Archive for ottobre 10th, 2011

Il rating nella Ue e l’ombra americana !!

 

Il rating nella Ue e l’ombra americana

Se ne è parlato molto negli ultimi tempi. E si è fatto il solito polverone. Ma queste agenzie sono in buona fede? Fanno il gioco di qualcuno? Ci possiamo fidare? Non è che i loro giudizi vengano strumentalizzati? Insomma, occupiamoci di questo argomento, se vi va.

 

Io parto dall’articolo da cui ho preso il titolo (articolo di Massimo Mucchetti, Corriere della Sera del 10 luglio 2011, pag. 33). Ve lo trascrivo:

“Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch  non bastano più. Il cancelliere Angela Merkel e il presidente Nicolas Sarkozy vorrebbero che l’Unione europea avesse una sua agenzia di rating. Da noi, la procura di Trani sta verificando se Moody’s abbia fatto aggiotaggio con il commento sull’Italia del maggio 2010 che, diramato a Borsa aperta, determinò il crollo delle quotazioni. Moody’s e S&P sono state poi convocate in Consob per spiegare un’altra nota, diffusa sempre a mercati aperti, sulla manovra correttiva del governo e su 16 banche italiane, con seguito di speculazioni al ribasso. Che tanto basti a insidiare il primato delle Big Three del rating è assai dubbio, per quanto la loro reputazione sia erosa dalla complice reticenza sui “subprime” (crisi americana, nota mia). Il fatto è che la finanza guadagna somme enormi applicando piccole commissioni su un numero mostruoso di operazioni. Per poter girare a mille, non può fermarsi a studiare il merito di credito (convenienza, nota mia) di ogni controparte. Lascia questo compito alle agenzie di rating, che valutano lo stesso titolo facendosi pagare da chi lo emette e non da chi lo compra, incuranti dell’evidente conflitto di interessi. In questo schema è essenziale che valutazioni e valutatori siano intellettualmente organici del polo egemone. E così è stato come dimostra la prolungata cecità delle tre agenzie sugli effetti che la costante crescita del debito privato americano avrebbe avuto sull’ammontare e la solvibilità del debito pubblico Usa. In un’intervista al Messaggero Mario Monti avverte che la nuova agenzia europea non sarà credibile sul debito pubblico dei Paesi dell’Unione se gli Stati vi avranno un ruolo. L’ex commissario Ue alla Concorrenza coglie un conflitto di interessi immanente. Ma è anche vero che talvolta gli Stati europei hanno saputo promuovere costruzioni sovranazionali autonome come la Banca centrale europea. L’iniziativa Merkel-Sarkozy non sarebbe necessaria se istituzioni private –per esempio le migliori università dei principali Paesi- avessero promosso loro stesse  un’agenzia diversa da Moody’s, S&P e Fitch. Ma ciò non è avvenuto. Perché? Nel suo Capitalisme contre capitalisme, Michel Albert vedeva già nel 1991 la sua prediletta Europa renana tributaria del modello anglosassone. Se questa è la risposta, l’agenzia europea, per funzionare, dovrebbe essere autonoma non solo dai governi eventualmente promotori, ma anche dalla cultura del Washington Consensus, che ha orientato le agenzie. A questo proposito, sarà interessante seguire l’agenzia di rating cinese. Noi potremo non crederle, ma se ci crede la Cina, officina e banca degli Usa e dell’Europa? Comunque sia, dovendo scegliere tra valutazioni più diversificate di oggi, la finanza sarebbe indotta a curare di più il rischio di controparte, e dunque a correre di meno. Caleranno perciò i suoi utili? Pazienza. Vorrà dire che i contribuenti avranno meno probabilità di vedersi chiamare un’altra volta a sottoscrivere i titoli di Stato emessi per salvare Wall Street e la City per poi sentirsi dire da Wall Street e dalla City che quei titoli non valgono più il prezzo pagato perché il debito pubblico dei salvatori è cresciuto”.

Insomma, con questo articolo siamo entrati nel mondo oscuro della finanza. Discutiamone. Io dico che si tratta di un mondo affascinante, che però può portarci alla rovina con molta facilità. Esso dovrebbe rappresentare lo specchio delle economie reali, cioé del complesso di beni e servizi che si producono. E dovrebbe sempre essere così. Però, come si dice, “à la guerre comme à la guerre”, o, in altri termini “mors tua vita mea”. In barba alla professionalità di chi si occupa di queste cose da una vita......Lorenzo.rm

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