Discutiamone ….GIUSTIZIA E’ FATTA!!!!….
Scritto da admin il 19 Aprile 2011 | 37 commenti- commenta anche tu!
GIUSTIZIA E’ FATTA!!!!.... DI ANGELOM
Una sentenza storica nel mondo del lavoro. La Corte d'Assise di Torino ha condannato a 16 anni e mezzo per omicidio volontario l'amministratore delegato della Thyssen Krupp, Harald Espenhahn, ed altri dirigenti dello stesso gruppo, accusati a vario titolo di omicidio e incendio colposo oltre che di omissione delle cautele antinfortunistiche. Ricordiamo che la notte del 6 dicembre 2007, a causa di un incendio sulla linea cinque delle acciaierie, morirono sette operai, mentre operavano nella linea di produzione. Persero la vita: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodinò, Rocco Marzo, Bruno Santino e Antonio Schiavone.
La sentenza della magistratura italiana ha stabilito che Harald Espenhahn, come sosteneva l'accusa, aveva deciso di posticipare i lavori per la messa in sicurezza dello stabilimento di Torino a una data successiva a quella della prevista chiusura e del trasferimento a Terni. E aveva deciso quindi, in modo consapevole, di tralasciare i gravi rischi a cui avrebbe sottoposto i lavoratori.
Al termine della lettura della sentenza il pm Guariniello ha detto:”Questa è una svolta epocale, non è mai successo che in un processo venisse riconosciuto a pieno titolo il dolo eventuale, una condanna non è mai una vittoria, né una festa, però può significare molto per la salute dei lavoratori, che da oggi potranno contare di più sulla sicurezza”. La società Thyssen Krupp Acciai Speciali Terni Spa, chiamata in causa come responsabile civile, è stata inoltre condannata al pagamento della sanzione di 1 milione di euro, all'esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per 6 mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di 800mila euro, con la pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali «La Stampa», «La Repubblica» e il «Corriere della Sera».
I familiari delle vittime hanno accolto questo verdetto con vera soddisfazione, consapevoli che giustizia è stata fatta. La difesa parla di verdetto con aspetti esageratamente punitivi, e farà appello.
Le organizzazioni sindacali, le forze politiche regionali, provinciali e comunali, umbre hanno manifestato grosse preoccupazioni per il futuro, ipotizzando la possibilità che vi siano dei pericoli di perdite molto consistenti di posti di lavoro, Infatti, Klaus Schmitz, aveva affermato che, a causa delle pene pecuniarie stabilite dalla sentenza a carico del Gruppo, sarebbe stato difficile ancora lavorare in Umbria. La Thyssen Krupp gestisce un’azienda molto importante per Terni e l’intera regione, la “Acciai Speciali”, caratterizzata da una significativa presenza industriale fatta di investimenti tecnologici e di condizioni di sicurezza per i lavoratori, oltre ad una forte integrazione con il tessuto economico e produttivo in Italia, in Umbria e a Terni.
Non sappiamo se nei prossimi gradi di giudizio il reato sarà confermato, ma ci auguriamo che la sentenza dia uno stimolo a tutti gli imprenditori a dare il giusto peso alla vita dei lavoratori, troppo spesso contrapposto al profitto.
ANGELOM









Angelo, anche in questa tua precisa disamina sulla vicenda Thyssen Krupp riconosco in te la persona attenta ed obiettiva sempre pronta a schierarsi in difesa della vita umana nel posto di lavoro e non solo. Complimenti.
Ma a che ora ti sei alzato, Giuseppe? E dire che io sono mattiniero. Ha ha ha ha. Scherzo, naturalmente e ti abbraccio. Che dire dello scritto di Angelo? Riguarda una delle pietre miliari del lavoro e dell’impresa. In che condizioni si può lavorare? E quali pericoli non bisogna mai correre lavorando? La sentenza di Torino farà discutere e molto. E le polemiche non mancheranno, anche per la “novità” del reato riconosciuto. Noi, come sempre, siamo con i lavoratori. Ma non vorremmo che alla fine pagassero proprio loro gli effetti della sentenza, come Angelo giustamente sottolinea.
Ogni tanto la giustizia funziona e si occupa di cose serie….Auguriamoci che sia finita lì…
Anche se la vita, a quei poveri operai, non possono più restituirla
Sì, Lieve. Vedremo. Lascio volentieri ad Angelo, se crede, la priorità nel dialogo con i nostri amici. In Bosco siamo fatti così, chiacchieriamo e non diciamo mai ultime parole.
Ciao Lorenzo, non volevo essere il primo e quindi ti cedo il passo ma devo dirti che all’inizio del mio lavoro come CapoStazione nelle F.S., per tanti anni ho fatto anche i turni di notte e ancora oggi mi capita qualche nottata in bianco ma per fortuna non ne risento. Ancora un plauso ad Angelom per la sua perfetta esposizione dei fatti.
Innanzi tutto voglio ringraziare Sabrina che mi ha pubblicato questo mio articolo, Lorenzo che mi ha accolto nella sua pagina e invitato a proseguire il dibattito che farò piacevolmente. Ringrazio Lieve, ma io non parlerei tanto di quanto funziona la giustizia in Italia, non vorrei né criticarla, né lodarla, dirigerei il discorso più sul comportamento degli industriali verso la sicurezza nei posti di lavoro. Per esperienze vissute come sindacalista in fabbrica posso dire che gli investimenti sulla sicurezza sono una spina nel fianco degli industriali, dando priorità, investendo giustamente alle tecnologie più avanzate per l’aumento della produzione e soprattutto, per fare quadrare i conti, riducendo il personale.
Al mio amico Giuseppe un ringraziamento, ho visto che anche lui ha molte cose da dire nel campo del lavoro.
Angelo, come in tutte le cose ci vuole equilibrio, certo la tentazione è forte di investire parte degli utili solo sulle tecnologie che aumentano la produzione e i maggiori introiti. Infatti, quando occorre spendere in sistemi tecnologici a protezione dei lavoratori e/o dell’ambiente si ritengono risorse sprecate. Paventare poi una riduzione di posti di lavoro per la punizione inflitta è un ricatto non accettabile che sottolinea ancora una volta la mentalità che muove la parte datoriale di questa azienda.
Un grazie al caro amico Angelo per portare su di un nostro blog un argomento così importante.
Faccio presente che ogni giorno in Italia vi sono più di tre morti per incidenti nei luoghi di lavoro dovuti quasi sempre alla mancanza di rispetto delle norme di sicurezza.
Personalmente anni fa visitai una ceramica nel sassolese dove imballavano i pallets di mattonelle con fogli di plastica stirati a caldo. La macchina atta all’orerazione era vecchia e mancava di sistemi di sicurezza di blocco , insomma chi operava e sistemava il pallet per essere “incartato” doveva “gestire” personalmente la sua sicurezza.
Quel giorno ad un operaio si inceppò il meccanismo di posizionamento del pallet e lui dovette operare manualmente , nello stesso istante partì il getto di aria calda a 90° per stirare la plastica di imballo e il poveretto investito in pieno fu letteralmente cotto.
Oltre alla tragedia fu uno spettacolo da rabbrividire. Mi risulta che non furono prese particolari provvedimenti a carico di questa ceramica perchè la colpa fu attribuita a disattenzione ed incuria dell’operatore (il morto!).
Questa mia digressione è per dire che la sentenza della Thyussen è basilare ….perchè quasi mai le aziende avevano colpa!
Ringrazio i miei cari amici, Pino che parla a volte di proposte di ricatti aziendali a certe situazioni, apparentemente è vero e Franco che ha vissuto in prima persona l’episodio che ha descritto, la conclusione della vicenda la maggior parte delle volte, l’azienda giustifica il fatto, responsabilizzando il fattore umano.
Negli ultimi anni, in seguito a questo luttuoso incidente alla Thyssen e ad altre vite stroncate sul posto di lavoro, sono state approfondite e cambiate norme e leggi per l’imprese, prendendo seriamente coscienza di questo problema, queste sono state ottenute con un forte stimolo sindacale. Sono state investite altre risorse sulla sicurezza e nuovi sistemi, ma non basta. Gli organi preposti al controllo della sicurezza, dovranno effettuare con più cura che tutte le regole siano rispettate.
Solo per dire: avete visto che quando l’argomento è importante gli eldyani rispondono subito? Vorrei mettere sul tappeto una questione facendo anche un po’ l’avvocato del diavolo. La replica immediata della Thyssen, come sapete, è stata quella delle difficoltà che ne sarebbero derivate all’azienda, tali da mettere in crisi i possibili investimenti, ecc. ecc. Ora aspetteremo le motivazioni della sentenza ma, a prescindere da questo, rimane davvero un problema di fondo: le modifiche eventuali di norme che si riflettano sui costi delle imprese devono essere propagate al livello internazionale in quanto l’Italia non può soffrire di eventuali condizionamenti in termini di costi che favoriscano la concorrenza estera. Voglio dire che noi, come Italia, non possiamo, purtroppo, raggiungere il Paradiso in terra mentre i nostri concorrenti se ne infischiano.
Lorenzo capisco le logiche del profitto, ma per me sono prioritarie la logiche di salvaguardia della persona.
Che ti devo dire , se le aziende vorranno essere concorrenziali abbasseranno i profitti ,con manager da 4 milioni di euro l’anno spazi per lavorare sui profitti penso ce ne possano essere!
L a legge funziona ogni tanto ….. peccato x questi ragazzi ….ma almeno hanno avuto una giustizia ….speriamo sia una cosa buona questo verdetto …che serva di lezione a quelle aziende che non sono a norma ….bell’articolo angelo
la vita nessuno gliela rida a quei poveri ragazzi,hanno navuto giustizia,il verdetto serva di lezione a quelle aziende che non sono in regola.
Lorenzo il problema della concorrenza penso sia un‘altra cosa, è tutto il sistema che bisognerebbe cambiare, ognuno tira l’acqua al suo mulino L’azione probabilmente più efficace per stimolare l’attività d’impresa volta alla crescita dell’efficienza e all’innovazione è una trasformazione dei mercati in senso concorrenziale. Gli aspetti insoddisfacenti che emergono dall’andamento dell’economia italiana a confronto con quello degli altri paesi industrializzati, specie europei, riguardano: la competitività internazionale misurata dall’andamento delle importazioni ed esportazioni, il contenuto tecnologico, la dimensione delle imprese e la loro proiezione internazionale e la capacità di attrarre investimenti esteri.
Vivo da molti anni a Terni, conosco da sempre le problematiche e le difficoltà dei lavoratori delle Accierie. Ho assistito a incidenti mortali, nel corso degli anni, figli e mogli rimasti orfani dei loro cari, con un mare di problemi. Questa sentenza va rispettata, le decisioni dei giudici aprono strade nuove sulla sicurezza nel mondo del lavoro, ma pongono nuovi interrogativi sulle ripercussioni che avrà sul piano degli investimenti già programmati. Se questa condanna fa esultare i familiari delle vittime, che si sentono risarciti dal punto di vista morale, anche se nessuno potrà riportare in vita i loro cari, fa tremare i lavoratori della Thyssenkrupp di Terni. C’è infatti, il rischio che l’azienda decida di lasciare l’Italia e i tremila operai (più un altro migliaio con l’indotto) restino senza lavoro.
Le pene pecuniarie accessorie (l’Azienda è stata condannata a pagare un milione di euro, oltre all’esclusione da contributi e sovvenzioni pubbliche per sei mesi), è una “botta” non proprio facile da gestire in tempi di crisi.
Non posso che unirmi a voi e ai vostri commenti che mi trovano concorde in toto.
Quello che tutti ci auspichiamo è che questa sentenza sia di monito a tutti quei “cosidetti” dirigenti o titolari che mettono come priorità assoluta i loro interessi e poi… forse, chissà, si preoccupano delle norme di sicurezza che tutelano gli operai nello svolgimento del loro lavoro e della loro stessa vita.
Vedo che c’è unanimità fra noi circa la “giustezza” della sentenza, che poi purtroppo è basata solo sul risarcimento per i poveri lavoratori deceduti. Circa la misura del risarcimento e sulle ripercussioni, mi sembra che Lucia puntualizzi al meglio la situazione: si tratta di una botta che difficilmente l’azienda potrà assorbire. Con particolare riferimento a questo ritengo che la difesa dell’azienda voglia interporre appello. Il meccanismo delle decisioni è stato infernale: lo stabilimento si deve chiudere, quindi allentiamo le norme di sicurezza e, una volta verificatosi l’incendio, contiamo sulla colpa e non sul dolo. Il tribunale ha comminato la pena sulla base della volontarietà del fatto, quindi per omicidio volontario. Sarà una battaglia, presumo, nelle prossime tappe del giudizio. Sarà come negli ultimi tempi è avvenuto per alcuni memorabili incidenti stradali a Roma: omicidio volontario a carico dell’investitore e non omicidio colposo per quanto grave o gravissimo. A prescindere da tutto ciò mi sembra giusto sottolineare la chiusa dell’articolo di Angelo: non sappiamo se il verdetto sarà confermato ma contiamo su una maggiore attenzione da parte delle aziende ai problemi della sicurezza del lavoro. Sempre, e a prescindere dai singoli casi. Sarà compito dei sindacati e delle organizzazioni imprenditoriali occuparsi quotidianamente del problema con un impegno rinnovato dalla terribile vicenda della Thyssen.
Quello che veramente mi fa arrabbiare è che queste multinazionali vivono solo di profitto,manca l’imprenditorialità seria, la ricerca, il gusto di innovarsi e di migliorare i prodotti per una concorrenza fattiva.
Che cosa vuol dire che una giusta sentenza fa tremare tremila dipendenti perchè la Thyssen può lasciare l’Italia ?
Forse che Thyssengruop in tutti questi anni che ha agito a Terni non ha avuto sovvenzioni, agevolazioni , non ha fatto i suoi interessi spesso a discapito dei lavoratori e della loro sicurezza?
Sì , mi fa veramente arrabbiare questo costante ricatto dei più forti ,questo dover accettare costantemente compromessi per sopravvivere, per avere uno straccio di lavoro, per non morir di fame.
Poi mi taccio perchè se no rischierei come al solito di andare oltre.
angelo ,hai descritto minuziosamente ,i particolari ,e mi compiaccio con tè ,la giustizia ,non è sempre perfetta ,ma almeno questa volta lo ha fatto ,,complimenti ancora e grazie ,xla descrizione dei fatti ,,
No, Franco, non vai oltre. Per queste cose c’è davvero da indignarsi ed è successo sempre così con le multinazionali, in tutte le parti del Paese. Purtroppo le cosiddette regole del mercato son fatte da chi detiene il potere nel mercato. Ma liberarsi da queste regole è praticamente impossibile in mancanza di contropoteri alternativi, sia per politica che per modelli. L’ho detto altre volte, e occorrerebbe che i più sensibili fra movimenti e persone se ne facessero carico: non basta denunciare ma occorre proporre il fare.
Grazie Angelo per questo tuo post, per ricordare in maniera semplice che il lavoro necessita di uomini vivi, che il diritto di un bambino di rivedere il papà a casa è molto più importante di un dividendo azionario.
Si deve poter lavorare senza morire di lavoro. 1000 morti all’anno per infortunio sono troppi.
Hai perfettamente ragione Popof. Sei il benvenuto in Bosco.
Il figlio del cavatore, cioè il sottoscritto, ha visto tante volte, troppe volte il bianco del marmo macchiato di sangue.Troppe volte la -tuba- suoinava nelle forre del monte per avvertire della disgrazia. Già ! Disgrazia, ma gli uomini lo sanno, lo sapevano anche le mamme , mogli e figli che non era una disgrazia.Inutili gli scioperi …bisognava continuare a rischiare la vita per il solito -Pane Amaro- Ho fatto questo breve pensiero con la consapevolezza che, quella sentenza, contribuisca a dei cambiamenti radicali per la sicurezza sul lavoro. E badate bene che, gli organi preposti al controllo, alla sicurezza ci sono, è lì che il mondo operaio deve incidere.Anche questi Istituti andrebbero portati davanti ai giudici.Ogni Unità Sanitaria territoriale ha le proprie responsabilità.Molte responsabilità .Grazie Angelo per aver aperto una pagina che invita tutti noi , alla giusta partecipazione e riflessione.
Grazie a Popof per il tuo intervento molto gradito e sentito. A Giulio va dato il merito di aver riportato qui amare esperienze di vita vissuta. Da conoscitore delle problematiche degli operai cavatori,che ogni giorno rischiano la vita con il loro lavoro, ci ricorda che gli organi di controllo ci sono, ma noi dobbiamo far si che il loro compito venga svolto al meglio.
Riporto le dichiarazioni che il Sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo ha fatto a riguardo la sentenza di Torino: Da parte nostra, come amministrazione ci muoveremo, come sempre, nella direzione della salvaguardia degli interessi dei lavoratori, sia sulle questioni riguardanti la sicurezza nei luoghi di lavoro, sia per accertare e garantire le condizioni di competitività dell’azienda finalizzate al mantenimento ed allo sviluppo dei posti di lavoro”, egli ha scisso la sentenza in due parti: La prima, riguarda le pene comminate alle persone, con l’attribuzione delle responsabilità penali, dice che essa va rispettata come vanno rispettate tutte le sentenze. La seconda parte, quella relativa alle sanzioni per altri può essere meno importante, diventa invece fondamentale”. “Perché occorre tenere in considerazione il fatto che le sanzioni, oltre a colpire l’azienda, rischiano di colpire soprattutto il suo cuore, ovvero i lavoratori. Per questo ci stiamo interrogando su che cosa significhi la sospensione delle agevolazioni e dei sussidi pubblici per sei mesi. Se questo comporti conseguenze sull’accesso agli ammortizzatori sociali e alle agevolazioni sull’energia”. Abbiamo iniziato a confrontarci con l’azienda, preoccupandoci, naturalmente delle ricadute sul territorio”.
Bravo il Sindaco di Terni, Di Girolamo, per la lucidità e la serietà del suo intervento.
Il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha ribadito che per evitare una tragedia come quella della Thyssen di Torino, serve maggior prevenzione ed ha escluso che la sentenza di condanna contro i vertici dell’azienda tedesca in Italia possa portare a un abbandono del nostro paese e non crede ci possa essere questo effetto. La collaborazione tra lavoratori e azienda è fondamentale per un approccio non formalistico ma sostanziale. Nessuna sentenza può lenire il grande dolore di colleghi e parenti o restituire delle vite. Infine, il ministro fa riferimento allo stabilimento Thyssen di Terni e dice: “Ci sono stato nei giorni scorsi, ho avvertito un clima positivo di coesione e questo mi fa pensare che quell’azienda rimanga a produrre acciai speciali in quel territorio”
Facciamo, naturalmente, nostro l’auspicio del ministro.
E dei funzionari delle ASL e giù fino alli incaricati alla sicurezza,che riscontrando condizionin di rischio,avrebbero potuto fare bloccare tutto non mi pare di avere sentito parlare.Salve e auguri.
Bene hai fatto, Nico, a parlare di questo aspetto, finora trascurato. Sì, un loro intervento sarebbe stato utile per bloccare la tragedia.
Nico,non è stato trattato l’argomento che tu hai citato perché non ci sono state prove certe testimoniate. Gli avvocati della difesa hanno ribadito nel processo che è non è stata fatta nessuna segnalazione in merito alla sicurezza di quel reparto. L’articolo è stato scritto per far conoscere la svolta storica di una sentenza a favore dei lavoratori sulla loro sicurezza. Ti ho risposto prima di assentarmi per qualche giorno.
Parlando di questa sentenza,tra persone normali con i piedi per terra,abbiamo concluso,se il mostro burocratico che hà preso il posto di quello che una volta si chiamava E N P I,non hà bloccato tutto non riscontrando le condizioni di sicurezza,e poteva farlo,perchè è stato condannato il padrone?o questo li hà obbligati a stare zitti con la pistola alla tempia?Sorge un dubbio,che abbiano sbagliato nome all’organo che gestisce queste?di nuovo auguri.
Lascio volentieri ad Angelo la risposta. Abbi un momentino di pazienza, Nico. Intanto vi faccio tanti auguri a tutti.
Altrettanto a te Lorenzo, e anche per domani. A proposito,non hò messo il nome dell’organo che gestisce tutto ciò, e che dovrebbe essere uguale per tutti.E anche quì sorge un dubbio.Non è che a pensare male si fa peccato ma…… Bahhh pensiamo a domani e al fegato.ciao.
Le domande che tu poni Nico, sono semplicemente constatazioni che come dici tu, si può fare la gente comune, purtroppo nel mondo del lavoro avvengono cose più grandi di noi,le situazioni sono infinite, cerchiamo di non impantanarci in certi argomenti, il problema è molto serio e rischioso.E’ tutto lecito, la mia risposta non ti soddisferà però non vorrei andare oltre su questo argomento. Lasciamo i nostri pensieri e i nostri dubbi socchiusi nel nostro cuore.
E già,visto come è ridotta quella umana,augurare quella Divina non possiamo,dato che il prossimo dobbiamo amarlo come noi stessi.Di questa fa pensare la durata della Pena.