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RICORDO DELL’AMICA SANDRA

   

 

RICORDO DELL’AMICA SANDRA

 

«UN SORRISO DONA SOLLIEVO A CHI E' STANCO, RINNOVA IL CORAGGIO NELLE PROVE, NELLE TRISTEZZE E' MEDICINA .E SE INCONTRI CHI NON TE LO OFFRE ,SII GENEROSO ,PORGI IL TUO .NESSUNO HA TANTO BISOGNO DI UN SORRISO COME COLUI CHE NON SA DARLO»

Questa frase l’aveva riportata Sandra in chat una mattina e possiamo dire che rispecchia perfettamente quello che era lo spirito della nostra cara Amica, sempre gentile e disponibile con tutti ma, all’occorrenza, anche pronta ad impugnare una lancia in difesa di una persona amica se riteneva che fossero stati lesi i suoi diritti.

Cara Sandra avremmo voluto festeggiare i tuoi cento anni tutti insieme e lo facciamo come se tu fossi ancora con noi ed in effetti sentiamo che ci sei, non possiamo dimenticarti e non ti dimenticheremo, ci hai dato tanto e ti ringraziamo.

Insieme ai nostri auguri abbiamo preparato questa torta e siamo certi che saresti stata felicissima di effettuare il taglio in tante fette da offrire a ciascuno di noi.

Lo facciamo noi per te, dicendo:

Ciao Sandra.

 

   

 

Intanto leggiamo con gioia questo ricordo di Sandra, inviatoci dalla sua stimata famiglia: la figlia Laura e gli amatissimi nipoti Lucia e Matteo.

 

LA NONNA

Metà novembre. Domenica mattina. Tutti in macchina, si va ad Atene. Si andava a prendere la nonna. Come sempre arrivava con il volo pomeridiano delle 4. Quindi, toccata e fuga ad Atene. Come al solito aveva qualcosa di cui lamentarsi riguardo al viaggio, però quando ci vedeva si dimentica di tutto. Era semplicemente felice di vederci e di essere ritornata nella sua seconda casa. Il viaggio di ritorno in auto per qualche motivo pare sempre più veloce rispetto a quello d'andata. Chi lo sa, probabilmente è dovuto al fatto che tra una chiacchiera e l'altra, tra aggiornamenti vari, il tempo passa più in fretta. Appena arrivati a casa, la prima cosa urgente da fare è aprire le valigie. Sopra le gonne e le camicette -meticolosamente abbinate tra loro- c’erano le cose ancor più essenziali. Il prosciutto cotto, quello crudo, la salsiccia per fare il risotto come si deve, i flauti per la colazione e poi il salame Galbanetto -che per essere sinceri era la cosa che bramavo da quando avevo saputo del ritorno della nonna-. Poi certo c'era anche il taleggio per il papà, che anche se non lo dimostrava era felice anche lui che la nonna fosse tornata. In fretta, tutto in frigo perché "è fuori da stamattina e non vorrei che andasse a male".

Certo non dimentichiamoci dei fumetti, da Topolino a Paperinik e il Detective Conan, c'è l'imbarazzo della scelta e non potevo che esserne strafelice.

Beh, ora che le valigie sono aperte mica si possono lasciare così, "dai, aiutami a mettere a posto i vestiti, così poi andiamo giù a mangiare".

Inutile a dirsi che nel mentre la mamma aveva già aperto tutte le leccornie arrivate dall'Italia, ed era giunta quindi l'ora di sedersi a tavola.

 

Una volta finito di cenare, era il momento della fiction Rai. Che fosse Don Matteo, Un Medico in Famiglia, il Maresciallo Rocca, tutte hanno un posto speciale nel nostro cuore. Quindi tutti in poltrona con la camomilla -essenziale dopo il banchetto delizioso-, o meglio quasi tutti, dato che la nonna si ostinava a sedersi sulla SUA sedia. Una sedia di legno e pelle,ricordo dei tempi andati, che a tutti noi altri pareva di una scomodità assurda, però a lei piaceva e ci era affezionata.

E così passava l'inverno. Tra giretti pomeridiani in paese dove la fermata dal tabaccaio era obbligatoria, per la consueta barretta di cioccolato, e viaggi inutili in autobus. Si si, proprio così, in autobus. Amavo i mezzi pubblici, mi affascinavano per qualche ragione. La metro, i treni, gli autobus, tutti. Certo che, per mia sfortuna in paese non passava quasi nulla. Solo cinque autobus -di numero- al giorno. Quindi non si può dire che fossero la cosa più comoda del mondo. Però, alcune volte con la nonna li usavamo, semplicemente per farci un giro. Per essere più precisi, solamente per soddisfare la mia voglia di usarli. Salivamo alla fermata centrale del paese, rigorosamente io timbravo il biglietto, ci sedevamo, andavamo fino al paese vicino dove l'autobus finiva la corsa e poi ritornava indietro, riportandoci così alla stessa fermata dalla quale eravamo saliti.

Chissà cosa avranno pensato gli autisti vedendo due persone salire e pagare il biglietto semplicemente per fare un giro senza alcuno scopo. Poi ovviamente degni di nota sono anche i giochi da tavolo. Siamo stati l'ultima generazione che ha avuto la fortuna di giocarci, l'ondata di videogiochi era alle porte. In giro per l'Italia, tombola, puzzle vari e ovviamente Monopoli, il mio preferito. Ci perdevamo giornate intere con la nonna giocando a Monopoli, io volevo sempre vincere e quindi alcune volte provavo a barare pure, ma la nonna se ne accorgeva sempre e mi riproverava, dicendo che "non si fà". Però mi lasciava vincere comunque.

E così passavano le giornate, i mesi e si arrivava al Natale, festività da me prediletta. Festività piena di tradizione e del suo amato Presepio storico che risaliva alla sua infanzia. Il pomeriggio della vigilia era rigorosamente dedicato alla preparazione dei ravioli per il giorno dopo. Tutti contribuivano, c'è chi si dedicava all’impasto, chi alla pasta e chi all’assemblamento del prodotto finale. Ovviamente seguendo le indicazioni dell'esperta, la nonna. Poi la sera si preparava un piatto con qualche biscotto e un bicchiere di latte da lasciare aL fianco all’ albero per Babbo Natale, come segno della nostra ospitalità. Il giorno dopo arrivava il momento dei regali. Odiavo il fatto di dover aspettare che si svegliassero tutti per scartarli, però questo era il rito. Li scartavamo sentendo rigorosamente le musiche Natalizie e poi iniziavano i preparativi per il pranzo. Gli antipasti, i ravioli, il tacchino o il pollo per secondo. Tutto sulla tavola meticolosamente apparecchiata con il servizio bello di piatti, per le occasioni speciali, e le posate d'argento. Devo essere sincero, ho sempre preferito il Natale invece della Pasqua, però ero l'unico. La nonna, anche se la Pasqua la festeggiavamo seguendo le usanze greche –sulla Pasqua non insisteva sulle tradizioni italiane,tranne che per la Colomba,- le piaceva molto. Aspettava con impazienza la fine della settimana Santa ortodossa per poter dipingere le uova, andare a prendere i fiori dal epitafio (tutto da lei raccontato anche su Eldy) e soprattutto mangiare l'agnello allo spiedo. Tranne il ritorno a scuola, la fine delle festività pasquali significava anche che da lì a poco la nonna se ne sarebbe andata. Sarebbe tornata in Italia. Però l'avremmo raggiunta anche noi dopo qualche settimana, per passare l'estate tutti assieme in Italia.

In generale sono tanti i bei ricordi legati a te. Che però oramai sono solo ricordi. Sarò sempre grato dei bei momenti trascorsi assieme, sarò persino grato della tua testardaggine -che anche se era la ragione principale dei nostri battibecchi- è la ragione che siamo chi siamo oggi. Non hai mai voluto imparare il greco e neanche trasferirti permanentemente in Grecia con la tua famiglia. Grazie a questo noi siamo cresciuti con stimoli provenienti da due paesi diversi -ma allo stesso momento molto simili- e abbiamo assimilato la lingua e le usanze di ciascuno dei due.

E non potrei esserne più felice.

 

Andre Rieu - I Have A Dream

 

   
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