La DOMENICA DEL BOSCO
Scritto da giovanna3rm il 2 Febbraio 2014 | 70 commenti- commenta anche tu!
Ogni anno, nel giorno della memoria, si ricordano gli episodi più aberranti della Shoah, ma la riflessione su ciò che accadde nei campi di sterminio dovrebbe impegnare la nostra mente in maniera sistematica, affinché tali orrori non si ripetano più. Purtroppo atti di assoluta disumanità continuano a perpetrarsi anche ai nostri giorni, in diversi paesi del mondo. Da più parti ci sono giunte voci che avremmo trascurato il Giorno della Memoria, mettendo unicamente alcune righe in Bosco, in ricordo di questo evento. In realtà, da tempo pensavamo ad un servizio un po’ speciale, dedicato ai bambini della Shoah, ma non abbiamo potuto reperire tutto il materiale necessario per il 27 Gennaio e ce ne scusiamo. Perdono, però, lo chiediamo solo ai bambini, perché non abbiamo potuto regalare loro in tempo utile ciò che era nella nostra mente e nei nostri cuori: lo facciamo con qualche giorno di ritardo, ma siamo sicuri che saranno contenti ugualmente di rivedere i loro disegnini e le loro poesie e ci grazieranno senz’altro! Anche con la collaborazione di Nembo, Giuseppe ed io ci siamo trovati d’accordo nel dedicare un ricordo dei bambini deportati nei Lager nazisti, che passavano prima dal ghetto di Terezìn, in territorio Cecoslovacco. Abbiamo approfondito molti aspetti della loro vita, attraverso ricerche appropriate in Web, che via, via riporteremo. Dei 15.000 ragazzi al di sotto dei 15 anni, che hanno soggiornato nell’antica Fortezza Cecoslovacca, appena un centinaio riuscì a sopravvivere. In questo luogo si vivevano drammi che dilaniavano la mente, la carne e la dignità degli esseri umani che vi erano rinchiusi, tre in particolare: la promiscuità, la miseria, la fame. Cominceremo a parlarvi del Ghetto di Terezìn, che ospitò circa 15.000 bambini, compresi i neonati e vi mostreremo, in seguito, anche i disegni e le poesie degli stessi bambini.
Tutto il materiale è stato tratto dal Web: ne sono state fatte sintesi e, talvolta, solo riferimenti.
Ho appena ricevuto da mio cugino Fabiano (04-02-14) l’indicazione che:
“esiste un canto, “Nokina”, recentemente scriitto dal maestro Bepi de Marzi, che anche noi, con il nostro coro abbiamo cantato, ispirato ad una ninna-nanna che le mamme ebree cantavano sottovoce ai loro bimbi, stretti tra le braccia, mentre nude erano in fila verso le camere a gas, accompagnate dal vento gelido invernale”.Ve lo riproduco. ( Giovanna)
Coro Plinius - Nokinà . di B. Di Marzio
Il ghetto di Terezin durante la seconda guerra mondiale fu il maggiore campo di concentramento sul territorio della Cecoslovacchia. Fu costruito come campo di passaggio per tutti gli ebrei del cosiddetto "Protettorato di Boemia e Moravia", istituito dai nazisti dopo l'occupazione della Cecoslovacchia, prima che gli stessi venissero deportati nei campi di sterminio nei territori orientali. Più tardi vi furono deportati anche gli ebrei della Germania, Austria, Olanda e Danimarca. Nel periodo in cui durò il ghetto - dal 24 novembre 1941 fino alla liberazione avvenuta l'8 maggio 1945 - passarono per lo stesso 140.000 prigionieri. Proprio a Terezin perirono circa 35.000 detenuti. Degli 87.000 prigionieri deportati a Est, dopo la guerra fecero ritorno solo 3.097 persone.
Disegno di un bambino di 13 anni dell'ingresso del Ghetto
Fra i prigionieri del ghetto di Terezin ci furono all'incirca 15.000 bambini, compresi i neonati. Erano in prevalenza bambini degli ebrei cechi, deportati a Terezin insieme ai genitori, in un flusso continuo di trasporti fin dagli inizi dell'esistenza del ghetto. La maggior parte di essi morì nel corso del 1944 nelle camere a gas di Auschwitz. Dopo la guerra ne ritornò appena un centinaio e di questi nessuno aveva meno di quattordici anni. I bambini sopportarono il destino del campo di concentramento assieme agli altri prigionieri di Terezin.
Questo disegno, molto significativo, è senza nome dell'autore
Dapprima i ragazzi e le ragazze che avevano meno di dodici anni abitavano nei baraccamenti assieme alle donne; i ragazzi più grandi erano con gli uomini. Tutti i bambini soffrirono assieme agli altri le misere condizioni igieniche e abitative e la fame. Soffrirono anche per il distacco dalle famiglie e per il fatto di non poter vivere e divertirsi come bambini. Per un certo periodo i prigionieri adulti riuscirono ad alleviare le condizioni di vita dei ragazzi facendo sì che venissero concentrati nelle case per i bambini.
La permanenza nel collettivo infantile alleviò un tantino, specialmente sotto l'aspetto psichico, l'amara sorte dei piccoli prigionieri. Nelle case operarono educatori e insegnanti prigionieri che riuscirono, nonostante le infinite difficoltà e nel quadro di limitate possibilità, a organizzare per i bambini una vita giornaliera e perfino l'insegnamento clandestino. Sotto la guida degli educatori i bambini frequentavano le lezioni e partecipavano a molte iniziative culturali preparate dai detenuti. E non furono solo ascoltatori: molti di essi divennero attivi partecipanti a questi avvenimenti, fondarono circoli di recitazione e di canto, facevano teatro per i bambini. I bambini di Terezin scrivevano soprattutto poesie. Una parte di questa eredità letteraria si è conservata.
L'educazione figurativa veniva organizzata nelle case dei bambini secondo un piano preciso. Le ore di disegno erano dirette dall'artista Friedl Dicker Brandejsovà. Il complesso dei disegni che si è riusciti a salvare e che fanno parte delle collezioni del Museo statale ebraico di Praga, comprende circa 4.000 disegni. I loro autori sono per la gran parte bambini dai 10 ai 14 anni. Utilizzavano i più vari tipi e formati della pessima carta di guerra , ciò che potevano trovare, spesso utilizzando i formulari già stampati di Terezin, le carte assorbenti. Per il lavoro figurativo i sussidi a disposizione non bastavano e i bambini dovevano prestarseli a vicenda.
Ilona Veissovà n. 6.3.32 - m. 15.5.1944 a Auschwitz
Sotto l'aspetto tematico i disegni si possono suddividere in due gruppi fondamentali: da una parte di disegni a tematica infantile, in cui i piccoli autori tornavano alla loro infanzia perduta. Disegnavano giocattoli, piatti pieni di cose da mangiare, raffiguravano l'ambiente della casa perduta. Disegnavano e dipingevano prati pieni di fiori, farfalle sui fiori e farfalle in volo, motivi di fiaba, giochi di bambini. La maggior parte della collezione comprende questo tipo di disegni. Il secondo gruppo è formato da disegni con motivi del ghetto di Terezin. Raffigurano la cruda realtà in cui i bambini erano costretti a vivere. Qui incontriamo i disegni delle caserme di Terezin, dei blocchi e delle strade, dei baraccamenti di Terezin con i letti a tre piani, i guardiani. Ma i bambini disegnavano anche i malati, l'ospedale, il trasporto, il funerale o un'esecuzione.
Bambini del Ghetto di Terezin
Nonostante tutto però i piccoli di Terezin credevano in un domani migliore. Espressero questa loro speranza in alcuni disegni in cui hanno raffigurato il ritorno a casa. Sui disegni c'è di solito la firma del bambino, talvolta la data di nascita e di deportazione a Terezin e da Terezin. La data di deportazione da Terezin è anche in genere l'ultima notizia del bambino. Questo è tutto quanto sappiamo sugli autori dei disegni, ex prigionieri bambini del ghetto nazista di Terezin. La stragrande maggioranza dei bambini di Terezin morì. Ma è rimasto conservato il loro lascito letterario e figurativo che a noi parla delle sofferenze e delle speranze perdute.
Dr. Anita Frankovà Direttore del museo ebraico di Praga
Helga Weissova nacque a Praga nel 1929, nello stesso anno di Anne Frank. Con i genitori, di origine ebraica, venne internata nel ghetto di Terezin poco dopo il suo dodicesimo compleanno. Rimase nel ghetto per quasi tre anni, poi venne deportata ad Auschwitz, Freiburg e Mauthausen dove fu liberata con la madre nel 1945.
Helga ebbe, fin da bambina, uno straordinario talento per il disegno e riuscì a sopravvivere nel ghetto anche grazie alla sua abilità nel ritrarre scene di vita quotidiana. A differenza dei più noti disegni dei bambini di Terezin, che prediligevano soggetti legati alla loro vita prima della deportazione, Helga disegnò da sola, ritraendo con grande efficacia la tragica realtà del ghetto. I suoi disegni rappresentano ancora oggi una insostituibile testimonianza documentaria. Helga Weissova è oggi un’affermata pittrice e vive a Praga.
Chi s’aggrappa al nido
non sa che cos’è il mondo,
non sa quello che tutti gli uccelli sanno
e non sa perché voglia cantare
il creato e la sua bellezza.
Quando all’alba il raggio del sole
illumina la terra
e l’erba scintilla di perle dorate,
quando l’aurora scompare
e i merli fischiano tra le siepi,
allora capisco come è bello vivere.
Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza
quando cammini tra la natura
per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:
anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,
vedrai che è bello vivere.
La poesia porta la data del 1941; non si conosce il nome del ragazzo che l’ha scritta, ma il messaggio che contiene fa riflettere sul suo coraggio di vivere e sulla sua fede nella vita. L’autore si identifica nell’uccello che vola libero nell’aria e che indirizza ai suoi compagni, paurosi di lasciare il nido, il suo grido di gioia: “vedrai che è bello vivere!”.
Una scena tratta dal film
Wunderkinder - Trailer
Questa vicenda accadde in Ucraina, nei primi anni '40. L'invasione nazista interruppe bruscamente i buoni rapporti tra tra tedeschi e russi. Anche la vita di tre ragazzi, amici da anni e accomunati dalla medesima passione per la musica classica, sarà sconvolta. Già valenti musicisti, dovranno rinunciare alla loro amicizia, e il loro trio musicale, poiché Anna Reich era tedesca mentre Abraskcha Kaplan e Larissa Brodsky erano ebrei. E' un film da raccontare ai bmbini, procurandosi la versione italiana.
Gam gam - Versione di Morricone - Gornata della memoria - testo ebraico
I bambini portati via alla vita furono molti, non solo bimbi ebrei, quindi, credo sia giusto parlare di BAMBINI, non di: "i bambini ebrei morirono a milioni..." Non vi sono bambini di seria A (perché morti in maggiore quantità), e bambini di serie B (perché morti in minore quantità), non siamo mica al MERCATO!!!!!. Esistono solo i BAMBINI. Tutti gli altri discorsi sono veri capolavori di retorica e di buonismo scadente..., inoltre creano sempre un senso di diversità etnica, classista e sociale che è da ritenere stupida, avvilente e gretta...
Ad eccezione di Helga Weissova, i piccoli autori dei disegni sono tutti morti ad Auschwitz.
Anne Frank (Francoforte 1929 - Bergen Belsen 1945), giovane ebrea di origine tedesca, vittima della Shoah. Trasferitasi ad Amsterdam con la famiglia nel 1933, a partire dal luglio del 1942 si nascose con altri ebrei in un alloggio segreto, per sfuggire all'arresto e alle persecuzioni naziste. Nell'agosto del 1944, quando Anne aveva appena 15 anni, l'intera famiglia venne scoperta e deportata. Anne e la sorella morirono nel campo di concentramento tedesco di Bergen-Belsen meno di un anno dopo. Nel nascondiglio olandese venne ritrovato il diario di Anne, che narra con spirito vivace e grande tenerezza le traversìe vissute da tutto il gruppo nei due anni di reclusione. Apparve in Italia nel 1954 con il titolo Il Diario di Anna Frank. Il libro riscosse enorme e duraturo successo ed ebbe diversi adattamenti teatrali e cinematografici.
Tra il 1943-1945 questo binario è stato testimone di eventi terribili, come il passaggio inevitabile dei deportati, che i nazisti inviavano nei vari campi di concentramento e di sterminio in Germania o nei Paesi limitrofi, sotto il loro controllo. Sorgeva in un’area della stazione centrale di Milano, ed era situato al di sotto dei binari ferroviari. Nel periodo citato, migliaia di persone furono caricate su vagoni merci e deportate nei lager: Birckenau, Auschwitz, Mathausen, Bergen-Belsen e altri. Si tratta dell’unico luogo in Europa rimasto intatto. Visitando il famigerato binario, si possono immaginare i pensieri dei deportati.
Sul muro sono scritti alcuni nomi di deportati, di politici milanesi e di ebrei di tutte le nazionalità. Ripercorrendo questo tratto di storia, si prova la sensazione di angoscia e commozione che, senza dubbio, colpirono i deportati che venivano issati su dei carri merci, come bestie, o forse come insetti dannosi, a parere della Gestapo, comunque destinati alla morte. Il 27 Gennaio è la ricorrenza della Giornata della Memoria (Shoah) perché, proprio quel giorno del 1945, le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva verso Berlino, arrivarono alla città di Oswiecim (Auschwitz). Lì scoprirono il tristemente famoso campo di concentramento e sterminio e liberarono i pochi superstiti ancora in vita. Per la prima volta al mondo, si conobbe l’orrore del genocidio nazista e i mezzi che furono impiegati per compierlo: i forni crematori e le camere a gas.
Forse anche loro lo hanno varcato.....














