L’Angolo del dialogo – Fatti e opinioni
Scritto da giovanna3rm il 10 Ottobre 2013 | 32 commenti- commenta anche tu!

E’ un articolo di Francesco Alberoni, pubblicato su Il giornale, di lunedì 7 ottobre 2013. Leggendolo mi sentivo come delle frustate addosso. Sarà perché sono un ammiratore di Alberoni. Sarà, soprattutto, perché l’argomento mi intrigava molto. Ma è meglio lasciare giudicare a voi, amici del Bosco. Come sempre l’articolo fungerà da incentivo al dialogo fra noi.
“In una società in espansione che crea, che produce, chi è competente trova lavoro, e tutti sono stimolati a imparare, a fare meglio. I genitori insegnano ai loro figli l'autodisciplina e gli insegnanti, convinti che quello che insegnano sia importante per la vita dei loro allievi, si prodigano, sono esigenti. I ragazzi crescono credendo che ci sia un ordine nel mondo, che l'applicazione e la buona volontà vengano riconosciute e premiate.
Quando invece la società attraversa un lungo periodo di disoccupazione giovanile come quello in cui stiamo vivendo, i genitori non sono più sicuri di essere nel giusto insegnando un'autodisciplina rigorosa, gli insegnanti si sentono demotivati e i ragazzi sono pieni di dubbi sull'utilità dello studio. Molti di loro, non credono più che vi sia rapporto fra merito e ricompensa. E poiché sono giovani e pieni di vita, non vanno in depressione, ma hanno un'illusoria impressione di libertà, diventano pigri e arroganti.
È un processo che deve essere fermato a tutti i costi. Guardandomi intorno mi sono accorto che sono avvantaggiati i giovani che hanno avuto un'educazione tradizionale, genitori attenti e scuole serie. Trovano lavoro con più facilità perché non sono soltanto più preparati, ma sono anche più attenti, più adattabili, più capaci di apprendere. E mi sono convinto che una scuola seria e una esperienza di lavoro hanno un effetto decisivo sull'intera esistenza. Chi arriva a trent'anni senza averla provata avrà sempre difficoltà di inserimento.
Non potendo riformare l'intero sistema educativo cerchiamo perlomeno di intervenire su questo punto. Investiamo nelle scuole tecniche e professionali che sono in stretto rapporto con il comparto produttivo della zona. Rigeneriamo le competenze del made in Italy che vanno perdute. Conosco diverse imprese o consorzi di imprese che finanziano questo tipo di formazione professionale assicurandosi il ricambio delle loro maestranze esperte. Ricordiamo che siamo in un paese in cui l'alta cultura si è sempre espressa in opere e manufatti pregiati e che potrà riprendersi solo puntando sull'alta qualità”.


L’assillo dei nostri ragazzi, figli e nipoti, è costante in noi. E Francesco Alberoni ci ricorda l’importanza, la necessità dei sacrifici e dell’impegno. Che ne dite?
Per me,a mio modesto modo di pensare, il problema è comè impostata la società produttiva che poi si riflette su ogni persona e anche sui metodi d’insegnamento, ” la crescita ” queta crescita produttiva esasperata,sempre cose nuove, sempre di più,di più di più fino alla saturazione materiale che poi si rifletterà per forza di cose anche nell’educazione e nell’insegnamento.Ora io dico: ben venga il progresso, ma cosi concepito ci porterà al collasso e non solo materiale; a questa crescita esasperata,questa ricerca del più ci fanno perdere i riferimenti della vita.
Dovremmo fermarci un attimino a riflette, non dico decrescere come gli ” amisc o come si chiamano ” ma usare il progresso in maniera più mirata ai bisogni delle persone.Finalmente qualcuno rimette in campo la scuola professionale, un po piu vicina alle cose, sperando che riescano a far riconsiderare il loro valore e a riaquistare i valori che ci siamo lasciati dietro con il consumismo.
Pensiero bislacco ma cercate di capirmi alessandro
Alessando ti sei fatto capire benissimo, una riflessione va fatta, perche è vero stiamo arrivando alla saturazione completa di menti e cose.
Poi i citati da te Anisc, non sono poi come vogliono farci credere, perche nella vicina svizzera gestiscono supermercati dove rivendono cose nuove che non scartiamo, non le donano, le fanno pagare, percio creano consumismo anche loro.
Ti capisco Alessandro. Indirizziamo il nostro impegno verso obiettivi utili che facciano crescere il mondo in cui viviamo.Per il resto che dire? L’articolo è rivolto a dare consigli in una situazione di decrescita e addirittura di crisi dell’Italia. E, in questa cornice, si danno dei consigli che riguardano il nostro paese. C’è poi, com’è giusto che ci sia, la cornice internazionale in cui esistono situazioni più o meno giuste e condizioni di illibertà e povertà. Per me è solo in un contesto internazionale che si affrontano i problemi vitali dell’umanità. Forza, dunque, con l’ONU, la FAO, le altre organizzazioni internazionali. Perché l’umanità non venga affidata soltanto alle scelte dei capitalisti finanziari e degli speculatori.
Riccardo, il consumismo è l’altra faccia del capitalismo produttivo. Non si produce se non si vende e non si consuma. Ed è vero anche il contrario: non si consuma e quindi non si vende e non si produce. Lo sforzo di un rimescolamento delle carte non può che essere collettivo e non affidato a singoli Paesi. Tuttavia i Paesi possono offrire idee per la soluzione di problemi che ci avviluppano e che non siamo in grado di risolvere da soli. Intanto Alberoni dice: cerchiamo di fare nel nostro piccolo uno sforzo inteso ad essere più preparati, più concreti. Questo è ciò che ci compete, non stiamo con le mani in mano perché stiamo regredendo.
Il mio ragionamento era propri volto a questa preparazione Lorenzo, sia a livello nazione che a livello cellula famigliare; il cambiamento sarà inevitabile per le future generazioni,amenoche non succeda…… l’inreparabile, quindi meglio una decrescita consapevole che una decrescita imposta….o violenta.Comunque noto segnali a causa della crisi che si sta raggionando di più sul consumo,no maggior consumo ma minor consumo, un minor consumo orientato al miglioramento della vita.
Sì, Alessandro, ma, come sappiamo, il consumo è orientato dalla produzione capitalistica e occorre prima di ogni cosa coinvolgere loro e le loro organizzazioni oltre che, naturalmente, i lavoratori. Gli equilibri, su scala locale, sono forse pù facili da raggiungere ma bisogna sforzarsi di raggiungerli alle scale superiori.
Mentre lavoricchio o cucino mi viene da pensare e riflettere sulla mia vita passata. Al ragazzino che ero senza giochi elettrinici, senza cellulari o cose varie di plastica e inutili, ma il mio passatempo tra i preferiti era la costruzione del carrettino per le discese veloci o il monopattimo per passeggiare ” e era una infanzia felice “Pane olio e zucchero per merenda e per colazione caffellate con orzo e pane rifatto, a scuola a piedi ” e eravamo felici ” oggi giochi a piu non posso eletronici di plastica,colazioni e merende non hanno che da scegliere: nel mondo del lavoro, nella scuola si fa uso dello psicologo sempre più spesso.Eppure ho vissuto una vita con i problemi che poi sono di tutti ma risolvendoli da me non certo a uno psicologo o a PAPà.
Chissà se fraà cinquantanni saremo in grado di raggionare ancora.
Etu Lorenzo speri che il capitale sovranazionale e quello finanziario rinuncino alle loro politiche per andare verso una razionalizzazione delle ricchezze? NO! PREFERISCE BEN ALTRO E TU MI CAPISCI BENE.
Allora credo sia proprio il caso di cambiare mentalità dalla base perche ai vertici del capitale sta bene cosi.
” consumare e consumare ”
Questo raggionamento è applicabile a tutto anche ad un sito come ELDY
ALESSANDRO
Si Lorenzo l’argomento intriga molto e, parto subito con dei dati 39% di giovani disoccupati, mese di Agosto nell’industria produzione -3% rilancio dell’economia 0.Sentendo radio -24- i dati AIRE evidenziano che nel 2011 solo in due regioni, Lombardia e Veneto hanno lasciato il paese circa 5.000 giovani e, si calcola che ogni anno dai 30 ai 60mila giovani lasciano il nostro paese verso altri paesi, la vecchia valigia legata con la corda si sostituita con il trolly. Come si vede in questa prospettiva dove da noi non c’è lavoro i nostri giovani vengono predisposti a uno stato socialogico e psicologico molto deprimente e pericoloso perchè poi possono essere influenzati da movimenti ideologici. Guardando questa economia di liberismo e, della globalizzazione le future generazioni poco hanno da invidiare. Condivido sull’educazione tradizionale perchè credo che in primis l’educazione venga dalla famiglia e poi la scuola, ogni genitore devrebbe essere in grado di riconoscere le potenzialità dei propri figli e, nella scuola dalla scuola materna dovrebbe essere una sorts di palestra dove i ragazzi posono iniziare a capire cosa è il mondo che li circonda, ovvero quella transazione che dalla scuola li porta al mondo del lavoro che in questo momento è una grande parola, passando anche a corsi formativi specializzati per poi accedere al primo impiego. Purtroppo i giovani tra i 18 ai 30 anni, non hanno una visione inquitante per affrontare questa realtà che ci attanaglia, di conseguenza hanno un comportamento conflittuale con tutta la società. Aspettaimo con fiducia anche se non cambierà nulla la legge finanziaria di fine Novembre, ci vuole coraggio e caparbietà nelle azioni, ma questo è quello che manca al nostro governo attuale.
Sono d’accordo con Nembo e Allessandro e una situazione drammatica, speriamo nel governo che faccia qualcosa di veramente positivo, per i giovani e per certe famiglie che si trovono sull’orlo del colasso.
Alessandro, adotti il metodo del ragionamento, che è quello che mi piace di più e che costituisce il modello di questa rubrica. Ripartire dal basso. Certo, bisogna farlo ed in una certa misura, in una situazione di crisi, siamo costretti a farlo. Quindi limiteremo alcuni consumi, ci adatteremo di più a camminare con le nostre gambe, ecc. Il fatto è che scelte troppo restrittive si farebbero sentire dall’altra parte, cioé nel campo della produzione, con i problemi connessi, dei mancati consumi e della disoccupazione. E’, quindi, una questione di equilibri e di compatibilità. Per questo penso che ogni Paese dovrebbe rappresentare una comunità e non un semplice insieme di individui e che la politica dovrebbe essere esercitata da veri patrioti, che agiscano davvero a favore della collettività che rappresentano. Non ci sono alternative a questo. La rovina è dietro l’angolo se non vi siamo già precipitati. Certe volte, guardando le facce sorridenti e tranquille di chi ci rappresenta dico a me stesso che devono avere una bella faccia tosta.
Nembo, sai bene che, quanto alla diagnosi, sono d’accordo quasi sempre con te e anche stavolta. Noi, nel nostro piccolo, possiamo e dobbiamo fare molto perché i nostri ragazzi siano ferrati, pronti ai sacrifici, preparati, ecc. Cosa che negli ultimi tempi non è avvenuta. E poi dobbiamo pretendere che il governo mondiale ci dia qualcosa di più e di meglio della globalizzazione degli ultimi anni, fondata sull’emigrazione e sulle speculazioni finanziarie. Il mondo, così come è stato concepito, non resisterà a lungo fra rovine da una parte e rivolte dall’altra.
Grazie del tuo intervento, Gianna, sintetico e concreto. Certo, il nostro governo deve fare qualcosa e la farà. Così come noi, individui e famiglie, dobbiamo fare qualcosa. Ma siamo tutti d’accordo che un impegno “interno” non basta. Ci vuole di più, molto di più, fino a cambiare il modello di comportamento di chi comanda nel mondo.
Concordo Lorenzo il mondo così come è nn resisterà a lungo tra rovine e rivolte comprese le speculazioni finanziarie. Le soluzioni esistono, in primis, bisogna ritrovare o formare le coscienze di chi parlano di responsabilità senza risolvere nulla, e, senza che nessuno assume le proprie colpe. in questo ventennio d’inciuccio con un centro sx che ha governato 3254 giorni, pari al 46%, centro dx che ha governato 3341 giorni, pari al 47%, con questa profonda triste verità, credo che per tutti noi che abbiamo lavorato, che abbiamo realizzato in anni di sacrifici un avvenire per i nostri figli, nipoti, vedendo queste forze che distruggono il tutto, abbiamo un profondo stato di amarezza, dimenticando l’armonia sociale di come è stata concepita per una società migliore.
Forse… a quelli che stanno ora facendo i padri e le madri
di giovani ,consiglierei di rispolevare i “no!” .Ponderati, non beceri, non senza uno scopo.
Mi piace citare un articolo di Michele Serra , che guarda caso mi piace più di Alberoni, ma Lorenzo mi può capire!
…….” i giovani sono nati in un bozzolo di iperprotezione, ipergiustificazione ,ipertutela dentro il quale quasi tutti i genitori della mia generazione hanno allevato i loro figli . L’eccesso di protezione genera insicurezza ,come l’eccesso di fermaci indebolisce le difese immunitarie.Metto quindi la fragilità dei figli nel conto delle colpe dei padri e delle madri. Non conosco insegnante che non viva con disagio e sofferenza ,il rosario di giustificazioni , spesso assurde o ridicole, che è costretto ad udire durante i colloqui con i genitori.
Padri e madri sanno di consegnare ai figli un Paese peggiore di quello che hanno ereditato dai padri….e si sentono in colpa………..Condizioni di disagio sono ancor più evidenti da una disabitudine alla fatica, alla durezza della vita ,che abbiamo inflitto ai nostri figli per un malinteso spirito di protezione.
Nei secoli avere vent’anni ha voluto dire ,molto spesso, scampare alla guerra o alla fame, all’umiliazione sociale sancita per legge, allo sfruttamento più bieco , senza poter viaggiare o studiare. Si registrano in questo senso alcuni sensibili miglioramenti : vorrei che di questi miglioramenti chi ha vent’anni oggi ,prendesse coscenza e misurasse il mondo anche a partire dai vantaggi che il mondo può offrigli.”…..
Quello che dice Alberoni è giusto e quasi ovvio ….ma riletto con la disincantata luce di Serra.
Grazie, Nembo. C’è davvero da essere delusi, anche perché alla fine danno la colpa, destra e sinistra, a noi cittadini. Che vuoi che ti dica? Speriamo in un generale rinsavimento, ognuno al suo livello.
Io penso che i genitori dovrebbero essere autorevoli. Questo vuol dire non essere permissivi e nemmeno autoritari. Nel primo caso si rischia di non dare argini necessari nella crescita dei figli, tutti abbiamo bisogno di alcuni no fondamentali per diventare grandi ma al tempo stesso nel secondo caso (autoritario) questi no restano senza spiegazioni e vengono portati avanti sulla base del potere genitoriale. A differenza di questi due atteggiamenti per me sbagliati, il genitori autorevole è un genitore coerente che insegna ai propri figli il rispetto e riesce a spiegare i limiti doverosi che deve imporre.
Quando si è troppo permissivi spesso si ha poca voglia di combattere contro i figli e io penso che amare significhi anche impegnarsi e in qualche caso lottare per aiutare a crescere.
Le condizioni generali per trovare un lavoro, in un paese che vive un periodo di notevole recessione, sono molto limitate e, in alcune regioni italiane, praticamente nulle.
Ciò, ovviamente, penalizza tutti coloro che ne sono alla ricerca ma, ancor di più, i giovani che non intravedono facili prospettive per il loro futuro. Quelli molto ben preparati, che hanno conseguito lauree o diplomi specialistici e che conoscono, soprattutto, un po’ d’inglese, sono spinti a ricercare soluzioni all’estero. Come dare loro torto? In tal modo, tuttavia, vengono meno giovani ben preparati e sicure potenzialità per il nostro Paese.
Per quanto riguarda la loro formazione, educazione e anche l’aiuto nella scelta del ramo di studio da intraprendere, a seconda delle loro propensioni e capacità, che dovrebbe essere compito dei genitori, ci sarebbero diverse considerazioni da fare. Per questa ragione, mi sento di coindividere, in grande misura, ciò che ha detto Franco Muzzioli, riferendosi a Michele Serra
Molti giovani oggi, proprio a causa dell’iperprotezione, dell’eccessiva permissività e ipergiustificazione sono spesso insicuri, fragili e, soprattutto, incapaci del minimo sacrificio per raggiungere qualche obiettivo.
Spesso sento dire da alcuni genitori, soprattutto dalle mamme, che hanno un ottimo rapporto con i figli, anzi, sono “loro amici”. Quest’affermazione non mi piace per niente, perché così verrà sicuramente meno la funzione genitoriale, dando luogo, invece, a rapporti ibridi che, secondo me, non saranno positivi per nessuno.
Infine, considerando i vari aspetti elencati, se vogliamo ipotizzare un miglioramento della situazione attuale, occorrerebbe proprio abbandonare “il malinteso spirito di protezione”, rimboccarsi le maniche, a partire dalla famiglia e dalla scuola, e aiutare positivamente i propri figli a raggiungere una maturità consapevole e responsabile.
Bene! senza tante parole( perche non ne ho ) dico che questa
iperprotezione è un danno per la società; ma chi lo dice alla famiglia che e dannoso il suo comportamento? ” lo stato ? ) o deve essere il primo nucleo della società a capire che bisogna indirizzare le scelte verso altre soluzioni? Mancano imbianchin, muratori,idraulici, calzolai,carpentieri, giardinieri e in tutte le attività manuali….abbiamo scartato in toto tutto il sapere delle mani dei nostri avi, tutti colletti bianchi? Poi ci lamentiamo degli extracomunitari che vengono a frotte e occupano il mondo del lavoro. Certo lo stato e la scuola deve indirizzare, ma se alla base non si cambia modo di orientarsi diventerà una imposizione col relativo malcontento sociale.
Buon giorno alessandro
Anche a te un affettuoso grazie, Anna. Sì, la famiglia deve essere autorevole e deve dare le “dritte” giuste ai figli. Ma c’è ancora una famiglia di questo tipo? Come tutte le istituzioni, è in declino o, peggio, in rovina. Speriamo, speriamo.
Franco, fammiti dire che anche Serra ha ragione (d’altra parte non è vero che non lo ami quanto te). La sua diagnosi è giustissima e, d’altra parte, ha precedenti illustri nel buon senso di ognuno di noi: vi ricordate quando tutti dicevamo che i nostri figli dovevano stare meglio di noi? Ebbene, ci sono stati, forse, ma solo da un punto di vista economico e forse, anzi certamente, non ci staranno più. E meno male che si tratta solo di beni materiali. Forse potremo contribuire a renderli spiritualmente migliori in questi momenti di crisi.
Anche tu, Giovanna, dici tante cose giuste, anzi hai posto a nostra disposizione un vero e proprio prontuario sul da farsi nell’educazione dei figli. Ci saranno orecchie attente? Spero di sì.
Alessandro, mi riferisco al tuo ultimo commento. Tutti noi, istituzioni, organizzazioni, individui, abbiamo prima di tutto il dovere di dire la verità. Quanto all’asutorevolezza, ce la dobbiamo riconquistare perché tutti l’abbiamo perduta. Forza con le intenzioni di “recupero” dunque. In fondo è come per gli esami di riparazione.
Mi rimane difficile commentare quest’articolo dopo aver letto le tristi vicende dei blog di Eldy.In un momento in cui tutta la società è in una grave crisi economica e di valori morali, a noi genitori e nonni spetta il compito, con l’esempio e il sacrificio, trasmettere regole e comportamenti. Quello che sta accadendo nella chat di Eldy è lo specchio della vita reale dove tutto è permesso, i genitori permissivi e poco attenti hanno dato troppa libertà ai figli, è facile accontentarli,dire NO al momento giusto è molto importante, la rinuncia serve a capire che non si può avere tutto facilmente!
Scusatemi, ma non capisco che nesso ci sia tra i malesseri e i malumori di Eldy e il permissivismo dei genitori dato ai figli. Vorrei ricordare che qui, in Eldy, siamo tutti, più o meno over 50 o 60 (e forse più..), pertanto le nostre “beghe”, chiamiamole così, sono al novantapercento virtuali, e non hanno attinenza (secondo me) con crisi, disoccupazione giovanile, disagi e lacune culutrali dentro i quali si dibattono i nostri ragazzi. Anch’io condivido il pensiero di Michele Serra ma per quanto mi riguarda, sarà per impossibilità economiche o durezza della mia vita, i miei figli si sono dovuti guadagnare tutto, da me hanno avuto solo tre cose: il sostegno morale, l’obbligatorietà di farsi una cultura (chiamiamolo “pezzo di carta”) e tutto l’amore che una madre può dare. Tutto il resto se lo sono conquistato da soli, con le proprie forze, e ciò che non potevano avere ha fatto parte delle numerose rinunce alle quali, sia io che loro, abbiamo dovuto sottostare.
la legge del merito? ma perche c’è ancora il merito che viene riconosciuto e rispettato? viviamo in una società in cui va avanti il figlio di… l’amico di… il parente di… e non certo chi studia con sacrificio, con una borsa di studio, con impegno. Le lauree non servono più a niente, anzi se ti presenti con un certo curriculo “sei troppo qualificato” e se vuoi mangiare, devi dimenticare quello che hai studiato e adattarti a fare quello che trovi, perche se no sei “schizzinoso”. Noi genitori abbiamo messo del nostro a cercare di proteggere e coccolare i nostri figli, ma la società odierna non riconosce certo il merito ne lo premia. Noi possiamo solo cercare di temperare i nostri figli ai futuri sacrifici (tanti) e pregare che siano capaci di affrontarli e superarli con meno delusione possibile.
Cara Lucia, d’accordissimo. Ti ricordi il vecchio detto? Lo dico a mente: chi sale velocemente precipita velocissimamente. Ecco il punto. Ti abbraccio.
Hai ragione anche tu, Franci. La tua “ricetta” è quella di tutti noi. Ti abbraccio.
Wanda, possiamo aiutarli nel senso di far capire loro che ci siamo e diamo una mano. Ma la crisi è generale e folle.
Riprendo la tua frase Lorenzo, quando dici “Ci vuole di più, molto di più, fino a cambiare il modello di comportamento di chi comanda nel mondo”. Questo è vero ed è valido per le decisioni future ma per il passato, ormai, il danno è fatto, abbiamo saltato una generazione, tanti giovani di oggi che non hanno trovato e non troveranno una sistemazione e questo purtroppo non si recupera più.
Sì Pino, non possiamo fare più niente per aggiustare gli attuali cocci. Possiamo soltanto, come mi pare di aver detto, dare una mano. E la stiamo dando. Ma quando sento parlare di globalizzazione e di libera circolazione di persone e capitali, mi viene l’orticaria.
Mi diceve una cara amica che il disorientamento dei giovani si deve ricondurre anche alle attuali condizioni della famiglia, ed al senso di fragilità che induce, spesso a seguito delle frequenti polemiche fra i coniugi. Sono d’accordo.