LA DOMENICA DEL BOSCO

   

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Barra natal. AA

   

 Anche se riferita al altri tempi ecco una storia molto attuale in questi giorni, perciò non si poteva aspettare al dopo Natale per postare nel nostro amato Bosco incantato questo bel racconto che ci ha inviato l’amica Enrica Bosello. Grazie Enrica.

Buona lettura e felice Domenica per tutti.

 

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la natività

E' martedì, sono dalla signora Licia, la mia nonnina, dopo i soliti saluti, mi dice: "Fa freddo oggi," le rispondo  che ieri sul tunnel del Gottardo nevicava..

Vorrebbe la neve per Natale, perché altrimenti le festività natalizie non si sentono... e come sempre inizia a raccontare...

Era bello il Natale, ora voi giovani, correte fuori e dentro dai negozi, poi vi lamentate che avete speso soldi,  e siete stressati, noi invece preparavamo tutto in casa.

Mia mamma e la mia zia Romilda, pulivano tutta la casa, pavimenti lavati a lisciva, e lucidati con la paraffina, lucidavano tutti i paioli di rame,  le tende venivano  inamidate, e la sera intrecciavano i rami dei salici, facevano le corone, che poi le rivestivano con i rami dell'abete. Ci mettevano noci, nocciole e mele, oppure pigne, e non mancavano mai le quattro candele, decoravano con qualche passamaneria a quadretti, erano belle  e profumate.

 

coccardina natal.

 

Con quelle meline, che non si potevano dare al Signor Conte perché erano troppo piccole, facevano di tutto, noi le mangiavamo... eccome se le mangiavamo, erano troppo buone.

 

Il giorno della vigilia, la zia Romilda con lo zio, preparavano la trippa, il profumo della pietanza si sprigionava per la casa, mentre la mamma finiva gli ultimi preparativi.

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La tovaglia ricamata era nel baule nella camera dei miei genitori, la tenevo stretta a me, mentre scendevo le scale, era considerata un tesoro, bisognava tenerla con cura, sulla parete un ramo d'albero, addobbato con la carta delle caramelle o con fiocchetti di carta crespa riciclata, non avevamo l'abete in casa ma facevamo il presepe, con le statuine intagliate nel legno dal mio papà e il muschio fresco, che mio cugino aveva raccolto nel bosco.

noci

Prima di sera, con mio cugino Felice, con il  nostro gerletto in spalla, ci recavano nel paese vicino, a prendere il pane per tutti, anche per le famiglie degli zii, che abitavano in un'altra corte.

La zia Armida, da Como, mandava per ogni fratello, una bottiglia di vermouth, per i bambini caramelle. Un anno in particolare ha mandato per me, un bel velo bianco di pizzo, da usare in chiesa durante le funzioni, il bigliettino diceva così:  "Voglio bene a tutte e tre, ma a te di più, ma non si deve dire..." mentre me lo racconta, mette il dito sulle labbra e dice in dialetto: "Sa tas"... si sta zitti.

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Il giorno di Natale, si mangiava nella “ca' bella”, in pratica in sala da pranzo, l'unico problema era che, il camino non aveva un buon tiraggio, faceva fumo, per cui venivano messi dei bracieri sotto il tavolo e negli angoli per riscaldare la stanza.

Si mangiava pane bianco e "il pan de mej", era festa.

Quello dolce? chiedo io.

No!! era pane di miglio, quello dolce,  si mangia per San Giorgio, il mese di aprile...

E' un'enciclopedia umana, penso io... mentre continua a raccontare.

Felice era furbo, spiava la sua mamma e la mia, scopriva dove nascondevano i pochi regali, che ci facevano trovare la mattina di Natale sotto l'albero, qualche biglia per i maschietti, le bambole di pezza per noi bambine, qualche mandarino e spagnoletta (arachidi).

Non era Gesù Bambino, ma "Ul bambin dal Gesù", (il bambino che aiutava Gesù), che consegnava i doni, era il suo aiutante, come faceva se era appena nato a far tutto quel lavoro?

E così, ogni casa, narra la sua leggenda.

Il giorno di Natale, in cucina oltre alla trippa, con le zampe delle galline ed il collo, si faceva il brodo. Il resto del pollo, si faceva arrosto, le patate nel forno della stufa economica, mentre la nonna che affettava il lardo, la pancetta e il salame.

 

Albero di Nat. anim. A

Che profumi, se riuscivamo... rubavamo qualche fettina...

Non mangiavamo il paté, non sapevamo che ci fosse, ma facevano una crema coi fegatini, che messa sul pane, era proprio buona, e poi come dolce mangiavamo la “biascia”. Quando  papà riusciva a lavorare in Svizzera, anche per poco tempo, mangiavamo il panettone, non ci mancava niente, "serum paesan", eravamo contadini.

Altro che Supermercato, Ipermercato....era tutta roba di casa, tanta fatica... ma,..

cumè l'era bel”… come era bello.

 

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    Barra natal. AA   Bianco  Natale  - Coro Alpino Lecchese        


COMMENTI

  1. il 21 dicembre, 2014 Nembo dice:

    …Si era più bello, Storia appropriata per le imminenti festività natalizie, negli anni passati, tutto era molto diverso, anche perchè tutto era più atteso per mesi e mesi, dai giocattoli, ai pantaloni nuovi, alle scarpe, al pranzo con i vari dolciumi, ora tutto sembra frantumato con la nuova tecnologia i bambini si chiudono in se stessi con i giochi dalle piattaforme virtuali, cellulari, playstation e altro. Leggendo la storia proposta da Enrica,nella mia mente scorrono le immagini come in un film di quando ero bambino, era tutto più bello, più diverso anche nel vivere. Buon Natale a tutti Voi.

  2. il 21 dicembre, 2014 lorenzo.rm dice:

    Fatti, stati d’animo, tutto è Natale. Grazie a Enrica, Pino, Giovanna. Grazie di esistere, amiche ed amici del Bosco.

  3. il 21 dicembre, 2014 Enrica Bosello dice:

    Ci sono delle cose che, quando ascolto la mia nonnina mi tornano alla mente, anche a casa mia si attendeva il Natale come un rito, anche a casa mia i mandarini erano una costante così come le spagnolette,o arachidi…
    mi torna alla mente il baccalà fatto con la polenta bianca e quella tavola così bella prima di iniziare il pranzo e piena di gusci di noci nocciole alla fine del pranzo, le bucce di mandarino sulla griglia del camino, il profumo nella nostra cucina..Mio papà seduto a capotavola..
    La differenza del mio Natale oggi è che sotto il mio albero ci sono pacchetti ben incartati, due scatole piene di alimenti, ma mi manca la voglia di festeggiare il Natale, le nostre case forse più belle, più sofisticate, mancano molto spesso dell’accoglienza, di una casa normale, dove tutto era quotidianità, e spontaneità…

  4. il 21 dicembre, 2014 franco muzzioli dice:

    “cumè l’è bel ” Racconto delizioso di tempi che sembrano remoti , dove si mangiavano le mele più piccole tolte dalle regalie per il Conte , dove bastavano le cartine di caramelle per adornare il ramo (neppure l’albero), dove si apriva la “cà bella” ,come se la modesta camera da pranzo fosse una sorta di salone delle feste , dove il bambinello di legno fosse solo un ausiliario simulacro del Figlio di Dio , dove si respirava semplicità ….ma soprettutto felicità!!!

  5. il 21 dicembre, 2014 giuseppe3.ca dice:

    Si, com’era bello, quanta nostalgia per i tempi passati, non tanto perché eravamo giovani ma per ciò che ci manca oggi: la semplicità, la naturalezza del vivere insieme, bastavano poche cose per renderci felici, era sufficiente un mandarino per farci battere il cuore con gioia. Oggi siamo spesso sommersi di cose inutili da riciclare l’anno successivo ma ci manca il sorriso. Un saluto e un sorriso per tutti.

  6. il 21 dicembre, 2014 gianna dice:

    Enrica,allora era una festa molto attesa ,per i preparativi per gli addobbi, erano fatti e preparati dai Nonni e Genitori, quante cose buone preparavano a Natale tante cose che durante l’anno non vedavamo mai solo nelle grandi feste ,dunque era molto attesa cominciavamo sentire i profumi dal giorno prima ,quella trippa tanta attesa che gia’ con il profumo mangiavamo,eravamo contenti di tutto come regali qualche piccolo gioco,scarpine nuove per la festa, vestiti, pantaloni, maglioni, allora la tecnologia non si conosceva e non si poteva comperarla se cera!a pranzo nella tavola bandita in festa vedevi questa frutta secca sparsa nel qua’ e la le noci le arichidi per noi bambini i mandarini, era anche quello un supplemento dei regali il torrone, le mandorle, i fichi secchi, senza spiegare il vero pranzo che quello cambiava da Regione a Paese, certo che la stufa a legna era poca per riscaldare una casa grande scaldava solamente la cucina, ricordo la brina nei vetri delle camere, ma al pranzo di Natale cerano tantissime cose buona da mangiare,e per noi era una grande festa, i bambini contenti e allegri pieni di gioia allora bastava poco ed eravamo felici piu’ che mai, gli alberi venivano illuminiti lungo la via con luci carte colorate dai nostri nonni e Genitori,fili argentati e dorati, che illuminavano gli occhi di tutti, questa era il nostro Natale, ma con un sorriso di felicita’e tanta gioia, per tutti ora manca il sorriso. grazie Giuseppe3, per la tua presentazione speciale piu’ che mai, a Giovanna3, per il suo video e foto meravigliose,grazie al blog sempre molto speciale, Buon Natale e buon Anno a tutti, grazie per la vostra meravigliosa compagnia il Bosco…

  7. il 21 dicembre, 2014 armida.ve dice:

    Si aspettava molto, il Natale.. lo si “sentiva” molto!
    Leggendo il racconto di Enrica ci si ritrova in quell’atmosfera che abbiamo ormai perduta. Le poche cose
    che avevamo le apprezzavamo molto: anche noi, mandarini, torrone, castagne secche, ma sprattutto la “Festa”. La Venuta del Bambino, i canti di Natale, la letterina sotto al piatto del papà, le promesse :”Sarò più buona!”.. Chissà se è solo nostalgia dell’infanzia..
    Comunque sia, grazie Enrica, Giuseppe, Giovanna e buon Natale a voi, tutti!

  8. il 21 dicembre, 2014 giovanna3rm dice:

    Anche per me, il giorno di Natale consisteva nel trovare dei mandarini, dei fichi secchi e qualche caramella, nascosti in un posto particolare, che ora vi spiegherò. Da bambina abitavo con i nonni, in Valtellina: non c’erano i termosifoni e tutte le case avevano un’enorme stufa – di maiolica o di cotto, rotonda e alta oltre il metro e mezzo, che si alimentava come un forno, con la legna – e si chiamava “Pigna”. Non aveva nulla a che fare con le “pigne dei pinoli, ovviamente. Chi conosce quei luoghi sa di cosa parlo. Ebbene questa grande stufa si trovava, generalmente, nella stanza più importante, nella camera da letto o nella sala, per chi l’aveva. Lateralmente vi erano due aperture, piuttosto profonde, dove si mettevano cose da tenere al caldo e, talvolta, fungevano anche da nascondiglio. Ebbene era lì che trovavo le piccole prelibatezze di cui parlavo prima. I mandarini, lo erano sicuramente: venivano da lontano e si vedevano solo in epoca natalizia. Avevamo anche noi l’abitudine di mantenerne le scorze per farle bruciare e respirare quel piacevole profumo che emanavano. Poi arrivava mia mamma che, all’epoca, lavorava a Milano, con grosse sorprese. Anzitutto “el panettun e el turon”, per tutti, per me, una bambolina e dei giocattoli. Della bambola, fin d’allora, non volevo saperne, tant’è che finiva sempre come mio regalino alla compagna di banco a scuola. Mio nonno, che cucinava egregiamente, preparava un risotto con i fiocchi, allo zafferano, naturalmente, e in quell’occasione c’era anche l’arrivo della gallina arrosto con le patatine al forno, e si finiva con lo strudel, sempre preparato dal nonno – con il mio aiuto – e che era buonissimo. Questo era un pasto piuttosto ricco, per chi poteva permetterselo, perché la Valtellina e le zone limitrofe erano economicamente molto disagiate. I miei ricordi di bambina sono molto legati a quai luoghi e a quelle usanze.

  9. il 21 dicembre, 2014 Giuseppe3.CA dice:

    Grazie Lorenzo, una dimostrazione in più che l’unione fa la forza. Siamo tutti amici del Bosco e non possiamo smentirci.

  10. il 21 dicembre, 2014 Giuseppe3.CA dice:

    Armida, un grazie di vero cuore e un sincero augurio di Buon Natale che sia utile a portare conforto ai dolori che la vita ci riserva. Hai una grande forza d’animo e ti siamo sempre vicini. Per te un saluto speciale, ciao.

  11. il 21 dicembre, 2014 Giuseppe3.CA dice:

    Grazie Gianna per la tua assidua, costante e preziosa presenza, grazie anche per gli auguri che ricambio personalmente col cuore ma anche a nome di tutto lo staff di redazione. A presto ritrovarci.

  12. il 21 dicembre, 2014 Giuseppe3.CA dice:

    Giovanna, sempre splendida e inesauribile, bravissima per le immagini e per il video. Il tuo commento è un racconto nel racconto come un’appendice alla storia di Enrica. Il Bosco si identifica in te e, come vedi, tutti i boscaioli ti ringraziano. Ciao.

  13. il 21 dicembre, 2014 sandra vi dice:

    Bellissimo il tuo racconto Enrica ,un delizioso quadretto dei tempi in cui bastava poco per essere felici,come era bello ..il profumo dei mandarini ,per molti anni mi bastava sentirlo per ricordarmi Natale .La letterina per Babbo Natale ,la poesia recitata col cuore che batteva forte ,forte per paura di sbagliare e poi tutti a battere le mani “sei bravissima …IL piattino col latte per Babbo Natale che passava nella notte ,e il panettone che si apriva solo a Natale lasciando una fetta da mangiare a S.Biagio,perche; proteggesse tutta la famiglia dal mal di gola.grazie a GIOVANNA PER IL VIDEO e GIUSEPPE che ancora una volta ha contribuito a preparare una bella pagina pre Natalizia.

  14. il 21 dicembre, 2014 Enrica Bosello dice:

    il video mi è piaciuto molto, anzi ti dirò, Giovanna, non me lo aspettavo, è così semplice che lo preferisco a molti altri. Giovanna stai serena, va tutto bene, vorrei ringraziare tutti, ma in modo particolare chi ha voluto questo racconto pubblicato sul bosco, perchè ama il vostro angolo, all’interno di un blog fatto di tante stanze, ora non è in un periodo, diciamo ottimale, non so se riuscirà ad entrare, ma se lo farà, sono certa e sicura, che sarà felice del fatto che abbiate deciso di pubblicarlo, auguro a Elisabetta e a tutte
    le persone che fanno parte della redazione o che sono lettori abituali di questo spazio, angolo, come lo si voglia chiamare,di superare tutti i problemi di salute, che ci colgono sempre di sorpresa, ma che non possiamo far altro che accettare serenamente, Buon Natale a tutti

  15. il 21 dicembre, 2014 Giuseppe3.CA dice:

    Grazie Sandra, la tua approvazione mi conforta in quanto dimostra che anche il mio lavoro non è vano ma in questo caso il merito principale va ad Enrica, come hai già detto, poi veniamo noi: grazie in ogni caso anche per la tua costante e preziosa presenza nel tanto amato Bosco. Un saluto.

  16. il 22 dicembre, 2014 anna b. dice:

    I preparativi di Natale si svolgevano circa 8 giorni prima, quando si preparava l’albero e il presepe. La mattina di Natale, si andava alla messa delle 11.00, a piedi con tutta la famiglia. I nonni stavano a casa, per preparare il pranzo di Natale, appunto. Le tradizioni di quel giorno erano, per esempio, di giocare a carte: tra alcuni giochi c’era la “briscola” e la “peppa”, mentre i bambini giocavano con i doni ricevuti e le mamme chiacchieravano in attesa di preparare la cena.
    Quando i bambini si svegliavano il mattino di Natale, passavano dalla camera dei nonni per ritirare i doni ricevuti .I regali che i bambini ricevevano non erano molto preziosi, ma
    si accontentavano! Tra i regali che ricevevano c’erano: per le femmine, una bambolina di pezza, un ombrellino…… mentre per i maschi, un cavallino giocattolo, un paio di scarpe fatte in casa……
    La figura di”Babbo Natale” era sconosciuta ,ma c’era quella di
    “Gesù Bambino”. La tradizione narra che “Gesù Bambino” nella notte portava i doni. Si dice che passava attraverso la serratura della porta; i bimbi si chiedevano come facesse?
    La risposta data dai genitori era che….era magico. I bambini,tranquilli, andavano a dormire e il giorno dopo trovavano nella camera dei genitori i loro regali.
    Sono i ricordi di mia madre, però che bello il Natale vissuto così.

  17. il 22 dicembre, 2014 elisabetta8.mi dice:

    Ho riletto con tanta gioia,questo racconto del S.Natale,cosi’ bello ,semplice,povero,ma molto vero.ho sentito tutto l’entusiasmo e la gioia dei bambini e degli adulti x questa festa cosi’ importante.oggi nn è piu’ cosi’,si corre da un centro commerciale ad un lussuoso negozio x acquisti frettolosi,forse neanche necessari,senza entusiasmo,solo xk si deve. per Natale,grandi e piccini ,si faceva il presepe(il vero smbolo della famiglia)si era felice ,di poter donare quel poco che si poteva,la famiglia si riuniva attorno ad una tavola,povera ma ricca di calore umano,Chi lo desiderava andava anche alla s, messa.Tutto questo ,sei riuscita a trasmettermi Enrica con il racconto,devo dire che forse ,si stava meglio quando si stava peggio,nn lo so’forse si .Grazie mia piccola grande monella,mi hai fatto un bellissimo regalo.

  18. il 22 dicembre, 2014 elisabetta8.mi dice:

    Ringrazio tutto lo staff del bosco per aver publicato,nella settimana che precede il S.natale questo racconto,donatomi dalla nostra Enrica.Abbraccio tutti affettuosamente Agurandovi,Buone Feste,,,,,,


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