è questa. Che stiamo parlando di un sistema che non funziona, appunto, di un sistema qual è e non come dovrebbe essere. Condivido anche la tua rabbia per gli scostamenti fra quello che hai imparato nei libri e la realtà che ti si presenta. Il problema che mi pongo è quello di restituire la normalità ai fatti e ai ragionamenti, a evitare che si parli sempre di ciò che non va ma di parlare anche d quel che va e, soprattutto, di come quel che non va dovrebbe realisticamente andare. Tenendo conto dei contesti in cui tutto avviene, soprattutto di quelli internazionali. Evitando le buffonate insopportabili ma anche i “partiti presi”, e non dando per scontato che gli avversari vanno comunque distrutti anche se putacaso avessero ragione. E applicando prima di tutto la regola che si rispettano le istituzioni, che sono di tutti. Fatto tutto questo, ed acquistando una serenità di giudizio ed una equanimità che oggi non c’è, arrivare a valutazioni e proposte serie. Per il bene del Paese, ma anche della comunità dei Paesi di cui facciamo parte, che presenta problemi anche maggiori dei nostri. L’Italia non è l’ombelico del mondo, come ben sappiamo tu e io, e dobbiamo sentirci in maggiore o minore misura anche al servizio del mondo.

  7. il 08 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Ti ringrazio, Giovanna, delle tue osservazioni preliminari e attendo con ansia il “seguito”.

  8. il 08 ottobre, 2010 domenico.rc dice:

    Grazie, Lorenzo, sei nel cuore di tutti noi, con grande affetto…..

  9. il 09 ottobre, 2010 giovanna3.rm dice:

    Ecco il mio seguito, Lorenzo.
    Gli aspetti economici, gli scambi commerciali ecc. di ogni paese sono sempre molto complessi e difficili da gestire.
    Per quanto riguarda la concorrenza, penso in primo luogo a quella scorretta, proveniente soprattutto dalla Cina, e non solo. Come combatterla? Sono sufficienti le misure in atto?
    Riflettendo su questo aspetto, a mio avviso, ci sarebbe un settore nel quale in nostro Paese non potrebbe mai subire la concorrenza.
    Intendo parlare del patrimonio artistico e culturale che possiede il nostro Paese. Se non vado errata è il più esteso e importante del mondo intero.
    Ebbene, non si è mai deciso seriamente di valorizzare, in modo determinante e intelligente, questa grande ricchezza.
    Se investimenti cospicui e costanti si fossero rivolti in questo settore – penso a sistemazioni archeologiche di grande interesse in intere aree di varie regioni, alla restaurazione di monumenti e opere artistiche di incalcolabile valore – si sarebbero incrementati posti di lavoro in varie direzioni, poiché il Turismo sarebbe diventato una delle risorse principali.
    Questo obiettivo, secondo il mio punto di vista, si sarebbe dovuto perseguire, poiché si trattava della nostra “materia prima”, praticamente inesauribile.
    Ovviamente, ciò avrebbe richiesto enormi finanziamenti, ma si sarebbe potuto contare anche su apporti esteri, essendo molti capolavori considerati patrimonio dell’umanità.
    Naturalmente, anche altre strutture turistiche, alberghi, ristoranti, musei e quant’altro, avrebbero dovuto svilupparsi e migliorare, in modo adeguato.
    Questa è la mia riflessione, spero di non aver espresso solo idee utopistiche.

  10. il 09 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    No, Giovanna, non sono idee utopistiche e non credo che i settori che tu indichi siano stati mai trascurati. C’è un apposito Ministero del Turismo e uno dei Beni culturali, ad esempio. Ogni Regione ha una struttura dedicata, e così le provincie, i comuni. E ogni Ente ha un bilancio che comprende le azioni da svolgere, con relative previsioni di spesa. Certo che si potrebbe fare molto di più, nei limiti delle compatibilità. Ma io osservo che spesso e volentieri ci si trova di fronte ad un dialogo fra sordi. Spesso le richieste, pur giuste nella sostanza, si perdono nel generico. E spesso non ci sono neppure perché, magari, l’Ente che dovrebbe riceverle non viene considerato degno e lo si investe con elementi denigratori a prescindere da ogni valutazione in merito alle fattibilità. Poi c’è il problema che spesso ho affrontato: ognuno pensa di essere al centro dell’Universo e chiede pressantemente che le sue richieste, e non quelle di altri, abbiano il sopravvento e tralascia di seguire i sentieri naturali delle competenze, oltre che delle fattibilità. E porta poi i dissensi sulle strade, sul piano della contestazione, guastando i rapporti fra le istituzioni ed allontanando le soluzioni.

  11. il 09 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Ah, Giovanna, scusa, parlavi della concorrenza scorretta. E’ l’argomento più complicato poiché coinvolge aspetti internazionali, sociali, culturali importanti. Io penso che su questo tipo di argomenti occorre puntare molto l’attenzione, uscendo dalle genericità. Nell’articolo ho cercato di dirlo: il bene di qualcuno può contrastare con quello di qualche altro e gli effetti negativi potrebbero essere rilevanti. Chiederei soltanto che non si rimanesse alla denuncia e che si stabilisse chiaramente, ove ci siano, gli interessi da privilegiare prioritariamente.

  12. il 10 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Aggiungo degli elementi per tenere vivo il dialogo fra noi.

    1. Ci sono elementi nel nostro Paese che non possono essere soggetti a valutazione del tipo: mi piace, non mi piace, perché derivano da scelte generali che non possono cambiare se non attraverso mutamenti politici concreti. Vedi il caso, ad esempio, di questi poveri ragazzi morti in Afghanistan. Si dice: ma le guerre non si devono fare. Io dico: non si dovrebbero fare. Ma ve l’immaginate voi che, in un contesto di impegni internazionali, solo l’Italia si rifiutasse di partecipare ad azioni congiunte, peraltro a difesa di altri paesi e non per offendere altri paesi? Io capirei tutto se al principio di ogni proposta che riguarda quell’aspetto o quell’altro della missione ci fosse una indignazione profonda, fortissima, nei confronti dei talebani assassini. Ma da questo purtroppo si prescinde.

    2. Mi basterebbe che, per quanto riguarda le varie questioni che ogni tanto mettiamo sul tappeto, individuassimo il modo corretto in cui devono inquadrarsi: di che cosa stiamo parlando, da chi dipendono le soluzioni, quali sono gli effetti che ne conseguono, insomma non ci limitassimo ai luoghi comuni o alle professioni di fede (io sono qui e nessuno mi smuove dalle mie convinzioni) ma contribuissimo a offrire, tutti nelle loro possibilità, elementi di comprensione.

    3. Che sugli argomenti importanti ci vuole il più delle volte uno spirito generale che dovrebbe coinvolgere tutti noi. Nessuno si può chiamare fuori dicendo : sono cavoli vostri, anche e soprattutto se si vogliono apportare cambiamenti. Occorre dire chiaramente che le scelte e le regole di sistema al livello mondiale sono condivise da tutti gli stati e quindi non possiamo far finta che per molte questioni ci possano essere linee alternative. Parliamone concretamente dunque, e mettiamo in conto che spesso le differenze sono fittizie per consentire una polemica politica che non avrebbe altri elementi se non, appunto, la polemica stessa. Roba che in un’associazione come la nostra dovrebbe essere esclusa.

  13. il 12 ottobre, 2010 silvana1.ge dice:

    La concorrenza, per definizione, è una forma di mercato in cui vi è libertà di contrattazione economica.
    Con la globalizzazione i confini degli stati non coincidono più con i confini dei mercati, e dunque il diritto internazionale deve acquisire la flessibilità utile ad assecondare le esigenze dei commerci, ma nel contempo realizzare l’armonizzazione delle norme a tutela sia della qualità dei prodotti, sia di quella dei lavoratori.Là dove non vi sono norme restrittive analoghe a quelle dei paesi avanzati, si creano le condizioni per una disparità nei costi del lavoro, con le conseguenze che conosciamo.
    Anche il fenomeno della localizzazione delle aziende rientra a mio parere nel contesto. Esso andrebbe arginato mediante norme che prevedano sgravi fiscali ad hoc, ma soltanto una classe politica competente e lungimirante può approntare gli strumenti legislativi adeguati (l’Italia è molto indietro).
    Vi è poi un altro tipo di concorrenza, tipica dei paesi occcidentali, in cui i produttori preferiscono competere con la qualità dei prodotti, la pubblicità, l’innovazione merceologica.Questo tipo di concorrenza, tuttavia, degenera spesso in monopolio, in seguito all’intesa dei concorrenti.Per impedire che ciò accada, vi sono le leggi antimonopolistiche, alcune già operative ma spesso disattese.
    Questo provoca un danno ai consumatori che non vedono i prezzi calati.
    La figura centrale dei mercati, resta comunque IL CONSUMATORE. In un periodo storico di produzione di merci sempre più ampia e articolata si potrebbe immaginare la sua massima libertà . Senonchè, in un contesto di forte recessione economica, il consumatore non sceglie secondo le sue preferenze, ma è soggetto al vincolo del redddito, elemento in base al quale orienta i propri acquisti.
    Il fiorire di innumerevoli esercizi commerciali low cost mi fa pensare allora che i prodotti di bassa qualità figli della globalizzazione , siano funzionali ai bisogni dei ceti sociali che hanno pesantemente sopportato le conseguenze della crisi economica, andando a coprire la niccchia di domanda che non potrebbe essere soddisfatta altrimenti, per cui a mio avviso si è delineato un paradosso: I mercati globali hanno creato situazioni nuove, spesso complicate sul piano sociale (disoccupazione locale), ma hanno anche una funzione positiva perchè coloro che hanno subito un arretramento economico dei loro bilanci, possono soddisfare i bisogni attraverso l’acquisto di quei beni a prezzi inferiori, prodotti nei paesi lontani.
    Naturalmente è auspicabile il superamento a monte dei problemi che riguardano il binomio prezzo/qualità, ma ci vorrà molto tempo. Certo, non avevamo bisogno di una globalizzazione selvaggia, ma bisogna anche tener conto che lnella crisi economica che si è delineata, la globalizzazione non è certo l’elemento preponderante, poichè ci sono elementi in gioco di tipo finanziario , molto complessi sullo scenario del mondo.

  14. il 12 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Ti ringrazio, Silvana, degli elementi di approfondimento che hai offerto al dialogo. Sono elementi basati sul ragionamento, proprio ciò di cui oggi abbiamo più bisogno in luogo di quelle che io chiamo “dichiarazioni di fede”. Tanto più quando tutti gli stati, ricchi e poveri, sono legati ad organizzazioni internazionali che fissano le regole per tutti i componenti o aderenti. L’Italia, ad esempio, è ancorata alla zona dell’euro e, per quante resistenze o autonomie possa immaginare o rivendicare, alla fine è soggetta alle decisioni UE. Comunque, Silvana, questa è la via: capire e ragionarci su. Ti ringrazio ancora una volta.
    E mi fanno letteralmente ridere le ricette di quelli che indicano le cosiddette strade alternative, che poi sono una: alternativa al sistema capitalistico, quando c’è un solo sistema al mondo, appunto quello capitalistico, che viene applicato da tutti i paesi. Detto questo, non è che non ci siano possibilità di variazioni ma esse vanno realizzate nell’ambito delle possibilità offerte, appunto, da sistemi uniformi. E con il sussidio essenziale degli organi democratici posti a capo dei paesi e delle organizzazioni internazionali. Chi sbraita e giudica fa spesso propaganda e “abbaia alla luna”.

  15. il 14 ottobre, 2010 lieve dice:

    Caro Lorenzo, ci provo, ma è difficile per me, che faccio i conti della spesa, parlare di economia mondiale… posso ragionarci su, pormi un pò di domande,cercando il bandolo della matassa,anche se so perfettamente che non basta….
    Trovo che parlare di concorrenza, in un momento di crisi economica mondiale, quando ci sono enormi disuguaglianze di redditi fra gli stati e all’interno degli stati stessi, dove i costi di produzione sono diversi anche fra regione e regione, sia, certamente necessario, ma anche molto, molto difficile.
    Come razionalizzare questo bisogno? come realizzarlo e pianificarlo equamente?
    come fare per la concorrenza sleale, come porsi nei confronti dei paesi meno sviluppati?
    Inoltre mi chiedo: in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo,non è che può diventare una guerra fra poveri? Non è che,dobbiamo farci concorrenza affinchè i paesi più sviluppati e più furbetti possano produrre,comperare e vendere arricchendosi di più?
    Non è che magari non basta,la migliore qualità dell’offerta e dei servizi,o che la riduzione dei costi attraverso nuove tecnologie , e materiali avanzati, e l’accurata attenzione alle esigenze del mercato, non basti a rendere più competitiva la nosta Italietta?
    Posso chiedermelo, ma non trovo risposte, perchè la finanza internazionele è un’altra cosa rispetto ai miei conti della spesa, e il mio ombelico del mondo non è l’Italia , ma il mio orticello (che per altro non ho)…
    Ci ho provato , lorè, ma proprio non so darmi risposte,è tutto talmente ingarbugliato…
    il bandolo non lo trovo, ma spero , continuo a sperare, che qualche cervellone riesca a venirne a capo..
    Ti ringrazio comunque di provarci, a farmi discutere riflettendo…

  16. il 14 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Ecco, Lieve, occorre discutere e riflettere. Non ci sono bacchette magiche, come non ci sono risposte senza discussioni. Dobbiamo fare questo, dobbiamo fare quell’altro. Prima di tutto dobbiamo renderci conto della complessità. Poi constatare le dimensioni del lenzuolo: se fosse putacaso troppo corto ci scopriremmo inevitabilmente i piedi. E ancora, che non siamo i soli a decidere. Eccetera, eccetera. Io, mia cara, mi sono posto un semplice quesito: perché non parlarne? Si farebbero da parte inevitabilmente i faziosi, che non sanno parlare ma soltanto sparlare degli avversari e fare la loro propaganda. Forse, anzi quasi sicuramente, non si troverebbero soluzioni ma, discutendone a mente leggera e senza riserve mentali, accresceremmo la nostra disponibilità per noi stessi ed, in definitiva, faremmo certamente il bene di Eldy.

  17. il 14 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Ecco, ad esempio, un altro argomento che non c’entra direttamente con la concorrenza, ma indirettamente sì, eccome. Parlo dei “piani di rientro” a cui dovranno assoggettarsi le regioni che hanno “sfondato” la spesa della sanità nei loro territori. Qui non ci saranno eccezioni fra sindaci di destra o di sinistra contro le regioni, di destra o di sinistra. Noi parteggeremo per gli uni o per gli altri, ed in base a quali motivazioni?

  18. il 15 ottobre, 2010 lieve dice:

    Che rientrino , lorè , e che si diano da fare,perchè non ci sono + soldi… e tutti ne devono rendere conto…

  19. il 15 ottobre, 2010 lieve dice:

    Vogliamo sapere dove finiscono i nostri soldi, e sopratutto quanti ce ne vogliono x tenere in piedi il carrozzone principale, (che nessuno di noi vuole così grande), ma anche i carrozzoni regionali,comunali , provinciali… e chi più ne ha più ne metta…

  20. il 15 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Lieve, i “piani di rientro” del debito nella sanità si faranno anche se non è negativo che ci sia un utile confronto sui contenuti da parte degli interessati. E, quanto ai soldi che in nostro nome spendono le burocrazie sì, ognuno deve sempre più consapevolmente chiederne il conto. Perché non è detto che i nostri soldi siano sempre ben spesi.

  21. il 15 ottobre, 2010 lieve dice:

    Lorè , ho capito che si devono fare,ma qualcuno ci dice perchè(e deve essere la verità) e come si sono verificati questi debiti?Ci vogliono dire quali sono le regioni più “cicale”?
    Ognuno deve prendersi la propria responsabilità, e paghi per gli errori fatti.
    Non è che mo dobbiamo pagare tutti a causa di chi non è stato in grado di gestire la sanità della propria regione?
    Mah! Mi chiedo poi, se c’è la voglia di cambiare e organizzare la sanità in modo adeguato, e pensare realmente alla salute di tutti…

  22. il 15 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Cara Lieve, i conti li fanno i “reggitori” attuali. Naturalmente si richiameranno ad errori commessi in passato da altri. Noi, alla fine , dovremo giudicare e mi rendo conto che non è facile.

  23. il 15 ottobre, 2010 silvana1.ge dice:

    La sanità nella mia regione, Liguria, è efficiente. Le liste di attesa sono abbastanza lunghe, ma vanno diminuendo di anno in anno. Abbiamo in città due grandi ospedali che presentano per alcune patologie vere e proprie eccellenze.Vi sono molti reparti, anche negli ospedali periferici , completamente ristrutturati, puliti, il personale è efficiente. Svariate esperienze di ospedalizzazione, necessarie per alcuni familiari, mi hanno dato la conferma che il malato, nella mia regione, anche se molto anziano, è seguito, è curato.
    E’ in atto, da parte della Regione Liguria un accorpamento di strutture periferiche obsolete, che crea sconcerto nella popolazione che preferirebbe avere l’ospedale sotto casa.. ma complessivamente io sono consapevole e grata di vivere in un luogo dove i problemi della sanità sono da sempre seguiti con grande attenzione, anche se vi sono molte situazioni da perfezionare.

  24. il 15 ottobre, 2010 Lorenzo.rm dice:

    Evviva, Silvana. Buone notizie dalla Liguria per la sanità e ti siamo grati di averci informato. In fondo sanità e trasporti sono le competenze essenziali delle regioni e devono essere seguite dalle stesse con particolare impegno senza rovesciare sullo Stato centrale i deficit conseguenti a gestioni inefficienti e squilibrate dal punto di vista economico-finanziario.


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