Il rating nella Ue e l’ombra americana !!

 

Il rating nella Ue e l’ombra americana

Se ne è parlato molto negli ultimi tempi. E si è fatto il solito polverone. Ma queste agenzie sono in buona fede? Fanno il gioco di qualcuno? Ci possiamo fidare? Non è che i loro giudizi vengano strumentalizzati? Insomma, occupiamoci di questo argomento, se vi va.

 

Io parto dall’articolo da cui ho preso il titolo (articolo di Massimo Mucchetti, Corriere della Sera del 10 luglio 2011, pag. 33). Ve lo trascrivo:

“Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch  non bastano più. Il cancelliere Angela Merkel e il presidente Nicolas Sarkozy vorrebbero che l’Unione europea avesse una sua agenzia di rating. Da noi, la procura di Trani sta verificando se Moody’s abbia fatto aggiotaggio con il commento sull’Italia del maggio 2010 che, diramato a Borsa aperta, determinò il crollo delle quotazioni. Moody’s e S&P sono state poi convocate in Consob per spiegare un’altra nota, diffusa sempre a mercati aperti, sulla manovra correttiva del governo e su 16 banche italiane, con seguito di speculazioni al ribasso. Che tanto basti a insidiare il primato delle Big Three del rating è assai dubbio, per quanto la loro reputazione sia erosa dalla complice reticenza sui “subprime” (crisi americana, nota mia). Il fatto è che la finanza guadagna somme enormi applicando piccole commissioni su un numero mostruoso di operazioni. Per poter girare a mille, non può fermarsi a studiare il merito di credito (convenienza, nota mia) di ogni controparte. Lascia questo compito alle agenzie di rating, che valutano lo stesso titolo facendosi pagare da chi lo emette e non da chi lo compra, incuranti dell’evidente conflitto di interessi. In questo schema è essenziale che valutazioni e valutatori siano intellettualmente organici del polo egemone. E così è stato come dimostra la prolungata cecità delle tre agenzie sugli effetti che la costante crescita del debito privato americano avrebbe avuto sull’ammontare e la solvibilità del debito pubblico Usa. In un’intervista al Messaggero Mario Monti avverte che la nuova agenzia europea non sarà credibile sul debito pubblico dei Paesi dell’Unione se gli Stati vi avranno un ruolo. L’ex commissario Ue alla Concorrenza coglie un conflitto di interessi immanente. Ma è anche vero che talvolta gli Stati europei hanno saputo promuovere costruzioni sovranazionali autonome come la Banca centrale europea. L’iniziativa Merkel-Sarkozy non sarebbe necessaria se istituzioni private –per esempio le migliori università dei principali Paesi- avessero promosso loro stesse  un’agenzia diversa da Moody’s, S&P e Fitch. Ma ciò non è avvenuto. Perché? Nel suo Capitalisme contre capitalisme, Michel Albert vedeva già nel 1991 la sua prediletta Europa renana tributaria del modello anglosassone. Se questa è la risposta, l’agenzia europea, per funzionare, dovrebbe essere autonoma non solo dai governi eventualmente promotori, ma anche dalla cultura del Washington Consensus, che ha orientato le agenzie. A questo proposito, sarà interessante seguire l’agenzia di rating cinese. Noi potremo non crederle, ma se ci crede la Cina, officina e banca degli Usa e dell’Europa? Comunque sia, dovendo scegliere tra valutazioni più diversificate di oggi, la finanza sarebbe indotta a curare di più il rischio di controparte, e dunque a correre di meno. Caleranno perciò i suoi utili? Pazienza. Vorrà dire che i contribuenti avranno meno probabilità di vedersi chiamare un’altra volta a sottoscrivere i titoli di Stato emessi per salvare Wall Street e la City per poi sentirsi dire da Wall Street e dalla City che quei titoli non valgono più il prezzo pagato perché il debito pubblico dei salvatori è cresciuto”.

Insomma, con questo articolo siamo entrati nel mondo oscuro della finanza. Discutiamone. Io dico che si tratta di un mondo affascinante, che però può portarci alla rovina con molta facilità. Esso dovrebbe rappresentare lo specchio delle economie reali, cioé del complesso di beni e servizi che si producono. E dovrebbe sempre essere così. Però, come si dice, “à la guerre comme à la guerre”, o, in altri termini “mors tua vita mea”. In barba alla professionalità di chi si occupa di queste cose da una vita......Lorenzo.rm


COMMENTI

  1. il 10 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Ma dunque siamo prigionieri delle agenzie di rating? Quali che siano le nostre situazioni debitorie? O dobbiamo assuefarci finalmente a farci “rivedere le pulci” da organi “super partes” che ci insegnano ciò che dobbiamo fare? E, nel contempo, siamo prigionieri di una politica di casta che non considera se non in secondo piano i problemi dell’economia e dello sviluppo? Proviamoci a dialogare fra noi. Male non ci farà certamente.

  2. il 10 ottobre, 2011 lieve dice:

    Caspita lorè….. Fammace penzà….
    Ho sempre immaginato che qualcosa sotto doveva esserci…
    Dunque è tutto na schifezza??
    Sono le agenzie di rating che comandano?
    Mi devo informare … aspe…. spero che qualcuno mi illumini, ma non di luce propria, possibilmente una luce che non abbia nulla a che fare con la nostra casta politica….

  3. il 10 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Vedi, Lieve, il problema, con le agenzie di rating e, direi, con tutte le questioni un po’ difficili, è che ognuno, come si suol dire, “parteggia” invece di ragionare. Sicché, strumentalizza le affermazioni delle agenzie per sostenere le opinioni proprie o del partito o del raggruppamento cui fa capo. In questo gioco l’Italia è stata messa in mezzo in modo che i suoi fondamentali economico-finanziari, che dovrebbero essere la principale materia di valutazione dello stato di salute del paese, sono stati sostituiti da una valutazione sulla “tenuta” del governo, ciò che non dovrebbe essere. Più in generale, come si afferma nell’articolo, c’è più di un dubbio sul fatto che questa o quell’agenzia faccia opera di “comparaggio” con questo o quel paese e, siccome le agenzie di rating attuali sono di ceppo americano, l’Europa (è un’ipotesi) potrebbe farsene una sua propria. Ma si potrebbe ricadere dalla padella nella brace. Il problema, infatti, non è la nazionalità dell’agenzia ma la serietà delle sue analisi. Anche di questo si parla nell’articolo.

  4. il 10 ottobre, 2011 lieve dice:

    Lorè, voglio sperare che si siano basati anche sul nostro basso tasso di crescita e il nostro elevato livello di credito.
    Non voglio pensare che si siano lasciati contagiare dalla mancanza di fiducia,la bassa stima e il poco sostegno politico che ha questo governo all’interno del suo paese.
    dovremmo pensare che siano pecoroni….
    L’ultima manovra (da 60 miliardi,mi pare) avrebbe dovuto rassicurare un po’,anche se altri provvedimenti dovranno essere attuati per rendere l’italia più competitiva e rilanciare così il paese….
    Spero comunque che ci siano delle regole, dei calcoli da fare, uguali per tutti , che possano stabilire se un paese sia a rischio.
    Se così non fosse , credo che queste agenzie abbiano troppo potere…..
    Spero comunque che sia meglio che non venga attuata l’ipotesi di una una compagnia di rating europea , visto come girano le cose…..

  5. il 10 ottobre, 2011 ANGELOM dice:

    La borsa italiana sta attraversando un brutto momento ed è sotto attacco; da una parte ci sono gli speculatori che comprano allo scoperto che acquistano titoli senza avere capitali, dall’altra ci sono agenzie di rating come la Moody’s, la Standard &Poor’s e Fitch. che con i loro giudizi negativi declassano l’Italia rendendo meno appetibili gli investimenti stranieri.
    La borsa è il termometro di un paese, un indicatore che non misura solo la ricchezza ma evidenzia un valore intangibile, la fiducia delle persone e la speranza rivolta nella crescita delle imprese. Il valore di borsa è sempre relativo dipende sempre dalla domanda rispetto all’offerta.
    I Presidente della Consob,Giuseppe Vegas ha incontrato i membri responsabili delle agenzie di rating per conoscere il loro comportamento, esortandoli alla chiarezza e alla trasparenza con tutti quelli che operano sui mercati, ha preso decisioni difficili, infatti ha vietato le vendite allo scoperto di quelle agenzie che alimentano le speculazioni, ci auguriamo che tutto il sistema economico sia regolamentato evitando tutto questo.

  6. il 10 ottobre, 2011 Nembo dice:

    Queste agenzie nn sono in buona fede, tantè che fanno guerra tra di loro Cina contro America ecc..,queste agenzie sono private, la Standard & Poor’s agenzia di reting, è stata indagata dalla giustizia americana, queste agenzie di reting giudicano i bilanci e quindi l’affidabilità dei vari paesi in base a una scala di valori, sono influenti su tutto il mercato, promuovono o declassano i titoli in borsa, ovvero sono loro i padroni. L’effetto è a catena in tutto il mondo, vedi l’Italia declassazione da A+ ad A, il reting si può dire che è sovrano, il bello deve ancora venire poichè a mio parere si farà sentire ancora più forte fra 12-18- mesi, loro fanno il cambio anche dell’outlok (orientamento medio lungo) al reting stesso. Cosa dire… come dici tu Lorenzo è un mondo oscuro e nulla è fatto per caso. Un detto dice: Sconfiggere avversari deboli porta poco vantaggio, mentre sconfiggere avversari forti porta più guadagno.

  7. il 10 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Ma sì, Lieve, si basano su dati reali e non su fantasie. Ma c’è un quid che è la fiducia e la fiducia, nel nostro caso, presenta qualche défaillance. C’è ad esempio il debito, per la cui cancellazione si è previsto il 2013. Se parli con qualsiasi italiano in buona fede ti dirà che è una fanfaluca.

  8. il 10 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Angelo, delle notizie sulla borsa che ci dài. Sì, occorrono controlli e misure contro la speculazione sui titoli. Ma, legati alle speculazioni, ci sono interessi che coinvolgono tutto il mondo. E quando tutto il mondo si trova nelle spire della recessione e, in generale, della crisi, è logico attendersi che ognuno parteggi per sé. Pensiamo, ad esempio, al rapporto fra Stati Uniti e Cina, con i primi che hanno interesse a svalutare il valore dei loro titoli acquistati dai secondi. Ecco perché la Cina è uno dei paesi più convinti a farsi una agenzia di rating in casa.

  9. il 10 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Nembo, hai perfettamente ragione.Ed il brutto, non il bello, deve ancora venire. Comunque, la voce delle agenzie è solo una di tutte quelle che concorrono a valutare lo stato di salute di un paese, anche se è certamente importante. In sede Ue non è che siano più tranquilli sull’Italia, tanto più in relazione al fatto che hanno deciso di comprare i nostri titoli per limitare speculazioni al ribasso del loro valore.

  10. il 11 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Approfitto di questo momento di stasi per esprimere un mio parere circa il miglior funzionamento dei blog. E’ indubbio che il successo degli articoli proposti dipende strettamente dalle reazioni agli stessi espresse attraverso i commenti. Poi c’è il problema della gestione dei commenti. Parlo per esperienza. Un commento può essere fatto scivolare come acqua fresca e/o può essere fonte di ragionamenti successivi. Nel primo caso si lascia praticamente cadere. Come sapete, noi, in questa rubrica di dialogo, vogliamo appunto non trascurare alcun commento ma ragionarci su. Poi ci sono i casi di coloro che frequentano un blog e non un altro. Questa sì che è una grave iattura. Specie se, come si suol dire, è fatto apposta. Dio ci salvi da quelli delle manovre.

  11. il 11 ottobre, 2011 sandra vi dice:

    noi Csiamo sottoposti al loro giudizio cioe’ al loro “rating”Ci hanno declassati se nn sbaglio,ma xche’ dobbiamo fidarci ? Se ricordo nel caso della parmalatnn sono stati in grado di prevedere le difficolta’nn possiamo gestire noi le nostre grosse difficolta’

  12. il 11 ottobre, 2011 ANGELOM dice:

    La globalizzazione finanziaria aggrava l’insicurezza economica e le disuguaglianze sociali. Sottomette le aspirazioni dei popoli, le istituzioni democratiche e gli Stati, a scapito dell’interesse generale che sostituisce con impostazioni meramente speculative, impostazioni che esprimono unicamente gli interessi delle grandi imprese multinazionali e dei mercati finanziari. Il capitale finanziario si muove ogni giorno instancabilmente in tutto il mondo. In nome della modernità, questi milioni di milioni di dollari vanno e vengono ogni giorno sui mercati finanziari, alla ricerca di rapidi guadagni, senza alcun rapporto con la produzione né con la commercializzazione di beni e servizi. Il risultato di tutto ciò é un incremento permanente delle rendite da capitale a scapito dei redditi da lavoro, l’aumento dell’emarginazione e l’estensione della povertà in zone sempre più vaste del pianeta. Negli ultimi anni, la crescita dell’economia finanziaria ha seguito una tendenza esponenziale. nel 1988 la capitalizzazione borsistica negli Stati Uniti corrispondeva al 50% del PIL; oggi supera il 150%. Non era mai successo in 70 anni di onorato indebitamento pubblico: gli Usa perdono la «tripla A». L’agenzia di rating Standard & Poor’s, nella serata tra venerdì e sabato (notte in Europa), ha declassato i titoli di Stato americani dalla valutazione «AAA» a quella di secondo livello, «AA+». Un evento straordinario che si aggiunge alle difficoltà dei debiti sovrani europei, minacciando di nuovo la tenuta di titoli ed indici alla riapertura delle Borse. La recessione in Usa si trasmetterà con certezza coinvolgendo anche gli altri paesi aldilà dell’oceano. L’amministrazione Obama ha reagito accusando S&P di aver sbagliato i conti di 2mila miliardi di dollari. Ma l’agenzia ha replicato: non è una sanzione, tantomeno una punizione. Chissà dove andremo a finire…..

  13. il 11 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Cara Sandra, certo, siamo sottoposti al giudizio delle agenzie di rating e dobbiamo ritenerle affidabili, in genere. Il fatto è che, quando le crisi finanziarie si allargano e riguardano tutti i paesi, un sospetto di parzialità c’è naturalmente. Basta assumere una decisione leggermente prima o leggermente dopo e volano milioni di euro o dollari da una parte e dall’altra. E consideriamo che il guadagno delle agenzie è comunque assicurato. Ma non ci sono alternative a tutto ciò se non la riconosciuta affidabilità delle agenzie ed il loro riconoscimento al livello internazionale. Non possiamo farci un’agenzia a nostra convenienza o adottare regole di valutazione con criteri mobili. Posso dire: che Dio ce la mandi buona?

  14. il 11 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Angelo, il capitalismo economico-finanziario ha mostrato la corda non assicurando automaticità e armonia nello sviluppo dei vari paesi. Oggi, in particolare, rientrare nel novero dei paesi cosiddetti sviluppati non consente vantaggi rilevanti in quanto gli effetti speculativi della finanza sono stati controproducenti. Se un paese come l’Italia ha in sé i germi di un arresto alla crescita nel differenziale costi-prezzi sul piano dell’economia reale prima ancora di quella finanziaria, un paese come gli Stati Uniti, lo si tocca con mano, si è potuto sviluppare diffondendo solo titoli per tutto il mondo. Ma Con i titoli si scherza poco perché è vero che all’inizio vendi anche quelli “spazzatura” ma i vantaggi che ti aspetti non sempre si verificano. Con questo marchingegno la Cina vende nello stesso tempo prodotti e acquista titoli statunitensi, cioé è paese esportatore di merci e compratore di capitali, per giunta a prezzi decrescenti. Dovranno cambiare le regole generali del sistema? Io penso di sì ma saranno coinvolti tutti, anche se oggi qualcuno, come, ad esempio, Francia e Germania, fa la voce grossa. Tutti abbiamo avuto fede (posso dirlo?) nelle infinite risorse del sistema capitalistico e della globalizzazione e siamo rimasti scornati. D’altra parte, non si vedono altri sistemi globali in giro, alternativi o correttivi. Quindi ci saranno lacrime e sangue. In questo quadro i giudizi delle agenzie non possono essere completamente affidabili.

  15. il 11 ottobre, 2011 sandra vi dice:

    Lrenzo grazie per la tua risposta .Sei stato chiarissimo nn posso che ripetere con te ,specie ascoltando le utime notizie non solo il Sinre ,ma tt i Santi ci aiutino………

  16. il 12 ottobre, 2011 ANGELOM dice:

    Non saprei commentare oltre, dopo le lezioni di economia che Lorenzo ci da, è un piacere seguire e conoscere i veri motivi di tutto quello che gira intorno alla nostra economia e quella mondiale.In questi giorni il nostro governo è in mezzo a un mare di guai, con lo sfaldamento interno al partito,una situazione molto difficile,se non si provvede immediatamente ad emanare quelle ridorme strutturali che servono per rialzare la testa ed essere presi in considerazione anche dagli stati membri europei, andremo a finire come la Grecia. Secondo un mio modesto parere se non interviene il Capo dello Stato a dare una scossa, non si risolverà nulla. Un atto ri resposabilità da parte di tutti i partiti è ora indispensabile.

  17. il 12 ottobre, 2011 lieve dice:

    Se ho ben capito queste agenzie di rating,si muovono attraverso calcoli astrusi, ma sopratutto sulla fiducia o meno nei riguardi di un governo,
    Quale fiducia può dare un governo dalla maggioranza risicata, che presenta alla camera il rendiconto generale dello stato per avere il consenso, con alcuni capisaldi che si lasciano trattenere dai giornalisti o che arrivano in ritardo e non riescono a votare?
    Siamo messi male ragazzi…..

  18. il 12 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Sandra, ti ringrazio della tua fiducia e simpatia.

  19. il 12 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Grazie, Angelo, della tua amicizia. Effettivamente, e condivido il tuo giudizio, siamo mal messi, ma la cosa che più desta inquietudine è che non possiamo aspettarci variazioni positive a breve termine. Per chi, come me, è un innamorato delle istituzioni, non possono esserci cambiamenti significativi se non con passaggi elettorali. Interventi da parte del Capo dello Stato, proprio per le caratteristiche del personaggio, credo siano da escludere, anche se auspicabili (la speranza….con quel che segue).

  20. il 12 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Lieve, i metodi di valutazione delle società di rating non sono astrusi, sono quelli comunemente accettati nel mondo bancario-finanziario per la valutazione delle diverse situazioni. Per passare ad un campo più vicino ai comuni mortali, quello bancario, la valutazione, ad esempio, del merito di credito di un’azienda è formulato valutando i risultati produttivi, i rapporti commerciali, l’indebitamento complessivo ed il tipo di indebitamento, ecc. La valutazione sui richiedenti un finanziamento è formulata con dati riferiti alle persone interessate, con in sintesi il giudizio sui buoni e cattivi pagatori. In situazioni di crisi generalizzata non si può essere sicuri di nulla. Vedi il casino che è nato, partendo dagli Stati Uniti, con i titoli subprime? Tutto è cominciato dalle banche che hanno allargato i criteri di concessione dei mutui. No, non devono essere buone le banche, meglio se sono restrittive come quelle italiane.

  21. il 12 ottobre, 2011 lieve dice:

    mmmm scusa lorè , sono astrusi x una che come me, nun c’azzecca granchè….

  22. il 13 ottobre, 2011 nikodireggio dice:

    buongiorno io non so spiegare tutte queste cose alla fine il succo è che il pesce grosso mangia il pesce più piccolo e chi ne fa le spese è sempre chi ha di meno………le cose vissute sulla pelle………..

  23. il 13 ottobre, 2011 nico dice:

    vedo che si comincia a capire perchè l’europa è stata innaffiata di bombe verso la metà del secolo scorso,il vero obbiettivo l’abbiamo sotto gli occhi,se guardiamo bene!salve a tutti.

  24. il 13 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Nicoletta, in generale è vero quello che dici. Ma le regole ci vogliono per ogni cosa. Nei rapporti economici fra stati, alla fine non è conveniente che un paese sia ridotto alla fame e un altro abbia tutto. C’è quella che viene chiamata la “divisione internazionale del lavoro” per cui ogni paese dovrebbe progredire entro certi limiti. Tutto ciò se il sistema funziona. Con questa crisi si sta toccando con mano che non c’è armonia nello sviluppo internazionale. R non è che i paesi più ricchi possono stare completamente tranquilli. La crisi è in agguato anche per loro. Facevo il caso della Cina, paese povero all’inizio dei rapporti con i paesi progrediti e ora ricco del fatto che vende merci e capitali a tutto il mondo.

  25. il 13 ottobre, 2011 Lorenzo.rm dice:

    Sai, Nico, che l’Europa sia in competizione con gli Stati Uniti è fuor di dubbio ma che gli americani abbiano contribuito dopo la guerra a risollevarla è anche vero. Non conviene a nessuno, lo dicevo a Nicoletta, che ci sia troppa disparità economica fra un paese e l’altro. Il fatto è che oggi la crisi è mondiale e che, per superarla, occorrono regole intese ad assicurare collaborazione più che competizione.


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