La Domenica del Bosco
Scritto da Scoiattolina il 10 Giugno 2012 | 20 commenti- commenta anche tu!
Riprendiamo l’argomento della scorsa Buona Domenica per parlare di un particolare episodio delle Olimpiadi del 1936. La Germania era in piena escalation per le note vicende che nel 1939 diedero inizio alla Seconda Guerra Mondiale per cui, proprio quelle Olimpiadi che si svolgevano a Berlino, erano un’occasione ghiotta per il führer per farne uno strumento finalizzato alle sue teorie sulla superiorità della razza ariana. Riporto in appresso la sintesi della storia, rilevata dal web, e lascio ai lettori del Bosco ogni considerazione in merito.
Adolf Hitler non nascondeva le sue intenzioni: le Olimpiadi in programma a Berlino nel 1936 servivano quasi esclusivamente alla propaganda della razza ritenuta superiore, quella ariana, a scapito dei neri e dei gialli (e degli ebrei, che il führer considerava un'espressione razziale) e, già che si erano impegnati in massa, alla beatificazione dell'organizzazione nazista. Hitler avrebbe provveduto al resto, con un bel discorso durante l'inaugurazione, facendo un po' di sana propaganda.
E per documentare il trionfo del nazismo si avvalse anche della disponibilità della cineasta Leni Riefensthal, chiamata a realizzare il documento principe, un film intitolato "Olimpia" della durata di ben sei ore. La prima delusione per il führer viene dalla ferma opposizione del conte Baillet-Latour: a nome del CIO il nobile francese gli fa presente che, come capo dello stato che ospita i Giochi, può soltanto dichiararli aperti. Ma è un piccolo scorno, un disguido, rispetto allo schiaffo che gli viene dato da un grande atleta di colore, Jesse Owens, che gli toglie il sonno. E' Owens, giovane sprinter color ebano dell'Alabama, l'uomo simbolo dell'Olimpiade di Berlino, con quattro medaglie d'oro vinte in scioltezza. 100 e 200 metri, la staffetta 4 x 100 in compagnia di Metcalfe, Wykoff e Draper, e per finire il capolavoro nella finale del salto in lungo in cui la sorte lo oppone al favoritissimo di casa, il tedesco Luz Long. Una magnifica gara la loro, con Owens che agguanta il successo all'ultimo salto, superiore agli 8 metri, grazie ad un prezioso consiglio che gli sussurra Luz Long. Hitler lascia lo stadio digrignando i denti mentre Long, sportivo di grande rilievo, applaude il suo grande rivale. Il tedesco cadrà in Sicilia durante la guerra, e Jesse Owens, dopo il conflitto, si prenderà cura del figlio di Long portandolo con sé negli Stati Uniti. La grande novità, preliminare ai Giochi, è il trasferimento della fiamma olimpica da Olimpia a Berlino usufruendo di più di tremila atleti. Come ultimo tedoforo, Spiridon Louis, vincitore della maratona di Atene 1896, consegna a Hitler un ramoscello d'ulivo, simbolo di pace. Un gesto apprezzato dalla gente di buona volontà, ma non certo dal dittatore. A Berlino fa il suo esordio olimpico la pallacanestro, con un chiaro successo statunitense, di fronte a un commosso James Naismith considerato a giusto titolo il padre di questo gioco. I colori italiani a Berlino vengono ben difesi, ma non è possibile ribadire gli allori di Los Angeles. Le medaglie d'oro colte dagli azzurri sono otto, nove quelle d'argento e cinque quelle di bronzo. Finalmente brilla la nazionale italiana di calcio, affidata a Pozzo: vince il torneo superando in finale, dopo i supplementari, l'Austria. Ma la vittoria più inattesa, ma meritatissima, viene da Trebisonda "Ondina" Valla che si impone negli 80 ostacoli. Sul filo piombano contemporaneamente quattro atlete, tra cui due italiane; c'è anche la Testoni, che sarà quarta, mentre la Valla, dopo il fotofinish, viene giudicata vincitrice davanti alla tedesca Steuer e alla canadese Taylor. A Berlino dall' 1 al 16 agosto 1936 scendono in campo 4066 atleti (3738 uomini e 328 donne) in rappresentanza di 49 nazioni a spartirsi i 129 titoli dei 19 sport presenti. La Germania dominatrice assoluta con 33 ori e 91 medaglie.
L’atleta JESSE OWENS (USA)
Nato a Danville il 12/09/1913. Deceduto il 31/03/1980. E' Owens, giovane sprinter color ebano dell'Alabama, l'uomo simbolo dell'Olimpiade di Berlino, con quattro medaglie d'oro vinte in scioltezza. 100 e 200 metri, la staffetta 4 x 100 in compagnia di Metcalfe, Wykoff e Draper, poi il capolavoro nella finale del salto in lungo in cui la sorte lo oppone al favoritissimo di casa, il tedesco Luz Long. Una magnifica gara la loro, con Owens che agguanta il successo all'ultimo salto, superiore agli 8 metri, grazie ad un prezioso consiglio che gli sussurra Luz Long. Hitler lascia lo stadio digrignando i denti mentre Long, sportivo di grande rilievo, applaude il suo grande rivale. Il tedesco cadrà in Sicilia durante la guerra, e Jesse Owens, dopo il conflitto, si prenderà cura del figlio di Long portandolo con sè negli Stati Uniti.
Berlino 1936, Jesse Owens (d) con l'atleta tedesco Luzk Long,
rispettivamente medaglia d'ro e d'argento nel salto in lungo
I cinque cerchi rappresentano i cinque continenti. Sono intrecciati tra loro per simboleggiare l'unione dei popoli attraverso lo spirito olimpico e l'incontro tra atleti provenienti da tutto il mondo durante i Giochi Olimpici. Inizialmente i cerchi erano disposti in modo diverso da quello attuale, in una sequenza orizzontale, come anelli di una catena.Ogni cerchio ha un diverso colore: blu, giallo, nero, verde, rosso. Pierre de Coubertin scelse questi cinque colori, più il bianco dello sfondo, perché all'epoca erano i colori utilizzati in tutte le bandiere del mondo. In questo modo la bandiera olimpica, raffigurante i cinque cerchi in campo bianco, avrebbe rappresentato tutte le nazioni del mondo.
BLU = EUROPA GIALLO = ASIA NERO = AFRICA VERDE = OCEANIA ROSSO = AMERICA






Che meraviglia questi atleti afro-americani neri (non mi piace chiamarli di colore, perché in tal caso dovremmo chiamarci anche noi così, e non mi sembra che ciò accada)! A parte questo splendido Jessie Owens, che deve aver fatto imbestialire il Führer nel 1936, per grande fortuna ! Pensate un po’ come deve aver “rosicato”, come si dice a Roma, il “Dittatore massimo” che, di lì a poco, avrebbe sistemato tanti altri fratelli non “ariani”, come intendeva lui…. ebrei, omosessuali, zingari ecc….
In quegli anni, peraltro, anche negli Stati Uniti per i neri la vita non era tanto tranquilla, ahimé! Nel tempo ce ne sono stati tanti altri: Bob Beamon, Salto in lungo, Carl Lewis, Ben Johnson, sono solo quelli che ricordo io….
Ai nostri tempi le squadre di calcio europee e, in particolar modo quelle italiane, sono praticamente formate di giocatori neri, non so se mi spiego……
Hai spiegato benissimo, Giovanna, gli individui sulla Terra sono esseri umani indipendentemente dal colore della pelle perché dentro ogni corpo c’è un’anima e l’anima non ha colore. Già nel 1936 Luzk Long lo aveva capito e incurante degli ordini di scuderia diede al suo ‘avversario nero’ un suggerimento per migliorare la tecnica del salto che gli valse per vincere l’oro olimpico. Luzk perì in guerra e Owens a fine conflitto si prese cura del figlio del suo ‘rivale’ nello sport portandolo con sè negli Stati Uniti al fine di assicurargli un avvenire. Grande esempio di cameratismo umano nello sport e nella vita.
Parlare di olimpiade è come parlare della storia dell’umanità, senza esagerare poichè è un dato di fatto, anche chi nn ama lo sport, alla fine finisce sempre per vedere qualche evento che si intreccia con la storia e politica sociale, es. le sfide Urss-Usa. Certo che il ” fulmine nero” così veniva chiamato Owens bruciò hitler con le sue vittorie, lui Hitler che nel 1936, valorizzò la razza “ariana” furono venduti ai tempi quattro milioni di biglietti, questo per dire quanto ci teneva a mettere in mostra le sue ideologie con gli atleti tedeschi, ma alla fine dovettero sottomettersi, mello sport vince il migliore.Difatti il motto olimpico è: Citius, altius, fortius ( Più veloce, più alto, più forte) motti dal 1924 – e dal 1920 i cerchi con l’intreccio rappresentano l’universabilità dello spirito sportivo olimpico. l’Italia arrivò in classifica generale terza grazie anche l’ottima qualificazione della scherma. Grazie Giuseppe che ci proponi pezzi di storia che, con i problemi che abbiamo a volte dimentichiamo queste bellissime pagine di sport-e storia.
Sì, Giuseppe, avevo letto anch’io che Owens si era preso cura del figlio di Luzk, bella dimostrazione di amicizia e fratellanza!
Grazie a te Nembo, io ritengo che la lezione, anche se si è imparata per bene, ogni tanto bisogna ripassarla per non correre il rischio di dimenticare. Poi teniamo conto dei giovani che è bene che conoscano la storia e, come dici tu, la Olimpiadi fanno parte della Storia dell’Umanità.
Ricordo chiaramente le olimpiade del 1960 a Roma, una esperienza meravigliosa, ebbi la fortuna di andarci, vidi tutti i gli atleti partecipanti nel palazzetto dello sport, mi rimase molto impresso la grande Atleta americana Wilma Rudolph che vinse la medaglia d’ora dei 100-200-staffetta 4×100. In quell’ambiente passavano tutti gli atleti della terra, si respirava un senso di pace e di fratellanza, parlavano fra loro indiani,africani, europei di tutte le razze a dispetto di tante minacce esterne profuse, ma poi i giochi si svolsero senza problemi. Ricordo molto bene con grande emozione quando il nostro corridore Berruti , conquistò la medaglia d’oro dei 200 metri, soprattutto quando sul pennone principale durante la premiazione vidi sventolare la bandiera italiana accompagnata dall’inno nazionale. Da non dimenticare il grande atleta etiope dai piedi scalzi Abebe Bikila che vinse la maratona. Ritornai a casa dopo tre giorni con la consapevolezza che quei momenti sarebbero stati per me un’occasione irripetibile Seguii con entusiasmo qualche gara, portai con me indietro il cuore gonfio di soddisfazione. Ringrazio Sabrina che per l’occasione mi ha fatto ricordare quei mementi.
Mi scuso con Giuseppe per non aver commentato l’accurato articolo presentato e suggerito dalla sua amica Monica,sono andato fuori tema,ho preferito parlare di una mia esperienza positiva, senza ricordare quel periodo per me tristemente passato, a parte le Olimpiadi che hanno segnato un momento di aggregazione popolare.
Le Olimpiadi, Giuseppe, sono affascinanti come spettacolo, ma sono soprattutto significative per tutto quello che c’è sotto. L’agonismo “buono”, innanzi tutto, quella voglia di fare al massimo e, tuttavia, rispettando gli altri concorrenti, in uno sforzo comune di fratellanza, di amicizia, senza distinzione alcuna di razza, religione, credi. Il perseguimento accurato, testardo, del risultato, per cui gli atleti si preparano accuratamente con sacrificio, con costanza, con metodo. Lo spettacolo della folla che acclama, che tifa, che incornicia gli atleti e li accomuna nell’applauso, nella festa. Certo, ci sono anche elementi politici, economici, di interesse, presenti, ma noi che tifiamo non ce ne accorgiamo. Ma ci sono, eccome. E vengono tenuti presenti nella scelta dei luoghi in cui esse si svolgono. Gli elementi economici, in questa fase di crisi, fanno sì che uno Stato rinunci ad organizzarle, come è capitato a noi, per decisione governativa.
So che avevi letto Giò, visto che abbiamo collaborato per la postazione del tutto ma ho voluto ribadire il fatto anche nei commenti giusto per metterlo in maggiore evidenza considerando l’importanza della vicenda dal punto di vista umano. Grazie.
Bellissime le Olimpiadi di Roma del 1960 e ancor di più per te, Angelo, che ne conservi ricordi dal vivo. Ogni Olimpiade, nel bene e nel male, ha le sue peculiarità storiche che sarebbe bello poter ricordare una per una. Rammento bene gli atleti che hai citato e possiamo dire che le cronache del tempo ci hanno raccontato ampiamente le storie personali. Tutti atleti di immenso valore sportivo e grandi meriti sotto il profilo umano. Grazie Angelo.
Vero Lorenzo, hai illustrato uno spaccato chiarissimo del carrozzone olimpico. Molte cose non si vedono dalla tribuna dello spettatore ma si sa che ci sono. D’altra parte non si può pensare che una grande manifestazione come l’Olimpiade possa esistere senza avere alle spalle tutta quella organizzazione necessaria per garantirne la riuscita nel migliore dei modi. Non è cosa facile e diventa quindi indispensabile la collaborazione di tutti sotto la giurisdizione del Comitato Olimpico. Grazie per il tuo prezioso e illuminato intervento.
Angelo, non è il caso di chiedere scuse, anzi, non sei andato assolutamente fuori tema ma ne hai rafforzato e avvalorato tutto il significato e le motivazioni. Tutto ok.
Giuseppe, leggendo sulle Olimpiadi sto imparando e ripassando cose che avevo dimenticato.Bella la foto di Owens e Long insieme. Il dittatore fu moralmente sconfitto proprio dai due grandi atleti che diedero dignità alla gara esaltandone l’autentico spirito sportivo.Per fortuna i tempi sono cambiati, non ci sono più discriminazioni nello sport legate al colore della pelle, anzi le caratteristiche in fatto di potenza muscolare di certi atleti di colore ce li fanno amare particolarmente perchè ci danno le più grandi emozioni. Siamo diventati saggi? Forse consapevoli che dietro ad una grande performance c’è tanto lavoro anche di squadra, tanto sacrificio, tanta intelligenza, tanta emozione che si trasforma in potenza… Ed è questo l’indiscutibile, l’insostituibile fascino dello sport. Tutto ciò che c’è dietro di non positivo, lo rimuoviamo perchè in fondo in fondo… abbiamo bisogno di sognare emozionandoci…
Grazie !!
Grazie, Silvana, hai fatto una precisa analisi della evoluzione dei tempi e del modo di pensare dell’uomo con la maturazione delle coscienze. Luzk Long e Jesse Owens, già nel 1936, sono stati antesignani di una nuova apertura mentale che, con il succedersi delle generazioni, ha cambiato la ‘forma mentis’ degli individui in generale, indipendentemente dall’appartenenza nazionalistica e indipendentemente dal colore della pelle. Ti chiedi se siamo diventati “saggi”, certamente si e aggiungo: Ben venga lo sport anche sotto questo aspetto di aggregazione e di pace tra i popoli. E questa è, in sintesi, vera dimostrazione di grande saggezza. Grazie ancora.
si raggazzi bellissime tutte le olimpiadi,ma stiamo andando su atleti robottizzati,che x vincere una medaglia si doppano x anni,che sport e questo doppato che magari toglie la medaglia a un vero sportivo onesto,e poi sotto sotto vincere è anche arrichirsi disonestamente. Vi saluto tutti complimenti x i vostri servizi ciao a tutti,
Purtroppo è proprio così, Giosuè, ma tutto fa parte di una esasperata sperimentazione sulle risorse dell’organismo umano per arrivare a capire fin dove può arrivare un povero essere mortale.
Condivido il pensiero di Giosuè, però mi sentirei anche di sottolineare un altro aspetto inerente lo sport, che non è negativo. Il fatto che lo sport agonistico ormai è supportato dalla scienza, in tutte le sue molteplici discipline, per cui gli atleti sono costantemente monitorati, alimentati seguendo diete studiatissime e quindi iper calibrate. Anche l’abbigliamento sportivo è in costante evoluzione, anch’esso ipertecnologico, proteso ad ottimizzare il benessere durante lo sforzo fisico. Tutto questo si riverbera anche nella mentalità comune, diventa un fatto di costume e di moda.Chi non ha una tuta o un paio di scarpe simili a quelle che vediamo indossati dalle grandi stars dello sport? (magari noi ci accontentiamo di brutte copie….). Questo per dire che al vertice di questa immaginaria piramide ci sono le Olimpiadi con i valori e i problemi di doping correlati, ma poi c’è la progettualità dell’indotto che è scienza, tecnologia, moda, quindi… mercato. E’ indiscutibile il business, ma ben venga se fa da volano a taluni ambiti dell’economia.
Giuseppe….aiutooo forse sono andata fuori tema: me ne scuso. Ciao!
Sei superlativa, Silvana. Io nel mio commento in risposta a Giosuè ho sintetizzato troppo ma tu hai dato le risposte esplicative giuste. Spesso nella parola ‘doping’ vediamo superficialmente solo ciò che può sembrare negativo mentre c’è dietro tanta ricerca scientifica utile per la medicina non solo sportiva. Non sei andata fuori tema, anzi, hai centrato il problema e ti sei guadagnata un meritato elogio personale da parte di tutti e da me sottoscritto. Grazie, sei sempre molto precisa e puntuale.
Giuseppe, grazie. Quando i pensieri frullano è perchè hanno adeguati stimoli non credi? Quindi grazie a voi!! Ciao!!
Si, credo anch’io…. anche per me è così e nel nostro amato Bosco cerchiamo sempre di sollecitare gli stimoli giusti. Vedo che funziona e allora possiamo continuare. Ciao.