LA MIA QUARANTENA
Scritto da Giuseppe il 8 Agosto 2020 | 19 commenti- commenta anche tu!
LA MIA QUARANTENA
ED ALTRO ANCORA
Tutti abbiamo trascorso il nostro periodo di clausura domiciliare obbligata causa la pandemia di coronavirus. Ora la catena si è allentata e abbiamo ripreso le nostre uscite da casa ma con l’obbligo di mantenere le distanze di sicurezza e dotati della immancabile mascherina. Bene ma come abbiamo trascorso questi mesi di assoluta prigionia dentro le mura domestiche? Io vi racconto la mia.
Bene o male, ho avuto la fortuna che per gli approvvigionamenti alimentari pensavano i figli che, per decisione unanime, mi avevano imposto di non uscire di casa a scanso di qualsiasi pericolo di contagi vari e quindi, a turno, pensavano loro agli approvvigionamenti necessari.
Qualche libro, la TV, il P.C., riviste di enigmistica, un giornale, erano i miei compagni per trascorrere la giornata ma, credetemi, a lungo andare con il
ripetersi quotidiano delle stesse cose, subentrava comunque la noia.
Fortuna che potevo trascorrere qualche ora in giardino, ogni piccola occasione era buona per distrarsi e non pensare al virus. Curare i fiori, innaffiare le piante ecc., ma assistere allo svolazzare incerto dei passerotti alla loro prima uscita dal nido, quasi fossero in volo di addestramento, mi faceva tenerezza.
Al primo distacco dal nido finivano per terra ma mi sono reso conto che facevano molto presto ad imparare, dopo la seconda o terza prova erano già bravi a regolare la quota e volare alto e lontano.
Forse perché anch’io sono stato un passerotto d’uomo o chissà per quale altra associazione d’idee, questi simpatici uccelletti mi riportano indietro nel tempo, a quando ero un ragazzetto di 10/11 anni e durante le vacanze scolastiche i miei mi mandavano al paese dove risiedevano gli zii per trascorrere un periodo di qualche settimana da loro. Era una vera full-immersion nella vita agreste paesana dove c’era veramente tanto da imparare dal vivo rispetto alle nozioni scolastiche e alla vita di città. L’idea dei miei non era sbagliata, sì per me era una vacanza ma loro sapevano che sarei tornato a casa con un arricchimento di nozioni sulla vita sociale contadina e non solo.
Riconosco che con i miei soggiorni in paese che si ripetevano sistematicamente di anno in anno, forse anche in modo inconscio ho appreso tante cose, sul vivere in una piccola comunità, sul rapporto tra le persone, sulle coltivazioni agricole e sull’allevamento degli animali utili all’uomo. Vedere una chioccia che aiuta lo schiudersi delle uova della sua covata e l’apparire del pulcino che si mette subito in piedi a zampettare barcollando nei suoi primi passi, è meraviglioso. Assistere al parto di una pecora o alla venuta al mondo di un vitello, sono tutte cose che in città non si ha occasione di vedere. Quando ritornavo a scuola avevo un bagaglio di nozioni molto più ampio dei miei compagni e mi tornava utile anche per i miei compiti scolastici.
Ricordo il coetaneo con il quale avevo stretto amicizia, di nome Nerino. Non so per quale motivo gli avessero dato questo nome, forse più per il fatto di essere un moretto con i capelli nero corvino che per eventuali riferimenti alle Nereidi della mitologia greca. Si stava bene insieme e quando si andava in campagna mi dava le dritte per scegliere quali erano i fichi migliori da cogliere ed a riconoscere erbe mangerecce da quelle pericolose.
Mi aveva insegnato le regole e i trucchi de “sa strumpa”, una sorta di pugilato che si praticava tra noi ragazzi con il quale si davano i colpi al di sopra della cintura ma non si doveva colpire mai il viso dell’avversario. La lotta poteva durare anche ore e terminava quando uno dei contendenti rinunciava per sfinimento e si dava per vinto.
Ci sarebbe tanto da raccontare ma tra tutte le cose mi è rimasta impressa la figura umana di una persona del paese e ve la voglio descrivere a modo mio.
Ecco, mi metto al P.C. e butto giù qualche riga.
ANGELINO CENTO MESTIERI
Angelino, animo semplice
Era uomo di campagna
Della fatica non si lagna
E col poco era felice.
Era reduce di guerra
Sapeva far tanti mestieri
Lavori umili d’oggi e d’ieri
Lui zappava anche la terra.
Giardiniere o contadino
Con la schiena sempre curva
Vendemmiava pure l’uva
per poco pane e poco vino.
Lavorar mattino e sera
Per sfamare la famiglia
Moglie a carico, figlio e figlia
E non aveva cameriera.
Lui faceva tutto quanto
Eseguiva con decoro
Ogni tipo di lavoro
L’onestà era il suo vanto.
Quando vien Sabato sera
Apre bottega da barbiere
Tosa chiome bianche e nere
A tutti ridà una bella cera.
Canticchiava e sorrideva
Si guardava nello specchio
E diceva non son vecchio
E un’altra barba lui radeva.
Se entrava un forestiero
Lo serviva e lo ossequiava
Perché quello subito pagava
Gli altri non davano dinero.
Si pagava alla raccolta
Con i frutti di stagione
Ognuno con ragione
Dava quello che poteva.
Qualche volta lui accudiva
A curare alcuni mali
grano, sale, erbe officinali
tutto quanto lui guariva.
Ma non solo questo. Se alla Marietta cadeva il secchio nel pozzo, lei chiamava l’Angelino che con ingegno sopraffino e un attrezzo di sua invenzione, un’ancoretta a tre punte, recuperava secchio e corda e la Marietta era contenta.
All’avvicinarsi del Natale, quando in casa di Pietro, Giovanni o altri, s’ammazzava il maiale, si chiamava sempre compare Angelino che portava le fascine di frasche, accendeva un bel fuoco per ripulire la cotenna dalle setole, poi scuoiava, separava sangue, lardo e carne e preparava, per fare prosciutti e salsicce che avrebbero fatto parte delle provviste invernali.
Era una vita belle, serena e di grande solidarietà tra esseri umani.
Oggi mi pare non sia più così.
Questo, altro, ed altro ancora, ma ve lo racconterò un’altra volta….
Per ora auguro per tutti






