LA CADUTA DEL GIGANTE

LA CADUTA DEL GIGANTE

Una piccola area incolta locata tra i caseggiati del rione. Dicono che sia destinata al verde pubblico ma passano gli anni e tutto resta immutato, niente alberi, nessuna panchina, niente giochi per i bambini, terra brulla. Erbacce, qualche cespuglio di oleandro, due palme e un piccolo cactus nato spontaneo e cresce solitario, ignorato da tutti e non curato, ma lui indomito continua a progredire con la poca acqua che assorbe dalla terra, sempre generosa con tutte le vegetazioni che si affidano a lei.

 

Passano gli anni e anche il cactus fiorisce. Innalza il suo stelo, uno, due, tre metri e via sempre più in alto, fino a superare forse anche dieci metri. È orgoglioso di questa cima alta e dei suoi peduncoli sui quali si aprono i fiori di un bel colore giallo, piacevoli a vedersi.

Il cactus non ha radici profonde, gli basta poco ed è abbarbicato alla terrà con poche radici superficiali. Ha difficoltà reggere questo stelo che risulta pesante per le sue dimensioni di piccolo cactus. Il forte vento di maestrale fa la sua parte, con le sue impietose folate inizia a strattonare questo stelo troppo alto.

Il fiore cerca di resistere ma alla fine e costretto a cedere alla violenza e, poco per volta, inizia ad inclinarsi.

Ogni mattina, al risveglio, mi affaccio alla finestra per guardare questo stelo, e chiaro che non resisterà a lungo, ormai è destinato a finire disteso per terra.

   

Così è stato, povero cactus, tu hai fatto la tua parte, nessuno si è curato di te, chissà quando raccoglieranno i tuoi miseri resti, forse ti lasceranno a marcire, lì per terra, a subire l'impietoso degrado delle intemperie in attesa l’area venga abbellita e diventi veramente verde pubblico disponibile a beneficio dei bambini che intanto, nell’attesa, diventano adulti.

Ciao piccolo cactus, tu hai fatto la tua parte.

 

 

IL SALUTO QUOTIDIANO

 

PROFUMO DI ROSE…………. post di Gabriella

   

PROFUMO DI ROSE

     

Sono entrata in casa da poco, forse un po' delusa per i prezzi esorbitanti rilevati al mercato, ma bisogna pur mangiare e se devo essere sincera, mentre sono nei negozi penso sempre a mia mamma che mi diceva:

“Per mangiare ricordati di comprare sempre i prodotti buoni, risparmia piuttosto su qualche gonna”

Io quello faccio, ma la mia città, rinomata come città turistica per le sue Terme, per il Teatro, per l’Ippodromo per i Giardini più rinomati d’Italia e altro ancora, è anche una città terribilmente cara in tutto.

Ho aperto la porta di casa e mi sono sentita invasa da questo profumo ci rose che mi ha quasi bloccata. Ieri non avevo notato tale profumo e questa mattina quando sono uscita la porta del balcone era socchiusa non mi sono accorta dell’aroma molto intenso.

Pochi giorni fa i miei ragazzi mi hanno regalato una bellissima pianta di rose (forse chiamarli ragazzi è eccessivo hanno superato ormai i cinquant’anni) ma per me sono sempre tali.

   

La rosa è andata a fare compagnia a quella ormai vecchia ma sempre bella, una rosa color rosa tendente all’arancio e l’altra giallo pallidissima quasi bianca.

 

Vicino un acero rosso che è vero non profuma, ma colora il balcone con le sue foglie rosse.

Il profumo intenso quasi mi ha fatto dimenticare la mortificazione nell’osservare come si deve stare attenti ai prezzi quando si gira per i vari negozi o forse più nel mio caso per la frutta e verdura. La fragranza della rosa mi fa ritornare indietro nel tempo, penso a quando abitavo con tutta la famiglia e avevamo il giardino, è vero che bisognava curarlo ma quanto profumo e se portavo anche solo un paio di rose in casa c’era fragranza in tutto l’appartamento.

Avevo imparato a seccare le rose senza toglierle dal gambo e in inverno facevano bella figura o seccarle e metterle nei sacchettini per profumare la biancheria.

IL PROFUMO DELLE ROSE

l’olezzo delle rose ecco a che bisogna pensare quando i prezzi ti fanno irritare, tanto non puoi farci niente perciò compriamo le ciliege a prezzi esagerati e gustiamole ! Se non vuoi le ciliege ci sono pure le nespole che hanno prezzi eccessivi, per dire una verdura che noi coltiviamo gli asparagi, sembra di mangiare oro, è vero che ci sono anche frutta e verdura meno costosa ma sempre cara è. 

Amici per oggi un saluto non so se sono stata noiosa al pensiero dei prezzi ma vi assicuro che se penso alle rose e ne sento il loro profumo il mio umore è dolce come il profumo di una rosa.

       

 

NASCITA DELLA REPUBBLICA . . . . . . . post di Nembo

   

FESTA

 

DELLA REPUBBLICA

Post di Nembo

02 Giugno 2025

79° anno della fondazione della

 

e della Festa della Repubblica

come sempre, con forza e determinazione, deve essere intesa come simbolo con cui gli Italiani tra il 2 e il 3 giugno 1946, hanno votato il referendum con cui gli italiani scelsero di far diventare l’Italia una Repubblica costituzionale, abolendo la monarchia.

 Un augurio che questa festa nazionale per eccellenza, valorizzi sempre più la nostra bandiera, il nostro Inno di Mameli, e il rilancio dell’altare della Patria come simbolo dell’identità Nazionale e, infine, la valorizzazione della politica quella vera a favore del popolo che esiste con i suoi valori e ideali anche se in questo periodo è spunto di profonde tensioni sociali.

Wiva il 2 Giugno!

Wiva la Repubblica Italiana!

Con il suo Popolo.

Wiva la Libertà!

Wiva la Democrazia!

         

UNA DATA STORICA

   

UNA DATA STORICA

24 MAGGIO 1915

Data storica per l’entrata in guerra dell’Italia nel conflitto della Prima Guerra Mondiale.

L’Italia entra in guerra a fianco della Francia, Gran Bretagna e Impero russo contro l’Austria.

Dal Forte Verena, sull’Altipiano di Asiago, parte il primo colpo di cannone verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena.

L’Italia inizia ufficialmente le operazioni militari nella

PRIMA GUERRA MONDIALE

Ai primi fanti del Regio Esercito che varcarono il confine nella medesima data è dedicata la prima strofa de

LA CANZONE DEL PIAVE

Il Piave mormorava

Calmo e placido, al passaggio

Dei primi fanti, il ventiquattro maggio

L'esercito marciava

Per raggiunger la frontiera

Per far contro il nemico una barriera

Muti passaron quella notte i fanti

Tacere bisognava, e andare avanti

S'udiva intanto dalle amate sponde

Sommesso e lieve il tripudiar dell'onde

Era un presagio dolce e lusinghiero

Il Piave mormorò: "Non passa lo straniero".

……ecc.

Onore a tutti gli eroi

VIVA L’ITALIA

 

NATURA DA SALVARE

GIORNATA MONDIALE DELLE API

Nell’anno 2017 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato la data del

20 maggio

come

Giornata Mondiale delle Api.

Si celebra il 20 maggio perché è il giorno di nascita di Anton Janša, pioniere dell'apicoltura moderna.

 

Anton Janša ( 20 May 1734 – 13 September 1773)

 

Perché tanta attenzione?

Scienziati ed esperti del settore ci comunicano che il numero delle api è in forte e continuo calo e che continuando così, nel giro di un secolo questo prezioso insetto potrebbe scomparire del tutto con conseguenze disastrose sull’agricoltura e sulla nostra alimentazione.

Gran parte delle produzioni agricole necessarie al nostro sostentamento dipendono dagli insetti impollinatori, tra cui le api che hanno un ruolo essenziale in tutta l’agricoltura. Quindi, oltre al problema ambientale c’è un problema di sopravvivenza: la nostra vita dipende dalle api e la vita delle api dipende da noi.

 

Oltre al cambiamento climatico in corso che sta modificando il ciclo naturale degli ecosistemi, la crisi delle api è dovuta in gran parte ai metodi dell’agricoltura industriale, all’ampio utilizzo di pesticidi chimici, alle monocolture che portano alla perdita delle biodiversità oltre che all’uso di pratiche agricole distruttive.

Dobbiamo renderci conto che si va incontro ad una strage annunciata.

È sempre l’Uomo che distrugge la Natura senza rendersi conto che in tal modo distrugge il proprio habitat cioè il luogo dove egli stesso vive e quindi distrugge sé stesso.

Svegliati Uomo.

   

È chiaro che dobbiamo salvare le api e tutti gli insetti che in natura adempiono all’importante compito dell’impollinazione dei fiori delle piante fruttifere e non solo, ma cosa si deve fare?

È compito dei governi emanare disposizioni che possano regolamentare la riduzione delle emissioni di Co2 al fine di limitare il riscaldamento globale, causa principale del degrado ambientale. Altri provvedimenti mirati sono quelli che favoriscano produzioni agricole sostenibili senza l’indiscriminato utilizzo di dannosi pesticidi.

Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo dare il nostro contributo.

Cosa possiamo fare?

         

A - Nel nostro giardino:

Coltivare fiori graditi alle api;

Non utilizzare prodotti chimici;

Piantare un albero fruttifero:

Lasciare crescere l’erba.

   

 

B – Alte soluzioni:

Rifornirci di miele dagli apicoltori locali;

Acquistare cibi biologici e di stagione.

Sembrano piccole cose ma hanno la loro importanza per la salvaguardia dell’ambiente e in tal modo abbiamo fatto qualcosa per il futuro delle api, del Pianeta e di noi stessi.

 

 

   

 

DUE CAMPIONI ITALIANI DEL CICLISMO

     

IL GIRO D’ITALIA

 

Come ogni anno a Maggio si effettua il Giro d’Italia ciclistico, una classica manifestazione sportiva che ha ancora tanti seguaci e tifosi dei vari campioni del pedale.

Quest’anno il Giro della Maglia Rosa è iniziato l’8 maggio e le prime tre tappe hanno percorso le strade d’Albania per passare poi in quelle italiane ad iniziare dalla Puglia, salire fino alle Alpi e ridiscendere per concludersi a Roma Domenica 1° Giugno in segno di partecipazione degli sportivi all’Anno Giubilare.

Complessivamente sono previste 21 tappe per un totale di 3443,3 km. – Una bella fatica per gli atleti delle due ruote, con bellissime competizioni di velocità al traguardo delle tappe pianeggianti e con grande fatica degli scalatori all’arrivo spesso solitario nelle tappe di montagna.

Quest’anno siamo alla edizione n° 108 ma è giusto citare due campioni d’altri tempi che hanno fatto epoca e si ricordano ancora oggi con grande stima da tutti gli italiani, sportivi e no.

 

BARTALI E COPPI

 

Grande rivalità sportiva ma mai nemici, non solo hanno dato esempio di rispetto e lealtà reciproca ma all’occorrenza hanno dimostrato che nello sport ci si aiuta anche tra rivali.

Questa è una foto storica di una tappa del Tour de France di tanti anni fa. L’originale è una foto in banco e nero che oggi, con l’aiuto dei meccanismi dell’Intelligenza Artificiale, è stata resa a colori ed è bellissima. Documenta il passaggio in corsa di una borraccia d’acqua tra i due atleti del ciclismo.

È una foto che per tanti anni ha fatto tanto discutere tra i tifosi dei due campioni: I sostenitori di Coppi sostenevano che è stato Coppi a passare la borraccia dell’acqua a Bartali, mentre chi parteggiava per Bartali sosteneva il contrario.

I due rivali nello sport ma amici nell’animo, per reciproco rispetto della loro privacy, non hanno mai voluto svelare la verità e il dilemma è ancora insoluto.

Da qualsiasi parte sia stato compiuto resta il ogni caso un gesto di grande solidarietà tra due indiscutibili campioni.

Le competizioni proseguono sempre con agonismo molto spesso esasperato in tutti gli sport ma tra gli atleti di oggi esistono ancora campioni con l’animo di lealtà dei Coppi e Bartali di una volta?

   

GRAZIE MAMMA

   

 

Una parola senza confini:

si espande nell’immensità del cielo,

oltre le linee dell’orizzonte,

oltre l'infinità del mare,

 

supera fiumi e montagne

resiste alle valanghe della vita

e ancora si prodiga, incurante

 

di dolori, sacrifici e sofferenze,

ad effondere l’infinito bene

ai nati nel suo intimo di Donna.

 

Grazie Mamma 

 

 

 

HABEMUS PAPAM

 

HABEMUS PAPAM

 

ROBERT FRANCIS PREVOST

Papa LEONE XIV

Al di là delle illazioni giornalistico/politiche sulle possibili influenze americane alle quali, da buoni credenti, non vogliamo e non possiamo credere,

abbiamo un Papa americano.

Un Papa Agostiniano che conosce il mondo, ovvero la situazione dei popoli del mondo che chiedono Pace.

Il nome scelto fa ben sperare.

Come dicevano i latini:

«Nome Omen»

(Nel nome il destino)

Pensiamo ad un Papa forte che riuscirà a conciliare la continuità ed il rinnovamento insieme,.

Un Papa che si adopererà per la Pace, perché questo è quanto chiedono tutti i popoli del Mondo.

SPERIAMO

e auguriamo a Papa Leone XIV un lungo pontificato di Pace.

FESTA DEL LAVORO

 

 

1° Maggio

FESTA DEL LAVORO

Apriamo questa giornata con una nota che ci rattrista e non ci consente di parlare di una vera

FESTA DEI LAVORATORI

fintanto che continua la serie di infortuni, troppo spesso mortali, nei posti di lavoro.

È vero che molti obiettivi sono stati raggiunti dai tempi delle schiavitù, tante conquiste sono state fatte da allora ad oggi ma c’è ancora tanto da fare.

Il mondo del lavoro chiede dignità e rispetto per tutti gli addetti richiamando la rigida applicazione delle norme antiinfortunistiche che sono state create e ci sono, ma che molto spesso vengono ignorate e restano solo sulla carta.

Per salvare la vita di chi lavora è oltremodo necessario applicare e garantire i sistemi di sicurezza in ogni settore di lavoro.

 

 

Altre problematiche hanno bisogno di ulteriore definizione e restano tuttora oggetto di discussione:

AMBIENTE DI LAVORO

PRECARIETÀ

ADEGUAMENTO DEL SALARIO

PROGRAMMAZIONE

CORSI D’ISTRUZIONE

FORMAZIONE DEI GIOVANI

AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE

FERIE

CONGEDI GENITORIALI

TFR

ETÀ PENSIONABILE

TRATTAMENTO PENSIONISTICO

ADEGUAMENTO AL COSTO DELLA VITA

Chi vuole può aggiungere il resto.

Grazie!

LAVORATORI UNITEVI

 

BUONA

 

UN ALTRO PAPA

Papa Francesco a Cagliari 22 Settembre 2013

UN ALTRO PAPA

 

Nell’arco della nostra vita abbiamo visto il succedersi di tanti Papi che hanno guidato la vita dei fedeli, praticanti e non, ma anche condizionato l’esistenza di milioni di esseri umani sulla Terra credenti e non credenti.

Lunedi 21 Aprile 2025 alle ore 07,15 è morto

Jeorge Mario Bergoglio

che era stato eletto Papa il 13 Marzo 2013 ed aveva assunto il nome di

Francesco.

Cosa è stato detto per lui:

Hai camminato scalzo tra i dolori del mondo, hai parlato piano contro il rombo delle armi, hai scelto gli ultimi come primi del tuo cuore, ora riposa Francesco tra le braccia di quella pace che hai cercato per tutti.

Per suo espresso desiderio la sua tomba sarà dislocata nella Chiesa di Santa Marta.

Parole dal suo testamento :

Il sepolcro deve essere sulla terra, semplice, senza particolare decoro e con l’unica iscrizione

Franciscus

La sofferenza che si è fatta presente nell’ultima parte della mia vita l’ho offerta al Signore per la pace nel mondo e la fratellanza tra i popoli.

Un breve excursus dei Papi succedutisi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi:

Giovanni XXIII – Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963)

Paolo VI – Giovanni Battista Montini (1897-1978)

Giovanni Paolo I – Albino Luciani (1912-1978)

Papa per soli 34 giorni

 

Giovanni Paolo II, ossia Karol Wojtyla (Wadowice, Cracovia 18 maggio 1920 – Città del Vaticano 8 aprile 2005).

   

 

Benedetto XVI – Aloisius Ratzinger (Mrktl 16 Aprile 1927 – Città del Vaticano 31 Dicembre 2022)

Rinuncia al Papato Febbraio 2013

Francesco – Jorge Mario Bergoglio (Buones Aires 17 Dicembre 1936 – Città del Vaticano 21 Aprile 2025)

Eletto Papa il 13 marzo 2013

 

Ora inizia la lunga procedura del Conclave che porterà alla fumata bianca che annuncerà l’elezione del nuovo Papa per i prossimi anni della nostra esistenza sulla Terra.

Auguri di buona vita per tutti.

 

UN AUGURIO SINCERO PER TUTTI

   

PASQUA DI RESURREZIONE poesia di Ada Negri

Nel ringraziare Bosco per i cortesi Auguri di Buona Pasqua, mi pregio proporre la lettura di questa poesia di Ada Negri con l’invito di cercare di coglierne insieme l’armonia e il profondo significato.

Sono versi scritti dalla poetessa nel 1904 ma rivelano una incredibile attualità con i tempi che stiamo vivendo oggi in un mondo che pare abbia perso il rispetto per il valore della vita di ogni essere umano sulla Terra e il senso della vita stessa, secondo gli insegnamenti del Cristo morto sulla Croce.

Pasqua di Risurrezione

di Ada Negri

Io canto la canzon di primavera,

andando come libera gitana,

in patria terra ed in terra lontana,

con ciuffi d’erba ne la treccia nera.

 

E con un ramo di mandorlo in fiore

a le finestre batto e dico: Aprite,

Cristo è risorto e germinan le vite

nove e ritorna con l’April l’amore!

 

Amatevi fra voi, pei dolci e belli

sogni ch’oggi fioriscon su la terra,

uomini della penna e de la guerra

uomini de le vanghe e dei martelli.

 

Schiudete i cuori: in essi erompa intera

di questo dì l’eterna giovinezza;

io passo e canto che vita è bellezza,

passa e canta con me la primavera.

Ada Negri

 

Ada Negri - Lodi 1870 - Milano 1945.


 

LA SETTIMANA SANTA

LA SETTIMANA SANTA

   

Piero della Francesca: La Resurrezione di Cristo

 

DOMENICA DELLE PALME

Ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme

 

LUNEDÌ SANTO

Maria unge i piedi di Gesù con del profumo. Giuda le recrimina il gesto.

 

MARTEDÌ SANTO

Gesù annuncia il tradimento di uno dei dodici e la negazione di Pietro.

 

MERCOLEDÌ SANTO

Gesù conferma il tradimento

di Giuda Iscariota.

 

GIOVEDÌ SANTO

Gesù istituisce l’Eucarestia

e l’Ordine Sacro.

 

VENERDÌ SANTO

Passione e morte

di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

SABATO SANTO

Gesù discende agli inferi

e trionfa sulla morte.

Si celebra la Vigilia Pasquale.

 

DOMENICA DI PASQUA

Gesù ha trionfato sulla morte.

È veramente risorto.

Alleluia, Alleluia!

     

   

ONORE ALLA POESIA

ONORE ALLA POESIA

La Giornata Mondiale della Poesia è stata istituita dall’UNESCO nel 1999 per promuovere la Poesia come forma di espressione e di dialogo culturale.

È stata scelta la giornata del 21 Marzo, giorno dell’inizio della Primavera simbolo di rinascita e rigenerazione.

Nel Bosco abbiamo onorato la poesia in qualsiasi periodo dell’anno, sia rispettando date particolari ma anche casualmente con le composizioni dei volonterosi utenti eldyani ma, soprattutto, riportando le eccelse poesie dei nostri grandi Poeti italiani.

Oggi invito a rileggere una poesia che Giacomo Leopardi ha composto presumibilmente tra la Primavera e l’Estate del 1819 e che quindi ha oltre duecento anni ma non li dimostra.

Valida oggi come allora, l’abbiamo studiata durante il nostro periodo scolastico e la proponiamo nel nostro piccolo Bosco per una riflessione nell’età adulta che può consentirci in una visione più ampia la comprensione dell'anima del poeta.

La storia racconta che dal punto di osservazione della sua dimora nella cittadina marchigiana di Recanati, Leopardi non avesse la visione di un ampio orizzonte ma vedeva solo una piccola collina che si ergeva oltre una siepe che gli impediva ogni altra visuale.

Questo è ciò che il poeta descrive nei primi versi ma poi si spinge oltre e con la fantasia immagina l’infinito.

Possiamo dire che Leopardi sapeva guardare al di là della siepe.

Quanti di noi saprebbero farlo?

 

 

L'INFINITO

 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

   

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

   

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

   

infinito silenzio a questa voce

vò comparando: e mi sovvien l'eterno,

e le morte stagioni, e la presente

   

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s'annega il pensier mio:

e il naufragar m'è dolce in questo mare.

 

Giacomo Leopardi

 

GIORNATA DEDICATA A DANTE ALIGHIERI

   

25 Marzo

è la giornata dedicata a

Dante Alighieri

sommo Poeta della Cultura Italiana.

Pur ricordando la grande opera della

Divina Commedia

oggi ci limitiamo a leggere la bella poesia dedicata a Beatrice, amor platonico del poeta.

   

A

Tanto gentile e tanto onesta pare

 la donna mia quand’ella altrui saluta,

 ch’ogne lingua deven tremando muta,

 e li occhi no l’ardiscon di guardare.

 

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d’umiltà vestuta;

 e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

 

Mostrasi sì piacente a chi la mira,

che dà per li occhi una dolcezza al core,

che ’ntender no la può chi no la prova

 

e par che de la sua labbia si mova

un spirito soave pien d’amore,

che va dicendo a l’anima: Sospira.

 

INTENSITÀ …………………….. Dolce poesia di Lisa

 

L’ATTESA

Passeranno le ore

ti vedrò arrivare

ritroverò il tuo sguardo,

la dolcezza del tuo sorriso.

 

 

Mi perderò nei tuoi occhi

quegli occhi che sanno guardare

ma che sanno vedere

ritroverò il tuo abbraccio

dove potrò perdermi senza paure.

 

Passeranno le ore

Il nostro Amore ci stordira'

di emozioni che terremo

nella pelle e nel cuore.

 

Passeranno le ore

passeranno troppo in fretta

te ne dovrai andare

ma conterò ancora le ore

per vederti tornare

perché sei il mio tutto,

perché sei il mio Amore.

   

   

UNA DONNA TENACE, DETERMINATA E VINCENTE

 

.

,

 

OMAGGIO

 

AD UNA DONNA

 

In onore della Donna racconto la storia di una ragazza che ha perseguito con fermezza ciò che era nei suoi desideri e malgrado tutte le avversità incontrate, è riuscita a vincere tenacemente la sua battaglia.

É una ragazzina ribelle ma coraggiosa, non vuole adattarsi alla cultura di una società ancestrale che ha assoggettato la donna ad essere individuo inferiore, a sottostare al maschio dominante, che l’ha relegata da sempre ad accudire la famiglia ed i lavori domestici.

Non aveva completato neppure le classi elementari quando i genitori decidono di ritirarla dalla scuola perché è femmina e non serve che continui a studiare, a quell’età è giunto il tempo che prenda confidenza con i mestieri di casa ai quali è destinata.

Si ribella con tutte le sue forze, vuole scrivere, vuole raccontare ciò che interpreta nell’animo delle gente che conosce e che incontra, vuole esprimere con la scrittura l’immensa interiorità della storia della sua gente, della sua terra, l’amata isola di Sardegna.

Con l’aiuto dell’insegnante che ne ha capito lo spirito, la passione e le capacità, riesce a spuntarla e riprende ad andare a scuola ma non va oltre le elementari.

Ma lei ha sete di cultura, legge di tutto e soprattutto continua a scrivere perché è la sua passione.

Ha diciassette anni quando invia un suo racconto ad una rivista e il suo scritto viene pubblicato con grande felicità della ragazzina.

Nella sua cittadina di piccola provincia si grida allo scandalo, anche il parroco del paese è dalla parte della gente.

Ma scherziamo?

Una ragazzina che scrive?

È una professione di esclusiva competenza degli uomini.

Siamo nella seconda metà del 1800, non esiste la donna che scrive.

Anche i genitori cercano di convincerla per farla smettere, ma non riescono a farla desistere dalla sua ferma decisione, lei vuole scrivere e continua a farlo, punto.

Non si arrende e decide di andare a Roma dove spera di trovare persone con una mentalità più aperta.

Niente anche a Roma viene respinta da scrittori e intellettuali dell’epoca, è giudicata una donna senza alcun titolo di studio e non può pretendere di inserirsi con le sue storielle nella cultura della capitale.

Ma lei non si arrende, ha la caparbietà e la forza della donna sarda, depositaria di una cultura millenaria che con la solidità dei granitici Nuraghi ha resistito alle invasioni di fenici, cartaginesi, arabi, bizantini, romani, spagnoli, pisani, piemontesi.

Ha ventinove anni quando trova un uomo con la mente più aperta e priva di pregiudizi e che è orgoglioso di avere una moglie scrittrice per cui si prende cura di lei e diventa suo agente, incurante della derisione dei personaggi che erano considerati la classe culturale di quei tempi.

   

Questa donna si chiama

GRAZIA DELEDDA

 

Incurante degli ostacoli, continua a scrivere novelle, racconti, romanzi che piacciono e si diffondono non solo in Italia ma, con le debite traduzioni, in varie parti del mondo culturale.

I suoi libri arrivano fino all’Accademia Reale Svedese che nel 1926 le assegna

Il Premio Nobel

per la Letteratura

Grazia Deledda è stata la prima donna italiana a ricevere tale riconoscimento, seconda donna al mondo dopo la svedese Selma Lagerlöf.

Il romanzo “Canne al vento” è considerato il suo capolavoro ma vastissima è la produzione letteraria della scrittrice sarda con racconti, romanzi, novelle e poesie.

         

2025 ANNO NUMERICAMENTE SPECIALE

.

 

2025

 

ANNO

 

NUMERICAMENTE

 

SPECIALE

 

Post proposto da gianna.vr

     

Il 2025, un anno matematicamente speciale

ecco perché

Il 2025 non è un anno come gli altri.

È un anno quadrato perfetto, ossia esprimibile come il quadrato di un numero intero: 45².

Un evento raro, l’ultimo risale a 89 anni fa (1936, 44²) e il prossimo accadrà tra 91 anni (2116, 46²).

Si tratta di una rarità matematica che affascina gli appassionati di numeri.

La particolarità del 2025 è data anche dall’equazione (20 + 25)² = 2025.

Un evento, questo, che verosimilmente sarà l’unico che la maggior parte delle persone potrà “vivere” nel corso della propria esistenza.

Oltre il quadrato: curiosità numeriche del 2025

La matematica offre ulteriori spunti di riflessione sul 2025.

Sarà il primo anno dal 1520 in cui ricompare la tabellina del 5.

È anche il prodotto di due quadrati (9 e 25, che moltiplicati danno 45) e la somma di tre quadrati

(40² + 20² + 5²).

Inoltre, 2025 è il risultato della somma dei cubi di tutti i numeri a una sola cifra

(da 1³ a 9³).

Infine, una curiosità proposta da un professore di matematica, tramite il giornale inglese The Guardian: l’addizione

1 + 5 + 8 + 8 + 2 + 1,

che dà come risultato 25, rimane tale anche se letta sottosopra o allo specchio.

Buon divertimento con i numeri.

         

ARTE E AMORE

 

e

Nella biografia di grandi artisti c’è quasi sempre, una figura femminile che. non solo ha condizionato la vita, ma spesso ha ispirato anche l'estro e le opere dell’artista stesso.

Claude Monet e Camille Doncieux

Lui un pittore squattrinato della bohémien parigina, lei promessa sposa ad un giovane dell’alta borghesia francese.

Casualmente un giorno, quando lui entra proprio nella biblioteca Doncieux e incontra Camille, scocca improvvisa la scintilla che li unirà per sempre in un amore indissolubile che nel cuore di Monet durerà ancora vent’anni pure dopo la prematura morte di Camille.

È un amore contrastato, osteggiato dalle famiglie e deriso persino dagli amici, non hanno il permesso di amarsi, così fuggono insieme e si sposano in segreto.

 

Donne in giardino

 

Il sorgere del sole

Ninfee

 

La Grenouillére

 

La passeggiata

 

Donna con parasole

In questi quadri è raffigurata Camille...

In tutte le figure femminili nei dipinti di Monet, è facile trovare il volto dell’amata Camille, non solo, ma anche nei dipinti senza figure umane, negli oggetti, nei colori, pare ci sia sempre l’anima dell’amata e mai dimenticata Camille.

        .    

Claude Monet (1840 - 1926 )

Camille Doncieux (1847 - 1879)

 

IL MESE DEL CARNEVALE

 

FEBBRAIO

 

È Febbraio un monellaccio

molto allegro e un po’ pagliaccio;

Ride, salta, balla, impazza,

per le vie forte schiamazza:

per le vie e per le sale,

accompagna il Carnevale.

Se fra i mesi suoi fratelli,

ve ne sono dei più belli,

il più allegro e birichino,

sempre è lui,

ch’è il più piccino.

 

                 Manfredo Vanni

   

GIORNATA PER LA VITA

   

27 GENNAIO 1945 GIORNATA DELLA MEMORIA post di Nembo

 

27 Gennaio 1945

         

Campo di concentramento di Auschwitz

.

27 Gennaio 1945

 

E una giornata molto importante da ricordare, la ricorrenza internazionale per commemorare le vittime dell'olocausto.

É un’occasione per riflettere sul passato e non farsi chiudere gli occhi di fronte ai disastrosi ed attuali scenari di guerre e di oppressioni.

Non dobbiamo essere indifferenti si vuole UMANITÀ da parte di tutti.

Queste immagini le dovrebbero vedere tutti i giorni non solo oggi!

Forse l'umanità si arrenderebbe alla crudeltà

     

 

 

Tra il 1943-1945 questo binario è stato testimone di fatti inauditi e terribili ricordati come la deportazione della Shoa. Sorge in un’area della stazione centrale di Milano (entrata da piazza Sofra) è situato al di sotto dei binari ferroviari, nel periodo sopracitato centinaia di persone furono caricati su dei vagoni merci e deportati ai campi di concentramento e di sterminio, Birckenau, Auschwitz, Mathausen e altri. Si tratta dell’unico luogo in Europa ad essere rimasto intatto come era allora, durante il percorso di questo memoriale fa conoscere i momenti della deportazione, sul muro vi sono scritti alcuni nomi dei deportati di politici milanesi e, ebrei di tutte le nazionalità, visitando questo tratto di storia, si prova la sensazione di angoscia e commozione toccata ai deportati che venivano messi su quei carri merci come bestie o forse come insetti dannosi a parere della gestapo per poi mandarli a morte.

   

La scelta del giorno che intende ricordare questi orribili avvenimenti è il 27 Gennaio di ogni anno come è stato deliberato dalla nostra Repubblica con la legge n° 211 del 20-07-2000, al fine del ricordo della shoah. Questa data è stata scelta perché il 27 Gennaio del 1945, le truppe sovietiche dell’armata Russa, nel corso dell’offensiva in direzione Berlino, arrivarono presso la città di Oswiecim (Auschwitz), scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberando i pochi superstiti trovati, per la prima volta al mondo si rilevava l’orrore del genocidio nazista. 

Questi sentimenti non si debbono dimenticare, facendo una riflessione su questi argomenti la stessa vale come ammonimento a tutti e, che non dia nuovo seme, né domani, né mai.

     

BUON FINE SETTIMANA

 

UNA GITA PER RICORDARE IL PASSATO… di Gabriella.bz

       

Una gita per ricordare il passato

Un nipote mi ha portata in Val di Funes ai piedi delle splendide Odle, volevamo ricordare i tempi passati e ammirare le due cime più alte Sass Rigais e Furchetta.

 

Cime che solo pochi hanno potuto scalare, Messner tra gli altri ma lui è nato e cresciuto ai piedi delle Odle.

Noi ci siamo andati solo per ricordare le divertenti discese a valle in slittino, infatti i miei figli e nipoti sono andati poco con gli sci, si divertivano molto con lo slittino.

 

La pista che si dirama dalla malga è lunghissima almeno così mi sembrava circa 3,5 km.

Qualche volta ci fermavamo a malga Gampen per riposare cenare e dormire se il giorno dopo si decideva di rifare la stessa pista.

Ricordavamo con il nipote come era bello, la sera la cena era ottima pensando che si era in una malga ed il cielo stellato ci faceva sognare.

Al mattino dopo una lauta colazione via muniti di occhiali, il sole del mattino sulla neve era bellissimo ma terribile.

Certo che paesaggi innevati come erano a quei tempi erano meravigliosi, ora c’era poca neve anche sulle cime, di questi tempi invece hanno allungato la pista, mi dicono che è lunga 6 km, quasi il doppio, davvero bello per chi ci può andare e hanno aggiunto che in caso di luna piena possono scendere a valle anche di notte !

 

E’ un sogno e tale rimarrà ma ringrazio il nipote che mi ha accompagnata per ritrovare quelle gite mai dimenticate.

 

+

   

ARRIVA LA BEFANA

     

ARRIVA LA BEFANA

Siamo arrivati all’Epifania che tutte le feste porta via e allora, almeno per un giorno, in piena libertà, prendiamoci la gioia di sentirci ancora bambini rileggendo qualche filastrocca di quelle che ci avevano fatto studiare a memoria nella nostra infanzia.

 

LA NOTTE DELLA BEFANA

Quando è l'ora, la Befana

alla scopa salta in groppa.

D'impazienza già trabocca:

l'alza su la tramontana,

fra le nuvole galoppa.

 

Ogni bimbo nel suo letto

fa l' esame di coscienza:

maledice il capriccetto,

benedice l' ubbidienza:

La mattina al primo raggio

si precipita al camino.

Un bel dono al bimbo saggio,

al cattivo un carboncino!

 

 
  • ZITTI, ZITTI

  • Zitti, zitti presto a letto

  • la Befana è qui sul tetto,

  • sta guardando dal camino

  • se già dorme ogni bambino,

  • se la calza è ben appesa,

  • se la luce è ancora accesa!

  • Quando scende, appena è sola,

  • svelti, svelti sotto alle lenzuola!

  • Li chiudete o no quegli occhi!

  • Se non siete buoni

  • niente dolci né balocchi,

  • solo cenere e carbone!

 

 

NOTTE DELLA BEFANA

M'han detto: La Befana

non è poi tanto lontana,

sulla scopa è già per via

giungerà all' Epifania!

Porterà pei bimbi buoni

chicche, dolci, panettoni

e milioni di altri doni.

Lietamente la calzetta

preparai con grande fretta:

la Befana qui passò

la mia casa visitò

tutto questo mi portò...

 

 

Ce ne sono tante altre, ognuno metta quella che si ricorda.

         

▓▓ BOTTI DI CAPODANNO ▓▓ ……………post di Nembo

 

 

BOTTI DI CAPODANNO?

NO, GRAZIE.

Teniamo un comportamento rispettoso, senza mettere a serio rischio l’incolumità delle persone e la sicurezza pubblica.

Ma non solo, il messaggio è anche legato all’eccessivo rumore, lesivo per le persone anziane o ammalate, oltre a rappresentare una fonte di disturbo per i nostri amici animali d’affezione, costretti a subire gravi conseguenze, con rischio di smarrimento, causato dallo spavento”.

Alcuni consigli di ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) per la salvaguardia degli amici a quattro zampe:

  • Custodire tutti gli animali in modo da prevenire fughe indesiderate;

  • Predisporre un nascondiglio per gli animali di casa, in modo che possano avere un luogo dove sentirsi protetti;

  • Portare sempre i cani in passeggiata al guinzaglio e tenerli legati anche in area cani, onde evitare fughe;

  • Non lasciare animali timorosi da soli o chiusi in luoghi angusti;

  • Identificare sempre con microchip tutti i cani e anche i gatti, in modo da poterli sempre ritrovare in caso di smarrimento;

  • In caso di smarrimento di animali fare sempre segnalazione alle associazioni, ai canili, alle strutture deputate al soccorso di animali, per consentire la riconsegna nel minor tempo possibile.

           

   

SACRA FAMIGLIA

   

BUON NATALE PER TUTTI

               

e

       

…………–▓▒▒▒▒░░░░ BUON NATALE ░░░░▒▒▒▒▓

     

Come ogni anno anche questo Natale nelle nostre case abbiamo adornato l'albero e abbiamo costruito il Presepe, ma con quale spirito lo abbiamo fatto?

Leggiamo questa poesia di Trilussa, poi facciamo una riflessione.

ER PRESEPIO

Ve ringrazio de core, brava gente,

pé ‘sti presepi che me preparate,

ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,

si de st’amore non capite gnente…

Pé st’amore sò nato e ce sò morto,

da secoli lo spargo dalla croce,

ma la parola mia pare ‘na voce

sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;

cerca sempre de fallo più sfarzoso,

però cià er core freddo e indifferente

e nun capisce che senza l’amore

è cianfrusaja che nun cià valore.

 

Trilussa

Il nostro Presepe lo abbiamo fatto per abitudine, per apparire agli occhi altrui o lo abbiamo fatto con il cuore e con convinzione di fede per ciò che rappresenta?

 

Il Bambino Gesù è venuto tra la gente, si è fatto Uomo ed è morto sulla Croce. Ha speso la Sua Vita Terrena per insegnarci e diffondere la Pace e l'Amore tra di noi!

In tutta serenità proviamo a fare un esame di coscienza ed esprimiamo con sincerità il nostro pensiero. Grazie!.

Buon Natale di gioia e pace per tutti.

Care Amiche ed Amici, ogni giorno ci affacciamo in questo blog, lasciamo un saluto, a volte anche senza nessun'altra parola, ma con quale spirito lo facciamo?

Per abitudine, per apparire o solo per dire che ci siamo, senza nessun’altra riflessione?

Credo che il nostro gruppo sappia distinguersi dalle persone che il bravo Trilussa ha voluto citare nelle pungenti e sarcastiche parole della sua bellissima poesia.

 

LA LEGGENDA DEL PETTIROSSO ……… proposta da Nembo

             

 

IL PETTIROSSO

 

Leggenda di Natale

   

Una leggenda narra che un uccelletto si rifugiò nella stalla a Betlemme con la Sacra Famiglia.

Maria, accorgendosi che il fuoco che li teneva al caldo stava per spegnersi, chiese aiuto agli animali presenti nella stalla.

Il bue, che giaceva profondamente addormentato sul pavimento della stalla, non sentì la sua voce.

Allora chiese all’asino pigro di ridare vita al fuoco, ma nemmeno lui sentì Maria.

La stessa sorte toccò al cavallo ed alla pecora.

   

Ma all’improvviso, Maria udì un battito d’ali. Da lontano, un pettirosso l’aveva sentita gridare aiuto ed era arrivato fino alla stalla per aiutarla.

 

Il piccolo volatile si avvicinò alla brace e muovendo ininterrottamente le ali per tutta la notte, riuscì a tenere acceso il piccolo focolare.

Così facendo, continuò ad alimentare il fuoco cantando per tutto il tempo finché le ceneri non iniziarono ad accendersi.

Raccolse dei bastoncini secchi e li gettò sul fuoco, ma mentre era intento a far ciò, una fiamma esplose improvvisamente e bruciò il petto dell’uccellino di un colore rosso vivo.

Il pettirosso non si fermò e continuò ad alimentare il fuoco finché la stalla non iniziò a riscaldarsi, nel frattempo Gesù dormiva beato.

   

Al mattino seguente, l’uccelletto venne ricompensato da Gesù che lo premiò con un petto rosso proprio come quella brace che aveva tenuto accesa e che divenne simbolo del suo grande amore.

     

Storiella rilevata dal web

   

LA STORIA DI LUCIA……………………….. gp

   

LA STORIA DI LUCIA

Lucia era una bambina di una nobile famiglia cristiana di Siracusa, orfana di padre, viveva con la madre Eutychia che soffriva di continue emorragie e spendeva ingenti somme per curarsi ma senza alcun esito.

Come era d’usanza in quei tempì Lucia fin dall’età di cinque anni era stata promessa sposa ad un ragazzino che apparteneva ad una famiglia pagana.

Ella però, già nei primi anni della ragione, nel suo intimo, aveva fatto voto di castità consacrandosi a Cristo.

Al compimento del 18* anno Lucia si recò con la madre in pellegrinaggio a Catania al santuario di Sant’Agata, venerata già come martire cristiana, rivolgendo preghiere per la guarigione delle continue emorragie di Eurychia.

Si racconta che durante la preghiera Lucia si assopì ed ebbe in sogno la visione di Sant’Agata che, circondata da schiere di angeli le disse queste parole:

 “Sorella mia, vergine consacrata a Dio, perché chiedi a me ciò che tu stessa puoi concedere?”

Avveratasi la guarigione, nel viaggio di ritorno a Siracusa, Lucia confidò alla madre il suo voto di consacrare la sua verginità a Cristo e la sua intenzione di elargire il suo patrimonio ai poveri.

Negli anni successivi Lucia si dedicò all’assistenza dgli infermi, bisognosi e vedove, prestando servizio nelle catacombe cristiane della sua città.

Il promesso sposo, vedendosi respinto e nell’accertare che Lucia privavasi di tutti i suoi averi in favore dei poveri, si vendicò denunciandola come cristiana proprio nel periodo che l’imperatore Diocleziano aveva emanato i decreti di persecuzione dei cristiani.

Al processo, Lucia non volle rinnegare la sua fede e si rifiutò di adorare gli dei romani, Al Prefetto che la minacciò di farla condurre in un postribolo rispose:

"Il corpo si contamina solo se l'anima acconsente".

Lucia fu condannata a morte e secondo gli atti storici romani risulta che le fu infisso un pugnale in gola mentre dagli atti greci venne decapitata il 13 Dicembre del 304 d.C.-

Nella storia si dà per certo che prima di morire ricevette l’Eucaristia ed ebbe il tempo di profetizzare la caduta di Diocleziano e la fine della persecuzione dei cristiani.

Santa Lucia

(7 Marzo 283 - 13 Dicembre 304)

 

Santa Lucia, martire cristiana, è venerata dalla Chiesa cattolica e ortodossa, si festeggia il 13 Dicembre, patrona della città di Siracusa, dei ciechi, oculisti, elettricisti, contro le malattie degli occhi e delle carestie.

 

Buon onomastico

a tutte con il nome LUCIA

   

 

LA VALIGIA DI CUOIO ………… di Roberta degli Angeli

   

La valigia

di cuoio

 

Ecco che Luisa ritrovò per l'ennesima volta la vecchia valigia di cuoio, mistero da sempre, dimenticata in mezzo a tutte le cianfrusaglie del solaio. Ogni tanto qualcuno la ritrovava, mai nessuno si era preso la briga di aprirla.

Adesso lo faccio io, pensa, così non sarà più un mistero. La piazza sopra al tavolino. - Sarà più agevole curiosarci dentro… caspita che peso! - Riaffiora allora alla memoria una vecchia canzone da campeggio:

Una donna tagliata a pezzetti, fu trovata in una valigia, con la testa staccata dal busto, ohi che gusto, che gusto che gusto…”

Le risate allora si sprecavano! Adesso una terribile pelle d’oca la pervade, sentendo il peso della valigia. E pensa di sicuro una donna no, sarebbe più pesante!

Deve trovare la chiave però, e si svelerà così l'arcano. Scende dal solaio, cerca le chiavi che non trova. Passa il figlio Martino. - Ricordi la vecchia valigia di sopra, mi servirebbero le chiavi, dove sono ? - Mamma, non ci sono più, nessuno di noi l’ha mai aperta, se vuoi la scasso. - No! risponde Luisa, sarebbe un peccato, è così bella e ben conservata.

Allora cosa facciamo mamma, dai sali con me, vediamo cosa si può fare. Arrivano davanti alla valigia, Martino controlla la chiusura, non comprende come si può fare senza rovinarla. Ma è di cartone? Di cartone no, risponde Luisa, è di cuoio, è solida per questo, quasi un pezzo di antiquariato. Potremmo anche venderla e guadagnarci un po'. Martino scoppia in una fragorosa risata - Chi vuoi che la compri, io non sborserei nemmeno una lira. - Magari troviamo il collezionista interessato, continua lei. E lui di rimando - uno che ama l’horror di sicuro, diamoci da fare per aprirla, non posso perdere tutta la giornata per la tua curiosità.

   

Scende per cercare un piccolo punteruolo, un ago di lana, la chiave di un’altra valigia, ritorna nel solaio. Insieme riprendono le manovre per aprirla: sotto il loro sforzo la serratura cede. Caspita, ma c’è una scatola di legno dentro, chiusa anche questa… si guardano, il mistero è ancora fitto. Mamma, la possiamo rompere vero? Certo è solo una scatola che velocemente cede sotto la piccola pressione di Martino.

Ci sono ricordi di gioventù, che emozione… una cartolina in bianco e nero, con un bacio stampato, un timido rossetto rosa. - Guardo a chi è destinata … al nonno di mio marito! Lui era già sposato, la data lo conferma, anche qualche sbiadita lettera, scrittura minuta, si firma Lia.

In famiglia non conoscevano nessuna Lia, almeno io non ne avevo mai sentito parlare. Si sente intimorita, invado un amore. E’ curiosissima. Però non le piace leggere davanti a Martino, lo ringrazia - Puoi andare ai tuoi impegni, poi se vuoi ti racconterò.

Prende a leggere la prima lettera, scritta con pennino e inchiostro come si usava un tempo.

Che bello aver conosciuto te e la tua famiglia, prosegue Lia e, tu sai, la mia è composta da figlio, marito e suocera.

Luisa scorre veloce lo scritto, vuole capire. Cerca qualcosa di più, chi sarà questa donna? Vorrebbe leggerle tutte, ma arriva il marito e, vedendo la valigia aperta - Come ti è venuto in mente proprio oggi di aprirla? Lo sai che mi devi aiutare, non perdere tempo con le tue fantasie!

 

 

Lei a malincuore lo segue per aiutarlo in quel lavoro davvero importante. Devono spedire i nuovi modelli dei vestiti, da loro disegnati. Lui come il padre e il nonno sono modellisti. - Sai, ho aperto quella valigia perché pensavo ci potessero essere dei modelli antichi - Ma mente spudoratamente.

Non lavora volentieri, vorrebbe tornare nel solaio, ma non ci riesce se non dopo cena. Piano piano, senza farsi scorgere, torna su, riprende in mano le lettere e sente che sta scoprendo qualcosa di bello, almeno per loro che l'hanno vissuto.

Quella prima lettera non dice molto di più di questa misteriosa donna. Apre una seconda lettera. Qui Lia racconta che il marito sta partendo per un lavoro in Africa, lei e la suocera si ritrovano ad accudire il figlio. Chiede a Luigi quando sarebbe andato a trovarla e quando sarebbero potuti stare di nuovo insieme. Altri racconti di vita, non molto di più.

Luisa apre subito la terza lettera, ecco non si indugia più. Qui Lia dice:

amore ti aspetto, ho rallentato il mio cuore, riprenderà a battere solo quando tu sarai con me.

Luisa comprende di avere tra le mani non una storia torbida, ma un piccolo sogno d’amore . Apre con cura estrema la quarta lettera,

Che bello è stato camminare con te in riva al nostro lago, baciarti al chiarore della luna. Le mie fughe notturne mi mettevano angoscia, ma non potevo stare lontana da te, amore mio.

   

Nella quinta ed ultima lettera, la più sgualcita, solo parole indistinte e confuse, non si leggono quasi più, cancellate dalle lacrime caduteci sopra. Lia lo deve lasciare, lui non può vivere con lei, il loro bellissimo amore non può avere un futuro, sono tutti e due impegnati. Infelici, ma troppo coinvolti nelle loro famiglie.

Luisa sente ancora quel dolore, lo percepisce. Allora comprende perché il nonno aveva negli occhi quel velo di malinconia.

Si sente mesta, si chiede perché abbia aperto la valigia. Mai avrebbe pensato ad una storia così. Richiude tutto nella scatola di legno, che ripone con cura amorevole nella valigia di cuoio, rimettendola dove l’aveva trovata al mattino e dove era rimasta per tutto quel tempo, sicura che la storia d’amore sarebbe vissuta nei suoi ricordi.

Loro avevano messo la parola fine con l’ultima lettera. E lei avrebbe mantenuto il segreto, conservandolo nel profondo del suo cuore.

 

 

       

\\\\\\\\ L’EVOLUZIONE UMANA di Antonino5.rm ////////

   

LA LUNGA STRADA

DEL PROGRESSO

   

Amici del Bosco, ho fatto una ricerca sulla evoluzione dell’Uomo dalla Preistoria fino al 500 A.C., non solo per cultura personale ma nella speranza che possa essere utile per i nonni e nonne che hanno nipoti in età scolastica.

Un cordiale saluto per tutte/i con un sincero grazie per la vostra cortese attenzione.

     

                       

...

         

LA LUNGA STRADA

DEL PROGRESSO

DALLA PREISTORIA AL 500 A.C.

  • Posizione eretta su due piedi (4 milioni di anni a.C.)

  • Mani prensili e pollici opponibili (2,5÷1,5 milioni di anni a. C.)

  • Pietre scheggiate: primi utensili (2 milioni di anni a. C.)

  • Sempre più rifiniti (1 milione di anni  a. C. )

  • Prime armi: clava e lancia (2÷1,6 milioni di anni a.C.)

  • Scoperta del fuoco (1,5 milioni di anni a. C. )

Homo erectus

 
  • Cottura del cibo (80.000  a. C. )

  • Linguaggio vocale (30.000  a. c.)

  • Arco, corda di fibre vegetali intrecciate, frecce (46.000 – 20.000 a.C. ) 

  • Corda in strisce di pelle (3ooo a.C.)

  • Amo in osso (25.000 a.C.); sua diffusione (6000 a. C.);

  • Torcia, lumi ad olio (20.000- 12.000 a. C.);

  • Addomesticazione degli animali (12.000 a. C. );

  • Ceramica (10.000 a. C.);

  • Agricoltura (12.000 ÷ 7.500 a. C. );

  • Vanga e zappa (8.000 ÷ 7.000 a. C. );

  • Costruzioni di abitazioni, capanne (10.000 a.C);

 

Homo sapiens

 
  • Preparazione e cottura del pane (8.000 ÷ 7.500 a.C.)

  • Colori (21.000 a. C.); Telaio e tessuti ( 6.000 a. c. );

  • Tinture (porpora di tiro 1.200 a.C.);

  • Numeri e calcolo (8.000 ÷ 7.500 a.C.);

  • Fasi lunari e conteggio dei giorni (8.ooo a.C.);

  • Architrave (7.500 a.C.)

  • Birra (8.000 ÷ 6.000 a. C.)  (Mesopotamia);

  • Passaggio da vite selvatica a vite europea (8.000 ÷ 7.000 a.C.);

  • Vino 6.000 a. C.);

  • Barca (7.500 a. C.)  (piroga);

  • Falce (6.000 a.C.);

   
  • Chiodo in legno (6.ooo a. C.); in metallo (3.ooo a. C.);

  • Vite (6.ooo a. C.)  colla (6.ooo a. C.);

  • Zattera (6.ooo a. C. ) canali per irrigazione (5.ooo a. C. (in Iran e in Egitto);

  • Conservazione del cibo; essiccazione, affumicatura, salatura (5.ooo a. C.);

  • Bilancia (5.ooo a. C .),   abaco(5.ooo a. C .) (Assiri);

  • Lavorazione dei metalli (4.ooo a. C.), coltello e cucchiaio (3.6oo a . C.);

  • Meridiane e misurazione del tempo (4,ooo  a. C.),  ruota, carro, tornio (4.ooo ÷ 3.5oo  a. C.) (Sumeri);

  • Navigazione a vela (3.6oo  a. C.) (In egitto); navigazione a remi (1.1oo  a. C .);

  • Numerazione scritta  (3.5oo a. C.)  (Sumeri );

  • Aratro  IV millennio  a. C.);

  • Geroglifici, scrittura cuneiforme  (3.5oo÷3ooo a. C.) (Sumeri);

  • Cartografia (3.ooo  a. C. Egitto), (1.ooo  a. C. Mesopotamia),  (547  a. C. Anassimandro), (560÷490 a . C . Ecateo  di Mileto) ;

Homo abilis

 
  • Volta e arco (IV÷III millennio  a. C.) (Primi esempi presso  Sumeri ed  Egizi);

  • Astronomia ( 3.5oo÷3.ooo a. C.) (Sumeri);

  • Medicina (3.000  a.  C.) (Egitto);

  • Torchio  primitivo (3.000 a. C.); Torchio a vite (500  a. C.);

  • Candela, diga, sedia , sega (3.000 a. C .);

  • Prime unità di misura di lunghezza e peso) (2.900 a. C.);

  • Calendario solare (2.800 a. C.) (Mesopotamia);

  • Bottone (2.800-2.600 a.  C.);

  • Olio di oliva (2.500  a. C.) (Creta);

  • Vetro  ( 2.5oo  a. C.  in  Egitto e Mesopotamia per monili), per piccole bottiglie  (1.400  a. C.);

  • Bitume  (2.500  a. C.  in Pakistan per sigillare i muri  e in Mesopotamia  per pavimentare le strade);

  • Galleria  (2.500  a. C. in  Mesopotamia. Celebre quella di Samo: Eupalino 498 a. C.);

  • Papiro  ( 2.400  a. C. )  Balestra (2000 a. C.)    Alfabeto di  Ugarit,  fonogrammi (1.650 a. C.);

  • Compasso  (1.500 a. C. : Euclide  367-283 a.C.);

  • Mantice ( II millennio  a.  C. in  Egitto);

  • Armatura  (900  a. C. : lamine metalliche  su vestiario e cuoio);

  • Acqedotti  (VII sec . a . c .  a Ninive  sotto il regno di Sennacherib )

  • Monete  ( VII  sec.  a.C.) Fenici

Monete

 
  • Biremi  (700  a.C.), triremi (600  a. C.);

  • Ancora  (700  a.C.)  Grecia secondo la tradizione  attribuita  a  Eupalamo.).

LA NOSTRA FAVOLA_________________ di Gabriella.bz

         

LA NOSTRA FAVOLA

 

Era una giornata grigia, sentivo il bisogno di compagnia. Camminavo solitaria lungo il Passirio e pensavo che erano trascorsi ormai venticinque anni che ero rimasta sola.

Non che i figli mi avessero mai fatta sentire sola, ma avevano la loro famiglia, era normale vedersi e se tutto andava bene ma ognuno aveva i suoi impegni di lavoro. I nipoti erano ormai grandi uno al lavoro, uno all’università e altri due al liceo. I miei figli, un maschio e una femmina, hanno due maschi a testa.

Dopo aver fatto la passeggiata solitaria ho continuato a camminare per la città, c’era un chiasso quasi fastidioso. Il motivo era che si stava preparando la Festa dell’Uva e la città era letteralmente sommersa da persone venute da altri centri. Auto parcheggiate anche sui marciapiedi, ma è così tutti gli anni un paio di giorni prima della festa si riempie la città (già comunque abbastanza movimentata).

   

La Festa dell'uva

 

Me ne andavo pensando a mille cose non certo allegre quando ho sentito una canzone che mi ha fatto accelerare i battiti del cuore. Stavano cantando un motivo che era un ricordo dei miei anni più felici:

“La nostra Favola” di Jimmy Fontana

credo sia del 1967, era da tanti anni che non la sentivo.

Alle volte ascoltando canzoni degli anni ‘60 pensavo a questa vecchia canzone ma era molto difficile sentirla. Dello stesso cantante si sentiva più spesso “Il Mondo”, altra sua grande canzone di successo.

La stava cantando un ragazzo della nuova generazione canora, non aveva certo la voce di Jimmy Fontana ma la cantava con passione, si capiva che il tema lo sentiva e gli piaceva. Mi sono fermata ad ascoltare sperando di sentirla una seconda volta ma ha continuato il repertorio con canzoni sempre datate ma di altri autori.

Stavo allontanandomi quando una persona si è avvicinata al cantante e gli ha chiesto la canzone che tanto speravo di sentire nuovamente, mi sono riavvicinata e mi sembrava di non essere più sola.

 

Lo sentivo vicino, era la nostra canzone.

Intanto si era fatta l’ora di ritornare a casa, avevo voglia di dirle tante cose, ma potevo solo pensarle come ero solita fare.

Attraversando uno dei tanti ponti sul Passirio mi son fermata per sentire il mormorio dello scorrere dell’acqua, ora avevo nel cuore la canzone dei miei ricordi e mi sembrava che pure l’acqua intonasse quella bella musica.

 

La malinconia era passata potevo ricominciare a guardare il cielo con l’animo sereno e se vedevo un filo d’erba ero sicura che vicino sarebbe spuntato anche un fiore, quando il cuore ricomincia ad essere sereno vedi la malinconia che scappa e se ne va!

 

Un saluto a tutti gli amici.

     

LA NOSTRA FAVOLA

Brano di Jimmy Fontana

C'era una volta un bianco castello fatato

Un grande mago l'aveva stregato per noi

Sì io, io ti amavo

Tu eri la mia regina

Ed io il tuo re

Mai, mai, mai Ti lascio

Mai, mai, maiDa sola

E per noi Il tempo si fermerà

Tu sarai sempre regina

Ed io il tuo re.

 

Quattro pareti più grigie del fumo di un treno

E questo è il castello che io posso dare a te

Sì tu, tu mi ami

Come se fossi per te

Un vero re

Mai, mai, mai Ti lascio

Mai, mai, mai Da sola

E per noi Mai niente più cambierà

Tu sarai sempre regina Ed io il tuo re

Sì tu mi ami Come se fossi per te Un vero re

Mai, mai, mai Ti lascio

Mai, mai, mai Da sola

E per noi Il tempo si fermerà

Tu sarai sempre regina Ed io il tuo re

Tu sarai sempre regina Ed io il tuo re.

 

Compositori: Barry Mason / Les Reed

 

   

ER FRESATORE ____________ di Antonino5.rm


 

     

ER FRESATORE

Composizione di Antonino5.rm

   

Tutti i mestieri so belli,

pe’ chi c’ià la volontà de falli,

ma ce né uno sopra tutti quelli

che quanno te lo metti a fa te fà sognà.

Quanno t’appressi la matina

Verso la piccola officina

Lasci la famija tutta sola,

un bacio, un saluto, giù per le scale,

ma un pensiero te consola.

Un pensiero grande, anzi immenso

Vai dall’amico tuo fedele,

che te da er sostentamento.

Appena la rivedi

ce fai un pensierino sopra.

Je dici, oggi famme la brava,

non me fa quarche sorpresa.

Quanno metto er tamburo a zero

per quarche spostamento

Aiutame tu pure, così ce stamo dentro.

Quanno ciò da fa un pezzo complicato

Sia de fero, alluminio o d’acciaio

Me lo studio attentamente, lo calcolo

Ce parlo, fino a quanno l’ho inquadrato.

Da ‘n pezzo de fero tutto arrugginito

fresa, fora, asporta e misura,

e se l’hai fatto bene in tolleranza

te fà fà sempre bella figura.

Te fà sentì ‘n’artista come Raffaello

nun vorrei piccà de presunzione,

o esse giudicato male, ma suppergiù

per me è quasi tale e quale.

Se poi invece d’esse ‘n pezzo duro

è ‘n pezzo cristallino

ce devi tirà fori ‘na forma coì tanti ghirigori

Allora al che son dolori.

Te devi mette a lottà a viso aperto

Co ‘na sostanza tanto cristallina

Che a ogni passata che je dai,

devi dì ‘na preghierina.

Ma quanno, co astuzia e pazienza,

er pezzo c’hai finito n’mano

dai ‘n sospiro de sollievo

da quella sofferenza,

sofferenza de tensione umana

che se la sente solo

chi lavora co coscienza-

Se ner mentre fai sti pezzi

t’affiora nella mente

quarche problema famijare

cerchi de mannallo via,

ma te riaffiora tale e quale

intanto attacchi la passata,

arrivi, fermi, misuri e controlli

ma pe fa na mossa brusca e spicciate

te sbai leva e er pezzo parte.

Er pezzo parte si,

ma dentro er core tuo solo tu lo sai,

né pe mancanza d’esperienza o volontà

ma pe li problemi della vita d’oggi

che nun te fanno più penzà

a quello che stai a fà.

 

NASCE UN AMORE ……………………………… gp

   

L’AMORE NON HA ETÀ

Nasce un amore

Direte che non è una novità, amori ne nascono tantissimi, ogni giorno, tra giovani, anche tra persone con notevole differenza d’età, ecc. ma questa che voglio raccontare è la storia di un amore adulto, più che adulto, tra due persone che solitamente sono considerate anziane, quasi a voler dimostrare, ancora una volta che l'amore non ha età.

Ricordate la storiella dell’ultima Domenica di Ottobre?

Una persona non più giovanissima che fin da ragazzetto tutti conoscevano con il nome di Paco perché così lo aveva chiamato la sorellina più piccola quando aveva iniziato a vocalizzare le prime parole. Così si erano abituati a chiamarlo in famiglia, quindi i compagni di scuola e gli amici dall'adolescenza in poi. Quel nome gli era rimasto per la vita.

Dalle analisi annuali che era solito fare per controllare il suo stato di salute erano emersi valori anomali e il medico di base lo mandò con priorità a visita specialistica in una apposita struttura ospedaliera. Superate le varie peripezie burocratiche per riuscire ad avere l'appuntamento, finalmente arrivò il giorno fissato.

Lo ricevette una dottoressa già avanti negli anni, probabilmente prossima alla pensione.

La dottoressa nel vedere questa statuaria figura d'uomo pensò che probabilmente in gioventù doveva essere stato uno sportivo, forse anche un atleta, e prima ancora di invitarlo a sedersi lo squadrò da testa a piedi.

Paco si sentì osservato e in quell’attimo anche lui fu attratto da questa figura di donna un po' in carne, ma che da giovane doveva essere stata sicuramente una bella ragazza, una buona rappresentante del gentil sesso e lo era ancora, in relazione all’età.

Gli chiese perché si trovasse lì e Paco le presentò il plico delle analisi precedenti e le spiegò che era stata una decisione del medico di base.

 

Mentre analizzava la documentazione la dottoressa rivolgeva al paziente le domande di rito, prevalentemente di natura professionale ma entrambi intercalavano pure qualche informazione personale.

Fisicamente come si sente, chiese la dottoressa e Paco le disse di non aveva disturbi particolari ma aggiunse che era solito fare anche dei lavori manuali, giardinaggio, manutenzione della casa e qualche altro lavoro per soddisfare i suoi hobby e gli spiegò che mentre prima lavorava per quattro o cinque ore di seguito senza avere sintomi di stanchezza, ora dopo appena una/due ore si sentiva stanco e doveva fermarsi per riposare.

Al che la dottoressa rispose: Deve tener conto pure dell’età che avanza, posso dirle che anche io dopo una mattinata di lavoro in ambulatorio, quando rientro a casa ho bisogno di distendermi a letto per rilassarmi, riposare e recuperare le forze e mi piacerebbe pure che ci fossero due mani a massaggiarmi le spalle.

Paco era molto attento e interpretò quelle parole come se la dottoressa volesse trasmettere il messaggio di essere sola, infatti lui aveva notato che lei non portava nessun anello sia nella mano destra che in quella sinistra.

La dottoressa continuava a dire che sentire la stanchezza è naturale, non si può chiedere troppo al nostro organismo, siamo esseri umani, ciascuno con i propri limiti.

Forse per pura curiosità femminile o influenzata dalle parole di Paco che nel dialogo dimostrava ampia conoscenza del linguaggio informatico, gli chiese: “Lei cosa faceva nella vita, è ingegnere?”

No, rispose Paco, ho chiuso gli studi con il diploma di Perito Industriale e ho svolto prevalentemente lavori tecnici in due importanti industrie italiane.

Nel mio periodo di lavoro ho avuto modo di collaborare con oltre dieci ingegneri ma posso dirle di aver constatato con assoluta convinzione che il titolo di ingegnere non sempre corrisponde al significato di ingegnoso. La dottoressa sorrise dicendo che in effetti il titolo di studio non assegna la dote dell’intelligenza.

Dopo dieci minuti di conversazione e scambio di notizie personali reciproche sembrava subentrata una certa sintonia, quasi come se si conoscessero da moltissimo tempo.

Lei gli aveva confidato che il suo nome era Manuela ma che tutti ormai la chiamavano con l’abbreviativo di Manù e lui rivelò il motivo per cui gli era stato attribuito il nome Paco.

Questi valori hanno bisogno di verifica, precisò la dottoressa, ora la mando nel laboratorio di analisi, al primo piano e, consegnandogli un foglietto gli disse: “La chiameranno con questo numero, poi ritorna al piano e attende in sala d’attesa.

Quando mi arrivano i referti la richiamo” “Grazie” rispose Paco e si avviò per raggiungere la sala prelievi indicata.

Tra una cosa e l’altra trascorsero quasi due ore quando la dottoressa lo chiamò di nuovo nel suo ambulatorio.

Effettivamente alcuni valori sono oltre i limiti, ora devo visitarla, poi le prescriverò una terapia non troppo invasiva e tra un mese faremo altre analisi, tolga la maglietta, sganci la cintura e si distenda sul lettino.

La dottoressa proseguì con alcune palpazioni, auscultò il battito cardiaco poi lo invitò a sedersi sul bordo dello stretto lettino da visita e standogli alle spalle gli fece fare alcune profonde respirazioni mentre lei ascoltava appoggiando lo stetoscopio.

Tutto a posto gli disse e, standogli dietro, passò le mani attorno al collo, le pose sul petto attirandolo verso di sé e appoggiò il mento sulla spalla sinistra di Paco.

Fu naturale per Paco voltare il capo e nel fare questo movimento, sfiorò prima la guancia poi le labbra di Manuela.

Era stato un contatto  casuale, leggero, timido, carico di infinita tenerezza ma che nascondeva una voglia forte che stava per esplodere.

Nella mente di entrambi c’era la stessa domanda:

Paco sentì irrorare il corpo di un calore che non provava da tantissimo tempo e ne rimase sorpreso.

Manuela passò dall’altra parte del lettino e tese le braccia, i loro sguardi si incrociarono penetrando nel profondo dell’iride. Il tempo di un battito di ciglia e si ritrovarono avvolti in un abbraccio strettissimo.

Fu un bacio vero, pieno di passione e sentimento del quale entrambi sentivano da tempo la mancanza e l’assoluto bisogno.

   

Non pronunciarono nessuna parola ma sentivano i loro cuori  che avevano acceleato i battiti in modo fortissimo quasi a dire che loro conoscevano la risposta a quella domanda non pronunciata:

Perché nella vita succedono cose apparentemente strane ed incomprensibili delle quali è preferibile non chiedersi mai il motivo, succedono e basta.

Era nato quell’Amore improvviso che siamo soliti chiamare

“Colpo di fulmine”

 

Può succedere nei momenti e nei luoghi più impensati, non solo tra cuori giovani, ma anche tra due persone che hanno perso il conto dei battiti di una vita ma, anche ad una certa età sperano di trovare nuove palpitazioni di gioventù.

Spazio alla musica, i violini intonano un Inno all’Amore.

I lettori sono liberi di pensare come sia proseguita la storia di questi due anime che si sono incontrate per caso in un giorno del tutto imprevisto.

Vogliamo augurarci che sia stato l'inizio di una stabile convivenza tra due persone che hanno scoperto l'amore senza età, ma soprattutto hanno costruito l’unione di due cuori che non volevano vivere in solitudine.

 

Per entrambi fu la scoperta che non ci sono limiti d’età per trovare la gioia di vivere.

 

di

e

 

Vicende analoghe possono essere frequenti nella vita ma questa storia è di pura fantasia per cui ogni riferimento a fatti reali è assolutamente casuale.

 

4 NOVEMBRE………………………………Post di Nembo

L'Italia si appresta a celebrare il 4 novembre: Giorno dell'Unità Nazionale Giornata delle Forze Armate.

Fu proprio durante la Prima Guerra Mondiale che gli italiani si trovarono per la prima volta fianco a fianco, legati indissolubilmente l'un l'altro sotto la stessa bandiera nella prima drammatica esperienza collettiva che si verificava dopo la proclamazione del Regno.

 

Con il Regio decreto n.1354 del 23 ottobre 1922, il 4 Novembre fu dichiarato Festa nazionale. Per onorare i sacrifici dei soldati caduti a difesa della Patria il 4 novembre 1921 ebbe luogo la tumulazione del Milite Ignoto, nel Sacello dell'Altare della Patria a Roma.

Una ricorrenza del tutto il Popolo Italiano che il 04 Novembre 1918 conquistarono la vittoria, festa del l'orgoglio di una Nazione che non fu messa in ginocchio, ma seppe riscattarsi e imporsi all'ammirazione di tutto il mondo.

 

Onore a tutti Loro. Visto che è la festa delle forze armate, ritengo che sia doveroso rivolgere un pensiero di vicinanza e solidarietà collettiva a tutti i nostri militari impegnati in tutto il mondo per la pace, in particolare nella missione UNIFIL/ONU in Libano.

Ci sarà altresì il tradizionale passaggio della Frecce Tricolori che coloreranno di verde, bianco e rosso i cieli di Roma.

 

In questa giornata si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi, hanno sacrificato il bene

supremo della vita

per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi.

Un legame, quello tra la Nazione e le Forze Armate, sancito nella Costituzione. Valore dell’unità nazionale e il contributo imprescindibile della

Difesa per il bene dell’Italia

W L'Italia W le FF.AA.

   

UNA STORIA DEI GIORNI NOSTRI……………………gp

 

SOLITUDINE

 

UNA STORIA ATTUALE

 

IL VECCHIETTO

Trascorre la notte,

si avvicina l’alba.

poche ore di sonno,

il vecchietto

lascia presto il suo letto,

veloce rinfrescata,

 un caffè

poi solitario va,

passo lento,

consueta passeggiata mattutina,

ultima risorsa di forze rimaste

memori di numerose corse

di una vita vissuta

con l’energia della trascorsa gioventù.

Raggiunge l'altura che non è neppure una collina ma domina sul panorama delle case più a valle. Per lui, ogni giorno è una conquista per dimostrare a sé stesso che le gambe reggono e ce la fanno ancora, almeno a camminare.

Siede su quella panchina solitaria per recuperare il fiato. Riflette su memorie di gioie vissute ormai lontane. La mente ripercorre una vita di battaglie, di vittorie e di sconfitte, ma mai domo, mai ceduto le armi e mai arreso.

 

La compagna di una vita si è da poco avviata su quella strada dell'infinito silenzio,

I figli sono lontani più nel tempo che nello spazio, travolti dalle incombenze familiari e dagli impegni di lavoro con ritmi sempre più stressanti imposti dalle più recenti tecnologie mirate al raggiungimento dei massimi profitti economici, non dispongono neppure di piccoli di spazi di tempo da dedicare al padre rimasto solo.

Questo è uno specchio sulla vita oggi.

Il baldo vecchietto ha rifiutato il confino in una residenza sanitaria assistita e indomito prosegue la solitaria battaglia per l’esistenza quotidiana.

 

Unica variante alla monotonia giornaliera, l’arrivo della signora incaricata dai Servizi sociali, due volta alla settimana, per il disbrigo delle più elementari necessità della casa.

Dalla sua panchina sulla collinetta, attende che il sole dia colore alla vallata, poi lento e obbligato il ritorno a casa.

   

Il secondo caffè e si abbandona sulla poltrona, Non accende neppure la TV, nauseato dalle notizie delle tragedie che travolgono i popoli del mondo governati da capi bellicosi spinti dall’unico intento di mantenere il potere, incuranti delle sofferenze umane degli inermi cittadini che sono chiamati a governare.

.

Pranzo frugale, solita pastiglietta prescritta dal medico poi relax. Un po' di musica classica utile per rilassare le tensioni fisiche e mentali, lettura di qualche pagina di un libro lasciato aperto a metà e leggero pisolino in poltrona.

 

Su tale scenario giunge puntuale anche l'ora di cena, sempre leggera, come bonariamente ma tassativamente raccomandato dal medico curante, indi nuova dose di medicinali.

Abitualmente si informa sulle condizioni meteo per conoscere come sarà la giornata successiva anche se sa che raramente azzeccano, quindi a letto, nella speranza di un buon sonno ristoratore che restituisca un po’ di forze alle membra stanche

Come ormai consueto, poche ore di vero riposo e, trascorsa la notte, al risveglio stessa procedura per arrivare ancora fino a quella panchina sulla collinetta,

Prima di dormire non manca la recitazione di una preghiera, cercando di scacciare il pensiero che arriverà anche il giorno del mancato risveglio, ovvero della partenza per l'ultimo viaggio senza ritornao. Amen.

Storia un po’ triste? Vero! Purtroppo per tanti è una storia reale di esistenza quotidiana.

Ma finché c'è un barlume di vita non si perde la mai la speranza.

Penso ad una delle tante persone che potrebbero aver ispirato questa storia e posso annunciare che almeno per un signore c’è stato un seguito inaspettatamente positivo e spero di poterla raccontare una prossima volta. Spero.

 

 

RIPRISTIMNO ORA SOLARE

Puntuale arriva l’ultima Domenica d’Ottobre e ci restituisce l’ora di sonno che ci aveva tolto nel mese di Marzo.

• ORA SOLARE

 

• DOMENCA 27 OTTOBRE

 

• SI RIPRISTINA

 

• L’ORA SOLARE

ALLE ORE 3.00 DELLA NOTTE TRA SABATO E DOMENICA LE LANCETTE DEGLI OROLOGI ED ANCHE LE CIFRE DEGLI APPARECCHI DIGITALI SI RIPORTANO UN’ORA INDIETRO

• IN MOLTI APPARECHI COLLEGATI IN RETE L'AGGIORNAMENTO É

AUTOMATICO, ALTRIMENTI BISOGNA INTERVENIRE MANUALMENTE

     

ATTENZIONE VERSO GLI ALTRI……… post di Nembo

Ci ritroviamo ogni giorno in questo blog per la lettura dei post, per i saluti e per scambiarci le nostre storie, un po’ di noi stessi e qualche confidenza tra amici.

Oggi voglio raccontare un po’ di me, anche se tante cose i veri amici già le conoscono.

 

ATTENZIONE

 

PER I DISABILI

 

E AMORE

   

PER GLI ANIMALI

Fino a qualche tempo fa avevo un cavallo che tenevo in una struttura spaziosa di un caro amico e li potevo recarmi per accudirlo e farmi qualche galoppata.

Quando l’amico è passato ad altra vita, il figlio ha smantellato la struttura e, purtroppo con grande rammarico, ho dovuto interrompere il mio interagire con questo splendido animale.

Anche se era un cavallo già di una certa età ma sano e ancora valido, l’ho ceduto ad una comunità di ragazzi diversamente abili dove è stato utilizzato per l’educazione e l’integrazione di questi giovani alla vita con gli animali.

 

Per questi giovani, montare a cavallo e vivere l’emozione della prima cavalcata è stato come rivivere il battesimo del volo che alcuni di loro avevano già provato qualche tempo prima nell’aeroporto di Bresso (MI).

   

Sono rimasto estremamente felice ed appagato per aver trovato questa soluzione, valida oltre che per il mio cavallo, soprattutto per i ragazzi con disabilità.

 

 

Nella mia lunga opera di volontariato ho aiutato i ragazzi con carrozzine per le loro necessità di spostamenti, per visite mediche, per recarsi alla santa messa, per assistere ad attività sportive o per svago individuale e collettivo.

 

 

Non entro nei particolari perché alcune situazioni vissute dal vivo toccano profondamente e commuovono.

Ho fatto tanto per questi ragazzi e, tempo e forze permettendo, lo farò ancora.

Un saluto carissimo per tutte e tutti, Amiche e Amici di questo nostro meraviglioso Bosco.

 

   

GRAN PREMIO MERANO…………..post di Gabriella.bz

   

85° GRAN PREMIO MERANO 2024

Come tutti gli anni l’ultima domenica di settembre si svolge il

Gran Premio Merano

Posso cominciare con il dire che una volta il Gran Premio di Merano era abbinata alla

Lotteria Nazionale Italiana di Capodanno.

Ed ora aggiungo una nota letta pochi giorni fa su un giornale locale “Il 20 ottobre 1935 di fronte ad un pubblico enorme arrivato a Merano con treni speciali, mentre gli altri ippodromi furono chiusi per quella domenica si svolse

“Il Grande Steeple di Merano”

 

Questa domenica si è tenuta la corsa steeple per eccellenza in Italia. Ricca di storia e tradizioni   la corsa si svolge come al solito con un percorso ad ostacoli di 5000 metri.

   

La specialità è saltare siepi alte, ostacoli di volume e dimensione molto grandi, devono poi  superare buche con acqua, montagnole e per finire il piano.

L’ippodromo è chiamato il Tempio degli Ostacoli per essere di altissimo livello, e viene considerato come la “Scala “ essendo un gioiello dell’ostacolismo italiano, tempio in cui migliori saltatori d’Italia  si confrontano con i rappresentanti di molti Paesi.

   

Domenica il Gran Premio lo ha vinto un francese, scuderia che con la Germania e l’Europa dell’Est danno vita  a grandi competizioni nel nostro ippodromo.

Secondo vincente uno splendido Estran della scuderia altoatesina. Nella stessa giornata ci sono state altre sette corse, forse la seconda in ordine di bellezza e ostacoli è il Palio del Burgraviato, una corsa che prende forma dal comune di Merano e altri comuni della zona. In questa gara oltre ai cavalli purosangue si abbinano cavalli di razza Haflinger ed è un omaggio alla città di Merano.

   

Da alcuni anni tra una corsa e l’altra ci sono sfilate di moda, anteprima Merano Wine Festival, elezione Lady Fashion, elezione Mister Fashion , show& entertainment, ristorazione, champagneria, musica dal vivo, pony per bambini.

     

Per l’occasione sull’ippodromo di Merano si accendono i riflettori del panorama ippico mondiale, nel parterre eleganza e moda sono di rigore.

C’erano 12.000 spettatori domenica e possiamo dire che il gran premio Merano si conclude con un trionfo di stile e mondanità.

 

CASTAGNE E MIRTILLI ……………. post di Gabriella.bz

     

LA RACCOLTA DELLE CASTAGNE

 

L’Estate è passata e l’Autunno con i suoi nuovi colori è arrivato.

É stata una veloce trasformazione sia per i colori che per le temperature.

Mentre si cammina per il bosco osserviamo i colori caldi e ci sembra che ci accarezzino, vediamo poi il mirtillo nero maturo, ci sono alcuni cespugli che invitano a mangiarlo, veleni non ce ne sono, possiamo goderci quel frutto mentre si passeggia, come al solito sono con un amica. Una volta andavo sola ma ho trovato chi ama la natura come me e, come me, non può più camminare svelta… è la compagna ideale.

Siamo partite da casa con l’idea di andare a raccogliere le castagne ma dobbiamo ricordare con esattezza dove sono i castani del nostro amico, non si possono raccogliere dove si vuole, di solito i boschi dove ci sono castani sono privati anche se non tutti lo sanno. Più avanti nel bosco dove la proprietà è del Comune i castani sono quasi tutti selvatici.

Stiamo osservando dove comincia il bosco dei nostri amici quando l’occhio vede una siepe di mirtillo, perché ci diciamo non abbiamo portato un cestino per raccoglierlo, non ne avevamo mai visti così tanti.

 

Ci siamo sedute poco lontano e abbiamo cominciato a guardarci attorno per cercare di trovare delle foglie da portare a casa per fare delle composizioni, la mia passione. Devono essere integre, belle con colori autunnali, non le voglio verdi, non importa se piccole o grandi anzi meglio un po' di ogni tipo.

             

Se non troviamo il bosco che cerchiamo almeno abbiamo mangiato mirtilli e io ho trovato le foglie che volevo, abbiamo così deciso di ritornare poco alla volta verso casa ma facendo un altro percorso, ed è così che abbiamo visto il sospirato bosco!

   

C’erano le castagne e ne abbiamo raccolto un pò, non tante, non ne siamo ghiotte è solo che volevamo andare a raccoglierle visto che il nostro amico ci aveva dato il benestare e, oltre tutto, era un modo per girare nel bosco e stare in mezzo alla natura, uno stimolo per uscire e camminare.

Ritornando a casa abbiamo notato di non aver visto nemmeno un fungo, non erano i posti per i funghi è vero ma io una piccola speranza l’avevo di trovarne almeno un pugno per fare un risotto, sai che profumo altro che quelli comprati!

   

 

 

Non mi lamento la passeggiata l’abbiamo fatta, ci siamo ubriacate di colori e abbiamo trovato le castagne.

Ora, a fine passeggiata, ci vuole solo un buon caffè e andiamo a prendere il bus della linea 6 che ci porta a casa.

Arrivederci amici, alla prossima.

LABIRINTI DI SABBIA…………………gp

,

Un cuore pellegrino va errando nei sentieri della vita in cerca di quella pace interiore, sempre profondamente sperata e mai trovata.

Si ferma per ergere una capanna dove crede di trovare l’agognato cespuglio della serenità. Pianta i paletti e si accampa, ma è solo breve sosta, solo un attimo fuggente perché il cuore nomade continua a migrare e, come uno zingaro, rimette zaino in spalla e riprende il cammino verso un lontano orizzonte per andare incontro ad un destino incerto e sconosciuto.

PALPITI DI CUORE

 

Distese infinite,

sabbia arida

riarsa dal sole,

assolati sentieri

tracciati dal vento

percorsi per anni

 

 

senza meta d'arrivo,

a cercare l’oasi

dell'agognata

pace interiore,

mai trovata.

 

 

Solo miraggi

apparsi e sfumati

nel flash di un lampo

tra dune informi,

di vago colore.

Strade senza speranza

accasciano l’animo.

Nel lontano orizzonte

improvviso appare

vivo bagliore di luce,

una chiazza verde,

oasi sicura...

o ancora miraggio?

 

L’occhio s'accende,

riemerge la speranza,

il cuore palpita forte,

il passo s’affretta...

è l’oasi sperata?

 

Macchia di ulivi e palme

acqua fresca dissetante

rimargina labbra aride,

spaccate dal sole,

agognanti di baci.

 

 

Illusione di un istante,

come altre, s'infiamma

ma è fuoco di paglia,

brucia e lascia cenere

che il vento impietoso

disperde nell’aria.

 

Tutto ancora è perduto,

un cuore ribelle,

inciampa, non cade,

si piega, non si spezza.

 

 

Con fiero orgoglio,

riprende il cammino,

domani, l’alba

risorge ancora,

porta altra luce

e nuova speranza

in un cuore fiero,

forte, selvaggio.

  

Non cede le armi,

all'avverso destino

non s’arrende,

non accetta sconfitte,

e proverà ancora,

indomito e intrepido,

a percorrere altri sentieri

alla ricerca...

del sospirato

sogno d'amore.

 

 

       

PROFUMO D’AUTUNNO……………….di Gabriella.bz

 

   

PROFUMO D’AUTUNNO

 

di Gabriella.bz

Inizia l’autunno se non sul calendario almeno per il tempo, fino a pochi giorni fa un caldo africano ora circa quindici gradi in meno. Passeggiando per i boschi non si incontra quasi nessuno.

Forse i turisti non sanno che la bellezza della montagna non è solo d’estate con i fiori ma in autunno con le piante chequasi tutte passano dal verde al giallo arancio e infine al marrone, poche quelle che diventano rosse come l’acero, ma nei boschi che frequento io sono rari.

 

Entrando nel bosco di questi giorni dopo la pioggia caduta si sente la fragranza della terra, dei funghi , del muschio, delle bacche, dell’erica e tutto quello che il bosco ti offre.

Dopo il grande caldo sembra di essere in una serra dove il balsamo ti inebria ti fa respirare a pieni polmoni.

Camminando incontri anche qualche animale, non hanno fame finora hanno trovato cibo sufficiente, se si avvicinano è solo per curiosità, non parlo di lupi o orsi nelle nostre valli per il momento non ci sono e speriamo di non doverne mai incontrare, ma semplici caprioli molti scoiattoli, qualche volpe ti osserva da lontano ma alle volte te ne accorgi.

Solo una volta ho visto una volpe che accettava un pezzetto di carne da un montanaro che stava sulla porta della sua baita, ho osservato in lontananza poi anche la volpe si è accorta ed è fuggita via, era la prima volta che vedevo una volpe vicino ad una persona, chissà se capiterò di rivedere la stessa scena un’altravolta.

 

Mi diceva il vecchio montanaro che era da qualche tempo che la vedeva così ha provato a offrirle la carne solo un pezzetto e da allora alle volte ritorna ma scappa se vede altre persone.

Avevo cominciato a scrivere ieri, ho dovuto fermarmi per delle visite ben gradite ma il computer ho dovuto chiuderlo, lo riacceso questa mattina ma c’è una novità è caduta fuori stagione la neve, è vero che ha imbiancato solo le montagne ma ho visto la Marmolada, lo Stelvio alla TV. con parecchia neve, che bello, il mio sogno sarebbe poterla calpestare, pochi amici mi capiscono e capiranno il mio entusiasmo.

Per il momento abbiamo solo temperature non autunnali ma oggi repentinamente invernali, la neve con la sua comparsa ci ha fatto cambiare vestiario. Non più abitini leggeri ma maglioni.

Nel bosco possiamo andare ugualmente e forse domani le temperature non saranno più così rigide, possiamo passeggiare tra sentieri con alberi coperti di muschio e le foglie dai caldi colori, con i ciclamini che di questa stagione abbiamo a profusione, assieme all’erica e a numerosi fiorellini.

 

Settembre è un mese veramente molto bello, vario e quest’anno in modo speciale siamo passati da 38 gradi a 10 di quest’oggi, con un vento non tanto freddo ma molto forte che si fa sentire.

Vi saluto amici, arrivederci alla prossima.

  0      

LA PASSEGGIATA GILF…………………………….. di Gabriella.bz

 

 

 

LA PASSEGGIATA GILF

Sfogliando un album di foto questa mattina ho trovato una vecchia foto con la passeggiata Gilf, mi sono soffermata a guardare pensando da quanto tempo era che non ci andavo, tanto senza dubbio, eppure non è lontana ma di solito percorro sempre la strada più breve per andare verso i boschi.

La passeggiata Gilf è un percorso che unisce le più belle passeggiate di Merano, la Tappeiner, la passeggiata d’Estate e la passeggiata d’Inverno.

La Gilf è stata costruita tra il 1871 e il 1885, inizia verso il Ponte Romano che è il più vecchio ponte sul Passirio e collega le due passeggiate, d’Inverno e d’Estate. La Gilf poi conduce alla passeggiata Tappeiner.

Grazie al clima mite il sentiero è sempre verde e per merito delle giardinerie esiste un serpente che regge la sfera celeste ed un’aquila e su un grosso cedro si trova un picchio floreale. Il tutto lavorato con muschio e felci. L’origine della Gilf è conseguenza di una frana staccatasi dalla Val di Nova che deviò il Passirio tuffandosi da una stretta fessura nella roccia e facendone una fora, in pochi minuti il fiume dalle passeggiate attraversa la città.

E’ una via chiamata anche dei poeti, infatti su ogni panchina c’è un strofa di poesia di poeti Meranesi, o che son vissuti a Merano.

Dopo aver spiegato il tutto mi son detta, vediamo di andare nel pomeriggio a vedere se è sempre bella come la ricordo, ho chiesto alla mia amica se voleva venire, ha accettato e così siamo andate per un pezzo con il bus, poi siamo andate dai portici e in cinque minuti eravamo all’inizio della passeggiata: Ci siamo fermate ad ammirare la bellezza che per tanto non avevamo visitato, una meraviglia guardandoci ci siamo chieste perché non visitiamo meglio la nostra città, anziché andare a cercare il bello all’estero?

Io ho fatto i conti , sono sette anni che non ci andavo, abbiamo fatto foto con il cellulare, non havevo pensato di portare la macchina fotografica, poi siamo scese per il sentiero e ci siamo incamminate verso la passeggiata d’Inverno per divertirci a leggere le poesie. Arrivate alle panchine abbiamo riposato, non è faticosa la via ma abbiamo entrambe i capelli bianchi.

Piacerebbe a entrambe visitare la passeggiata Tappeiner ma è in salita e molto lunga sarà difficile, la prossima volta faremo la passeggiata d’Estate, è molto soleggiata ma con l’andare del tempo credo che lo possiamo fare, non sarà sempre troppo caldo. Questa passeggiata è piena d’ombra per merito di pini e cedri con qualche abete, abbiamo poi al fianco il Passirio che scorre veloce.

Dopo esserci riposate siamo ripartite e siamo scese dai portici per arrivare fino in via delle Corse, dove abbiamo atteso il bus alla nostra fermata per ritornare a casa a bere un caffè con la crema, ce lo siamo meritate.

Ciao amici alla prossima

     

I CAVALLINI DELLA GIARA

   

Le giare sono gli inconfondibili tavolati basaltici del Sarcidano e della Marmilla situati nella parte centro meridionale della Sardegna.

Chiaramente visibili dalle zone pianeggianti, si presentano come altopiani dai lineamenti caratteristici di enormi fortezze naturali, fornite di bastioni dalle pareti a scarpata, anticamente inaccessibili.

 

Nuraghe nella Giara di Gesturi

 

Simili alle mesas messicane, molti studiosi pensano che siano state utilizzate dai sardi nuragici come ultimo baluardo di resistenza contro gli invasori Punici e poi Romani. In effetti, lungo il perimetro della sommità della giara di Gesturi, si possono ancora osservare 24 nuraghi mentre ben 50 si allineavano un tempo ai piedi dei bastioni stessi.

 

(Razza selvatica, riconosciuta nella

lista ufficiale delle razze equine italiane)

 

Secondo alcuni studiosi in materia, non appartengono ad una specie aborigena ma sarebbero i lontani discendenti, oramai inselvatichiti, della prima razza equina portata in Sardegna dai Fenici. Su questa ipotesi però non c'è unanimità scientifica e le sue origini restano pertanto ancora incerte in quanto non esistono resti fossili risalenti ad un periodo antecedente quello nuragico.

Fino al tardo medioevo branchi sparsi di cavallini vivevano allo stato brado su tutto il territorio dell'Isola.

 

Cavallini della Giara

 

Quelli della Giara sono gli ultimi esemplari superstiti e rappresentano attualmente uno dei simboli della Sardegna. Si caratterizzano per avere una altezza al garrese di circa 125/135 cm. nei maschi adulti (mentre le femmine sono leggermente più piccole), il mantello color bruno scuro o nero, la coda e la criniera lunghe e folte, gli occhi dalla forma a mandorla e la fronte ricoperta da un lungo ciuffo. Il loro numero  oggi di circa 550 esemplari (vivono in gruppi di otto/dieci individui al massimo), in lieve aumento, grazie alla politica di protezione attuata dalla Regione Sardegna, ma soprattutto grazie all'impegno delle comunità locali. La Giara è divenuta un'area protetta con l'istituzione del parco naturale.

 

Prova di forza tra due puledri per

la conquista del  ruolo di Capo Branco

Fino a qualche decennio fa i cavallini della Giara venivano catturati, domati e addomesticati per essere adibiti a lavori agricoli e al traino di piccoli carri. Abbandonati a loro stessi non era raro trovare la carcassa di cavallini morti per gli stenti per carenza di alimentazione nei periodi invernali. Spesso il sostentamento dipendeva dall’apporto di volontari che provvedevano a rifornire di foraggio le zone stanziali. Ora con l’istituzione dell’area protetta come Parco Naturale la cura dei cavallini è affidata ai Comuni limitrofi della zona ed è vietato ai privati di provvedere a tale incombenza. Ben vengano le regolamentazioni mirate alla protezione della flora e della fauna soprattutto nelle aree naturalistiche ma non solo. 

 

Quercia da sughero con particolare postura inclinata fin dal suo nascere a causa del forte vento di maestrale

 

Spero che l’argomento sia stato gradito, almeno per le Amiche e Amici i dall’animo animalista.

Ringrazio per la cortese attenzione e auguro a tutti una serena e pacifica Domenica di questo mese di Settembre.

       

UNA STORIA DEI NOSTRI GIORNI………………… di Gabriella.bz

         

UNA STORIA

DEI NOSTRI GIORNI

 

Ricomincio a scrivere dopo tanti mesi, mi sentivo svogliata e sembrava che tutti i malesseri fossero miei ma ora provo a sollevare la testa e dico:

“Basta, si riparte!”.

Comincio con una storia che mi ha stretto il cuore, ma io non sono certo quella che riesce a scrivere cose divertenti.

Squilla il cellulare, rispondo e sento una voce tanto flebile che penso ad uno scherzo di cattivo gusto, chiedo chi parla perché non ho riconosciuto la voce, mi dice; Signora non mi riconosce, sono Anna.

Anna è sempre stata una signora gentile con la voce squillante, una formidabile lettrice di gialli e libri forti.

 

Quella vocina mi ha fatta tremare e dopo averla salutata e chiesto sue notizie mi ha risposto che i figli l’avevano fatta ricoverare in una casa di riposo.

   

L’appartamento in cui viveva era suo, i figli avevano i loro appartamenti non avevano bisogno di quello dove lei viveva con una badante perché, sebbene la testa le funzionasse bene, aveva, invece, le gambe molto deboli, cadeva facilmente e i figli avevano paura che potesse farsi male.

Non che in una casa di riposo ciò non possa succedere, ma per una donna abituata a camminare tanto, si può facilmente immaginare quanta sofferenza potesse darle dover stare chiusa in una stanza.

E’ una casa con giardini estesi ma se non ha un’infermiera non può certo passeggiare e deve attendere i figli o i nipoti.

   

Non hanno trovato una sistemazione nella nostra città perciò anche noi del vicinato e amiche varie è ben difficile andare a trovarla.

Ricordo quando abitavamo sulla stessa via ci separava solo la strada veniva spesso a bere il caffè e voleva le leggessi i nostri racconti del Bosco e ogni volta si meravigliava dei nostri scritti e ne era entusiasta.

 

Poi mi chiedeva se avevo trovato qualche libro di guerra di quelli che a casa mia solo mio marito leggeva.

Ho dovuto poi cambiare casa perché il mio appartamento era grande ed ero rimasta sola, ma ero sempre nella stessa città e ci si trovava spesso anche se io avevo il mio bel daffare con i nipoti poi anche gli anni son passati e la nostra bella amicizia si è affievolita, un po’ come la nostra vita!

Ora erano mesi che non ci si sentiva ma mi sono accorta che i mesi di quest’anno sono passati in fretta, ma sentendo la voce di Anna, appena il caldo si calma prendo il treno e la vado a trovare, magari portandole un bel libro.

Il cuore mi si stringe al pensiero della lontananza, perciò spero che presto i figli possano trovare un posto in una delle case di riposo della nostra città dove poco o tanto ci si conosce tutti e sarà più facile farle una visita.

Coraggio Anna ti sono vicina con il pensiero.

 

     

 

RICORDO DI UNA CARA AMICA ………….. post di Lorenzo

   

GIOVANNA

 

UNA CARA AMICA

 

Ricordo indimenticabile

 

di

   

 

Ho ancora vivo e indelebile il ricordo della terribile notte del 9 luglio 2015 in cui morì la nostra cara Amica Giovanna Minotti.

Una telefonata mi sveglia nella notte.

Era Ludmilla, la giovane che assisteva Giovanna, che io chiamavo Gianna.

Mi dice: La signora non respira più. Ed il mondo mi crolla addosso. Febbrile, sveglio mia moglie Costantina e andiamo. Il tragitto è breve e Giovanna sembra che dorma. Chiamo la clinica che l'assiste e vengono subito.

Poi tutto quello che c'è da fare: documenti, chiesa, funerale eccetera.

Infine Giovanna parte per Valfurva e viene sepolta insieme alla sua Mamma.

Rifletto che tutto ha avuto un andamento sereno, quasi gioioso. Si sapeva che stavolta non ce l'avrebbe fatta, ma era una persona unica, indimenticabile.

Per me è stata, in una parola, tutto. La piango e la rimpiango sempre ed unanime dovrebbe essere il rimpianto di chi ha avuto la fortuna di conoscerla.

Mi ha lasciato in eredità la sua Khalì, la gattina che aveva raccolto per strada al ritorno del suo ultimo viaggio.

 

   

Il giorno 29 Agosto ricorre il martirio di San Giovanni Battista e voglio cogliere l’occasione per ricordarla ancora dedicandole questa mia composizione.

So che tutti coloro che l’hanno conosciuta condividono e comprendono il mio immenso dolore che, seppure a distanza di anni, è sempre vivo e indelebile.

Grazie care Amiche ed Amici del Bosco e di Eldy tutta.

       

DONNA

COMPAGNA

MAMMA

Nasci e vale ancora per te

l’antico detto della mia gente, quando,

dopo una notte insonne, dicevano:

”Notte persa e per giunta femmina”.

Perché anche oggi non sei ritenuta

preziosa quanto il maschio?

Perché, pur avendo

tesori infiniti di intelligenza,

sensibilità, forza morale e fisica?

 

Così è per retaggio di antichi

pregiudizi, di antichi rancori

contro di te. In fondo sei nata

da una costola e hai ceduto

all’infido serpente condannando

il genere umano alla perdizione.

Ma, dopo Gesù,

non si può più giocare con te.

Sei la migliore compagna possibile.

Già, compagna. Non più in subordine,

alla pari con l’uomo.

Ma non è vero, lo sai.

Vieni sempre dopo,

anche se non in modo visibile.

 

Non gli cammini dietro come

in antiche, ignobili civiltà.

Sei rispettata e dai consigli.

Comandi anche, seppur fra quattro mura.

E’ vero, inoltre,

che hai una potenza infinita,

sei bella, hai fascino.

 

Sei spesso l’amore insostituibile

Per chi ti conosce e ti apprezza.

Quando sei mamma, poi, c’è la catarsi.

Diventi il centro dell’universo,

l’ombelico del mondo.

Sei tutto, unica per i tuoi figli.

E le tue forze si espandono,

tutto coprendo,

e il mondo e l’intera volta celeste.

 

Ogni cosa dipende da te,

nel bene e nel male. Il tuo sguardo

è ardito, il tuo passo sicuro.

Sei quello che vuoi. Un’isola stupenda

per tutti, anche per il  tuo compagno.

Sei mamma, diventi anche la sua.

Piangerà per una qualche sua privazione.

Ma gioirà per l’immenso regalo

che il cielo gli ha donato.

 

 

VARIAZIONI METEO

VARIAZIONI METEO

Sommersi da tanto caldo,

 

proviamo ad illuderci

 

virtualmente

 

con la freschezza

di

di questa immagine.

 

.

In attesa di rinfrancare

 

mente e corpo con una

 

salutare e tanto attesa

 

pioggia autunnale.

-

.

.

 

    V

BUON FERRAGOSTO

 

NOTTE DI SAN LORENZO

   

NOTTE DI SAN LORENZO

 

La notte delle Stelle cadenti

 

Notte di San Lorenzo…

   Contiamo le stelle questa notte…

      Quante cadranno ??......

         quanti desideriii !!....

 

 

Abbracciata a te mi rifugiai..

in una serata dove tutto brillava...

i tuoi occhi  speciali mi fissarono...

tutto si fermò

nell'immediato nel tuo sorriso...

il cielo colorato di bianche stelle immobili...

era tutto calmo quella sera,

un dono Divino…

si udiva solo il battito dei nostri cuori...

  mentre il desiderio

      si faceva sempre più acceso…

            ci accorgemmo che il cielo

            di sera aveva messo il suo sigillo…

            alzando lo sguardo verso l'alto

            come per magia!!

            vedemmo una luce

            immediata e fulminea...

era lei!!

la nostra stella cadente...

 

   

Sedici anni fa, una "stella cadente"

si posò nel Bosco Incantato di Eldy

 il suo nome è:

       

 ...e da allora divenne il nostro portafortuna... veglia sul Bosco e sui suoi abitanti, affinché sia sempre un angolo di quiete e serenità...

Eccoci tutti qui....

pensavi ci fossimo scordati eh?!

Buon Onomastico Lorenzo..

" l'uomo delle stelle "

   

 

 

PAROLE ED EMOZIONI

   

PAROLE, SOLTANTO PAROLE

Si, forse sono soltanto parole scritte per una canzone che con l’accompagnamento musicale vuole destare emozioni in chi ascolta lasciandosi trasportare dalle note.

Qui non abbiamo la musica, ma anche solo leggendo, queste parole riportano alla mente emozioni vissute in occasioni particolari della vita di ciascuno di noi.

Prendiamoci un momento di pausa e proviamo ad immergerci nell’intensità di queste parole.

C’è qualcosa che nel profondo del nostro animo ridesta momenti vissuti nel corso del nostro percorso di vita.

Il Bosco non vuole conoscere le emozioni personali custodite nel nostro interiore, sono segrete e tali restano.

É sufficiente sapere se l’idea di questa piccola pausa è piaciuta,

 

 

ADAGIO

 

Testo di Lara Fabian adattato sulla composizione musicale in Sol minore “Adagio” di Tomaso Albinoni (1671-1751)

 

ADAGIO

 

Non so dove trovarti,

Non so come cercarti

Ma sento una voce che

Nel vento parla di te.

 

Quest' anima senza cuore

Aspetta te Adagio.

Le notti senza pelle

I sogni senza stelle

Immagini del tuo viso

Che passano all' improvviso

Mi fanno sperare ancora

Che ti troverò.

Adagio chiudo gli occhi e vedo te

Trovo il cammino che

Mi porta via dall' agonia.

Sento battere in me

Questa musica che

Ho inventato per te.

 

 

Se sai come trovarmi,

Se sai dove cercarmi,

Abbracciami con la mente

Il sole mi sembra spento,

Accendi il tuo nome in cielo

Dimmi che ci sei,

Quello che vorrei

Vivere in te.

Il sole mi sembra spento

Abbracciami con la mente

Smarrita senza di te

Dimmi chi sei e ci crederò

Musica sei Adagio.

AMICHE ED AMICI… BUONE VACANZE

 
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WEEKEND A PARIGI……….. di Gabriella.bz

             

WEEKEND A PARIS

Post di Gabriella.bz

Non sto fantasticando ma ricordo perfettamente e ancora con entusiasmo la mia visita a Parigi di qualche anno fa e la voglio raccontare come l’avevo scritto nel mio diario di viaggio.

In più occasioni avevo espresso il desiderio di vedere questa bellissima città, ma era quasi impensabile che ci potessi arrivare e in questo mia figlia è riuscita a far si che potessi ammirare la città da fiaba che tutti abbiamo sognato di visitare almeno una volta, chi da giovani e chi da nonni ma sempre in grado di apprezzare le meraviglie che offre una città come la fantastica Parigi.

Per il primo giorno il programma è vedere Versailles, con un’automobile a noleggio siamo arrivati quasi davanti alla Reggia.

Ssolo al vederla dall’esterno è una meraviglia, tanto oro da abbagliarci ed entrando piano, piano c’è uno splendore incredibile.

  Ingresso alla Reggia di Versailles

 

Non vi sto a raccontare tutto quello che ho visto sarebbe troppo, solo una piccola sintesi di tanta bellezza. Appartamenti meravigliosi, lampadari da favola, specchi lavorati con stucchi color oro, stanze con sete e dipinti, sia alle pareti che al soffitto, da pittori come François Lemoyne, del Veronese, da Charles Van Loo e tanti altri.

 

 

Pendule astronomique de Passemant

 

Sparsi per le varie stanze orologi di fattura sfarzosa, ma quello che più mi ha incuriosito è un orologio a pendolo astronomico, grazie ad un meccanismo complesso, indica l’ora il giorno, il mese, l’anno e i quarti di luna fino all'anno 9999!.

 

Passando da una stanza all’altra troviamo porcellane magnifiche, mobili di gran valore, ma quello che incanta sono le pietre preziose, i gioielli da mille e una notte, perché si possono solo sognare.

Per svegliarci da tanto sfarzo usciamo nel giardino di una vastità immensa, giriamo parecchio attorno alla Reggia con sorpresa troviamo i parterre dove mi posso riflettere e dove i miei nipoti che sono stati tanto attenti nell’ ascoltare la guida, giocano a specchiarsi.

Camminiamo ancora e ci troviamo davanti a delle bellissime fontane dove l’acqua scorre con un getto molto forte in modo da far nascere delle cascate. Guardandosi attorno sembra di trovarsi nella Grecia antica, statue di Dee con l’acqua che zampilla loro attorno, sembra non finiscano più i boschetti nel parco i giardini e le fontane, ma sono così belli da esserne incantati,

Versailles è al di sopra delle mie aspettative. Andiamo in albergo, domani ci sarà una seconda giornata.

Di buon mattino usciamo e facciamo un lungo giro in auto, a piazza della Concordia ci fermiamo per vedere l’obelisco egiziano con i geroglifici che lo adornano illustrano le imprese del Faraone Ramesse.

Ai lati dell’obelisco ci sono due grandi fontane che contengono più vasche con delle statue che le popolano con allegorie fluviali, sprigionano un fascino che incanta, e ci dicono che la notte vi regna un clima irreale fiabesco.

 

Notre Dame 

 

 Interno Cattedral de Notre Dame

 

Notre Dame de Paris: Navata Strasburg

Passiamo accanto al Louvre senza poterci entrare, lentamente costeggiamo la Senna fino ad arrivare alla Basilica di Notre Dame.

Parlare della Cattedrale non è semplice, ci troviamo davanti ad una Cattedrale tanto alta da non credere, davanti ha dei grandi portali e delle statue enormi. Entrando l’occhio si perde nella lunghezza di Notre Dame, 130 m. di lunghezza, 50 di larghezza e 35 di altezza, pilastri grossi che dividono 5 navate, i rosoni sopra l’altare maggiore sono unici nella loro lavorazione e beltà, ci sono poi i pilastri dove sono posate alcune statue, una è la famosa statua di Notre Dame de Paris, all’altare maggiore sta la statua della Pietà di Nicolas Coustou, altre rappresentano Luigi XIII e l’altra Luigi XIV. Lungo le navate ci sono le cappelle radiali ricche di tombe.

In mezzo a due cappelle si trova l’ingresso al Tesoro di cui si possono ammirare Reliquie e argenti sacri. Girandosi per uscire dall’ingresso principale è impossibile non vedere un grande rosone, ci fermiamo a guardare la meraviglia, una rappresentazione dei segni zodiacali, dei mesi, dei vizi e delle virtù. La Cattedrale non finisce qui, ma vogliamo ripassarci con calma domani.

Saliamo in automobile e poco dopo attraversiamo la Senna, si nota la Torre Eiffel e con calma ci dirigiamo, è enorme, non vi sto a descriverla, tutti in foto l’avranno vista, certo fa un effetto strano a guardarla dal basso all’alto, non posso parlare tanto dall’alto al basso, ci siamo fermati al primo piano.

   

Arc de Triomphe

Alcune foto ricordo e via a cercare i Campi Elisi, certo non immaginavo l’eleganza dei negozi, i ristoranti prestigiosi, i caffè dove quasi hai timore ad entrare ma dovevo pur gustarmi un caffè a Parigi, devo dire ottimo.

 Poco dopo siamo arrivati all’ Arco del Trionfo si trova alla fine della strada dei Campi Elisi su una collinetta. Si è fatta notte, dobbiamo rientrate in albergo, per la stanchezza mia e dei nipoti. L’ultimo giorno per visitare Parigi è arrivato, oggi è deciso: pranzo sul battello che corre lungo la Senna, siamo saliti a bordo abbiamo ammirato dall’esterno nuovamente il Louvre e Notre Dame; Il bellissimo ponte Alessandro, il palazzo della Giustizia, il museo d’Orsay, municipio hotel de Ville, l’isola piccolissima di San Louis e tanti altri, verso la Torre Eiffel e la Via en Rose, il battello ha girato per portarci nuovamente all’imbarco, avevamo finito di mangiare da poco quando siamo scesi e per la prima volta siamo entrati in un negozio a Parigi.

Municipio, Palazzo di Giustizia

Ponte Alessandro, Mercier voyager magazine e Isola Saint Louis

E’ arrivata così l’ora di ritornare a casa con un po’ malinconia per aver potuto vedere solo in minima parte la magnifica città.

Non importa Parigi ritornerò a visitare i luoghi che mi ero ripromessa, e poi siamo sinceri chi immaginava di vederti, eri solo un sogno che si è avverato.

Au revoir Paris.

 

2 GIUGNO FESTA NAZIONALE…….. post di Nembo

 

Nella ricorrenza del 78° anniversario della Repubblica Italiana come da consueto, ad Aprire il cerimoniale della manifestazione sarà l’alzabandiera solenne presso l’Altare della Patria e l’omaggio al Milite Ignoto con la deposizione di una corona d’alloro da parte del Presidente della Repubblica, accompagnato dalle massime cariche dello Stato.

La festa della Repubblica che ci impone anzitutto una serie di riflessioni sulle sue origini e il suo significato.

 

 

 

2 GIUGNO

 

FESTA DELLA

 

REPUBBLICA

 

Due Giugno festa della Repubblica Italiana a ricordo della nascita della Repubblica, difatti il 2-3 Giugno 1946, gli Italiani vennero chiamati alle urne per esprimersi in quale forma di governo dare al nostro paese –monarchia o repubblica- dalle risultanze del voto gli Italiani con 12.718.641 voti l’Italia diventa Repubblica e, i monarchi venivano esiliati.

Con la festa del 2 Giugno,  ogni anno e, per la prima volta nel 1948 a Roma ai Fori Imperiali, si effettuerà la parata militare, che dal 1950, la stessa venne inserita nel protocollo delle celebrazioni ufficiali.

     

Alla parata militare, voluta dal Quirinale per la rappresentatività e la considerazione che i militari e le varie forze dell’ordine riscuotono presso l’opinione pubblica, prendono parte tutte le forze armate, tutte le forze di polizie della Repubblica compreso il corpo dei Vigili del Fuoco, Croce Rossa e Protezione Civile, prendono inoltre parte altre associazioni riconosciute.

Infine sul Vittoriano il consueto sorvolo della Pattuglia acrobatica nazionale che disegnerà un enorme Tricolore sul cielo della Capitale.

 

 

Un grazie va a tutti gli uomini e donne che ogni giorno servono il nostro paese per garantire la nostra sicurezza, essi rappresentano con onore anche nelle missioni internazionali di pace la nostra Patria.

Un augurio che questa festa nazionale per eccellenza,  valorizzi sempre più la nostra bandiera, il nostro inno di Mameli, e l’Altare della Patria come simbolo dell’identità Nazionale e, infine, la valorizzazione della politica quella vera a favore del popolo che esiste con i suoi valori e ideali anche se in questo periodo è spunto di profonde tensioni sociali.

W La Repubblica Italiana con tutto il suo Popolo.

   

 

IL CONSIGLIO DI UN AMICO

   

IL CONSIGLIO DI UN AMICO

       Un Amico ci ha inviato questa cartolina con l’invito a pubblicarla nei post:

 

Battuta molto spiritosa e simpatica anche se ha quasi un tono provocatorio considerando la situazione di stanchezza che stiamo dimostrando, sia nei post che nelle chat.

Comunque lo ringraziamo perché sappiamo che un pò di riposo fisico e mentale fa bene e se ne ha sempre bisogno per recuperare le forze e rigenerare i neuroni.

     

E

 

GIOVANNI FALCONE_______ post ricordo di Nembo

Giovanni Falcone

Giovanni Falcone

Nel 32* anniversario dell’attentato terroristico di Capaci

23 Maggio 1992

ricordiamo un grande uomo di legge...

Giovanni Falcone.

Gli uomini passano, le idee restano.

Restano le loro tensioni morali e continuano a camminare sulle gambe di altri uomini.

Ritengo sia questa la frase che meglio può ricordare il valore e la lungimiranza del giudice

Giovanni Falcone

MERAVIGLIE DEL MONDO

   

MERAVIGLIE DEL MONDO.

LA GROTTA DI SAN GIOVANNI

Una grotta che in realtà è un tunnel naturale che attraversa una montagna da una parte all'altra.

Praticamente era una strada in terra battuta e piena di sassi che consentiva a persone e veicoli a traino animale, di passare dall'altra parte della montagna senza la fatica di percorrere un tragitto lungo parecchi chilometri per raggiungere il valico più vicino.

Si trova in Sardegna, nella catena montuosa del Sulcis-Iglesiente, nella cittadina di Domusnovas ed è chiamata appunto

«Grotta di San Giovanni».

È lunga 850 metri e risulta essere la più lunga grotta transitabile al mondo.

Ne esistono altre sei analoghe ma tutte di dimensioni ridotte:

 

Le altre sono

la grotta del Mas d’Azil in Francia (420m),

la Fengyang Pass in Cina (370m),

la Cuevona in Spagna (300m),

Natural Tunnel America, Tennessee (260m),

la Jenolan cave in Australia (150m)

e Ohashi Bridge in Giappone (90m).

Secondo gli esperti la grotta è stata generata da un fenomeno carsico dovuto allo scorrere di un fiume sotterraneo che ha provocato il cedimento di una massa calcarea rocciosa.

Dista da Cagliari circa 50 km, e la ricordo ancora nella versione rustica quando da ragazzo la raggiungevo con gli amici nelle nostre prime escursioni domenicali in scooter, ma oggi è completamente cambiata.

 

La pavimentazione stradale era stata asfaltata per consentire il transito dei mezzi motorizzati ma è durato solo qualche decennio perché poi ha prevalso il senso ecologico di salvaguardia di questo bene naturale per fini turistici e la strada è stata chiusa al traffico.

Si può percorrerla solo a piedi ed è una meraviglia da vedere perché tutto l’interno è stato illuminato e consente si ammirare le caratteristiche della grotta con le sue stalattiti e stalagmiti naturali che la rendono splendida.

Oltre al ramo principale la grotta si sviluppa su altri due livelli, (accessibili solo agli esperti).

Il ramo attivo è il più interessante, in quanto costituito da una serie di gallerie e cunicoli per uno sviluppo totale di 2 km, e con la presenza di laghi sotterranei e sifoni. Il tutto oggi è sotto costante controllo e quindi ancora oggetto di studio.

Ultima innovazione tecnologica, dal 2020, la grotta di San Giovanni è la prima al mondo interamente allacciata ad una connessione internet e coperta dal segnale Wi-Fi per tutti i suoi 850 metri di lunghezza

Come nota di merito possiamo dire che grazie ai servizi offerti dalle organizzazioni locali, la grotta è visitabile anche da parte dei disabili e inoltre ha a disposizione una pratica audioguida interattiva multilingua.

Non intendo annoiare troppo lettrici e lettori per cui, ringraziando per la cortese attenzione,  mi fermo, augurando una

Buona e serena Domenica.

 

Il Mese delle rose della Madonna e della Mamma

 

M A G G I O

 

É

   

 

è il mese dedicato alla Madonna,

mamma del Gesù

   

Beato Angelico – Madonna con Bambino e Angeli

 

e Madre celeste

per tutti gli esseri del mondo,

 

ed è anche il mese

nel quale si celebra

 

 

Una parola senza confini:

si espande nell’immensità del cielo,

oltre l’orizzonte,

oltre l'infinità del mare,

 

supera fiumi e montagne

resiste alle valanghe della vita

e ancora si prodiga,

 

incurante di dolori e sofferenze,

ad elargire l’infinito bene

per i propri figli.

GRAZIE MAMMA 

 

La Mamma è la persona che

per nove mesi ti tiene in grembo,

tre anni tra le braccia

e tutta la vita nel cuore.

         

SA TORRADA DE EFIS (Il ritorno di Efisio)

 

SA TORRADA DE EFIS

 

(Il ritorno di Efisio)

Cosi viene confidenzialmente nominato dai Cagliaritani il rientro di Sant’Efisio dal suo annuale pellegrinaggio verso Nora, luogo del suo martirio.

La storia di Efisio

 

EFISIO GUERRIERO ROMANO

Ogni anno, puntualmente, il Primo maggio si celebra a Cagliari la festa di Sant’Efisio che raccoglie preziosi costumi provenienti da tutta la Sardegna per una processione rituale che in diverse tappe raggiunge Nora, luogo del martirio di Efisio.

Chi era Efisio?

Efisio nacque ad Elia, alle porte di Antiochia in Asia Minore, intorno alla metà del III secolo da madre pagana e padre cristiano.

Fu arruolato tra le truppe di Diocleziano per combattere i cristiani, ma durante il viaggio verso l’Italia si convertì al Cristianesimo.

Secondo una leggenda devozionale, durante una notte gli sarebbe apparsa una croce che splendeva fra le nuvole: mentre contemplava questo strano fenomeno, avrebbe udito una voce misteriosa dal cielo che gli rimproverava il fatto di essere persecutore dei cristiani e, per questo, gli veniva preannunziato il suo martirio.

Inviato in Sardegna per difendere gli interessi dell’Impero Romano, fu accusato di infedeltà ed egli stesso rivelò a Diocleziano di essersi convertito alla fede cristiana.

Venne imprigionato, torturato e messo a morte sul patibolo di Nora il 15 gennaio 303.

Detto questo si potrebbe concludere che Efisio sarebbe stato ricordato al pari di tanti altri martiri cristiani poco conosciuti ma un fatto importante lo ha portato ai fastosi festeggiamenti che si ripetono immancabilmente a Cagliari, ogni anno fin dal 1657.

Nel 1656, infatti, i sardi invocarono il Martire affinché sconfiggesse la terribile ondata di peste propagatasi nell’isola a causa di alcuni marinai catalani affetti dal morbo, approdati ad Alghero su un veliero mercantile. A Cagliari morirono circa diecimila persone. La città fece un voto a Sant’Efisio: se fosse riuscito a sconfiggere la peste, ogni anno si sarebbero svolti i festeggiamenti in suo onore.

Provvidenziali piogge nel mese di settembre fecero scomparire la peste e l’evento miracoloso venne attribuito alla intercessione del santo.

Il 1° maggio dell’anno successivo si svolse la prima processione che si ripete immancabilmente ogni anno con immutata devozione non solo dei cagliaritani ma anche di tutti i sardi, anche quelli emigrati per lavoro in tutte le parti del mondo. Questi, spesso ritornano a Cagliari proprio nel giorno del 1° maggio per venerare il santo.

 

 

La processione prevede un percorso di oltre 60 km., dura quattro giorni, dall’1 al 4 maggio; parte da Cagliari per poi proseguire a Giorgino, località nella quale viene sostituito il cocchio di città con quello di campagna e si cambiano gli abiti del Santo, poi prosegue ancora verso Capoterra, Sarroch, Villa San Pietro, Pula e Nora.

Il percorso inverso si svolge il 4 maggio con arrivo a Cagliari in notturna.

Il primo maggio, oltre agli aspetti religiosi, la processione ha valenza turistica e di folklore culturale a livello europeo, mentre quella del 4 maggio prevalentemente religiosa, è molto sentita dai cagliaritani che mantengono una devozione profonda per Sant'Efisio.

L’intera Sardegna è comunque strettamente legata alla devozione del Santo e ogni primo maggio sfilano in processione a Cagliari tutti i colori dell’isola, con i preziosi e tradizionali costumi dei vari paesi partecipanti, ma anche le cosiddette traccas: carri addobbati a festa, trainati da buoi, all’interno dei quali sono esposti in mostra i prodotti più genuini della terra, dell’artigianato sardo ed i dolci messi in bella mostra nei cestini appositamente intrecciati.

 

   

Possiamo tranquillamente asserire che nel bacino del Mediterraneo, la processione di Sant’Efisio sia tra le più importanti se non proprio la più importante per valenza, durata, lunghezza del percorso, numero dei partecipanti, paesi coinvolti e tipicità dei costumi presenti, di rara e incommensurabile bellezza, alcuni dei quali risalgono a centinaia d’anni fa.

Una manifestazione che, almeno una volta nella vita, deve essere vista.

Ma al di là delle parole saranno più convincenti le immagini, eccone una sintesi:

Una classica "Tracca" con il giogo di buoi

   

In primo piano Costumi di Cagliari alla sfilata di S.Efisio

   

Costume di Sennori

 

Ragazza sarda in costume

1° Maggio – FESTA DEL LAVORO

     

1° Maggio

FESTA DEL LAVORO

Apriamo questa giornata con una nota che ci rattrista e non ci consente di parlare di una vera

FESTA DEI LAVORATORI

fintanto che continua la serie di infortuni, troppo spesso mortali, nei posti di lavoro.

Il mondo chiede dignità e rispetto per tutti i lavoratori richiamando la rigida applicazione delle norme antiinfortunistiche al fine di garantire la sicurezza in ogni settore di lavoro.

 

Una società altamente tecnologica, proiettata verso un futuro progresso avveniristico deve saper interagire con l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, mirata all’adozione di tutti gli accorgimenti e le protezioni necessarie al fine di elevare al massimo la sicurezza ed evitare incidenti e morti per cause di lavoro.

   

 

 

di serenità per tutti, sperando nella dignità del lavoro  per uomini e donne, nell’azzeramento degli infortuni sul lavoro e nella giusta retribuzione senza differenze di genere.

     

HA SMESSO DI PIOVERE ………Poesia di Nicoletta

   
.
 

Per non lasciarci demoralizzare da questa incerta situazione meteorologica stagionale, proviamo ad esorcizzare la Primavera che ritarda ad arrivare e ad augurarci la consueta Buona Domenica con questi gradevoli versi che, tanti anni fa, la stimata, indimenticata amica e collaboratrice

Aveva dedicato all’amato Bosco.

       

Ora nel bosco 

ha smesso di piovere

rimane l'odore di muschio,

di felci, di terra,

qualche lumaca

cammina sul sentiero.

 

 

La luce sembra dorata,  

senti il vento

come scuote le foglie,

la sua voce è possente.

Dammi la mano,

stringila forte…

   

VERGINITÀ – Storia di un piccolo fiore

     

VERGINITÀ

Storia di un piccolo fiore

Il sole ancora non è sorto

e tu sei lì che aspetti.

Un’aura di vento freddo

fa oscillare il tuo esile stelo,

i tuoi petali son chiusi

per proteggersi dal gelo.

Il sole sorge,

il primo raggio arriva e t’accarezza

tu senti il suo tepore e t’abbandoni

le tue palpebre

s’aprono al nuovo giorno,

tu vuoi capire il mondo,

ed emani nell’aria il tuo profumo.

Oh, esile fiorellino, tu non sai.

Un’ape avida, per gli interessi suoi,

va a cogliere il tuo nettare

che tu, benevolmente dai,

poi va via e non la vedrai più mai.

Povero fiore hai fatto la tua parte,

la giornata è finita

e ti ha messo in disparte,

il tuo stelo si china lentamente,

all’altra gente, del tuo soffrir

non gliene tange niente.

Per l’ape,

indifferente alla tua pena

domani ci sarà

un altro fiore e un'altra cena.

 

 

Buon Fine Settimana

BUON FINE SETTIMANA

   

INTELLIGENZA E COMPUTER

   

Secondo il parere dell’eminente scienziato Antonino Zichichi, l’intelligenza è prerogativa esclusiva dell’essere umano.

Il computer è una macchina calcolatrice, costruita dall’uomo per propria utilità ovvero per essere utilizzata in ausilio alle proprie necessità ed esigenze sempre crescenti.

   
  • Infatti il computer può elaborare calcoli molto più complessi di quelli che può effettuare il cervello umano, può immagazzinare con i suoi bit enormi quantità di dati certamente superiori alla capacità dei neuroni della nostra materia grigia, non solo ma in questo è anche molto più veloce del nostro modesto cervello ma gli manca una cosa, cioè, la fantasia che è solo prerogativa umana ed ecco perché lo Zichichi afferma che il computer non può essere considerato intelligente, perché manca di fantasia.

Scusate questa piccola premessa divagante ma non è mia intenzione inoltrami in un argomento così importante e complesso.

Mi limito a dire che nell’Hard Disk della nostra mente, in questo nostro meraviglioso cervello che ha la capacità di immagazzinare nozioni, dati e ricordi che poi, anche quando pensiamo che siano stati completamente dimenticati, ritornano improvvisamente, prepotentemente e chiaramente a galla come fossero stati vissuti ieri e, con grande sorpresa per noi stessi, riviviamo al presente vicende di 40/50/60 anni fa, ed ecco che, felici di questi ricordi giovanili, ci viene voglia di scriverli, digitarli e memorizzarli sul nostro piccolo computer, per una successiva lettura, magari a beneficio dei nipoti o per raccontare qualcosa agli amici.

   

Lasciando gli sviluppi dell’Intelligenza Artificiale agli esperti di bit, robotica e inventori dei vari ingegnosi congegni informatici, noi,  per trascorrere una serena Domenica in compagnia, ci limitiamo alla lettura di pochi versi scritti in omaggio al meraviglioso Bosco, nei primi anni della mia collaborazione in Eldy.

 

       IL BOSCO INCANTATO

E` vero!

È un bosco magico,

ogni eldyano che lo visita

ne subisce il fascino e l’incanto.

 

Ne esce trasformato

nel corpo e nella mente

ritorna tra la gente

allegro e sorridente

a salutar parenti,

amici e conoscenti.

E` un ambiente ideale,

stimola la cultura,

la fantasia e l’estro artistico,

ci trasforma in musicisti

poeti e gran scrittori,

 

e in segreto vi dico

che manca poco

a diventar dottori.

 

Buona e serena Domenica per chi visita Eldy e fa una salutare passeggiata nell’incantato Bosco.

       

NUOVA STAGIONE NUOVI AMORI

   

LA NUOVA STAGIONE

   

Arriva la Primavera

l’aria è giuliva,

i primi tepori

risvegliano palpiti d’amore

troppo tempo sopiti

dal gelido impietoso Inverno.

 

 

NASCE UN FIORE

 

Eri un rametto reciso

quasi rinsecchito

con poche foglie

ingiallite e smorte

pronte a staccarsi

dall’anima che ti dava linfa.

 

L’innato amore per la vita,

mi ha mosso a compassione

ti ho conficcato nella nuda terra

e alimentato con cura

ogni giorno con nuova acqua.

     

Trascorse un po’ di tempo

e rifiorì la vita,

miracolo della natura.

 

Quel rametto ha radicato,

è cresciuto

ha messo nuove foglie

è comparso un bocciolo

e ha dato il fiore

una bella fragrante

rosa rossa

che dedico a te

piccolo sogno d'Amore.

   

 

BUONA PASQUA – ORA LEGALE

 

Dalle ore 02.00 di

Domenica 31 Marzo 2024

entra in vigore

L’ORA LEGALE

Per chi non lo avesse ancora fatto, si ricorda che gli orologi vanno portati

AVANTI DI UN'ORA

           

É Pasqua, è arrivata la primavera e la vita rifiorisce nella natura e nel cuore, le rondini ritornano in Europa per la loro nidiata stagionale e ripartiranno all’inizio dell’Autunno prossimo verso paesi dall'Inverno più caldo ma noi, che non siamo migranti e restiamo qui a subire gli alti e bassi non solo dei cambiamenti climatici stagionali ma anche delle incertezze che sta vivendo il Mondo con le guerre Russia/Ucraina, Israele/Palestina e tante altre località di pari importanza ma delle quali pare sia tabù poterne parlare, cosa possiamo fare?

Quasi per scaramanzia ci prepariamo a festeggiare una Santa Pasqua nella speranza che sia veramente di Resurrezione, di rinascita alla vita e soprattutto che porti 

nel cuore di uomini, donne, bambine e bambini  di tutti i popoli del Mondo.

                     

LA DOMENICA DELLE PALME

   

LA DOMENICA

 

DELLE PALME

   

La Domenica delle Palme è detta anche Domenica di Passione perché precede la crocifissione del Cristo e la Sua Resurrezione nel giorno della Pasqua.

 

La benedizione delle palme è un rito particolare osservato non solo dalla Chiesa Cattolica ma anche da quella Ortodossa e da alcune Chiese Protestanti.

 

È un rito iniziato nel VII secolo e perdura ancora oggi con cerimonia solenne, celebrata nei sagrati delle chiese con i fedeli che reggono i rami di palma anche intrecciati artisticamente, uniti a rametti di ulivo simboleggianti la pace.

 

Il celebrante nel pronunciare le parole di rito, asperge l'acqua santa per la benedizione.

 

 Le notizie che ci pervengono quotidianamente dai Media alimentano i nostri timori che stiamo paurosamente precipitando verso una Guerra Totale che coinvolgerà tutti.

   

In questo giorno particolare, come anche negli altri giorni, rivolgiamo un forte pensiero ed una preghiera affinché i Potenti, responsabili della guida dei popoli, trovino presto gli accordi per il ritorno alla Pace nel Mondo.

Un saluto di Pace per tutte e tutti.

 

 

 

SAN GIUSEPPE – FESTA DEL PAPÀ

 

                     

San Giuseppe

e Festa del Papà

Quale migliore abbinamento?

San Giuseppe, modello esemplare della Sacra Famiglia, sposo devoto di Maria, padre putativo di Gesù, considerato, inoltre, nella tradizione popolare, protettore degli orfani, delle giovani nubili e dei più sfortunati.

Nel giorno del 19 marzo, auguri a tutti i papà e... naturalmente

 

A tutti i :

Giuseppe,

Giuseppina,

Peppino,

Beppe,

Giusy,

Pina,

Pino,

Pinuccia

e tutti i nomi derivati.

 

   

BUONGIORNO E BUONA DOMENICA…

 

É IN ARRIVO LA

 

PRIMAVERA

 

Auguri per una

 

serena primavera

 

rigogliosa

 

di benessere

   

e felicità

 

per tutte e tutti.

                         

...

     

                       

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

   

Oggi Otto Marzo si festeggia la Giornata Internazionale della Donna.

(o Giornata dei Diritti delle Donne)

La prima giornata internazionale delle donne è stata celebrata dagli Stati Uniti il 28 Febbraio del 1909, mentre in Italia è stata istituita il 12 Marzo 1922.

 

 

Con l’istituzione di questa Giornata internazionale si intende celebrare i progressi in ambito economico, politico e culturale raggiunti dalle donne in tutto il mondo.

Tale giornata è in vigore da oltre un secolo, ed era stata istituita in un periodo nel quale il maschio dominava incontrastato e con una certa prepotenza,  in tutti gli spazi dello scibile umano; lavoro, economia, sport, scienza, letteratura ed altro.

La Donna che reclamava il suo diritto all’eguaglianza, ha dovuto lottare sempre tenacemente e solo in tempi più recenti è riuscita a raggiungere qualche risultato utile. Esistono tuttora delle resistenze in molti settori per cui la strada è ancora lunga per una eguaglianza completa e paritaria.

Se volgiamo lo sguardo alle violenze fisiche che la Donna continua a subire ancora oggi, dobbiamo chiederci cosa può festeggiare la Donna se quotidianamente continuano ad arrivare innumerevoli le notizie di odiosi delitti classificati come femminicidi.

Chi sono questi maschi che uccidono con efferata cattiveria le loro mogli o compagne di vita senza alcun senso di pietà e rispetto per la Donna come essere umano creata dal Buon Dio per accompagnare l’uomo nel suo percorso di vita sulla Terra?

Forse sono discendenti di una minoranza esclusa dall’Arca di Noè ma salvatasi su qualche altura non raggiunta dalle acque della punizione Divina del Diluvio Universale e sono arrivati fino a noi con i loro ancestrali istinti bestiali.

Questi individui non sono degni di essere chiamatiti con l’appellativo di uomini perché nel loro animo non c’è umanità, non c’è amore, non c’è alcun senso di riconoscenza neppure per la Donna che li ha messi al mondo.

Ci auguriamo che la giustizia faccia il suo giusto percorso per la punizione di questi reati ma soprattutto speriamo che questi esseri si ravvedano prima di compiere ogni tipo di sopruso nei confronti delle Donne e dei propri simili.

Fortuna che la maggioranza dei maschi sa onorare la Donna come moglie, compagna, figlia, mamma e nonna.

   

Onore e rispetto per tutte le Donne nel Mondo.

 

Per l’occasione vorrei fare un omaggio all’indimenticato Amico del Bosco, l’eccelso poeta Ottorino Mastino, proponendo la lettura di questa sua composizione scritta in occasione del compleanno della sua amatissima compagna di vita.

   

A TE CHE SEI LA MIA METÀ

 

A te che sei la mia metà, vorrei,

con pennellate veloci e musicali,

descriverti l’amore puro e spensierato,

senza sofisticati ingredienti

di ermetiche parole.

 

A te,

sposa raffinata e dolce

dedico queste rime,

perché tu mi hai vincolato

annodato e stretto,

con corde e catene d’Amore.

 

Vieni,

ti condurrò a Santa Lughia,¹

tra i germogli freschi di verdi pampini,

da dove potrai sempre ammirare

e godere dello spettacolo

di colli, valli di sole e mare azzurro.

 

Vieni,

sentirai i venti leggeri

fischiare tra i pini

con il limio dolce delle cicale

ed il tubare dei colombi.

 

Con te,

in questa dolce quiete,

vorrei stare in silenzio quando scrivo

e ascolti le mie parole,

perché solo ai nostri cuori parlano.

 

Lollina cara,

oggi per i tuoi xxxantaquattro anni

ti ride la natura, ed io

brindando con la Malvasia di Bosa,

pieno di esultanza e gaudio

ti faccio gli auguri più cari

 

 

 

SARDEGNA ISOLA DA SOGNO

1

 

S A R D E G N A

ISOLA DELLE MERAVIGLIE

Un’Amica che ha visitato recentemente la Sardegna e ne è rimasta entusiasta, mi ha chiesto di scrivere un post sulla mia regione, isola di sogni, di vacanze, di nuraghi, di mare, di cultura e di gente genuina e meravigliosa.

Ringrazio l’Amica per la richiesta alla quale aderisco volentieri perché penso di fare cosa gradita anche a tutte le Amiche ed Amici del Bosco.

Per me è un invito a nozze chiedermi di parlare della mia amata terra, di questa splendida isola che è la Sardegna: delle sue origini geologiche, della sua storia millenaria, dei suoi monumenti archeologici, dei suoi nuraghi, delle sue foreste, monti, boschi, lagune, stagni costieri, piccole isole, funghi e fiori selvatici, fauna in ambienti naturali e selvaggi, della sua gente autentica e ospitale, dei suoi prodotti dai sapori caratteristici dai gusti inconfondibili e indimenticabili, dei suoi vini amabili e corposi, del suo mare azzurro e delle sue meravigliose spiagge e, in ultimo, anche del misterioso “mal di Sardegna”, quella sottile nostalgia che ti contagia e ti rimane dentro quando scopri questa terra antica per la prima volta, poi ti assale e non vedi l’ora di poter tornare per un’altra visita.

Amaretti - Sospiri - Pirichittus

Dolci tipici della Sardegna

     

   

Questa è la Sardegna, terra dai mille colori, mille sapori, mille impenetrabili misteri che ti ostini a voler scoprire ma che rimarranno sempre gelosamente segreti nelle sue impenetrabili caverne sotterranee naturali e in quelle scavate dall’uomo per la ricerca di minerali utili e preziosi per lo sviluppo e il progresso dell’uomo e della civiltà: carbone, piombo, zinco, alluminio, argento, oro e altro ancora.

 

Complesso Nuragico di Barumini

 

Terra che viene ancora profanata nel sottosuolo per la ricerca del petrolio o possibili giacimenti di gas, e si tenta oggi di impiantare immense distese di pale eoliche, senza tener conto che questo porta al depauperamento delle sue bellezze e risorse naturali costiere e di superficie.

La spiaggia rosa

Nel parlarvi della mia amata Sardegna colgo l' occasione per rivolgere un pensiero e un omaggio al nostro amico Ottorino Mastino che, tante volte ci ha deliziati con le sue storie e sublimi poesie e oggi vogliamo ancora ricordarlo leggendo insieme questi suoi liberi versi che riportano una sintesi della gente di Sardegna e del suo modo di esprimersi nella lingua e nel canto.

Nel ringraziarvi per la partecipazione auguro una buona e serena domenica per tutti.

   

 

 Ragazza in costume sardo

Ecco come aveva descritto la Gente di Sardegna il nostro amico Ottorino in questi versi, come sempre deliziosi e appassionati.

La lingua sarda è senza tempo,

oltrepassa il tempo dei tempi.

I primi avi nostri antichi

e poi Nuragici Padri

ci rivelarono il dominio

e la magnificenza

della Terra Nostra,

con parole e parole

che forse, ancora oggi

pronunciamo

con  timbri di voce

caratteristici

che sembra ti giungano

da lontani orizzonti e cieli,

con idee trasformate

in versi, dando leggiadri visi

di Sacre Muse.

 

Così luminoso e profondo

è il canto,

col quale ti sembra

di sentire il profumo

dei fiori, dei mirti

e lentischi di bosco,

o sulle ali del vento ti giunge,

con gli stornelli

dei pastori o pescatori,

l’effluvio del mare in fermento.

 

Nella Nostra

ISOLA DI PIETRA

tutti, chi più, chi meno,

prorompono in canto.

 

Nel Sardo

la vena poetica

scorre fresca e solenne,

a volte dolce e pungente,

lontana però

dalla verbosità

di altre regioni.

Da noi tutto è solenne:

nel canto,

nell’amore,

nella Preghiera.

 

Gli amici Bosani,

sempre in armonia,

in crocchio e in cantina,

poetano e cantano

bevendo ottima malvasia.

         

UN ALTRO INVERNO poesie di Gabriella

 

UN ALTRO INVERNO SE NE VA

 

L’Inverno volge al termine, tra poche settimane arriva la Primavera con i cieli limpidi, i suoi tepori, i nuovi germogli, lo sbocciare dei fiori e il nascere di nuovi amori per le giovani generazioni che crescono e si affacciano alla vita.

Noi della terza età aggiungiamo un altro inverno ai tanti già trascorsi ma cosa ci attende, cosa rimane?

Stralci di ricordi scritti in queste sere d’inverno trascorse in solitudine.

Pochi versi che vorrebbero essere poesia ma forse sono solo parole di nostalgia della trascorsa gioventù.

 

PROFUMO DI NEVE

.

La neve rallenta i miei passi

sento la fatica ma vado avanti.

Pochi alberi lungo il sentiero,

la neve fresca cade dai rami.

Da un camino, un filo di fumo

sale scuro verso il cielo.

 

Raccolgo un pugno di neve,

la osservo e lentamente

la porto sul mio viso.

Non la sento fredda,

mi dà sensazioni di gioia

sentirla sulla pelle.

 

Resto sorpresa

nel sentirla profumata,

ha assorbito gli odori del legno

che brucia nel camino

forse resina o ceppi di cirmolo,

il legno più profumato.

   

Chiudo il pugno,

la neve si sbriciola, si scioglie

e ricade per terra

ma ho avuto la felicità

di averla in mano

ancora una volta.

 

 

 

Tornare ad essere bambini,

camminare a piedi nudi

sui manti d’erba fresca.

Giocare, fare tante capriole,

ridere, scherzare,

sentirsi contenti

di quel poco che si aveva.

   

Ritornare a casa

Soddisfatti dei nostri salti,

mangiare e andare

a dormire contenti.

Sognare la vita che fu,

la sincerità di un tempo,

il ricordo di un sorriso

con tanta felicità.

 

       

GESTI SEMPLICI______________________di Maria Licy

 

GESTI SEMPLICI

 

 

Cosa vi è di più semplice

di un abbraccio o di un bacio?

Nulla, eppure

anche in un semplice abbraccio

vi è una grande differenza.

 

 

Se abbracci un amico,

lo fai con semplicità e con affetto,

ma se abbracci la persona che ami,

in quel semplice gesto

metti tutta la passione

e l'amore che senti dentro.

     

É come se tu dicessi:

“Ti amo, sei tutto il mio mondo,

ti tengo stretto a me

per non farti andar via

e non lasciarti mai più”

 

 

E il bacio?

É un segno di affetto

che si trasmette in amicizia,

ma se è un bacio d’amore,

allora tutto cambia,

perché in quel bacio,

si incrociano gli animi

e nell’essere tutt'uno

con la persona amata,

vorresti che non finisse mai.

 

Baci e abbracci:

sono gesti semplici

ma quante emozioni

per il nostro piccolo cuore.

 

 

XXXII GIORNATA DEL MALATO

 

Oggi 11 Febbraio si festeggia

La Beata Vergine Maria di Lourdes

e per la Chiesa Cattolica ricorre

LA XXXII GIORNATA DEL MALATO

istituita il 13 maggio 1992 da Papa Giovanni Paolo II

dopo che, già dall’anno precedente, gli era stata diagnosticata la malattia di Parkinson e che, da buon credente, aveva interpretato come un segnale della Madonna per un processo di sofferenza e salvifica redenzione per mezzo di Cristo, come indicato nella Sua Lettera Apostolica

«Salvifici Doloris»

Per celebrare questa giornata è stata scelta poi la festa della

Beata Vergine di Lourdes

appunto 11 Febbraio, con riferimento ai numerosi pellegrini sofferenti che si recano a Lourdes per invocare l’intercessione della Madonna per la guarigione.

 

Sempre la data dell’11 Febbraio è stata scelta da Papa Benedetto XVI per annunciare le sue dimissioni in questa giornata motivando come ragione del suo gesto proprio la sua salute in declino.

 

Queste sono  le parole di

Papa Francesco

PER LA XXXII

GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

«Non è bene che l’uomo sia solo». Curare il malato curando le relazioni»

La celebrazione della XXXII Giornata Mondiale del Malato, che ricorre oggi  anche in memoria della Beata Vergine Maria di Lourdes, è momento propizio per riservare una speciale attenzione alle persone malate e a coloro che le assistono, sia nei luoghi di cura che in seno alle famiglie e alle comunità.

Un sincero augurio di pronta guarigione indistintamente per tutte le persone ammalate e in particolare per quelle di nostra conoscenza o che ci stanno vicino.

Senza citare i nomi diciamo che ce n’è qualcuna anche tra le Amiche e Amici di Eldy…

Mentre aspettiamo il loro rientro, formuliamo di vero cuore gli auguri più sinceri.

UNA ROSA D’INVERNO

   

UNA ROSA D’INVERNO

 

Era Gennaio!

Tra rametti spinosi,

su un fragile stelo

è comparso un bocciolo,

timido, rannicchiato, intirizzito,

esposto al vento e al gelo.

   

Sorpreso, dico spontaneo:

“Che fai… non è la tua stagione,

le rose fioriscono a maggio”

tace, quasi impaurita, mi guarda.

 

Nel piccolo globo verde

s’apre una fessura di colore

quasi a mostrare il suo coraggio

di voler sbocciare alla luce,

nell’ostile stagione di ghiaccio.

 

Va bene, dico,

con un po’ d’aiuto ce la fai.

Sei apparsa al mondo,

piccola, orfana e solitaria,

t’ho curata come una bambina.

 

Per giorni, la sera ti coprivo

per ripararti dal freddo della notte,

la mattina ti ridavo alla luce

sperando in un raggio di sole.

 

Sei cresciuta,

ai primi tepori ti sei aperta,

hai mostrato i tuoi petali

in tutta la bellezza

e inebriante fragranza.

 

Sei apparsa meravigliosa

malgrado tutto ti fosse contro.

T’ho ammirata,

In silente segreto t’ho amata,

fantastica rosa d’Inverno.

 

Lo sai, il tempo è eterno nemico,

i giorni trascorrono veloci

anche per te arriva il declino,

i petali si staccano

e finiscono per terra

alla mercè dall’impietoso vento

che tutto travolge e trascina.

 

Mia piccola rosa,

non ci sei più,

la tua bellezza è sfiorita,

il tuo stelo declina

col peso del ricordo.

 

É stato solo l’inizio,

hai dato un esempio di forza,

con l’arrivo della Primavera

nei rametti intorno

rinasce la vita

sbocceranno le tue sorelle

per ricordarmi quanto sei stata bella.

 

Sei stata la mia Rosa

e io il tuo giardiniere.

Grazie all’Amore, grazie alla vita

mia piccola rosa d’Inverno.

 

     

É ARRIVATO FEBBRAIO

 

In tutte le regioni italiane, gli ultimi giorni di Gennaio sono stati da sempre considerati i giorni più freddi dell’anno e, secondo una diffusa tradizione popolare, sono chiamati:

« I GIORNI DELLA MERLA »

 

Dalle condizioni meteo di questi giorni si traevano le previsioni del tempo per i mesi di febbraio/marzo e della Primavera in arrivo.

 

 

Siamo a Febbraio e i giorni della merla sono trascorsi e possiamo trarre un’analisi di come sono stati.

In relazioni ai cambiamenti climatici conseguenti al riscaldamento globale il tempo non è più come quello di una volta.

Piove poco, non nevica sui monti, nelle nostre regioni meridionali abbiamo avuto un Inverno caldo con temperature che hanno permesso a residenti e turisti di trascorre bellissime giornate in spiaggia con tanti coraggiosi che si sono avventurati pure a fare il bagno in mare.

Cose mai viste!

   

Le credenze popolari dicono che se questi giorni di fine Gennaio sono molto freddi, la Primavera arriverà presto, viceversa se questi giorni hanno un clima mite, il freddo durerà anche per buona parte della Primavera.

Dalle credenze popolari deriva anche il proverbio della festa della Candelora che cade il 2 Febbraio:

Quando vien la Candelora,

dell’inverno semo fora;

ma se piove o tira vento,

dell’inverno semo dentro

 

Ci avviamo ormai verso una Primavera che sta già anticipando le prime fioriture ma proprio con riferimento a questi cambiamenti climatici che Primavera possiamo aspettarci?

 

Auguriamoci che sia una Primavera di rinascita, rigogliosa che possa darci delle belle giornate di sole di cui sentiamo fortemente il bisogno.

Amiche ed Amici, come vorreste la vostra Primavera?

A voi la parola.

     

 

GIORNO DELLA MEMORIA _______post di Nembo

« GIORNO DELLA MEMORIA »

27 Gennaio 1945

   

La Memoria è patrimonio dell’umanità e rappresenta il tributo inestinguibile alle vittime dell’Olocausto, il genocidio nei confronti degli ebrei d’Europa e lo sterminio di tutte le categorie di persone ritenute “inferiori, per motivi politici o razziali” di cui si resero responsabili il governo nazista e i loro alleati nel corso del secondo conflitto mondiale.

 

Una istantanea che ci mostra tutta la tristezza che traspare nei  visi di questi bambini.

 

Tra il 1943-1945 questo binario è stato testimone di fatti inauditi e terribili ricordati come la deportazione della Shoa. Sorge in un’area della stazione centrale di Milano (entrata da piazza Sofra) è situato al di sotto dei binari ferroviari, nel periodo sopracitato centinaia di persone furono caricati su dei vagoni merci e deportati ai campi di concentramento e di sterminio, Birckenau, Auschwitz, Mathausen e altri.

   

Si tratta dell’unico luogo in Europa ad essere rimasto intatto come era allora, durante il percorso di questo memoriale fa conoscere i momenti della deportazione, sul muro vi sono scritti alcuni nomi dei deportati di politici milanesi e, ebrei di tutte le nazionalità, visitando questo tratto di storia, si prova la sensazione di angoscia e commozione toccata ai deportati che venivano messi su quei carri merci come bestie o forse come insetti dannosi a parere della gestapo per poi mandarli a morte.

La scelta del giorno che intende ricordare questi orribili avvenimenti è il 27 Gennaio di ogni anno come è stato deliberato dalla nostra Repubblica con la legge n° 211 del 20-07-2000, al fine del ricordo della shoah. Questa data è stata scelta perché il 27 Gennaio del 1945, le truppe sovietiche dell’armata Russa, nel corso dell’offensiva in direzione Berlino, arrivarono presso la città di Oswiecim (Auschwitz), scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberando i pochi superstiti trovati, per la prima volta al mondo si rilevava l’orrore del genocidio nazista. Questi sentimenti non si debbono dimenticare, facendo una riflessione su questi argomenti la stessa vale come ammonimento a tutti.

   

Purtroppo dobbiamo denunciare che il genocidio è stato ancora commesso e continua con l'antisemitismo, questo è una sconfitta per tutti.

 

Propongo la lettura di questa commovente composizione di F.Guccini e G.Carletti del 1964 e riferita alla tragedia di Auschwitz.

 

 

CANZONE DEL BAMBINO NEL VENTO

 

Son morto che ero bambino

Son morto con altri cento

passato per il camino

e adesso sono nel vento

e adesso sono nel vento

 

Ad Auschwitz c’era la neve

il fumo saliva lento

nel freddo giorno d’inverno

e adesso sono nel vento

e adesso sono nel vento

 

Ad Auschwitz tante persone

ma un solo grande silenzio

è strano non riesco ancora

a sorridere qui nel vento

a sorridere qui nel vento

 

Io chiedo come può l’uomo

uccidere un suo fratello

eppure siamo a milioni

in polvere qui nel vento

in polvere qui nel vento

 

Ma ancora tuona il cannone

e ancora non è contento

di sangue la bestia umana

e ancora ci porta il vento

e ancora ci porta il vento

 

Io chiedo quando sarà

che l’uomo potrà imparare

a vivere senza ammazzare

e il vento si poserà

e il vento si poserà

   

GIGI RIVA STORIA DI UN CAMPIONE

UNA STORIA UMANA

 

22 Gennaio

SI è FERMATO IL CUORE

DI UN GRANDE CAMPIONE

  

Lo ricordiamo tutti, sportivi e non,

il suo nome è Gigi Riva

Il mito del calcio italiano

noto con l’appellativo di:

 

Questo il simpatico e appropriato appellativo che gli affibbiò il giornalista Gianni Brera in una delle sue tante coloratissime cronache sportive di una partita di calcio e questo nome gli rimase per sempre.

Si, come annunciato, vogliamo raccontare la storia di Gigi Riva, campione del calcio nel ruolo di ala sinistra della squadra del Cagliari e della Nazionale Italiana.

 Stadio Sant'Elia - Cagliari

(le partite dello scudetto erano state giocate nello Stadio Amsicora)

 

Appena 17enne, giocava nella squadra del Legnano in serie C ma già sognava i grandi club: Inter, Milan, Juventus, Bologna che, invece, nei provini di rito, non lo avevano accettato per l’inserimento nei ranghi giovanili perché giudicato “troppo leggero” per poterne formare un campione da grande squadra.

Riva al suo arrivo a Cagliari

 

Fu l’allora Presidente del Cagliari a vedere in lui il futuro campione e lo ingaggiò per portarlo in Sardegna e inserirlo come riserva nel ruolo di ala sinistra dove giocava un già affermato campione, Tonino Congiu, idolo locale.

Luigi Riva di Leggiuno si guadagnò presto la fiducia e il posto di titolare in prima squadra.

Valutazione 37 milioni, una bella cifra alla quale il Presidente del Legnano non poteva rinunciare.

 Rovesciata di Riva in Vicenza-Cagliari

 

Il ragazzino Riva, timido e taciturno, non voleva trasferirsi a Cagliari e accettò il trasferimento con molte riserve. Nella sua mente pensava di trattenersi poco in una squadra di provincia, aspirando sempre ai grandi club del nord, anche perché non voleva restare lontano da casa.

Orfano di entrambi i genitori viveva con tre sorelle che gestivano un piccolo ristorante. Con i suoi primi guadagni Gigi ha aiutato le sorelle ad ampliare la loro attività.

Gol di testa di Gigi Riva

 

Superati i primi dubbi e timori, gli è bastato poco per capire che la Sardegna sarà per lui la terra adottiva e che il Cagliari sarà la “sua squadra”.

Infatti “Giggirriva”, così lo acclamavano i tifosi nell’incitarlo in campo, si innamora della Sardegna e della sua gente e, una volta affermatosi come calciatore, riceve molto presto la convocazione pure per la Nazionale Italiana.

Arriverà a rifiutare prestigiose offerte d’ingaggio da parte dei grandi club del nord, pur di restare nella “sua” Cagliari che ormai ha imparato ad amare e si sente amato lui stesso.

Altro Gol spettacolare di Gigi Riva

 

La Juventus arrivò ad offrire, allora, la favolosa cifra di un miliardo per l’acquisto dell’ormai affermato giocatore ma Gigi Riva disse: “NO”.

Forse, in fondo al cuore, in quel rifiuto c’era una sorta di rivalsa da parte sua nel ricordo che era stato respinto da ragazzino e ora, era lui a poter dire “NO” alle grandi squadre.

Questa scelta gli precluderà premi e trofei ben più importanti ma lui sa di essere una bandiera per la squadra del Cagliari, sente in campo e fuori l’affetto incondizionato dei tifosi e sa che questi non avrebbero gradito un eventuale suo tradimento alla fede nella squadra del cuore.

Il sinistro micidiale di Gigi Riva

 

Sarà stato l’effetto del “mal di Sardegna” anche per lui? Il sospetto è giustificato e il curriculum di Riva ne è la dimostrazione. Lui stesso affermerà, in seguito, che si sente più sardo dei sardi.

 

Riva gioca con il Cagliari 13 campionati consecutivi: nel 1963-64 i suoi gol portano il Cagliari dalla serie B alla massima categoria.

In serie A realizzerà 156 reti in 289 partite. Indossando la maglia azzurra realizza 35 reti in 42 partite, una bella media e un record pare ancora imbattuto.

Gol di Gigi Riva ai Mondiali del '70 in Messico

 

Le più belle imprese di Gigi Riva sono forse legate alla maglia azzurra dove il suo potentissimo tiro mancino ha fatto sognare i tifosi italiani; i successi più importanti ottenuti in azzurro sono il titolo Europeo del 1968 e il secondo posto ai mondiali in Messico del 1970.

Si ricorda ancora la memorabile partita vinta 4 a 3 con la Germania per la qualificazione alla finale, persa poi con il Brasile.

Il periodo d'oro per Gigi Riva è quello che va dal 1967 al 1970: oltre a tre titoli di capocannoniere della serie A e ai citati successi azzurri risalgono a questi anni: un secondo posto in campionato (1969), lo scudetto del Cagliari (1970) e un secondo posto nella classifica del Pallone d'Oro 1969, alle spalle del compagno di nazionale Gianni Rivera e ancora un terzo posto nel 1970 alle spalle di Gerd Müller e Bobby Moore. grandissimi campioni europei.

Cagliari - Campione d'Italia 1969-'70

     

Questo stesso triennio è, però, per Riva anche quello più travagliato: si procura una frattura del perone sinistro (in nazionale nel 1967) e una frattura del perone destro (nel 1970 in nazionale, successivamente ai mondiali).

Gigi Riva ai Mondiali del 1974 in Germania-Ovest

 

Ritiratosi dall’attività agonistica nel 1976, ricopre nel Cagliari anche il ruolo di Presidente e agli inizi degli anni ’90 viene inserito nello Staff della Nazionale inizialmente come Dirigente accompagnatore, poi come Team Manager, ruolo che, pure con l’alternarsi dei vari Commissari Tecnici, ha ricoperto fino al maggio del 2013.

 

La sua serietà e professionalità è stata d’esempio per tutti i giovani. Dalla Scuola Calcio istituita a Cagliari per conto e nel nome di Gigi Riva sono emersi tanti giovani campioni che hanno raggiunto l’onore di giocare anche nella serie A calcistica.

 Stemma della squadra del Cagliari calcio 

 

Amante della guida con auto sportive Gigi, nel tempo libero, non frequentava la Costa Smeralda o altre località d’elite ma si accompagnava con pescatori, pastori e umile gente di Sardegna dove è stato sempre bene accolto, orgoglioso egli stesso di sentirsi loro amico.

Quando ha festeggiato i suoi 60 anni da sardo, queste sono state le sue parole in una intervista rilasciata allora al Corriere della Sera:

"Non volevo venirci, ora è amore"

"Quando vidi le luci nel golfo mi lasciai scappare: "Quella è l'Africa", poi vidi lo stadio “'Amsicora”, che non aveva un filo d'erba e pensai "Dove sono capitato". Però i ragazzi mi fecero festa e l'argentino Longo, una bella persona, mi prese subito sotto la sua protezione.

Rimasi qualche giorno e l'idea di passare dalla C alla B alla fine mi convinse ad accettare"

Leggiuno (Varese)

(Spiazzo dove Gigi Riva iniziò a dare i primi calci al pallone)

 

Gigi Riva ha vissuto sempre a Cagliari dove ci sono anche i figli e gli affezionatissimi nipoti.

Continuava a seguire le competizioni calcistiche sia del Campionato che quelle della Nazionale ma Gigi non le guardava in diretta, diceva che gli creavano troppo stress per cui le visionava in differita con spirito critico, conoscendone il risultato.

Faceva così anche con le partite del “suo” Cagliari. 

Ricorderemo sempre questo grande campione.

 

 

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE…………. post di Nembo

INTELLIGENZA ARTIFICIALE

 

Siamo entrati in un anno di grande importanza dal punto di vista politico e non solo. Dalla guerra in Ucraina al conflitto in Medio Oriente passando per le elezioni europee e quelle Presidenziali negli Stati Uniti, ci aspetta un 2024 ricco di appuntamenti di assoluto rilievo, fra questi la tanto discussa

“Intelligenza Artificiale”.

     

La Strategia dell’Unione europea per Intelligenza Artificiale intende “sistemi che mostrano un comportamento intelligente nell’analizzare il loro ambiente e intraprendere azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere obiettivi specifici.

I sistemi legati all’Intelligenza Artificiale possono essere puramente basati su software, agendo nel mondo virtuale (ad esempio assistenti vocali, software di analisi delle immagini, motori di ricerca, sistemi di riconoscimento vocale e facciale) oppure possono essere incorporati in dispositivi hardware (ad esempio robot avanzati, auto autonome, droni o applicazioni Internet ecc... In poche parole...L'Intelligenza Artificiale è una disciplina che studia come realizzare sistemi informatici in grado di simulare il pensiero umano.

   

Recentemente anche la Chiesa tramite il Papa in occasione della giornata della pace si è espresso in merito dedicando un pensiero all'abuso delle nuove tecnologie che possono mettere a rischio la tutela dei diritti umani.

Questa innovazione con strumenti tecnologici, offrono grandi opportunità ma anche gravi rischi sulla vita degli individui e sulla stabilità internazionale cambiando il volto della società e nei popoli.

 

 

Questa Intelligenza Artificiale, diventerà sempre più importante per varie innovazioni dall'istruzione, alla cultura, al lavoro, ecc...però c'è da dire anche che c'è la preoccupazione alle questioni etiche quando ci si occupa del settore degli armamenti ovvero la possibilità di condurre operazioni militari attraverso sistemi di controllo remoto che porta una minore percezione dei danni causati e della loro utilizzo (vedasi guerre in atto attualmente in quasi tutti i continenti e vicino a noi) E, di fronte a questi fatti, gli organismi internazionali sono sempre meno a trattare la pace per fermare la crudeltà delle guerre perché ogni guerra lascia sempre un mondo peggiore di come era prima.

 

L'educazione all'uso di forme artificiali, dovrebbe mirare soprattutto allo sviluppo dell'uso dei dati raccolti sul web, e tenere conto dei vari rischi es. delle fake news e delle paure che si nascondono dietro le nuove tecnologie. Dunque, il pericolo numero uno non è la cancellazione di milioni di posti di lavoro. Ma, se le mansioni saranno sempre “più semplici”, il problema sarà la vulnerabilità di lavoratori qualificati. Un nemico in più per la classe media e per la piaga economico sociale del nostro tempo: la redistribuzione della ricchezza .

   

Un altro rischio dell’Intelligenza Artificiale sul lavoro è la progressiva precarizzazione, infatti diminuisce drasticamente il tempo con cui riusciamo a svolgere alcuni compiti. Nel breve-medio termine, quindi, molte imprese potrebbero decidere di ridurre il loro personale interno a favore di contratti esterni.

La preoccupazione per molti sarebbe anche: limitazione delle libertà personali, discriminazione manipolazione dell'opinione pubblica. Alla fine possiamo dedurre che sarebbe uno straordinario orizzonte per l'uomo che però, senza la giusta consapevolezza sarebbe un guaio con molte preoccupazioni, penso francamente, che sia necessario regolamentare la sicurezza dell'Intelligenza Artificiale.

Dopo aver letto questo lungo Post, cosa ne pensate?

Ci sarebbe davvero una manipolazione sociale come dicono in molti?

Un saluto

 

   

LA NOTTE DELLA BEFANA

 

LA BEFANA VIEN DI NOTTE

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

col vestito alla romana

viva, viva la Befana!

Sulla Befana esistono molte filastrocche e questa che abbiamo appena letto è forse quella che più di tutte abbiamo sentito e recitato nella nostra infanzia.

È certamente la più nota ma esistono altre varianti, eccone alcune:

   

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

porta vento e tramontana

viva, viva la Befana!

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

attraversa tutti i tetti

porta bambole e confetti.

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

se ne mette un altro paio,

la Befana, il sei Gennaio.

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

se ne fa un altro paio

con la penna e il calamaio.

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

se ne compra un altro paio

per venire il 6 gennaio.

 

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

porta cenere e carbone,

pei monelli e i cattivoni,

ma ai piccini savi e buoni

porta chicche e ricchi doni.

 Sicuramente le lettrici e lettori del Bosco ne conoscono tante altre per cui tutte e tutti sono invitati a raccontare la propria, così per rendere ancor più bella la pagina del nostro meraviglioso Bosco nel giorno dell’Epifania.

   

Si dice che la Befana sia una vecchia Signora ed ha una storia antica. Pare che sia legata a dei riti propiziatori risalenti addirittura al X sec. a.C., legati all’agricoltura ed alla rinascita della vegetazione per favorire i nuovi germogli ed il buon raccolto.

Il nome “Befana” deriva dal greco “Epifania” che significa “apparizione” o “manifestazione”.

La manifestazione della Befana ha vissuto diverse peripezie nel periodo Romano e Cristiano ma se è arrivata fino ai giorni nostri vuol dire che la Befana resiste ai tempi ed è sempre giovane.

LA BEFANA E I RE MAGI

Una leggenda narra che in una freddissima notte d’inverno i Re Magi, nel lungo viaggio per arrivare a Betlemme da Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchietta che indicò loro il cammino. I Re Magi, allora, invitarono la donna ad unirsi a loro, ma, nonostante le insistenze la vecchina rifiutò. Una volta che i Re Magi se ne furono andati, essa si pentì di non averli aiutati e allora preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, ma senza successo.

 

Si dice che la vecchietta, da allora, iniziò a bussare ad ogni porta, regalando ad ogni bambino che incontrava dei dolcetti, nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù Bambino.

 

Buona Epifania per tutti e non dimentichiamo di mettere la calza accanto al caminetto, pare che la Befana sia molto ligia nel rispettare le tradizioni e passa ancora da lì.

 

 

BUON ANNO 2024

   

BUON ANNO

 

Anche il 2023 è arrivato al termine, nonostante tutto siamo riusciti a tenerci uniti, a imparare ancora qualcosa, abbiamo fatto nuove esperienze, abbiamo perso qualcosa ma ne abbiamo guadagnate altre.

Siamo diventati di un anno più vecchi ma forse siamo diventati anche un po’ più saggi senza perdere quel pizzico di follia che ciascuno di noi ha e che è utile per sopportare la vita anche quando sembra impossibile.

 

Ci lasciamo alle spalle un anno difficile che ha aggiunto nuove difficoltà, incurante di quelle che già avevamo. Dobbiamo affrontare un Nuovo Anno che è già annunciato più difficile di quello trascorso, ma siamo forti e non ci lasciamo intimorire, ci rimbocchiamo le maniche e andiamo avanti… perché questo sappiamo e possiamo fare: Andare avanti nella vita, comunque sia e comunque si presenti.

Ci auguriamo un Nuovo Anno ricco di serenità, Pace e benessere per tutti, da affrontare con il coraggio, la determinazione e la perseveranza che ci hanno sempre distinti in questo nostro piccolo Bosco, grande ramo rigoglioso dell’albero di Eldy, che ci tiene uniti ormai da tantissimi anni e speriamo che continui a farlo per molti anni ancora.

Grazie Amiche ed Amici, grazie Bosco.

 

BUON ANNO 2024

   

GLI ANNI PASSANO

 

Sono il duemilaventiquattro

solo un anno resterò,

dopo anch’io,

da vecchietto me ne andrò

ma vi auguro fin d’ora

che tutti voi ci sarete ancora

per continuare allegri e contenti

anche nell’anno successivo

che arriverà fresco e giulivo

con le promesse precedenti,

che nessuno esaudirà.

Voi non ci badate

e godetevi la vita.

Buon Anno di felicità e salute

per voi Amici, tutti e tutte.

 

 

BOTTI DI CAPODANNO, NO GRAZIE – post di Nembo

 

BOTTI DI CAPODANNO?

 

NO, GRAZIE!

 

 

Teniamo un comportamento rispettoso, senza mettere a serio rischio l’incolumità delle persone e la sicurezza pubblica. Ma non solo, il messaggio è anche legato all’eccessivo rumore, lesivo per le persone anziane o ammalate, oltre a rappresentare una fonte di disturbo per i nostri amici animali d’affezione, costretti a subire gravi conseguenze, con rischio di smarrimento, causato dallo spavento”.

 

Alcuni consigli di E.N.P.A.

(Ente Nazionale Protezione Animali) per la salvaguardia degli amici a quattro zampe:

◙ Custodire tutti gli animali in modo da prevenire fughe indesiderate;

 

◙ Predisporre un nascondiglio per gli animali di casa, in modo che possano avere un luogo dove sentirsi protetti;

◙ Portare sempre i cani in passeggiata al guinzaglio e tenerli legati anche in area cani, onde evitare fughe;

 

 

◙ Non lasciare animali timorosi da soli o chiusi in luoghi angusti;

 

◙ Identificare sempre con microchip tutti i cani e anche i gatti, in modo da poterli sempre ritrovare in caso di smarrimento;

 

◙ In caso di smarrimento di animali fare sempre segnalazione alle associazioni, ai canili, alle strutture deputate al soccorso di animali, per consentire la riconsegna nel minor tempo possibile.

 

     

IL PRESEPE HA 800 ANNI

 

Ottocento anni ma è sempre bambino.

Correva l’anno 1223, Francesco, il poverello di Assisi, era in viaggio, rientrava da Roma dopo l’incontro con il Papa che gli aveva confermato le regole francescane.

I mezzi di trasporto di allora, si sa, procedevano lenti per cui i viaggi si facevano a tappe.

Francesco ebbe modo di fermarsi nel piccolo paese di Greccio, vicino a Rieti, dove si trovava il suo amico Giovanni Velita, seguace delle sue regole.

Vedendo le grotte di Greccio gli tornarono in mente le grotte che aveva visto nel suo viaggio in Terra Santa e pensò alla grotta di Betlemme dove era nato il Bambino Gesù.

Si avvicinava il Natale e, Ipso facto, gli balenò l’idea di voler appresentare tutta la scena della nascita del Cristo in una grotta di Greccio.

Con il suo amico Giovanni organizzarono il tutto e servendosi del passaparola, non esistendo in quei tempi altri mezzi di comunicazione, riuscirono a coinvolgere ed ottenere la collaborazione di tutta la popolazione del luogo.

Il giorno di Natale dell’anno 1223, in una grotta di Greccio, accanto ad un bue ed un asinello, fu sistemata una mangiatoia e vi deposero un neonato assistito da una Mamma ed un Papà che fungevano da Madonna e San Giuseppe.

Tutto lo scenario di contorno è facilmente immaginabile.

   

È stato il Primo Presepe della storia,

composto da persone reali quindi un Presepe Vivente.

All’evento parteciparono centinaia di uomini, donne, bambini, tanti fedeli con fiaccole, fiori e doni votivi che si scambiarono tra loro.

Un prete del luogo celebrò l’Eucarestia.

Oggi il Presepe viene composto con le statuine in tutte le case e le Chiese e mantiene saldo il suo significato di Fede per la gioia di bambini e adulti nella ricorrenza del Santo Natale.

Proprio in ricordo dell'evento di Greccio, in molte località italiane si usa ancora la rappresentazione con personaggi dal vivo e quindi un Presente vivente.

   

Penso che ciascuno di noi avrà il suo Presepe nella propria casa, piccolo o grande, e dopo questa breve storia sulla nascita del Presepe, ringraziando San Francesco per la geniale idea, possiamo scambiarci gli auguri per un Santo e sereno Natale, ognuno con la propria famiglia e le persone care.

   

     

É NATALE, CADE LA NEVE

 

È NATALE CADE LA NEVE

ALCUNI FLASH SU FIOCCHI DI NEVE

 

É Natale, cade la neve.

in una casa calda, tante luci

adornano l’albero di Natale,

una bimba è contenta,

accanto al suo Presepe,

scarta raggiante i regali,

dà un bacio alla mamma ed al papà,

abbraccia il nonno e la nonna,

ringrazia e sorride felice.

   

É Natale, cade la neve.

In una casa al freddo,

un bambino sta al buio,

ha fame, si lamenta e piange.

Con un forte abbraccio

la mamma lo stringe a sé,

in silenzio cerca di nascondere

una calda grossa lacrima

che scende impietosa sul suo viso.

   

É Natale, cade la neve.

Il sibilare di una sirena

squarcia la pace del mattino,

un’ambulanza sfreccia sulla strada

corre al vicino ospedale

trasporta due ragazzi feriti

nello scontro tra auto

causa forte velocità

e perdita del controllo

per eccesso di alcool.

   

É Natale, cade la neve.

Una vecchietta sola al mondo,

s’imbacucca e va per strada,

porta i resti della sua misera cena

alla gattina randagia

che in segno di riconoscimento,

per il ristoro ricevuto.

le rivolge un lucido sguardo.

La vecchietta torna a casa contenta.

La dolcezza di quegli occhi

è l’unico dono ricevuto

nella monotona tristezza

dei suoi giorni di vita solitaria.

   

 

É Natale, cade la neve.

Una sveglia suona presto,

Un papà si alza,

beve veloce un caffè,

prende la borsa con il pranzo,

saluta la compagna,

manda un bacio ai due bimbi

che ancora dormono

e va in cantiere.

Per uno dei troppi

infortuni sul lavoro

non tornerà a casa,

lascia una vedova

e due bimbi orfani

in tenera età.

 

 

É Natale, cade la neve.

Sotto un precario riparo si percepisce un lieve movimento di un grande scatolone di cartone, dentro c’è un uomo con la barba incolta, abiti logori e una coperta. Alcuni lo chiamano “barbone” altri “clochard”. Nessuno si cura di lui. Quell’apparente  vecchietto, che tanto vecchio non è, avvicina a sé il suo cane, unico amico rimastogli fedele, e cerca di tenerlo al caldo per ripararlo dalla gelida e inclemente temperatura invernale

Dietro ogni persona che vive sopra una panca o sotto un cartone, c’è una storia triste, di perdita del lavoro, di abbandono, incompatibilità, incomprensione e tutto ciò che porta alla miseria, all’isolamento, al vivere solitari ai margini della società.

È pur vero che ci sono i Patronati e i volontari che prestano aiuto, soccorso e assistenza, ma non è sufficiente. Bisogni ed esigenze sono in continua crescita, mancano le risorse primarie e non si riesce ad arrivare a tutto e tutti.

     

É Natale, cade la neve.

Una Donna è impaurita, vive tutti i giorni nel terrore. Dopo anni di vessazioni, violenze, maltrattamenti da parte dell’uomo che diceva di amarla, ha avuto il coraggio di separarsi e denunciare.

Per il colpevole c’è stata una condanna, arresti domiciliari, braccialetto elettronico e diffida di avvinarsi alla sua ex.

Le cronache quotidiane dimostrano che questi provvedimenti non sono sufficienti a garantire incolumità e serenità alla vittima e questa Donna continua a vivere nella paura perché sa che il violento non rispetterà le disposizioni imposte e si presenterà ancora con intenzioni e propositi di vendetta sempre peggiori.

Ci auguriamo che non succeda ma questa è la dura realtà dei nostri tempi.

 

É Natale, cade la neve.

Un flash che riguarda la disabilità, scritto da una persona direttamente coinvolta che preferisce mantenere l’anonimato:

3 DICEMBRE

GIORNATA INTERNAZIONALE

DELLE PERSONE CON DISABILITÀ

MA NON "PER TUTTI"

Vi dico io cosa c'è veramente dietro al mondo "apparente" della "disabilità": diritti che esistono solo sulla carta, diritti negati che non essendo davvero per TUTTI, sono soltanto PRIVILEGI per coloro che possono usufruirne.

Vite fragili, di persone stravolte dalla malattia, con il cuore spezzato dalla burocrazia, tra l'indifferenza dilagante di chi dovrebbe trattare con i guanti bianchi chi soffre, mentre proprio chi dovrebbe tutelare l'atleta "diverso" non rispetta le necessità di chi ha bisogno. Porto ovunque la mia testimonianza e la mia "reale" esperienza, vissuta e subita sulla mia pelle, sperando che qualcosa possa veramente cambiare, visto che, al di là delle solite belle parole, niente si muove concretamente lì dove c'è il potere per farlo.

“Potevo lasciarmi morire o scegliere di vivere, nonostante tutto e tutti. Ho scelto la vita, quel dono meraviglioso che ognuno di noi ha ricevuto sin dalla nascita e che va difeso, protetto, onorato ogni giorno, valorizzandone ogni istante. Ho preso in mano il mio cuore fatto a pezzi, l’ho ricucito e mi sono rialzato".

Mai Arrendersi, nonostante tutto e tutti.

 

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É Natale, cade la neve.

A destra e a sinistra

agli estremi e pure al centro

sospendono i lavori

si scambiano gli auguri,

si stringono la mano,

ignorano ciò che si doveva fare

e non è stato fatto,

così va il mondo, si sa,

nessuno è colpevole.

 

É chiaro per tutti che lo scenario è molto più vasto ma bastano pochi flash per capire come vanno le cose del Mondo:

come fiocchi di neve.

Se abbiamo una casa calda, piena di luci, con l’albero ed il Presepe, come la bambina che scarta i regali, possiamo ringraziare la nostra buona stella perché facciamo parte delle persone fortunate.

In questi giorni di Feste, ricordiamoci che, anche vicino a noi, una gran parte di esseri umani vive in condizioni di miseria materiale, morale e spirituale.

 

Vorremmo che per tutti i fiocchi di neve negativi che abbiamo citato ed anche per tutti gli altri non nominati ma che esistono nella vita di ogni giorno, arrivi il caldo sole della provvidenza e umana solidarietà affinché possa scioglierli come fossero veramente solo neve al sole.

AUGURIAMOCI CHE SIA

UN BUON SANTO NATALE

DI GIOIA, SERENITÀ E PACE PER TUTTI

 

 

♡ SOLITUDINE____________________Poesia di Lorenzo.rm

   

VUOTO É IL CIELO

   

Vuoto è il cielo,

c’è il sole,

dovrebbe esserci,

ma sembra notte.

 

Attorno a me non ci sono forme

ma sagome scure:

uomini e donne,

animali, piante, fiori,

tutto scomparso,

non c’è nulla di nulla.

   

Il mio sguardo si fissa

nel vuoto artificiale,

lo giro a 360 gradi

ma non percepisco alcunché.

   

Ripiego in me stesso

e la sensazione di vuoto,

di buio si accentua,

accompagnandosi

ad un senso di impotenza

e di angoscia.

 

Eppure anelo a risollevarmi,

a scoprire qualcosa di positivo,

che mi restituisca

la perduta serenità.

   

Qualcuno/a mi può aiutare?

Lo/a ringrazierò,

gli/le sarò grato per sempre,

gli/le sarò amico,

integrerò le sue forze,

sarò il suo servo fedele.

Guardo al cielo,

innalzo le braccia

in segno di abbandono

e di preghiera.

 

 

Amavo, amo,

ma adesso il mio cielo è buio.

La mia speranza non ha risposta.

 

Ma non voglio cedere

alla disperazione,

alla rassegnazione.

 

 

 

••• TEMPO D’AVVENTO ••••••••• post di Gabriella.bz •••

     

 

Benvenuto Dicembre, il mese della

Festa più importante:

il Santo NATALE.

Il tempo dell’Avvento comprende le quattro Domeniche che precedono il Natale ed è il periodo cristiano di preparazione alla Natività del Cristo.

In tale periodo è tradizionale la composizione di speciali ghirlande con rami di piante sempreverdi, dette appunto

“Corone dell’Avvento”

   

Ogni corona comprende quattro candele colorate, ciascuna con un particolare significato simbolico di Fede per cui l’accensione è accompagnata da apposite preghiere.

La prima è detta «del PROFETA»

(con riferimento alle profezie sull’arrivo del Messia)

La seconda «di BETLEMME»

(per ricordare la città di nascita)

La terza «dei PASTORI»

(i primi a vedere ed adorare Gesù)

La quarta «degli ANGELI»

(perché furono i primi ad annunciarne la nascita)

Nella tradizione popolare le quattro candele rappresentano più propriamente:

   

Nei tempi passati durante la preparazione era doveroso il digiuno per sette giorni, l’astinenza di alcuni prodotti e l’astinenza dal rito coniugale. Confessarsi e comunicarsi spesso, almeno la domenica. C’erano le preghiere serali e tutt’ora la novena. Tanti altri riti di preparazione che in questo momento non mi sovvengono.

Posso dire che in Alto Adige specie fra i tedeschi l’Avvento è molto sentito, anche gli addobbi per le vie e le vetrine sono quasi tutti in stile Altoatesino.

Io ho preparato la corona d’Avvento con i rami dei pini e quest’anno l’ho addobbata con pizzi bianchi e candele rosse. Forse sono più allegri e tradizionali i nastri rossi, ma avendo visto un pizzo bianco mi ha fatto ricordare i vecchi pizzi che si facevano una volta, l’ho comprato senza pensare.

 

Solo a casa riguardandolo mi si è stretto il cuore, quanti pizzi avevamo fatto sia io che mia figlia. Ora anche se cominciassi a farne non servirebbero, non sono più di moda e di quelli grandi ne ho un cassetto pieno, penso al mio copriletto tutto in pizzo, alla tovaglia da quattro persone sempre in pizzo e a tutti i pizzi aggiunti alle tovagliette!

 

In questo periodo natalizio i negozi cominciano ad allestire le vetrine. Non importa ciò che vendono, le luci con stelle ci sono anche nei negozi di abbigliamento o panetteria, tutto è un luccicare e se anche non interessa il prodotto esposto, ci si ferma per ammirare la bellezza delle luci.

 

Dovrei comprare le lucine per il balcone, sono proprio povere quelle dello scorso anno, ci penserò. Una volta era bello passare nei negozi di giochi e cercare i regali per i nipoti, ora basta una busta… che malinconia. Ricordo pochi anni fa quando si girava per il centro era un susseguirsi di: “Nonna andiamo lì” o l’altro che diceva, “No voglio l’altro negozio” Era una rincorsa per cercare il negozio migliore secondo quanti nipoti avevo in quel momento. Se si ritardava a rientrare in casa era perché ci si tratteneva lungo le passeggiate per vedere le luci sfavillanti dei ponti, erano una meraviglia e lo sono tuttora e l’albero della posta illuminato tutti gli anni, è una magia.

I portici sembrava avessero chiesto alle stelle di venire a brillare con luci sfarzose tanto erano favolosi. Lo sono anche ora, ma forse a passeggiare da sola vedo tutto meno bello, mi mancano quei smorfiosi di nipoti che diventando grandi guardano meno le luci sfavillanti e più gli Smartphone. Possiamo dire che chi ama la montagna o solo il bosco, è il momento di andare a raccogliere i rami per la corona e il muschio per il presepe ed in quello la settimana scorsa mi hanno aiutata i ragazzi, abbiamo portato di tutto non solo per me, anche per alcune persone poco abituate a camminare nei boschi.

 

 

Nel salone centrale dove ci si ritrova per il tè o per giocare a carte, abbiamo decorato i rami con nastri rossi e oro poi con la neve artificiale abbiamo imbiancato un po’, tutto questo per dare allegria e per far sentire il S. Natale anche alle persone della terza età.

Arrivederci Amiche ed Amici,

un abbraccio e tanti

di serenità e Pace per tutti.

     

UN PICCOLO PAESE – post di Giulio Salvatori

 

BASATI

UN PICCOLO PAESE

DELL’ALTA VERSILIA

Un piccolo paese dell'Alta Versilia, circondato da castagneti che hanno sfamato generazioni, protetto da colline e montagne dai venti di tramontana, il suo nome è Basati, comune di Seravezza nella provincia di Lucca.

   

Anche se per motivi di lavoro e di famiglia mi sono allontanato, lì ho le radici e il cuore. Non vi è una pubblicazione da me scritta, che non parli di questa frazione. Lo scrittore Luigi Testaferrata, nel suo libro

 « L'Altissimo e le rose »

lo definisce

« Il paradiso terrestre »

   

E questo paesello di circa 130 anime fra cani e gatti, ha dato alla Chiesa ben quattro sacerdoti. E uno di questi era Padre Amedeo Leonardi dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi. Tanti anni li ha passati a Ozieri (SS): Santuario S. Bambino di Praga. Lui, era un grande predicatore: così si diceva.

A me e a noi, a quel tempo giovani, lo aspettavamo in gloria perché ci portava tanti buoni " Amaretti e Sospiri ", che le donne sarde facevano per lui e per noi.

 

Non so se di Lassù leggerà queste poche righe che, guarda caso, un sardo pubblicherà. E' un modo per riportarlo nella sua Ozieri che tanto amava. Chi l'avrebbe mai detto che un giorno avrei scritto di questo zio di mia moglie: Padre Carmelitano Scalzo. E non fu facile convincerlo a mettere da parte i sandali, almeno nell'inverno e calzare delle calde scarpe.

 

Certo che quando tornava e si fermava nell'unica botteguccia, si scontrava con la mentalità dei cavatori che, spesso e volentieri pronunciavano qualche "cane". Ma lui, non ci faceva caso e diceva che non erano bestemmie, ma un modo per dar colore ai loro dialoghi. Ecco!

Vi ho ricordato con piacere e, se parlate con Quello che è sopra di Voi, ditegli che mandi qualche Raggio di Sole, laddove ci sono le tenebre.

 

Giulio Salvatori di Basati.

     

PASSEGGIATA IN MONTAGNA di Gabriella.bz

   

PASSEGGIATA IN MONTAGNA

Passeggio per il bosco, con il proposito di percorrere un bel tratto di strada in salita, ma il respiro da qualche tempo è più un ansare leggero.

 Oggi, con questa bella giornata di sole, speravo di sentirmi sollevata e di riuscire a riprendere fiato con leggerezza ma non è così e sento che dentro di me nasce un forte senso di sconforto.

   

Non potrò più vagabondare per sentieri in salita, mi guardo attorno e penso a tutte le scarpinate che ho fatto fino a qualche tempo fa, in compagnia o da sola negli ultimi anni. Forse il mio cuore vorrebbe che mi commuovessi, sento gli occhi farsi umidi ma non posso piangere per così poco, e se succedesse di peggio che dovrei fare? Urlare?

 

Sono sempre stata forte e continuerò ad esserlo. Basta poco per scacciare le lacrime, ho visto della bellissima erica, del muschio di un verde tenero, umido per le piogge dei giorni scorsi, mi dico: Mi devo disperare perché non riesco più ad andare in montagna a piedi? Vorrà dire che prenderò la funivia.

   

Lo so che è come mettere la testa sotto la sabbia, ma la terza età arriva per tutti, e ringrazio per esservi arrivata anch’io! Girovagando mi ricordo che se continuo sulla destra c’è una chiesetta chissà se è aperta. Cammino con tranquillità ormai il mio pensiero lo devo accantonare, cerco la cappella, eccola dietro tutti quei pini, mi avvicino e con grande delusione vedo che è chiusa, che sia il giorno delle delusioni?

L’avrei visitata molto volentieri perché nell’interno assomiglia ad una chiesetta del mio paese, anch’essa in mezzo al bosco. Ritorno sui miei passi e penso se è il caso di prendere la funivia, andrei a guardarmi un bellissimo panorama, sono partita sola da casa, meglio finire in bellezza il mio giro. Un raggio di sole si è posato su un mucchio di muschio, rimango affascinata, la lucentezza del muschio con i raggi del sole sembrano pietre luccicanti, smeraldi? mi fermo per ammirare tanta bellezza. Perché mi lamento quando anche in una semplice passeggiata nel bosco puoi trovare tante cose belle che destano meraviglia?

 

 

Mi incammino ma non vado alla funivia vado a cercare fiori ad ammirarli se non posso reciderli. Poi c’è il Passirio, poco lontano, con l’acqua che scorre, lo sento sempre più vicino ancora un attimo, eccolo pieno della pioggia di questi ultimi giorni. L’acqua è pulita anche se tanta, si notano i sassi belli lisci, levigati da quest’acqua che corre lungo il pendio per andare ad attraversa e tagliare la città.

 

 

Mi siedo vicina e penso a tutte le gite che ho fatto sia con la famiglia che da sola. A quando i ragazzi camminavano dentro il Passirio e si divertivano, ricordo anche una cosa che forse loro non ricordano più. Quando ridendo e scherzando chiedevo loro le varie città di Italia, le capitali, i fiumi di tutto un pò, loro rispondevano gridando per farmi sentire chi era il primo. Vorrei dire quelli erano bei tempi!

 

Mi alzo e osservando bene vedo dei ciclamini, sono felice, non è facile fare un mazzo di fiori con ciclamini ed erica, ma a casa ci proverò. Intanto prendo pochi rametti di pino per tenere vicini i fiori e con questi mi avvio verso casa. Non mi riesce di fare una bella salita? Allora mi faccio una discesa, questo sentiero arriva al Parco Sissi, è un po’ lungo, ma lo sconforto sta passando, basta poco per farmi rialzare il morale.

 

Scendo canterellando dentro me, quando vedo un gruppo di signore con vesti dell’ottocento, mi fermo lontana, non mi piace curiosare troppo vicina. Il gruppo è fermo vicino alla statua di Sissi e le stanno fotografando. Anzi ci sono più fotografi ed anche telecamere, che sarà successo mi chiedo, poi mi son ricordata che avrebbero dovuto essere anche all’Ippodromo, ma non sapevo del giro per il Parco.

 

Sono molto belle ed i vestiti di due secoli fa mi fanno sognare. Quelli erano vestiti, capelli e scarpette e per finire tanto di ventagli. Che ci posso fare? Sognare! Dopo un bel po’, se ne vanno su delle automobili da Mille e una Notte, sono tutte con targa estera. Scendo di poco e parlo con delle persone che come me guardavano e ammiravano, dicevano che erano passate per le strade più in vista, lungo il Passirio e per un pezzo dei portici.

   

Mi accontento di quello che ho visto e lentamente pensando a quelle belle signore me ne vado a casa a sognare.

 

   

IL POPOLO CHIEDE PACE

 

IL POPOLO

É SEMPRE CONTRO

OGNI FORMA DI GUERRA

Nel Mondo manca la PACE e continuano le guerre tra i popoli.

L’Uomo, con la sua incosciente cattiveria, continua ad uccidere i propri simili con efferata crudeltà e indifferenza per il valore della vita di ciascun individuo sulla Terra.

Il 28 Luglio 1914 con l'assassinio, a Sarajevo, dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo, erede al trono Austro-Ungarico è iniziata la Prima Guerra Mondiale.

L’Italia, che mirava a completare l’unità d’Italia con l’annessione territoriale del Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, nell’Aprile 1915 firma un patto con Francia ed Inghilterra e il 24 Maggio 1915 entra ufficialmente in guerra contro Austria-Ungheria.

   

Ma non è il caso di citare gli eventi storici che ormai conosciamo, vorrei invece proporre la lettura di una poesia di Carlo Alberto Camillo Salustri un poeta, scrittore e giornalista italiano (1871-1950), particolarmente noto per le sue composizioni in dialetto romanesco che pubblicava sotto lo pseudonimo di “Trilussa” che altro non era che l’anagramma del suo cognome.

In quella occasione Trilussa scrisse questa Ninna Nanna, una chiara satira contro la guerra.

Da allora è trascorso oltre un secolo, siamo entrati nel Terzo Millennio e… malgrado tutti i progressi di civiltà che l’uomo continua a conquistare in tutti i campi dello scibile umano, le guerre tra i popoli proseguono in tutto il mondo e questa vecchia poesia si dimostra, ancora oggi, più che mai valida.

Leggiamola e pensando agli scenari di guerra che oggi affliggono il mondo, proviamo a pensare cosa possiamo aspettarci per il futuro.

(1971 - 1950)

Ninna nanna, nanna ninna,

er pupetto vò la zinna:

dormi, dormi, cocco bello,

sennò chiamo Farfarello

Farfarello e Gujermone

che se mette a pecorone,

Gujermone e Ceccopeppe

che se regge co le zeppe,

co le zeppe d'un impero

mezzo giallo e mezzo nero.

 

Ninna nanna, pija sonno

ché se dormi nun vedrai

tante infamie e tanti guai

che succedeno ner monno

fra le spade e li fucili

de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti

li sospiri e li lamenti

de la gente che se scanna

per un matto che commanna;

 

che se scanna e che s'ammazza

a vantaggio de la razza

o a vantaggio d'una fede

per un Dio che nun se vede,

ma che serve da riparo

ar Sovrano macellaro.

 

Chè quer covo d'assassini

che c'insanguina la terra

sa benone che la guerra

è un gran giro de quatrini

che prepara le risorse

pe li ladri de le Borse.

 

Fa la ninna, cocco bello,

finchè dura sto macello:

fa la ninna, chè domani

rivedremo li sovrani

che se scambieno la stima

boni amichi come prima.

 

So cuggini e fra parenti

nun se fanno comprimenti:

torneranno più cordiali

li rapporti personali.

 

E riuniti fra de loro

senza l'ombra d'un rimorso,

ce faranno un ber discorso

su la Pace e sul Lavoro

pe quer popolo cojone

risparmiato dar cannone!

 

 

   

11 NOVEMBRE SAN MARTINO

Oggi si festeggia San Martino e Nembo ci invita a leggere la Poesia di Giosuè Carducci dedicata al santo di Tours e alla sua leggenda.

     

LA LEGGENDA

“DELL’ESTATE” DI SAN MARTINO.

La leggenda dice:

“Un giorno d`Autunno, l’11 novembre, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate.

Per questo motivo, si chiama l`Estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite”.

BUONA

ESTATE DI SAN MARTINO

PER TUTTE/TUTTI

E PER CHI GRADISCE:

CALDARROSTE E VINO NOVELLO

 

 

 

UNITI CONTRO LA GUERRA post di Nembo

   

Oggi 4 Novembre si celebra l’Anniversario

DELL’UNITÀ NAZIONALE

E DELLE FORSE ARMATE.

Tale ricorrenza vuole ricordare l’armistizio tra Italia e Austria firmato a Villa Giusti il 3 Novembre 1918, che poneva fine alla Prima Guerra Mondiale e che entrava in vigore appunto il 4 Novembre dello stesso anno.

 

In relazione alla situazione internazionale per i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente quest’anno non si effettua la consueta celebrazione in grande stile a Roma con la sfilata di tutti i settori delle Forze Armate ma è stato deciso di effettuare comunque una manifestazione in forma ridotta in Sardegna, e precisamente nella Città di Cagliari con la presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la partecipazione delle più alte cariche politiche e militari rappresentative della nostra bella Italia.

   

L’evento sarà onorato dalla presenza delle Frecce Tricolori che sfileranno sulla città nel complesso della manifestazione.

Con l’augurio che si concludano presto la guerra tra Russia e Ucraina e i conflitti in Medio Oriente e tutti quelli ancora in fermento nelle altre parti nel mondo.

 

RESTIAMO UNITI

CONTRO LA GUERRA

e, da buoni italiani, onoriamo le nostre Forze Armate che operano in Italia e nel Mondo in difesa della Pace.

 

     

LE PERSONE SPECIALI

 

RIPRISTINO ORA SOLARE 2023

   

RIPRISTINO ORA SOLARE

 

DOMENCA 30 OTTOBRE

 

SI RIPRISTINA

 

L’ORA SOLARE

   

ALLE ORE 3.00 DELLA NOTTE TRA SABATO E DOMENICA LE LANCETTE DEGLI OROLOGI ED ANCHE LE CIFRE DEGLI APPARECCHI DIGITALI SI RIPORTANO UN’ORA INDIETRO

 

     

IN MOLTI APPARECHI COLLEGATI IN RETE L'AGGIORNAMENTO É AUTOMATICO, ALTRIMENTI BISOGNA INTERVENIRE MANUALMENTE

           

UNA SIMPATICA STORIELLA presentata da Nembo

 

Non so chi sia il genio che l'ha scritta... ma è eccellente ...

 

   

UNA SIMPATICA STORIELLA

A marzo, in una piccola città, cade una pioggia torrenziale e per diversi giorni la città sembra deserta.

La crisi affligge questo posto da molto tempo, tutti hanno debiti e vivono a credito.

Fortunatamente, un milionario con tanti soldi arriva ed entra nell'unico piccolo hotel sul posto, chiede una stanza, mette una banconota da 100 euro sul tavolo della reception e va a vedere le stanze.

       

- Il gestore dell'hotel prende la banconota e scappa per pagare i suoi debiti con:

- Il macellaio.

Questo prende i 100 euro e scappa per pagare il suo debito con:

- L'allevatore di maiali.

Quest’ultimo prende la banconota e corre a pagare ciò che deve:

- Il mulino-Fornitore di mangimi per maiali.

   

Il proprietario del mulino prende 100 euro al volo e corre a saldare il suo debito con:

- Maria, la prostituta che non paga da molto tempo, in tempi di crisi, offre persino servizi a credito ...

La prostituta con la banconota in mano parte per:

- Il piccolo hotel, dove aveva portato i suoi clienti le ultime volte e non aveva ancora pagato e consegna 100 euro:

- Al proprietario dell'hotel.

In questo momento il milionario che ha appena dato un'occhiata alle stanze scende, dice di non essere convinto delle stanze, prende i suoi 100 euro e va via.

   

"Nessuno ha guadagnato un euro, ma ora l'intera città vive senza debiti e guarda al futuro con fiducia" !!!

Morale:

Se i soldi circolano, nell'economia locale, la crisi è finita.

 

        .

L’angolo della Psicologia

L'angolo della Psicologia

   

Quando dal Mondo arrivano echi di guerre che seppure apparentemente lontane, in realtà ci toccano comunque sempre da vicino per gli effetti che si riversano sull’economia con il sorgere delle carenze e conseguente rincaro dei prodotti energetici e alimentari, è chiaro che non possiamo restare indifferenti e pensiamo alla PACE per noi e per tutti i popoli.

In tutti coloro che, loro malgrado, sono immersi nei territori di guerra, il primo pensiero è la fuga per trovare la salvezza in zone dove regna la pace.

Ed ecco nascere i fenomeni degli esodi, delle migrazioni  di massa ai quali stiamo assistendo oggi.

Non dimentichiamo che anche i nostri padri e i nostri nonni hanno vissuto situazioni di questo genere.

Nei momenti più disperati e senza altre risorse o soluzioni, la mente umana ricorre alla fuga psicologica in cerca di momenti di pace anche nella solitudine.

Dopo questa premessa propongo la lettura di questi pensieri del filosofo indiano Jiddu Krishnamurti, vissuto nello scorso secolo.

Grazie per l’attenzione.

L'angolo della Psicologia

 

 

Vedete, voi non siete stati educati a stare da soli.

Andate mai a fare una camminata per conto vostro?

È molto importante uscire da soli,

sedersi sotto un albero

da soli, senza nessun libro,

senza nessuna compagnia

e osservare una foglia che cade,

ascoltare lo scorrere dell’acqua,

il canto dei pescatori,

osservare il volo di un uccello

e i vostri stessi pensieri

che si rincorrono nello spazio della mente.

Se siete capaci di stare da soli

e osservare queste cose,

allora scoprite ricchezze

che nessun governo può tassare,

che nessuna entità umana può corrompere,

e che non potranno mai essere distrutte.

(J. Krishnamurti)

   

         

Jiddu Krishnamurti

«C'è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all'angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente»

Nascita: 11 maggio 1895, Manadapalle, India

Morte: 17 febbraio 1986, Ojai, California, Stati Uniti

Istruzione: Paris, Sorbonne

ATTIMI Poesia di Lisa

   

ATTIMI

Attimi....vivo di attimi.

Attimi di una quotidianità  sognata,

dove respiro la vita che vorrei

ma che mi è¨ negata

Attimi....dove io e te diventiamo "noi"

fatti di un niente che è¨ tutto,

di sguardi che parlano di emozioni,

dove la gioia è presenza, è respiro di te.

   

 

Attimi....dove riposo nei tuoi abbracci,

rifugio sicuro delle mie inquietudini.

Attimi...sempre troppo brevi,

dove vorrei fermare il tempo

che scorre sempre troppo in fretta.

   

Attimi....di attesa del tuo ritorno

e di quel "noi" che mi riporta a vivere.

 

MOMENTI DI DIFFICOLTÀ

UNA POESIA

 

ANDATA E RITORNO

 

Un Amico che vuole mantenere l’anonimato, ha inviato questa poesia che ha due percorsi di lettura.

Nella consapevolezza che tutti abbiamo avuto o possiamo avere momenti di difficoltà nella nostra esistenza, Il Bosco la propone alla nostra attenzione affinché possiamo interpretarne le parole ed esprimere il nostro pensiero.

 

 

 

   

LA POESIA

Oggi è la giornata più brutta di sempre

e non provare a convincermi che

c’è qualcosa di buono in ogni giorno

perché, se guardi da vicino,

il mondo è un posto piuttosto malvagio.

Anche se,

un po’ di gentilezza ogni tanto traspare

la soddisfazione e la felicità non durano.

E non è vero che

Sta tutto nella testa e nel cuore

perché

la vera felicità si ottiene

solo se la propria condizione è elevata.

Non è vero che il bene esiste

sono sicuro che sei d’accordo che

la realtà

crea.

Il mio atteggiamento

è tutto fuori dal mio controllo

e nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che

oggi è stata una bella giornata.

E adesso leggete la poesia

dal basso verso l’alto…

 

 

LA POESIA CAPOVOLTA

Oggi è stata una bella giornata.

E nemmeno tra un milione di anni mi sentirai dire che

è tutto fuori dal mio controllo

Il mio atteggiamento

crea

la realtà.

Sono sicuro che sei d’accordo che

non è vero che il bene esiste

solo se la propria condizione è elevata

la vera felicità si ottiene

perché

sta tutto nella testa e nel cuore.

E non è vero che

la soddisfazione e la felicità non durano.

un po’ di gentilezza ogni tanto traspare

anche se,

il mondo è un posto piuttosto malvagio.

Perché, se guardi da vicino,

c’è qualcosa di buono in ogni giorno

e non provare a convincermi che

oggi è la giornata più brutta di sempre.

 

É INIZIATA LA FINE DEL MONDO?

   

È INIZIATA

 

LA FINE DEL MONDO

   

È LA FINE DEL MONDO

in MAROCCO per le persone coinvolte dal distruttivo terremoto del 9 Settembre che conta tremila vittime e migliaia di dispersi per cui il numero è destinato ad aumentare man, mano che procedono i tentativi di salvataggio da parte dei soccorritori che operano persino a mani nude nella speranza di salvare possibili sopravvissuti e procedere nell’opera umana e sanitaria di recuperare le salme dei malcapitati.

È un lavoro immane effettuato con pochi mezzi e, considerando le proporzioni dei danni provocati dal sisma, probabilmente non si riuscirà ad avere neppure il numero esatto dei periti.

 

 

È LA FINE DEL MONDO

In LIBIA per i disastri provocati dall’uragano Daniel che ha spazzato via due dighe generando enormi allagamenti di acqua e fango che hanno inghiottito interi quartieri abitati, provocando migliaia di morti.

Al pari si contano anche migliaia di dispersi per cui il numero dei morti è destinato a salire.

 

A fine Agosto è stata la FINE DEL MONDO in FLORIDA per il devastante ciclone Idalia, con venti che hanno superato i 200 Km/orari. La tempesta ha provocato ingenti danni e inondazioni. Decine di migliaia di persone sono rimaste senza energia elettrica e i danni sono stimati in miliardi di dollari.

 

GUERRA RUSSIA- UCRAINA

È la FINE DEL MONDO per tutti, militari e civili, che subiscono gli effetti distruttivi delle armi: missili, droni, bombe, usate da una e dall’altra parte nel conflitto tra i contendenti.

Pur consapevoli dei mali insiti della guerra, non si riesce a trovare l’incontro e il dialogo tra i contendenti per arrivare alla soluzione, anzi anche i paesi non coinvolti direttamente, alimentano la continuazione delle ostilità con la fornitura di armi e mezzi bellici dall’una e dall’altra parte.

Tutti vogliono ostinatamente vincere, pur sapendo che nelle guerre non ci sono mai vincitori ma solo perdenti perché alla fine è tutto da rifare e ricostruire. Unica cosa certa sono le vittime umane e il dolore del lutto per chi è rimasto. Mamme, mogli e bambini che piangono la perdita dei loro cari per una causa che non capiranno mai.

 

Nella notte un migliaio di clandestini sbarcano a Lampedusa, 10 barconi raggiungono l' Isola. Nella foto un barcone carico di migranti arriva al porto

 

MIGRANTI

È LA FINE DEL MONDO per le migliaia di migranti oppressi, che per cercare di risolvere il problema vita, raccolgono le poche cose che possiedono e si avventurano ad attraversare, senza mezzi, decine di chilometri di deserto per raggiungere la costa e potersi imbarcare negli improvvisati barchini della speranza che poi naufragano in mezzo al Mediterraneo generando migliaia di morti senza nome e senza tomba.

Quando si riesce ad essere salvati in qualche modo e si raggiunge Lampedusa, ci si trova in un’altra situazione drammatica di sovraffollamento che è sempre più difficile gestire.

Il fenomeno migranti è diventato ormai un problema europeo e le organizzazioni italiane stanno facendo del loro meglio in attesa degli interventi dell’Europa che invece continua a tergiversare, respingere e perdere tempo.

 

   

Possiamo considerare episodi da FINE DEL MONDO anche la situazione creatasi in AFGHANISTAN con le terribili conseguenze sulla vita delle donne: violenze, sottomissioni, matrimoni forzati, limitazioni al lavoro e all’accessi all’istruzione. Insomma, assoluta mancanza di libertà.

Moltissime famiglie sfollate vivono in condizioni di estremo bisogno, non hanno rifugi sicuri e mancano di assistenza, cibo e medicinali.

   

Non dimentichiamo, infine l’eterno conflitto tra PALESTINESI ed ISRAELIANI… ed altri conflitti etnici territoriali sparsi nel mondo.

Sono tutti episodi  da FINE DEL MONDO pure questi.

   

Questa, a grandi linee, è la situazione del Mondo nel quale stiamo vivendo. Ma è possibile che con tutta l’intelligenza, conoscenza e cultura che l’Homo Sapiens Sapiens dichiara di avere, non sia capace di trovare le soluzioni che portino alla convivenza civile tra gli essere umani e invece continua a voler prevaricare, sopraffare e dominare sui propri simili, senza rendersi conto che in tal modo raggiunge solo l’obiettivo di distruggere sé stesso e l’ambiente nel quale sta vivendo?

 

L’ULTIMO AMORE

 

L’ULTIMO AMORE

   

Il cielo lentamente rischiarava,

le stelle ad una ad una si spegnevano

la notte cedeva lo spazio all'alba

che annunciava ad Est il nuovo giorno.

L’aria emanava la salinità del mare

l’astro nascente inviava i primi raggi

a scaldare la sabbia umida

intorpidita dalla fredda notte.

La stridula voce dei gabbiani

si univa al mormorio delle onde

che si adagiavano sulla battigia

e rientravano verso il mare.

Un panorama di colori

e una sinfonia di suoni

creavano attorno

un ambiente di sogno e magia.

Io, solitario mattiniero,

ero lì con il pensiero assente

incapace di ammirare lo spettacolo

e ascoltare la sinfonia della natura.

Il pensiero vagava lontano…

ritornava a quell’amore improvviso

che aveva risvegliato sensi dormienti

in quel breve periodo di fine Estate.

Sono stati giorni di inaspettata felicità

durata poco ma vissuta con intensità.

Poi sei partita, e…

... aspetto il tuo ritorno.

Mio ultimo amore, grazie

per quanto mi hai donato.

   

Cuore solitario

   

 

SUSSURRI D’AMORE di Maria Licy

       

SUSSURRI D’AMORE

 

Ecco la sua bocca

si avvicina al tuo orecchio,

senti il suo alito caldo

e lui sussurra: "Ti amo"

 

Questo leggero alito

ti penetra dentro,

piano, piano ti invade,

il cuore inizia a battere veloce.

 

Il sangue arriva al viso,

e lo fa arrossire di piacere,

 ti tremano le gambe dalla felicità,

il mondo intorno a te cambia colore.

 

            ..

     

Ti sembra di volare,

ti sembra di sentire

 

 

suonare le campane

e tutto questo

per un semplice sussurro d’amore.

             

MISTERI DEL MONDO ANIMALE

     

UNA STORIA DI ANIMALI

QUASI UMANA

 

Un’Amica mi ha inviato questa storia che mi ha destato emozione per cui, consapevole che i lettori del Bosco hanno sempre dimostrato amore e rispetto per gli animali, ne propongo la lettura non solo per diletto ma anche per conoscere il vostro parere.

Grazie per la cortese attenzione.

 

...

     

Enzo Maiorca

   

La storia vissuta dal famoso sommozzatore italiano, Enzo Maiorca è raccontata da Nazzarena Bernardi.

     

Enzo Maiorca si stava immergendo nel mare caldo di Siracusa e parlava con sua figlia Rossana che era sulla barca.

Pronto a immergersi, ha sentito qualcosa colpire leggermente la schiena, si è girato e ha visto un delfino, ha capito allora che non voleva giocare ma esprimere qualcosa.

L' animale si è immerso e Enzo lo ha seguito.

A circa 12 metri di profondità, intrappolato in una rete abbandonata, c'era un altro delfino.

Maiorca è risalito, ha chiesto alla figlia di raccogliere i suoi coltelli da sub. Enzo e la figlia si sono immersi e in pochi minuti sono riusciti a liberare il delfino che allo stremo delle forze è riuscito ad emergere, emettendo un “grido quasi umano′′ (così ha descritto Maiorca).

Un delfino può resistere sott'acqua fino a 10 minuti, poi annega.

Il delfino liberato, ancora stordito, è stato controllato da Enzo e Rossana alla presenza dell'altro delfino.

Poi arrivò la sorpresa: Era una delfina, che in pochi minuti, diede alla luce un cucciolo.

   

Il maschio li ha circondati e, fermandosi davanti ad Enzo, gli ha toccato la guancia (come fosse un bacio), un gesto di gratitudine... e si sono allontanati.

Enzo Maiorca ha terminato il suo intervento dicendo:

“Finché l'uomo non impara a rispettare e a dialogare con il mondo animale, non potrà mai conoscere il suo vero ruolo su questa Terra"

     

     

MUSICA post di Maria Licy

   

MUSICA

   

Quando vi dico la parola musica a cosa pensate?

Certamente alla musica che viene prodotta da uno strumento, come il pianoforte, un violino, una chitarra ecc.

   

É vero sono suoni piacevoli, ma sono suoni artificiali, mentre la vera musica è ciò che sentiamo ogni giorno e ce la dona la natura.

 

É musica quella che produce il vento,

quando fa stormire le fronde degli alberi.

 

É musica, la pioggia che cadendo sui tetti

e sulle foglie, mi concilia il sonno.

É musica lo scrosciare di un ruscello

che placidamente scende a valle.

 

É musica il rumoreggiare del mare,

basta ascoltarlo,

perché dà una musica leggera,

che è il fruscio delle onde

che lambiscono la riva,

va in crescendo quando è agitato.

 

 

É musica il canto di un uccellino,

che felice ha trovato delle briciole di pane.

 

Tutto ciò che ci circonda è musica,

basta saperla ascoltare.

     

FESTIVITÀ DI MEZZA ESTATE

È tempo di ferie, Buon Ferragosto per tutte e tutti, per chi è a casa o in vacanza proponiamo la lettura di questa simpatica filastrocca che è un revival di un lavoro di Giuseppe che si adatta perfettamente a questa giornata festiva di mezza Estate.

Un particolare saluto e un augurio sincero per tutti: Amiche ed Amici

del Bosco e di Eldy.

 

 

 

PRANZO DI FERRAGOSTO

   

É arrivato Ferragosto

sia in casa che in campagna

sia al mare che in montagna

con un fritto o con l’arrosto.

Olio extra vergine d’oliva

 

Pinzimonio di contorno

extra vergine d’oliva

sale e pepe che ravviva

tutto ciò che trova intorno.

 

Pecorino sardo

 

Sia nel piatto che in tegame

gamberoni e salamini

pecorino e salatini

di sapori un bel legame.

   

Arista di maiale arosto

Ho aspettato, a bella posta

proprio il giorno della festa

per vuotar tutta le cesta

e gustarmi l’aragosta.

 Aragosta alla catalana

Non so ancora come farla

c’é la pentola che bolle

catalana con cipolle

devo andare a cucinarla.

 

Pane carasau

 

Con sapori di Sardegna

pane fresco o carasau

forse è meglio guttiau

cucinato tutto a legna.

 

 Gamberoni

Ma che grande delusione

l’aragosta è solo un sogno

è un pranzo del bisogno

giusto per consolazione.

 

 Zucchine ripiene

 

Son zucchine e melanzane

son patate e peperoni

anche quelli sono buoni

olio, sale e un pò di pane.

L’importante è la salute

e un buon bicchier di vino

c’é con me l’amico pino

che sa regger le bevute.

 

Cannonau o vermentino

vernaccia o malvasia

torbato, monica o quel che sia

l’importante che sia vino.

Cannonau di Sardegna

 

Vino d’uva naturale

invecchiato oppur novello

noi beviamo sempre quello

senza acqua minerale.

 

Quella proprio non la bevo

io dell’acqua sono astemio

se volete darmi un premio

un fiasco doc, volentieri lo ricevo.

Frutta e verdure

Ho vuotato la mia brocca

quel che avevo io vi ho dato

so che almeno ci ho provato

con questa breve filastrocca.

 Spaghetti al dente

 

con le vongole

Dimenticavo la pastasciutta

con un gusto sopraffino

aglio, olio e peperoncino

me la son mangiata tutta.

   Fritto misto

 

A voi cos’é rimasto

quasi niente e si riinizia

per tenere l’amicizia

prepariamo un altro pasto.

 Insalata mista

Ora voglio andare in ferie

sono stanco anche di dentro

mi riposo e mi ritempro

poi inizio un’altra serie.

 

La torta della nonna

e per finire in bellezza

non potevano mancare i

 

e il digestivo finale

 

a vostra scelta Amiche ed Amici

 

 

 

   

EMERGENZA INCENDI BOSCHIVI

   

EMERGENZA INCENDI BOSCHIVI

 

È arrivata l’Estate e, puntualmente, come tutti gli anni, ricompare la tragedia degli incendi boschivi, non solo nelle regioni italiane, ma in tutto il mondo.

Come se non bastassero le devastanti calamità metereologiche, ci si mette pure la mano vandalica dell’uomo con gli incendi dolosi per completare il danneggiamento dei boschi e delle nostre bellezze arboree naturali.

   

I Media riportano spesso la cronaca di incendi che hanno mandato in cenere migliaia di ettari di vegetazione, annientato la fauna naturalistica stanziale, decine di greggi di ovini, intere mandrie di bovini, bruciando stalle e ovili frutto del lavoro di una vita e rischiando di mietere vittime umane perché il fuoco devastante e inarrestabile non si ferma davanti a niente arrivando fino ai centri abitati e costringendo intere famiglie a lasciare la propria casa per cercare riparo lontano dal fuoco.

   

Per la maggior parte si tratta di incendi dolosi, appiccati da incoscienti piromani che ogni anno, puntuali, colgono l’occasione dei venti favorevoli e innescano il fuoco per l’insensato gusto di distruggere.

Ma dietro l’atto vandalico si nascondono indubbiamente pure interessi di altra natura:

  • Recuperare aree per i pascoli;

  • Acquisire nuove zone da destinare all’edilizia abitativa e turistica;

  • Vendette personali verso i proprietari dell’area… per causare un danno economico con la distruzione di sugherete ed altre colture di reddito;

  • Incendi casuali dovuti ad incuria o disattenzione sono più rari ma ci sono anche quelli: basta un mozzicone di sigaretta buttato a caso sulla sterpaglia secca riarsa dal sole e il gioco è fatto. Occorre molta attenzione su quello che facciamo inavvertitamente, basta un niente per causare disastri irreparabili.

Sebbene per legge esista una disciplina vincolistica delle terre percorse dal fuoco che devono essere destinate alla riforestazione, anche questo può essere motivo di business per chi è interessato, per cui si rischia il classico detto del cane che si morde la coda.

1515

 

Il 1515 è un servizio di Pronto Intervento del Corpo Forestale Italiano che dal 1° Gennaio 2017 è stato unificato con l’Arma dei Carabinieri.

É attivo 24 ore su 24, su tutto il territorio nazionale.

Si avvale di 15 Sale Operative regionali e di una Centrale Operativa nazionale con sede presso la Direzione Generale di Roma.

In caso di incendio boschivo, per consentire interventi rapidi ed efficaci, l’utente deve ricordarsi di:

  • mantenere sempre la calma e parlare con chiarezza;

  • indicare con la maggior precisione possibile la località precisando la provincia ed il comune dell'area che sta bruciando;

  • segnalare se sul posto vi sono già delle persone che stanno provvedendo a spegnere le fiamme;

  • non riagganciare fino a che l'operatore non lo dica, o non abbia ripetuto il messaggio.

Quest’anno sono stati ulteriormente aumentati e aggiornati i mezzi di soccorso antiincendio.

È importante tener presente che la sorveglianza non è mai abbastanza e non può arrivare con immediatezza dappertutto.

 

Anche quando la segnalazione è tempestiva, i tempi di intervento, sebbene immediati, non possono essere in tempo reale. Ci sono i tempi organizzativi, ovvero allertamento delle Squadre Antincendio, Vigili del Fuoco, Elicotteri e Canadair attrezzati per lo spegnimento.

 

Il fuoco, una volta partito, non aspetta… fa la sua opera distruttiva favorito dal vento che i piromani, con le previsioni metereologiche, hanno avuto l’accortezza di cogliere il momento più favorevole.

Sembra che tutto gioca a favore di chi vuole distruggere e i soccorritori hanno un’opera immane da svolgere.

   

Purtroppo, spesso sono state registrate vittime pure tra i soccorritori e addetti ai lavori, per cui è estremamente necessario intervenire più velocemente possibile.

Auguriamoci una Buona Estate sperando senza incendi.

Un saluto per tutte

le Amiche e Amici boscaioli.

 

 

     

É ARRIVATO LUGLIO, IL BOSCO VA IN FERIE

   

SI, ANCHE

   

HA BISOGNO

 

DI UNA PAUSA

Sono ormai quindici anni che il Bosco continua ininterrottamente a pubblicare i post per il diletto di tutti, ma ultimamente è sembrato di capire che siano emersi segnali di stanchezza.

Sono diminuiti gli autori e pure i lettori per cui sono calati notevolmente anche i commenti.

A questo punto, d’intesa con i componenti della Redazione, riteniamo necessaria una pausa di riposo.

Non c’è l’intenzione di chiudere il blog ma solo di concederci un breve periodo di relax per recuperare le forze e poter ripartire poi con nuovo brio.

Alle Amiche ed Amici, boscaiole e boscaioli, rivolgiamo l’invito a partecipare ciascuno con un proprio lavoro, una poesia o un racconto, oppure, in via subordinata, con un suggerimento o un consiglio su quali argomenti vorrebbero fossero trattati nel Bosco.

Si ricorda che nel Bosco è previsto un compendio di Rubriche, cioè:

 

 

Il Bosco non ha porte e l’ingresso è sempre libero non solo che chi viene per leggere, per un saluto o una rilassante passeggiata ma soprattutto per chi vuole partecipare e collaborare.

 

Buone ferie per tutti e a presto ritrovarci.

 

     

         

FARFALLE poesia di Maria Licy

   

FARFALLE

         

È giunta la bella stagione,

il sole risplende,

la natura si risveglia

con mille colori,

tu meravigliata

ti guardi intorno.

 

Fra tante cose stupende

noti le farfalle:

alcune bianche,

altre variopinte,

altre gialle.

 

 

Volano lievi e felici

posandosi su ogni fiore,

quasi una carezza

come dono d’amore.

Le ali brillano al sole

evidenziano ogni colore,

sono splendide.

 

Battiti d'ali silenziosi,

impercettibili,

non le senti arrivare,

le vedi solo

quando si appoggiano sui fiori.

 

Nessun pittore

saprebbe mescolare

così bene i colori però,

come tutte le cose belle

durano poco.

 

La bellezza è effimera

e con il tempo svanisce

ma resta il ricordo

del bello vissuto.

 

             

L’ABBANDONO DEGLI ANIMALI post di Nembo

 

Post di Nembo     

ABBANDONO ANIMALI

 

Arrivano le vacanze, l’estate non è sempre la stagione migliore per gli animali domestici e, di

conseguenza la storia si ripete con questo fenomeno incivile come ogni anno, secondo una stima ogni anno tra cani e gatti, vengono abbandonati circa 130.000 animali domestici e l’80% di questi muore per incidenti, fame o altro, mentre il restante è destinato a vivere in un canile con tutte le conseguenze che ne conseguono.

Questi nostri amici a 4 zampe sono stati abbandonati da coloro di cui si fidavano ciecamente e con cui avevano condiviso giornate più o meno indimenticabili,

Un dato terribile di abbandono già con i primi ponti che abbiamo avuto nei mesi passati.

L’abbandono degli animali è un reato e in base all'Art.727. C.P (Abbandono di animali). Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 €uro.

     

Più grave è il maltrattamento legge 189/04 ( art. 544 C.p. in agg.al 1° comma della legge) Può essere punito con l’arresto fino a 3 anni o con l’ammenda sino a 30.000 Euro.

 

Se assisti a un caso di abbandono fai sentire la tua voce, e denuncia alle autorità giudiziaria competente (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Municipale-Locale, Forestale, ecc.) i colpevoli di tale atto sono da condannare perciò, bisogna raccogliere tutti gli elementi possibili necessari ad individuare i responsabili (Targa del mezzo, località, ora, tipo di veicolo, meglio se si può filmare) così facendo si contribuisce a far applicare le sanzioni previste di legge e, a fermare gli abbandoni.

 

 

Gli animali va ricordato che loro per noi sono un pezzo della nostra vita, mentre noi per loro siamo la loro vita.

Ogni anno in Italia vengono abbandonati 80.000 gatti e 50.000 cani e questo trend raggiunge uno dei suoi picchi proprio in estate, durante le vacanze.

     

MISERIA E ONESTÀ PERDUTA

   

MISERIA ED ONESTÀ PERDUTA

Questa è una vecchia storia di due amici, una vicenda di quando nelle nostre tasche c’era ancora la Lira e non avevano  inventato le carte di credito, le prepagate e i bancomat ma per brevità la racconto come fosse storia di oggi e quindi ho fatto la conversione in euro.

I DUE COMPARI

 (Il ricco e il povero)

Si conoscevano da ragazzi, due vite parallele ma con destini diversi: Marco che si era affermato nella vita, viveva con una discreta agiatezza, tale da essere considerato “ricco” mentre Gianni che continuava la sua battaglia quotidiana per cercare di guadagnarsi il pane era considerato “povero”.

In effetti era proprio così uno ricco e uno povero ma questo non impediva che fossero sempre in grande e fraterna amicizia, anzi erano diventati pure compari perché Marco aveva tenuto a battesimo il primogenito di Gianni.

Gianni sapeva che in caso di necessità poteva sempre rivolgersi all’amico fraterno. Così avvenne che un giorno andò a chiedere un piccolo prestito all’amico Marco.

“Compà, il lavoro scarseggia, sono in ristrettezze, devo pagare la bolletta della luce e non so come fare, se puoi aiutarmi” Marco rispose: “Certo, ci mancherebbe, quanto ti serve?”. Gianni non fece in tempo a pronunciar parola che Marco continuò: “Vedi quel mobile, vai, apri il primo cassetto in alto e prendi quanto ti serve”. Gianni aprì il cassetto indicatogli dal compare e si meravigliò di trovarlo pieno di biglietti di ogni taglio, 50, 10, 20, 100 e anche 200 €uro, spiegazzati e messi alla rinfusa tale da colmare completamente il cassetto.

Gianni prese quattro biglietti da 50 e rivolgendosi all’amico disse: “Compà, duecento euro ho preso, restituisco appena posso, grazie”. - “Stai tranquillo” risponde Marco, “Vieni, bevi, ho versato anche per te” e sorseggiarono insieme un paio di bicchieri di buon vernaccia stagionato di quattro anni.

Passò un pò di tempo e Gianni, riaggiustate le sue finanze, tornò da Marco a ripianare il debito: “Ecco compà, son venuto a riportare quanto dovuto” e tese la mano con i soldi verso l’amico che gli disse “Vai rimettili dove li avevi presi.” Gianni così fece notando che in quel cassetto continuava a regnare una grande confusione con biglietti di ogni taglio e monete sparpagliati alla rinfusa.

Con gli alti e bassi delle economie di Gianni, lavorante a giornata e in continuo precariato, le richieste di aiuto all’amico Marco si ripetevano periodicamente, vuoi per l’acquisto di una bombola di gas, oppure per il corredo scolastico del figlio che andava alla scuola media ecc.

Gianni umilmente chiedeva e Marco bonariamente prestava e ancora Gianni, appena poteva, restituiva. Il sistema era sempre lo stesso: Alla richiesta di Gianni, Marco rispondeva “Vai, sai dove sono, prendi quanto ti serve “e all’atto della restituzione “Vai, rimettili dove li hai presi”. I soldi erano lì, sempre sparpagliati alla finfusa in un cassetto pieno e Gianni pensava che Marco forse non sapeva neppure quanto possedeva in totale. Con l’umiliazione di dover chiedere sempre, la tentazione era forte e una volta, all’atto della restituzione, Gianni fece finta di rimettere a posto la somma avuta in prestito ma in realtà si tenne i soldi in tasca.

Passò del tempo e Gianni ebbe ancora bisogno di ricorrere all’amico per un urgente bisogno di denaro. Costernato si presentò da Marco che come al solito rispose “Vai, sai dove sono, prendi ciò che ti serve”. Gianni aprì il cassetto e lo trovò vuoto: “Compà ma qui non c’è niente” disse, al che Marco rispose : “Se non c’è niente vuol dire che l’ultima volta non li hai rimessi, se li avessi rimessi li avresti trovati.”

Una bella amicizia che durava da una infinità di anni si era irreparabilmente rovinata.

Valeva la pena rovinare una bella amicizia per pochi soldi?

L’onestà, forse, ripaga sempre.

Lucio Anneo Seneca,  (4 a.C.– 65 d.C.)

Il grande filofo latino una volta disse:

«Finchè vivi, continua ad imparare come si vive»

Massima di grande saggezza valida in tutti i tempi.

Buona Domenica Amiche ed Amici.

 
 
 

UNA STORIELLA DIVERTENTE

UNA STORIELLA DIVERTENTE

È una storiella che ho ricevuto da un’amica che voleva farmi sorridere…

A me è piaciuta, spero anche a voi

Una donna rientra a casa e trova il marito a letto con una bella e giovane ragazza.

     

“Porco schifoso” Gli grida la donna, “Come hai potuto farmi questo”.

“Una moglie fedele, la madre dei tuoi figli! Ti lascio immediatamente, chiederò il divorzio”

E il marito: “Ehi un momento, lascia che almeno ti spieghi una cosa…”

Lei: “Va bene, tanto queste saranno le ultime tue parole che ascolto…”

Lui comincia: “Stavo entrando in macchina per venire a casa quando si è avvicinata questa ragazza e mi ha chiesto un passaggio. Sembrava smarrita, impaurita e indifesa; mi ha fatto compassione, così l’ho fatta salire in auto. Ho notato che era molto magra, mal vestita e assai sporca.”

“Mi ha detto che non mangiava da tre giorni. Così, preso dalla compassione l’ho portata a casa e le ho scaldato gli involtini di carne che avevo preparato per te ieri sera, quelli che tu non hai mangiato per non mettere su peso. Beh, li ha divorati in un istante.”

 

“Visto che era sporca l’ho invitata a farsi una doccia e mentre era in bagno ho visto che i suoi abiti erano lerci e pieni di buchi: li ho buttati via.”

“Dal momento che aveva bisogno di vestirsi, le ho dato i tuoi jeans di Armani di qualche anno fa che tu non metti perché ti sono diventati stretti.” Le ho dato anche l’intimo che avevo comprato per il tuo compleanno ma che tu non indossi perché dici che ho cattivo gusto.

“Le ho dato anche quella camicetta sexy che mia sorella ti ha regalato a Natale che non metti per farle un dispetto, e anche quegli stivali che avevi preso in quella costosa boutique ma che non portavi perché in ufficio una ne aveva un paio uguali…”

   

A questo punto, l’uomo tira un lungo sospiro e continua:

“Mi era così grata per la mia comprensione e aiuto che mentre l’accompagnavo alla porta, mi si è rivolta in lacrime e mi ha chiesto:

“Non c’è qualcos’altro che tua moglie non usa più?”

   

2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA post di Nembo

   

FESTA DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Oggi festa del 02 Giugno all'insegna del Tricolore che idealmente abbraccia tutti gli italiani.

   

Questo dovrebbe essere il simbolo delle celebrazioni del 2 giugno.

   

Sarà una celebrazione necessariamente nel segno della ripartenza dopo i tragici fatti in Emilia e non solo, e della bandiera italiana che caratterizza il manifesto istituzionale dedicato a tutti gli italiani che sentono la Patria nel cuore e, esprimono un sentimento di appartenenza all’Italia, orgogliosi della sua storia e di quanto ha saputo costruire negli anni.

   

La Repubblica nacque il 2 giugno 1946: il referendum popolare indetto per scegliere la forma istituzionale dello Stato e per eleggere i rappresentanti dell’Assemblea Costituente segnò l’inizio della vita dell’Italia Repubblicana.

   

Pochi giorni dopo, il 28 giugno, veniva eletto il primo Presidente con il titolo di Capo provvisorio dello Stato ed iniziarono i lavori dell’Assemblea Costituente che il 22 dicembre 1947 approverà la nuova Costituzione.

 

STILE DI VITA post di Nembo

STILE DI VITA

(Dai più forza al tuo corpo)

La prima domanda di chi è la vita? Brown sostiene che se la medicina si prodigasse per i soggetti da zero a dieci anni così come si occupa degli ultimi dieci anni di vita delle persone, si potrebbe fare una straordinaria opera di medicina preventiva. In Europa i due terzi della popolazione adulta (oltre 15 anni) non raggiunge i livelli di attività fisica raccomandati al di là dei determinanti individuali e ambientali che possono favorirla o ostacolarla, le principali motivazioni emerse da un’indagine sono:

  • - la mancanza di tempo;

  • - la sensazione di inadeguatezza;

  • - la scarsa sicurezza dei luoghi in cui si potrebbe praticare attività fisica;

  • - il sentirsi stanchi al punto da preferire di dedicare il tempo libero al riposo;

  • - il sentirsi già sufficientemente attivi.

A ciò si aggiunge che il contesto sociale non incentiva adeguatamente la pratica dell’attività fisica tra le classi sociali meno abbienti, nei soggetti affetti da disabilità fisiche e psiche e negli anziani.

 

Il risultato finale di questa complessa situazione è che l’inattività fisica è causa di invalidità e di malattie croniche (obesità, patologie cardiovascolari, diabete e tumori al colon, al seno eccetera) comportando enormi costi sociali. Il costo annuale dell’inattività fisica è stato stimato tra i 220 e i 440 Euro a persona all’anno e costituisce, il fatto, una nuova tassa per l’intera comunità.

Migliorare lo stile di vita è un importante obiettivo comunitario che richiede complesse strategie intersettoriali per riprogrammare l’ambiente sociale e rendere la pratica dell’attività motoria naturale e necessaria. Resta il dato che i professionisti della salute, appartenenti alle più svariate discipline, si trovano di fronte a nuove sfide diagnostiche e terapeutiche che riguardano lo stile di vita dei loro pazienti.

   

La promozione e lo sviluppo di uno stile di vita attivo è un obiettivo primario di salute e di civiltà, ma la possibilità di misurare contestualmente, in ciascun individuo, il dispendio energetico totale, del’attività motoria, sia di tipo spontaneo che programmato, nonché la durata dell’allenamento apre un nuovo orizzonte per valutare il nostro stile di vita e per far si che la nostra volontà di fare movimento diventi un effettivo strumento di prevenzione e di terapia. L’espressione motoria è espressione di qualsiasi attività muscolare atta a produrre un consumo energetico maggiore di quello a riposo per cui deve essere valutata nella sua globalità e non esclusivamente per quella parte che rientra tra le attività fisiche preparate.

Infatti la maggior parte delle attività motorie che incidono sul dispendio energetico e sullo stile di vita appartengono alle attività motorie spontanee che fanno da sfondo al tono generale della nostra vita sociale.

Inoltre, poiché l’attività fisica per la salute è quella attività di moderata intensità che acellerà il battito cardiaco e che accresce il metabolismo a riposo da 3 a 6 volte è importante valutare questa componente all’interno dello stile di vita complessivo del soggetto. Tutto questo per la nostra curiosità si misura in LAF (livello attività fisica) ovvero:

1- stile ipocinetico o attività molto leggera,

2- stile sedentario o attività leggera,

3 -stile attivo moderato,

4-stile attivo vigoroso.

Tutti questi parametri con vari calcoli si misurano con speciali apparecchi indossati per un periodo di tempo di osservazione per poi scaricarli e facendo dei calcoli (kcal- tempo attivo e a riposo -energia spesa-eccetera ) con apposite tabelle vi si visualizzano parametri confacenti per ogni individuo diagnosticando il giusto dosaggio di attività fisica.

Come valutare e caratterizzare dal punto di vista motorio a vari soggetti? E soprattutto qual è la soglia per indicare la giusta presenza delle attività moderate? L’indicazione è di praticare 30’ di attività moderata al giorno, che corrisponde ad esempio ad una passeggiata a ritmo sostenuto per 30’ a 5/6 Km/h. Nel caso si abbia la necessità di ridurre il peso altre indicazioni stabiliscono di praticare attività per 60-90 minuti al giorno.

Inoltre si sottolinea che livelli di attività superiori alla corsa o marcia o passeggiata, che coinvolgono anche forza fisica, destrezza, flessibilità, ottengono ulteriori benefici di salute. Lo stesso mantenimento del proprio peso normopeso risulta correlato ad un numero adeguato di passi:

Femmina;

  • età dai 18 ai 39 n° passi giornalieri - 12.000
  • “ “ “ 40 - 49 n° passi giornalieri - 11.000
  • “ “ “ 50 - 59 n° passi giornalieri - 10.000
  • oltre anni 60 n° passi giornalieri - 8.000

Maschio:

  • età 18-50 passi giornalieri n° 12.000-
  • oltre anni 51 passi giornalieri 11.000.

Tali attività spontanee, che caratterizzano molti soggetti attivi, sono stati definiti non a rischio.

  Anche il sonno è uno stile di vita, alcuni riferimenti:

  • Ridotto = 5h,
  • Sufficiente = 5-7h,
  • Adeguato = 7-9h,
  • Prolungato = 9-11h,
  • Molto prolungato =11h.

L’ essere umano è caratterizzato non solo di forza, capacità e potenzialità stupende ma anche del limite e dalla fragilità che richiedono attenzione e cura di noi stessi.

 

 

PRIMA GUERRA MONDIALE

     

PRIMA GUERRA MONDIALE

 

Oggi si ricorda l’anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale 24 maggio 1915. Conflitto conosciuto anche con il nome guerra italo-austriaca.

L’Italia entra in guerra a fianco di Francia, Gran Bretagna e Impero russo.

Dal Forte Verena, sull’Altopiano di Asiago, parte il primo colpo di cannone verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena.

 

L'Italia entra in guerra

   

L’Italia inizia ufficialmente le operazioni militari della Prima Guerra Mondiale. Ai primi fanti del Regio Esercito che varcarono il confine il 24 Maggio 1915, è dedicata la prima strofa della “La canzone del Piave

Dopo alterne vicende sotto il comando del Generale Luigi Cadorna, malgrado innumerevoli atti eroici delle forze armate italiane, si arrivò alla disfatta di Caporetto (24 ottobre 1917).

 

Infermeria di campo per il primo soccorso ai feriti

 

Solo dopo parecchie settimane l’Esercito Italiano riuscì a ricomporre una linea difensiva lungo il Piave, resistendo valorosamente ai nuovi attacchi sia sul Piave che sul Monte Grappa, impedendo l’accesso dei nemici alla Pianura Padana.

Dopo tale vicenda il Comando supremo fu affidato al Generale Armando Diaz, che si dimostrò più attento alle condizioni morali e materiali delle truppe e rassicurato dal clima di coesione politica nazionale, poté rafforzare lo schieramento sul Piave riuscendo a respingere, dopo furiosi combattimenti, un nuovo attacco austriaco (giugno 1918).

Dal 24 ottobre al 3 novembre 1918 gli italiani passarono al contrattacco, sfondando le difese dell’esercito austriaco che fu sconfitto nella battaglia di Vittorio Veneto. In pochi giorni furono liberate Udine, Trento e Trieste. Il 3 novembre a Villa Giusti (Padova) Italia e Austria firmarono l’armistizio che entrò in vigore il 4 novembre dello stesso anno.

 

LA CANZONE DEL PIAVE

Il Piave mormorava

Calmo e placido, al passaggio

Dei primi fanti, il ventiquattro maggio

L'esercito marciava

Per raggiunger la frontiera

Per far contro il nemico una barriera

 

Muti passaron quella notte i fanti

Tacere bisognava, e andare avanti

S'udiva intanto dalle amate sponde

Sommesso e lieve il tripudiar dell'onde

Era un presagio dolce e lusinghiero

Il Piave mormorò: "Non passa lo straniero"

………………

………………

 

   

IL BOSCO INCANTATO ieri e oggi

Questo post vuole essere un promemoria per noi stessi e per coloro che sono entrati più recentemente in Eldy per cui non conoscono interamente la storia del Bosco dalle origini.

   

Il Nostro Bosco Incantato !!

Scritto da Scoiattolina il 9 Settembre 2011

Facendo seguito al raduno di Eldy, tenutosi a Milano il 9 corrente, nel corso del quale il Bosco è stato rappresentato da

 

e

abbiamo il piacere di far conoscere a tutti gli Eldyani il breve compendio delle attività del Bosco e il metodo di lavoro che esso normalmente utilizza.

Troverete altresì una serie di cartoline realizzate per presentare le varie rubriche del Bosco.

Noi del Bosco abbiamo lavorato molto per rendere il blog gradevole e attraente: se ci siamo riusciti non sta a noi giudicare ma abbiamo raccolto il parere di diversi amici eldyani e siamo orgogliosi e contenti di sapere che il "nostro" Bosco viene sempre visitato con piacere e curiosità. Abbiamo curato la grafica, le immagini, i colori, ed il frutto di tutto ciò ci sembra sufficientemente simpatico e utile.

Certo, abbiamo ancora margini di miglioramento e ci impegneremo per costruire un Bosco sempre più bello e interessante. Quanto ai contenuti, abbiamo cercato di collegarci costantemente all’associazione madre, Eldy, e di strutturarci come un blog-giornale, attento a quanto ci succedeva intorno, pubblicando materiale di attualità e di riflessione.

Abbiamo lasciato a tutti la possibilità di intervenire, partendo preferibilmente da “pezzi aperti”, senza enunciazioni premeditate, che consentissero e facilitassero il commento e il dibattito

(che preferiamo chiamare dialogo).

Abbiamo aperto le porte a tutti e a quanti sono intervenuti abbiamo dato un riscontro positivo, che ha accresciuto, a nostro parere, il comune senso di socialità nell’ambito di Eldy. C’è stata qualche frizione con qualcuno ma essa è stata prontamente superata. Ci siamo organizzati in redazione, fatta di persone affiatate, senza invidie e desiderose di offrire “prodotti” bene accetti. Abbiamo considerato la sezione “commenti” un’occasione concreta di confronto e, di solito, abbiamo tratto da questa attività elementi di soddisfazione ed insegnamento. Abbiamo cercato costantemente materiale per le diverse rubriche: le ultime arrivate, di grande successo, sono

“Buona Domenica”

ed “Il libro del mese”.

Oltre a queste ricordiamo con piacere: Arte, Animali, Cucinare, Dediche e pensieri (molto apprezzata), Discutiamone (con riflessioni su politica ed economia, fatti importanti o emblematici, mondo femminile), Musica, Salute, Sondaggi e passatempi, Sport, Alla scoperta dell’Italia. In conclusione e sintesi, abbiamo condotto la nostra azione nel blog trattandolo come un vero e proprio giornale, cercando di stare sempre "sulla notizia", un blog gestito e curato da persone amiche e aperto ad un ventaglio di argomenti di interesse comune. Per il futuro del blog, non sappiamo ancora bene cosa fare, le idee ci sono e noi siamo abituati a dire poco ed agire quindi vi invitiamo a non perderci di vista e seguirci....

 

                     

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, sono venute a mancare tante validissime persone che conducevano il blog e altre che collaboravano alla redazione dei post.

Ricordiamo in primis Giovanna ed a seguire Sandra, Nadia, Nicoletta, Angelom, Franco…..

Tante  persone, dopo l’esperienza in Eldy, hanno trovato un loro spazio in altri siti o hanno creato un loro blog, ma siamo rimasti ancora oggi in buonissimi rapporti e non manchiamo di scambiarci saluti e confidenze. Grazie.

Sin dai tempi della gestione di Scoiattolina abbiamo subìto diversi attacchi da parte di persone invidiose delle belle cose che abbiamo sempre fatto… ma abbiamo resistito e siamo ancora qui più vivi che mai.

Nel frattempo sono arrivate altre buone firme che ancora collaborano saltuariamente con propri inserti, poesie e articoli.

Giusto ricordare Gabriella, Maria Licy, Lisa, Antonino, Giulio, Lucio e tanti altri e altre che ora non mi vengono in mente...

 

 

 

IL BOSCO INCANTATO

 

E` vero!

È un bosco magico,

ogni eldyano che lo visita

ne subisce il fascino e l’incanto.

Ne esce trasformato

nel corpo e nella mente

ritorna tra la gente

allegro e sorridente

a salutar parenti,

amici e conoscenti.

   

E` un ambiente ideale,

stimola la cultura,

la fantasia e l’estro artistico,

ci trasforma in musicisti

poeti e gran scrittori,

 

 

e in segreto vi dico

che manca poco

a diventar dottori.

 

 

 

Concludiamo con un pensiero di Thomas Dreier:

“Prima ancora di appoggiare il pennello sulla tela,

il pittore immagina mentalmente il suo quadro…”

Se pensate a voi stessi come a un quadro, che cosa vedete?…

Il disegno a cui pensate merita di essere dipinto?

   

MAMMA di Gabriella.bz

                     

HO SOGNATO LA MAMMA

Sei apparsa sul balcone,

terribili raffiche di vento ti scuotevano.

ti ho chiamata

hai rifiutato di entrare in casa,

mi hai guardata a lungo,

hai scosso il capo

in segno di diniego.

 

 

 

Sapevo che il vento

ti aveva sempre fatto paura,

mi chiedevo perché

volessi rimanere in quella bufera.

 

 

Ho avuto paura

che il vento ti portasse via,

non ricordavo che molti anni

fa mi avevi lasciata per sempre.

ti abbraccio ancora mamma.

   

 

É stato solo un sogno

ma il ricordo della mamma

è sempre vivo

nel cuore di ogni figlia

 

L’ATTESA poesia di Lisa

 

 

L’ATTESA

 

Passeranno le ore

ti vedrò arrivare

ritroverò il tuo sguardo,

la dolcezza del tuo sorriso.

 

Mi perderò nei tuoi occhi

quegli occhi che sanno guardare

ma che sanno vedere

ritroverò il tuo abbraccio

dove potrò perdermi senza paure.

 

 

Passeranno le ore

Il nostro Amore ci stordira'

di emozioni che terremo

nella pelle e nel cuore.

 

Passeranno le ore

passeranno troppo in fretta

te ne dovrai andare

ma conterò ancora le ore

per vederti tornare

perché sei il mio tutto,

perché sei il mio Amore.

 

   

FESTA DEI LAVORATORI

 

 

 

o meglio

 

Festa dei Lavoratori

   

La Festa del lavoro vuole ricordare la dura battaglia combattuta per lungo tempo per arrivare al riconoscimento del lavoro come diritto/dovere delle prestazioni fisiche dell’essere umano finalizzato al bene della collettività distinguendolo dalla costrizione al lavoro imposta agli schiavi in tutti i tempi della storia.

 

     

   

Risalgono al 19° secolo le prime manifestazioni degli operai nelle fabbriche industriali degli Stati Uniti d’America che chiedevano la riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore giornaliere.

Furono manifestazioni che portarono a scontri sanguinosi con numerose vittime tra i manifestanti e le forze dell’ordine chiamate per arginare le proteste degli scioperanti e reprimere gli assembramenti.

 

   

La prima legge che riconosceva l limite delle otto ore lavorative giornaliere fu approvata a Chicago nel 1866 ma entrò in vigore solo il 1° Maggio 1867 dopo una importante manifestazione alla quale parteciparono almeno diecimila persone.

Trascorsero molti anni e furono necessarie ancora tante manifestazioni operaie con la minaccia di scioperi ad oltranza, prima che anche gli altri stati del territorio americano si adeguassero con il riconoscimento dei diritti sanciti da tale Legge.

   

Fu una grande conquista se si pensa che fino a tale periodo i lavoratori non avevano diritti e lavoravano anche fino a 16 ore al giorno, in pessime condizioni ed erano frequenti le morti sul posto di lavoro.

Le manifestazioni per ottenere il riconoscimento di tali diritti si estesero in tutte le parti del mondo.

     

La scelta del 1° Maggio fu riconosciuta e accettata da tutti proprio per il riferimento agli avvenimenti di Chicago.

In Francia Il riconoscimento della Festa dei Lavoratori avvenne in occasione del Congresso Internazionale di Parigi del 1889 mentre in Italia venne ratificata solo due anni dopo.

 

Questa la sintesi delle conquiste dei lavoratori ma se guardiamo alla situazione del lavoro oggi ci rendiamo conto che le battaglie non sono finite.

 I processi di lavoro sono in continua e veloce evoluzione. L’avvento dell’informatica e della robotica mirata alla sostituzione del lavoro manuale porta alla riduzione dei posti fisici di lavoro sia nel settore maschile che in quello femminile.

   

Le nuove figure di lavoratori tecnologicamente avanzati fa invecchiare velocemente le professionalità precedenti portando alcune categorie di lavoratori ad essere considerati “vecchi” già alla soglia dei cinquant’anni e per di più si allunga l’età per il pensionamento.

   

Da qui la necessità dei corsi di aggiornamento, ma qui pare che siamo ancora indietro su questa prospettiva di adeguamento delle professionalità, ci sono dei costi e mancano le risorse con la conseguenza della precarietà del lavoro.

     

Altra nota dolente sono gli infortuni e le morti sul lavoro. Nel primo trimestre di quest’anno, in Italia, ci sono stati 196 infortuni mortali (sette in più dello stesso periodo dell’anno 2022 che in totale conta ben 1090 decessi per cause di lavoro).

Quando succede l’irreparabile viene subito nominata la commissione d’inchiesta per stabilire la dinamica e la responsabilità dell’occorso.

Si scopre spesso che non sono state rispettate le norme antiinfortunistiche che esistono e sono pure ben precise ma purtroppo nessuno ne controlla l’applicazione a priori.

 

Mi viene spontanea una domanda: Nell’ottica del meglio prevenire che curare non sarebbe più utileo istituire delle task force con l’incarico di controlli, magari a sorpresa ed a macchia di leopardo? Sarebbe un grosso deterrente al mancato rispetto delle norme e sarebbe utile per evitare molti incidenti sul lavoro.

Molti infortuni provocano la menomazione fisica dei lavoratori con successiva inabilità parziale o totale dell’individuo e conseguenti ridotte capacità lavorative e minore retribuzione.

Altro aspetto triste delle morti per lavoro sono le famiglie dove viene a mancare uno dei coniugi, marito o moglie e restano bambini orfani di un genitore.

Bè, prima di parlare di Festa del lavoro riflettiamo… c’è tanto ancora da fare e speriamo che si trovino soluzioni all’altezza delle esigenze umane dell’uomo, della donna e dei bambini.

Un sincero saluto alle Amiche ed Amici che mi hanno seguito fin qui, grazie.

 Buona Festa del Lavoro.

 

   

L I B E R T À

 

LIBER

.

Una parola che significa autonomia, libero arbitrio della propria volontà, indipendenza, facoltà di poter fare le proprie scelte e tanto ancora, ma naturalmente la libertà di un individuo o di un popolo termina dove inizia la libertà dell’altro, popolo o individuo. Ecco quindi che libertà significa soprattutto reciproco rispetto ovvero non dovrebbero esserci soggezioni, schiavitù, servitù, oppressioni, imposizioni di uno nei confronti dell’altro ecc.

La LIBERTÀ

pur essendo un DIRITTO,

non è mai un REGALO.

La Storia ci ha insegnato che la Libertà è stata sempre conquistata con grandi sacrifici e perdita di vite umane e una volta guadagnata costa tanto anche difenderla.

   

Anha Maria de Jesus da Silva

 

a noi nota come Anita Garibaldi.

Donna simbolo che ha dedicato la sua vita alla lotta per la libertà.

Ragazzina di indole ribelle e anticonformista per eccellenza aveva reagito fin da piccola alle insidie e difficoltà che le si erano presentate in un ambiente ostile e aveva imparato a difendersi senza indugio fin dalle prime occasioni.

Aveva incontrato Giuseppe Garibaldi, altro ribelle indomito per natura e si era unita a lui proprio per proseguire le lotte per la conquista della libertà.

Il resto della storia la conosciamo ma questa premessa vale per arrivare alla nostra Festa della liberazione.

     

LA FESTA DELLA LIBERAZIONE

Ufficializzata con la legge 260 del 27 maggio 1949, è un patrimonio di tutti gli italiani che vogliono ricordare la data del 25 Aprile 1945, giorno nel quale furono liberate le città di Milano e Torino dall’occupazione nazista e dal regime fascista della Repubblica di Salò.

   

Eravamo in piena resistenza dopo la Seconda Guerra Mondiale e con l’istituzione di questa ricorrenza si sono voluti ricordare i meriti delle organizzazioni partigiane che con la costante opera di resistenza, affiancando le Forze Alleate, hanno contribuito alla liberazione dell’Italia.

   

Anche questa storia la conosciamo e non mi pare proprio il caso di riportarla. Penso basti ricordare l’alto contributo delle perdite umane: 35.828 partigiani caduti, 21.168 partigiani mutilati e invalidi, 9.980 civili uccisi per rappresaglia sul solo territorio nazionale.

   

A queste perdite si aggiungono altri 32.000 resistenti, caduti all’estero, tra Dodecaneso, Grecia compresa Cefalonia, Albania, Montenegro, Jugoslavia e Francia; 16.176 militari morti nei campi di concentramento tedeschi, 40.082 uccisi fra deportati politici ed ebrei e 10.000 soldati caduti a fianco degli Alleati.

Consapevoli della nostra storia oggi riteniamo doveroso rivolgere un pensiero alle guerre che ancora si combattono nelle varie parti del mondo.

In particolare pensiamo al popolo ucraino che a seguito dell’invasione da parte della Russia sta combattendo strenuamente per difendere la propria terra e la propria LIBERTÀ.

Una guerra che conta già migliaia di morti tra militari, mercenari e civili, da una parte e dall’altra per cui ci auguriamo tutti che si arrivi presto alle trattative tra le unità contendenti ed alla PACE.

BUONA FESTA DELLA LIBERAZIONE PER TUTTI

     

   

Riceviamo da gugli21.fi:

e pubblichiamo nell'intento di far cosa gradita a tutti i simpatizzanti del Bosco:

25 aprile 1945

Ricorda, o cittadino, questa data

E spiegala ai tuoi figli

E ai figli dei tuoi figli

Racconta loro

Come un popolo in rivolta

Si liberasse un giorno

Dall’oppressione

E narra loro

Le mille e mille gesta di quei prodi

Che sui monti, nei borghi

e in ogni luogo

Sbarrarono il passo all’invasore

Né ti scordar dei morti

Né ti scordar di raccontare

Cos’è stato il fascismo

E il nazismo

E la guerra ricorda

Le rovine, le stragi, la fame e la miseria

Lo scroscio delle bombe

e il pianto delle madri

Ricordati di Buchenwald

Delle camere a gas,

dei forni crematori

E tutto questo

Spiega ai tuoi figli

E ai figli dei tuoi figli

Non perché l’odio e la vendetta duri

Ma perché ben sappian

quale immenso bene

Sia la libertà

E imparino ad amarla

E la conservino intatta

E la difendano sempre.

 

RISCOPRIAMO L’ITALIA – Post di Nembo

RISCOPRIAMO IL NOSTRO PAESE

   

La bella stagione si avvicina a passi di gigante, con la fine della scuola, i primi esodi per le vacanze arrivano, i motori delle idee per le ferie si mettono in moto, ma rimane sempre il dilemma di stare nel nostro paese o andare all’estero facendo anche due conti di quanto costa.

Incredibilmente le mete di svago degli italiani per chi se lo può permettere negli ultimi anni sono località al di fuori del nostro territorio nazionale, mentre dall’estero ci sono invidiati la limpidezza delle nostre acque isolane, i nostri parchi nazionali, i nostri riti, culture e tradizioni popolari.

Spiaggia rosa della Sardegna

   

 

     

Spaghetti alle vongole

 

 

                   

A volte   con amici e conoscenti ci sono state discussioni proficue che mi hanno edotto di esplorare nuovi ed affascinanti località la cui conoscenza mi era sfuggita o ne ignorassi l’esatta ubicazione geografica anche se ho girato molto nel nostro bel paese. Di questo ne faccio ammenda. Non posso però mancare di osservare come le mete di svago preferite siano località al di fuori del nostro suolo nazionale in periodo invernale e l’obiettivo di tali ”escursioni” non contempli affatto come meta principale osservazioni di riti, costumi e tradizioni dei popoli, ma abbia uno scopo di altra natura.

   

Merano - Castel Trauttmansdorff

     

Canederli alla Trentina

Sono rimasto sbalordito di come la nostra amata terra non presenti più quell’attrattiva che dovrebbe conservare, la varietà che essa ci offre eppure e ben visibile e non meno lo sono le diverse opportunità di svago, arricchimento culturale e splendore dei propri mari, laghi e, montagne.

Duomo di Milano

 

 

 

Antipasto all'italiana

       

 

Pure l’entroterra ci offre tante occasioni di rilassamento e momenti di approfondimento culturale, come chiese, monasteri, castelli che ci ricordano un passato lontano nel tempo. Nel mezzogiorno d’Italia poi il turismo è fonte primaria di investimento e meta d’arrivo per diversi stranieri che ammirano la versatilità dei bellissimi paesaggi presenti. Anche se ultimamente per l’incuria e il totale abbandono perpetuato da decenni dai vari amministratori succeduti nel tempo hanno permesso che questi straordinari paesaggi fossero in balia di cosche malavitose che hanno modificato l’ambiente con costruzionI abusive e altro.

Roma - Fontana di Trevi

 

         

Spaghetti alla carbonara

             

Molti Italiani invece preferiscono mete all’estero per varie ragioni, a volte perché costa meno, per moda perché anche i viaggi fanno tendenza, ricerca di qualcosa di nuovo, cercare uno stacco dal grigiore giornaliero politico, e altro ancora.

Vediamo anche perché invece restare in vacanza in Italia? Molti ancora si scambiano la casa che è una moda che da qualche anno coinvolge centinaia di Italiani. Se abbiamo la fortuna di avere posti magnifici in casa nostra, perché andare a cercare bellezze altrove?

 

Con Voi Eldyani se vi va scopriamo se è più conveniente rimanere nel nostro paese e perché, o cercare all’estero per fare la nostra vacanza.

Prenotate in tempo...

   

 

                   

AUGURIAMOCI UNA BUONA PASQUA

     

Da qualche tempo ormai stiamo vivendo in una situazione di apprensione continua che ci porta ad una profonda riflessione su quello che è stato il nostro modo di vivere fino ad oggi, proiettando il pensiero su come potrà essere il futuro non solo nostro ma dell’intera umanità sul pianeta Terra.

     

La pandemia del Coronavirus e parallelamente la guerra in Ucraina, le calamità naturali la carenza delle piogge con il conseguente drastica riduzione delle riserve d’acqua necessarie per le industrie e l’agricoltura, il riscaldamento globale che impone di risolvere in tempi brevi la riduzione delle emissioni di CO2, ci hanno dato una scossa portandoci improvvisamente ad una realtà inconsueta alla quale non avevamo pensato.

   

Solo a titolo d esempio vogliamo rammentare la situazione creata dal terremoto Turchia/Siria con oltre 50 mila morti, oltre 100 mila feriti e migliaia di famiglie rimaste senza casa e costrette a vivere sotto tende o rifugi temporanei e con grandissima difficolta nel poter disporre di cibo, medicinali e qualsiasi bene essenziale di prima necessità in un territorio già falcidiato da dodici anni di guerra.

Eventi che ci mettono nella necessità di rivedere il nostro modo di vivere con più responsabilità e comprensione verso noi stessi, verso gli altri e soprattutto nei confronti dell’ambiente nel quale viviamo: la nostra bistrattata Terra.

   

Auguriamoci che la Pasqua diventi un punto fermo per il cambiamento e ci porti ad una vera rinascita, alla liberazione da tutti i mali che ci assillano ed alla riconquista della Pace, alla serenità del cuore ed alla salvaguardia dell’ambiente per la vita.

                     

DOMENICA DELLE PALME

 

DOMENICA DELLE PALME

 

È la Domenica che precede la Pasqua e che vuole ricordare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme osannato dalla folla che agitava rami di palma in segno di saluto.

 

Ingresso di Gesù a Gerusalemme

Affresco di Lorenzetti nella Basilica di San Francesco d'Assisi

   

La benedizione delle palme è un rito particolare osservato non solo dalla Chiesa Cattolica ma anche da quella Ortodossa e da alcune Chiese Protestanti.

È un rito iniziato nel VII secolo e perdura ancora oggi con cerimonia solenne, celebrata nei sagrati delle chiese con i fedeli che reggono i rami di palma anche intrecciati artisticamente, uniti a rametti di ulivo simboleggianti la pace ed il celebrante nel pronunciare le parole di rito, asperge l'acqua santa per la benedizione.

 

Roma - Basilica Santa Croce in Gerusalemme

Melozzo da Forlì - Affresco Gesù benedicente

 

Domenica delle Palme è detta anche Domenica di Passione perché precede la crocifissione del Cristo e la Sua Resurrezione il giorno della Pasqua.

Dal 2019 e fino allo scorso anno , per le note limitazioni conseguenti al diffondersi della pandemia del Coronavirus, la benedizione delle palme non è avvenuta nel modo consueto ma si è effettuata durante la celebrazione delle Messe appunto nel giorno della Domenica delle Palme.

 

Crocette di palma

 

Quest’anno riprende nel modo consueto e può riprendere pure lo scambio delle crocette di palma e dei rametti d’ulivo com’è d’uso in molte regioni italiane.

In questo giorno, come tutti i giorni, rivolgiamo anche un pensiero per il ritorno alla Pace nel Mondo.

Un saluto per tutte/tutti.

         

GENITORI E FIGLI ♦ poesia di Lisa

   

GENITORI E FIGLI

La scorsa settimana abbiamo ricordato la Festa del Papà, guardando agli aspetti positivi della genitorialità e del rapporto padri e figli.

Purtroppo sappiamo che non sempre è così. Ci sono spesso i casi difficili e i dati statistici ci dicono pure che non sono pochi.

   

Pensiamo alle incomprensioni che frequentemente nascono tra genitori e figli, ma ancora di più vogliamo volgere l’attenzione alla situazione degli orfani, ovvero a quelle bambine e bambini che sono stati costretti, loro malgrado, a vivere la loro infanzia in un ambiente estraneo, neutro, senza l’insostituibile affetto dei genitori naturali, ovvero senza l’amore di una madre e un padre in seno all'unità della famiglia.

     

Pensiamo a quanto accaduto recentemente nel conflitto Russia / Ucraina ove centinaia di bambini e bambine, pare siano stati portati via dalle loro famiglie naturali e deportati lontano dalla loro terra per essere forzatamente affidati a genitori adottivi… che stato d’animo stanno vivendo questi piccoli e come sarà la loro vita futura?

   

Per tale increscioso evento si sono mosse le Organizzazioni Umanitarie internazionali e stanno operando per recuperarli e riconsegnarli alle loro famiglie d’origine.

Sono tragedie umane causate dal despotismo del potere che opprime la libertà e la pace dei popoli e dei singoli individui.

Questa premessa vuole essere propedeutica per la presentazione di una toccante composizione poetica inviataci dall’Amica Lisa che descrive in versi uno dei tanti casi vissuti o possibili nella vita

Nel ringraziare Lisa la propongo all’attenzione delle care lettrici e lettori del Bosco non solo per una valutazione personale ma anche per l’espressione di un pensiero di riscontro. Grazie.

   

 

PADRE

Ti perdo padre

ma perdo chi non ho mai avuto

eppure è un dolore straziante

perché non ci sarà più tempo.

 

Tempo per recuperare,

tempo per sperare

che quella bambina sola

possa riavere un padre.

 

Possa riavere

uno sguardo di stima

da quel primo amore

mai ricambiato

ma sempre sperato

e sempre cercato

in ogni uomo incontrato.

 

Addio papà

mi manchi già

anche se mai ti ho avuto.

     

ORA LEGALE 2023

 

ORA LEGALE 2023

   

Domani, ultima Domenica del mese di Marzo entra in vigore

L’ORA LEGALE.

Alle ore 2,00 di Domenica 26 Marzo le lancette degli orologi vanno portate avanti di un’ora, quindi abbiamo l’ora legale che dovrebbe restare in vigore fino all’ultima Domenica di Ottobre.

 

 

BUON CAFFÈ PER TUTTI

BOSCAIOLE E BOSCAIOLI

E ANCHE PER GLI ALTRI DI PASSAGGIO

   

19 MARZO – FESTA DEL PAPÀ

       

Auguri Papà / Auguri Babbo

Due parole che possono allargare il cuore di un papà e riempirlo di gioia.

Una vita frenetica oggi allontana padri e figli dalla unione intima della famiglia.

Nei primi anni delle scuole elementari, ricordo, si metteva, a tavola, sotto il piatto del papà, la letterina di auguri fatta scrivere a scuola dalla maestra, e si attendeva con ansia il momento che la leggesse, poi, cercando di nascondere la commozione, stringeva a sé i propri figli donando a ciascuno una carezza affettuosa.

 

Oggi, se va bene, ti arriva una telefonata o peggio, una mail o un freddo sms. Nei casi dei figli ancora piccoli, una cravatta, una camicia, regali acquistati dai bambini insieme alla mamma, con la precisazione: “Questo è il tuo regalo per il papà.

 

Dai figli un po’ più grandi si riceve il flacone di dopobarba o la solita bottiglia di vino o liquore preferito.

Qualche volta si risolve con un invito per una pizzata insieme e nel migliore dei casi riuniti in un pranzo, non importa se a casa o al ristorante ma sempre con un piccolo rimpianto per i tempi andati,

cioè ai ricordi di quando eravamo bambini..

 

I padri invecchiano, diventano ingombranti e, a volte, non si sa dove sistemarli.

 

La vita scorre veloce, i giovani corrono per tenere il ritmo e i vecchi restano spesso soli. La festa del papà è almeno un’occasione per ritrovarsi e ricordarsi di loro.

 

 

La ricorrenza della Festa del Papà non è uniforme in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, dove pare sia avvenuta la ufficializzazione della ricorrenza già nel primo decennio del 1900, la festa è stabilita nella terza domenica del mese di giugno. A tale data si è uniformata la maggior parte dei paesi dell’America Latina (Argentina, Colombia, Messico, Panama, Paraguay, Perù, Venezuela), alcuni paesi dell’Africa, dell’Asia nonché dell’Europa (Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Paesi Bassi, Svizzera, Regno Unito).

Austria e Belgio anticipano alla seconda domenica di giugno mentre Finlandia, Estonia, Norvegia, Svezia e Islanda rimandano alla seconda domenica di novembre.

   

Altri paesi, nelle varie parti del mondo, festeggiano in date ancora diverse. Ci sono infine Paesi, come per esempio in Russia, dove la festa ha un ruolo nazionale perché associata ai padri della Patria o, meglio, difensori della Patria.

In Italia, Spagna, Portogallo e altri Paesi di tradizione cattolica la Festa del papà si festeggia il 19 marzo, in concomitanza con la festa di San Giuseppe.

 

 

           

     

 

Quale migliore abbinamento?

San Giuseppe, modello esemplare della Sacra Famiglia, sposo devoto di Maria, padre putativo di Gesù, considerato, inoltre, nella tradizione popolare di molte regioni, protettore degli orfani, delle giovani nubili e dei più sfortunati.

Nel giorno del 19 marzo, auguri a tutti i papà e...  naturalmente

 

a tutti i Giuseppe, Giuseppine e nomi derivati.

 

       

ATTENTI ALLA TRUFFA post di Nembo

 

Post di

   

ATTENTI ALL’INGANNO

Da una rivista dedicata alla sicurezza stradale e della persona, ho visualizzato un articolo che mi sembra interessante per tutti con particolare attenzione per le donne.

Da alcuni mesi, alcune gang utilizzano nuove tecniche per attentare alla sicurezza degli automobilisti le più messe in uso sono:

IL BIMBO SMARRITO

 

Se vi capita di incrociare per strada o in altri luoghi (supermercati, parcheggi, ecc…) bambini che piangono e vi dicono: “mi sono perso, portatemi a questo indirizzo” non lo fate, ma andate con il bimbo al comando di polizia, carabinieri, polizia municipale, perché è un sistema nuovo che i maniaci o violenti usano per adescare donne e violentarle.

UNA TESTIMONIANZA

 

“Una sera, mentre percorrevo una via secondaria per tornare a casa, ho notato, sul seggiolino di un’auto ferma a bordo della strada, un bambino coperto da un panno. Non so spiegarmi perché-e la ragione poco importa- ma non mi sono fermata…Quando sono arrivata a casa, ho telefonato alla polizia che mi ha assicurato che sarebbe andata a vedere. Nel contempo, però, ecco quello di cui la polizia mi ha informato: le bande di malviventi, ladri, rapinatori ecc… escogitano vari stratagemmi perché gli automobilisti (soprattutto donne) fermino il proprio veicolo e ne scendano (in zone isolate)”.

Il metodo praticato da queste bande consiste infatti nel posizionare una macchina lungo una strada con un falso bebè seduto dentro, aspettando che una donna si fermi per andare a vedere quello che lei crede essere un bimbo abbandonato. Da notare che la macchina è solitamente messa vicino a un bosco e ad un campo con alta vegetazione. La persona che ha la malaugurata idea di fermarsi sarà trascinata nel bosco, violentata, picchiata, derubata…

 

Non fermatevi mai, ma chiamate sempre le forze dell’ordine appena possibile, raccontando quello che avete visto e indicando esattamente la località.

TIRO AL BERSAGLIO

Se, mentre state guidando, vi –arrivano- delle uova sul parabrezza, non fermatevi, ma soprattutto non azionate il lavavetri, perché le uova miste all’acqua diventano collose e vi oscurerebbero il parabrezza fino a più del 90%! Sareste allora costretti a fermarvi al bordo strada, diventando potenziali vittime di criminali con le conseguenze del caso.

Io aggiungo anche attenti ad un altro trucco che usano per tendere una truffa ovvero quello dello “specchietto retrovisore” ormai diventata una triste realtà. La tecnica è semplice, passando accanto ad un’altra auto, il truffatore/i batte la mano sulla carrozzeria della propria vettura per simulare l’urto poi, fermato l’ignaro automobilista mostra il proprio specchietto rotto, lo invita a volte in maniera poco garbata a trovare l’accordo e sistemare la vicenda senza coinvolgere le rispettive società assicurative, facendosi consegnare delle banconote (e anche qua c’è un tariffario dalle 50 alle 150 euro) per un danno mai causato. Non patteggiate mai con questi delinquenti, chiudetevi in macchina e chiamate subito le forze dell’ordine, vi garantisco che questi truffatori partono a tutta velocità, se vi è possibile memorizzate il numero di targa e tipo di veicolo.

 

Quando si è in viaggio in auto per lunghi tratti autostradali, specialmente nel periodo di vacanze Pasquali/Natalizie  o ferie, ci sia  maggior traffico e, fare sosta in un’area di servizio resta tra le abitudini più sagge, la brutta sorpresa però è sempre dietro all’angolo, ovvero dietro ad altre auto apparentemente in sosta come la vostra, suggerisco perciò di chiudere l’auto con la chiave e mai con il telecomando perché ci sono delle vere bande che voi non visualizzate, ma loro vi tengono d’occhio, gli stessi usando apparecchi elettrici ovvero degli “scanner”, si posizionano vicino a voi e sono in grado di recepire il segnale che il vostro telecomando invia alla centralina della vostra auto quando chiudete le portiere. Gli stessi se non rubano l’auto, ve la ripuliscono di tutto, e il vostro caffè diventa molto più caro. Attenzione anche ai classici venditori –pietositi- che trovate nelle aree di servizio che vi propongono orologi, catenine, con la scusa che hanno bisogno soldi… si rammenta che l’acquisto di merce contraffatta vi costa caro da un minimo di 500 euro e può salire anche a migliaia di euro, DL 14 Marzo 2005 n° 35, modificato il 23 Luglio 2009 n°99.

 

Altra classica “tiritera” che ci si sente dire quando si ha un piccolo sinistro, è questa: Venga dal mio carrozziere di fiducia, sistemiamo la cosa… tanto il danno è di poco valore... pago io senza avvisare la propria assicurazione ecc… non accettate mai, rifiutate sempre, perché il vostro interlocutore si mette d’accordo con il –vu riparà -  e questo, vi dirà in seguito… che nel riparare si sono accorti che ci sono parte elettriche da cambiare pezzi meccanici usurati ecc… che queste riparazioni sono a vostro carico, per farla breve vi fa la classica “cresta” (con un consistente aumento di prezzo)

 

Anche in questo ci sono truffe, tutto parte da una e-mail il cui mittente sembra proprio Facebook, il testo è semplice: un amico ti ha taggato in una nuova immagine invece potrebbe trattarsi di una vera trappola, ovvero di un malware spedito da una società di sicurezza informatica sophos o altro… Non si tratta di foto ma di un- file zip- (archivio di più file compressi per occupare meno spazio e serve un programma) il quale va in auto installazione appena viene cliccato. Come diffendersi? Semplice Facebook vi comunica che vi ha “taggato”, l’email infetta invece si limita a parlare di un amico generico. Quindi attenzione, se non c’è nome, si tratta di truffa, cancellate il tutto.

Nel diritto Italiano, la truffa è l’ottenimento di un vantaggio a scapito di altro soggetto indotto in errore attraverso artifici e raggiri. Perciò sta a noi tutti avere una attenta vigilanza al fine di prevenire nel limite la probabile truffa.

 

ALTRI TENTATIVI FRAUDOLENTI

 

LA TRUFFA DEL "PACCO"

 

In questo caso, i ladri mettono in scena un duplice personaggio: in un primo momento, chiamano la propria vittima, di solito un anziano genitore; poi lo avvertono che stanno per consegnare un pacco per conto del figlio o del nipote della vittima; e infine chiedono di preparare la somma da pagare che si aggira anche su centinaia euro. L’attenzione e la prudenza non sono mai poche in questi casi. È importante quindi adottare sempre qualche accorgimento di sicurezza.

   

IL FINTO TECNICO

   

Ad esempio: È meglio diffidare di chi suona alla nostra porta presentandosi come un tecnico, Inps, Enel, Gas, Telecom ecc.. chiedendo insistentemente di entrare senza aver preso alcun appuntamento.

   

FALSO INCIDENTE

 

Truffa dell’incidente Forse una delle messe in scena più utilizzate, questa truffa inizia con una chiamata da un finto Carabiniere o altre FF.OO che informa la sventurata vittima di un incidente accaduto al figlio, il copione prosegue con la richiesta di denaro per garantire cure mediche o assistenza legale al figlio e con la promessa che un “avvocato” (o un’altra figura simile) passerà a breve a ritirare i soldi. L’anziano, preso dal panico per la sorte del suo caro, consegna i soldi, convinto anche dall’apparente aspetto raccomandabile della persona che si presenta alla sua porta.

   

   

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

 

OGGI RICORRE

LA GIORNATA INTERNAZIONALE

DELLA DONNA

   

Altre volte abbiamo ricordato i tragici e dolorosi eventi che hanno portato alla istituzione di questa giornata in favore delle donne lavoratrici, oltre che compagne, mogli e madri creatrici della vita.

   

Non è il caso di ripeterci ma non vogliamo perdere l’occasione per onorarle oggi e ogni giorno per il loro grande valore di Donne con la

«D» maiuscola.

 

Lo facciamo con la lettura di questa composizione di Alda Merini , un incoraggiamento per le Donne

e vogliamo dedicarla a tutte le Donne e in particolare alle Amiche del Bosco e di Eldy.

 

SORRISO DI DONNA

   

 

Sorridi donna,

sorridi sempre alla vita

anche se lei non ti sorride.

 

 

Sorridi agli amori finiti

sorridi ai tuoi dolori

sorridi comunque.

 

 

Il tuo sorriso sarà:

luce per il tuo cammino

faro per naviganti sperduti.

 

 

Il tuo sorriso sarà:

un bacio di mamma

un battito d'ali

un raggio di sole per tutti.

   

[Alda Merini]

 

         

SILENZI di Lisa

   

S I L E N Z I

 

In questo silenzio

vorrei la tua voce,

note d’amore

che scaldano il cuore.

 

In questo silenzio

vorrei il tuo abbraccio,

per sentirmi al sicuro

da ogni dolore.

 

In questo silenzio

vorrei la tua pelle,

dolce calore

di momenti d’amore.

 

In questo silenzio

vorrei i tuoi occhi,

che rubano sguardi

e imprigionano l’anima.

 

In questo silenzio

vorrei fossi qui,

perché tutto il mondo

sei tu, dolce amore.

 

   

I SARDI E LA SARDEGNA

 

The ruins of Su Nuraxi near Barumini in Sardinia

I SARDI E LA SARDEGNA

L’ORGOGLIO DI ESSERE SARDI

 

Nelle leggende si racconta che la Sardegna sia nata dai resti della creazione della Terra con pochi miseri sassi e che il Creatore l’abbia forgiata con la forma del proprio sandalo.

Infatti l’antico nome di questa unica isola al centro del Mar Mediterraneo è

ICHNUSA

che significa “Impronta”.

I nativi di quest’isola meravigliosa sono orgogliosi di essere e sentirsi sardi.

Ce lo racconta in modo egregio, in questa sua intensa composizione, una sarda d’eccezione:

Grazie Deledda (1)

Premio Nobel per la letteratura 1926

SIAMO SARDI

Siamo spagnoli, africani, fenici,

cartaginesi, romani, arabi,

pisani, bizantini, piemontesi.

Siamo le ginestre d’oro giallo

che spiovono sui sentieri rocciosi

come grandi lampade accese.

 

Siamo la solitudine selvaggia,

il silenzio immenso e profondo,

lo splendore del cielo.

Il bianco fiore di cisto.

 

Siamo il regno ininterrotto

del lentischio,

delle onde che ruscellano

i graniti antichi,

della rosa canina,

del vento,

dell’immensità del mare.

 

Siamo una terra antica

di lunghi silenzi,

di orizzonti ampi e puri,

di piante fosche,

di montagne bruciate

dal sole e dalla vendetta.

Noi siamo sardi.

Grazia Deledda

Ho riportato questo scritto perché anche io sono fermamente orgoglioso di essere e sentirmi sardo, così come sono convinto che ciascuno degli affezionati lettori del Bosco si sentirà fiero delle proprie origini.

Un saluto e

   

(1)

Grazia Deledda

Scrittrice italiana (Nuoro 1871 - Roma 1936).

Premio Nobel per la Letterarura anno 1926

con la seguente motivazione:

«Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi»

Numerosissime le opere letterarie di romanzi, racconti, novelle ed altro:

  • Il vecchio e la montagna;

  • Elias Portolu;

  • L’edera;

  • Canne al vento;

  • Marianna Sirca

Giusto per ricordarne qualcuna.

 

CUORE DI DONNA

     

CUORE DI DONNA

 

Una forza più grande

improvvisamente

ti ha portato via da me

senza lasciarci il tempo

per scambiarci

un bacio,

uno sguardo,

una parola,

una carezza,

un abbraccio,

una stretta di mano…

niente!

 

Sei andato via,

mi hai lasciata sola.

Passano giorni,

settimane, mesi, anni

ma sento che sei con me,

qui, nella mia

fredda, infinita,

solitudine di donna.

 

Passano le ore

mentre immagino il tuo viso,

penso al tuo sorriso

nel suono di un ricordo

che brucia dentro l'anima

per dirmi che vorrei...

vorrei ancora tempo

per non scordarmi più

di dirti:

“Ti amo”

               

14 FEBBRAIO FESTA DEGLI INNAMORATI

 

FEBBRAIO

È il mese più corto dell’anno,

è il mese delle maschere,

è il mese che preannuncia la Primavera

ed è considerato pure il mese dell’amore.

É VERO:

il mese più corto perché ha solo 28 giorni,

il mese delle maschere perché si festeggia il Carnevale,

preannuncia la Primavera perché le giornate si allungano e il sole comincia a far sentire il tepore dei suoi raggi e noi cogliamo con piacere il suo calore dopo un Inverno rigido che ha lasciano tanto freddo nelle nostre ossa.

il mese dell’Amore perché il giorno 14 si festeggia San Valentino, il santo protettore degli innamorati.

 

 

14 Febbraio San Valentino

 

Santo venerato dalla Chiesa Cattolica e da quella Ortodossa ma successivamente anche dalla Chiesa Anglicana. Considerato universalmente patrono degli innamorati ma anche protettore degli epilettici.

Nel giorno di San Valentino cominciamo con il citare qualche frase gradita a tutti gli innamorati.

 

PAROLE D’AMORE

 

Ti ho cercato a lungo

Dentro i sogni del mio cuore

E per caso ti ho trovato.

Sei diventata essenza del mio amore

E sapore della mia anima

[Anonimo]

 
  • Non posso impedire

  • al mio cuore di desiderarti,

  • di volerti, di amarti,

  • lui batte solo per te.

  • Faccio ancora fatica a credere

  • che tu sia la mia dolce realtà

  • e non un meraviglioso sogno!

  • La vita mi ha donato il cuore.

  • Il cuore mi ha donato l’amore

  • e l’amore mi ha donato te

  • che sei la mia vita!

  • Stringimi l’anima

  • e non lasciarla andare più.

  • Se vuoi camminiamo

  • per sempre insieme

  • oltre i confinidell’universo

  • perché tu sei il mio

  • unico grande Amore.

 

 

   

MA CHI ERA VALENTINO?

A Roma, nel 270 d.C. il vescovo Valentino di Interamna, (oggi è la città di Terni), amico dei giovani amanti, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo.

Valentino rifiutò tentando di convertire l’imperatore al Cristianesimo. Ammirato da questa perseveranza Claudio II lo graziò dall’esecuzione capitale affidandolo ad una nobile famiglia.

Il Vescovo Valentino continuò la sua predicazione e fu arrestato una seconda volta negli anni che l’impero proseguiva le sue persecuzioni contro i cristiani.

 

La storia sostiene che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione, sia "caduto" nell'amore con la figlia cieca del guardiano Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che, in seguito, le avesse firmato il seguente messaggio d'addio:

"Dal vostro Valentino"

una frase che visse lungamente anche dopo la morte del suo autore.

Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano

 

 

CENNI STORICI

La città di Terni, sua città natia, venera giustamente San Valentino come principale patrono. Numerosi eventi e celebrazioni sono organizzati nel corso del mese di febbraio, il più noto è probabilmente la Festa della Promessa, la domenica precedente il 14 febbraio, nella quale centinaia di fidanzati vanno a Terni in preparazione del matrimonio da celebrare nei mesi successivi.

Il culto di San Valentino è diffuso in moltissime città italiane di ogni regione.

Posso citarne due della Sardegna e lascio ai lettori la facoltà di ricordare le località di propria conoscenza che hanno chiese dedicate al santo degli innamorati.

San Valentino è patrono del paese di Sadali, in provincia di Cagliari, qui è considerato protettore dei matrimoni e si festeggia nel mese di Ottobre e non a Febbraio.

Nella cittadina di Ozieri, invece, si trovano parte delle reliquie di San Valentino nella Chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano. Pare siano state portate nel 1838 da un frate benedettino nativo del luogo e tuttora venerate.

 

Concludiamo con questi teneri pensieri e...

Buon San Valentino per tutte e tutti… innamorati e non

 
  • Non posso impedire al mio cuore di desiderarti,

  • di volerti, di amarti, lui batte solo per te.

  • Faccio ancora fatica a credere che tu sia la mia dolce realtà

  • e non un meraviglioso sogno!

  • La vita mi ha donato il cuore. Il cuore mi ha donato l’amore

  • e l’amore mi ha donato Te che sei la mia vita!

  • Stringimi l’anima e non lasciarla andare più.

  • Se vuoi camminiamo per sempre insieme oltre i confini

  • dell’universo perché tu sei il mio unico grande Amore.

 

 

 

LA FESTA CONTINUA

   

LA FESTA CONTINUA

 

Ma chi ha detto che l’Epifania

tutte le feste porta via?

In Gennaio si è festeggiato Sant’Antonio Abate, noto pure come Sant’Antonio del fuoco e protettore degli animali domestici, ma il bello inizia adesso.

 

Siamo usciti dai giorni della merla e siamo a Febbraio che, pur essendo il mese più corto dell’anno, per feste e tradizioni non è da meno dei fratelli che hanno più giorni di lui.

 

LA CANDELORA

Cominciamo dal 2 Febbraio, giorno della Candelora e rinnoviamo il proverbio popolare:

“Candelora con il sole, dell’inverno semo fora; ma se piove o tira vento, dell’inverno semo dentro

È un detto popolare molto diffuso che mira a scongiurare le condizioni metereologiche del periodo invernale ed ha le sue versioni in tutti i dialetti delle regioni italiane.

Ma il giorno della Candelora ha anche altri significati, sia nella tradizione cristiana che in quella popolare.

Il nome Candelora deriva dall’uso delle candele che nel concetto cristiano rappresentano la luce con la quale il Cristo illumina gli uomini.

Ma, cadendo quaranta giorni dal Natale, vuole ricordare pure la

Purificazione di Maria e la

Presentazione di Gesù al Tempio.

 

In alcune regioni il giorno della Candelora è chiamato anche “Giorno dell’orso” in quanto cade nel periodo del risveglio dal letargo dell’orso e pure questo viene legato alle previsioni metereologiche.

   

Infatti si dice che quando l’orso esce dal suo letargo, se trova cielo sereno e c’è la luna piena, l’Inverno sarà ancora lungo, viceversa, se il cielo è nuvoloso e trova luna nuova, la Primavera arriverà presto.

   

Esistono diverse tradizioni folcloristiche, in una delle quali si brucia un pupazzo d’orso per esorcizzare l’uscita dal buio dell’inverno e avviarsi verso la luce della Primavera.

La festa della Candelora cade, infatti, proprio a metà dell’Inverno e segna il passaggio dalle giornate fredde verso quelle più miti della bella stagione.

   

LE TRADIZIONI DI SAN BIAGIO

Parlando della Candelora non possiamo tralasciare la festa di San Biagio che cade appunto il giorno successivo, 3 febbraio e sono due festività strettamente legate tra loro nelle varie manifestazioni popolari,

Anche per tale festa esistono diverse tradizioni legate ai territori regionali.

Biagio era un medico armeno vissuto nel IV secolo, vescovo di Sebaste, città della Turchia, fu arrestato, e avendo rifiutato di rinnegare la fede cristiana fu torturato, scorticato con i pettini di ferro e poi decapitato. È universalmente considerato protettore della gola per aver estratto una lisca di pesce che si era conficcata nella trachea di un ragazzo.

È patrono di molte città italiane, tra le quali Maratea, Ostuni, Ragusa, Fiuggi e tante altre.

     

Per il giorno di San Biagio, in Sardegna si preparano:

“Is piricchitteddus de Santu Brai”,

(I biscottini di San Biagio),

che è uso distribuirli ai fedeli, nelle chiese dopo una messa cerimoniale in onore del santo, quale auspicio di protezione dai mali di gola.

         

Da ricordare che il 14 Febbraio si festeggia San Valentino che è la Festa degli innamorati e siamo pure nel mese del Carnevale:

16 Febbraio Giovedì Grasso,

21 Febbraio Martedì Grasso

 

E il giorno successivo sono Le Ceneri con inizio della Quaresima che ci porterà alla Domenica delle Palme il 2 Aprile e alla Santa Pasqua il 9 Aprile.

Ognuno è invitato a raccontare la tradizione della propria regione o città, grazie.

Un augurio di salute per tutte e tutti.

 

I GIORNI DELLA MERLA

 

È noto che, in tutte le regioni italiane, gli ultimi giorni di Gennaio sono considerati i giorni più freddi dell’anno e, secondo una diffusa tradizione popolare, vengono chiamati:

« I GIORNI DELLA MERLA »

   

Dalle condizioni meteo di questi giorni si traevano le previsioni del tempo per i mesi di febbraio/marzo e della Primavera in arrivo.

Alcune credenze popolari dicono che se questi giorni di fine gennaio sono molto freddi, la Primavera arriverà presto, viceversa se questi giorni hanno un clima mite, il freddo durerà anche per buona parte della Primavera.

Dalle credenze popolari deriva anche il proverbio della festa della Candelora che cade il 2 Febbraio:

 

Quando vien la Candelora, dell’inverno semo fora; ma se piove o tira vento, dell’inverno semo dentro

La leggenda dei “Giorni della merla”, parla di una merla che pare abbia cambiato il colore del suo piumaggio da grigio in nero perché per proteggersi dal grande freddo degli ultimi giorni di Gennaio, andò a ripararsi in un camino e quindi subì la metamorfosi a causa della fuliggine.

   

Ogni regione ha la sua versione della leggenda riferita ai “Giorni della merla”, forse sono simili tra loro, ma oggi voglio raccontarvi una leggenda tutta sarda riferita appunto agli ultimi giorni di Gennaio ed ha per titolo:

 

« I GIORNI IN PRESTITO »

Una volta, quando, nel calendario romano, gennaio era di 29 giorni, fece bel tempo per tutto il mese e proprio nell’ultimo giorno, appunto il 29 di Gennaio, un pastore espresse la sua soddisfazione perché Gennaio era terminato, i pascoli erano rigogliosi e con il beneficio per il suo gregge ne avrebbe usufruito anche lui con una buona produzione di latte, burro  e formaggio.

   

Ma Gennaio si sa, è un mese dispettoso e udite le parole del pastore gli dispiaceva non poterlo smentire perché per lui era l’ultimo giorno. Allora pensò di chiedere in prestito due giorni a suo fratello Febbraio che a quei tempi aveva 30 giorni. Avuto il prestito, in quei due giorni Gennaio scatenò una tempesta di neve e gelo nell’intento di far morire di freddo il povero pastore.

Cadde tanta neve da ricoprire tutti i pascoli, le pecore non trovavano più l’erba per alimentarsi e iniziarono a patire freddo e fame.

   

Il pastore riuscì a salvarsi riparandosi nel suo capanno ma perse tutte le pecore che morirono assiderate.

Gennaio non ha mai restituito al fratello quei giorni chiesti in prestito ed ecco perché ancora oggi Febbraio è solo di 28 giorni.

   

Io ho raccontato la mia, ora tocca a voi raccontare la vostra. Consiglio per tutti: Accendete il caminetto, riparatevi dal freddo ma non toccate la fuliggine, perché, come è successo alla merla, potreste diventare neri.

Questi giorni fa veramente freddo, quindi possiamo solo sperare che presto arrivi una buona calda Primavera per tutti.

     

 

PER NON DIMENTICARE di Nembo e Giuseppe

     

“GIORNATA DELLA MEMORIA”

27 Gennaio 1945

Post di Nembo

 

     

 Tra il 1943-1945 questo binario è stato testimone di fatti inauditi e terribili ricordati come la deportazione della Shoa. Sorge in un’area della stazione centrale di Milano (entrata da piazza Sofra) è situato al di sotto dei binari ferroviari, nel periodo sopracitato centinaia di persone furono caricati su dei vagoni merci e deportati ai campi di concentramento e di sterminio, Birckenau, Auschwitz, Mathausen e altri. Si tratta dell’unico luogo in Europa ad essere rimasto intatto come era allora, durante il percorso di questo memoriale fa conoscere i momenti della deportazione, sul muro vi sono scritti alcuni nomi dei deportati di politici milanesi e, ebrei di tutte le nazionalità, visitando questo tratto di storia, si prova la sensazione di angoscia e commozione toccata ai deportati che venivano messi su quei carri merci come bestie o forse come insetti dannosi a parere della gestapo per poi mandarli a morte.

   

La scelta del giorno che intende ricordare questi orribili avvenimenti è il 27 Gennaio di ogni anno come è stato deliberato dalla nostra Repubblica con la legge n° 211 del 20-07-2000, al fine del ricordo della shoah. Questa data è stata scelta perché il 27 Gennaio del 1945, le truppe sovietiche dell’armata Russa, nel corso dell’offensiva in direzione Berlino, arrivarono presso la città di Oswiecim (Auschwitz), scoprendo il tristemente famoso campo di concentramento e liberando i pochi superstiti trovati, per la prima volta al mondo si rilevava l’orrore del genocidio nazista.

 

alcuni di loro, forse, l'hanno varcato

Questi sentimenti non si debbono dimenticare, facendo una riflessione su questi argomenti la stessa vale come ammonimento a tutti e, che non dia nuovo seme, ne domani, ne mai.

 

     

Post di Giuseppe

   

Altra istantanea dello stesso gruppo di bambini ci consente di vedere quanta tristezza e sgomento appare nei loro visi

 

Nel giorno della memoria un pensiero va rivolto ai bambini che hanno subìto l'olocausto. Ignari di quanto stava accadendo erano quasi sempre i primi ad essere eliminati in quanto non potevano essere impiegati come forza lavoro.

É difficile determinare il numero dei bambini deportati nei vari campi di concentramento ma si presume che complessivamente le vittime, uomini, donne e bambini, sia superiore al milione e mezzo.

   

Con quale stato d'animo avranno vissuto la vita nei lager quei bambini e cosa avranno provato le loro mamme vedendosi portar via i loro figli con la consapevolezza che non li avrebbero mai più rivisti?

Due semplici testimonianze che possono dire tutto: in primis uno stralcio dal Diario di Anna Frank ed a seguire una poesia scritta da una bambina o forse un bambino, durante la prigionia.

 

VEDRAI CHE É BELLO VIVERE

 

Chi s’aggrappa al nido

non sa che cos’è il mondo,

non sa quello che tutti gli uccelli sanno

e non sa perché voglia cantare

il creato e la sua bellezza.

 

Quando all’alba il raggio del sole

illumina la terra

e l’erba scintilla di perle dorate,

quando l’aurora scompare

e i merli fischiano tra le siepi,

allora capisco come è bello vivere.

 

Prova, amico, ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.

 

La poesia porta la data del 1941; non si conosce il nome del ragazzo che l’ha scritta, ma il messaggio che contiene fa riflettere sul suo coraggio di vivere e sulla sua fede nella vita. L’autore si identifica nell’uccello che vola libero nell’aria e che indirizza ai suoi compagni, paurosi di lasciare il nido, il suo grido di gioia:

“vedrai che è bello vivere!”.

             

UN MONDO CURIOSO E BIZZARRO di Nembo

   

UN MONDO

 

CURIOSO E BIZZARRO

 

Post di Nembo

 

Evidentemente pilotato da pochi...Ti dicono viaggia elettrico, sistema la tua spazzatura e separala, metti un maglione e riscalda fino a 19°, ottimizza i tuoi chilometri, cammina per il clima, fai la doccia in modalità collettiva, cucina la pasta a fuoco spento, ecc. ecc.

     

Lunedi 16 Gennaio 2023 a Davos, Forum economico dei più potenti del mondo, ancora non si sa quanti aerei sono arrivati... Sono stati ben 1040 i jet privati atterrati e partiti dagli aeroporti di Davos durante il World Economic Forum del 2022: si stima che circa un partecipante su dieci all’ultima edizione del meeting abbia viaggiato su un jet privato. L’impatto climatico e ambientale è stato di conseguenza enorme: in una sola settimana i jet privati hanno causato emissioni di CO₂ pari alle emissioni medie di 350 mila automobili nello stesso periodo di tempo. Poi abbiamo personaggi denominati attivisti che bloccano strade, imbrattano monumenti storici, quadri di grandi artisti, cortei ecc... tutti in nome del non inquinamento dell'Ambiente, il tutto   per la comunità, per salvare il mondo.....

E POI?

Vengono a fare la paternale a noi cittadini!

     

- I giochi olimpici invernali si sono tenuti a Pechino sulla neve artificiale.

 

- In Francia, le località sciistiche illuminano le piste fino a mezzanotte in modo che gli "alzati tardi" possano sciare di notte.

     

- A Dubai con 50 gradi hanno le piste di sci artificiali al chiuso.

 

- La pista di F1 in Bahrain utilizza 495 riflettori ad altissima potenza, installati ad una altezza che varia tra 10 e 45 metri di altezza. In totale sono stati necessari 500 km di cavi, il tutto per correre di notte anziché di giorno.

 

- Lufthansa effettua 8.000 voli "vuoti" per mantenere i suoi slot di volo.

   

- La maggior parte delle grandi partite di calcio si svolgono di sera sotto i mega riflettori che consumano tantissimo (quasi nessuno a LED e tutti senza fotovoltaico!)

 

- Gli 8 nuovi e giganteschi stadi di calcio chiamati ad ospitare la Coppa del Mondo in Qatar sono climatizzati (in un deserto! )

 

- Centinaia di camion girano per portarci frutta e verdura dalla Spagna mentre i prodotti regionali vanno nella spazzatura o investiti dalle ruspe.

     

- La nave più grande del mondo: Wonder of the Seas trasporterà 7000 passeggeri, 2300 membri dell'equipaggio e girerà il mare consumando tonnellate di gasolio al minuto.

 

- Circa 3500 portacontainer circolano nel mondo e ciascuno consuma 280.000 litri di carburante per 1000 km.

- I miliardari fanno persino viaggi spaziali in condizioni "astronomiche"

 

 ◙ - Per un funerale partono centinaia di voli privati da tutto il mondo in piena crisi energetica.

 

- Politici fingono di girare con il furgone elettrico, rimangono a piedi e poi prendono l'aereo per un banale comizio inutile a centinaia di chilometri di distanza.

 

-Mettono decine di vari Bonus, mettono soldi nostri per invio armi, mentre ci sono paesi terremotati che ci sono ancora le macerie e non sono ancora ricostruiti.

 

- Grande impatto: La Ue promuove sui social gli insetti commestibili: Cibo nutriente e salutare, utile per passare ad una dieta sana e sostenibile, la stessa insomma autorizza il consumo alimentare degli insetti.

   

E... nel frattempo,

"PER IL BENE DELL'ECOLOGIA"

vieteremo la guida di un'auto diesel o a benzina un po' vecchia a chi non può permettersi di cambiare auto e che deve usarla per andare a lavorare come fa?

Visto anche che i mezzi pubblici in certo orari non ci sono o mancano...Già a Milano succede questo vedasi Zona “B” imposta dal sindaco da qualche mese. In questo nostro mondo  dalla diffusa indifferenza umana di egoismo distruttivo molti si chiedono del perché e del come, e di quando sarà un mondo migliore senza poveri, senza guerre, ecc...

   

Tutti noi ci auguriamo che ci si sia un mondo migliore, ma leggendo certe notizie ci viene  proprio di dire... che è una grande presa per i fondelli, il tutto sembra molto ambiguo e contrastante in questo mondo curioso.

Un Saluto

 

   

FANTASIE D’AMORE di Gabriella.bz

 

E’ una giornata meravigliosa, il sole splende radioso, sono seduta nel mio angolo preferito accanto ad alcuni miei libri, sento la giusta ispirazione e penso sia giunto il momento per leggere aforismi d’amore.

Sono pensieri che scaldano il cuore ed esprimono il concetto dell’amore e cosa vuol dire amare nel profondo del suo significato. Se per qualsiasi motivo non hai più l’occasione di poter pronunciare quelle parole alla tua lei o al tuo lui, dopo aver letto questi aforismi ti rendi conto che un pensiero caro ridesta il sentimento e rallegra il cuore a te e a chi lo dedichi.

 

E’ vero tanti di noi hanno perso ormai la verve della gioventù ma non importa il cuore è sempre fresco, non invecchia mai e gioisce alle dolci parole tante volte dimenticate per la frenesia che spesso travolge la nostra vita. Ho in mano un libro che mi è stato regalato, sulla copertina come titolo c’è scritto: "Ti amo"

è bellissimo, tanto piccolo, quasi una miniatura che sta nel palmo della mano. Riporta varie espressioni d’amore, ne cito solo alcune, poi scriverò aforismi d’amore rilevati su altri libri, di questo ne sono troppo gelosa e voglio tenerlo tutto per me.

Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!

“Amore, è una parola piccina ma può contenere ogni cosa: significa il corpo, l’anima, la vita, l’intero essere” (Guy De Maupassant).

Altri pensieri d’amore:

“Il fiore è breve, ma la gioia che dona in un minuto è una di quelle cose che non hanno un inizio o la fine” (Paul Claudel).

Questo non ricordo chi lo abbia scritto ma è molto bello:

“La peggior cosa nella vita non è restare soli, la peggior cosa è stare con persone che ti fanno sentire solo.”

Eccone alcuni di F. Alberoni:

“L’amore è il continuo domandare, ma è anche una trepida attesa”

“Nessuna forma d’amore ha tanto rispetto della libertà dell’altro come l’amicizia”

“Innamorarsi non è soltanto essere attratti da una persona, vederla bella e desiderabile. E’ un mutamento interiore di tutto l’essere”

In questo pensiero Alberoni fa sentire quello che vuol dire amare.

 

Pensiero d'un amore lontano

   

Passiamo a Enzo Iacchetti:

“C’è dell’amor nell’aria, speriamo che non si sciolga”.

Ed eccone uno che mi fa credere sia vero

“Si ama solo ciò che non si possiede del tutto”.

Alda Merini ci presenta alcuni suoi scritti:

C’è da chiedersi se sia la vita a portarci ad amare, o la speranza d’amore a farci vivere”

“Ma quando mi ami, vivi, forse male, forse bene, ma vivi”;

“Le foglie del destino sono vagabonde, scorrevoli e piene di baci nascosti”;

“Nessuno è felice come chi sa di essere amato.”

Conserva  l’amore nel tuo cuore. Una vita senza amore è come un giardino senza sole dove i fiori sono morti. La coscienza d’amare ed essere amati regalano tale calore e ricchezza alla vita che nient’altro può portare.

Oscar Wilde:

“Amare se stessi è l’inizio di una romantica storia che dura tutta la vita.”;

“La consapevolezza di amare e di essere amati dà alla vita un calore e una ricchezza che nient’altro può dare”.

Ed ecco Gourmont

“L’ uomo comincia con l’amare l’amore e finisce per amare una donna”

Hesse ci dice:

“L’amore si può mendicare, comprare, regalare, si può trovare per caso sulla strada, ma non si può estorcere”

Rockefeller N.:

“Non dimenticate mai che la forza più potente sulla terra è l’amore”.

Shakespeare W.

“Due graziose bacche presero forma sullo stesso stelo, parevano due corpi, ma avevano un cuore solo”.

Passiamo a Goethe:

“Tu non lo sai ma c’è qualcuno che appena apre gli occhi la mattina ti ha già nei suoi pensieri e rimani lì fino a sera, fin quando i suoi occhi non si richiudono.”;

“La vera stagione dell’amore è quella in cui crediamo che soltanto noi possiamo amare, che nessuno possa mai aver amato così prima di noi e che nessuno amerà mai allo stesso modo dopo di noi”

Winterson J.

”Per baciare bene si deve soltanto baciare…la passione è più dolce, suddivisa una cosa alla volta”

   

Parrish M.:

”L’ amore vince il tempo. Per gli amanti, un secondo può essere l’eternità e l’eternità può essere un ticchettio d’orologio.”

Thomas Hardy:

“Posso renderti felice” disse lui… e a casa, accanto al fuoco ogni volta che alzerai gli occhi io ci sarò, e ogni volta che io alzerò gli occhi, tu ci sarai.”

Ora passiamo a N. Coward:

“Questo perché tu lo sappia che tutto quel che sento per te non potrà mai finire. Ti amo e mi manchi, anche soltanto dopo due ore, con tutto il cuore. Questo perché tu lo sappia.”  

 

Il pomeriggio è trascorso cercando pensieri d’amore, il tavolino del balcone è colmo di libri dove ero certa di trovare almeno un paio di aforismi d’amore, il sole comincia a nascondersi dietro le montagne ed io chiudo con un saluto

“Arrivederci amici del Bosco”

      Fausto Papetti - Histoire d'O      

LA BEFANA E I RE MAGI

Come sempre, ogni Natale

arriva il caro Bambinello,

per venire a visitarlo

sono in viaggio anche tre Re

pochi giorni ed ecco

tra spumanti e panettoni

arriva il Duemilaventitre

con regali e tanti doni

arriva pure l’Epifania

che, ormai si sa,

tutte le feste porta via.

È sempre stato così

e nulla cambierà,

e per dirla pure in rima

tutto torna come prima,

Che sia brutta o sia bella

Raccontiamo una storiella.

   

Su marragotti

 

Era uno dei tanti termini che in Sardegna definiva la Befana in senso negativo, per raffigurarla come una vecchiaccia brutta e cattiva al fine di spaventare i bambini che non facevano i bravi. Per fortuna oggi i bambini non si spaventano più di niente, sono molto più emancipati e coscienti, smanettano tra Computer e Smartphone, navigano in Internet e sorridono delle nostre vecchie storielle.

Ogni anno, comunque, il 6 Gennaio arriva la nostra amata Befana per grandi e piccini per cui proviamo a guardare il lato buono rileggendo qualche altra storia che ricorda i nostri tempi da bambini.

       

Una leggenda romantica

 

LA BEFANA E I RE MAGI

 

Post di Gabriella.bz

È l’Epifania ovvero la Befana, l’hanno sempre descritta come una vecchietta con al naso un brufolo rosso e gli occhiali rotti, le ciabatte tutte a pezzi ed una gonna brutta larga e malfatta, la gobba e un grosso sacco nero pieno di dolcetti e carbone caricati sulle spalle e usa la scopa volante per svolazzare di casa in casa onde lasciare i doni ai bambini buoni, ed il carbone ai cattivi, ma ci sono bambini cattivi?

 

Si raccontava una volta che la Befana fosse una ragazza bella, cattiva e avara, con gli anni migliorò ben poco, aveva un solo hobby faceva sempre calze belle, non per regalare ma per sé stessa. Un giorno passarono da lei i Re Magi per chiedere indicazioni, dovevano trovare la via per andare a trovare il Messia.

   

Dopo aver riposato i Re Magi chiesero alla Befana se voleva offrire anche lei un dono per il Nuovo Nato, ma al pensiero di perdere le sue provviste rispose di no. Stava facendo appunto quel giorno i biscotti e doveva stare attenta che si cuocessero bene.

 

Solo più tardi, ripensandoci chiese a sé stessa:

“Perché non ho offerto niente?”

Ebbe un rimorso di coscienza, quindi prese un grosso sacco e vi mise dentro tutto ciò che poteva servire a Gesù. Con la sua scopa si alzò in volo, cercò di raggiungere i suoi ospiti, ma invano.

 

Era il sei gennaio, ritornò alla sua casa solo dopo aver consegnato tutti i doni che aveva confezionato ai bambini che aveva incontrato lungo il percorso. Da allora si ripromise che tutti gli anni per quel giorno i bambini avrebbero avuto un dono dalle sue mani.

   

ANNO VECCHIO ANNO NUOVO………… post di Maria Licy

     

ANNO VECCHIO

 

ANNO NUOVO

Anno vecchio: devo partire

Anno nuovo:  mezzanotte,

aprimi è l'ora devo venire.

Entra fratello, io me ne vò,

col mio fardello, non tornerò.

Parti?

Si subito

Dove ten vai?

Sul mar dei secoli o non lo sai?

Il mar dei secoli forma il passato,

io son giovane, non ci son stato.

Non ci sei stato, ma ci verrai,

un dì passato pur tu sarai.

É mai possibile fratello mio,

son giovane pieno di brio.

Anch'io fui giovane,

or son vecchio

e vo trascinandomi a capo chino,

dove non so.

In quella sacca che porti via?

Pene fatiche e malinconia

il bene fatto? è rimembranza.

Io porto in cuore tanta speranza.

Spera e lavora fratello mio

è la mia ora io parto, addio

 

NO AI BOTTI DI CAPODANNO di Nembo

PROTEGGIAMO GLI ANIMALI

DAI BOTTI DI FINE ANNO

Per chi ancora ha questa usanza...

SPEGNI I BOTTI,

ACCENDI IL CERVELLO!

 

Pensiamo anche ai nostri amici non solo a quattro zampe ma anche agli uccelli. Si stima che ogni anno in Italia circa 5.000 animali muoiano a causa dei botti di fine anno. Di questi circa l'80% sono animali selvatici, soprattutto uccelli, anche rapaci, che spaventati perdono il senso dell'orientamento e fuggono istintivamente volando al buio alla cieca anche per chilometri, andando a morire sfracellati addosso a qualche muro, tra di loro, contro vari ostacoli o fulminati dai fili dell'alta tensione.

       

Per chi ha invece animali domestici cani e gatti, gli animali vanno assolutamente tenuti DENTRO casa o comunque in luoghi sicuri e a prova di fuga! Ricordatevi che davanti ad un grosso spavento come quello provocato dai botti potrebbero fuggire anche dai posti in cui vivono solitamente. Controllate con attenzione e non lasciate i vostri animali in giardino, a catena, sui balconi o in qualsiasi luogo in cui potrebbero diventare un pericolo per sè stessi, ma anche per gli altri. Per aiutare i vostri animali potete accendere la televisione o la radio ad un volume che attenui almeno in parte il rumore dei botti

 

Ricordatevi che il barbaro utilizzo dei botti avviene anche nei giorni antecedenti e successivi al 31 dicembre, per cui evitate di portare i vostri cani in giro senza guinzaglio ed assicuratevi che siano ben legati quando siete a spasso.

   

Nella notte fra il 2020 e il 2021, nonostante le rigide normative che hanno limitato le attività a causa della pandemia, morirono oltre 360 tra cani e gatti, mentre furono migliaia quelli fuggiti dalla paura. Per chi invece ancora utilizza i botti di Capodanno, (anche se in varie città/paesi ci saranno varie ordinanze di divieto) siete ancora in tempo a porre fine a questa barbara usanza che ogni anno provoca feriti e vittime tra gli umani e animali solo per il mero "divertimento" di scoppi e luci...

 

I fuochi d'artificio non si “limitano” a terrorizzare la fauna con il loro rumore, il fumo che emanano, ad esempio, contiene una miscela di prodotti chimici in grado di inquinare pericolosamente aria e acqua.

Non c’è nulla di più illogico e insensato, oltre che immorale dei botti e petardi per salutare il nuovo anno.

Felice Anno Nuovo

 

BUON NATALE PER TUTTI di Gabriella.bz

   

   

Nel pomeriggio dopo aver telefonato a parecchie amiche e conoscenti ma di un certo valore, ho sfogliato i biglietti di Natale dello scorso anno.

Quest’anno ci siamo viste meno, dopo l’esperienza della recente pandemia, certe hanno ancora paura dei contagi anche per la nuova influenza australiana che si sta diffondendo in questo periodo e non vogliono riunirsi con due o tre amiche in casa di una o dell’altra.

 

Così per non dimenticare nessuna o almeno lo spero, ho telefonato, poi mi son presa i biglietti dello scorso anno e ho cominciato ad osservarli uno alla volta. Mentre gli guardavo pensavo alla persona che me lo aveva spedito, ricordando tutte con affetto, poi mi son bloccata, il cuore ha cominciato a battere forte. Lo scorso anno avevo messo tutti i biglietti delle persone che vivevano in casa di riposo, del gruppo a me assegnato, che con l’aiuto di un’infermiera o di una volontaria, avevano scritto poche parole di augurio a tutte le volontarie. Naturalmente gli anziani chiedevano a volontari che non erano del loro gruppo l’aiuto per fare il lavoro.

   

   

Ricordo molto bene che mentre quelli che di solito stavano con me, in quei giorni di lavoro, non volevano che stessi con loro, mi avvicinavo allora ad altri che mi cercavano per aiutarli. Era stato un bel lavoro, erano soddisfatti gli anziani e forse di più noi volontari perché sapevamo che tanti avevano dovuto faticare per scrivere.

   

Avevo chiesto ad una volontaria che aiutasse in modo particolare Giulia una nonnina a cui ero affezionata perché con l’andare degli anni non riusciva più a scrivere, le sue mani riuscivano a tenere solo le posate, come tanti altri.

 

Alcuni giorni prima di Natale la direzione aveva preparato una festa, hanno consegnati i biglietti a tutti i volontari e a parecchie infermiere e infermieri che aiutavano anche oltre l'orario di servizio.

La direzione poi ci ha dato in omaggio un biglietto dove c’era scritta una poesia.

Leggendoli mi son chiesta, avranno potuto fare qualcosa per far svagare le persone, o le infermiere non ne hanno avuto il tempo?

Non posso certo dire niente a loro hanno sempre molto lavoro senza pensare a farle distrarle. Per effetto della pandemia avevano inibito l’ingresso alle persone che si dedicavano al volontariato e questo mi aveva tanto dispiaciuto.

Ho poi continuato a leggere i biglietti che avevo, ma una malinconia terribile mi ha presa, non riuscivo più a leggere. Ho preso tutti i biglietti e l’ho messi sulla scrivania, ora volevo cercare di sapere se stavano tutti bene. Sapevo che una volontaria ha il nipote infermiere presso l’istituto dove andavo io, ho chiamato e ho chiesto informazioni. Perché non ho pensato prima di chiedere notizie a chi ci lavorava?

Va bene, non è mai troppo tardi.

 

   

Quelli del mio gruppo stavano abbastanza bene ma risentivano della solitudine, mentre in altri gruppi erano morte diverse persone. Sono passati appena due anni da quando ci siamo visti l’ultima volta e non so quanto dovremmo attendere ancora.

Il mio pensiero vaga nella loro sala da pranzo dove anche le volontarie in occasioni speciali erano invitate.

L’ultima volta è stato appunto in una serata allegra dove loro ci hanno offerto il biglietto e noi abbiamo offerto un piccolissimo dono poco prima del giorno di Natale.

 

Spero tanto che questo Natale ci aiuti al ritorno alla normalità in tutte le cose.

Un sincero augurio di

Questa è la poesia contenuta nel foglietto che ci avevano consegnato:

 

É NATALE ogni volta

quando due persone si perdonano

É NATALE ogni volta

che mostrate comprensione,

É NATALE ogni volta

che aiutate qualcuno,

É NATALE ogni volta

quando decidete di vivere con sincerità,

É NATALE ogni volta

quando provate a dare,

un nuovo senso alla vostra vita,

É NATALE ogni volta

quando vi guardate,

con gli occhi del cuore,

con un sorriso sulle labbra.

È NATALE, cari volontari,

un cordiale ringraziamento

per il vostro impegno

e per il tempo

che regalate ai nostri ospiti.

Un saluto…

 

 

In sussidio al commento l’Amico Nembo invia questa cartolina.jpg molto significativa per il volontariato e ci invita a pubblicarla in appendice al post.

     

BENTORNATA BIANCA NEVE

   

DEDICA ALLA NEVE

 

LA DAMA BIANCA

 

Scende dall’alto

danzando flessuosa

in gelidi fiocchi

che celano nell’anima

eccelsi cristalli di luce

risplendenti d'arte infinita.

         

Fiocco su fiocco

cade bianca e leggera.

Con il suo candore

ammanta silenziosa

la brulla terra.

   

Ricopre alberi, auto, tetti,

pianure e montagne…

alla sua presenza,

scompare ogni colore.

   

È fredda al tocco,

segno d'Inverno,

ma il suo manto bianco,

sa scaldare i cuori.

     

É gioia per adulti e bambini,

assorbe senza lamenti

i solchi violenti

di sci, scarponi e slittini.

   

Crea disagi in strade e città

ma bonariamente è perdonata.

 

Si intenerisce al primo tepore

e si scioglie in acqua,

oppure indurisce

sulla cima dei monti

e si trasforma in ghiaccio,

a preservare il clima.

     

Ogni anno ritorna,

recita la sua parte e scompare,

ma dopo di lei,

arriva la Primavera.

Grazie preziosa neve!

L’INSOSTITUIBILE AMORE DI MAMMA di Roberto e Fabrizio

   

Cara Mamma,

sembra ieri quando eravamo bambini che tu accudivi con amore e noi eravamo felici con te e con papà.

Ogni tanto ti facevamo arrabbiare, preoccupare, ma sempre tu eri pronta a rimetterci in riga e ci allevavi orgogliosa.

   

Poi è arrivato il brutto momento in cui si è ammalato papà e tu hai dovuto tirarti su le maniche e per molti anni hai dovuto pensare a lavorare, ad accudire papà e a pensare amorevolmente a noi, tenendo sempre pulita e perfettamente in ordine la casa.

Tu mamma sei sempre stata altruista, offrivi in silenzio, elargivi amore, tanto amore a tutti, non hai però ricevuto quello che meritavi.

   

È mancato papà e tu ti sei chiusa sempre più in te stessa, piegata dal tuo grande dolore.

Il tuo amore per noi però diventava sempre più grande, non hai mai pensato a te stessa, hai pensato solo a noi.

Volevi vederci affermati nel lavoro e nella vita, con una bella casa e sereni.

Il tuo amore, mamma, ha riempito di gioia i nostri cuori, mai potremo dimenticare tutto ciò che hai fatto per noi.

   

Da un anno a questa parte, mamma, tutta la tua grinta e la tua forza sono andate spegnendosi, poiché eri corrosa da una crudele malattia che ha segnato la fine delle nostre gioiose e amorevoli giornate insieme.

Adesso, mamma, tutte le cure e tutto l’amore che siamo stati capaci di darti non sono bastati a trattenerti con noi, hai dovuto raggiungere papà, sei volata in cielo lasciando in noi un vuoto incolmabile e la consapevolezza che mai più riceveremo tanto amore da nessuno!

Amore incondizionato, esagerato, come solo tu eri capace.

   

Hai scelto di andartene in un giorno ove tutti festeggiano, noi invece, ricorderemo sempre questo giorno per il grande dolore…

Riposa in pace, Mamma.

Con infinito amore

   

Roberto e Fabrizio

 

GIORNATA DELLA DISABILITÀ post di Nembo

GIORNATA DELLA

 

DISABILITÀ

 

Basket in carrozzina

 

L'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha proclamato nel 1981 la Giornata internazionale delle persone con disabilità, che viene celebrata ogni anno il 03 dicembre, allo scopo di promuoverne i diritti e il benessere. La Giornata mira ad aumentare la consapevolezza verso la comprensione dei problemi connessi alla disabilità e l'impegno per garantire la dignità, i diritti e il benessere delle persone con disabilità. Un grazie a tutti coloro che si rendono protagonisti nell'aiutare queste persone per il loro processo di crescita.

NESSUNO DEVE RIMANERE INDIETRO.

Non si serve parlare e, ricordare solo oggi, dei diritti, inclusione ecc... la vera inclusione ci sarà solo quando non ci sarà più la necessità di una giornata per ricordare le varie problematiche di queste persone.

         

LE CORONE D’AVVENTO di Gabriella.bz

     

LE CORONE D’AVVENTO

 

È tempo d’Avvento e anche quest’anno abbiamo cominciato a fare le corone dell’Avvento per accendere la prima candela Domenica.

Siamo un gruppo di persone che cercano di dare gioia a chi non ce l’ha e non la trova perché è un bene che non si può comprare.

Le quattro candele devono essere accese una alla volta nelle quattro domeniche dell’Avvento. Rappresentano:

 

LA GIOIA

 

Possono anche essere interpretate come la Luce che viene regalata dal Natale.  Mentre lavoriamo con piacere e allegria per cercare di crearle il meglio possibile anche se per la corona ci vogliono candele rami di pino, nastri per dare lustro o bacche, a secondo come la corona deve essere grande.

Le candele dovrebbero essere rosse o viola come i colori dell’Avvento.

Domani confezionerò anche la mia e quella per i miei figli.

L’Avvento bussa alla porta ed è un periodo dell’anno ricco di tradizioni che mi piace ricordare e voglio raccontare cosa si fa nella mia regione, poi, care Amiche ed Amici del Bosco e di Eldy, se volete potete raccontare le vostre tradizioni.

E’ ARRIVATO L’AVVENTO

L’Avvento è il tempo destinato dalla chiesa per la preparazione dei fedeli alla celebrazione del S. Natale

   

Nei tempi passati durante la preparazione era doveroso il digiuno per sette giorni, l’astinenza di alcuni prodotti e l’astinenza dal rito coniugale. Confessarsi e comunicarsi spesso, almeno la domenica. C’erano le preghiere serali e tutt’ora la novena. Tante altre preparazioni che in questo momento non mi sovvengono.

Posso dire che in Alto Adige specie fra i tedeschi l’Avvento è molto sentito, anche gli addobbi per le vie e le vetrine sono quasi tutti su stile altoatesino.

   

Io ho preparato la corona d’avvento con i rami dei pini, l’ho addobbata con pizzi bianchi quest’anno e candele rosse. Forse sono più allegri e tradizionali i nastri rossi, ma avendo visto un pizzo bianco mi ha fatto ricordare i vecchi pizzi che si facevano una volta, l’ho comprato senza pensare.

Solo a casa riguardandolo mi si è stretto il cuore, quanti pizzi avevamo fatto sia io che mia figlia. Ora anche se cominciassi a farne non servirebbero, non sono più di moda e di quelli grandi ne ho un cassetto pieno, penso al mio copriletto tutto in pizzo, alla tovaglia da quattro persone sempre in pizzo e a tutti i pizzi aggiunti alle tovagliette!

 

In questo periodo natalizio i negozi cominciano ad allestire le vetrine. Non importa ciò che vendono, le luci con stelle ci sono anche nei negozi di vestiario o panetteria, tutto è un luccicare e se non ci si ferma per guardare il prodotto in vendita è per ammirare le luci.

  v

Dovrei comprare le lucine per il balcone, sono proprio povere quelle dello scorso anno, ci penserò. Una volta era bello passare nei negozi di giochi e cercare i regali per i nipoti, ora basta una busta… che malinconia. Ricordo pochi anni fa quando si girava per il centro era un susseguirsi di: “Nonna andiamo lì” o l’altro che diceva, “No voglio l’altro negozio” Era una rincorsa per cercare il negozio migliore secondo quanti nipoti avevo in quel momento. Se si ritardava a rientrare in casa era perché ci si tratteneva lungo le passeggiate per vedere le luci sfavillanti dei ponti, erano una meraviglia e lo sono tuttora e l’albero della posta illuminato tutti gli anni, è una magia.

   

I portici sembrava avessero chiesto alle stelle di venire a brillare con luci sfarzose tanto erano favolosi. Lo sono anche ora, ma forse a passeggiare da sola vedo tutto meno bello, mi mancano quei smorfiosi di nipoti che diventando grandi guardano meno le luci sfavillanti e più gli Smartphone. Possiamo dire che chi ama la montagna o solo il bosco, è il momento di andare a raccogliere i rami per la corona e il muschio per il presepe ed in quello la settimana scorsa mi hanno aiutata i ragazzi, abbiamo portato di tutto non solo per me, anche per alcune persone poco abituate a camminare nei boschi.

 

 

Nel salone centrale dove ci si ritrova per il tè o per giocare a carte, abbiamo decorato i rami con nastri rossi e oro poi con la neve artificiale abbiamo imbiancato un po’, tutto questo per dare allegria e per far sentire il S. Natale anche alle persone della terza età.

Arrivederci amici

un abbraccio a tutti voi  

Pace e bene a tutta Eldy

 

 

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE di Roberta Angeli

CONTRO LA VIOLENZA

 

SULLE DONNE

   

Il 25 Novembre si celebra la Giornata Internazionale conto la violenza sulle Donne ma le donne non aspettano la ricorrenza di tale giornata, si sentono unite e solidali per difendersi dalla violenza, in particolare da parte del sesso maschile.

Oggi vi racconto una manifestazione nella Città di Vicenza alla quale ho partecipato come volontaria e quindi ho vissuto in prima persona.

« VIVA VITTORIA »

“Viva Vittoria” è l'organizzatrice dell'evento.

Tutto inizia in Giugno dopo un incontro con le associazioni, dove ci viene proposto di coinvolgere molte persone che conosciamo, che realizzino con lavoro a maglia dei quadrati in lana della misura di 50x50 cm. e con un piccolo segno che riporti il nome di chi lo ha fatto.

     

Io son tornata al “Cucito del Senior” dove insieme ad altre faccio volontariato. Il nostro gruppo ne ha realizzato circa 200 e le abbiamo consegnate in due tempi, anche perché il trasporto non era semplice dato che il luogo di consegna era in pieno centro.

Ci son voluti tre borsoni da viaggio, e per la seconda consegna due trolley. Il luogo di consegna é affiancato alla Loggia Del Capitano in Piazza dei Signori. Questi quadrati non dovevano essere uniti da noi, perché gli organizzatori volevano che fossero uniti a caso, tra persone che non si conoscono, in modo da ottenere una mescolanza di colori che si fondono insieme.

Nella stanza dove accoglievano le persone che portavano i quadrati, c'erano donne che con il filo rosso univano quattro quadri a formare una copertina da un metro per un metro. E tutto questo lavoro per stenderle poi in piazza a coprirla quasi tutta, come potete vedere dalle foto.

     

Il lavoro si è svolto nella notte precedente e completato nelle prime ore del mattino in modo da poterli vendere nei giorni 19/20 Novembre con una offerta minima di 20 €uro.

Non è servita la Domenica 20, dato che i quadrati sono esauriti già nel tardo pomeriggio di Sabato.

Associazione che aiuta le donne vittime di violenze in famiglia, per aiutarle a ripartire.

Ricordando la fondatrice ( Evangelisti Fronzaroli ) della Valigia di Caterina una avvocata che prestava la sua opera gratuitamente alle donne bisognose, ha poi ha istituito questo modo per eventuali donazioni, ricordando nel nome "valigia" che è quella che consegnano alle donne per la ripresa.

L'iniziativa ha avuto un successo enorme, ne sono state vendute 2189. Ma anche tutte le persone che hanno partecipato la Biblioteca Bertoliana ha chiesto di leggere ad alta voce molte persone coinvolgendo anche il Cenacolo Dei Poeti Vicentini, nelle foto vedete anche la presidente e la sua vice. Penso che nessuno avesse pronosticato una così larga partecipazione all’evento ma essere smentiti è stato bellissimo.

   

Grazie Vicenza per la tua grande generosità!!!

Per primo le donne che tutte insieme hanno lavorato e poi e certo non ultime tutte le persone che hanno comprato, per aiutare chi è in difficoltà.

 

Roberta

ROMBO DI TUONO, STORIA DI SPORT E UMANITA’

Stemma della squadra del Cagliari calcio 

 

UNA STORIA UMANA

 

E’ in distribuzione questi giorni nelle sale cinematografiche Italiane il film che racconta la storia di un atleta del calcio che da ragazzino ha iniziato a dare i primi calci al pallone in un campetto di periferia ma è arrivato al massimo livello della serie A e della Nazionale Italiana.

 

Sicuramente lo ricordiamo tutti, sportivi e non, il suo nome è Gigi Riva, per tutti noto  con l’appellativo di:

 

 

  

Questo il simpatico e appropriato appellativo che gli affibbiò il giornalista Gianni Brera in una delle sue tante coloratissime cronache sportive di una partita di calcio e questo nome gli rimase per sempre.

Si, come annunciato, vogliamo raccontare la storia di Gigi Riva, campione del calcio nel ruolo di ala sinistra della squadra del Cagliari e della Nazionale Italiana.

 

Stadio Sant'Elia - Cagliari

(le partite dello scudetto erano state giocate nello Stadio Amsicora)

Appena 17enne, giocava nella squadra del Legnano in serie C ma già sognava i grandi club: Inter, Milan, Juventus, Bologna che, invece, nei provini di rito, non lo avevano accettato per l’inserimento nei ranghi giovanili perché giudicato “troppo leggero” per poterne formare un campione da grande squadra.

 

Riva al suo arrivo a Cagliari

Fu l’allora Presidente del Cagliari a vedere in lui il futuro campione e lo ingaggiò per portarlo in Sardegna e inserirlo come riserva nel ruolo di ala sinistra dove giocava un già affermato campione, Tonino Congiu, idolo locale.

Luigi Riva di Leggiuno si guadagnò presto la fiducia e il posto di titolare in prima squadra. Valutazione 37 milioni, una bella cifra alla quale il Presidente del Legnano non poteva rinunciare.

 Rovesciata di Riva in Vicenza-Cagliari

Il ragazzino Riva, timido e taciturno, non voleva trasferirsi a Cagliari e accettò il trasferimento con molte riserve. Nella sua mente pensava di trattenersi poco in una squadra di provincia, aspirando sempre ai grandi club del nord, anche perché non voleva restare lontano da casa.

Orfano di entrambi i genitori viveva con tre sorelle che gestivano un piccolo ristorante. Con i suoi primi guadagni Gigi ha aiutato le sorelle ad ampliare la loro attività.

 

Gol di testa di Gigi Riva

Superati i primi dubbi e timori, gli è bastato poco per capire che la Sardegna sarà per lui la terra adottiva e che il Cagliari sarà la “sua squadra”.

Infatti “Giggirriva”, così lo acclamavano i tifosi nell’incitarlo in campo, si innamora della Sardegna e della sua gente e, una volta affermatosi come calciatore, riceve molto presto la convocazione pure per la Nazionale Italiana.

Arriverà a rifiutare prestigiose offerte d’ingaggio da parte dei grandi club del nord, pur di restare nella “sua” Cagliari che ormai ha imparato ad amare e si sente amato lui stesso.

   

Altro Gol spettacolare di Gigi Riva

La Juventus arrivò ad offrire, allora, la favolosa cifra di un miliardo per l’acquisto dell’ormai affermato giocatore ma Gigi Riva disse: “NO”.

Forse, in fondo al cuore, in quel rifiuto c’era una sorta di rivalsa da parte sua nel ricordo che era stato respinto da ragazzino e ora, era lui a poter dire “NO” alle grandi squadre.

Questa scelta gli precluderà premi e trofei ben più importanti ma lui sa di essere una bandiera per la squadra del Cagliari, sente in campo e fuori l’affetto incondizionato dei tifosi e sa che questi non avrebbero gradito un eventuale suo tradimento alla fede nella squadra del cuore.

 

Il sinistro micidiale di Gigi Riva

Sarà stato l’effetto del “mal di Sardegna” anche per lui? Il sospetto è giustificato e il curriculum di Riva ne è la dimostrazione. Lui stesso affermerà, in seguito, che si sente più sardo dei sardi.

 

Riva gioca con il Cagliari 13 campionati consecutivi: nel 1963-64 i suoi gol portano il Cagliari dalla serie B alla massima categoria.

In serie A realizzerà 156 reti in 289 partite. Indossando la maglia azzurra realizza 35 reti in 42 partite, una bella media e un record pare ancora imbattuto.

 

Gol di Gigi Riva ai Mondiali del '70 in Messico

Le più belle imprese di Gigi Riva sono forse legate alla maglia azzurra dove il suo potentissimo tiro mancino ha fatto sognare i tifosi italiani; i successi più importanti ottenuti in azzurro sono il titolo Europeo del 1968 e il secondo posto ai mondiali in Messico del 1970.

Si ricorda ancora la memorabile partita vinta 4 a 3 con la Germania per la qualificazione alla finale, persa poi con il Brasile.

Il periodo d'oro per Gigi Riva è quello che va dal 1967 al 1970: oltre a tre titoli di capocannoniere della serie A e ai citati successi azzurri risalgono a questi anni: un secondo posto in campionato (1969), lo scudetto del Cagliari (1970) e un secondo posto nella classifica del Pallone d'Oro 1969, alle spalle del compagno di nazionale Gianni Rivera e ancora un terzo posto nel 1970 alle spalle di Gerd Müller e Bobby Moore. grandissimi campioni europei.

Cagliari - Campione d'Italia 1969-'70

Questo stesso triennio è, però, per Riva anche quello più travagliato: si procura una frattura del perone sinistro (in nazionale nel 1967) e una frattura del perone destro (nel 1970 in nazionale, successivamente ai mondiali).

Gigi Riva ai Mondiali del 1974 in Germania-Ovest

Ritiratosi dall’attività agonistica nel 1976, ricopre nel Cagliari anche il ruolo di Presidente e agli inizi degli anni ’90 viene inserito nello Staff della Nazionale inizialmente come Dirigente accompagnatore, poi come Team Manager, ruolo che, pure con l’alternarsi dei vari Commissari Tecnici, ha ricoperto fino al maggio del 2013.

 

La sua serietà e professionalità è stata d’esempio per tutti i giovani. Dalla Scuola Calcio istituita a Cagliari per conto e nel nome di Gigi Riva sono emersi tanti giovani campioni che hanno raggiunto l’onore di giocare anche nella serie A calcistica.

 

Amante della guida con auto sportive Gigi, nel tempo libero, non frequentava la Costa Smeralda o altre località d’elite ma si accompagnava con pescatori, pastori e umile gente di Sardegna dove è stato sempre bene accolto, orgoglioso egli stesso di sentirsi loro amico.

Sta per festeggiare i suoi 60 anni da sardo e queste sono state le sue parole in una intervista rilasciata, tempo fa, al Corriere della Sera:

"Non volevo venirci, ora è amore"

"Quando vidi le luci nel golfo mi lasciai scappare: "Quella è l'Africa", poi vidi lo stadio “'Amsicora”, che non aveva un filo d'erba e pensai "Dove sono capitato". Però i ragazzi mi fecero festa e l'argentino Longo, una bella persona, mi prese subito sotto la sua protezione.

Rimasi qualche giorno e l'idea di passare dalla C alla B alla fine mi convinse ad accettare"

Leggiuno (Varese)

(Spiazzo dove Gigi Riva iniziò a dare i primi calci al pallone)

Gigi Riva vive ancora a Cagliari dove ci sono anche i suoi figli e gli affezionatissimi nipoti.

Continua a seguire le competizioni calcistiche sia del Campionato che quelle della Nazionale ma Gigi non le guarderà in diretta, dice che gli creano troppo stress per cui le visionerà in differita e con spirito critico, conoscendone il risultato.

Fa così anche con le partite del “suo” Cagliari. 

Buona Giornata per tutti. 

               

FESTA DELLE FORZE ARMATE post di Nembo

 

“Giorno dell'Unità Nazionale”

e “ festa delle FF.AA.”

I

Nella giornata di

Domenica 06 Novembre

si celebra la ricorrenza della

Festa Nazionale del 04 Novembre

con la quale l'Italia ricorda l'Armistizio di Villa Giusti stipulato il 4 novembre 1918 e consentì agli italiani di rientrare nei territori di Trento e Trieste, e portare a compimento il processo di unificazione nazionale iniziato in epoca risorgimentale.

Il 4 novembre 1918 terminava la

Prima Guerra Mondiale

e per onorare i sacrifici dei soldati caduti a difesa della Patria

il 4 novembre 1921

ebbe luogo la tumulazione del

"Milite Ignoto"

nel Sacello dell'Altare della Patria a Roma.

   

Con il Regio decreto n. 1354 del 23 ottobre 1922, il 4 Novembre fu dichiarato Festa nazionale.

Da allora il 4 novembre ricorda il valore della Difesa nazionale. In questa giornata si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi.

     

Un legame, quello tra

la Nazione e le Forze Armate,

sancito nella Costituzione.

Valore dell’unità nazionale e il contributo imprescindibile della Difesa per il bene dell’Italia.

W L'Italia W le FF.AA.

     

PER UN SORRISO

 

Prometto che vi farò ridere...

ma dovete leggere fino alla fine.

Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

.Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

..Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

…Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

….Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

…..Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

……Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

…….Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

……Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

…...Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

….Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

…Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

..Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

.Mucca..Mucca..Mucca..Mucca..

Mucca..Mucca....

Adesso so 4 cose su di te.

1)non hai letto nemmeno la metà "delle mucche".

2)non ti sei reso conto che una sta scritta con la k..

3)hai letto un'altra volta per vedere se è vero.

4)hai un sorriso nel tuo volto.

E questo mi fa sapere altre 11 cose su di te.

1)Stai leggendo questo.

2)sei umano/a

3)non puoi pronunciare la (p) senza separare le labbra.

4)hai fatto la prova!.

6)stai continuando a leggere.

7)stai ridendo di te stesso.

8)sei troppo impegnato/a a leggere, che non ti sei reso conto che manca il numero (5).

9)hai controllato per vedere se c'è il 5.

10)lo so che stai pensando:

 

Perché ho pubblicato questo?

E ti rispondo:

Questa è la mia ricetta per rubarti un sorriso

 ...sorridere fa bene al cuore...

 

   

DEDICA AD UNA CARA AMICA post di Lorenzo

       

Il Bosco ringrazia Lorenzo che ci ripropone questa sua lode dedicata ad una cara Amica che ci ha lasciati.

E’ una composizione bellissima, si sente che è espressa con la purezza di un cuore sincero.

Non indichiamo il nome della persona alla quale è dedicata perché vale per tutte le Amiche che abbiamo conosciuto in questo meraviglioso Bosco e sono andate a percorrere i sentieri infiniti dei boschi nel cielo dell’eternità.

Grazie Lorenzo.

 

DEDICA

 

AD UNA CARA AMICA

   

L’ho saputa

la terribile notizia.

L’ho saputa e tra l’incredulo

il sorpreso

l’addolorato il disperato,

sono rimasto infine attonito.

   

Ma è vero che non ci sei più

no che non è vero

sei sempre qui

e lotti insieme a noi.

   

Compagna vera

umile simpatica

sincera.

   

Protagonista di tutte le battaglie

senza veli e ritegni

come solo le donne sanno essere.

Un simbolo della giustizia

contro le ingiustizie.

Una voce forte e coraggiosa

in un mare di indecisioni

e incomprensioni.

   

Sempre all’avanguardia

eri e ci sei e ci rimani.

Ho imparato mille cose da te

il suono che ti individua

è generoso come te

come eri e come sei rimasta

nei cuori di chi ti voleva

e ti vuole bene

senza se e senza ma.

   

Lode e onore a te cara

Ti sia lieve la terra

Non ti dimentichiamo

   

LA LEGGENDA DEL GOLFO DEGI ANGELI

 

Il Poetto - la spiaggia di Cagliari nel Golfo degli Angeli

     

Ogni popolo ha le sue leggende, storie fantasiose che si raccontavano quando ancora non esisteva il cinema e la televisione era di là da venire.

Allora le famiglie si riunivano dopo cera d’estate fuori della porta di casa per godere di un po' di fresco e d’inverno, invece, intorno ad un caminetto acceso, prima di andare a dormire.

A raccontare era sempre una persona di una certa età, un buontempone con esperienze vissute, che riusciva, con la sua storiella, a volte anche con varianti inventate al momento, ad accentrare l’attenzione dei presenti e soprattutto dei bambini, sempre curiosi e desiderosi di apprendere cose nuove.

Oggi voglio raccontare la leggenda del Golfo di Cagliari che in molte cartine geografiche viene riportato anche con il nome di Golfo degli Angeli.

 

       

LA LEGGENDA

 

DEL GOLFO

 

DEGLI ANGELI

   

La grande insenatura del Porto di Cagliari

denominata Golfo degli Angeli

Gli Angeli, nei tempi lontani, chiesero a Dio un dono. Dio rispose che avrebbe dato loro in dono una terra dove gli uomini si amavano, si rispettavano, vivevano felici.

" So che esiste questa terra;

cercatela, trovatela e sarà vostra "

aveva detto loro.

Gli Angeli obbedirono; scesero dal cielo e si sparsero sulla Terra. Ma ovunque trovarono cattiverie, guerre, odi. Stavano per ritornare, tristi, da Dio Padre, quando il loro sguardo cadde su una grande isola verde circondata da un mare tranquillo. Gli Angeli si avvicinarono rapidamente: non rumore di guerre e di distruzioni, non colonne di fumo si alzavano dalle colline ove brucavano grandi greggi. E gli uomini aravano i campi non chiusi da segni di proprietà. Quei primi abitatori della Sardegna, ignari delle ricchezze della loro terra, discendenti da eroi che avevano fuggito la tirannide e l'ingiustizia, trascorrevano la loro vita in semplicità, contenti della pace e della bellezza dei luoghi.

Gli Angeli salirono felici in Cielo. Riferirono al Signore ciò che avevano visto, e il Buon Dio mantenne la promessa. Gli Angeli, quindi, ridiscesero ancora sull'isola, e rimasero specialmente incantati davanti al grande golfo che si apriva, come un immenso fiore turchese, all'estremo limite meridionale della loro terra.

Decisero, dunque. di stabilirsi lì: in quell'arco di mare così azzurro e bello che ricordava il Paradiso.

Presto, però, Lucifero, invidioso di quegli Angeli felici, cercò di seminare, fra di essi, lotte e discordie, e siccome non vi riuscì tento di scacciare gli Angeli da quel loro secondo Paradiso.

Lottarono a lungo le forze del Bene e quelle del Male sulle scatenate acque del golfo. Ed ecco che alla fine, tra il lampeggiare delle folgori del demonio si levò in alto la spada scintillante dell'Arcangelo Gabriele.

       

Fu il segno decisivo della vittoria, Lucifero stesso fu sbalzato dal suo cavallo nero, dalle narici di fuoco.

   

Allora prese la sella e, in un impeto di collera violenta, la lanciò nel Golfo, formando un promontorio che poi venne chiamato:

 

"La Sella del Diavolo"

Promontorio della Sella del Diavolo nel Golfo di Cagliari

Sotto di esso, trovarono dapprima rifugio le pacifiche navi fenicie, poi quelle di guerra dei Cartaginesi. Poi quelle dei Romani, dei Vandali e dei Bizantini. In seguito quelle dei Pisani, dei Genovesi e degli Spagnoli. Ed infine, quelle degli Inglesi, dei Francesi e degli Americani.

Così, oggi, gli Angeli se ne sono andati dal loro golfo incantato e lo guardano dall'alto, discendendovi, talvolta, lievi e silenziosi, all'ora del tramonto, quando il cielo si colora d'oro e di porpora.

   

Ernesto Cortazar - Forever You And I

VOGLIA DI EVASIONE di Maria Licy

       

Vorrei viaggiare per il mare

e scoprire terre lontane

lasciare indietro

i rimpianti ed i sogni infranti

lasciarmi cullare dalle onde

 

e farmi baciare

dal sole in fronte

sentire ancora

la carezza delle tue mani

ma questi sono gesti lontani.

 

 

Sentire la tua voce

nel soffio del vento

e dirti quanto ancora ti penso

ma la vita è strana

ed in lontananza

 

 

sento il suono di una campana

con quel suono lei mi dice

anche se non sei felice

stai serena.

     

SUICIDI SILENZIOSI di Nembo

UN FENOMENO PREOCCUPANTE

 

SUICIDI SILENZIOSI

 

TRA LE VARIE FORZE DELL'ORDINE

   

Post di

     

Ho deciso di scrivere questo articolo perché qualche settimana fa per l'ennesima volta ho sentito che in 24 ore tre appartenenti alle FF.OO si sono tolte la vita.(7 Settembre) giorno 13 altro suicidio di una poliziotta in Questura a Verona, 14 Settembre altro suicido poliziotto al CPR di Milano, ultima tragica notizia altro suicidio M.llo CC a Agrigento (26 Settembre)

   

Questa “ONDA SUICIDA” va fermata. Dall'inizio dell'anno – come rivela l'Osservatorio Suicidi in Divisa –aggiornato per il 2022 dall'inizio dell'anno sono 51 i membri delle forze dell'ordine che si sono tolti la vita.  Il trend dei suicidi del 2022 appare in crescita rispetto allo scorso anno. Una media – afferma l'Osservatorio Suicidi in Divisa – ogni cinque giorni un cittadino in uniforme si toglie la vita, ma il numero effettivo potrebbe essere addirittura superiore perché non tutti gli eventi vengono resi noti, il più delle volte per volontà dei familiari".(Ricerca da internet) anche se negli anni è stato analizzato con convegni, riunioni, protocolli nei quali si sviluppano analisi importanti e si ricercano soluzioni ma non si è debellato il fenomeno. Dimenticati dallo stato lo stesso stato che difendono.

Quello dei suicidi tra le varie nostre Forze dell’Ordine è una strage dimenticata. Morti misteriose, celate dal buio dell’omertà. Tra il 2001 e il 2020 i suicidi tra le Forze dell’Ordine hanno raggiunto la cifra di 891. Quasi 900 vite strappate per ragioni che troppo spesso restano sconosciute. Un dato preoccupante che diventa ancora più spaventoso se lo si mette a confronto con i suicidi della popolazione generale. Una vera strage che sarebbe fin troppo semplicistico attribuire allo stress e ai bassi stipendi ecc... anche se a volte di tutto questo c'è una verità. in nessun'altra professione in Italia si riscontra un simile tasso di suicidi, neppure in quelle in cui il precariato e lo sfruttamento sono la regola.

   

Non è facile fornire una risposta univoca, perché sono molti i fattori che possono indurre un uomo o una donna a farla finita. Di certo, però, c'è qualcosa che non funziona se nei corpi dello Stato chiamati a garantire la sicurezza dei cittadini gli stessi operatori arrivano così sovente a rivolgere un'arma contro se stessi. Il problema è che si tratta di un comparto con un elevato livello di angoscia legato non solo alla attività professionale, ma anche ad altri fattori: la disorganizzazione ostacola la vita familiare, è spesso estremamente difficile organizzarsi per stare con i propri cari perché, molto banalmente, i turni sono organizzati molto male. Inoltre ci sono frequenti trasferimenti da una città all'altra, e questo è un altro grosso problema per chi ha famiglia, contribuisce a causare stati di forte angoscia e depressione, un "civile" che attraversa un periodo di difficoltà normalmente rivolgersi a uno psicologo per un consulto, ciò è molto più complicato per le FF.OO, In Italia secondo le statistiche, circa 3 persone su 10 vivono stati di angoscia, ansia o depressione. Se vogliono, possono richiedere aiuto.

Per i membri delle forze dell'ordine è più difficile farlo, perché si va incontro alla sospensione dal servizio e al demansionamento a ruoli non operativi. Il numero dei suicidi degli ultimi anni ha fatto suonare qualche campanello d'allarme anche ai "piani alti" per questo sono stati organizzati servizi interni di supporto psicologico che, tuttavia, il più delle volte vanno deserti per la motivazione sopra descritta. Carabinieri e varie forze di polizia preferiscono convivere con i loro problemi piuttosto che rischiare di perdere il lavoro. Molti non reggono, purtroppo, e decidono di farla finita. La cultura patriarcale, quindi, trova in caserme e comandi terreno ancor più fertile che fuori. Preoccupanti sono questi suicidi, politici, legislatore, e piani alti dovrebbero prendere coscienza che delle concause, del verificarsi di questi fenomeni, possano partire dai reparti, dalle varie gerarchie con i sottoposti e non necessariamente dai singoli. Queste dinamiche potrebbero essere osservate da psicologi esterni all'Amministrazione, che dovrebbero essere presenti nella vita dei vari comandi o reparti e osservare le dinamiche lavorative, la corretta interpretazione della gerarchia, una giusta comunicazione e le problematiche lavorative e individuali del personale, riferendo poi il tutto a chi spetta trovare soluzioni atte al caso perché non succedano più queste tragedie.

         

NOSTALGIE D’AMORE di Gabriella.bz

 

Care Amiche ed Amici,

oggi apro il mio cuore

e svelo alcuni versi

a me dedicate

dal mio compagno

di viaggio nella vita.

               

Angoscia

 

mi assale

 

se cade la foglia

 

di un fiore.

                     

Rincuora l’animo

 

lo stelo forte

 

di una linfa

 

eterna:

 

L’amore.

               

 

Cristalli di sole

 

nei tuoi occhi.

   

riflessi di onde

 

lievemente

 

increspate

 

dal vento.

        . .      

Io mi cullo

 

dolcemente

 

 in quell’acqua

 

tiepida d’amore.

 

Ernesto Cortazar - MI AMOR POR TI

     

SETTEMBRE Tempo di migrare post di Maria Licy

   

SETTEMBRE

 

TEMPO DI MIGRARE

 

I PASTORI

(Gabriele D'Annubnzio)

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.

Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori

lascian gli stazzi e vanno verso il mare:

scendono all'Adriatico selvaggio

che verde è come i pascoli dei monti.

 

 

Mi è tornata in mente

questa meravigliosa poesia

di D’Annunzio ed anch'io

avrei desiderio di migrare,

andare in luoghi nuovi,

vedere visi nuovi

ed ascoltare voci nuove.

Lasciarmi indietro

dispiaceri e rimpianti,

respirare aria nuova,

vedere nuovi tramonti

e nuove albe.

     

 

Sarebbe bello uscire

da questa spirale di monotonia,

fare tutti i giorni gli stessi gesti,

incontrare le solite persone,

parlare delle solite cose,

tutto questo,

con l'andare del tempo,

diventa pesante.

     

 

Forse perché non sei più giovane

e pensi a tutte le cose

che volevi fare

e non hai fatto,

ai sogni che avevi

e che hai messo in un cassetto.

 

Perciò sarebbe bello

cambiare aria

e trovare in piccole cose

ancora la voglia di vivere

e di amare

non mi resta altro

che la fantasia

per sognare luoghi lontani.

 

 

Ernesto Cortazar – Emmanuelle  

   

SALVIAMO IL CREATO post di Antonino.rm

Cimabue-Madonna-con-il-bambino-in-trono-quattro-angeli-

e-San-Francesco

 

Care Amiche ed Amici del Bosco, vorrei proporre uno scritto, basato sul nostro

San FRANCESCO di ASSISI 

Patrono  D’ITALIA.

Il titolo è:

«« A FAVORE DEL CREATO »»

conosciuto e ammirato nel

«« CANTICO DELLE CREATURE »»

composto  da

«« SAN FRANCESCO »»

due anni prima della sua morte, dove con parole semplici, ma altamente poetiche, loda  DIO

 per e con tutte le sue creature.

   

Pietro Lorenzetti - Francesco entra in Gerusalemme

 

Il testo traduce dunque una precisa sensibilità ecologica del SANTO, nata dalla contemplazione della bellezza e della

«« SANTITÀ del CREATORE »»

da cui  aveva attinto lo stupore rispettoso e contemplativo di tutte le «« CREATURE »»

Uno dei termini per comprendere appieno la sua ecologia teologica è da trovare nella qualifica di

«« Fratello e Sorella »»

attribuite a tutte le creature.

 

Tutte vengono comprese e cantate partendo dal loro stretto e diretto legame parentale con l’uomo, rapporto che si origina dal Padre comune.

Oltre tutto, come ogni figlio, anche le creature assomigliano all’Unico Padre che è nei cieli, in quanto ciò è cantato da

 «« Fratello Sole »»

nei confronti del CREATORE:

 «« Di te portano significazione »»

   

Spero che questo pensiero di

«« SAN FRANCESCO »»

possa piacere agli Amici del Bosco.

Un abbraccio fraterno per tutte e tutti.

       

LA REGINA ELISABETTA II post di Maria Licy

 

 

**la REGINA ELISABETTA II

ama Settembre e lo indica e inserisce

nel Protocollo Reale nell’apogeo

della sua Esistenza Regale

e della Sua Vita**

Oggi 8 settembre è morta una

GRANDE REGINA

amata non solo dal Suo Popolo,

ma onorata e rispettata

da tutti i Popoli e tribù della Terra .

Esempio di Regalità, Onestà Intellettuale

e di Legalità verso tutti gli Esseri Umani

e verso gli Animali che tanto amava.

Da oggi lassù, fra i Nostri Cari,

 c’è anche Lei,

la Onnipresente

REGINA ELISABETTA II

R. I. P.

   

LA TRAGEDIA DEGLI INCENDI BOSCHIVI

   

IL FENOMENO DEGLI

 

INCENDI BOSCHIVI

 

L’Estate volge al termine e quest’anno si è dimostrata impietosa con picchi di temperature oltre i 40 gradi dal Veneto alla Sicilia, passando dalla Liguria, Toscana, Lazio, Campania e Sardegna, non ha risparmiato nessuno.

Come se non bastasse, alla inclemenza climatica si è aggiunto, puntualmente, come di consueto ogni anno, il fenomeno degli incendi boschivi, non solo nelle regioni italiane ma in tutta Europa… senza escludere gli altri continenti: Africa, Asia, Australia e le due Americhe, Nord e Sud.

Per la maggior parte sono incendi dolosi, ma quali sono i motivi che spingono i piromani ad appiccare il fuoco nelle zone boschive.

Per quali fini si vuole distruggere l nostro patrimonio arboreo di fondamentale importanza per la vita degli esseri viventi e dello stesso pianeta?

   

I motivi sono molteplici:

  • Recuperare aree per i pascoli;

  • Acquisire nuove zone da destinare all’edilizia abitativa e turistica;

  • Vendette personali verso i proprietari dell’area… per causare un danno economico con la distruzione di sugherete ed altre colture di reddito;

  • Non sono escluse semplici manie incendiarie di menti malate;

  • Incendi casuali dovuti ad incuria o disattenzione sono più rari ma ci sono anche quelli: basta un mozzicone di sigaretta buttato a caso sulla sterpaglia secca riarsa dal sole e il gioco è fatto. Occorre molta attenzione su quello che facciamo inavvertitamente, basta un niente per causare disastri irreparabili.

 

Non sempre è facile risalire alle cause e ancora più difficile scoprire i colpevoli se non colti sul fatto. Gli incendiari di professione sono esperti. Si possono provocare degli incendi con inneschi ad effetto ritardato. Per provocare un incendio ad effetto ritardato: basta sistemare dalla sera prima delle lenti o fondi di bottiglia, che funzionano da lente, su ciuffi di sterpaglia secca, magari imbevuta di carburante, e il sole del mattino successiva provoca l’accensione, poi il vento fa il resto, quando il responsabile è ben lontano dal luogo del misfatto e magari fa la sua presenza in aiuto ai soccorritori per lo spegnimento.

 

La sorveglianza non è mai abbastanza e non può arrivare dappertutto. Anche quando la segnalazione è tempestiva, i tempi di intervento, sebbene immediati, non sono in tempo reale. Ci sono i tempi di individuazione dei punti di intervento e preparazione delle Squadre Antincendio, Vigili del Fuoco, Elicotteri e Canadair attrezzati per lo spegnimento. Il fuoco, una volta partito, non aspetta… fa la sua opera distruttiva favorito dal vento che i piromani, con le previsioni metereologiche, hanno avuto l’accortezza di cogliere il momento più favorevole. Sembra che tutto gioca a favore di chi vuole distruggere e i soccorritori hanno un’opera immane da svolgere.

Spesso ci sono delle vittime pure tra gli addetti ai lavori.

Gli incendi boschivi non è un problema solo italiano ma siamo primi in Europa per numero di roghi:

Siamo secondi per l'estensione delle aree bruciate, dopo il Portogallo e insieme a Grecia, Croazia, Spagna e Francia, ed a seguire altri.

Secondo i dati raccolti dal Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi, già a metà Luglio la superficie bruciata nel 2022 è superiore a quella del 2021 (oltre 517 mila ettari contro i 470 mila dello scorso anno) per cui la situazione tende ancora a peggiorare.

   

Anche il sistema di prevenzione e rilevamento dei principi d’incendio è da perfezionare perché è evidente che molte cose ancora non funzionano. Qualche Regione Italiana sta sperimentando l’utilizzo dei droni per una maggiore tempestività nel rilevamento e segnalazione per gli interventi.

Speriamo che si riesca a debellare il fenomeno o almeno a ridurlo a livelli accettabili, altrimenti…

É TUTTO DA RIFARE.

PIROMANI, QUALSIASI COSA VI SPINGA

AD APPICCARE IL FUOCO,

FERMATEVI,

DISTRUGGENDO L’AMBIENTE,

PER I VOSTRI FIGLI

RIMANE SOLO LA GRIGIA

ED INUTILE CENERE.

Ricordiamo i numeri validi su tutto il territorio nazionale per la segnalazione incendi, con la speranza di non avere mai la necessità di doverli usare:

115

Corpo Nazionale Vigili del Fuoco

 

1515

Corpo Forestale dello Stato

   

Mentre ascoltiamo un po’ di soave musica, guardiamo questo breve filmato poi dite voi se è ammissibile che queste amene bellezze naturali della nostra meravicliosa terra possano essere distrutte col fuoco per mano dell’uomo.

 

 

Andre' Rieu - I Have a Dream – ABBA  

SICUREZZA URBANA post di Nembo

 

     

Sicurezza urbana è frutto del controllo del territorio, delle capacità di far rispettare le regole, ma anche della visibilità rassicurante di agenti su territorio e favorire la vicinanza con i cittadini per risaldare la fiducia nelle istituzioni.

La sicurezza urbana è un bene pubblico e come tale è da tutelare, la questione su cui in Italia, si riflette e si discute intensamente solo quando succedono tragedie recenti che fanno risonanza mediatica, come quelle che abbiamo sentito e visto in queste settimane Piacenza-Bologna-Crotone e notizie quotidiane di Roma, Napoli, Milano, ecc...e altre ancora nelle varie provincie che fortunatamente non hanno avuto esiti gravi. Anche in Europa il tema è oggetto di attenzione da oltre decine di anni, si tratta ormai di una dimensione della qualità della vita che interessa tutte le città del mondo.

     

Molti sindaci si trovano sempre più coinvolti a intervenire su richiesta dei propri cittadini a rispondere al crescere della violenza nelle loro città, per sostenere la prevenzione della criminalità, della violenza, per garantire ai propri cittadini la sicurezza (art. 50-54-T.U.E.L. e succ. modifiche aggiuntive) per cui sono chiamati, a farsi carico della sicurezza urbana quali rappresentanti di governo e delle loro comunità, e soltanto con la loro azione possono imprimere alla sicurezza cittadina i tratti propri della coesione sociale e della partecipazione civile, utilizzando gli strumenti di loro competenza quali: la tutela della vita urbana, risposte ai bisogni sociali, l’adeguatezza dell’offerta abitativa, appropriate formazione di spazi pubblici, controllo del territorio tramite videosorveglianza ma purtroppo per una serie di motivi dalle risorse umane, alla mancanza di soldi, (patto di stabilità si spera ora nel Pnrr) a leggi dello Stato che prevalgono su quelle comunali e regionali, e altro ancora gli stessi non possono garantire la sicurezza ai propri cittadini.

   

Il tema della sicurezza e della sua percezione da parte dei cittadini è divenuto uno dei temi più importanti dopo il lavoro uno dei temi più importanti nell’agenda politica dei comuni e regioni ma soprattutto dello Stato.

   

Anche se il traguardo è assodato e condiviso, ciò che rende sempre vivo è il dibattito e la ricerca di strategie d’intervento efficace e l’eterogeneità degli aspetti della vita sociale in ambito locale, con il rispetto delle regole che governano la convivenza tra le persone e, con la coesione sociale.

Il fatto di essere entrati nel ventunesimo secolo senza aver eliminato o quantomeno diminuito la violenza, che già ha registrato i venti secoli precedenti, è uno degli aspetti vergognosi della storia della nostra civiltà, e della nostra politica senza escludere nessun colore, e mentre con leggerezza e malafede si dibatte a livello centrale sull’immigrazione, sui furti, sugli stupri, sulle molestie, sui pestaggi, rapine, spaccio di droga, bande di minori, aggressioni, ecc... la gente muore in strada per mancanza di sicurezza, e molti stravolgono la verità per i propri fini elettorali e propagandistici, tutto ciò è da condannare.

Spero tanto che le istituzioni Statali si ravvedono e, con gli Enti locali: Regioni, Province, Comuni, formino un coordinamento tra di loro per contrastare il fenomeno della violenza creando sinergie mettendo in pratica il sapere e risorse istituzionali per avere più presenza in strada al fine di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana per il bene di tutti noi.

Interessante sarebbe sapere se Voi Eldyani vi sentite sicuri nelle vostre città, quartieri, paesi, parliamone su questo problema che interessa tutti noi cittadini.

     

PASSA IL TEMPO post di Gabriella.bz

     

PASSA IL TEMPO

 

Il temporale era stato molto forte, ma sapevo che dopo sarebbe ritornato il sereno e ricomparso il sole e nel mio cuore speravo di poter ammirare anche un bellissimo arcobaleno in lontananza.

Mentre osservavo l’orizzonte pensavo, avrei mai rinunciato a quel sogno coltivato negli anni? Riuscire a vedere la vita come la sognavo fin da ragazza, anche se sono ormai arrivata alla terza età ma sempre piena di speranze, voglia di muovermi, camminare, leggere, scrivere, avere amicizie e non manca mai una grande voglia di vivere.

 

 

Forse qualcuno si chiederà, che significa entrare nella terza età.

Ebbene posso dire che per me la vita è come l’anno solare, si compone di quattro stagioni:

   

Dalla nascita fino ai vent’anni è la Primavera, ossia la prima stagione, poi fino ai cinquanta è l’Estate, ed è la seconda, quindi comincia l’Autunno fino agli anni settanta ed è la terza, dopo arriva la quarta stagione che è l’Inverno e a quel punto ci sono i dolori della vecchiaia.

Non ricordo quando, ma avevo già scritto che nel mio modo di pensare, la vita è come le stagioni.

 

La Primavera che porta oltre la vita anche gli anni di felicità. Sono gli anni degli studi, delle speranze, dei programmi, delle aspirazioni, dei sogni, delle promesse.

L’Estate che senza dubbio la più gioiosa. È quella parte della vita nella quale si realizzano le cose principali: il lavoro, il matrimonio, la casa, la nascita dei figli che è il più grande regalo che la vita può donare, sia ad un uomo che ad una donna, ma sicuramente per una donna diventare mamma è la gioia più importante.

   

L’Autunno che come nelle stagioni anche nella vita è un momento di calma, ma anche della raccolta di quanto hai alacremente e pazientemente seminato. Il lavoro sta per finire, i figli sono cresciuti e si staccano dalla famiglia per crearne un’altra, in pratica inizi a restare sola, ma solo per poco perché presto arrivano i nipotini per tenerti compagnia e farti provare gioie e dolori del fare la nonna.

     

Infine arriva l’Inverno, la quarta stagione dell’anno e della vita. Ormai quello che dovevi fare è fatto, ti riposi se puoi, programmi un viaggio per visitare l’Italia e ammirare le sue bellezze. Ritornando dai luoghi di villeggiatura ci si ricorda che ci sono tante persone che se offri loro una mano sono ben contente, se le gite lunghe non puoi farle, ci sono delle passeggiate bellissime, e in questi giorni una brezza leggera ti accarezza e scalda il viso.

         

E’ vero che il tempo passato non ritornerà più, ma spero sempre che la vita mi riservi ancora emozioni, potrò arrivare a vedere i miei nipoti laurearsi? Non penso di diventare bisnonna, i miei figli si sono sposati dopo averci pensato bene. Spero di non dondolarmi sulle illusioni, alle volte ascolto il silenzio assoluto della stanza e mi chiedo se i miei pensieri non siano troppo rosei.

       

Lo sono sicuramente perché nessuno vive solo di gioie, ci sono dolori di tutti i tipi, dove se ognuno di noi butta anche una sola goccia del suo dolore con tutte quelle gocce si forma un oceano. Pensando ai dolori e alle persone deboli, mi preparo per andare da loro in una casa di riposo, invecchiando sento sempre più la loro sofferenza, vedo che i volontari sono sempre meno e me ne dispiace. Che racconterò oggi?

     

Ancora non ho pensato, forse farò parlare loro, sarà uno sfogo e non importa se confondono le persone, gli anni o i parenti, altre gocce di dolore che cadono in quell’oceano. Sono ritornata a casa che era quasi sera, non è stato tanto triste il pomeriggio e mi sono accorta che lasciandoli parlare si lasciavano prendere dalla frenesia per essere primi a raccontare le loro storie.

   

Lungo la strada del ritorno ho dovuto fermarmi per guardare il cielo, non era un arcobaleno quello che stavo ammirando ma come se un pittore avesse dato una pennellata di azzurro ed una di rosa dove il sole lasciava il posto alla luna, uno splendore unico.

Questi sono i quadri della quarta stagione che tutti conoscono e tutti possono dipingere con i colori della propria vita.

     

Fascinación--- André Rieu

     

PRANZO DI FERRAGOSTO

     

Cala Sisine, Baunei, Ogliastra, Sardinia, Italy

 

Con gli AUGURI di Buon Ferragosto per tutti da parte della Redazione, proponiamo la lettura di questa simpatica filastrocca che è un revival di un lavoro di Giuseppe che si adatta perfettamente a questa giornata festiva di mezza estate.

È tempo di ferie,

AUGURI A TUTTI,

per chi è a casa e chi è in vacanza.

   

 

     

Un particolare  saluto con l'augurio di Buon Ferragosto a tutti agli amici che fanno parte del Bosco e di Eldy:

 

         

 

Gianna.vr

Carlina

 

Paul Candiago

 

e tutti coloro che frequentano

     

È ARRIVATO FERRAGOSTO

SIA IN CASA CHE IN CAMPAGNA

SIA AL MARE CHE IN MONTAGNA

CON UN FRITTO O CON L’ARROSTO

 

Olio extra vergine d’oliva

 

PINZIMONIO DI CONTORNO

EXTRA VERGINE D’OLIVA

SALE E PEPE CHE RAVVIVA

TUTTO CIÒ CHE TROVA INTORNO

 

Pecorino sardo

 

SIA NEL PIATTO CHE IN TEGAME

GAMBERONI E SALAMINI

PECORINO E SALATINI

DI SAPORI UN BEL LEGAME

 

 Arista di maiale arosto

 

HO ASPETTATO, A BELLA POSTA

PROPRIO IL GIORNO DELLA FESTA

PER VUOTAR TUTTA LE CESTA

E GUSTARMI L’ARAGOSTA

 

 Aragosta alla catalana

 

NON SO ANCORA COME FARLA

C’É LA PENTOLA CHE BOLLE

CATALANA CON CIPOLLE

DEVO ANDARE A CUCINARLA

Pane carasau

 

CON SAPORI DI SARDEGNA

PANE FRESCO O CARASAU

FORSE È MEGLIO GUTTIAU

CUCINATO TUTTO A LEGNA

   

Gamberoni

 

MA CHE GRANDE DELUSIONE

L’ARAGOSTA È SOLO UN SOGNO

È UN PRANZO DEL BISOGNO

GIUSTO PER CONSOLAZIONE

   

Zucchine ripiene

SON ZUCCHINE E MELANZANE

SON PATATE E PEPERONI

ANCHE QUELLI SONO BUONI

OLIO, SALE E UN PÒ DI PANE

   

Cannonau di Sardegna

   

L’IMPORTANTE È LA SALUTE

E UN BUON BICCHIER DI VINO

C’É CON ME L’AMICO PINO

CHE SA REGGER LE BEVUTE

   

CANNONAU O VERMENTINO

VERNACCIA O MALVASIA

TORBATO, MONICA O QUEL CHE SIA

L’IMPORTANTE CHE SIA VINO

     

VINO D’UVA NATURALE

INVECCHIATO OPPUR NOVELLO

NOI BEVIAMO SEMPRE QUELLO

SENZA ACQUA MINERALE

 

   

QUELLA PROPRIO NON LA BEVO

IO DELL’ACQUA SONO ASTEMIO

SE VOLETE DARMI UN PREMIO

UN FIASCO DOC, VOLENTIERI LO RICEVO

 

Frutta e verdure

 

HO VUOTATO LA MIA BROCCA

QUEL CHE AVEVO IO VI HO DATO

SO CHE ALMENO CI HO PROVATO

CON QUESTA FILASTROCCA.

   

Spaghetti al dente

   

con le vongole

   

DIMENTICAVO LA PASTASCIUTTA

CON UN GUSTO SOPRAFFINO

AGLIO, OLIO E PEPERONCINO

ME LA SON MANGIATA TUTTA

   

Fritto misto

 

A VOI COS’É RIMASTO

QUASI NIENTE E SI RIINIZIA

PER TENERE L’AMICIZIA

PREPARIAMO UN ALTRO PASTO

   

Insalata mista

 

ORA VOGLIO ANDARE IN FERIE

SONO STANCO ANCHE DI DENTRO

MI RIPOSO E MI RITEMPRO

POI INIZIO UN’ALTRA SERIE.

   

La  frittata della nonna

 

e per finire in bellezza

non potevano mancare i

 e il digestivo finale

a vostra scelta Amiche ed Amici

   

IL BOSCO E IL VENTO

     

È caldo d’inverno e fresco d’estate, non è uno split, e non consuma energia. Lussureggiante e gioioso, la pioggia lo bagna, la rugiada lo bacia, il sole lo asciuga, ha tanti amici che vivono felici nelle tane, negli alberi e nei nidi nascosti tra rami e clorofilliane fronde: scoiattoli, cani, gatti, uccellini, lepri, conigli, tortore, colombe, topini, criceti, bombi, api, ragni, grilli, cicale, farfalle, libellule, rospi, ranocchi, bisce, vipere, corvi, cornacchie, gufi, civette, sciacalli, martore, daini, lupi, cerbiatti, volpi, orsi, miriadi di insetti e quanto altro la natura rigogliosa può regalarci.

ù    

             

È il Bosco incantato che tutti conosciamo, frequentato da adulti e bambini in ogni stagione, col caldo e col freddo. Lo visitiamo ogni volta che sentiamo il bisogno di trovare notizie d’attualità, un racconto, una poesia, una canzone, una storiella spiritosa, un servizio di cultura o di svago e ogni volta che abbiamo bisogno di respirare aria pura e godere di un momento di serenità.

Gli animi nobili si immergono nel Bosco per esprimere i sentimenti della mente e del cuore.

 

 

Rileggiamo questa ispirata composizione che a suo tempo ci aveva inviato l’Amica Nicoletta, anche lei passata nel mondo dei più ma che ricordiamo ancora con tanta stima.

La cara Nicoletta ci aveva confidato che le era nato improvviso l’estro di scrivere questa poesia in un momento di pausa del suo quotidiano faticare, sognando il relax che trovava nel Bosco incantato di Eldy.

 È tutto virtuale direte, ma le parole sono una vera poesia, eccola:

 

Il vento mi porta odori

e profumi forti del mare,

della pioggia.

Profumi dolci e piccanti

di capperi in fiore,

di ginestre vestite,

di inebrianti zagare

e riempie il mio cuore

di immensa felicità

e infinita gioia,

alleviando gli affanni

della giornata trascorsa

e di quella a venire.

 

 

 

Si, è vero, nel Bosco si sta bene... ma voglio essere ironicamente provocatorio e vi racconto la mia storiella:

 

UNA BUONA GIORNATA

 

Oggi è proprio una buona giornata,

il caldo mi sta uccidendo,

ma son forte e non mi arrendo.

 

Questa mattina,

alzandomi dal letto

sentivo le energie giuste,

mi tornavan quelle forze

che da tempo mi mancavano.

 

Andando verso la cucina

per far la colazione,

avrei potuto raccogliere

quella piuma caduta per terra,

persa in volo da un uccello

e portata qui  dal vento,

ma ho risparmiato le energie

che mi servivano

poi a tavola per tirar su

il cucchiaio e la forchetta

e portare alla bocca

un po’ di pane,

un’oliva e la bruschetta.

 

Tutto sommato

anche oggi ce l’ho fatta,

è andata proprio bene,

con l’aiuto del bastone

sono tornato nel mio letto

posso farmi una dormita

e recuperare le energie

per la giornata di domani,

c’è il Bosco che mi aspetta,

chissà cosa mi offrirà.

                

     

UN’INFANZIA DIFFICILE di Antonino.rm

   

UN’INFANZIA DIFFICILE

 

VISSUTA NEL DECENNIO

 

PRECEDENTE ALLA

 

SECONDA GUERRA MONDIALE

Racconto di Antonino.rm

Io sono il quinto figliolo venuto alla luce il 13.6 .1935 dalla coppia di sposi venuti a Roma per problemi politici. Cesare e Imelde. Matrimonio il 27.7.1918 nel corso della Prima Guerra Mondiale, ottenuta licenza per matrimonio. Padre muratore e madre casalinga, ma sempre attivi per mantenere una famiglia di sette persone. Io sono vissuto in famiglia coccolato dai genitori e dai fratelli maggiori. Sono arrivato al  sesto anno di età quando ho cominciato a capire le sofferenze dei grandi. In quel tempo era di carestia perché c’erano tensioni politiche che con la dittatura fascista si prevedeva che scoppiasse un’altra guerra. E cosi fu avendo maturato i 5 anni, il nostro capo di stato Benito Mussolini e il RE  con l’acclamazione della maggior parte del popolo Italiano convinto  dai grandi discorsi del Duce per fare un grande IMPERO.

   

E nel 1940 assieme alla Germania e Giappone dichiarò la guerra. Eravamo una nazione povera, la maggior parte contadini, braccianti e operai cosa gli diceva il cervello a quell’uomo. Quando i discorsi di piazza Venezia diceva otto milioni di baionette, e poi dovette fare la raccolta di tutto il ferro che c’era in Italia, perché con le sanzioni non avevamo più metalli per gli armamenti.

     

Dico di più sono  state requisite  le fedi d’oro agli uomini e alle donne. Pensate a un padre che ha fatto tutta la guerra del 15/18, sapendo cosa significava perché vissuta, avendo due  figlioli nati  il primo nel 1920 e il secondo nel 1922, e anche mia madre nel cuore loro come erano preoccupati.

 

Io da bambino capivo il loro stato d’animo. Nel 1941 raggiunti i 6 anni iniziai le elementari, sapete venivo dall’asilo ove debbo dire che ho trovato buone maestre, un bambino staccando dall’ambiente famigliare, si fa il suo pianto più di qualche giorno, le maestre mi hanno dato molto affetto e sono riuscito ad ambientarmi con gli altri compagni e iniziai la prima elementare con serenità. E gli anni passavano e la mente di bambino capiva sempre più. Nel 1942 arriva la cartolina di arruolamento del  primo fratello  classe 1920, dovette partire per la guerra come artigliere, fu mandato in Africa Orientale e potete immaginare le preoccupazioni di tutta la famiglia.

 

Trovate e comperate le spediva con la speranza che le ricevesse affinché potesse attenuarsi la sete. Stette qualche mese in Africa, dalle lettere che arrivavano dicevano che stavano a pochi  km da Addis Abeba, però successe che si ammalò, perché gli uscirono sol collo tanti accessi, lo curarono  gli fecero tutte le medicazioni del caso, poi guarito dopo la convalescenza, gli arrivò una comunicazione dal ministero della guerra dove diceva esonero. Perché essendo operaio meccanico specializzato, lo rimandarono in Italia nelle officine dove si costruivano ordigni bellici. Ci restò fino alla fine di giugno 19-6-43 ci fu il bombardamento degli Americani al quartiere S.LORENZO, la sua officina dove lavorava si trovava al centro di  S Lorenzo, si salvarono tutti gli operai perché al primo segnale di allarme, scesero tutti nelle cantine.

I palazzi erano tutti rasi al suolo. Nel frattempo arrivò la cartolina di arruolamento del secondo fratello scaglione 1922 essendo un po' gracilino

lo destinarono al Corpo  Avieri e mandarono anche lui in Africa.

 

Purtroppo i mesi passavano, senza avere sue notizie i miei genitori, come tutti quelli che avevano figlioli in guerra e non si avevano notizie fanno tutto quel che possono per avere informazioni. I miei genitori girando per Roma sotto le bombe andando alla CROCE ROSSA, al Ministero della Guerra,  nessuno sapeva dare notizue. Potete immaginare il morale dei miei genitori. Io bambino ai 7 anni assorbivo come una spugna tutte le loro sofferenze, anzi dirò di più, mio padre essendo veterano della guerra 15-18, quando ci fu notizia  che la guerra  stava andando male, e avrebbero  bombardato Roma . É corso a ripari mettendosi d’accordo con il vicinato per costruire un rifugio per ripararsi dalle bombe, e così si fece. Avanti casa c’è una montagnetta alta 80 metri ed è stata fatta una galleria di una lunghezza di m. 150 rivestita con legname, questo ricovero ha  ospitato 4 famiglie con i suoi bambini. Io ricordo come se fosse adesso il bombardamento di S.LORENZO, suonò l’allarme e le famiglie vennero giù dal monte con i loro figlioli ed entrarono nel ricovero. I miei genitori si trovarono in giro per ROMA per avere notizie del loro figlio sempre disperso in Africa. Io non vedendo tornare i miei genitori uscii dal ricovero e guardai in alto, vidi sopra la mia testa le cosiddette fortezze volanti e con terrore le bombe che uscivano da sotto questi grossi bombardieri, sentii il fragore delle esplosioni e le vibrazioni della terra.

 

La distanza tra casa mia e S LORENZO sono solo 3 KM. Il cuore mi arrivo in gola, e scoppiai in un pianto dirotto, per fortuna c’erano delle mamme che mi consolarono un po' e poi dopo poco vidi arrivare i miei genitori e mi rasserenai.

Questa è la guerra!

 

 

RIFLESSIONI SULLA VITA

Tante volte nel corso della nostra esistenza ci siamo chiesti:

COS’É LA VITA?

 

e abbiamo provato a dare una risposta senza trovare, però, una soluzione definitiva. Si, perché la risposta non è facile, la vita è varia, è sempre in movimento, ha i suoi alti e bassi, i suoi momenti di gioia e felicità ma anche i suoi momenti di estrema difficoltà, tristezza e costernazione.

In questa bozza di versi ho voluto esercitarmi ad esprimere le mie considerazioni ma voi, Amiche ed Amici del Bosco, potete esprimere liberamente la vostra opinione in piena libertà di pensiero.

Grazie per l’attenzione e Buona Domenica per tutti.

 

   

COS’É LA VITA?

Un soffio di vento,

un volo di farfalla,

un garrire di rondine,

una notte stellata.

 

Un’alba e un tramonto,

una nota stonata,

lacrime d’amore,

svolazzare di petali,

arcobaleno di colori.

 

Invenzioni e progetti

dipinti di ottimismo,

promesse deluse,

speranze perdute,

traguardi sfumati,

un fuoco ardente,

una fiamma mai spenta.

 

Miraggi sfocati,

continue battaglie

sul fronte della vita,

conquiste di un giorno

fallimenti di ritorno.

Un’imbiancata di neve

sciolta al primo sole.

Onirici sogni

nel profondo della notte,

scoloriti ai primi albori

del giorno che sorge.

 

Da giovane...

sembra una strada lunga

vuoi correre veloce

hai fretta d’arrivare

poi guardi indietro

ed è già passata.

 

Trascorsa,

tra affanni infiniti,

quotidiana fatica,

ansie continue,

mille peripezie.

 

I figli se ne vanno,

seguono la loro vita

percorrono altre strade.

Cosa rimane? Cenere!

 

Rimangono i dolori,

gli acciacchi da curare

ricordi come film

impressi nella mente,

brutti da dimenticare,

belli da conservare,

e raccontare ai nipoti...

se ti vengono a trovare.

 

Così è la vita

Un soffio di vento,

un volo di farfalla,

un garrire di rondine,

una notte stellata.

 

Un’alba e un tramonto,

una nota stonata,

lacrime d’amore.

petali colorati,

arcobaleno di fiori.

 

Frizzanti progetti

dipinti di speranza,

promesse deluse,

sogni perduti,

traguardi mai raggiunti,

fuochi spenti, cenere.

Brucianti scintille,

ritorni di fiamma.

Un’imbiancata di neve

sciolta al primo sole.

 

Onirici sogni

nel buio profondo

della culla della notte,

fugati ai primi albori

del giorno che nasce.

 

Ma nel mezzo c’è la vita,

facciamoci coraggio,

rimettiamoci in piedi,

diamoci una mossa

e viviamola finché c’è.

Perché è la VITA

e la vita è così!

Incerta, mutevole, insolubile,

ma meravigliosa.

 

 

Puccini : Tosca - "E lucevan le stelle" - Mario Del Monaco

 

AMORE E TRADIMENTO

RICORDO DI UN’AMICIZIA

 

NATA PER CASO IN UNA CHAT

 

Amica carissima,

Ci siamo conosciuti in chat, tu giovanissima, io, per la differenza generazionale potevo avere l’età di un tuo nonno.

Eppure era nata una bella amicizia, basata sulla lealtà, sincerità e fiducia reciproca.

Ricordo che tu mi confidavi le tue incertezze, mi chiedevi consigli, io, invece, apprendevo da te i piccoli segreti di come rapportarsi in chat, per me materia completamente nuova.

Ricordo ancora quando venisti a piangere virtualmente sulla mia spalla per una tua cocente delusione amorosa, eri veramente addolorata ed affranta al punto che sentivo scendere le tue lacrime e immaginavo lo stato del tuo piccolo cuore, fino quasi al punto di sentire pure i battiti.

Volevi sapere cos'è l'amore e io cercai le parole da dirti nell'intento di lenire il tuo dolore.

Ed ecco cosa ti scrissi allora, cercando, in qualche modo, di consolarti.

Forse, ero riuscito nell’intento perché, a distanza di oltre dodici anni, la nostra amicizia continua ancora ed è più che mai salda.

Ciao dolce Amica.

 

   

Tiziano - Amore Sacro e amor profano

 

COS’É L’AMORE?

 

Nella nostra concezione etica riteniamo che l’amore sia quel sentimento che unisce due esseri umani, un uomo e una donna, che si sentono attratti per una miriade di fattori, compreso quello chimico/fisico e, in primis, quello sessuale che ha come fine  specifico, lo scopo di assicurare la continuità della vita con la procreazione di un essere della stessa specie a propria immagine e somiglianza che a sua volta, nel reiterare le stesse cose, potrà garantire l’eternità dell’esistenza umana sulla Terra.

Nell’accoppiamento degli animali, finalizzato agli stessi principi della procreazione e della conservazione della specie, c’è amore? Si, forse anche lì c’è un amore istintivo ma non è la stessa cosa come il sentimento che nasce tra gli umani uomo/donna.

Nelle unioni omosessuali che oggi si vuole legalizzare giustificandole come diritto di libera scelta dell’individuo, può esserci amore? Questo aspetto avrebbe bisogno di un trattamento speciale e se ne potrà parlare un’altra volta se ce ne verrà la voglia, per ora lo trascuriamo.

L’argomento ‘Amore’ ricorre periodicamente nelle pagine del Bosco ma, oggi in particolare, una cara amica, protagonista in prima persona di una cocente delusione amorosa, mi ha chiesto di parlare ancora dell’amore e cercherò di farlo secondo i miei concetti personalissimi e le mie convinzioni derivate da una cultura tramandata dai genitori ai figli, più con gli esempi che con le parole ma che spesso è stata integrata con parole bonarie e ulteriori confidenziali nozioni tra la figura della nonna e le sue  stimate nipotine e nipoti. Con la nonna si ha più facilità a parlare di certe cose, la nonna, ascolta, capisce e sa dare i consigli giusti. Alzi la mano chi non lo ha fatto. Ho capito, nessuno alza la mano, siamo tutti coinvolti. Qualche volta abbiamo preferito parlare dei nostri primi bagliori d’innamoramento con una zia con la quale avevamo più confidenza oppure con un cugino/cugina più grandi che ritenevamo potessero chiarire le nostre curiosità e i nostri dubbi. Poi è arrivato il tempo delle confidenze con le amiche/amici intimi, con i compagni/e di scuola ecc. e il tutto ha contribuito alla formazione del nostro sapere sull’amore, ovvero sul rapporto uomo/donna, maschio/femmina.

Cosa prova una ragazza nel guardare il bel ragazzo del quale si è perdutamente innamorata perché più bello di lui non esiste nessun’altro? Voglia di sentirsi amata, di carezze, di baci, di tenerezza, di protezione, di sguardi intensi, di parole che la facciano sprofondare in una voragine senza fine da non farle capire più niente? Si, come primo impatto c’è tutto questo ma inconsciamente vede in quel ragazzo dei suoi sogni come vorrebbe che fosse suo figlio, ovvero la creatura che potrebbe generare nel suo grembo nell’amare intensamente e per la vita il ragazzo che in quel momento è nelle sue più alte aspirazioni.

Sul rovescio della medaglia, invece, il ragazzo che si innamora è molto più superficiale, vuole quella ragazza, la vuole per se, ne è geloso e non vuole che nessun’altro la sfiori senza rendersi conto che lui, maschio, è solo un mezzo, un inconscio strumento utile all’incomprensibile e complesso meccanismo finalizzato ad assicurare la continuità della vita. Auguri ad entrambi.

Sono convinto che queste mie balzane elucubrazioni possono scatenare una infinità di strali da parte di chi la pensa diversamente ma pazienza, ognuno è padrone di vederla come gli pare, questo è il bello della libertà di parola, perciò invito ciascuno ad esprimere il proprio pensiero.

Ora però, in tutto questo bailamme non bisogna dimenticare che la mancata realizzazione delle più alte aspirazioni amorose, sognate, anelate e fortemente bramate, porta spesso a delle cocenti delusioni dalle quali sembra difficile potersi riprendere ma in realtà anche queste servono per farci maturare e renderci più forti per una prossima volta.

Nell’augurarvi una felice e serena Domenica propongo la lettura di questa spontanea esternazione in versi senza avere la pretesa che possa essere chiamata poesia perché, in effetti, sono solo parole che potrebbero nascere da un cuore prima innamorato e poi ferito.

   

 

Era impossibile,

assurdo,

lo sapevamo

ma era bello

alimentare la speranza,

proiettarla nel futuro,

nell’infinità delle stelle,

nell’eternità dell’universo.

Sogni di fughe,

viaggi in terre lontane,

al di là della profondità del mare,

al di là della sommità dei monti,

distanti dal brusio del mondo,

lontani dalla civiltà,

indenni da onde magnetiche,

da suoni assordanti,

isolati da trilli e suonerie.

 

Noi due, unici,

anime solitarie,

in sottofondo:

i battiti del cuore,

uniti in un sol corpo,

paghi d’amore.

 

All’improvviso,

nel cielo scuro,

una saetta e….

Big Bang.

   

S’apre un sipario,

si svela il mistero,

è scoperto il tradimento!

   

Hai distrutto tutto,

una rosea speranza,

andata in fumo,

cenere,

grigia polvere inutile

spazzata dal vento.

   

Hai pensato d’esser bravo,

complimenti,

non sai cos’hai perduto,

fatua fiammella,

non puoi capire, pazienza,

continua a svolazzare,

nella nebbia del nulla.

Addio, piccolo verme.

   

   

GIOVANNI MARRADI - Crying

   

UNA PERSONA CHE NON DIMENTICHIAMO

UNA PERSONA

CHE NON DIMENTICHEREMO MAI

 

Dopo una vita dedicata al lavoro aveva iniziato un’altra attività, forse come hobby per l’impiego del tempo libero ma ne aveva fatto una ragione di vita quotidiana mirata alla socializzazione tra un gruppo di amici anche con animi e spirito diverso.

Amava questo nuovo lavoro e lo gestiva con spirito giornalistico, elargiva dolcezza per tutti al punto da farsi voler bene da chiunque avesse modo di conoscerla.

Ne abbiamo parlato già tante volte e tutti conosciamo la sua storia nel Bosco di Eldy per cui voglio ripetere ancora:

 

Sono sette anni che ci hai lasciato e sentiamo ancora fortemente la tua mancanza.

Sappiamo che ci guardi dall’alto e quest’anno vogliamo farti un omaggio che spero ti farà piacere, ma soprattutto mi auguro che faccia piacere a tutte e tutti coloro che ti hanno voluto bene e te ne vogliono ancora.

Quest’anno, in tuo ricordo, riportiamo solo una serie di commenti a te rivolti e che non hanno bisogno di alcuna ulteriore presentazione.

In primis Lorenzo perché sappiamo che la vostra amicizia era veramente stretta, reciproca e sincera. Lorenzo si era preso cura dei tuoi amati micetti rimasti soli, senza la loro padrona, e ancor oggi quotidianamente ricorda il tuo nome in tutte le chat del blog.

Subito dopo Sabrina alla quale hai fatto quasi da madrina dandole i consigli utili per calmare la sua irruenza giovanile, ed a seguire gli altri.

Ce ne sono tantissimi ma non riesco a recuperarli tutti per cui, chi vuole può esprimere il suo pensiero in questo post.

Grazie e un sincero saluto per tutte e tutti.

   

Grazie per tutto quello che ci hai dato, Giovanna. Siamo contenti del fatto che non hai sofferto nel trapasso e che ti terremo sempre nel nostro cuore. E che ti rivedremo

 

Grazie Gianna, indimenticabile amica e compagna, di essere esistita e di avermi lasciato Khalì, che oggi ha sei anni. Grazie anche a Nembo di averla ricordata con parole così appassionate. E’ stata una grande Amica di tutte e tutti nel Bosco. Ovunque tu sia Gianna, io e tutti noi siamo con te ed il tuo ricordo non ci lascerà mai. Ciao e per sempre. Lorenzo

 

 GIOVANNA sei stata davvero una grande amica, una persona speciale, mi hai insegnato tantissime cose, mi hai guidato per migliorarmi e insieme abbiamo fatto delle cose meravigliose per il bosco …..si il bosco che tu instancabilmente per anni hai portato avanti egregiamente e amavi molto …… ci siamo sempre firmate la direzione del bosco ma in realtà eravamo una famiglia e oggi piangiamo questo lutto sei e sarai sempre nei nostri cuori ….. Sabry

 

 Giò mi ricordo la prima volta che ci siamo scritte … cercavi di calmarmi e di farmi usare la diplomazia… parlavamo di come la gente è invidiosa ci siamo fatte tante risate e tante discussioni… mi dicevi le cose in faccia come Lorenzo, Giuseppe e Renzo mi avete migliorato voi facendomi capire come mi dovevo rapportare… ora quello che mi avete insegnato è diventato un bagaglio di vita… prima di mandare qualcuno a… conto e poi la mia risposta è di sicuro più diplomatica… in questi giorni leggevo… leggevo i pensieri che scrivevano su di te. Io so di certo che alcuni ti avrebbero dato fastidio perché ne parlavamo… ma anche davanti alla morte purtroppo le cose vanno cosi… ti avevo affidato il bosco xchè sapevo di lasciarlo in ottime mani e non mi ero sbagliata…sei stata una fata qui dentro ma lo eri anche fuori... non è stato un anno buono né x te né x me ma mi avevi aiutata tanto a sopportare il mio dolore e ora ci aggiungo anche questo di dolore… ora rimango qua e mi prenderò cura del nostro adorato bosco, mi mancherai molto sono giorni che vago piangendo perché tu sei davvero una persona speciale e il bene che ti ho voluto è stato autentico… tornerai al tuo paese di origine che amavi tanto anche se Roma ti aveva adottata ormai da tantissimi anni, a me rimarranno i tuoi insegnamenti, pensieri ma soprattutto il ricordo della bella persona che sei stata... ciao amica mia.

   

ENRICO

Cari tutti, è difficile lasciare un commento senza cadere in retorica.

In primis, sono certo che ora sei in un posto bello e ti trattano bene, e questo mi riempie di gioia.

Qui sulla terra ci mancherai un sacco per l’intelligenza, l’umiltà e quello spirito di “costruire qualcosa” insieme che ha fatto bello questi anni di collaborazione.

E poi mi vengono in mente tutte le cose che si potevano fare mentre eri qui con noi. intanto dirti qualche volta in più GRAZIE per lo splendido lavoro che hai fatto. o vedersi per una pizza insieme, e conoscersi anche più a fondo. Purtroppo questo mi mette un po di tristezza.

Carissimi, onoriamo la Giovanna vivendo in armonia il più possibile.

E a Te Giovanna un arrivederci e un grazie di quel che hai fatto in questo mondo Enrico & lo staff di Eldy

   

Ciao Giovanna, ho letto da Sabrina che ti portano a casa, non so in quale delle due che tu mi dicesti di avere. Una in liguria, l’altra in Valtellina. Della Valtellina mi hai parlato a lungo, e se c’era uno scritto che parlava dei monti, mi dicevi sempre: non ricordi dove son vissuta? se dimenticavo un fiore me lo facevi notare perché erano gli stessi che c’erano da te. Mi hai spiegato come le nostre valli avevano le stesse caratteristiche. Se ti portano nella tua Valle ti saprò ritrovare molto bene, sappi che anche se non verrai quassù il cuore non dimentica un’amica. Ti ringrazio di tutto quello che hai fatto e per i consigli che mi hai elargito. Ciao Giovanna.

   

In momenti come questi è difficile scrivere anche quello che sentiamo, solitamente alla Domenica ci scambiavamo saluti e idee nuove per la settimana, oggi non ci sei Giovanna… e questo ci rattrista molto, moltissimo, raramente nella vita ho incontrato persone che mi hanno fatto sentire quanta umanità avevi verso chi aveva bisogno e quanta umiltà avevi, trasmettevi tanto affetto e intelligenza, sempre disponibile per gli altri e per il Bosco che era una tua missione, grazie per tutto quello che hai fatto. Grazie Giovanna, Ciao. Nessuno muore sulla terra finché vive nel cuore il ricordo per chi resta.

 

Cara Giovanna, nel bosco ci sei rimasta fino agli tuoi ultimi giorni del tuo triste passaggio, ma io seguirò le tue orme, dovevo dirti ancora una cosa importante, te sarai sempre nel mio cuore, ho sofferto il tuo brutto percorso finale, ma tu capivi e sapevi tante cose di me, come amica vera e non Virtuale, ti chiamavo e ti chiamerò sempre la fatina del Bosco perché le tue mani e la tua maestria sapevano fare ogni cosa, oggi nemmeno gli uccellini cantano, dagli alberi scendono lacrime di dolore per averci lasciato, grazie Gio’****ora ti dico riposa in pace! le tue parole scritte e sentite mai potrei dimenticarle, ti prometto che ti ascolterò e ti chiamerò in qualsiasi momento particolare della mia vita! Giovanna***grazie, grazie, dal profondo del cuore Addio… Gianna

 

Anna b.

Non ho conosciuto profondamente Giovanna, ma appena ci siamo parlate è scattata affinità. Un grosso dispiacere, persona corretta, umile soprattutto, una qualità difficile da trovare al giorno d’oggi. Il bosco ha perso tantissimo. Un bacio Giovanna, a te che sei tra le stelle.

 

Sono qui Giò, per tutte quelle volte in cui mi hai chiesto di tornare a scrivere nel tuo amato Bosco… oggi sono qui per te amica mia, con un dolore che mi strazia il cuore. L’ultima volta che ci siamo sentite dopo che sei uscita dall’ospedale, mi dicevi che un pò a fatica ma piano piano ti stavi riprendendo…invece te ne sei andata così, zitta, zitta, sommessamente… quasi a non voler disturbare. In questo momento, non è facile scrivere tutto quello che si può raccontare sulla bella persona che sei ma… è tutto qui nel mio cuore e lo porterò sempre con me. Ti voglio bene Giò !

   

Non possiamo dimenticare le parole di due persone che ci hanno lasciato e sono già insieme a Giovanna:

     

E’ una triste domenica Giovanna cara, senza la tua presenza, i tuoi post, i tuoi bellissimi video, ho sofferto molto alla notizia della tua scomparsa, ma ora invece tu sei tranquilla serena lassù, più’ che mai presente, ci guardi sorridente e contenta di questa domenica dedicata a te, e noi col tuo ricordo sempre vivo racchiuso nel cuore ti diciamo ciao Giovanna cara, R.I.P non è un addio ma un arrivederci.

   

Ciao Giovanna,oggi per te non è il solito venerdì… ma tutti i venerdì del tempo.., quindi hai un orizzonte che farà fatica a contenere questo piccolo venerdì 10 luglio 2015.si paziente … guardaci con il solito amichevole amore e pensa a un Eldy eterno anche per noi …chissa!!!!!!

   

PRIMO AMORE

     

PRIMO AMORE

   

La notte,

nel silenzio della mia solitudine

la mente si inerpica scalza

tra rocce avvolte di buio.

 

Cerca,

nella nebbia dei ricordi,

quella luce splendente

del primo germoglio d’amore

nato con battiti improvvisi,

impazziti e sconosciuti,

in un giovane cuore...

e mai sbocciato.

 

Rimasto inappagato,

e dissolto nel grigio dei ricordi

ritorna ora con forza inaspettata

il desiderio di un amore

senza tempo e senza età.

 

Dove sei mio piccolo fiore,

sei stata il primo amore

e ancora ti cerco,

vorrei tenerti per mano

per passeggiare insieme

in un giardino profumato

adorno di rose

con i colori dell’infinito bene.

     

    No photo reposare    

DOLORE E RIPARAZIONE

 

D O L O R E

     

Una volta, ad un’Amico che mi aveva chiesto: “Come stai” avevo risposto elencando, come di consueto, gli alti e bassi della salute nonché i dolori degli acciacchi stagionali e dell’età che avanza inesorabile per tutti.

Per tutta risposta lui mi ha inviato questa breve riflessione di uno scrittore statunitense, che probabilmente aveva trovato in rete, e devo dire che la lettura mi ha aiutato a riflettere.

Ora ho imparato a lamentarmi di meno sui miei dolori, provate a leggere anche voi, e provate a trarre le vostre conclusioni.

 

RIPARAZIONI

 

Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro.

Essi credono che quando qualcosa ha subìto una ferita, ed ha una storia, diventa più bello.

Questa tecnica è chiamata:

“Kintsugi”

Altro pensiero, sempre giapponese, è quello di aiutare le “persone” che hanno sofferto per cercare di risollevare il loro morale per renderle più belle e preziose …

In tutte le lingue questa tecnica si chiama:

“Amore”

 

 

Il dolore è parte della vita.

A volte è una parte grande, a volte no, ma in entrambi i casi, è una parte

  • del grande puzzle,

    • della musica profonda,

      • del grande gioco della vita.

 

Il dolore fa tante cose:

  • Ti insegna, ti dice che sei vivo.

    • Poi passa e ti lascia cambiato.

      • A volte ti lascia più saggio.

  • In alcuni casi ti lascia più forte.

   

 

In tutte le circostanze il dolore, fisico o morale, lascia il segno, e tutto ciò che di importante potrà mai accadere nella tua vita, lo comporterà in un modo o nell’altro.

Jim Butcher  (1)

 

Mi direte che sono cose che tutti abbiamo provato e sappiamo, ma a volte, sentirle dire anche da altri, fa riflettere e fa bene.

Sapere che nel dolore non siamo soli, aiuta a sopportare un po’ di più.

Normalmente si dice:

“Mal comune, mezzo gaudio”

Ma, penso che siate tutti d’accordo, senza dolori è meglio.

 

 

(1) - -Jim Butcher è un autore americano. Ha scritto la serie di libri fantasy contemporanei The Dresden Files, Codex Alera e Cinder Spires. Wikipedia (inglese)

Nascita: 26 ottobre 1971 (età 50 anni), Independence, Missouri, Stati Uniti

   

LA GUERRA NELLA MEMORIA DI UN BAMBINO

 

LA GUERRA 1940-1945

Nella memoria di un bambino

 

Echi di guerra risuonano oggi in Europa e i media ne riportano quotidianamente tutti gli sviluppi e le tragedie.

Nelle persone di una certa età, che la guerra l’hanno vista da bambini, ritornano alla mente, con rinnovata trepidazione, gli episodi vissuti nella loro giovane età.

LA MIA STORIA

 

Avevo poco più di cinque anni. Da pochi mesi la famiglia si era sistemata in questo paesino che contava circa 250 abitanti,  a seguito dello ‘sfollamento’ dalla città, Cagliari, che era stata oggetto delle incursioni aeree nemiche con bombardamenti inizialmente su obiettivi sensibili quali il porto marittimo, l’aeroporto, la stazione ferroviaria ma che, in un secondo tempo, proseguirono anche sulle abitazioni civili e monumenti cittadini.

 

Cagliari dopo un bombardamento

 

Cagliari, via Crispi - le squadre di soccorso dopo le bombe

   

Con inizio dal 17 febbraio 1943, in pochi giorni la città era ridotta ad un cumulo di macerie, innumerevoli i morti e tantissimi i feriti.

Cronaca dell’epoca sul quotidiano,locale

Mio padre era stato richiamato al servizio militare con destinazione in una caserma del centro Sardegna nella quale erano ubicate le postazioni antiaeree in difesa della diga sul fiume Tirso. In tale diga funzionava una importante industria idroelettrica per la produzione di energia.

 

Diga di Santa Chiara sul Fiume Tirso

Nelle incertezze del momento, mio padre pensò di avviccinare la famiglia e aveva dato a mia madre le indicazioni per raggiungere questo paesino nelle vicinanze della caserma ove egli era stato destinato. Non gli fu concessa neppure una breve licenza per andare a prendere la famiglia per cui mia madre dovette arrangiarsi da sola. Ricordo che era stato un viaggio faticoso, pieno di difficoltà, parte in treno e parte in pullman, durato due giorni e una notte per percorrere poco più di 150 km.

   

Cagliari - Distruzione in Viale Regina Margherita

   

Cagliari - macerie dopo un bombardamento

Essendo inagibile e quindi fuori servizio la stazione delle Ferrovie dello Stato di Cagliari, con mezzi secondari si riuscì a raggiungere una stazione intermedia della linea principale e trascorremmo una notte nella sala d’attesa di questa, accovacciati per terra sui fagotti di lenzuola e coperte contenenti le cose essenziali portate via da casa frettolosamente.

       

Si restò lì quasi l’intera notte in attesa dell’arrivo del treno che avrebbe consentito il proseguimento del viaggio. Lo sbuffare della locomotiva a vapore fu quasi una liberazione, scosse dal torpore gli animi insonnoliti e tutti, al buio, si affrettarono a salire sul treno. Finalmente si poteva proseguire. Si giunse ad Oristano a giorno fatto ma qui è stata necessaria una lunga sosta per il rifornimento di acqua e carbone al mezzo di trazione e la ristorazione del personale del treno, Macchinisti, Capotreno e addetti alla scorta.

Anche i viaggiatori dovevano sostentarsi e ricordo che il mio pasto fu un tozzo di pane raffermo, ammorbidito con un pò d’acqua e ricoperto con un poco di zucchero. Questo è quanto aveva la mia mamma nella sua borsa.

Si arrivò ad Abbasanta a metà pomeriggio e da qui si doveva proseguire ancora con una corriera ma dopo circa un chilometro questa andò in panne: una gomma si era sgonfiata ed il mezzo non aveva in dotazione ruote di scorta. L’autista avvisò i malcapitati viaggiatori che occorrevano almeno tre/quattro ore per la riparazione. Per chi doveva raggiungere le località più vicine suggerì che era conveniente proseguire a piedi, sarebbero arrivati prima. Potevano lasciare i bagagli sulla corriera, si fece indicare quali erano e prese nota dei nomi: li avrebbe scaricati lui stesso presso il Municipio o la stazione dei Carabinieri del paese di destinazione.

 

Trasporto degli sfollati con una sgangherata corriera

Mia madre e un’altra signora che aveva la stessa destinazione, ciascuna con due bambini, erano talmente stanche che non avevano avuto la forza di obiettare. Raccomandarono ad una compagna di viaggio di sorvegliare sui loro bagagli e si avviarono. Presero le bambine piccole in braccio ed ai due maschietti dissero “Voi siete grandi e potete andare a piedi”. Non si sa quale forza potesse ancora sorreggerli dopo quei due giorni di sofferenze. Dovettero percorrere ancora sette chilometri ma finalmente arrivarono a destinazione.

Le parole: “Tu sei grande”, pronunciate da mia madre, mi avevano dato una carica inaspettata e proseguii, con la forza data dell’orgoglio di quelle parole. Mi sentivo responsabilizzato e vedevo la pena di mia madre a dover tenere in braccio la mia sorellina più piccola.

 C’era quasi tutto il paese ad attenderci, ansiosi e curiosi di vedere is casteddarzos (i cagliaritani) e tutti si dettero da fare per rifocillare i nuovi arrivati. Fu una bella dimostrazione di solidarietà ed accoglienza.

 

Il mio ricordo è legato solo ad una grande tazza di latte che mi venne offerta in quella occasione, ma mia madre mi ha poi raccontato che dopo quella zuppa di pane e latte fui messo a letto e dormii fino alla sera del giorno successivo, quindi un’altra tazza di latte e mi addormentai di nuovo fino al mattino dopo. Finalmente avevo recuperato lo sfinimento della stanchezza di quei due giorni di viaggio!

 

Mi integrai presto nel gruppo dei bambini del paese che mi presero a benvolere. Ogni mattina ci si riuniva per i giochi e si scorrazzava in tutte le strade, comunque prive di qualsiasi veicolo a motore. Il più grande di noi forse non aveva compiuto ancora otto anni e gli era stato riconosciuto il ruolo di ‘capo’ perché lui decideva dove andare e il gioco da fare ogni mattino quando ci si riuniva. Sempre lui, per la sua maggiore esperienza, ci indicava quale era il punto più protetto e sicuro dove ripararci quando passava una mandria di bovini o un gregge di pecore al rientro dal pascolo. Era stato lui che aveva smorzato qualche nascente rivalità nei miei confronti da parte di qualcuno del gruppo, motivando il fatto che essendo “strangiu” (straniero), cioè non del posto, dovevo essere rispettato come ospite, e tutti si adeguarono. Diventai quindi il suo ‘luogotenente’ ed ero orgoglioso del ruolo perché avevo assunto una certa importanza nel gruppo.

Non eravamo lontani dalla guerra poiché anche in questa zona avvenivano le incursioni aeree proprio per la presenza della diga con gli impianti idroelettrici che era un obiettivo da colpire per i conseguenti danni cha avrebbe provocato la sua demolizione. I bombardamenti avvenivano prevalentemente durante le ore notturne e ricordo ancora mia madre che mi scuoteva per svegliarmi dal sonno e mi sollecitava a correre verso gli improvvisati rifugi quando suonavano le sirene d’allarme. Per le comprensibili esigenze di servisio, mio padre dormiva in caserma. Lei, già alla terza gravidanza, mi seguiva spaventata e affannante con in braccio la mia sorellina di appena 3 anni. Per il ripetersi di questo fatto quasi tutte le notti,  decisero di mettermi a dormire presso la famiglia della casa che aveva nel proprio cortile una sorta di rifugio che altro non era che una buca scavata nel terreno, sotto una enorme pianta di fico, e ricoperta di tronchi, tavole e frasche e che poteva ospitare circa dieci persone. Questa buca veniva illuminata da una candela alloggiata in una nicchia affinché la luce non trapelasse all’esterno. Nella mia nuova sistemazione per la notte non avevo bisogno di vestirmi in fretta e correre verso la presunta salvezza perché dormivo nella stanza di una ragazza, allora 16enne, ed era lei che al suonare delle sirene d’allarme, mi avvolgeva in una coperta e mi portava in braccio fino al rifugio. Io mi svegliavo al contatto dell’aria fresca della notte e la prima cosa che mi capitava di vedere era il cielo nero solcato dai razzi illuminanti con i quali si cercava di individuare gli obiettivi da colpire. Mia madre con la mia sorellina arrivava quando già erano iniziate le preghiere per invocare la protezione della Madonna e dei santi, oltre a quella del Buon Dio. Negli anni successivi, con la maturazione della ragione, capii che quella “buca rifugio” altro non poteva essere che una tomba pronta senza bisogno di altra sepoltura nel caso fosse arrivata la devastazione di una bomba. Le incursioni e i bombardamenti non erano mai mirati verso i centri abitati ma una mattina ci fu un episodio che ho vissuto dal vivo e che ha lasciato un ricordo indelebile ancora oggi:

Durante il giorno capitava di vedere il passaggio di aerei in volo di ricognizione per individuare gli obiettivi da colpire poi nelle incursioni notturne. Erano voli in quota, fuori dalla portata dell’offensiva delle postazioni contraeree. Quella mattina apparve in alto una formazione di tre aerei, probabilmente caccia da ricognizione provenienti dalla vicina Corsica. Un gruppo di donne del paese si fermarono ad osservare e noi ragazzini/bambini incuriositi facemmo altrettanto, addossati ad un muretto che su un lato della strada fungeva da parapetto verso la scarpata mentre sull’altro lato c’era una serie di case in mattoni crudi (lardiri, ovvero mattoni di fango d’argilla e paglia), tipiche di vaste zone della Sardegna. Uno degli aerei si staccò dalla formazione e si diresse verso di noi. Non si ebbe il tempo di capire cosa stesse succedendo e ce lo trovammo davanti sempre più vicino. Il rombo dei motori dell’aereo in picchiata e subito dopo in cabrata forse coprì il rumore della sventagliata di mitra che ci passò poco sopra la testa. Solo dopo ci siamo resi conto che avevamo corso un grosso rischio perché l’unico a farne le spese era stato un vecchietto del paese che era seduto, addossato al muro, sull’altro lato della strada per godersi i primi tepori del sole primaverile. Conseguente lutto cittadino ed esequie della vittima il giorno successivo.

Noi ragazzini, nella nostra incoscienza infantile continuavamo a giocare nelle strade e proprio mentre gli adulti partecipavano ai funerali della incolpevole vittima, noi ci siamo dedicati al recupero delle pallottole conficcatesi nel muro di mattoni crudi. Il capo banda, fornito di un coltellino a serramanico,  né recuperò tre per non doversi smentire del ruolo di capo mentre io, a fatica, con un pezzo di canna appuntita, ne recuperai solo una ma tanto bastava perché anche io avessi il mio trofeo e convalidassi la mia importanza nel gruppo. Chiaramente il tutto ci fu poi sequestrato dagli adulti che ci redarguirono severamente per aver recuperato quelle pallottole allargando il foro nel muro lasciato dalle stesse. Ancora oggi mi domando cosa abbia spinto l’equipaggio di quell’aereo a buttarsi contro degli inermi civili contravvenendo, forse, agli stessi scopi della missione di perlustrazione diurna. Volevano solo spaventare degli inermi civili o volevano compiere una strage?  Oppure dimostrazione di forza e voglia di vendetta perché nei giorni precedenti era stato abbattuto un loro aereo proprio dalla contraerea della diga? Domande destinate a restare senza risposta per sempre. Ma questa è la guerra in tutte le parti del mondo.

Perdonate la mia prolissità: doveva essere un racconto breve ma i ricordi che via, via mi tornavano alla mente mi hanno preso la mano e vi prego di scusarmi se, alla fine, mi sono dilungato troppo, ma volevo raccontarvi anche questa storia, oggi più che mai attuale per le vicende della guerra  in Ucraina.

Nel ringraziarvi per la cortese attenzione auguro a tutti una serena Domenica.

     

RISCOPRIAMO L’ITALIA post di Nembo

Post di

RISCOPRIAMO IL NOSTRO PAESE

LA NOSTRA BELLA ITALIA

   La bella stagione si avvicina a passi di gigante, con la fine della scuola, i primi esodi per le vacanze arrivano, o sono già arrivati, i motori delle idee per le ferie si mettono in moto, ma rimane sempre il dilemma di stare nel nostro paese o andare all’estero facendo anche due conti di quanto costa.

       

   Incredibilmente le mete di svago degli italiani per chi se lo può permettere negli ultimi anni sono località al di fuori del nostro territorio nazionale, mentre dall’estero ci sono invidiati la limpidezza delle nostre acque isolane, i nostri parchi nazionali, i nostri riti, culture e tradizioni popolari. Anche se nei due ultimi anni causa pandemia Covid le vacanze sono rimaste un po' critiche e, ora è arrivata l'ora di riprendere le nostre normali abitudini sempre avendo un'occhio alla sicurezza.

 

   A volte con amici e conoscenti ci sono state discussioni proficue che mi hanno edotto di esplorare nuovi ed affascinanti località la cui conoscenza mi era sfuggita o ne ignorarsi l’esatta ubicazione geografica anche se ho girato molto nel nostro bel paese. Di questo ne faccio ammenda.

Non posso però mancare di osservare come le mete di svago preferite siano località al di fuori del nostro suolo nazionale in periodo invernale (periodo che preferisco) e l’obiettivo di tali ”escursioni” non contempli affatto come meta principale osservazioni di riti, costumi e tradizioni dei popoli, ma abbia uno scopo di altra natura. Sono rimasto sbalordito di come la nostra amata terra non presenti più quell’attrattiva che dovrebbe conservare, la varietà che essa ci offre, eppure è ben visibile e non meno lo sono le diverse opportunità di svago, arricchimento culturale e splendore dei propri mari, laghi e, montagne.

 

Pure l’entroterra ci offre tante occasioni di rilassamento e momenti di approfondimento culturale, come chiese, monasteri, monumenti, castelli che ci ricordano un passato lontano nel tempo.

Nel mezzogiorno d’Italia poi il turismo è fonte primaria di investimento e meta d’arrivo per diversi stranieri che ammirano la versatilità dei bellissimi paesaggi presenti. Anche se ultimamente per l’incuria e il totale abbandono da decenni dai vari amministratori succeduti nel tempo hanno permesso che questi straordinari paesaggi fossero in balia di cosche malavitose che hanno modificato l’ambiente con costruzioni abusive e altro.

Molti Italiani invece preferiscono mete all’estero per varie ragioni, a volte perché costa meno, per moda perché anche i viaggi fanno tendenza, ricerca di qualcosa di nuovo, cercare uno stacco dal grigiore giornaliero politico, guerra e altro ancora. Vediamo anche perché invece restare in vacanza in Italia? Molti ancora si scambiano la casa che è una moda che da qualche anno coinvolge centinaia di Italiani, andare da amici, conoscenti, o avere una seconda casa in località di villeggiatura.

 

Baita in alta montagna

Se abbiamo la fortuna di avere posti magnifici in casa nostra, perché andare a cercare bellezze altrove? Con Voi Eldyani se vi va scopriamo se è più conveniente rimanere nel nostro paese e perché, o cercare all’estero per fare la nostra vacanza.

Buone vacanze a tutti Voi.

   
 

André Rieu - Il Silenzio - LE ALPI

 

PARCO SISSI di Gabriella.bz

     

PARCO SISSI

 

Andare a ritirare il referto di un esame in una clinica o ospedale ti mette sempre un tremore al cuore. Pensi al peggio, poi ti fai coraggio e dici ma no, non ho niente, sono i dottori che vedono il male io sono sana, sto bene, sono solo dolori passeggeri quelli che mi hanno portato a fare le visite specialistiche.

Dopo due anni costretti all’immobilità in casa per la pandemia, ora ci si vuole sfogare, si riprende a fare lunghe passeggiate ma il fisico ha perso l’abitudine, manca l’allenamento e il corpo si stanca. Poi si aggiunge il caldo siciliano cominciato da qualche giorno e questo certo non aiuta e non fa bene.

Per andare in Clinica sono passata per il Parco Sissi e ho dovuto poi fermarmi, che era? L’emozione o il caldo? È dura la vita quando si è soli. É vero che, per orgoglio, ho voluto far tutto da sola. I figli si erano offerti di accompagnarmi ma non volevo mostrarmi  debole e ho rifiutato la loro compagnia.

Ora mentre mi guardavo attorno ricordavo i miei anni più belli in compagnia di mio marito. Quante volte avevamo percorso i vialetti di quel parco anche di sera. A quei tempi c’erano più alberi, sentieri stretti ma a noi piaceva passare tenendoci teneramente vicini. Ora i sentieri sono larghi vi possono passare comodamente due biciclette affiancate, non è più romantico come una volta, ma è sempre bello arrivare fino alla statua di Sissi.

 

Andando con i ricordi al passato arriva una malinconia che proprio oggi non è d’aiuto, devo cercare di farmi forza, ancora non so quel che ci sarà scritto in quel foglio con l’esito che sto andando a ritirare.

Avrei potuto farmelo spedire tramite e-mail, ma avevo voglia di ripercorrere quel Parco e rivedere quell’angolino che tante volte è stato per me il rifugio nascosto di tante sere romantiche. Volevo sentire ancora quella persona vicina e farmi accompagnare come avevamo fatto tantissime volte insieme.

   

Coraggio ora alzati e vai, mi sono detta, alla fine voglio vincerla io. Uscita dalla clinica ho trovato nel parcheggio i figli che mi attendevano, sapevano già che tutto era andato bene ma sapevano anche che la mamma voleva fare sempre da sola. Alle volte non sono solo le mamme a leggere nel cuore dei loro figli ma anche i figli sanno leggere nel cuore della mamma.

   

L’esito era tranquillizzante, nessun male… un sorriso, un bacio dai figli e dai nipoti e la vita continua.

 

Ernesto Cortazar - Waiting for you

   

 

RICORDO DELL’AMICA SANDRA

   

 

RICORDO DELL’AMICA SANDRA

 

«UN SORRISO DONA SOLLIEVO A CHI E' STANCO, RINNOVA IL CORAGGIO NELLE PROVE, NELLE TRISTEZZE E' MEDICINA .E SE INCONTRI CHI NON TE LO OFFRE ,SII GENEROSO ,PORGI IL TUO .NESSUNO HA TANTO BISOGNO DI UN SORRISO COME COLUI CHE NON SA DARLO»

Questa frase l’aveva riportata Sandra in chat una mattina e possiamo dire che rispecchia perfettamente quello che era lo spirito della nostra cara Amica, sempre gentile e disponibile con tutti ma, all’occorrenza, anche pronta ad impugnare una lancia in difesa di una persona amica se riteneva che fossero stati lesi i suoi diritti.

Cara Sandra avremmo voluto festeggiare i tuoi cento anni tutti insieme e lo facciamo come se tu fossi ancora con noi ed in effetti sentiamo che ci sei, non possiamo dimenticarti e non ti dimenticheremo, ci hai dato tanto e ti ringraziamo.

Insieme ai nostri auguri abbiamo preparato questa torta e siamo certi che saresti stata felicissima di effettuare il taglio in tante fette da offrire a ciascuno di noi.

Lo facciamo noi per te, dicendo:

Ciao Sandra.

 

   

 

Intanto leggiamo con gioia questo ricordo di Sandra, inviatoci dalla sua stimata famiglia: la figlia Laura e gli amatissimi nipoti Lucia e Matteo.

 

LA NONNA

Metà novembre. Domenica mattina. Tutti in macchina, si va ad Atene. Si andava a prendere la nonna. Come sempre arrivava con il volo pomeridiano delle 4. Quindi, toccata e fuga ad Atene. Come al solito aveva qualcosa di cui lamentarsi riguardo al viaggio, però quando ci vedeva si dimentica di tutto. Era semplicemente felice di vederci e di essere ritornata nella sua seconda casa. Il viaggio di ritorno in auto per qualche motivo pare sempre più veloce rispetto a quello d'andata. Chi lo sa, probabilmente è dovuto al fatto che tra una chiacchiera e l'altra, tra aggiornamenti vari, il tempo passa più in fretta. Appena arrivati a casa, la prima cosa urgente da fare è aprire le valigie. Sopra le gonne e le camicette -meticolosamente abbinate tra loro- c’erano le cose ancor più essenziali. Il prosciutto cotto, quello crudo, la salsiccia per fare il risotto come si deve, i flauti per la colazione e poi il salame Galbanetto -che per essere sinceri era la cosa che bramavo da quando avevo saputo del ritorno della nonna-. Poi certo c'era anche il taleggio per il papà, che anche se non lo dimostrava era felice anche lui che la nonna fosse tornata. In fretta, tutto in frigo perché "è fuori da stamattina e non vorrei che andasse a male".

Certo non dimentichiamoci dei fumetti, da Topolino a Paperinik e il Detective Conan, c'è l'imbarazzo della scelta e non potevo che esserne strafelice.

Beh, ora che le valigie sono aperte mica si possono lasciare così, "dai, aiutami a mettere a posto i vestiti, così poi andiamo giù a mangiare".

Inutile a dirsi che nel mentre la mamma aveva già aperto tutte le leccornie arrivate dall'Italia, ed era giunta quindi l'ora di sedersi a tavola.

 

Una volta finito di cenare, era il momento della fiction Rai. Che fosse Don Matteo, Un Medico in Famiglia, il Maresciallo Rocca, tutte hanno un posto speciale nel nostro cuore. Quindi tutti in poltrona con la camomilla -essenziale dopo il banchetto delizioso-, o meglio quasi tutti, dato che la nonna si ostinava a sedersi sulla SUA sedia. Una sedia di legno e pelle,ricordo dei tempi andati, che a tutti noi altri pareva di una scomodità assurda, però a lei piaceva e ci era affezionata.

E così passava l'inverno. Tra giretti pomeridiani in paese dove la fermata dal tabaccaio era obbligatoria, per la consueta barretta di cioccolato, e viaggi inutili in autobus. Si si, proprio così, in autobus. Amavo i mezzi pubblici, mi affascinavano per qualche ragione. La metro, i treni, gli autobus, tutti. Certo che, per mia sfortuna in paese non passava quasi nulla. Solo cinque autobus -di numero- al giorno. Quindi non si può dire che fossero la cosa più comoda del mondo. Però, alcune volte con la nonna li usavamo, semplicemente per farci un giro. Per essere più precisi, solamente per soddisfare la mia voglia di usarli. Salivamo alla fermata centrale del paese, rigorosamente io timbravo il biglietto, ci sedevamo, andavamo fino al paese vicino dove l'autobus finiva la corsa e poi ritornava indietro, riportandoci così alla stessa fermata dalla quale eravamo saliti.

Chissà cosa avranno pensato gli autisti vedendo due persone salire e pagare il biglietto semplicemente per fare un giro senza alcuno scopo. Poi ovviamente degni di nota sono anche i giochi da tavolo. Siamo stati l'ultima generazione che ha avuto la fortuna di giocarci, l'ondata di videogiochi era alle porte. In giro per l'Italia, tombola, puzzle vari e ovviamente Monopoli, il mio preferito. Ci perdevamo giornate intere con la nonna giocando a Monopoli, io volevo sempre vincere e quindi alcune volte provavo a barare pure, ma la nonna se ne accorgeva sempre e mi riproverava, dicendo che "non si fà". Però mi lasciava vincere comunque.

E così passavano le giornate, i mesi e si arrivava al Natale, festività da me prediletta. Festività piena di tradizione e del suo amato Presepio storico che risaliva alla sua infanzia. Il pomeriggio della vigilia era rigorosamente dedicato alla preparazione dei ravioli per il giorno dopo. Tutti contribuivano, c'è chi si dedicava all’impasto, chi alla pasta e chi all’assemblamento del prodotto finale. Ovviamente seguendo le indicazioni dell'esperta, la nonna. Poi la sera si preparava un piatto con qualche biscotto e un bicchiere di latte da lasciare aL fianco all’ albero per Babbo Natale, come segno della nostra ospitalità. Il giorno dopo arrivava il momento dei regali. Odiavo il fatto di dover aspettare che si svegliassero tutti per scartarli, però questo era il rito. Li scartavamo sentendo rigorosamente le musiche Natalizie e poi iniziavano i preparativi per il pranzo. Gli antipasti, i ravioli, il tacchino o il pollo per secondo. Tutto sulla tavola meticolosamente apparecchiata con il servizio bello di piatti, per le occasioni speciali, e le posate d'argento. Devo essere sincero, ho sempre preferito il Natale invece della Pasqua, però ero l'unico. La nonna, anche se la Pasqua la festeggiavamo seguendo le usanze greche –sulla Pasqua non insisteva sulle tradizioni italiane,tranne che per la Colomba,- le piaceva molto. Aspettava con impazienza la fine della settimana Santa ortodossa per poter dipingere le uova, andare a prendere i fiori dal epitafio (tutto da lei raccontato anche su Eldy) e soprattutto mangiare l'agnello allo spiedo. Tranne il ritorno a scuola, la fine delle festività pasquali significava anche che da lì a poco la nonna se ne sarebbe andata. Sarebbe tornata in Italia. Però l'avremmo raggiunta anche noi dopo qualche settimana, per passare l'estate tutti assieme in Italia.

In generale sono tanti i bei ricordi legati a te. Che però oramai sono solo ricordi. Sarò sempre grato dei bei momenti trascorsi assieme, sarò persino grato della tua testardaggine -che anche se era la ragione principale dei nostri battibecchi- è la ragione che siamo chi siamo oggi. Non hai mai voluto imparare il greco e neanche trasferirti permanentemente in Grecia con la tua famiglia. Grazie a questo noi siamo cresciuti con stimoli provenienti da due paesi diversi -ma allo stesso momento molto simili- e abbiamo assimilato la lingua e le usanze di ciascuno dei due.

E non potrei esserne più felice.

 

Andre Rieu - I Have A Dream

 

   

D-Day -LO SBARCO IN NORMANDIA di Nembo

 

D-DAY

 

6 GIUGNO 1944

 

LO SBARCO IN NORMANDIA

 

Per non dimenticare... lo sbarco in Normandia denominato D-Day? Nel gergo militare inglese, la D maiuscola di "D-Day" significa semplicemente "giorno", il giorno stabilito per una missione, per altri, D-Day significherebbe invece "Decision Day" (il giorno della decisione), o ancora, "Deliverance Day", "giorno della liberazione".Putroppo questa missione ovvero lo Sbarco in Normandia fu una vera e propria carneficina: dal 6 Giugno 1944 sino alla liberazione di Parigi (in Agosto) vi furono migliaia e migliaia di morti fra gli alleati e tedeschi .La battaglia di Normandia durò quasi tre mesi, molto più a lungo di quanto gli strateghi alleati avessero previsto, e fu uno dei più ingenti spargimenti di sangue su militari e civili della Seconda Guerra Mondiale. Lo Sbarco in Normandia ha segnato un importante punto di svolta nella Seconda guerra mondiale. Purtroppo i conflitti del passato non ci hanno insegnato nulla. Questo mondo così cambiato, prima con il Covid e poi con la guerra vicino a noi, ci ha cambiato la vita.

 

FESTA DELLA REPUBBLICA di Nembo

2 GIUGNO

 

FESTA DELLA REPUBBLICA

Voglia di normalità nelle celebrazioni per il 76esimo anniversario della proclamazione della Repubblica ma non del tutto... Dopo due anni di pausa per la pandemia, ci sarà la parata ai Fori imperiali, come sempre conclusa dall'esibizione delle Frecce tricolori.

L'apertura dei Giardini del Quirinale non si terrà invece nella forma generalizzata che era occasione tradizionale prima della pandemia, i cancelli del Palazzo presidenziale si apriranno solo per un selezionato numero di categorie di cittadini.

Per comprendere il significato del 2 giugno e della Festa della Repubblica, è importante ripercorrere la storia italiana dell'ultimo secolo.

   

Fino al 1946 l'Italia era una monarchia costituzionale, regolata dallo Statuto Albertino. Il 02 e il 03 giugno 1946 si è tenuto il referendum istituzionale indetto a suffragio universale e tutti gli italiani, comprese le donne che votavano per la prima volta, sono stati chiamati alle urne per scegliere la forma di governo preferita: monarchia o repubblica. Con 12.718.641 voti contro 10.718.502 gli elettori hanno scelto la repubblica e la famiglia Savoia, fino ad allora al comando della monarchia, è stata esiliata. Il 2 giugno gli elettori hanno scelto anche i componenti dell'Assemblea Costituente, a cui è stato affidato il compito di redigere la nuova costituzione.

 

Un grazie va a tutti gli uomini e donne che ogni giorno servono il nostro paese per garantire la nostra sicurezza, essi rappresentano con onore anche nelle missioni internazionali di pace la nostra Patria.

Un augurio che questa festa nazionale per eccellenza, valorizzi sempre più la nostra bandiera, il nostro inno di Mameli, e il rilancio dell’altare della Patria come simbolo dell’identità Nazionale e, infine, la valorizzazione della politica quella vera a favore del popolo che esiste con i suoi valori e ideali anche se in questo periodo è spunto di profonde tensioni sociali.

W La Repubblica Italiana con tutto il suo Popolo.

   

Post Scriptum

Ritengo giusto integrare il post con l’aggiornamento di una novità decisa dell’ultimo minuto:

Quest’anno nella sfilata di Roma sarà presente una rappresentanza di personale civile della Sanità, e il passaggio di un elicottero del 118 per simboleggiare tutti coloro che sono stati impegnati in prima linea contro la pandemia/Covid

   

Uniamoci con spirito di partecipazione che tutti abbiamo nella mente e nel cuore. Grazie!

 

   

Fratelli d'Italia - Inno di Mameli

   

PASSEGGIATA AL MARE di Maria Licy

       

PASSEGGIATA AL MARE

Post di Maria Licy

 

Stamattina mi sono presa il tempo per fare una passeggiata approfittando del sole che è riapparso dopo giorni di pioggia anche se l'aria è frizzantina si sta bene.

Mi sono seduta su una panchina lungo mare ed in lontananza vedo le Alpi Apuane biancate dalla neve.

   

Vedo persone che passeggiano, chi chiacchiera, chi sorride, coppie di anziani che si tengono per mano, mamme e papà con passeggini, alcuni con il cane, sembra un'oasi di serenità.

   

Quanto durerà tutto questo? gli uomini non hanno imparato nulla, la guerra porta solo distruzione e morte.

 

Perché fare la guerra? Forse il desiderio di essere più potenti? Voglia di accumulare più richezze? Ma a che prezzo la fine di giovani vite, che avrebbero voluto vivere la loro gioventù

     

Accanto a me si è seduto un signore anziano, ha un giornale in mano, lo apre e poi scuote la testa, il suo viso è triste. Rivolgendosi a me scuote il capo e dice: “Povera gente, quanta sofferenza e per cosa?” Non so che rispondergli, gli tendo la mano e stringo la sua.

 

I suoi occhi sono pieni di lacrime, lui mi guarda e continua:

“Perché, ma perché tutto questo? Tutti prima o poi moriamo e non ci portiamo nulla dietro, né terre, né denaro, né gioielli. Anche i potenti l'unica cosa che possono lasciare sarà una pagina di storia che sarà letta dai posteri e che saranno giudicati per le loro azioni

Mi guarda, si alza e mestamente si allontana ed io riprendo la strada di casa e non vedo più tanta serenità.

   

NOSTALGIA D’AMORE di Gabriella.bz

   

NOSTALGIA D'AMORE

 

 

Si avvicina la stagione delle vacanze e ritornano alla mente le emozioni vissute in un'Estate di tanti anni fa.

 

Passeggiava silenziosa su una sabbia bella rosata, ma il suo pensiero era lontano dal mare, non vedeva quel colore azzurro, quelle onde leggere, se avesse alzato la testa, si sarebbe chiesta: dove finisce il mare e comincia il cielo?

 

Mare e cielo

Pensava al suo uomo o almeno a quello che era stato il suo uomo, una persona gentile.

Un sole davvero poco estivo cercava di scaldare la sabbia, l’acqua e tutto l’universo, ma c’era un cuore rotto e freddo che non sentiva il calore.

Tutto era finito, lentamente, alle volte con uno spiraglio di speranza, di forse, chissà, ma alla fine tutto era finito. Quante volte lui glielo aveva detto, non attaccarti troppo, l’amore non sempre può dare tutto, ma lei ci credeva, lo amava con tutto il suo essere, per lei l’amore era tutto.

Avevano viaggiato e sognato, ma non era stato sufficiente a far sì che l’amore si consolidasse, invece se n’è andato lentamente lontano da lei. Ora camminava, cercando qualche segno di vita in quella spiaggia tanto bella ma tanto deserta.

   

Spiaggia rosa

Aveva un cuore dove il dolore era forte, gli occhi con delle lacrime che sembravano perle perché non correvano lungo il viso, erano ferme, non si decidevano a cadere.

S’abbassa per levare i sandali che prende in mano, e ricomincia il suo cammino, passo dopo passo s’allontana dall’albergo e quando poco dopo si gira s’accorge che l’albergo non si vede più.

Deve aver camminato davvero tanto, ritorna indietro e comincia a raccogliere conchiglie di tutti i tipi, le piacciono e poi le ricordano lui, le sovvengono dei ricordi, quando andavano insieme lungo la riva, si mettevano comodi e si raccontavano favole, sogni, ritornavano ragazzi anche se l’età da ragazzi era passata. Su quella sabbia bella rosa erano venuti tempo prima, lui per scherzo l’aveva fatta scivolare in acqua, avevano nuotato a lungo, poi lei era scappata lieta di correre su quella rena sottile, fino a che fiaccata aveva dovuto stendersi sulla sabbia cocente in quell’occasione, ma era stato tutto tanto bello, l’amore li soffocava, in loro tutto era amore, amore vero.

 

Conchiglie

Si accorge di tremare a quei ricordi, troppo belli ma ormai lontani, lei con l’amore ha chiuso, basta soffrire, piangere, basta.

 

Una spiaggia della Sardegna

Guardandosi vede di avere le mani piene di conchiglie belle pulite, pensa che dovrà comprare un piatto grezzo, sottile, per conservarle quando sarà ritornata a casa. Un ricordo in più e pensare che dovrebbe dimenticare, non tenerle per far si che l’occhio le veda di continuo e riporti alla mente quei momenti di felicità che non ha più.

 

Conchiglia a chiocciola

Ora deve ritornare in albergo posare le conchiglie e farsi una leggera toilette, deve poi scendere ma non ne ha voglia si butta sul letto e tutto quello che lungo la spiaggia non ha fatto le succede qui. Il pianto la travolge, mette la testa sotto il cuscino come era solita fare da giovane e piange tutte le sue lacrime. Con il pianto è arrivato anche un sonno benefattore, almeno per un’oretta è stata serena, non le importa mangiare, quello che più serve è la serenità: ha un cuore che batte ma solo per farla sentire viva. Quando si sveglia si ricorda del sogno che ha fatto.

Lui in più occasioni le aveva detto: guarda quanti uomini belli ci sono, più giovani, ma lei non voleva guardare, ma anche se avesse guardato, quando una persona ama, ne vedi di migliori? Si gira sul letto e pensa, che fare? La prenotazione dell’albergo è per una settimana ed era al primo giorno, già voleva scappare ma per andare dove? a casa? Il ricordo del suo amore lo avrebbe trovato in ogni cosa, al computer, sul divano, nella microscopica cucina, persino sul balcone dove la sera tante volte avevano guardato le stelle e la luna sfacciata stava a curiosare. Il cellulare squilla, guarda chi è; lui che vuol sapere come sta e dove è andata, a casa non c’è.

   

Varietà di conchiglie

Sono lontana sto bene, vuoi sapere altro? No mi basta, risponde. Ecco l’amicizia è questa, alle volte neppure un abbraccio virtuale, visto che ora è lontano e non la può abbracciare, niente. Una volta se erano lontani c’era Skype per vedersi e parlare, ora è spento troppo spesso, basta la telefonata per parlare di amicizie varie, di lavoro, di calcio, di tutto un pò. Decide di rimanere, sola con un pensiero più grande di lei; dove sarà lui? che farà? Non può più dire niente, l’amicizia non permette di chiedere troppo, per lei non è amicizia, per lei è sempre amore. Scende, e a piedi scalzi si lascia lambire i piedi da questo mare bellissimo, da quest’acqua tiepida e camminando su questa sabbia rosa si ricorda di un abbozzo di poesia, alcuni versi ispirati che pochi giorni prima aveva scritto.

         

La gioia del mattino, tra poco lo vedrai

ti si scioglie il cuore al suo pensiero

non importa se è solo per poco

è pur sempre un abbraccio, un bacio

ed un arrivederci a tra poco.

 

Lo rivedi e sembra che sia un sogno

niente è più dolce che sentirlo accanto.

Il suo “ti voglio bene“ è un regalo, che vuoi di più?

Un grosso bacio? arriva anche quello.

Arriva tutto a chi sa attendere l’amore.

 

Ma quando l’amore se ne va, che rimane?

un cuore vuoto, neppure un abbraccio

per farti sentire che sei viva

Che vuoi che sia? Niente o forse… chissà.

 

Si sa che la speranza è l’ultima a morire,

e resta sempre accesa una piccola luce

che possa ritornare da lontano

quello che credevi d’aver perso.

     

Fausto Papetti - Histoire d'O  

 

UNA SIMPATICA STORIELLA

 

UNA SIMPATICA STORIELLA

   

Siamo a Maggio inoltrato, ci concedono qualche liberalizzazione dai vincoli imposti per difenderci dalla pandemia del virus Covid19, e malgrado gli echi di guerra in Europa, i primi tepori estivi invitano a qualche evasione dal solito noioso tran-tran cui siamo stati obbligati ormai negli ultimi due anni.

 

Chi può si organizza qualche viaggetto turistico al mare, in montagna o al lago, in Italia o all’estero.

Noi, invece, siamo qui, davanti al monitor del PC, in compagnia del nostro Bosco incantato, che possiamo fare?

 

Ci mettiamo comodi nel nostro angolino preferito e ci consoliamo con la lettura di una storiella simpatica e divertente.

 

     

STORIA DI CORVI

IL SALOTTO DI MADAME CLARY

Madame Clary era una corvina le cui piume avevano perso la lucentezza di una volta ma mantenevano ancora un bel nero vivo.

   

Madame Clary, corvina diligente e di modi gentili, teneva cura del suo nido facendosi aiutare, di volta in volta, da due amici: Schioppo e Sprizzo, due corvi non più giovanissimi pure loro, ma che mantenevano ancora un bel piumaggio nero che, all’occorrenza, spolveravano e tenevano lucido per mostrarsi disponibili qualora le circostanze offrissero qualche buona occasione.

 

Madame Clary li teneva alla corda entrambi: Schioppo aveva sede in un albero più distante ma Clary si faceva aiutare da lui per tutte le cose che potevano servire per mantenere un bell’aspetto per sé e per il suo nido.

Sprizzo era ubicato più vicino e veniva utilizzato, quando serviva, per l’approvvigionamento delle cibarie e spesso e volentieri si tratteneva sull’albero di Clary per un pasto mattiniero o serale.

 

   

Insomma si era creato una sorta di triangolo che Madame Clary gestiva molto abilmente perché accortamente destinava una parte della giornata a Sprizzo e un’altra a Schioppo.

I due poveri corvi sapevano poco l’uno dell’altro, ovvero, solo ciò che Clary riferiva loro ma ad entrambi assicurava che i rapporti con “l’altro” erano solo di amicizia e non c’era niente di tenero…  Per i due non c’era mai stata occasione di incontrarsi, questo fatto non era mai avvenuto.

In entrambi comunque era nato il sospetto che Madame Clary potesse fare il doppio gioco e quindi poteva raccontare bugie sia all’uno che all’altro.

Mentre Schioppo, di carattere forte tendenzialmente venoso si adirava quando veniva a conoscenza degli incontri di Clary con Sprizzo fino ad arrivare ad accese litigate di gelosia, quest’ultimo era più accomodante e, forse per una sua interiore convenienza, fingeva di credere e restava sottomesso al volere di Clary che lo dominava caratterialmente.

 

 

La vita continuava così da un pezzo e Madame Clary riusciva a tenere calmi i due uccelli che continuavano a svolazzarle attorno ma solo fino al punto che lei concedeva sia all’uno che all’altro.

Pur senza una legge sancita da un Parlamento, anche tra gli animali vige il tacito rispetto della privacy per cui non pretendiamo di sapere se Madame Clary allargasse le ali o alzasse la coda con l’uno o con l’altro, lei assicurava di no, ma tutto era possibile, sono cose della vita anche nel mondo degli animali.

Molto abile a gestire il suo tempo libero Clary era anche brava ad inventarsi delle astute fole quando mancava un appuntamento con l’uno o con l’altro oppure le serviva uno spazio solo per sé stessa.

Clary era molto orgogliosa della sua autonomia e ne pretendeva il rispetto.

A lungo andare le cose si erano stabilizzate così e sia Sprizzo che Schioppo si erano adattati al volere di Madame Clary che continuava a dominare sui due secondo il suo perentorio e insindacabile volere.

Un giorno, però, si affacciò alla corte di Clary un terzo corvo: Zirlo che aveva casa due alberi più in là. Era una vecchia conoscenza di Clary e, nel ritrovarsi, ci fu subito intesa tra loro.

 

Uscirono alcune volte insieme, saltando di ramo in ramo, svolazzando tra gli alberi e giocando a nascondino tra le foglie. Manco a dirlo, finirono entrambi nel nido ad ali allargate, forse era nato quel sottile sentimento che, anche per gli animali, si chiama amore…

I due si resero conto che erano fatti l’uno per l’altra e Clary si dimenticò presto dei suoi due amici di prima.

Scoperta la cosa, Sprizzo e Schioppo, si ritrovarono a guardarsi reciprocamente com’era cresciuto il loro becco e scoprire che altro non erano che due poveri, miseri merli solitari, vaganti, senza fissa dimora, tra il fogliame di un immenso e rigoglioso bosco.

D’altra parte, non poteva essere diversamente con una corvina che voleva sentirsi regina ma che in fondo, anche lei, non era che una piccola merla. 

Questa la storiella per trascorrere insieme una domenica di Primavera… spero vi sia piaciuta e non dubito che saprete trarre le vostre spiritose conclusioni, grazie.

Buona Domenica in allegria per tutte/tutti, Ciao.

 

Just For You 2 -- Giovanni Marrad

2 parti: 1° mare e sensazioni / 2° mare e sentimenti

 

LA FESTA DELLA MAMMA di Maria Licy

       

                                                               Post di Maria Licy

       

Mamma è una parola semplice composta da due vocali uguali e da tre consonanti anch’esse uguali ma quanto amore racchiude questa parola.

La mamma ti porta nove mesi nel suo grembo, cullandoti, coccolandoti, parlandoti.

   

É il primo contatto fisico che hai appena nata, il suo seno ti dà il nutrimento, ti culla, ti lava, quando stai male lei è sempre vicina a te, ti guida nei tuoi primi passi, ti cura le sbucciature che ti fai cadendo e non solo le disinfetta, ma poi ci dà sopra un bacino dicendoti :

"Così guarisce prima.”

 

   

Poi crescendo ti aiuta nei compiti, ti consola e ti asciuga le lacrime che versi per una delusione quando sei un po' triste ti cucina i tuoi piatti preferiti ti consiglia per la scelta degli abiti, ti segue sempre vigile ed attenta.

Forse è lei il nostro Angelo Custode!

Poi arriva il momento che senti la sua presenza come un peso perché inizia a dirti : "Questo non si fa” – “Così non va bene". ed invece noi si vorrebbe essere liberi di fare quello che ci piace anche se è sbagliato.

     

Infine cresci, ti sposi e diventi mamma pure tu ed allora capisci cosa ha fatto la tua mamma per te, poi come tutte le cose di questo mondo anche la tua mamma muore e la sua mancanza, anche se sei adulta la senti ogni giorno di più, vorresti averla ancora vicina per poterla abbracciare e dirle quanto bene le vuoi la sera quando il cielo è sereno guardando in alto, vedo una stella che brilla più delle altre ed immagino che sia la mia mamma così le mando un bacio e la mia buonanotte.

   

   

 

Cos'é una Mamma

     

   

MAGGIO, IL MESE DELLE ROSE

                       

Maggio è il mese delle rose e sebbene quest’anno le fioriture sono un po’ in ritardo, la stagione dell’amore non passa mai per cui, in attesa che i boccioli del mio giardino si aprano per mostrare i loro splendidi colori e diffondano la loro fragranza, vengo a proporvi la lettura di questo modesto scritto che,

dulcis in fundo,

si conclude con una deliziosa poesia dell’indimenticato nostro Amico Ottorino Mastino che ci racconta una sua emozione giovanile.

 Rose del mio giardino (anni precedenti)

(

Maggio è pure il mese centrale della Primavera che è la stagione del rifiorire della vita, della flora, della fauna e, ammettiamolo, anche per noi umili esseri umani la Primavera è la stagione del rifiorire dell’amore.

Quanti amori sono nati ai primi tepori della Primavera, molti sono sbocciati e fioriti dando seguito alla continuità della vita, altri non si sono conclusi ma sono rimasti nei rimpianti della mente e ancora possono destare emozioni al solo ricordo.

 

 

Mi ritorna in mente l’inizio del primo canto dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto perché in due sole righe annuncia tutto un programma, anzi tutto un poema:

 

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,

le cortesie, l’audaci imprese io canto.

Fate come l’Ariosto ma attenzione, i ricordi possono provocare aritmie cardiache anche in età adulta per cui, ai deboli di cuore, si consiglia di non eccedere con ricordi troppo audaci.

 

 

L’amico Ottorino, in questi versi, ci riporta una delle sue prime emozioni del cuore.

Leggiamoli insieme e commentiamoli magari facendo riemergere il ricordo di una analoga emozione vissuta nelle nostre prime schermaglie amorose giovanili.

 

 

Buona giornata di Primavera amici, riviviamo le nostre emozioni in queste belle pagine del nostro Bosco incantato.

         

Iniziando il ballo sardo,

eravamo più di duecento,

giovani e maturi,

al gran veglione,

ignorando che premi

si davano ai vincitori.

 

Le donne venivano (mascherate) (1)

e a gara si sceglievano

il cavaliere,

come stabilito dal locale uso.

 

Ella venne al mio fianco,

allacciando il suo braccio

al mio con forza

e dolce armonia.

 

Io, ragazzo,

mi sentii irradiare

di felicità struggente

e sconvolto,

anche per il segreto chiaro

del suo… soave sguardo.

 

Per la rigida usanza,

la invitai, dopo il ballo sardo,

al prossimo tango.

Era snella leggera,

flessuosa e musicale.

Ballammo un valzer viennese

a tre tempi.

   

I violini strimpellavano

a gara con le chitarre,

armonia di suoni

e per noi era

uno splendore di sole.

Riprendemmo a danzare

con un tango argentino

dal ritmo lento.

Sentivo battere il suo cuore

sotto il broccato;

era un vulcano per me

ella fu la linfa al mio spirito.

 

Nella travolgente danza

Eravamo un unico corpo

E la musica, lenta e dolce,

fu un refrigerio,

che ci trascinava

gonfiando il nostro cuore,

ed io mi sentivo

tutto immerso in lei.

Con nostra contrarietà

terminò il ballo.

Solo a noi

il direttore di sala

fece cenno di continuare il giro,

fermati da un frenetico

tonante applauso.

 

Noi sconvolti e mortificati

ci allontanammo

con le mani congiunte

come due bimbi.

 

Lo stesso direttore

ci offrì una coppa

di cristallo decorato in oro,

che io, consegnai a lei.

   

Oggi la neve ha argentato

i pochi capelli

e le rose della mia gioventù

sono rinsecchite.

Con i ricordi

che mi fanno vivere,

rifiorisco

e mi libero di me stesso.

 

---

  (1) Era usanza che le ragazze al ballo coprissero    il viso lasciando scoperti solo gli occhi.  

   

PRIMO MAGGIO FESTA DEI LAVORATORI

                 

MAGGIO

 

FESTA DEL LAVORO

 

CONDIZIONATA DA VIRUS

 

GUERRE E INFORTUNI

   

L’istituzione della Festa del lavoro vuole ricordare la dura battaglia combattuta per arrivare al riconoscimento del lavoro come diritto/dovere delle prestazioni fisiche dell’essere umano finalizzato al bene della collettività, distinguendolo dalla costrizione al lavoro imposta agli schiavi in tutti i tempi della storia.

   

   

In tutte le comunità, in questi ultimi due anni, il lavoro è stato fortemente condizionato dalle disposizioni emesse per difenderci dai contagi relativi alla espansione pandemica del virus Covid19.

Sono stati persi tanti posti di lavoro e a subirne le maggiori conseguenze, come prevedibile, sono state principalmente le donne.

 

Con l’allentamento dei vincoli di controllo che in Italia entrano in vigore proprio il 1° Maggio, si spera in una progressiva ripresa del lavoro in tutti i settori industriali, commerciali, sanitari ed economici.

Come dice un detto popolare:

“I mali non vengono mai da soli”

infatti stiamo vivendo il conflitto tra Russia e Ucraina, una guerra che sembra non avere intenzione di arrivare ad una conclusione e che coinvolge, per ora speriamo solo nelle conseguenze di natura economica, sia l’Europa che gli Stati Uniti, la Cina ed altri ancora.

Il rischio dell’allargamento del conflitto è molto alto e sono in corso intense relazioni diplomatiche per arriva ad un accordo finalizzato alla interruzione delle ostilità.

A subire le conseguenze di tutto è sempre il lavoro, ovvero la risorsa umana per la sopravvivenza.

   

Si è aperto uno scenario disastroso del quale non possiamo conoscere né l’esito, né quando potrà terminare

Quindi una FESTA DEL LAVORO con tali incognite non possiamo considerarla una vera festa ma solo un momento di riflessione.

Da esseri ben pensanti non dobbiamo comunque perderci d’animo e, proprio dal Primo Maggio, in Italia, inizieranno ad allentarsi alcuni vincoli per la ripresa del lavoro. Non sarà necessario l’obbligo di esibire il Green Pass per l’ingresso nei Cinema, Teatri, Musei, Discoteche, Palasport ecc., ma resta valido come dimostrazione di avvenuta vaccinazione o guarigione dal virus.

Per l’ingresso nelle predette strutture e per l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, rimane l’obbligo dell’uso della mascherina fino al 15 Giugno, poi si valuterà l’eventuale proroga o liberalizzazione.

Negli ambienti di lavoro, uffici compreso, l'uso della mascherina è "consiglito" anche se facoltativo, a discrezione individuale o del responsabile del settore.

Un consiglio generale  è quello di usare sempre la massima cautela e restare guardinghi per proteggerci dai possibili contagi perché la pandemia non è finita e con le diverse varianti tende ancora ad essere molto pericolosa.

In alcune parti del Mondo (vedi Cina ed altri), si sono registrati nuovi focolai d’infezione con recrudescenze incontrollabili ed assai pericolose. Perciò, malgrado l’allentamento dei vincoli, manteniamo validi tutti gli accorgimenti difensivi che conosciamo e abbiamo imparato ad utilizzare: Mascherina, distanziamento, uso del gel igienizzante ecc.

Più avanti si vedrà, per ora ancora… cautela al massimo, il Covid19 è una brutta bestia.

 

Altra nota dolente che ci rattrista e non ci consente di parlare di una vera Festa del Lavoro sono la continua serie di infortuni, troppo spesso mortali, nei posti di lavoro.

Si chiede una rigida applicazione delle norme antiinfortunistiche al fine di garantire la sicurezza in ogni settore di lavoro.

Una società altamente tecnologica, proiettata verso un progresso avveniristico, deve essere in grado di adottare tutti gli accorgimenti e le protezioni possibili al fine di elevare al massimo la sicurezza ed evitare incidenti e morti sul lavoro.

 

 

di serenità per tutti, sperando:

nell’abbattimento del virus,

nella fine di tutte le guerre

e l’azzeramento degli infortuni sul lavoro.

 

   

Grazie Sandra

   

UN GRANDE DOLORE

 

PER TUTTI NOI

 

LA NOSTRA AMICA SANDRA

 

CI HA LASCIATO

         

PER L'AMICIZIA CHE CI HAI DATO

IN TANTI ANNI CON LA TUA COMPAGNIA,

I TUOI POST, LA TUA VICINANZA CON AMORE,

I TUOI COMMENTI SEMPRE

BENEVOLI PER TUTTE E TUTTI

TI ABBIAMO VOLUTO BENE

E TE NE VORREMMO SEMPRE NEL RICORDO CI MANCHERAI

GLI ANGELI TI ACCOMPAGNANO LASSÚ RIPOSA IN PACE

 

Questa è la cartolina che Amiche ed Amici del Bosco ti avevano dedicato per il tuo novantesimo compleanno.

Ti avevamo augurato di arrivare a 100 per ricominciare a contare.

Ti sei fermata a poco più di un mese dal traguardo, ma ora sei nei cieli blu, dove gli anni non hanno fine.

       

Te ne sei andata in concomitanza con la ricorrenza della Pasqua Ortodossa che tu festeggiavi da quando per amore della famiglia soggiornavi in Grecia e tornavi nella tua Italia solo per periodi di vacanza.

Allora cogliamo l'occasione per rileggere il post che ci avevi dedicato qualche anno fa.

 

   

LA  PASQUA  ORTODOSSA

  

DIN   DON   DAN  

KRISTOS ANESTIS

IL SIGNORE E’ RISORTO

LA PACE SIA CON VOI

Questo è l'augurio che vi mando della Pasqua Ortodossa che si celebra oggi.

 

Conoscere il motivo per il quale non coincide con la nostra non e’ molto semplice perche’ il calcolo è piuttosto complicato. La maggioranza degli Ortodossi segue il calendario Giuliano, ma se la data cade in coincidenza con la Pasqua Ebraica, la data viene spostata. Viene preceduta dalla quaresima della durata di 40 gg; si inizia il lunedì che segue l’ultima domenica di carnevale ed e’ detto “KATARA’ DEFTERA” cioè ”LUNEDI PULITO” ed e’ un giorno speciale i  ragazzi preparano e fanno volare gli aquiloni ed e’ un gareggiare a chi lo fa più bello, e poi chi lo fa volare piu’ in alto. E’ uno spettacolo bellissimo questi colorati uccelli che volano sempre più in alto nel cielo azzurro.

   

E’ anche il primo giorno di stretto digiuno, per il quale viene cotto un pane speciale chiamato “LAGANA”. Non si possono mangiare prodotti di origine animale. Il venerdì che precede la Domenica delle Palme viene ricordata la morte di Lazzaro e dopo una cerimonia in chiesa solo le bambine con un cestino ornato di fiori vanno di casa in casa cantando. Nel cestino ricevono dolcetti e... magari qualche euro (*NONNI ). Domenica, in chiesa durante la messa,  si benedicono i rami d’alloro (non ulivo)  che poi  si portano a casa come simbolo della benedizione.

   

Ha inizio la Settimana SANTA o Grande Settimana chiamata

MEGALI EVDOMADA

nella quale, ogni giorno, si celebra una cerimonia particolare.

MERCOLEDÌ: si va in chiesa dove il Papas (sacerdote),dopo aver celebrato la messa, segna la fronte e le mani dei presenti con l’olio benedetto.

GIOVEDI: viene portato in chiesa un pane speciale con impresso un simbolo, servira’per l’ultima comunione (qui viene data sotto specie pane e vino). Tacciono le campane e comincia la preparazione del sepolcro. Nelle case invece si comincia a colorare le uova e a preparare pagnotte dolci chiamate “TSOUREKI” che verranno mangiate a Pasqua.

VENERDI: Gesù in Croce viene adagiato nell’interno del baldacchino detto “EPITAFFIO” tutto abbellito ed adornato da fiori in modo veramente molto suggestivo. Ogni chiesa cerca di gareggiare e farlo il piu’ bello possibile. La cerimonia inizia al calar del sole, i fedeli si avviano alla chiesa portando un cero che il venerdì è lungo sottile e di colore beige. Dopo la cerimonia, inizia la processione e l’EPITAFFIO viene portato sulle spalle dai ragazzi più robusti per un giro prestabilito intorno alla chiesa. Alla fine viene deposto al centro e i fedeli passano sotto e se possono sfilano un fiore... tutto tace fino alla cerimonia del Sabato Santo.

 

L'epitaffio

   

Sabato verso sera, iniziano le cerimonie in chiesa, sul tardi anche la piazza si riempie di gente, è gremitissima, si sente un brusio unico. Al primo rintocco della mezzanotte si apre la porta della chiesa esce il Papas col seguito dei sacerdoti, ha in mano il cero acceso portato da Gerusalemme. Accende il cero più vicino esclamando:

”KRISTOS ANESTIS”

(IL SIGNORE E’ RISORTO).

Ognuno accende il cero vicino e di colpo la piazza è una sola fiamma, si sente esclamare “KRISTOS ANESTIS”, ognuno scambia col vicino il bacio della pace e del bene. Forse detto così dice poco, ma bisogna essere presenti per cogliere tutta l’atmosfera e la grande emozione del momento.

                         

Gli occhi luccicano di lacrime... La piazza si svuota lentamente, il Papas rientra in chiesa, molti fedeli lo seguono, portando il cero acceso (bianco), deve battere 3 volte il portone per farsi aprire e continuare la cerimonia. Altri tornano a casa cercando di tenere acceso il cero col quale si deve fare il segno della croce sulla soglia di casa. Il giorno dopo è Pasqua, c’è il gran pranzo, lo scambio delle uova e l’augurio battendo un uovo sull’altro “KRISTOS ANESTI” al che l’altro risponde “ALITOS ANESTI”, É risorto, dando inizio al pranzo piuttosto luculliano dopo 40 gg di digiuno.

 

 

Ringraziamo Lucia, l'amata nipote di Sandra che ci ha inviato queste due foto a completamento della pagina.

La nostra Amica Sandra

 

Sandra nel giorno del suo ultimo compleanno

insieme  all'amata nipote Lucia con il marito Kostas

   

   

TRA INSONNIA E DORMIVEGLIA

             

CERCANDO TE

 

TRA INSONNIA E DORMIVEGLIA

 

Sei stata un sogno breve ma intenso

mi riappari ogni volta che ti penso

Viaggio nell’infinito spazio dell’immenso

Senza un vero traguardo e senza senso.

 

Il pensiero dell'anima solitaria

attinge dalla storia millenaria,

il dolce amor platonico ancestrale

va verso l’alto, sale, sale e... sale.

 

Un cuore chiuso tra pareti oscure

di una vagante navicella onirica

si immerge nell’infinito spazio della notte

alla ricerca di una meta pallida e sbiadita.

       

Arriva l’alba… la luce del mattino

mi riconduce alla realtà del mondo.

Son desto, svanisce ogni visione

la voglia di un  caffè riporta i piedi

sul quotidiano della nuda terra.

         

     

 

ERNESTO CORTAZAR - Notti di seta e lacrime  

 

PACE NON GUERRA di Nembo

PACE NON GUERRA

 

Da parecchio tempo si sente parlare di questa parola:

PACE

Si possono dare molti significati

(vedi vocabolario)

  • Situazione di non belligeranza;

  • rapporti normali, senza tensioni particolari, tra nazioni diverse o all'interno di uno stesso stato,

  • condizione di tranquillità spirituale e materiale,

  • concordia nei rapporti tra persone e vita pubblica,

  • amore per gli uomini nel religioso.

Allora mi sono detto: perché non rispolverare un mio vecchio articolo facendo un sunto del Post?

Premetto che parlo solo di PACE anche se ho menzionato la guerra in Ucraina.

Ogni anno nuovo porta con sé l’attesa di un mondo migliore, dopo anche la pandemia per il virus, tutti ne parlano durante le interviste radiotelevisive e sui quotidiani.

   

E’ facile parlare di pace nel mondo, il difficile è realizzarla. La pace non è soltanto il contrario di guerra, la pace è di più è la legge della vita umana, è quando tutti noi agiamo nel modo giusto tra ogni singolo essere umano, di guerre abbiamo tutti sentito e visto quello che è avvenuto e, che avviene ancora in

Siria,  Afghanistan,   Somalia,  Nigeria,

   Ciad,   Ruanda,   Kossovo

     

e in altre parti del mondo che ormai non fanno più notizia, ora l'abbiamo anche vicino a casa nostra in Ucraina, tutte le guerre continuano facendo morti, violenze, ruberie, stupri atrocità, in quei paesi la pace resta solo una parola, la guerra è un fenomeno molto articolato, sia, perché assume forme differenti e per la complessità di molteplici interpretazioni territorio-potere-terrorismo ecc…, a volte anche per emarginare dispute e conflitti individuali di tribù con diverse religioni, per far terminare tutto questo si forma una parola -«guerra»- che si sa quando inizia e non quando finisce. Senza dimenticare le stragi nel mondo. Il percorso della non violenza incomincia, per ogni persona, con la decisione superare la violenza interna e prosegue attraverso la ricerca della coerenza e il trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati In effetti, i nostri tempi, contrassegnati dalla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti di potere, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini. Allarmano i focolai di tensione e di contrapposizione causati da crescenti disuguaglianze fra i ricchi, poveri, cassaintegrati, disoccupati, il prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato.

   

Oltre a svariate forme di terrorismo e di criminalità internazionale, sono pericolosi per la pace quei fondamentalismi e quei fanatismi che stravolgono la vera natura della democrazia, chiamata a favorire l’integrazione e la riconciliazione tra gli uomini.

     

Tuttavia, non si può dimenticare le molteplici opere di pace con moltissimi operatori che mettono a repentaglio la propria vita per essere portatori di pace, gli stessi testimoniano l’innata vocazione alla pace, poiché in ogni persona ha il desiderio di pace è aspirazione essenziale che coincide, in una certa maniera con il desiderio di pace che corrisponde ad un principio morale fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo integrale, comunitario, e ciò fa parte della vita umana.

         

La pace non è un sogno, non è un’utopia, è possibile, i nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché la pace è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società primarie, nazionali, internazionali e in quella mondiale.

Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da percorrere per ottenere la pace. La vita in pienezza è il vertice della pace, chi vuole questo non può tollerare attentati e delitti contro la vita.

Insieme si potrebbero commentare le vostre opinioni su questa grande parola:

PACE

 

Che cosa cambieresti nel mondo per avere la pace?

Nel quotidiano possiamo fare qualcosa noi per la pace?

Quando si pensa alla pace si pensa ad una dimensione globale o a altro?

Che cosa proporresti per la pace?

   

BUONA PASQUA

                       

               

Piero della Francesca - La resurrezione di Cristo

Pittura murale (225 x 200) eseguita tra il 1450 e il 1463

nell’Abbazia di Borgo Sansepolcro (Arezzo)

           

Quale può essere

 

la nostra richiesta

 

nel giorno della Resurrezione?

   

OGGI, PIÚ CHE MAI,

 

TUTTO IL MONDO CHIEDE

 

SOLO UNA COSA:

         

     

LUCI E SILENZI di Gabriella.bz

TRA LUCI E SILENZI

UNA PICCOLA LUCE

Una piccola luce

guardo le stelle e sogno,

mi immergo nell’infinito

silenzio delle montagne.

   

 Dalla finestra della stanza

sorrido ai boschi,

su in alto brilla la luce di una stazione,

è la funivia, sembra stanca

dopo una giornata di pellegrinare

dal basso all’alto,

dall’alto al basso… si ferma.

La luna risplende nel cielo stellato.

 

 

Chiudo gli occhi,

mi sembra di sentire

Il profumo della resina,

del mugo, di tutti gli odori

che la montagna ci offre.

   

 

 

Chiudo la finestra,

abbasso le persiane a metà.

Di questo tempo

è ancora quasi buio al mattino

e vedere la luce lassù

al risveglio dalla notte,

sembra che il silenzio della casa

sorride per augurarmi il buongiorno.

   

 
 

SILENZIO

 

Adoro il silenzio,

il bosco la solitudine e i fiori.

Mi piace il torrente,

lo scorrere dell’acqua

diffonde un suono armonioso e felice,

trovo delizioso ascoltare il suo canto.

 

Il bosco mi riempie di solitudine

ma una solitudine gioiosa, non mesta.

Se guardo attorno, vedo alberi,

 sento il profumo dei fiori

e una pace indescrivibile.

   

 

Questo è il silenzio del bosco

che mi attira

e mi fa sentire meno vecchia.

Sento il bisogno di un profondo respiro,

alzo gli occhi e vedo le montagne

che mi offrono in silenzio un abbraccio,

ed io mi stringo a loro.

     

   

 

 

 

LA DOMENICA DELLE PALME

Ingresso di Gesù a Gerusalemme

Affresco di Lorenzetti nella Basilica di San Francesco d'Assisi

 

DOMENICA DELLE PALME

È la Domenica che precede la Pasqua e che vuole ricordare l’ingresso di Gesù a Gerusalemme osannato dalla folla che agitava rami di palma in segno di saluto.

La benedizione delle palme è un particolare rito osservato non solo dalla Chiesa Cattolica ma anche da quella Ortodossa e da alcune Chiese Protestanti.

È un rito iniziato nel VII secolo e perdura ancora oggi con cerimonia solenne, celebrata nei sagrati delle chiese con i fedeli che reggono i rami di palma anche intrecciati artisticamente, uniti a rametti di ulivo simboleggianti la pace ed il celebrante nel pronunciare le parole di rito, asperge l'acqua santa per la benedizione.

Domenica delle Palme è detta anche Domenica di Passione perché precede la crocifissione del Cristo e la Sua Resurrezione il giorno della Pasqua.

Dal 2019, per le note limitazioni conseguenti al diffondersi della pandemia del Coronavirus, la benedizione delle palme non avviene nel modo consueto ma si effettua durante la celebrazione delle Messe appunto nel giorno della Domenica delle Palme.

Non è ammesso lo scambio delle crocette di palma o dei rametti d’ulivo com’è d’uso in molte regioni italiane.

Secondo le indicazioni emanate dalla Santa Sede per chi sta a casa è sufficiente tenere in mano due foglie di palma e un rametto di ulivo durante l’ascolto della S. Messa in TV, rivolgendo una preghiera invocativa per la fine di questa tremenda pandemia.

Oggi è d'obbligo rivolgere anche un pensiero per il ritorno alla Pace nel Mondo.

Un saluto per tutte/tutti.

Buona Domenica delle Palme.

   

 

MESSER APRILE di Maria Licy

     

Ben arrivato Messer Aprile

è primavera svegliatevi bambine

alle cascine Messer Aprile

fa il ruba cuor…

 

Questo è un verso della canzone

"Mattinata fiorentina"

cantata da Alberto Rabagliati,

ma a pensarci bene è così,

inizia a svegliarsi la natura

i prati sembrano innevati.

Sono le pratoline che sbocciano

ai tiepidi raggi del sole,

ad imbiancarli

e come la natura

anche l'essere umano

si scuote dal torpore invernale.

   

Nelle case si spalancano le finestre

per fare entrare l'aria pura

con i profumi delle gemme

che iniziano a sbocciare sui rami

fino ad ora rimasti spogli.

 

   

Iniziano le grandi pulizie

per far sì che tutto

sia lindo e profumato ma…

insieme a tutto questo lavoro manuale,

si apre anche il cuore,

con la voglia di amare

ed essere amati.

 

Torna la voglia

di guardarti allo specchio,

studiare una nuova acconciatura,

pensare a dei vestiti colorati,

insomma sbocciare di nuovo alla vita.

     

Perciò ben venuto messer aprile

con i tuoi profumi e l'aria frizzantina,

perché con il tuo arrivo porti nuova vita.

   

Mattinata Fiorentina   

 

1° APRILE

   

VIVA LA VITA

 

VIVA LA VITA

 

Come i nostri giorni,

ad una, ad una,

cadono le foglie.

I rami sono sempre più spogli.

Gli alberi

superano il letargo invernale

e a Primavera

si rivestono di nuova linfa.

I nostri giorni hanno un solo ciclo:

Primavera.

Estate,

Autunno

…Inverno,

non c’è il giro di ruota.

 

È la fine, non pensiamoci,

si vive una sola volta

e allora viviamola

questa unica vita

in allegria, gioia e serenità.

 

Sarà unica

ma è la nostra

e la teniamo com’è,

tra alti e bassi

che si alternano.

 

Tra una lacrima

e un sorriso,

tra ombre di tristezza

e bagliori di felicità.

 

Tra palpiti impazziti

e mestizia del cuore,

tra un bacio e una carezza

tra un abbandono

e un nuovo amore.

   

Il sorriso felice di un bambino,

gli occhi di una donna innamorata,

un uomo fiero della sua famiglia.

 

Arriva la terza età,

le forze se ne vanno,

la memoria viene meno

senti di più

la preziosità della vita,

aumenta il desiderio

di vivere pienamente.

 

Giornate oscurate

da ombre di pandemia,

cuori turbati

da rombi di guerra lontani

ma, su un esile filo di speranza

la vita continua.

 

Si, questa è la vita!

Allora…

viviamo questa nostra vita.

È unica,

non ne abbiamo di riserva!

 

Viviamola questa nostra vita,

se è solo un sogno

cerchiamo di illuminarlo

con qualche pennellata di colore.

Buona vita per tutti!

   

Ernesto Cortazar -The Language Of Love

     

GOCCE DI PIOGGIA di Maria Licy

   

GOCCE DI PIOGGIA

   

Ecco è arrivato il mese di marzo

e come dice il proverbio

marzo pazzerello,

guarda il sole,

ma porta l'ombrello

   

 

perché questo mese

è caratterizzato

dalle piogge improvvise.

 

Hai notato

che tutte le gocce di pioggia

non sono uguali?

guardale bene,

 

alcune sono scure

e sembrano lacrime

che vengono versate per rabbia,

rancore e molte di dolore.

 

Altre più chiare

sono lacrime di chi sa amare,

altre ancora sono rosate

 e sono le più belle,

perché sono lacrime di gioia.

 

Se guardi bene

di queste ne vedi poche

perché la pioggia

è sempre grigia.

 

anche il cielo piange

per il dolore

che ti opprime il cuore

in questi tempi

di popoli in guerra.

 

 

Giovanni Marradi - Together

     

IL FANTASMA post di Gabriella.bz

       

IL FANTASMA

 

SCHERZI DELLA MEMORIA

 

Qualche tempo fa era successo un fatto strano e volevo raccontarvelo ma non sapevo come cominciare, a volte mi succede che per voler iniziare con eleganza mi ritrovo con un pugno vuoto. Ho lasciato passare alcuni giorni e una notte mi son svegliata e ho ricordato il fatto e con quello anche come dovevo cominciarlo, ma era notte e il mio sonno era forte non sono riuscita ad alzarmi per scriverlo, sapevo poi che al mattino mi era difficile ricordare. Ho un sonno pesante e posso dire che appena poso il capo sul cuscino mi addormento, svegliandomi al mattino. E’ una grazia lo so bene e forse è meglio dimenticare il sogno che non rimanere sveglia per pensarci.

 

Al mattino infatti ricordavo vagamente che avevo sognato senza mettere a fuoco il tutto. Ho lasciato perdere quello che volevo scrivere pensando che la vita continua.

Perciò dicendo che alle volta la memoria fa scherzi credo di non offendere nessuno, anche perché alle volte la memoria si perde anche quando si è giovani. Continuo con il mio racconto, nel frattempo ho scritto il post del “Viaggiare”.

Alle volte pensavo a quel fatto strano ma poi lo lasciavo in un cassetto della memoria.

Oggi ve lo voglio raccontare così come mi viene. Quel famoso giorno ho incontrato un signore che entrava nella casa dove abito io ma credevo di aver visto un fantasma. Era un signore distinto come lo era un mio vecchio amico morto tre anni fa e ne ero ben sicura, ma lui era la sua copia identica. Sono rimasta bloccata davanti al portone poi invece che uscire, come era mia intenzione, son ritornata nel mio appartamento tremante non di paura ma mi chiedevo se era possibile che due persone si assomigliassero tanto, quasi da non credere.

   

Conoscevo il mio amico morto da parecchi anni e non aveva mai accennato ad un fratello o un parente, sapevo dei nipoti che conoscevo ma niente altro. Stavo pensando a questo incontro quando suonano alla porta, apro e vedo la figura del signore incontrato prima, mi sorride e chiede di entrare; apro la porta perché potesse entrare dicendomi, signora non prenda paura sono il gemello di Fabio, le faccio cenno di sedere e le chiedo da dove arriva che non l’ho mai visto e suo fratello non me ne aveva parlato. I miei nipoti mi avevano avvisato che c’era una signora nella casa che vedendomi si sarebbe spaventata e di andare a presentarmi.

Questo è il fatto che scritto dice poco, ma per chi si è incontrata con una persona viva pensandola morta….. brbrbrbr.

Forse era meglio dimenticare non solo come iniziare il post, ma anche tutto il resto.

Va bene, il Bosco accetterà anche questo per trascorrere un’oretta insieme, grazie Amiche ed Amici…

Buona Domenica.

       

 

"Pequeña flor" - Fausto Papetti

   

8 MARZO – UN OMAGGIO ALLE DONNE

 

D O N N A

   

Bambina, ragazza, amica,

compagna, confidente, figlia,

 

sorella, sposa, moglie,

mamma, zia, nonna,

 

   

insomma

D O N N A

   

CON TUTTE LE VARIANTI

OFFERTE DALLA VITA

 

Monaca, missionaria, volontaria,

operaia, agente di polizia,

militare in carriera,

pilota d’aerei di linea civile

e di jet militari,

viaggi e soggiorni nello spazio.

 

Samantha Cristoforetti - astronauta italiana

   

Eccelle nell’Arte, nella Musica, in Prosa, Poesia e in tutti gli scibili della Scienza.

In molti campi si sono distinte ed hanno raggiunto il riconoscimento del

Premio Nobel.

   

Grazia Deledda - Nobel per la letteratura anno 1927

   

Diventa medico, avvocato, insegnante, ingegnere, ricercatrice e fa tutto senza trascurare i compiti di moglie, madre e figlia.

In molti casi ha dimostrato di saper fare più e meglio dell’uomo.

 

Da sempre considerata debole, ha sopportato i dolori più forti, violenze, umiliazioni e in periodi di crisi anche la fame per lasciare il poco cibo disponibile a marito e figli.

Ha lottato con tutte le sue forze di Donna per ottenere il riconoscimento dei suoi meriti ma che ancora oggi tardano ad arrivare: la strada sembra lunga ma lei persevera, consapevole dei suoi diritti e delle sue capacità, non resta in attesa ma continua la sua battaglia.

8 Marzo

GIORNATA INTERNAZIONALE

DELLA DONNA

I maschi, considerati da sempre il sesso forte, non se la possono cavare con il semplice omaggio di un misero mazzo di mimose.

 

“IN PIEDI, SIGNORI,

 

DAVANTI AD UNA DONNA!”

   
   

 

ERNESTO CORTAZAR - Secrets of my heart

 

 

IL CROCIFISSO SIMBOLO CRISTIANO

 

Gesù porta la croce

   

Mercoledì 2 Marzo 2022

 

Giornata delle Ceneri e inizio della Quaresima.

Il Papa ha indetto per oggi una giornata di preghiera per la Pace nel Mondo.

Per i cristiani la Quaresima è periodo di penitenza, digiuno e astinenza che si estende fino alla Pasqua, festa mobile, che  quest’anno cade il 17 Aprile.

La Pasqua, è la Festa simbolo della Risurrezione del Cristo morto sulla Croce.

L’immagine del Cristo in croce, esposto nelle aule scolastiche, nei Tribunali ed altri uffici pubblici italiani, è stata più volte oggetto di contestazione, da parte di appartenenti ad altre religioni in tutti i tempi, ma, in tempi recenti da parte di formazioni anticlericali che cercano adesioni pure tra le persone di altro credo, immigrate in Italia.

Mi astengo dall’inserirmi in spiegazioni che sarebbero troppo difficili per me, ma mi limito all'invito della lettura di questo articolo pubblicato sul quotidiano

il 22 Marzo 1988

a firma della giornalista italiana

Natalia Ginzburg.

 

Crocifisso normalmente esposto nelle aule delle scuole italiane

 

IL CROCIFISSO

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione.

Tace

È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea di uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente.

La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo.

Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo?

Sono quasi duemila anni che diciamo

“prima di Cristo” e “dopo Cristo”.

   

Raffaello Sanzio

 

O vogliamo smettere di dire così?

La corona di spine, i chiodi evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte.

Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

 

Per i cattolici, Gesù Cristo è il Figlio di Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo.

Chi è ateo cancella l’idea di Dio, ma conserva l’idea del prossimo.

Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine.

È vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti.

Come mai li rappresenta tutti?

Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei, neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà tra gli uomini.

Gesù Cristo ha portato la croce.

A tutti noi è accaduto di portare sulle spalle il peso di una grande sventura.

 

A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici,

 

perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero.

 

Antonello da Messina

 

Alcune parole di Cristo le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente.

Ha detto “ama il prossimo come te stesso”.

Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono diventate il fondamento della rivoluzione cristiana.

Sono la chiave di tutto.

Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Natalia Ginsburg

Giotto - Crocifixion

   

Natalia Ginzburg (Palermo 1916 - Roma 1991)

scrittrice, drammaturga, traduttrice e politica italiana,

figura di primo piano della letteratura italiana del Novecento.

 

Se siete arrivati a leggere fino alla fine vi ringrazio ma per completare il quadro devo aggiungere una cosa: l'autrice che militava nelle file del Partico Comunista Italiano si è sempre dichiarata apertamente atea e questo può dare solo maggior valore alle sue parole in difesa dei valori del messaggio cristiano e del Crocifisso.

Ora possiamo sentirci tutti insieme uniti in difesa della Pace.

Un saluto per tutte e tutti, grazie!

       

Daniela de Santos Ave Maria live  

 

PAPA FRANCESCO: INVITO ALLA PACE

Inno dellUnione Europea in italiano

 

CARNEVALE – LE MASCHERE IN ITALIA di Sabrina

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LE MASCHERE IN ITALIA

   

Il Carnevale in Italia è una festa cattolica e cristiana ma in realtà essa ha origini lontanissime. Ciò che lo distingue da altre feste è il mascheramento e lo scherzo e, spesso, è caratterizzato da parate in cui sfilano carri con elementi giocosi e fantasiosi. Le maschere italiane sono 35 e vi illustreremo a quale regione appartengono e la loro storia, alcune di loro sono più conosciute altre meno :

 

Arlecchino      Balanzone       Bartoccio        Beppe Nappa

Brighella         Burlamacco     Capitan Spaventa

Cassandro       Colombina      Corallina         Coviello

Fagiolino         Farinella          Florindo          Fracanapa

Frappiglia        Giacometta     Gianduja         Giangurgolo

Gioppino         Mamuthones   Meneghino      Meo Patacca

Mezzettino      Mosciolino      Pantalone        Pierrot

Pulcinella        Rosaura           Rugantino       Sandrone

Scaramuccia    Stenterello      Tartaglia          Vulon

   

Maschera di Arlecchino

C’ra una volta un bambino bergamasco chiamato Arlecchino, viveva in povertà con la sua mamma in una piccola casetta. Per Carnevale la sua scuola organizzò una festa in occasione della quale tutti i bambini dovevano vestirsi in maschera. Le mamme cucirono splendidi vestiti per i propri bambini ma non quella di Arlecchino: non aveva i soldi necessari per comprare la stoffa. Il giorno della festa era ormai prossimo e vedendo Arlecchino così triste, le mamme degli altri scolari decisero di regalare un pezzo della stoffa dei loro vestiti al bambino. L’abito di Arlecchino divenne così il più colorato ed originale mai realizzato grazie alla generosità altrui.

Questa che vi abbiamo appena narrato è la favola legata proprio alla maschera di Arlecchino che, in realtà, affonda le sue radici nell’antica ritualità agricola e prende forma vera e propria con la Commedia dell’Arte discendendo direttamente da Zanni. Tra le maschere più famose ed amate, Arlecchino è un servo decisamente pigro ma, al tempo stesso, agile, vivace e dalla battuta pronta, in alcuni casi persino sboccato; con il suo fare burlone e scapestrato si ingegna nell’architettare truffe e imbrogli destando sempre una certa simpatia visti i continui fallimenti incontrati.

   

Maschera di Balanzone

Forse meglio conosciuto come il Dottor Balanzone, questa maschera è originaria di Bologna ed incarna pedanteria e superbia. Balanzone, a seconda dei casi, può essere un medico oppure un giurista, indossa la toga e si esprime non soltanto in dialetto bolognese ma ama citazioni in lingua antica, latina in particolare, che tuttavia spesso si rivelano scorrette o più semplicemente “maccheroniche”.

Questo simpaticissimo personaggio si esprime in maniera prolissa convinto di essere un grande letterato conoscitore di molteplici scienze umane, dispensa consigli, offre insegnamenti ma, in realtà, il più delle volte ama utilizzare parole dotte infilandole l’una dietro l’altra senza un nesso logico. Brontolone per eccellenza, Balanzone non perde occasione per dare il via ai suoi leggendari sproloqui spesso del tutto fuori contesto.

 

Maschera di Carnevale Bartoccio

Maschera tipicamente umbra, nonché simbolo della città di Perugia, Bartoccio è conosciuto soprattutto per il suo mettere alla berlina cattivi amministratori e costumi attraverso le celebri bartocciate. Nata intorno al ‘600, questa maschera di Carnevale si ispira alla figura di un contadino benestante con corpetto rosso e soprabito verde, un po’ rozzo ma allo stesso tempo saggio.

   

Maschera di Beppe Nappa

Servo sciocco e svogliato che non perde occasione per combinare guai, Peppe Nappa è una maschera siciliana amante del cibo e con una certa predilezione per la scrocconeria affermandosi come il fannullone per eccellenza. Viene spesso punito per le sue marachelle ed indossa una casacca con maniche lunghissime alquanto datata.

Si tratta di una delle maschere più antiche dalla tradizione della Commedia dell’Arte e si afferma proprio in concomitanza con la sua nascita, all’incirca nella seconda metà del XVI secolo. Il nome “nappa” deriva dal dialetto siciliano e vuol dire “toppa” riferendosi agli abiti laceri e rattoppati simbolo per eccellenza della povertà. Beppe Nappa è la maschera simbolo del Carnevale di Sciacca che annualmente gli dedica un carro in occasione della tradizionale sfilata.

   

Maschera di Brighella

Proprio come Arlecchino, anche Brighella è nato a Bergamo ed è qui che diviene un servo astuto, opportunista e senza scrupoli. Come suggerisce il suo stesso nome è un attaccabrighe, bugiardo come pochi e sempre intento ad escogitare inganni e frodi per raggirare il prossimo. Brighella è inoltre un abile musicista, cantante e ballerino, si destreggia perfettamente in diversi ruoli, cambiando spesso anche mestiere, ed è perennemente al centro di intrighi e complotti.

La maschera di Brighella deriva anch’essa dal celebre volto dello Zanni e, tra i personaggi principi della Commedia dell’Arte, si evolve ulteriormente fino al settecento quando il teatro lo trasforma in un fedele domestico attento ai desideri del padrone.

 

Maschera di Burlamacco

C’era una volta un disegnatore che desiderava creare una maschera di Carnevale da regalare alla sua città, Viareggio. Nonostante gli sforzi il desiderio non prendeva forma ma, una notte, in sogno, ecco comparire tutte le maschere più conosciute ed amate, da Pulcinella ad Arlecchino fino a Rugantino, Pierrot, Balanzone e Capitan Spaventa, intente a divertirsi e danzare insieme prima di volgere lo sguardo sui suoi inutili sforzi. Insieme le maschere decisero di aiutare il disegnatore donando ognuna un elemento del proprio costume. Dalla loro generosità nacque quindi Burlamacco, amato e omaggiato dall’intera Viareggio. (Favola di Elisabetta Salvatori)

Burlamacco è la maschera ufficiale del celebre Carnevale di Viareggio ed è anche la più recente delle maschere italiane. Viene rappresentato come un pagliaccio con indosso elementi propri di altri personaggi provenienti dalla Commedia dell’Arte ossia un abito a scacchi bianchi e rossi, un copricapo rosso ed un mantello nero.

   

Maschera di Capitan Spaventa

Con ogni probabilità si tratta della maschera più vanagloriosa della tradizione teatrale ed il suo creatore, Francesco Andreini, fa in modo che così si presenti al pubblico: “Io sono il Capitano Spavento da Valle Inferna, soprannominato il Diabolico, Principe dell’ordine equestre, Termigisto cioè grandissimo bravatore, grandissimo feritore e grandissimo uccisore, domatore e dominator dell’universo, figlio del Terremoto e della Saetta, parente della Morte, e amico strettissimo del gran Diavolo dell’Inferno.”

Capitan Spaventa è originario della Liguria, è uno spadaccino vanitoso sempre pronto a donarsi all’amore. Indossa un vestito dai toni accessi con strisce gialle e arancio, il suo berretto è decorato con piume ed ovviamente non si separa mai dalla sua spada.

   

Maschera di Cassandro

Solitamente terzo incomodo nelle storie d’amore e bersagliato dalle prese in giro, di indole avara ed anche presuntuosa, Cassandro è stato vittima di così tante burle che, ormai invecchiato, a qualsiasi domanda ha preso l’abitudine di rispondere con un “non è vero“.

Il personaggio di Cassandro nasce a Siena nel lontano ‘500 e, scomparso per un po’ dai teatri, rinasce due secoli dopo tra l’Italia e la Francia configurandosi proprio come la maschera con il cappello a tricorno adagiato su di una parrucca gialla.

   

Maschera di Colombina

Fidanzata e moglie di Arlecchino, Colombina è spesso al centro delle attenzioni di Pantalone. Servetta furba ed adulatrice, è particolarmente vicina alla sua padrona (Rosaura) prendendo di frequente parte a sotterfugi domestici ed amorosi, si diverte inoltre a beffeggiare chi la circonda.

La maschera di Colombina è originaria di Venezia ed incarna proprio la furbizia delle ancelle, la sua storia affonda le radici nelle opere di Plauto e si afferma poi nuovamente intorno al ‘500 grazie alla Compagnia degli Intronati.

   

Maschera di Corallina

Per caratteristiche molto simile a Colombina, è in un certo senso una sua evoluzione. Anche Corallina è infatti una serva maliziosa ed adulatrice, dalla lingua sciolta, furba e complice della padrona.

Corallina nacque a Parigi dal personaggio portato a teatro dall’attrice italiana Anna Veronese che, nel 1744, si esibì accanto a suo padre in una commedia intitolata “Il doppio matrimonio di Arlecchino“.

È una ragazza graziosa dai capelli biondi, innamorata del giovane Florindo con il quale comunica anche grazie alla complicità di Colombina.

 

Maschera di Coviello

Maschera napoletana della Commedia dell’Arte, Coviello (diminutivo di Giacomino) non assume un ruolo marcatamente definito ma, a seconda della narrazione, muta da oste a servo, da padre di famiglia a menestrello, da sciocco a furbetto. Il suo aspetto varia a seconda dell’interpretazione presentando tuttavia come elemento costante il mandolino.

 

Maschera di Fagiolino

Maschera bolognese per eccellenza, Fagiolino è un semplice popolano dal temperamento un po’ monello, di indole agguerrita che lo vede sempre pronto a prendere a bastonate chi se lo merita.È alla continua ricerca di denaro e fortuna che lo portano a vivere mille avventure.

Il personaggio di Fagiolino trae origine da un burattino e diviene in seguito famoso nella Commedia dell’Arte ricordando anche lui il celebre Zanni.

   

Maschera di Carnevale Farinella

Maschera pugliese tipica del Carnevale di Putignano, Farinella viene oggi rappresentata con un abito multicolore ed un cappello che ricorda quello di un giullare. In passato i colori caratterizzanti erano invece il rosso e il blu, simboli della città, ed il suo cappello presentava tre punte, allegoria dei tre colli sui quali sorge Putignano. Il suo nome è ispirato alla farina ricavata da ceci e orzo tipica del luogo ed incarna il carattere delle genti del luogo.

 

Maschera Florindo

Giovane affascinante, Florindo incarna nella Commedia dell’Arte il ruolo di “Innamorato” e, a seconda della narrazione, corrisponde o meno i sentimenti di Rosaura. All’interno della produzione letterale la relazione tra gli innamorati diventava il punto di partenza non solo della narrazione ma anche dell’intreccio comico.

 

Maschera Fracanapa

Nata nei primi dell’800 come marionetta, la maschera di Fracanapa è originaria di Verona. Mostra sempre un aspetto curato, ama il vino e la buona tavola e, a seconda delle rappresentazioni, può essere ricco o povero, stolto oppure furbo. Ha una parlata molto particolare volta ad enfatizzare le sillabe.

 

Maschera di Frappiglia del Carnevale Abruzzese

È la maschera tradizionale abruzzese, un contadino saggio proveniente da un ambiente semplice. Il suo nome è una descrizione dell’ospitalità della regione: “fra” vuol dire “frate” e “piglia” indicata “prendere”, tipica espressione utilizzata dal padrone di casa offrendo ristoro agli ospiti. Si racconta che riuscì ad ingannare anche il diavolo vendendogli l’anima per del cibo e riuscendo a stipulare un contratto che gliela restituisse. Ritornato dagli inferi, porta ancor in volto i segni della sua permanenza tra i dannati.

   

Maschera di Giacometta

Tra le maschere femminili del Carnevale tradizionale italiano troviamo la figura di Giacometta, moglie di Gianduja e perfetta espressione della donna piemontese. Sempre al fianco di suo marito per sostenerlo, Giacometta è una donna semplice ma dalla spiccata intelligenza, incarna coraggio e spirito pratico. Il suo costume si ispira alla tradizione folkloristica del luogo, indossa infatti una lunga ed ampia gonna, camicia e corsetto abbinati ad un immancabile scialle e ad un copricapo voluminoso.

   

Maschera di Gianduja

Indossa un panciotto giallo bordato di rosso così come la sua giacca marrone, porta una parrucca con codino e il caratteristico cappello a tricorno, stiamo ovviamente parlando di Gianduja. Questa maschera nasce a Torino nel ‘700 e rappresenta il più classico dei popolani del luogo: bonario, amante del vino e della buona tavola, sempre allegro ed altrettanto distratto.

Il nome del personaggio deriva dall’espressione piemontese “Gioan d’la douja” (Giovanni del boccale) e con ogni probabilità va a sostituire il precedente Gerolamo. In origine era infatti proprio questo il nome della maschera ma, quando Napoleone prese il potere, si decise di cambiarlo per evitare eventuali allusioni a Gerolamo Bonaparte, parente dell’Imperatore.

 

Maschera di Carnevale Giangurgolo

Ci spostiamo adesso in Calabria per scoprire la figura di Giangurgolo che incarna alla perfezione le caratteristiche di una persona dedita alle chiacchiere, all’ingordigia e sempre ridotta alla fame. Intorno al ‘600 il suo intento primario era quello di prendersi gioco dei dominatori spagnoli e aragonesi anche se viene spesso deriso per il suo aspetto fisico.

   

Maschera di Gioppino

Ha tre grossi gozzi dei quali va molto fiero, tanto da definirli “coralli” oppure “granate”, indossa un morbido cappello e non si separa mai dal suo bastone. Gioppino è un contadino rubicondo e buffo, utilizza un linguaggio rozzo e sempliciotto, ma in realtà è di indole piuttosto scaltra non disdegnando guadagni facili. Ama il buon vino ed il buon cibo e si dichiara apertamente innamoratissimo della moglie Margì, dalla quale ha avuto un figlio di nome Brontolì.

Gioppino è una maschera bergamasca che prende vita all’incirca nell’800 partendo da una tradizione burattinaia che lo eleva a protagonista di varie produzioni per il teatro.

   

Maschera Mamuthones del Carnavale sardo

I Mamuthones sono le maschere tipiche del Carnevale di Mamoiada in Sardegna. Si tratta di maschere antichissime che da secoli sfilano danzando tra le strade cittadine sebbene il loro significato rimanga ancor oggi un mistero. Indossano sul viso una maschera nera realizzata in legno, sul corpo pelli di pecora nera mentre sulla schiena portano degli enormi campanacci.

   

Maschera di Meneghino

È la maschera milanese per eccellenza ed incarna diversi ruoli a seconda delle occasioni: ora servo ora padrone, mercante astuto o contadino sciocco. Meneghino ha l’abitudine di burlarsi di nobili ed aristocratici per i loro vizi e difetti, è dotato di buon senso, dignità ed anche di una certa dose di saggezza. Meneghino non indossa la maschera ma si mostra sempre a viso scoperto privo di qualsiasi trucco.

Le origini di questa maschera sono piuttosto incerte, potrebbero affondare direttamente nel “Menecmi” di Plauto oppure riferirsi semplicemente alla denominazione dei servi utilizzati in occasione della domenica, i “domenighini”. La sua consacrazione teatrale risale in ogni caso al ‘600 quando Carlo Maria Maggi creò il personaggio che oggi tutti conosciamo.

   

Maschera di Meo Patacca

Attaccabrighe, nonché incline alla rissa e allo scontro, Meo Patacca è il classico esempio del bullo di quartiere. Adora utilizzare la fionda come arma e non si separa mai dal suo coltello, parla in dialetto romanesco ed ha un carattere un po’ difficile e scontroso ma riscuote sempre grande simpatia.

Il suo nome deriva dalla “patacca” ossia la misera paga del soldato (corrispondente a cinque carlini) e rappresenta il quartiere di Trastevere, il più popolare di Roma.

   

Maschera di Mezzettino

Servo astuto, imbroglione e spregiudicato, sempre pronto a servirsi degli altri a proprio vantaggio. È anche un abile musicista, grande amatore e disposto ad aiutare il proprio padrone nel risolvere intricate vicende amorose. Indossa un costume a strisce verticali bianche e rosse e non porta la maschera.

Mezzettino, che fa la sua comparsa sulle scene teatrali sul finire del seicento, potrebbe rappresentare in realtà l’ennesima variazione delle maschere di Arlecchino e Brighella e, infatti, anche in questo caso, si ispira al personaggio dello Zanni.

 

Maschera di Carnevale Mosciolino

Mosciolino è la maschera della città di Ancona e la sua storia narra di un ragazzino orfano dedito alla pesca dei mitili, sempre in spiaggia con indosso vestiti sbiaditi dal sole, con pezzi di reti e gusci sempre in tasca nonché diverse alghe tra i capelli. Un giorno sentendo un gran frastuono Mosciolino si reca in città e scopre che si sta festeggiando il Carnevale e si sta cercando il vincitore del concorso che premia la più bella maschera. Il ragazzo rimane nascosto a lungo finché non scorge un carro dedicato a Nettuno, incuriosito esce alla scoperto e viene trascinato del palco per essere insignito del premio tanto ambito da tutti. Nonostante spieghi che il suo non è un travestimento viene ugualmente premiato dando vita così ad una nuova maschera, quella di Mosciolino.

   

Maschera di Pantalone

Ricco mercante veneziano, Pantalone è estremamente avaro e, nonostante sia un po’ in là con gli anni, ama la compagnia di giovani donne e infatti non perde occasione per lanciarsi alla conquista di cortigiane e servette. Viene anche definito Magnifico per i modi ricchi di fascino con i quali si rivolge alle donne ma in realtà sa essere anche burbero ed incline ai borbottii.

Pantalone è una delle maschere più longeve della Commedia dell’Arte e, nata intorno al ‘500, sopravvive attraverso i secoli riscuotendo sempre grande successo. Indossa una tuta rossa con una zimarra nera e non si separa mai dalla sua borsa carica di monete.

   

Maschera di Pierrot

Ricorda l’amore malinconico per la sua espressione triste ed è sicuramente la maschere più incline a vivere intense emozioni invece di darsi al divertimento ed alla buona tavola. Pierrot è un servo di grande intelligenza e pigrizia, spinto a cercare il giusto ed a risolvere i problemi in cui si caccia il proprio padrone.

Il personaggio di Pierrot nasce in Italia sul finire del cinquecento con il nome di Pedrolino e viene poi portato in Francia dalla Compagnia dei Gelosi come ennesima variazione dello Zanni. Oltralpe riscosse un successo enorme entrando a far parte a pieno titolo delle commedie francesi con il nome rivisitato di Pierrot.

   

Maschera di Pulcinella

Servo di indole decisamente furba, Pulcinella si adatta a svariati ruoli e, tra i vicoli di Napoli, diviene fornaio, mercante, contadino ed ovviamente anche truffatore e ciarlatano.È sempre alla ricerca del giusto metodo per guadagnare qualche soldo, anche se ciò vuol dire ingannare il prossimo, in fondo è però anche un credulone ed incapace di mantenere il minimo segreto.

Con ogni probabilità Pulcinella è una delle maschere tradizionali italiane più antiche, la sua origine potrebbe affondare le radici in epoca romana per poi risorgere con il Teatro dell’Arte e diventare il simbolo della città di Napoli.

   

Maschera di Rosaura

Figlia di Pantalone, Rosaura ha sotto il suo servizio la già citata Colombina. Suo padre è un ricco mercante e infatti Rosaura vive in uno splendido palazzo che si affaccia sul Canal Grande di Venezia.

     

Maschera di Rugantino

In origine Rugantino rappresentava il bullo romano per eccellenza, di indole provocatoria ed insolente ma, nel corso del tempo, il personaggio si è modificato andando ad incarnare i sentimenti di quella Roma popolare incline alla giustizia ed alla solidarietà assumendo un carattere decisamente più pigro e bonario.

Il nome di questa maschera, sicuramente la più famosa di Roma, deriva proprio dal termine romanesco “ruganza”, ossia l’arroganza. Rugantino nasce quindi come caricatura della gendarmeria, indossando anche gli abiti di un gendarme, per poi divenire cittadino comune, un popolano redento.

   

Maschera di Sandrone

È un contadino ignorante ma decisamente furbo, grossolano ma al tempo stesso scaltro ed alla continua ricerca del giusto affare. Rappresenta il popolo umile, spesso maltrattato, ed desideroso di un riscatto sociale: ad esempio Sandrone cerca sempre di esprimersi in italiano con risultati decisamente comici.

La maschera nasce a Modena dalla tradizione burattinaia e soltanto dall’800 venne impersonato da attori di teatro. Indossa una giubba scura con gilè a pois e viene ritratto sempre in compagnia di un fiaschetto di vino.

     

Maschera di Scaramuccia

Un linguaggio colorito ed in alcuni casi decisamente volgare, donnaiolo, vanitoso e millantatore, queste sono alcune caratteristiche del celebre personaggio Scaramuccia che, nato in Italia, ottenne un grandissimo successo in Francia.

Il suo obiettivo primario rimane quello di conquistare giovani donne, spesso tramite l’inganno, e infatti viene ritratto insieme al suo inseparabile mandolino, ed in una mise elegante e fascinosa.

       

Maschera di Stenterello

Servo, marito tradito, chiacchierone, saggio e ingegnoso ma al tempo stesso pauroso ed impulsivo. Stenterello rappresenta il popolano fiorentino, pronto ad affrontare le avversità con un sorriso nonostante sia sempre messo a dura prova da ingiustizie di ogni genere.

Stenterello è la maschera tradizionale di Firenze, creata da Luigi Del Buono nel ‘700 che, dopo aver assistito al successo riscosso da Pulcinella tra i napoletani, volle dare ai fiorentini un personaggio nel quale identificarsi e che li rappresentasse.

   

Maschera di Tartaglia

Questo personaggio ricorda per certi versi il Dottor Balanzone e Pantalone e, infatti, si mostra in alcuni casi pedante rivestendo anche il ruolo di avvocato. Tartaglia è decisamente goffo, soffre di una forte miopia, di balbuzie e si mostra inoltre povero di contenuti umani.

A seconda delle scene diviene servo, avvocato o mercante ma, indipendentemente dal ruolo, le sue caratteristiche comiche rimangono invariate.

     

Vulon maschera

Maschera ufficiale del Carnevale di Fano, tra i più antichi d’Italia insieme a quello di Venezia, Vulon nasce nel 1951 dalla matita di Melchiorre Fucci. Il termine Vulon, di origine francese, sta ad indicare una persona boriosa, vanitosa, superba e gradassa. Viene ritratto come un menestrello spavaldo e buffone con cilindro e monocolo, dal sorriso beffardo ed il naso adunco.

 

Bellini - Samba Do Brasil

 

EVVIVA LA TERZA ETÀ proposto da Gabriella.bz

     

Un amico di famiglia mi ha inviato questo articolo pubblicato recentemente in Italia dal giornalista Dino Frambati con riferimento agli studi del Prof. Monchi Oury, docente dell’Università di Montreal.

Dopo averlo letto ho pensato che può essere interessante per tutti noi che navighiamo a vista nei blog di Eldy, spesso solo alla ricerca di noi stessi, consapevoli di appartenere a quella terza età, in continuo e progressivo avanzamento.

Proviamo a leggerlo insieme e dite cosa ne pensate. Sarà vero?

   

         

Evviva la terza età

evviva i capelli bianchi

     

Esultino agli over 60, perché hanno la loro rivincita sui giovani. E che rivincita, secondo nientemeno che il direttore della George Washington University School of Medicine, che irrompe nella scienza di Ippocrate mediaticamente, in questo periodo dominata dai virologi.

 

Il medico targato Usa fa infatti sapere che “il cervello di una persona anziana è molto più pratico di quanto si creda comunemente. A questa età, l'interazione degli emisferi destro e sinistro del cervello diventa armoniosa, il che espande le nostre possibilità creative. Ecco perché tra le persone con più di 60 anni puoi trovare molte personalità che hanno appena iniziato le loro attività creative”.

 

Illustre e poco dubitabile fonte della notizia è il New England Journal of Medicine, dove il docente a stelle e strisce indica che la velocità del cervello, superata una certa età, non è più quella della beata gioventù ma tuttavia pare sia più flessibile e quindi con capacità di prendere decisioni più giuste ed essere meno esposti ad emozioni negative.

E sorridano pure senza alcun ritegno quelli che viaggiano attorno ai 70; per loro - è ancora l'asserzione americano a dirlo - è il momento del picco dell'attività intellettuale perché in quella fase della vita il cervello inizia a funzionare a pieno regime.

New England Journal of Medicine è però notiziario di scienza e dice che nel tempo aumenta la quantità di mielina nel cervello. Sostanza che facilita il rapido passaggio dei segnali tra i neuroni. E per tale fattore le capacità dell'intelletto aumentano addirittura del 300% rispetto alla media.

Insomma, altro che anziani o persino vecchi, questa è la piena gioventù del cervello, la vittoria della vita che si capovolge perché la medicina dice che dopo i 60 anni d'età una persona può utilizzare 2 emisferi contemporaneamente.

Meglio che un doppio motore in Formula 1 oppure un grande jet a 2 motori.

E chi dubiterà che non sia vero, tra i lettori over 60, quanto afferma il professor Monchi Uri, dell'Università di Montreal in Canada, che il cervello del “vecchio” sceglie ciò che consuma meno energia, elimina il superfluo e lascia solo le giuste opzioni per risolvere il problema.

Risultato di uno studio condotto in varie fasce di età. Se i giovani parevano assai confusi al superamento dei test, chi aveva già spento 60 candeline, prendeva le giuste decisioni.

E il testo di cui sopra scende nel dettaglio, esaminando le caratteristiche del cervello tra i 60 e gli 80 anni. E le definisce “rosa”.

Quattro i punti qualificanti e dimostrativi di quanto sopra.

I neuroni nel cervello non muoiono, le connessioni tra di loro semplicemente scompaiono se non ci si impegna nel lavoro mentale; secondo punto: la distrazione e l'oblio sorgono a causa di una sovrabbondanza di informazioni. Pertanto, non è necessario che si concentri tutta la tua vita su sciocchezze inutili. Terzo: ad iniziare dai 60 anni, una persona, quando prende decisioni, non usa un emisfero come i giovani, ma entrambi contemporaneamente.

Infine la conclusione indica che se una persona conduce uno stile di vita sano, si muove, svolge un'attività fisica praticabile ed è pienamente attiva mentalmente, le capacità intellettive non diminuiscono con l'età, semplicemente crescono raggiungendo un picco addirittura a 80-90 anni.

Del resto attività fisica ed intellettuale rende in genere longevi, mantiene attivi.

I consigli dei medici da seguire sono quelli di sforzarsi, di svilupparsi intellettualmente magari dedicandosi a qualche attività, suonare strumenti musicali, dipingere, danzare, fare vita di comunità, mai chiudersi in casa ma piuttosto incontrare persone, dialogare, viaggiare e fare progetti per il futuro, fare shopping, assistere a spettacoli, non chiudersi in se stessi, cercare compagnia.

Insomma...il paradiso può attendere.

   

“Chi vuol essere lieto sia”... la giovinezza fugge ma poi ritorna a 60 anni. Lorenzo Il Magnifico non poteva saperlo.

Un ringraziamento all'amico e mitico chirurgo Pino Catrambone, che è la mia fonte di questa bella, curiosa ma anche importante notizia. Del resto al governo italiano, in Vaticano, ai posti essenziali della nostra Repubblica mi pare che ai vertici non ci siano proprio teenager.

 

Dino Frambati

The Winner Takes It All - Andre' Rieu

     

 

Dino Frambati - Scrittore, Giornalista, pilota

Componente Ordine dei Giornalisti

   

 

               

Prof. Monchi Oury – Docente dell’Università di Montreal

Professor Clinical Neurosciences

Director of the Canadian-Open Parkinson Network

         

L’ASINO, LA TIGRE E IL LEONE

Per chiudere la settimana vi propongo la lettura di questa storiella che contiene un sottile significato morale.

   

L ASINO LA TIGRE E IL LEONE

 

NON SI DISCUTE CON GLI ASINI

     

L'asino disse alla tigre:

- L'erba è blu.

La tigre rispose:

- No, l'erba è verde.

La discussione si accese e i due decisero di sottoporla ad arbitrato, davanti al leone, il Re della giungla. Ancor prima di raggiungere la radura nella foresta, dove il leone era seduto sul suo trono, l'asino cominciò a gridare:

- Vostra Altezza, è vero che l'erba è blu?

Il leone rispose: - Giusto, l'erba è blu.

   

L'asino si affrettò e continuò:

 - La tigre non è d'accordo con me, mi contraddice e mi infastidisce, per favore punitela!.

Il re allora dichiarò: - La tigre sarà punita con 5 anni di silenzio.

L'asino saltò felice e continuò il suo cammino ripetendo:

- L'erba è blu...

La tigre accettò la sua punizione, ma prima chiese al leone:

- Vostra Maestà, perché mi ha punito? Dopo tutto, l'erba è verde!.

Il leone rispose: - In effetti, l'erba è verde.

La tigre chiese: - Allora perché mi sta punendo?

 

Il leone: - Questo non ha nulla a che fare con la questione se l'erba è blu o verde. La punizione è dovuta al fatto che non è possibile per una creatura coraggiosa e intelligente come te, perdere tempo a discutere con un asino, e poi venire ad infastidirmi con quella domanda. La peggiore perdita di tempo è litigare con lo sciocco e il fanatico, che non si preoccupa della verità o della realtà, ma solo della vittoria delle sue convinzioni e illusioni.

Non perdere mai tempo in discussioni che non hanno senso...

Ci sono persone che, non importa quante prove e prove presentiamo, non sono in grado di capire, e altre sono accecate dall'ego, dall'odio e dal risentimento, e l'unica cosa che vogliono è avere ragione anche se non ce l’hanno.

QUANDO L’IGNORANZA URLA

 

L’INTELLIGENZA TACE

 

La tua pace e tranquillità valgono di più.

SAN VALENTINO STORY post di Sabrina

   

Buon San Valentino

 

a tutti voi amici del Bosco

LA STORIA

Il tentativo della Chiesa cattolica di porre termine ad un popolare rito pagano per la fertilità, è all'origine di questa festa degli innamorati.

Fin dal quarto secolo a. C. i romani pagani rendevano omaggio, con un singolare rito annuale, al dio Lupercus.

   

I nomi delle donne e degli uomini che adoravano questo Dio venivano messi in un'urna e opportunamente mescolati. Quindi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità affinché il rito della fertilità fosse concluso. L'anno successivo sarebbe poi ricominciato nuovamente con altre coppie.

Determinati a metter fine a questa primordiale vecchia pratica, i padri precursori della Chiesa hanno cercato un santo "degli innamorati” per sostituire il deleterio Lupercus. Così trovarono un candidato probabile in Valentino, un vescovo che era stato martirizzato circa duecento anni prima. 

   

 

LA LEGGENDA

 

 

A Roma, nel 270 d.C. il vescovo Valentino di Interamna, (oggi è la città di Terni), amico dei giovani amanti, fu invitato dall'imperatore pazzo Claudio II e questi tentò di persuaderlo ad interrompere questa strana iniziativa e di convertirsi nuovamente al paganesimo. San Valentino, con dignità, rifiutò di rinunciare alla sua Fede e, imprudentemente, tentò di convertire Claudio II al Cristianesimo. Il 24 febbraio, 270, San Valentino fu lapidato e poi decapitato. 

 

 

La storia inoltre sostiene che mentre Valentino era in prigione in attesa dell'esecuzione, sia "caduto" nell'amore con la figlia cieca del guardiano, Asterius, e che con la sua fede avesse ridato miracolosamente la vista alla fanciulla e che, in seguito, le avesse firmato il seguente messaggio d'addio:

"Dal vostro Valentino"

una frase che visse lungamente anche dopo la morte del suo autore.

   

 

   

   

Giovanni Marradi – Together 

   

FOIBE – IL GIORNO DEL RICORDO post di Nembo

 

IL GIORNO DEL RICORDO

 

La strage dimenticata,

ricordare per capire.

Dopo la “Giornata della Memoria”

Il 10 Febbraio si celebra

il “Giorno del Ricordo”

 

 

per non dimenticare le tombe senza nome di circa 5.000 Italiani massacrati in Istria, Dalmazia, Venezia Giulia tra il 1943 al 1945 nascondendo questo eccidio sotto forma di azione di guerra, ma in realtà il più atroce e barbaro eccidio fu fatto il primo maggio 1945 a guerra finita uccidendo deportando, torturando migliaia di cittadini civili, maestri, minatori, ferrovieri, militari, appartenenti alle forze dell’ordine, preti, suore, donne e bambini a Basovizza che divenne poi monumento nazionale nel 1992, cittadini inermi colpevoli solo di essere Italiani o anticomunisti, queste atrocità sono state fatte dalle truppe del maresciallo Tito durante l’occupazione Iugoslava.

Esodo degli Istriani

Questa giornata non è solo dedicata alle vittime delle Foibe, ma anche alla grande tragedia dei profughi dell’Istria, Dalmazia, oltre 350mila persone costrette ad abbandonare la propria casa, la propria terra, per non sottomettersi al regime comunista instaurato da Tito.

 

Le Foibe sono delle caverne, pozzi naturali molto profondi presenti sul Carso. Le stesse divennero per migliaia di persone tombe senza nomi e senza fiori. Le vittime destinate ad essere trucidate in modo inumano e barbaro e gettate in queste sacche naturali dopo numerose violenze, venivano legate con del filo di ferro fra di loro a catena, venivano sospinti a gruppi verso l’orlo dell’abisso, poco dopo con una scarica di proiettili uccidevano i primi, e gli stessi trascinavano gli altri vivi dopo un volo di centinaia di metri, gli stessi agonizzanti per le lacerazioni subite durante la caduta contro gli spuntoni di roccia morivano dopo giorni di sofferenza. Nel corso degli anni questi martiri sono stati vilipesi e dimenticati. Lo Stato Italiano, la politica Nazionale, la scuola, hanno completamente cancellato il ricordo ed ogni riferimento a chi è stato ucciso per il solo motivo di essere Italiano o contro il regime di Tito compresi numerosi croati e sloveni che subirono la stessa fine dei nostri connazionali.

 

Il profondo buio di una foiba

Impossibile sapere quante persone furono gettate nelle profonde cavità, migliaia sono state esumate, ma molte sono irraggiungibili, approssimativamente si parla di 6-7mila, alle quali vanno aggiunte circa 3.000 persone scomparse nei Gulag (campi di sterminio) di Tito.

A seguito all’interessamento delle varie associazioni combattentistiche, a nome degli esuli e loro famigliari, dopo sessant’anni, venne istituita questa giornata-nazionale del “ricordo” sancita dalla legge 92 del 30 Marzo 2004.

Una riflessione si può e si deve fare, a parere nostro, trarre da questi fatti: Mai più nazionalismi, mai più violenze, mai più guerre; invece nonostante le tragedie del passato, tutti i governanti dicono di voler la pace, mentre, l’industria bellica continua ad essere alimentata portando morte, dolore, distruzione, odio, sofferenze.

       

         

 

Ernesto Cortaza . Secrets of my heart

   

IL CASSETTO DEI RICORDI di Maria Licy

   

TEMPI CHE RITORNANO

 

IL CASSETTO DEI RICORDI

 

Certe volte

alcune ombre mi avvolgono

sono quelle del tempo passato

sono quelle

dei momenti belli

e quelle dei dispiaceri.

Si dice che la nostra mente

è a scomparti

con tanti cassetti allineati,

cassetti che contengono i ricordi

per far sì che non ti scordi

ma alcune volte

sarebbe meglio dimenticare

per poter vivere più serenamente

senza il passato da ricordare.

 

Vorrei chiudere per sempre

alcuni cassetti

e lasciare aperti

solo quelli dei bei ricordi

ma sono collegati tutti insieme,

 

se ne apri uno bello

ecco che si apre

anche l'altro

quello dei ricordi amari,

difficili da scacciare.

   

Così è la vita,

non puoi fermarti

e ogni volta

devi trova la forza

per andare avanti.

 

La vita non è tutto rose e fiori

cerchiamo di lasciare

fuori i brutti momenti

ricordiamo il tempo passato

con le persone che abbiamo amato.

 

Chiudiamo i cassetti

dei brutti ricordi

e teniamo aperti solo quelli

che fanno bene al cuore.

 

Ernesto Cortazar - Deep in My soul

 

I SHARDANA ALLA CORTE DEL FARAONE

                     

Con il nome Shardana si individua il popolo del mare che nel secondo millennio a.C. imperversava nelle acque del Mediterraneo.

Questo popolo comprendeva pirati, predatori, guerrieri, mercenari, e altro ancora. Un popolo emulo di Ulisse nel suo peregrinare tra flutti e tempeste, percorreva in lungo e in largo quella distesa di acque marine molto tempo prima che venisse denominato dai Romani, “Mare Nostrum”. Una sorta di Armata Brancaleone del mare. Approdavano in forze nelle coste fiorenti di civiltà ove potevano trovare ricchezze da depredare o potenti ai quali offrire i loro servigi mercenari in cambio di lauti compensi e i necessari rifornimenti per le loro navi.

   

Shardana e Nuragici. Popoli del mare

 

Le scarse notizie storiche non lo riportano ma è facile immaginare che le razzie erano accompagnate da violenze, uccisioni e stupri. Viaggiavano sicuramente in formazioni numerose con navi veloci ed equipaggiamenti da guerra bene armati. Furono probabilmente i primi ad abbandonare la navigazione costiera per avventurarsi in mare aperto alla scoperta di approdi sconosciuti.

 

Navicella Nuragica

Si comprende perché le città costiere e non solo quelle, erano protette da alte mura e avevano, nei punti strategici, torrette di avvistamento per segnalare gli arrivi dal mare di imbarcazioni sospette.

Nel caso di avvistamenti scattava l’allarme immediato e i cittadini fuori le mura rientravano affrettatamente nella città fortezza e chiudevano i portoni d’ingresso, in attesa di capire le intenzioni dei nuovi arrivati che, nella maggior parte dei casi, non erano certamente pacifiche.

 

Guardie Shardane al servizio del Faraone

 

Molte tracce di questo popolo sono finite in fondo al mare in conseguenza dell’affondamento delle loro imbarcazioni spesso coinvolte in scontri in mare aperto nell’assalto ad altre navi, soprattutto quelle dedite a trasporti mercantili che venivano sistematicamente depredate. Ma nei loro approdi terrestri hanno lasciato comunque un segno del loro passaggio. Con i ritrovamenti archeologici gli studiosi sono riusciti a ricostruire, almeno in parte e per quanto possibile, la storia di questo popolo del mare.

   

Altra navicella nuragica denominata "serpente".

 

Si trattava di un popolo multietnico con origini e provenienze diverse ma la maggior parte dei reperti ritrovati portano alla Sardegna (1) dove gli studiosi presumono che gli Shardana avessero la loro base operativa anche per la favorevole posizione strategica dell’isola al centro del Mediterraneo. Nei porti delle coste della Sardegna si riunivano gli equipaggi della flotta dei Shardana e da questa partivano per le loro spedizioni di conquista e razzie.

 

Le spade Sant Iroxi in rame arsenicato

 

Una delle conferme più importanti è stata ritrovata con la decodificazione degli ideogrammi geroglifici egizi nei quali si trova descritto l’episodio della spedizione Shardana arrivata alla foce del Nilo con l’intenzione di saccheggiare la fiorente città ma che, proprio in mare, fu sconfitta dalle forze navali del Faraone Ramses II (1278 a.C.).

   

Shardana rappresentata a Medianet Habu

 

 I Shardana non si diedero per vinti alla prima sconfitta ma consapevoli della loro forza, organizzarono altre spedizioni sempre nel tentativo di saccheggiare le città della fiorente civiltà Egizia.

Altre iscrizioni raccontano che, negli anni successivi, il popolo del mare fu nuovamente sconfitto e i Shardana furono fatti prigionieri e assoggettati al Faraone.

   

Shardana 2 - Geroglifici

 

Successivamente, con la dovuta suddivisione in classi militari, furono arruolati nell’esercito del Faraone Ramses III, quale riconoscimento del valore combattivo dimostrato in battaglia.

La storia dei Shardana in Egitto continua e dalla decodificazione di alcuni papiri si apprende che questo popolo arrivato dal mare, nel periodo della dinastia dei Ramses, si è gradualmente amalgamato ed integrato con la popolazione egizia dell’epoca, perdendo lo status di mercenari.

Bronzetto sardo, nuragico

equipaggiato con scudo tondo, elmo cornuto e gonnellino.

   

Le varie ipotesi sulle origine dei Shardana portano comunque, anche se non esclusivamente, alla Sardegna ove sono state ritrovati numerosi reperti di armi, elmi e scudi simili a quelli raffigurati nelle effigi egizie degli Shardana. Non ultimi i modellini di navicelle votive in bronzo, risalenti all’età nuragica e del tutto simili a quelle riportate nella documentazione egizia.

Non so se l’argomento di oggi possa aver destato sufficiente interesse per la nostra consueta lettura festiva per cui mi fermo qui, augurando una felice e serena domenica per tutti.

Schubert "Serenade"            

 

 

(1) «Nei santuari nuragici e nei ripostigli troviamo una straordinaria varietà di statuette votive e modelli in bronzo. Figure di guerrieri, crude e barbariche nella loro esecuzione ma piene di vita, sono particolarmente comuni. Il guerriero era armato con un pugnale e con arco e frecce o con una spada, coperto da un elmo con due corna e uno scudo circolare. L'abbigliamento e l'equipaggiamento non lasciano dubbi sulla sostanziale identità tra i fanti sardi e i corsari e mercenari rappresentati nei monumenti egiziani come "Shardana". Allo stesso tempo numerose barchette votive, anch'esse in bronzo, dimostrano l'importanza del mare nella vita della Sardegna» (notizie Web)

   

VIAGGIARE CHE BELLEZZA di Gabriella.bz

               

VIAGGIARE CHE BELLEZZA

 

Credo di poter dire che i viaggi più belli gli ho fatti quasi tutti dopo nati i miei nipoti, ero rimasta sola ancora giovane e il pensiero di visitare le città con i loro monumenti, cattedrali, teatri mi allettava.

   

Ricordo il primo viaggio da sola in aereo per Palermo. A Punta Raisi c’era una vecchia amica, non perché fosse vecchia ma era da molti anni che non la vedevo, in sua compagnia ho visitato una spiaggia incantevole quella di Mondello con la sabbia bianca e un’ acqua cristallina,  piazze con i vari monumenti, il palazzo dei Normanni, il teatro Massimo, la Cattedrale di Palermo, la chiesa della Martorano, per finire siamo andate a Monreale dove ho visitato una cattedrale da favola. 

   

Palermo

 

Pochi mesi dopo sono andata a Venezia ma la pioggia ci ha rovinato la gita per fortuna l’amica che era con me conosceva la città, così un giretto lo abbiamo fatto.

Venezia - Le gondole

Pensando a Venezia mi ricordo della gita fatta a Trieste, bellissima città che non conoscevo neppure in cartolina, ci son rimasta solo un paio di giorni, son ritornata a casa felice di esserci andata.

Trieste . Cattedrale di San Giusto

L’ anno dopo siamo partite per La Spezia, bella città ma quello che mi ha entusiasmato è stato l’isola delle Cinque Terre Dopo anni che non salivo su un treno ecco l’occasione, dovevo accompagnare mia figlia a Firenze aveva il bambino appena nato, eravamo con la carrozzina,  bisognava andarci in due, così ho potuto vedere una città da sogno, siamo entrate nel Duomo, nella chiesa di Maria degli Angeli, altre chiese, il ponte vecchio che ci ha affascinate, e quello che era possibile visitare  con il bimbo di poche settimane, e una settimana di tempo. 

Firenze - Fontana Giardino di Boboli

 

Dopo alcuni mesi siamo andate a Roma ma in aereo e lì c’era suo marito ad attenderci. Per la prima volta sono entrata in metropolitana, non mi è piaciuto , dentro di me mi dicevo molto meglio in funivia, sospesa in aria piuttosto che sotto terra, non tutti la penseranno come me.

Roma - Fontana di Trevi

Rivedere Roma dopo tanti anni è stato molto bello, abbiamo viste tante piazze  monumenti ,ma causa il bimbo piccolo non siamo entrati nei musei e altro.  Lo stesso anno sempre in compagnia di mia figlia e nipotino siamo andate a Pescara in automobile, dopo pochi giorni siamo ritornate a casa in compagnia di una sua amica di studi, abbiamo visto poco ma avevamo fatto un programma per uscire da alcuni caselli e fare dei piccoli giri per non stare solo su un ‘autostrada.

Un pò di tempo dopo, mentre mia figlia attraversava gli oceani io sono andata a Cagliari accettando l’invito di un’amica. Si trattava in realtà di una coppia, Mario e Graziella, che avevo conosciuto quando loro erano in vacanza nelle mie valli.

Venivano ogni anno nel periodo estivo e soggiornavano abitualmente a Merano. Mario, il tipico sardo caratterialmente molto riservato, ma Graziella si è dimostrata una allegra simpaticona e una vera amica. Mario preferiva restare a casa o andare al bar con gli amici mentre io e Graziella, con la sua automobile, andavamo in giro da sole.

Cagliari - La spiaggia del Poetto

con il promontorio della Sella del Diavolo

 

Mi ha fatto visitare tutta la città di Cagliari: il Poetto, una spiaggia da sogno, il porto dove ho dimenticato gli occhiali su un tavolino, la Basilica di st. Bonaria, la Cattedrale di Santa Maria, il Bastione di Saint Remy, l’anfiteatro romano e il Palazzo Regio.

Cagliari - interni Palazzo Regio

Graziella mi ha spiegato che questo era la sede dei Savoia nel periodo del Regno Sardo-Piemontese.

Su una collina che sovrasta Cagliari, mi pare di ricordare sia chiamata Monte Urpino, ecco la statua stilizzata di San Francesco molto bella e domina la vallata verso il mare. Tanto altro ancora in quei pochi giorni di vacanza, ma mi son ripromessa di ritornarci se non invecchio troppo in fretta.

   

Ricordiamo che nel Bosco abbiamo in redazione Giuseppe che in più occasioni ci ha narrato tante storie della sua bella Sardegna e ogni volta la racconta in modo da farla amare anche a chi non la conosce.

   

Lo stesso anno sono andata con i miei a a Parigi. Loro già conoscevano la fantastica e grande città così che sapevano visitare i posti più caratteristici.

 

Palazzo di Versailles

 

 

Notre Dame de Paris

La Basilica di Notre Dame, il Louvre, i Campi Elisi, l'Arco di Trionfo, la Torre Eiffel, piazza della Concordia e altro ancora.

Abbiamo impiegato un giorno intero per visitare solo Versailles .

Un’altra bellissima città  è Vienna , con il Castello di Schönbrunner la Cattedrale di Santo Stefano, la colonna della Peste, il giardino del popolo, il palazzo del Belvedere, l’arsenale e la caserma di Rossau, il municipio, musei, castelli e per i bambini il Prater ossia giostre, montagne russe viale per ciclisti, di tutto un po’.

Un paio di anni dopo ecco avverarsi un sogno, una settimana a Barcellona, non è tanto ma val ben la pena di prepararsi, per me è il viaggio più lontano in aereo se non sbaglio. Eccomi nella città di Gaudì e come prima visita ecco la Rambla con vicina la piazza Reial, sulla Rambla fiori di tutti i tipi e persone come fantasmi ferme immobili.  Abbiamo visitato la Sagrada Familia anche se non era a quell'epoca ancora finita.  Girando eccoci  nel mondo di Gaudi, palazzi, castelli, fontane, parchi e chiese varie, il Parco Guell è l’opera dominante di Gaudi, dove troviamo edifici  che bisogna visitarli per poter capire la loro bellezza. 

Ci sarebbe da descrivere ancora tanto, ma per ogni città avevo scritto un post al mio ritorno, mi sembrerebbe di copiare……. non mi soffermo su Bolzano, Trento, Verona, Padova o  Innsbruck, città  vicine che  visitiamo spesso per mille motivi.

Un saluto a tutti voi amici del Bosco.

 

     

PERSONAGGI ANTICHI E MODERNI

                   

SAGGI PENSIERI

 

IERI E OGGI

 

Sotto la spinta della curiosità, la tecnologia e i mezzi informatici, oggi, ci danno la possibilità di spaziare in Internet e ampliare le nostre conoscenze in tutti i campi dello scibile della umana sapienza.

Leggendo qua e là ci capita di soffermarci su argomenti che più di altri attraggono la nostra attenzione ed è proprio ciò che ho fatto io questi giorni e chiedo venia se mi permetto di proporre agli affezionati lettori del Bosco la lettura di alcune perle di grandi pensatori antichi e moderni, pescate nel solitario navigare in rete.

   

BUDDHA

Principe Siddharta Gotama

(566 a.C. – 486 a C.)

 
  • Non fatevi guidare dalla tradizione, dalla consuetudine o dal sentito dire;

  • Dai testi sacri, dalla logica o dalla verosimiglianza;

  • Dalla dialettica o dalla fedeltà ad una dottrina.

  • Non lasciatevi convincere dall’apparente intelligenza di qualcuno o dal rispetto per un maestro.

  • Quando capite da voi stessi cosa è falso, stolto e nocivo, vedendo che porta danno e sofferenza, abbandonatelo.

  • E quando capite da voi stessi che cosa è giusto coltivatelo.

 

Buddha

         

LUCIO ANNEO SENECA

(Cordoba 4 a.C. – Roma 65 d.C.)

 
  • I giorni migliori fuggono, non c’è dubbio, se ci si lascia travolgere da faccende di ben poca importanza.

  •  

  • Così la vecchiaia sorprende gli uomini quando, nello spirito, non sono ancora cresciuti, e li coglie impreparati e inermi;

  •  

  • non l’avevano previsto infatti e ci si trovano dentro da un momento all’altro, senza aspettarselo: non si rendevano conto che la vecchiaia si avvicina un pò tutti i giorni.

  •  

  • Succede anche in viaggio: chi si lascia distrarre da una piacevole conversazione o dalla lettura di un libro o da un pensiero inesistente, si accorge di essere già arrivato prima ancora di rendersi conto che si sta avvicinando;

  •  

  • così pure questo viaggio della vita, ininterrotto e veloce, che noi facciamo sempre con lo stesso passo da svegli e nel sonno, a chi è sempre affaccendato si manifesta solo al suo termine.

Seneca

   

Dalai Lama

Monaco del Tibet

Yeshe Tenzin Gyatso

Takster 6 Luglio 1935

  • Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente è che perdono la salute per fare soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute.

  • Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente in tale maniera che non riescono a vivere né il presente, né il futuro.

  • Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto.”

Dalai Lama

       

PAULO COELHO

scrittore – poeta

Rio de Janeiro 24 agosto 1947

   
  • Ogni guerriero della luce ha avuto paura di affrontare un combattimento.

  •  

  • Ogni guerriero della luce ha tradito e mentito in passato.

  •  

  • Ogni guerriero della luce ha imboccato un cammino che non era il suo.

  •  

  • Ogni guerriero della luce ha sofferto per cose prive di importanza.

  •  

  • Ogni guerriero della luce ha pensato di non essere guerriero della luce.

  •  

  • Ogni guerriero della luce ha mancato ai suoi doveri spirituali.

  •  

  • Ogni guerriero della luce ha detto “SI” quando avrebbe dovuto dire “NO”

  •  

  • Ogni guerriero della luce ha ferito qualcuno che amava.

  •  

  •  

Paulo Coelho 

   

UMBERTO ECO

Semiologo, filosofo e scrittore

Alessandria 5 gennaio 1932

Milano 16 febbraio 2016

E infine l’ironia di Umberto Eco nel dare la sarcastica risposta alla domanda

“COME VA?”

 ipoteticamente posta al alcuni personaggi antichi e recenti.

 

COME VA?

Personaggi                    Risposta:


Icaro:                 Uno schianto.

Edipo:                La mamma è contenta.

Ulisse:                Sono a cavallo.

Lucrezia Borgia:   Prima beve qualcosa?

Enrico VIII: Io bene, è mia moglie che…

Robespierre:   C’è da perderci la testa.

Kant:                  Situazione critica.

Paganini:          L’ho già detto.

Darwin:             Ci si adatta.

Kafka:                Mi sento un verme.

Dracula:            Sono in vena.

Freud:                Dica lei.

D’Annunzio:    Va che è un piacere.

 

Umberto Eco

 

 

Non so se dopo aver letto queste frasi di grande saggezza siamo diventati un pò più saggi anche noi ma certamente abbiamo avuto la possibilità di apprendere qualcosa di buono che non vogliamo sprecare.

Vorrei aggiungere solo questa piccola frase, forse pronunciata da Gigi Proietti, ma potrei anche sbagliarmi:

“La vita è tutta un valzer”

L'occasione è buona per ascoltare un pò di musica.

       

UN LUTTO DI LORENZO, DOLORE PER TUTTI

CONDOGLIANZE

   

Questa notte è venuta a mancare la moglie di Lorenzo, inseparabile amata compagna di una vita.

TI SIAMO VICINI LORENZO

Con sincero affetto ci uniamo tutti insieme al tuo immane dolore.

 

Caro Lorenzo, quando la persona che ami vola in cielo, una parte di lei resta ancorata nel tuo cuore.

ll ricordo del suo sorriso, del suo sguardo, della sua bontà, della sua tenerezza, del suo amore, sono cose che non ti abbandoneranno mai.

 

Non piangere la sua assenza, sentila sempre vicino e parlale ancora. Ti amerà dal Cielo come ti ha amato sulla Terra. [Parole di Sant'Agostino]

 

In questo momento di grande dolore, ti siamo tutti fraternamente e amorevolmente vicini.

Ricevi la nostra sincera e affettuosa espressione di cordoglio.

   

VORTICE di Maria Licy

     

VORTICE

 

Questa mattina durante la mia solita passeggiata per arrivare al mare, sono passata lungo il viale dei platani ed ecco un vortice di vento sollevare le foglie cadute dagli alberi e farle turbinare intorno a me.

   

Sono rimasta incantata a guardare quei colori che mi passavano intorno, dal verde, al giallo, dal rosso al marrone. Colori vivi, lucidi, intensi, brillanti, colori della natura meravigliosa.

Una foglia è passata davanti ai miei occhi e sembrava che volesse invitarmi ad osservare la sua danza, l'ho seguita con lo sguardo, ondulava leggera nel vento ed un raggio di sole l'ha illuminata, era ancora rorida di pioggia e risplendeva di mille colori.

In quel momento ho pensato:

"Se fossi una foglia anch'io?".

   

Allora potrei chiedere all'amico vento di portarmi lontano farmi viaggiare leggera, senza pensieri, non sapere dove andare, non sapere dove finire, ma godere di quei momenti così magici, volare senza meta sospesa dalle ali del vento.

   

Ecco il vento si placa e tutte le foglie ricadono a terra, alcune finiscono nel piccolo ruscello che corre lungo il viale e vengono portate via dall'acqua per iniziare un altro viaggio, altre si ritrovano per terra e verranno calpestate dai passanti, un volo effimero durato veramente poco.

     

E’ stato stupendo vedere quello sfarfallio di foglie dai caldi colori autunnali ma ora, la passeggiata è finita, faccio il percorso inverso e ritorno nell’accogliente calore della mia casa, altri colori, altre piccole emozioni, la vita è così .

Luciano Tajoli - Buongiorno tristezza

LA BEFANA VIEN DI NOTTE

       

LA BEFANA VIEN DI NOTTE

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

col vestito alla romana

viva, viva la Befana!

Sulla Befana esistono molte filastrocche e questa che abbiamo appena letto è forse quella che più di tutte abbiamo sentito e recitato nella nostra infanzia.

È certamente la più nota ma esistono altre varianti, eccone alcune:

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

porta vento e tramontana

viva, viva la Befana!

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte

attraversa tutti i tetti

porta bambole e confetti.

 

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

se ne mette un altro paio,

la Befana, il sei Gennaio.

 

 

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

se ne fa un altro paio

con la penna e il calamaio.

 

 

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

se ne compra un altro paio

per venire il 6 gennaio.

 

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

porta cenere e carbone,

pei monelli e i cattivoni,

ma ai piccini savi e buoni

porta chicche e ricchi doni.

 

 

   

Sicuramente le lettrici e lettori del Bosco ne conoscono tante altre per cui tutte e tutti sono invitati a raccontare la propria, così per rendere ancor più bella la pagina del nostro meraviglioso Bosco nel giorno dell’Epifania.

 

Si dice che la Befana sia una vecchia Signora ed ha una storia antica. Pare che sia legata a dei riti propiziatori risalenti addirittura al X sec. a.C., legati all’agricoltura ed alla rinascita della vegetazione per favorire i nuovi germogli ed il buon raccolto.

Il nome “Befana” deriva dal greco “Epifania” che significa “apparizione” o “manifestazione”.

La manifestazione della Befana ha vissuto diverse peripezie nel periodo Romano e Cristiano ma se è arrivata fino ai giorni nostri vuol dire che la Befana resiste ai tempi ed è sempre giovane.

     

Una leggenda narra che in una freddissima notte d’inverno i Re Magi, nel lungo viaggio per arrivare a Betlemme da Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una vecchietta che indicò loro il cammino. I Re Magi, allora, invitarono la donna ad unirsi a loro, ma, nonostante le insistenze la vecchina rifiutò. Una volta che i Re Magi se ne furono andati, essa si pentì di non averli aiutati e allora preparò un sacco pieno di dolci e si mise a cercarli, ma senza successo.

 

Si dice che la vecchietta, da allora, iniziò a bussare ad ogni porta, regalando ad ogni bambino che incontrava dei dolcetti, nella speranza che uno di loro fosse proprio Gesù Bambino.

   

Buona Epifania per tutti e non dimentichiamo di mettere la calza accanto al caminetto, pare che la Befana sia molto ligia nel rispettare le tradizioni e passa ancora da lì.

 

         

COME VORRESTE IL NUOVO ANNO?

       

NON È VERO MA CI CREDO

 

Charles Franklin Kettering (1) disse:

«Tutti dovremmo preoccuparci del nostro

futuro perché è là che dobbiamo

passare il resto della nostra vita.»

   

Prendendo spunto da questa indiscutibile “verità” ci domandiamo come sarà il nostro futuro nell’anno che ci apprestiamo ad iniziare?

Come possiamo farlo se non leggendo l’Oroscopo abbinato al nostro segno zodiacale attribuitoci dalla posizione degli astri al momento della nostra nascita.

Tutti i giornali, quotidiani e periodici, nonché alcune trasmissioni TV, ci dicono quotidianamente cosa riserva la sorte per ogni segno zodiacale con la pretesa di volerci svelare il nostro destino o, quanto meno, gli immediati avvenimenti della nostra esistenza.

Più per divertimento che per curiosità, la maggior parte di noi va a dare uno sguardo per poi farci una risatina con la consapevolezza che la realtà non è quella che ci dicono gli alchimisti esperti dell'arte astrologica.

   

Non voglio fare l’oracolo né predire l’oroscopo per nessuno, ma, per puro diversivo, oggi riporto, per ogni segno dello zodiaco, le caratteristiche che un giornale specialistico aveva pubblicato qualche tempo fa. Saranno ancora valide? Non so, ma ciascuno potrà verificarle e allo stesso tempo esprimere le proprie aspirazioni o desideri di come vorrebbe che fosse il nascente 2022.

Ognuno è libero di pronosticare come sarà per sé il Nuovo Anno ed esprimere gli auguri per gli altri Amici.

 

Buon divertimento e Auguri per un anno prodigo di salute, gioie, prosperità, felicità e buona vita per tutti.

     

   

1] Charles Franklin Kettering è stato un ingegnere statunitense, uno dei più prolifici inventori del XX secolo. (Loudonville 29 agosto 1876 – Dayton 25 novembre 1958).

 

 

ARIETE

ARIETE  21 Mazo – 20 Aprile

   

TORO.

TORO 21 Aprile – 20 Maggio

       

 

GEMELLI

GEMELLI  21 Maggio – 21 Giugno

 

CANCRO

CANCRO  22 Giugno – 22 Luglio

 

LEONE

LEONE   23 Luglio – 23 Agosto

 

VERGINE

VERGINE  24 Agosto – 22 Settembre

 

BILANCIA

BILANCIA  23 Settembre – 22 Ottobre

 

SCORPIONE

SCORPIONE  23 Ottobre – 22 Novembre

   

SAGITTARIO

SAGITTARO  23 Novembre – 21 Dicembre

   

CAPRICORNO

CAPRICORNO  22 Dicembre – 20 Gennaio

 

ACQUARIO

ACQUARIO  21 Gennaio – 19 Febbraio

   

PESCI

PESCI  20 Febbraio – 20 Marzo

     

BUON ANNO 2022

   

   

LA STAGIONE DELL’AMORE NON HA ETÀ

 

   

LA STAGIONE DELL'AMORE

 

Capita che navigando nel web trovi qualcosa che ti piace, ti attrae più delle altre perché risveglia in te delle cose tue e allora ti soffermi a leggere se sono dei versi o uno scritto oppure, se è una canzone, ti prendi una pausa, chiudi gli occhi, ti immergi nella musica e ascolti le parole.

È andata così, ho trovato questi versi e li propongo per la lettura nel Bosco. Sono poche parole, non riportano il nome dell’autore o autrice, non so, ma penso che le parole del titolo siano state utilizzate da autori diversi per le loro composizioni, tra i quali Franco Battiato in una sua canzone.

Affido il tutto al Bosco pensando di fare cosa gradita alle amiche ed amici del blog per un momento di relax.

 

LA STAGIONE DELL'AMORE

NON HA ETÀ

 

Ma che ne sa la gente,

di quello che affronti in silenzio.

 

Ma che ne sanno

di quanta forza ci vuole,

per non mollare mai.

 

Sei diventata così brava

a nasconderti dietro quel sorriso,

che solo occhi attenti,

sanno leggere i tuoi.

(Autore ignoto)

Franco Battiato - La stagione dell'amore

   

É NATALE

             

 

La celebrazione del Natale è un evento spirituale molto importante e nasconde un significato più profondo di quello che siamo abituati a dargli distratti dal consumismo e dal materialismo. Io non credo nella bontà del Natale, perchè non si diventa magicamente più buoni, buoni lo si è...e se lo si è, lo si è tutto l'anno. Però, vorrei anche ricordare come dice A. Degas un Natale con le persone luminose dentro, sono quelle le luci che mi piacciono di più, luci che durano dentro. Auguri a tutti Voi di Buone Feste e un sereno Anno Nuovo.

In

 

Questo giorno

 

Voglio salutare tutti.

 

Ho nel cuore un albero

 

Con appesi al posto delle palline

 

I nomi di tutti i miei amici. Quelli Vicini

 

E quelli lontani. Quelli recenti e quelli passati.

 

Coloro che vedo ogni giorno e quelli che incontro

 

Raramente, quelli ricordati sempre e quelli qualche volta

 

Dimenticati. Chi inavvertitamente mi ha fatto soffrire. Chi conosco

 

Profondamente e chi conosco a malapena. A chi devo taanto e a chi non

 

Devo nulla. I miei amici umili ed i miei amici importanti. I nomi di tutti quelli

 

Che sono passati nella mia vita. Un albero con radici profonde in modo che

 

I loro nomi non vengano mai strappati dal mio cuore e ai quali l’anno

 

Prossimo in fioritura porti speranza, amore e pace.

 

Vi voglio bene,

 

Vi auguro un

 

B UON

 

NATALE

◄◙◙◙◙◙◙◙◙►

 

 

       

UN PENSIERO VA A COLORO CHE CI HANNO LASCIATO

MA CHE SENTIAMO SEMPRE CON NOI

 

   

GRAZIE PER QUELLO CHE CI HAI DATO GIOVANNA.

HAI FORGIATO IL BOSCO CON LE TUE IDEE ORIGINALI E INNOVATIVE, RENDENDOLO ACCOGLIENTE PER TUTTI.

Sappiamo che sei sempre con noi, Lorenzo ce lo ricorda più volte al giorno  e gliene siamo grati.

 

Grazie Nadia, sei stata la "zia" buona non solo per Sabrina ma anche per tutti coloro alle prime armi che si affacciavano alla nascente Eldy. I tuoi buoni consigli erano sempre dsponibili per tutti.

   

Indimenticabile Nicoletta, hai lasciato un vuoto incolmabile. Ricordiamo la tua continua opera di volontariato non solo in Italia, sempre orientata all'aiuto degli ultimi e le tue poesie rinondavano d'amore per il prossimo- Grazie!

 

,

Sei stato un vero Amico per tutti, di grande socievolezza e propensione all'aggregazione fra tutti noi. Hai fatto la tua parte per migliorare le pagine del Bosco.

Grazie, sentiamo la tua mancanza. 

           

   

Carlina, Dany, Edis Maria,

 

Elisabetta, Gianna.vr, Lucia,

 

Mimma, Roberta degli Angeli,

 

Antonino, Guglielmo, Paul

 

e tutte le altre e altri che ora non ricordo ed ai quali chiedo venia.

               

DEDICATO A TE di Marco50

 

di Marco50

 

Buon Natale

(25 – 12 – 2021)

 

Dedicato a te che leggi in silenzio.

 

Chissà se capita anche a te,

di esser seduta,

sulla tua poltrona di casa,

mentre ascolti musica,

dalla tua stazione radio preferita.

 

E mentre dolcemente

ti si chiudono gli occhi.

Senti suonare la canzone

che per tanto tempo.

ha fatto vibrare e riempito

d’emozioni il tuo cuore.

In un attimo,

senti i brividi

che s’impadroniscono del tuo corpo.

 

Così come per incanto,

la memoria comincia a sfogliare

l’album dei ricordi del tempo

che mai più tornerà.

 

 

Ricordare le nostre lunghe serate.

quei momenti, d’intensità,

fatti di risate e allegria.

 

Ricordare.

le nostre fantastiche folli notti,

ricche d’immenso amore.

 

 

Ma anche

I nostri pomeriggi tranquilli, sereni,

passati a fantasticare

e sognare la nostra vita.

 

 

La dolce melodia della canzone

sta per suonare l’ultima sua nota.

Ancora un’ultima immagine:

Affacciata alla finestra,

aspettavi il mio ritorno.

   

Mi vedevi arrivare

e anche se lontano

scendevi da casa,

correvi incontro,

come una matta.

     

Ti tuffavi nel mio petto,

si tu non mi abbracciavi, ti tuffavi

come a volerci entrare.

   

 

Ti sentivi sicura nel mio abbraccio,

sentivo fremere tutto il tuo corpo.

E nel momento più intrigante

anche l’ultima nota

della dolce melodia,

sfuma dolcemente il suo canto.

 

 

 

Una dopo l’altra,

sbiadiscono le immagini dell’album e…

una prima piccola lacrima

scende dolcemente sul mio viso.

 

Cosi con gli occhi lucidi

scrivo il mio pensiero,

per questi giorni di festa.

   

Per te!

Per tutti i bei momenti

che mi hai donato,

voglio augurarti

una festa di Natale meravigliosa.

 

Meravigliosa come TE

Buon Natale!

 

 

VIAGGI NEL TEMPO E NEI RICORDI

     

VIAGGI NEL TEMPO

 

E NEI RICORDI

     

IL VIAGGIO

Un viaggio vorrei fare

a ritroso nel tempo.

Vorrei tornare indietro

per poter stringere ancora

la tua mano nella mia.

 

Poter ancora correre

e ridere senza pensieri.

Sentire ancora

l'aroma del caffè,

il profumo dei platani in primavera,

   

sognare di viaggi lontani

e di terre sconosciute,

ma il tempo non torna mai indietro

e tutto resta un ricordo lontano.

 

   

VORREI

 

Vorrei ritornare bambina

per risentire il profumo dei platani

che entrava dalla finestra

quando la mamma

la apriva per svegliarci.

     

Vorrei ritornare bambina

per risentire il profumo del caffè

che mio padre preparava

tutte le mattine

e che poi ci portava a letto.

 

 

   

 

 

 

Vorrei ritornare bambina

per risentire il chiacchiericcio

ed il rumore delle stoviglie

che facevano insieme

la mamma, la nonna e la zia

al mattino del giorno di Natale,

mentre noi stavamo

nel letto al calduccio.

Vorrei ritornare bambina

per risentire quella carezza fugace

e rivedere il sorriso di mio padre.

 

Vorrei tornare bambina,

per poter ancora piangere

ed avere qualcuno

che mi asciughi le lacrime

e mi consoli abbracciandomi.

Vorrei tornare bambina,

per potere avere ancora

la spensieratezza e l'ingenuità.

Vorrei e rivorrei,

ma non posso

perché arrivati quasi in fondo

al viale della vita,

indietro non si torna più.

 

 

Gracias a la vida - Richard Clayderman

   

 

LA STORIA DI BARBARA

LA STORIA DI BARBARA

   

Raccontiamo la storia di Barbara, una giovane donna, bella e istruita vissuta nel terzo secolo d.C., quando, sotto l’ègida dell’Impero Romano, ad essere considerati “atei” erano coloro che si dissociavano dal culto pagano degli Dèi, in particolare tutti gli aderenti al nascente cristianesimo in progressiva ed inarrestabile diffusione.

Barbara nacque nel 273 a Nicomedia, capitale della provincia della Bitinia e del Ponto, punto strategico nei pressi dello stretto dei Dardanelli e del Bosforo. Questa città, nella quale l’Imperatore Diocleziano viene proclamato “Augusto” (284), era stata scelta dallo stesso imperatore anche come sua residenza abituale.

 

Martirio di Santa Barbara

Barbara, figlia unica di Diòscuro, uomo ricco, ardente cultore degli Dèi che si assenta per lunghi periodi da casa anche per partecipare alle feste religiose e ai riti sacrificali pagani per cui lascia alla moglie Chiara il compito di vigilare sulla giovane figlia alla quale, però, non sfuggono gli atteggiamenti di indifferenza della madre alle vicende del proprio marito e una certa propensione di interesse per la nuova religione cristiana che partendo dall’Asia Minore, si sta diffondendo in tutto l’impero in contrapposizione alla religione di stato, scatenando terribili reazioni persecutorie.

Barbara si distingue per l'impegno nello studio e per la riservatezza, qualità che le giovarono la qualifica di «barbara», cioè straniera, non romana. Tra il 286-287 Barbara si trasferì nella villa rustica di Scandriglia, oggi in provincia di Rieti, al seguito del padre, collaboratore dell'imperatore Massimiano Erculeo.

Diòscuro prosegue i suoi lunghi viaggi e al ritorno di uno di questi trova la figlia più bella e radiosa che mai e pensa che sia tempo di immetterla nella società romana per maritarla e dargli un erede in visione pure di assisterlo nella vecchiaia. S’accorge che in casa sono cambiate alcune cose: nella parete perimetrale è stata aperta una terza finestra e ne chiede giustificazione alla figlia la quale, molto candidamente, risponde di avere bisogno di luce.

ICTYS - Simbolo dei primi Cristiani

 

Una ragazza come Barbara è molto appetibile e per lei ci sono numerosi pretendenti che si presentano a Diòscuro chiedendo di sposare la figlia. Tra questi egli sceglie quello che ritiene il migliore e lo propone a Barbara la quale, senza dar segno di sorpresa, risponde che non si sente pronta per il matrimonio, che non ne ha voglia e che ci penserà, lasciando interdetto il padre che non si spiega come una ragazza nel pieno delle sue peculiarità femminili possa rinunciare al matrimonio ed alla conseguente maternità, primo desiderio di ogni donna.

Catacombe romane - Cimitero e luogo di preghiera dei Cristiani

 

Diòscuro si informa presso la servitù sul comportamento e le frequentazioni di Barbara durante la sua lunga assenza e viene a conoscenza che la figlia è rimasta quasi sempre in casa, intenta prevalentemente a leggere o, in stato quasi di estasi, ad ammirare il cielo. Gli fanno notare alcuni piccoli simboli tracciati da lei sulle pareti di casa: il segno della croce e la scritta ICTYS (pesce) le cui lettere costituiscono l’acronimo “Iesùs Cristòs Theou Yiòs Sotèrcioè: Gesù Cristo di Dio Figlio Salvatore.

Barbara decapitata dal padre Diòscuro

 

La scoperta della conversione alla fede cristiana di Barbara provocò l'ira di Diòscuro. La ragazza fu così costretta a scappare e rifugiarsi in un bosco dopo aver distrutto le statue degli dèi nella villa del padre. Trovata, fu consegnata al prefetto Marciano. Il prefetto dapprima cerca di far desistere Barbara dall’empietà che porta alla morte al fine di salvare la sua giovane vita e restituire la felicità al padre, persona onorata e ligia alle leggi dell’impero. Barbara conferma la sua volontà di essere cristiana e viene sottoposta a pubblico processo.

   

Santa Barbara dipinta da Francisco Goya

 

Durante il processo che iniziò il 2 dicembre 290, Barbara difese il proprio credo ed esortò il padre Diòscuro, il prefetto ed i presenti a ripudiare la religione pagana, a credere nel Vangelo ed abbracciare la fede cristiana. Il prefetto la fa denudare e le infligge la fustigazione eseguita dal padre stesso. Il 4 dicembre, infine, fu decapitata con la spada dallo stesso Diòscuro, che fu colpito però da un fulmine.

Pochi decenni dopo, esattamente nell’anno 313 d.C., a cura di Costantino e Licinio, viene promulgato l’Editto di Milano (o di Costantino, appunto) con il quale si riconosce piena libertà ai cristiani di professare la propria fede.

   

   

Barbara divenne un simbolo di culto per i cristiani nel corso dei secoli, non solo in Italia. La onorano in modo particolare le Chiese d’Oriente inizialmente in Cappadocia, Fenicia e Siria, e successivamente in Libano ed Egitto dove ci sono chiese che custodiscono le sue reliquie.

I suoi resti si trovano oggi nella cattedrale di Rieti ma nei secoli sono stati traslati diverse volte:

  • Giustino imperatore (518-527) fece trasportare il corpo della santa a Costantinopoli, capitale dell’Impero d’Oriente ove furono costruite ben quattro chiese in suo onore;

Monete coniate per Giustino I - Primo Imperatore d'Oriente

 
  • Nel X secolo i veneziani, essendo Doge Pietro II Orseolo (991-1009), trasportarono il corpo della vergine martire da Costantinopoli a Venezia per collocarla nella Basilica di San Marco;

  • Successivamente, il Doge Ottone Orseolo (1009-1026) ottenne di trasferire le reliquie nella Chiesa di San Giovanni Evangelista in Torcello, annessa al Monastero ove era abbadessa la sorella Felicita.

Il culto di Santa Barbara continua e in Italia decine di comuni l’hanno eletta Patrona e numerose sono le chiese dedicate al suo nome.

Si festeggia il 4 dicembre.

La tradizione invoca Santa Barbara contro i fulmini, il fuoco e la morte improvvisa e, dai Lanzichenecchi (che usarono i primi archibugi) in poi, numerose sono le categorie che, per un motivo o per l’altro l’hanno eletta loro protettrice:

  • Artiglieri; Artificieri; Militari del Genio; Marina Militare Italiana(*); Minatori; Vigili del fuoco; Geologi; Architetti, Carpentieri e Muratori; Campanari e Ombrellieri; Cantonieri dell’ANAS e dipendenti ENI.

 

 

La storia è molto più vasta e ci sarebbe stato ancora tanto da dire sulla vita di questa eroina cristiana vittima delle violenze umane ma ho dovuto sintetizzare cercando, comunque di mettere l’essenziale.

Spero che l’argomento sia stato di vostro gradimento e auguro a tutti un Buon Fine Settimana.

     

La nave scuola della Marina Italiana: Amerigo Vespucci

 

(*) – Il 4 dicembre sulle navi della Marina Militare Italiana, in onore della martire patrona, viene offerto un mazzo di rose rosse al Primo Ufficiale di tiro. Sulle navi il locale adibito a deposito di munizioni ed armi è detto “Santabarbara”.

 

  J.S. Bach -  Aria sulla IV corda    

L’AMORE di Maria Licy

 

L’AMORE

 

Cos'è l'amore?

Per ogni persona

ha un significato diverso,

per me è l'essenza della vita.

É un dare, ma anche ricevere

è tenerezza è passione, è sacrificio.

Se io ti dò tenerezza,

tenerezza vorrei ricevere

se ti dò passione

ne vorrei altrettanto,

se io mi sacrifico

tu ti sacrifichi insieme a me.

Non puoi chiedere

ad una persona di dare e basta,

perché questo non è amore

è semplice e puro egoismo.

 

Poi vi è il primo amore

che non dimenticherai mai

perché scopri nuove emozioni,

il cuore ti prende a palpitare,

dormi male,

hai sempre lui o lei nei tuoi pensieri.

 

Brami il momento

di sentirti stringere

tra le sue braccia

e lasciarti andare.

 

La mente poi corre

come un cavallo impazzito,

fai castelli in aria,

pianifichi il tuo futuro,

tutto è bello,

ma nello stesso tempo doloroso.

 

Poi tutto finisce,

o per colpa tua o sua

e resti con tanto dolore,

sembra che il mondo

intorno a te cada a pezzi,

che non vi sia più un futuro

e vorresti morire.

 

Ma la gioventù

e la voglia di vivere

prende il sopravento

e piano, piano riinizi a vivere,

però nel tuo cuore

resta la cicatrice.

 

L'amore di una certa età

è più pericoloso,

perché se ti innamori

non lo fai con spensieratezza,

ma con consapevolezza.

     

Il nuovo sentimento che provi

è profondo come il mare

sai che finito questo,

non ne avrai altri,

allora ti aggrappi a questo amore

in maniera quasi angosciante,

hai paura di perdere ogni attimo,

ogni secondo di questo momento.

 

Ti risenti viva,

il cuore ribattere di nuovo,

ti torna la voglia di amare

ed essere amata

non perdere questa opportunità,

ma continua a vivere ed amare

fino alla fine, perché l'amore è vita

 

 

Lara's Theme from Doctor Zhivago

   

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

25 Novembre

Giornata internazionale

contro la violenza alle donne

 

Correva l’anno 2009 quando il Bosco pubblicò i primi articoli contro la violenza sulle Donne, uno era di Roberta degli Angeli e l’altro di Mimma, due colonne degli esordi di Eldy.

Negli anni successici tanti altri ne seguirono, di Sabrina, Giovanna, Lorenzo, Giuseppe e ancora della stessa Roberta, a dimostrazione della sensibilità dello spirito del Bosco in difesa della Donna.

Anche quest’anno non possiamo esimerci di parlare della

♀LA GIORNATA MONDIALE ♀

♀ CONTRO LA VIOLENZA ♀

♀ SULLE DONNE ♀

Una data importante, per ricordare a tutti che il rispetto è alla base

di ogni rapporto e che non possiamo continuare a veder crescere il

numero delle donne che subiscono violenza.

 

☆☆☆  UNIAMOCI PER DIRE BASTA  ☆☆☆

Esistono tanti tipi di violenza, per esempio quella verso bambini e bambine ma la giornata del 25 Novembre è la giornata internazionale contro la violenza degli uomini verso le Donne, cioè la violenza di genere.

Ci sono pure i casi di violenza della Donna verso l’uomo, ma sono meno frequenti o forse rari per cui possiamo considerarli l’eccezione che conferma la regola prevalente.

La Donna che subisce violenza tende in genere a nascondere e sopportare perché fa parte della sua natura di Donna e mamma, nella speranza che non succeda di nuovo e nella convinzione che in tal modo possa riuscire a salvare sia il responsabile, sia l’unione con il suo compagno o marito padre dei suoi figli.

 
 

I dati statistici dimostrano, appunto, che la maggior parte delle violenze di genere avvengono all’interno di una famiglia o coppie conviventi o in via di separazione.

Per venire incontro alle Donne che subiscono violenza sono state costituite apposite Associazioni, all’interno delle quali lavorano operatrici specializzate che raccolgono le richieste di aiuto, consigliano cosa fare e offrono l’assistenza in tutti i casi necessari.

Tutte le Donne che subiscono violenza sono sollecitate a chiamare il

1522

(il numero è gratuito anche dai cellulari)

Il 1522 è un servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità. Il numero, gratuito è attivo 24 h su 24, accoglie con operatrici specializzate le richieste di aiuto e sostegno delle vittime di violenza e stalking.

 

   

Gioanni Marradi - Just for you 2

   

VACANZE ROMANE

   

Nel ringraziare Lorenzo che ogni giorno ci ricorda, nel Bosco e in tutta Eldy, che lo spirito della nostra cara Amica Giovanna è sempre con noi, oggi permettetemi di riproporre un post di tanti anni fa nel quale raccontavo di una mia esperienza di lavoro nella Città Eterna mentre Giovanna, con la quale ho sempre collaborato in perfetta sintonia d’intenti, si era presa cura di inserire le immagini di Roma, una città appunto a lei tanto cara.

Guardiamo insieme che capolavoro era riuscita a realizzare, trasformando il mio resoconto di lavoro quasi come fosse il diario di una vacanza.

Grazie ancora Giovanna, ti ricordiamo sempre e ti saremo ognora  infinitamente grati per quanto ci hai dato con la consueta precisione, attenzione e generosità che erano le caratteristiche del tuo stile.

Ciao Giovanna, il Bosco continua con la tua virtuale presenza, ti abbiamo voluto bene e te ne vogliamo ancora, per sempre!

Roma - "Stazione Termini”

 

Eravamo negli anni 'ottanta' e mi trovavo a Roma con un collega, non in vacanza ma in trasferta di lavoro per  assolvere servizi dello Stato.

Era iniziato il periodo delle trasformazioni informatiche ed il settore di lavoro nel quale ero inserito, giudicato di importanza strategica, era stato scelto tra i primi per l’inserimento nei nuovi sistemi computerizzati.

Doveva essere costituita una Banca Dati e dovevamo interagire con i programmatori per la costituzione del software e, nel contempo, prendere dimestichezza con gli strumenti informatici e inserirci nelle nuove tecniche lavorative.

 

Via Appia Antica

 

Non avendo in sede le apparecchiature necessarie ed in attesa di realizzare le linee di collegamento per l’installazione di appositi terminali che avrebbero consentito il lavoro a distanza, i Dirigenti del Progetto decisero che i responsabili del Settore, per la Sardegna io e il collega Beppe appunto, avrebbero dovuto lavorare per un certo periodo alla Direzione Centrale di Roma con sede presso il Ministero dei Trasporti.

 

Mausoleo di Cecilia Metella – Via Appia Antica

Iniziammo i lavori nel mese di Luglio perché entro Settembre doveva essere completata la prima fase di input sperimentale da affiancare al processo di lavoro tradizionale. Non si potevano correre rischi per cui il lavoro doveva essere sviluppato con la doppia procedura, sia la vecchia che la nuova.

 

Fontana dell’Acqua Paola  -  Gianicolo

 

Ed ecco perché io e Beppe, nel bel mezzo del caldo mese di Luglio, ci trovavamo a Roma, alloggiati in un classico Dormitorio delle Ferrovie dello Stato (negli anni successivi sarebbe stato rinominato Ferrotel, ma sempre Dormitorio restava) e tutte le mattine, alle otto, ci recavamo al Ministero per il lavoro fino alle ore 17.00, con un breve intervallo per il pranzo.

Dopo tale ora eravamo liberi di andare in giro per la città a fare i turisti.

Basilica di San Giovanni e Paolo

Costruzione iniziata nel 1200 su resti romani – Celio

Ci avevano assegnato due stanze d'ufficio con tutti i confort e avevamo diritto ad una diaria giornaliera fissa con la quale dovevamo gestirci le spese, senza titolo ad alcun altro rimborso. Morale: colazione con pasta e cappuccino al bar, pranzo alla mensa ministeriale a prezzo agevolato per i dipendenti del ministero e infine cena in trattoria con attenzione ai costi per rientrare nel budget. Si sa che lo Stato non regala niente.

 

Trinità dei Monti e la Barcaccia

 

Per cause di forza maggiore era d’obbligo unire l’utile al dilettevole per cui la sera, al termine del lavoro, potevamo dedicarci alla visita dei monumenti della Città Eterna: Colosseo, Fontana di Trevi e passeggiate a Villa Borghese in cerca di refrigerio nella calda estate romana.

In quel periodo sono successe tante cosette più o meno simpatiche e le racconterò come aneddoti vissuti in prima persona.

 

Lungotevere e il Cupolone

 

Eravamo partiti una Domenica sera con la motonave di linea Cagliari-Civitavecchia. Dal Lunedì dovevamo essere al lavoro per quindici giorni consecutivi, unico giorno libero la Domenica tra le due settimane di lavoro (allora si lavorava anche il sabato). Insomma, due pellegrini sperduti in una città deserta perché Roma la Domenica si spopola e la maggior parte dei bar, oltre i negozi, restavano chiusi.

 

Piazza S. Pietro e Basilica Vaticana

 

Ricordo che avevamo fatto una visita in San Pietro la mattina, poi il pranzo alla “Casina delle Rose” il ristorante della stazione Termini perché la trattoria “Da Giovanni”, dove si andava abitualmente per la cena, nel giorno di Domenica rispettava il riposo settimanale per cui era gorno di chiusura.

   

Piazza  Navona

 

Dopo il frugale pranzo abbiamo evitato di rientrare al dormitorio per una breve siesta perché sapevamo che saremo andati a star male per il caldo in quelle stanzette con poca aria e senza nessun conforto (l’aria condizionata non esisteva proprio).

   

 I Fori - Roma imbiancata di neve

 

Dopo aver bighellonato un po’ visitando qualche monumento storico della città eterna ci sentivamo assettati non solo per la calura estiva in quella afosa giornata, ma anche in conseguenza del pasto un po’ piccante della cucina romana. Con Beppe decidemmo di andare a bere una birra e siamo andati a sederci ad un tavolino sotto gli alberi attorno ad un chiosco tra Piazza dei Cinquecento (Stazione Termini) e Piazza dell’Esedra (Fontana delle Naiadi).

Fontana delle Naiadi  - Piazza dell’Esedra

 

Sotto gli alberi c’era un po’ di 'venticello de Roma' e si stava abbastanza bene. Arriva sollecito il cameriere e chiediamo una bottiglia di birra: “l’abbiamo solo alla spina” rispose, “va bene, allora, due bicchieri”, dicemmo. Ci portò due boccaletti 0,60 ad una manico, colmi di birra fresca e iniziamo a sorseggiare gustando l’illusorio refrigerio che la bevanda poteva darci tra tanto caldo estivo.

 

Particolare della Fontana delle Naiadi

 

Di lì a poco arrivarono due turisti tedeschi, due omoni in calzoncini corti e canottiera, che sono andati a sedersi poco più in là del tavolino dove ci eravamo sistemati noi. Anche per loro arriva il cameriere, fanno l’ordinazione e poco dopo vengono serviti: un boccalone a due manici di almeno due litri di birra per ciascuno.

   

Fontana di Trevi di notte

 

I tedeschi afferrano i due manici, accostano il boccale alle labbra e tracannano tutto il contenuto senza staccarsi un attimo. Con Beppe ci scambiamo uno sguardo sorpresi, avevamo visto abbastanza, chiediamo il conto per andar via. Il cameriere ci portò la nota scontrino: 10 mila lire.

   

Archi romani per raggiungere la Basilica di S. Giovanni e Paolo

 

Siamo rimasti esterrefatti, era una esagerazione se si pensa che una bottiglia al bar sarebbe costata poco più di mille lire. Ammutoliti, pagammo e andammo via. Beppe voleva protestare ma lo trascinai via dicendo, consolati, pensa a quanto pagheranno i due turisti.

Non era stato certamente un bell’esempio per favorire il turismo.

   

Tempietto del Bramante - San Pietro in Montorio Gianicolo

 

Un’altra settimana di lavoro e finalmente arriva il sabato, ci imbarchiamo di nuovo a Civitavecchia per il rientro a Cagliari. L’andazzo del lavoro a Roma durò per parecchi anni ma avevamo chiesto di eseguire il lavoro al Ministero a settimane alterne ed ottenuto la concssione del viaggio con l’aereo, anziché in nave, per cui si partiva il Lunedì con il primo volo e si rientrava il Sabato.

In quei periodo sono successe tante altri simpatici episodi che vi racconterò una prossima volta.

Spero di non avervi annoiato ma soprattutto che la lettura del post sia stata utile per ricordare la grande attenzione che la cara Amica Giovanna dedicava al “suo amato Bosco”.

Auguro a tutti una serena e proficua Domenica.

         Richard Clayderman  -  Au bord de la rivière  

ILLUSIONI NEL BUIO di M.Licy

   

IL BUIO

 

Ecco il sole sta tramontando

ed i primi veli della notte

scendono e ti avvolgono.

 

Mi piace il crepuscolo

perché dopo arriva la notte

non ho timore del buio,

anzi mi piace,

perché intorno a me

c’è il silenzio che avvolge.

 

Tutto riposa ed allora

la mente

libera da ogni rumore,

si può distrarre,

inizia a vagare

facendo prendere forma

ai desideri ed ai sogni.

 

 

Puoi immaginare tutto quello che ti piace,

puoi raggiungere luoghi stupendi,

che hai visto solo in cartolina.

   

Puoi incontrare persone mai conosciute,

ti puoi creare il compagno ideale,

quello che hai sempre desiderato,

puoi farti baciare ed amare

come avresti voluto.

Vi sembra poco?

Anche adesso

che la gioventù

è solo un ricordo,

non rinuncio ai miei sogni

perché vengono in soccorso

ai problemi e dispiaceri

che a volte affliggono.

 

Voglio continuare a sognare,

perché voglio sentirmi viva.

Voglio ancora avere la speranza

di sentirmi dire "Ti amo".

   

So che può sembrare

illogico ed insensato,

ma la vita non è logica

e non ha senso

se in essa non vi è amore.

             

STAGIONI FUORI STAGIONE

                   

STAGIONI FUORI STAGIONE

 

Siamo tutti a conoscenza, ormai, che a causa del riscaldamento globale del Pianeta Terra, in conseguenza della eccessiva emissione di CO2 delle produzioni industriali, della deforestazione incontrollata, dei colossali incendi boschivi spesso dolosi ed altre cause forse sconosciute, le stagioni non sono più le stesse, cioè ognuna al suo tempo e con le sue caratteristiche.

In quest’ultimo anno abbiamo avuto un Inverno con scarse nevicate ed i ghiacciai che si stanno scogliendo, una Primavera che voleva dimostrare a tutti i costi di voler anticipare la stagione calda, un’Estate lunga che ha occupato buona parte del periodo autunnale e un Autunno tardivo che aveva paura di mostrarsi per quelle che sono le sue peculiarità di stagione ma che, con un impulso improvviso di sostituisce all’Inverno che ancora deve arrivare, portando trombe d'aria e piogge torrenziali con allagamenti e disastri metereologici proprio nelle nostre regioni meridionali le quali normalmente usufruivano più a lungo di benefiche settimane calde che allungavano la stagione estiva, concedendo agli amanti del mare ancora qualche qualche bagno e piacevoli giornate in spiaggia nei nostri  meravigliosi litolari marini.

Ora niente di tutto questo, siamo a Novembre e, nel nostro innato spirito prudente e  cautelativo, abbiamo preso l’abitudine, ogni mattina, di aprire la finestra per dare uno sguardo al cielo e cercare di capire che tempo farà anche perché, per le imprevedibilità che spesso riscontriamo, non possiamo più fidarci neppure delle previsioni meteo che ogni giorno pazientemente ascoltiamo dai vari notiziari mediatici.

 

☼ GIOVEDÌ 11 NOVEMBRE ☼

Oggi si festeggia: S.Martino di Tours che si ricorda anche per

“L’ESTATE DI SAN MARTINO”

Che è stata, da sempre, l’unica stagione, fuori stagione e almeno finora non ci ha mai tradito.

 

È così chiamato quel breve periodo di belle giornate che puntualmente si verifica in questa fase autunnale e che speriamo si realizzi anche in questi giorni per darci un pò di tregua in queste giornate caratterizzate in prevalenza da piogge e temporali diffusi in tutte le regioni della nostra bella Italia.

Cerchiamo di essere ottimisti e speriamo, anche quest’anno, di poter godere di questo breve periodo di tepore, prima dell’arrivo del freddo Inverno che speriamo e vogliamo superare per tornare, tra qualche mese, ad una vera Primavera di fiori e di colori.

 

 

  • LA LEGGENDA

“DELL’ESTATE DI SAN MARTINO"

  • La leggenda dice:

“Un giorno d`Autunno, l’11 novembre, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, Martino vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo.

Martino si impietosì, sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in Estate. Per questo motivo, si chiama l`Estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite.

 

 

Intanto, in attesa del ritorno di tempi migliori, in tutti i sensi, proviamo a rileggere la meravigliosa poesia di Giosuè Carducci che conosciamo fin dai nostri tempi scolastici.

     

SAN MARTINO

   
  • La nebbia a gl'irti colli

  • piovigginando sale,

  • e sotto il maestrale,

  • urla e biancheggia il mar;

 
  • Ma per le vie del borgo

  • dal ribollir dè tini

  • va l’aspro odor dè i vini,

  • l’anime a rallegrar.

 
  • Gira su' ceppi accesi

  • lo spiedo scoppiettando

  • sta il cacciator fischiando

  • su l'uscio a rimirar

      • tra le rossastre nubi

      • stormi d'uccelli neri,

      • com'esuli pensieri,

      • nel vespero migrar.

Giosuè Carducci

 

   

Ricordo un detto popolare che dice:

«Per San Martino ogni mosto è vino»

 

E allora, con il sole, con la pioggia o con la neve, possiamo sempre consolarci con un buon bicchiere di vin novello che rende lieto l'animo e il cervello e se bevuto in compagnia stimola gioiose risate in allegria.

   

Buone Giornate d'Autunno per tutte e tutti, Amiche ed Amici del Bosco e di tutta Eldy.

     

DUE COMPOSIZIONI di Gabriella.bz

 

TRA MUSICA E SOGNO

MUSICA

 

Erano bicchieri che suonavano

al tocco di un bimbo biondo

con le sue piccole dita poi

le sue mani si posero sopra i bicchieri

e la musica cambiò.

       

Da prima pochi passanti

poi sempre di più,

la musica attraeva e la visione

del bimbo ancor di più.

 

Poco lontano

un uomo osservava il piccolo

e nei suoi occhi traspariva

una profonda tenerezza:

era l’amore di un papà

che guardava il suo bambino

guadagnarsi un tozzo di pane

per sé e la sua mamma.

A poco a poco, una cassettina

si riempiva di monete

mentre la musica continuava.

   

 

Nel sogno raccoglievo le rose

sbocciate tra i rovi.

 

Rose molto belle,

ne avevo un piccolo mazzo,

indecisa se farne omaggio

o dedicarle ai miei cari

che non ci sono più.

   

   

Mi son seduta

sulla riva del fiume,

l’acqua scorreva

e lambiva i miei piedi.

Scorreva, limpida,

trasparente e cristallina.

Nella mia incertezza,

ad una, ad una,

ho lasciato cadere le rose.

L’acqua scorreva

e le portava via

lontano da me

sempre più lontano.

 

 

Mi son svegliata con le mani vuote,

le rose non c’erano più

ma, con la testa sul cuscino

   

sentivo ancora,

un intenso profumo di fiori.

 

 

The Colours of Music - GIOVANNI MARRADI

 

 

ODE AL PAPAVERO di M. Licy

   

 

 

ODE AL PAPAVERO

 

Guarda questo piccolo fiore.

É un papavero

che spicca con il suo colore

in mezzo all'oro del grano maturo.

 

Nessuno lo guarda,

certo non è un fiore importante

o ricercato.

Ma che grande errore viene commesso,

guardando bene.

 

 

Ha dei colori meravigliosi,

guarda che sfumature di rosso,

guarda i suoi pistilli,

sembrano piccole antenne

che si allungano

per ricevere i raggi del sole.

 

Guarda il suo cuore è perfetto,

solo la natura poteva creare

un simile capolavoro.

 

   

 

Ma tu passi indifferente

ignorando questo piccolo

fiore di campo,

perché noi esseri umani

 

 

ci fermiamo alle apparenze

e non sappiamo guardare

nell'animo di cose e persone

che ci stanno vicino.

       

 

RIPRISTINO ORA SOLARE

     

DOMENCA 31 OTTOBRE

 

SI RIPRISTINA L’ORA SOLARE

 

 

  NELLA NOTTE

 

TRA SABATO E DOMENICA,

 

ALLE ORE 3.00,

 

LE LANCETTE DEGLI OROLOGI

 

ED ANCHE LE CIFRE

 

DEGLI APPARECCHI DIGITALI

 

SI RIPORTANO

 

INDIETRO DI UN’ORA.

   

IN MOLTI APPARECHI

 

COLLEGATI IN RETE

 

L'AGGIORNAMENTO POTREBBE

 

ESSERE  AUTOMATICO,

 

ALTRIMENTI BISOGNA

 

INTERVENIRE MANUALMENTE.

 

 
 

RITORNO ALLE BARBARIE di Nembo

RITORNO ALLE BARBARIE

   

D’intesa con l’autore, la Redazione del Bosco propone la rilettura di una pagina scritta da Nembo oltre dieci anni fa ma che risulta ancora oggi di una sconcertante attualità dopo i recenti eventi del precipitoso ritiro delle F.A. USA e Alleate dall’Afghanistan.

La condizione di tale popolo, in particolar modo per le donne, viene riportata indietro, alla situazione di oltre venti anni or sono e prospetta eventi imprevedibili e un futuro quanto mai incerto con un ritorno alle barbarie che la storia ha documentato e racconta.

RISPETTO O SOLO CATTIVERIA?

(Senza parole)

   

Una donna giace a terra legata, mentre un gruppo di uomini la circonda, lanciandole contro dei sassi. Nonostante le sue lacrime, però, gli aguzzini continuano a colpirla fino a quando la loro vittima smette di muoversi, presumibilmente morta.

 

 

 

A riprendere la tragica sequenza, che risalirebbe a circa due mesi fa (Luglio 2010), un telefonino: ciò giustificherebbe l’assenza di audio.

 

 

La Abc, che ha trasmesso solo parte del video a causa del suo contenuto (definito da chi lo ha visto “sconvolgente”), ha precisato di aver ricevuto la registrazione dall'emittente televisiva panaraba Al Aan, che da tempo si occupa di diritti delle donne. La tv di Dubai, a sua volta, ha fatto sapere che la donna sarebbe stata giustiziata, perché vista in compagnia di un uomo. Le immagini sarebbero state filmate da un fondamentalista islamico presente al momento della lapidazione, noi del bosco non vogliamo pubblicare questo video ma se voi vi sentite cliccate sopra il link e vi renderete conto di che rispetto c'è in questi paesi.

   

http://www.youtube.com/watch?v=bAl3UvD1n3w.

Questo video è soggetto a limiti di età ed è disponibile solo su YouTube.

Per vederlo è necessario inserirlo su yuotube, e' protetto perchè è una barbaria !!

Si sconsiglia la visione alle persone sensibli!

 

IL RISPETTO

 

Quesito per gli Eldyani

Rispetto: Sentimento che induce a riconoscere i diritti, ruolo, dignità, il decoro di cose o persone e fa astenere dal recare loro offese (dizionario Garzanti)

L’attuale società ha, tra l’altro, un calo esorbitante dei valori, e molta difficoltà di allacciare rapporti di amicizia sincera e veritiera, brulica invece…egoismo, prepotenza, prevaricazione. Pertanto diventa molto difficile mettere in pratica questo concetto del rispetto, se lo applichi a volte, ti considerano un debole, solo perché rispetti una persona in quanto tale e non hai il coraggio forse di dirle determinate cose per rispetto.

Solo perché si ha a volte sentimento di stima, considerazione e attenzione ovvero un’espressione che nutriamo nei confronti di un’altra persona.

* O forse si ha rispetto solo a chi ci è simpatico?

* O solo per osservanza di una norma, per soggezione dei confronti delle opinioni altrui?

* Questo sentimento esiste ancora?

* Questo valore ci permette di superare tanti altri valori oppure può essere uno strumento solo di immagine?

* Sarebbe uno “strumento” positivo ma però difficile da sopportare verso il prossimo?

* E come valore sociale legato alla vita quotidiana ci sopprime relazionandosi a volte con gli altri la libertà della nostra azione?

 

*C'è RISPETTO IN QUESTI PAESI PER L'ESSERE UMANO O C'E' SOLO CATTIVERIA E BARBARIA SOLO PER FARSI GRANDI?

* Voi Eldyani cosa ne pensate del rispetto ?

Esiste ancora una forma di rispetto?

  •    NO.... NON C'É RISPETTO !!    (100.0%, 14 Votes)

  • SI.... C'E' RISPETTO !!            (0,0%, 0 Votes)

  • NON SO' ...... !!                            (0,0%, 0 Votes)

Total Voters: 14

 

 

 

   

L’argomento oggi attuale più che mai visto anche l'ultimo attentato dei giorni scorsi in due Moschee, ci sarebbe molto da dire non solo perché attuale ma anche perché molte cose sono cambiate, dopo 20 anni in quel paese è ancora peggio; vedi anche molte vite perse dai nostri soldati: 54 di cui 31 uccisi in azioni ostili, altro che missione di pace e la figuraccia degli USA che hanno pure lasciato veicoli e armi ai talebani...

Sono cose inspiegabili e incomprensibili.

Il futuro per quel popolo è pieno di incertezze ma, per il bene di tutti, ci auguriamo che il peggio non debba ancora avvenire.

 

SE VOLETE FARCI PARTECIPI DEI VOSTRI PENSIERI SU QUESTO ARGOMENTO LASCIATE UN COMMENTO !!

 

       

DELUSIONE di Gabriella.bz

   

DELUSIONE

 

Passeggio per il bosco, con il pensiero di salire per un tratto di strada, ma il respiro da qualche tempo è più un ansare leggero, speravo che oggi in questa bella giornata mi sentissi sollevata e fossi riuscita a riprendere fiato con leggerezza non è così e sento che dentro di me c’è un forte senso di sconforto.

 

 

Non potrò più vagabondare per sentieri in salita, mi guardo attorno e penso a tutte le scarpinate che ho fatto fino a qualche tempo fa, in compagnia o da sola negli ultimi anni. Forse il mio cuore vorrebbe che mi commuovessi, sento gli occhi farsi umidi ma non posso piangere per così poco, e se succedesse di peggio che dovrei fare? Urlare?

Sono sempre stata forte e continuerò ad esserlo. Basta poco per scacciare le lacrime, ho visto della bellissima erica, del muschio di un verde tenero, umido per le piogge di questi giorni, mi dico: Mi devo disperare perché non riesco più ad andare in montagna a piedi? Vorrà dire che prendo la funivia. Lo so che è come mettere la testa sotto la sabbia, ma la vecchiaia arriva a tutti, e grazie che ci sono arrivata! Girovagando mi ricordo che se continuo sulla destra c’è una chiesetta chissà se è aperta. Cammino con tranquillità ormai il mio pensiero lo devo accantonare, cerco la cappella, eccola dietro a tutti quei pini mi avvicino e con grande delusione è chiusa, che sia il giorno delle delusioni?

L’avrei visitata molto volentieri perché assomiglia nell’interno a una chiesetta del mio paese anch’essa in mezzo al bosco. Ritorno sui miei passi e penso se è il caso di prendere la funivia, andrei a guardarmi un bellissimo panorama, sono partita sola da casa, meglio finire in bellezza il mio giro. Un raggio di sole si è posato su un mucchio di muschio, rimango affascinata, la lucentezza del muschio con i raggi del sole sembrano pietre luccicanti, smeraldi? mi fermo per ammirare tanta bellezza, perché mi lamento quando anche nel bosco si trovano tante bellezze?

Mi incammino ma non vado alla funivia vado a cercare fiori ad ammirarli se non posso reciderli. Poi c’è il Passirio, poco lontano, con l’acqua che scorre, lo sento sempre più vicino ancora un attimo, eccolo pieno della pioggia di questi ultimi giorni. L’acqua è pulita anche se tanta, si notano i sassi belli lisci, levigati da quest’acqua che corre lungo il pendio per andare ad attraversa e tagliare la città.

Mi siedo vicina e penso a tutte le gite che ho fatto sia con la famiglia che da sola. A quando i ragazzi camminavano dentro il Passirio e si divertivano, ricordo anche una cosa che forse loro non ricordano più.  Quando ridendo e scherzando chiedevo loro le varie città di Italia, le capitali, i fiumi di tutto un po’, loro rispondevano gridando per farmi sentire chi era il primo.  Vorrei dire quelli erano tempi!

Mi alzo e osservando bene vedo dei ciclamini, sono felice, non è facile fare un mazzo di fiori con ciclamini ed erica, ma a casa ci proverò. Intanto prendo pochi rametti di pino per tenere vicini i fiori e con questi mi avvio verso casa. Non mi riesce di fare una bella salita? Allora mi faccio una discesa, questo sentiero arriva al Parco Sissi, è un po’ lungo, ma lo sconforto sta passando, basta poco per farmi rialzare il morale. Scendo canterellando dentro me, quando vedo un gruppo di signore con vesti dell’ottocento, mi fermo lontana, non mi piace curiosare troppo vicina. Il gruppo è fermo vicino alla statua di Sissi e le stano fotografando.  Anzi ci sono più di un fotografo poi telecamere, che sarà successo mi chiedo, poi mi son ricordata che avrebbero dovuto essere anche all’Ippodromo, ma non sapevo del giro per il Parco.

 

Sono molto belle ed i vestiti di due secoli fa mi fanno sognare. Quelli erano vestiti, capelli e scarpette e per finire tanto di ventagli. Che ci posso fare? Sognare! Dopo un bel po’, se ne vanno su delle automobili da Mille e una notte sono tutte estere. Scendo di poco e parlo con delle persone che come me guardavano e ammiravano, dicevano che erano passate per le strade più in vista, lungo il Passirio e per un pezzo dei portici.

     

Mi accontento di quello che ho visto e lentamente pensando a quelle belle signore me ne vado a casa a sognare.

Ciao amici del bosco.

 

Frederic François Chopin - Waltz Rain 

   

MARE MOSSO di Lorenzo,rm

 

     

MARE MOSSO

 

Faccio dei chilometri, per lo più a piedi, per andare a mare. E, giunto sul posto, niente spiaggia solo scogli, c’è da fare una discesa mozzafiato, di 30-40 metri, rischiando di cadere ad ogni passo. Mi congratulo sistematicamente con me ogni volta per scamparla. Tanto più che mi piace andare solo. E, d’altra parte, chi mi seguirebbe in quei luoghi?

   

Arrivo finalmente giù a pelo mare. C’è una caletta, quasi un gradino circondato dagli scogli che più ripidi non si può. Ripongo i pochi indumenti che indosso su, in qualche anfratto, indosso il costume e tiro fuori gli infradito che servono anche a proteggere i piedi dalle punte maledette. Ma, pochi passi, e subito giù in mare, per ore.

   

Il problema è il ritorno, risalire. Perché, con tutte le condizioni del mare, anche le più favorevoli, si rischia. Non sono poche le volte che riporto ampi squarci e graffi sulla pelle. Ho detto spesso a me stesso che si potrebbe non tornare se non si ha pazienza. Ci si deve avvicinare piano e aspettare che il mare si decida ad appoggiarti allo scoglio. Se hai fretta e forzi il movimento dell’acqua non ci riesci, a toccare.

Ma anche quando l’onda ti spinge, puoi farti male. Insomma è una bella avventura. E quando si va “a sa sola”, come dicono i sardi, il pericolo incombe. Oggi, poi, il mare è praticamente in tempesta e io devo tornare, non posso rimanere più a lungo in acqua, perché sento freddo.

 

Decido di rischiare non aspettando l’onda favorevole di avvicinamento. Mi aggrappo, mi graffio ma raggiungo lo scoglio dei vestiti. Indosso i sandali infradito, sempre utili, e guardo il mare, sempre più inquieto. Decido fra me che devo far presto perché le onde progressivamente s’ ingrossano e sbattono sempre più in alto.

Ad un tratto un’onda furiosa imbianca violentemente lo scoglio, mi copre tutto di spuma, mi fa male e si ritira facendomi correre il rischio di riportarmi in acqua. Si può sudare freddo in quelle condizioni. Sì, e ancora maggiormente mi raggelo quando mi accorgo di non avere più i sandali ai piedi.

Come aveva potuto farmi quello scherzo l’onda? Non lo so, ma ancora ne tremo di paura.

Avete avuto mai paure simili e avete voglia di parlarne?

 

       

   

GELOSIE DI SPOSINI

   

GELOSIA DI SPOSINI

 

STORIELLA BREVE

     

(Da un fatto accaduto realmente)

 

Per vedere la reazione del marito, una giovane sposa ha scritto su un pezzo di carta:

 

   

Sono andata via

 

non torno più"

       

Nascosta sotto il letto, la donna aspetta che il marito arrivi.

     

Entrato nella stanza, lui vede il foglio, ci scrive qualcosa e inizia a cantare tutto contento, poi prende il cellulare, compone un numero e dice:

 

 

Amore sto arrivando, l’altra pazza se n’è andata, lo sai ti amo molto!

   

Si rimette la giacca e se ne va.

 

Folle di gelosia e di rabbia la moglie esce da sotto il letto e arriva a leggere cosa ha scritto il marito:

 

“Posso vedere i tuoi piedi, sono andato a comprare il pane, smettila di fare la scema e prepara la cena…”

   

     

SOGNI E RIFLESSIONI di M. Licy

   

 

SOGNI

   

I sogni che si fanno dormendo

non dipendono dalla nostra volontà

o dagli stati d'animo,

essi vengono dal subconscio

e la mattina si dileguano

come nebbia al sole.

 

 

Ma quelli che fai da sveglia

li programmi tu.

Si possono avverare oppure no,

ma nessuno te li può togliere.

Restano custoditi nella tua anima

e nel tuo cuore.

 

Puoi sognare cose meravigliose

e forse anche viverle nella tua fantasia,

perché ti fanno sentire viva.

Ti spronano a guardare avanti.

 

 

Non Importa se il tempo

è arrivato al termine

Vivi i tuoi sogni,

impara a convivere con loro

e la vita da grigia e monotona

si illuminerà di radiosa luce.

e si riempirà di colori.

   

     

Sogno s' amore - Massimo Ranieri

 

AMORE E CONVENIENZA Racconto presentato da Sandra.vi

 

AMORE E CONVENIENZA

 

L’AMANTE

 

Marito e moglie stanno cenando in un ristorante di lusso quando entra una stupenda donna, bionda e sexy, si avvicina al loro tavolo, saluta l’uomo calorosamente, gli dà un bacio sulla bocca e si allontana dicendo: “Ci vediamo domani al solito posto, ciao!

 

La moglie è scandalizzata:

- “Ma chi è quella?”

E il marito tranquillo:

- “Niente cara, è la mia amante”

La moglie grida arrabbiatissima:

- “Porco traditore! Voglio il divorzio!”

   

“Non c’è problema - replica il marito – ma pensaci bene: dopo il divorzio niente cameriera, niente spese in centro, niente auto sportiva, niente gioielli e niente cene in ristoranti di lusso.

Decidi pure liberamente”

   

Mentre sta dicendo ciò entra nel ristorante un loro amico accompagnato da una bella ragazza, anch’essa vestita elegante e sexy. La moglie allora chiede:

- “Ma chi è quella bella ragazza insieme a Gianni?

   

“È la sua amante! Replica il marito.

E la moglie di rimando:

“La nostra è meglio!”

 

 Racconto web presentato da

   

L’ANNIVERSARIO DI NOZZE E LA FATINA di Lorenzo.rm

           

 

L’ANNIVERSARIO DI NOZZE

 

E LA FATINA

 

   

Una coppia sta festeggiando le nozze d'argento e contemporaneamente anche i 60 anni di vita.

   

Durante la festa appare una fata che dice alla coppia:

"Come premio per i 25 anni di fedeltà vi concedo un desiderio a testa".

   

La moglie entusiasta esclama:

"Voglio fare un viaggio attorno al mondo con mio marito".

   

Subito dopo, la fata, dato un tocco con la bacchetta magica, fa apparire i biglietti aerei e i voucher per gli alberghi.

 

Il marito ci pensa un attimo poi rivolto alla moglie, dice:

"Questa situazione è molto romantica, ma ho una chance per una volta nella vita, quindi, scusami cara, ma il mio desiderio è questo: avere una moglie di 30 anni più giovane".

   

La moglie rimane shoccata, ma un desiderio e' un desiderio, e quindi la fata lo accontenta:

dà un colpo di bacchetta e zac!

L'uomo diventa un novantenne!

         

MORALE: gli uomini sono bastardi, ma le fate sono femmine.

 

 

 

Lorenzo-Rm

 

     

   

PAZZI AMORI [autore anonimo]

             

PAZZI AMORI

 

Piero era quello che solitamente veniva definito “Un bel ragazzo”

Dal carattere timido o meglio, sarebbe più appropriato dire timorato per effetto della rigida educazione moralistica ecclesiale, ricevuta in famiglia a quei tempi. Lui era nella ferma convinzione che un uomo e una donna potevano fare l’amore solo dopo essersi sposati.

   

Completati gli studi fino al diploma e trovato un buon lavoro, Piero era convolato a nozze con una ragazzina appartenente ad una famiglia amica. Sembrava che fosse un matrimonio combinato più per volontà dei parenti, che li vedevano bene insieme, anziché per vera attrazione fisica degli interessati che pure c’era, ma non aveva quell’impulso travolgente che scaturisce improvviso e impetuoso quando scoppia l’amore tra due giovani.

La moglie Giulia, una ragazzina cresciuta in fretta e diventata donna troppo presto, si era dimostrata immatura, ovvero non aveva acquisito quelle nozioni necessarie per affrontare la vita e gestire una famiglia. Alla maggior parte delle cose suppliva e accudiva il buon Piero il quale pensava che tutto ciò fosse nella normalità delle cose in un matrimonio e forse era pure vero, non si sa, ma si erano adattati così.

Nei primi anni dell’unione nacquero a distanza di pochi anni  l’uno dall’altro due splendidi bambini. La moglie aveva preso subito l’abitudine di dedicarsi prevalentemente ai figli e si occupava meno di Piero come marito, ma egli era convinto che anche questo facesse parte del comportamento delle coppie sposate e, in onore alla fedeltà matrimoniale, non avrebbe mai cercato distrazioni extraconiugali. Sebbene, nell’ambiente del lavoro, gli fossero capitate alcune occasioni, aveva lasciato cadere la cosa, fingendo di non aver capito le avance, prima di una collega, poi di un’altra, le quali  avevano palesato più o meno apertamente la loro emancipazione e libertà sessuale.

I figli erano cresciuti e dimostravano di darsi da fare con le ragazze ma pare non avessero intenzioni di sposarsi e dare al Piero dei nipotini per renderlo nonno. A Piero stava bene anche così, tranquillo e sereno, lasciava che le cose andassero per il loro verso, senza forzature esterne.

Giulia aveva un’amica, Carla, vedova già da molti anni ma che ora conviveva con Berto, vedovo anche lui e quindi stavano insieme giusto per tenersi compagnia e non sentirsi soli. Entrambi commettevano l’errore di elogiare troppo spesso le qualità dei precedenti rispettivi consorti, lei del marito e lui della moglie che erano state certamente delle persone meravigliose tanto da aver lasciato in ciascuno forti nostalgie, ma questo fatto creava qualche malumore e impediva ad entrambi di consolidare la convivenza nella giusta sintonia di coppia.

Carla aveva una figlia, Lidia, che lavorava nel campo artistico teatrale e che pertanto era prevalentemente impegnata lontano da casa, in giro per l’Italia e l’Europa con la sua compagnia. Negli spazi liberi veniva saltuariamente a trovare la mamma e si tratteneva alcuni giorni, poi ripartiva.

   

Piero e Berto, buontemponi, erano impegnati insieme nel campo del volontariato, avevano legato bene tra loro e stavano allegramente in compagnia. Avevano preso l’abitudine di ritrovarsi la Domenica con le rispettive compagne, per andare tutti insieme a pranzo in qualche ristorante locale. Quando era in sede, anche Lidia partecipava a queste riunioni conviviali. Questa aveva preso in simpatia Piero per cui era solita chiedergli di accompagnarla o venire a prenderla in aeroporto quando lei partiva o arrivava.

Piero era contento di questa scelta di Lidia e si era pure reso conto che negli abbracci di commiato da parte di questa ragazza c’era qualcosa di più di un semplice saluto. Da persona buona, e forse anche per un pò di ingenuità, aveva sempre pensato che Lidia sentiva la mancanza dell’affetto paterno avendo perduto il papà quando era ancora bambina e per di più entrava spesso in polemica con Berto per i contrasti con la madre.

In occasione di uno di questi pranzi festivi in un ristorante tipico locale, mentre erano intenti a consumare la prima portata appena servita in tavola, un delizioso piatto di fumanti spaghetti con le vongole, Piero notò che Lidia, seduta di tre quarti di fronte a lui, lo stava osservando in un modo che gli sembrò un po’ strano e, in cuor suo, si era chiesto perché?

Terminato il suo piatto di spaghetti, Lidia si alzò dalla sedia, si rivolse ai commensali e disse: “Scusate, mi è successa una cosa e devo andare a casa a cambiarmi, Piero, ti prego, accompagnami” La cosa sembrava obbligata, non c’era altra soluzione, erano venuti con una sola auto, appunto quella di Piero che era bella spaziosa. Piero si alzò, disse agli altri: “Voi continuate, non fermatevi, noi riprendiamo al ritorno, facciamo presto” Lidia e Piero si avviarono, la casa non era distante, poco più di cinque minuti e sarebbero arrivati. Durante il tragitto Lidia non disse niente ma giunti al portone di casa, prima di scendere dall’auto, si rivolse a Piero dicendo: “Sali!” Pierò non capì quell’ordine quasi perentorio, pensava che fosse una cosa breve, ma rispose, cerco un buco per l’auto e ti raggiungo. Trovato un parcheggio Piero salì al secondo piano, trovò la porta appena socchiusa, entrò e la chiuse dietro di sé. Allo scatto del cricchetto sentì la voce di Lidia che diceva “Vieni” La raggiunse, era in doccia, e lei disse: “Passami l’accappatoio” Piero rimase turbato nel vedere quel corpo nudo da Venere dell'Olimpo, come l’aveva tante volte pensata quando ossevava Lidia immaginadola sotto gli abiti sempre eleganti che lei era solita portare.

 

Sentì tutti i muscoli del suo corpo inturgidirsi ed ha avuto persino l’impressione che gli si fossero drizzati pure i capelli sulla testa. Lidia era di spalle, Piero prese l’accappatoio appeso al muro e quasi istintivamente, nell’avvicinarsi, appoggiò le labbra tra il collo e la spalla destra di lei e le diede un bacio. Lei voltandosi disse: “Che fai?”. Piero stava per rispondere “E tu cosa ti sei inventata?” ma quella frase non fece in tempo ad uscire dalla sua gola… i loro sguardi si erano incrociati e si erano capiti senza bisogno di parole.

I due corpi si sono ritrovati abbracciati l’uno all’altra in uno stretto scambio di baci caldi come fosse lo sfogo di un amore da troppo tempo represso.

 

Sei passi separavano il bagno dalla stanza da letto della madre di Lidia, questa prese la mano di Piero e lo trascinò su quel lettone. Lidia, già nuda, si distese e Pierò si spogliò e, in un attimo, si sono ritrovati avvinghiati in un amplesso amoroso che Piero non aveva forse mai provato ma era certo che gli avrebbe lasciato un ricordo indimenticabile. Era durato appena pochi minuti ma al buon Piero era sembrato un tempo interminabile e alla fine si sentiva contento ed appagato da questa inaspettata donazione di una donna giovane e meravigliosa come Lidia.

 

Fu proprio lei a scuoterlo dai suoi vaporosi pensieri, dicendo: “Su, rivestiamoci e andiamo, ci stanno aspettando”

Piero, controllò se la sua maglietta si fosse asciugata perché si era bagnata nel primo abbraccio con il corpo di Lidia che usciva dalla doccia. Nel guardare il letto disfatto disse: “Non lo mettiamo a posto?” al che Lidia rispose: “Dai, non perdiamo tempo, tanto mamma ha capito tutto e sono convinta che lei si sarebbe voluta al mio posto e avrebbe fatto la stessa cosa.”

Piero era frastornato e confuso ed ancora di più convinto che non avrebbe mai capito le donne. Pensava fermamente, ancora più di prima, che l’amore è veramente qualcosa da pazzi.

Nel tragitto di ritorno in auto, Piero chiese a Lidia: -“Perché lo hai fatto?”

“Sono donna, rispose Lidia, e la sensibilità femminile mi ha fatto capire che tra te e Giulia qualcosa non funziona come dovrebbe essere tra marito e moglie.” - “Anche mamma lo ha notato, si è intenerita nei tuoi confronti e ti vuole anche lei un po’ di bene, pensa che mi ha detto che quando le darò un nipotino, vorrebbe che somigliasse a te.”

Quest’ultima frase creò ancora più scompiglio nella mente già abbastanza confusa del povero Piero, facendogli sorgere il sospetto che queste due donne, madre e figlia, forse avevano pensato di combinargli un bel pasticcio: Se fosse stato così, il guaio ormai sembrava fatto.

Arrivarono al tavolo del ristorante quando gli altri erano ormai a fine pranzo, Lidia gioiosa e sorridente chiese agli altri cosa avevano mangiato e ordinò per lei una costata di manzo arrosto e un’insalata, Piero che appariva con il viso un po’ impensierito, disse che non voleva più niente. - “Cos’hai?” gli chiese Berto, “Niente”, rispose Piero, “è che se interrompo il pasto, poi non riesco più a mangiare”

“Scusami, è colpa mia” intervenne Lidia, “Prendi almeno un dessert” e rivolgendosi agli altri chiese: “Cosa avete preso voi” Rispose Carla dicendo: "C’è la torta della nonna che è buonissima". Lidia, accostandosi verso Piero, disse: “Ecco, prendi almeno una fettina di torta, la chiedo anche per me, poi prendiamo insieme il caffè”. Giulia era lì che assisteva a questa tenera scenetta e avrebbe voluto avere in mano una padella per darla in testa a tutt’è due, ma in quel momento non aveva la padella.

Nelle notti successive iniziò l’insonnia di Piero che aveva un'idea fissa: pensava, preoccupato, cosa poteva succedere ancora con questi chiari di luna di donne strane e imprevedibili come Lidia e Carla.

 

La storia mi è stata raccontata fino a questo punto e non mi è dato sapere quali possano essere stati gli sviluppi successivi, ma visto come si erano messe le cose penso sicuramente che ci sia stato un seguito: quale?

Cari lettrici e lettori lascio alla vostra fantasia immaginare come può essere andata avanti questa vicenda di improvvisati intrecci amorosi… ci sarà pure stata una conclusione, ma raccontatela voi.

Come pensate che possa essersi sviluppata la seconda parte della vicenda?

per

 

ERNESTO CORTAZAR - Ay amor ya no me quieras tanto

     

   

TRE AMICI ALLA STAZIONE

       

TRE AMICI ALLA STAZIONE

   

L’altoparlante annuncia: “Il treno Milano-Reggio Calabria arriverà con ritardo di un’ora”

I tre amici decidono di ingannare l’attesa bevendo una bottiglia di malvasia.

Dopo un po’ l’altoparlante annuncia: “Il treno Milano-Reggio Calabria arriverà con un ritardo di due ore”

I tre amici decidono di continuare il giro di bottiglie di malvasia per ingannare l’attesa.

Ancora l’altoparlante: “Il treno Milano Reggio Calabra arriverà con un ritardo di tre ore”

I tre amici già un po’ brilli continuano comunque il giro di malvasia mentre aspettano il treno.

   

All’improvviso l’altoparlante annuncia l’arrivo sul quinto binario del treno proveniente da Milano e diretto a Reggio Calabria. Dalla sala d’aspetto i tre ubriachi si mettono correre per prenderlo, inciampano, si rialzano, due riescono a prenderlo al volo quando il treno sta già ripartendo mentre il terzo inciampa di nuovo e non ce la fa.

Sdraiato per terra, con in mano la sua bottiglia di malvasia che è riuscito a salvare, comincia a ridere fortissimo senza riuscire a fermarsi.

Si avvicina il Capostazione: Mi scusi, lei se ne sta lì per terra, completamente ubriaco con una bottiglia di malvasia in mano e i suoi amici hanno preso il treno mentre lei l’ha perso. Mi spiega perché ha tanto da ridere?

   
  • Si, rido perché quello che doveva prendere il treno ero io, loro mi avevano solo accompagnato alla stazione.

[Storiella web]

     

PER NON DIMENTICARE di Nembo

11 Settembre 2001

 

       

Affinché la memoria non vada persa ricordiamo in maniera condivisa, per chi legge questo commento, tutte le vittime del terrorismo e delle stragi. E’ ancora vivo nella nostra mente quel lungo e doloroso giorno, che rimarrà nella storia, l’11 Settembre 2001. Altrettanto presenti sono quelle terribili immagini che ci hanno stravolti e tutti, sicuramente, ricordiamo dove eravamo e cosa stavamo facendo quando la TV ci mostrò, in diretta, ciò che stava accadendo negli Stati Uniti. Quattro attacchi suicidi, da parte di terroristi di Al Qaida, colpirono le Torri Gemelle di New York, che procurarono circa 3.000 morti, dei quali 343 vigili del fuoco, 60 poliziotti e, tra i civili, 21 nostri connazionali; un numero imprecisato di feriti, coinvolgendo persone di 70 nazionalità diverse.

Vittime dell'11 Settembre

La rabbia più profonda è morire senza potersi difendere da infami attacchi. Pensando a tutte quelle vittime, il dolore ci stringe il cuore e sappiamo, purtroppo, che non possiamo far nulla per evitare che tutto ciò possa ripetersi. Non dobbiamo, comunque, arrenderci ma andare avanti, credere sempre in noi stessi e auspicare che gli uomini cambino in senso positivo e si abbia, di conseguenza, un mondo migliore. In realtà, noi siamo un puntino insignificante nell’infinito ma anche le stelle, da lontano, appaiono piccole. Quell’indimenticabile 11 Settembre, ha segnato nel mondo intero un enorme cambiamento politico. Tuttavia, in vari paesi, si continua a uccidere, perseguitare, torturare e calpestare diritti e dignità di vari popoli, senza alcuna remora. Un doveroso omaggio e un nostro commosso pensiero vada alla memoria delle vittime di quella strage.

 

Nell'ottobre 2001, poco dopo gli attentati dell'11 settembre negli Stati Uniti, le forze statunitensi e britanniche (assieme ad altri alleati) invasero l'Afghanistan per neutralizzare le forze di al-Qāʿida e rovesciare il regime dei Talebani che controllava il paese ed offriva protezione a Osama bin Laden.

Fondamentalisti afghani

 

La missione aveva lo scopo di sconfiggere il nemico e importare la democrazia ma il ritiro di questi giorni dell'Occidente e soprattutto degli Usa lascia una terra piena di incognite.

Militari italiani in Afghanistan

   

Ricordando che la missione italiana in Afghanistan per liberare il Paese dalla dittatura talebana è costata la vita a 53 nostri militari e oltre 700 feriti. Oltre al sangue i soldi: 8,7 miliardi spesi in due decenni per finanziare prima

"Enduring Freedom"

 e poi

"Resolute Support"

Ne è valsa la pena?

Fasi di imbarco all'aeroporto di Kabul

   

Cargo C 130 utilizzato per il ritiro da Kabul

 

In conclusione quindi possiamo dire che di certo i due presidenti democratici hanno avuto un ruolo fondamentale nel conflitto in Afghanistan, ma le decisioni di George W. Bush e Donald Trump hanno ugualmente deciso il corso della guerra.

   

Una domanda che molti si chiedono... l'esercito afghano era armato e preparato con più uomini dei talebani, perchè non ha reagito? Noi per avere la "democrazia" abiamo fatto una guerra di circa 30 milioni di morti, se proprio volevano la democrazia dovevano combattere!

O sapevano che si era già fatto un accordo USA/Talebani?

         

RIME SPARSE di M. Licy

     

RIME SPARSE

   

ASPETTAMI

     

 Aspettami

 É un cielo pieno di stelle,

 le vedo brillare,

 ci sei tu tra le più belle.

   

 Lontano, silente,

 sono sicura,

 lo sento, sei tu,

 il cuore non inganna.

 

 Si tu che dall'alto mi guardi,

 il tuo vivere è lieve e soave,

 nulla ti farà tornare.

 

 Quanto vorrei poter volare

 per raggiungerti

 e con te continuare a stare.

 

 Un’aura di felicità m’inebria

 perché so che mi aspetti

 ed allora,  voleremo insieme

 in quell’immensità

   

 che solo il cielo sa dare

 a quei boccioli

 che nascondono anime

 anelanti d’amore.

 

 

PROFUMI

 

Stamane il cielo è grigio,

foriero di pioggia,

ma ecco che il sole

con decisione, si fa strada,

 

s’insinua tra le nuvole

e illumina il cielo

con tutto il suo splendore.

     

Nell'aria si sente il profumo

dei gelsomini e delle rose,

è maggio e i roseti sono in fiore.

   

 Mi siedo su una panchina

 e chiudo gli occhi

 per inebriarmi meglio

di questi profumi,

       

in lontananza

sento il rumore del mare,

che meraviglia

essere attorniata da tanta bellezza.

 

Resto ad occhi chiusi,

riesco a sognare terre lontane,

immagino di essere su uno scoglio

e vedo all'orizzonte,

mare e cielo fondersi in lontananza.

Improvviso il suono di un clacson

mi riporta alla realtà

e di tutto ciò che pensavo ad occhi chiusi

resta solo il profumo dei fiori.

     

 

       

UNA STORIELLA ZEN

   

UNA STORIELLA ZEN

 

Il discepolo WU Liao entrò nel “Monastero Zen del Silenzio” ed il Maestro gli disse:

- “Fratello, questo è un monastero silenzioso. Tu qui sei il benvenuto. Puoi rimanere quanto vuoi, ma non devi parlare se non te ne do io il permesso”

Wu Liao visse nel monastero un anno intero prima che il suo Maestro gli dicesse:

- “Fratello Wu Liao, tu sei qui da un anno ormai. Ora puoi dire due parole”

Wu Liao rispose “Letto duro”

- “Mi dispiace sentirti dire ciò – disse il Maestro – “Ti daremo subito un letto migliore”

L’anno seguente Wu Liao fu chiamato nuovamente dal Maestro.- 

-  “Oggi puoi dire altre due parole Wu Liao

-  “Cibo freddo” – disse Wu Liao e il Maestro gli assicurò che in futuro il cibo sarebbe stato migliore.

Al suo terzo anniversario al monastero il Maestro chiamò nuovamente Wu Liao nel suo ufficio: “Puoi dire due parole oggi”

  • “Vado via” disse Wu Liao

  • “È meglio” commentò il Maestro

  • “Da quando sei qui non hai fatto altro che lamentarti di tutto”

   

Hymne a l'amour - Andre Rieu

       

GIOVANNA, UNA CARA AMICA di Lorenzo.rm

 

GIOVANNA, UNA CARA AMICA

 

di Lorenzo.rm

 

Ho ancora vivo e indelebile il ricordo della terribile notte del 9 luglio 2.015 in cui morì la nostra cara Amica Giovanna Minotti.

Una telefonata mi sveglia nella notte.

Era Ludmilla, la giovane che assisteva Giovanna, che io chiamavo Gianna.

Mi dice: La signora non respira più. Ed il mondo mi crolla addosso. Febbrile, sveglio mia moglie Costantina e andiamo. Il tragitto è breve e Giovanna sembra che dorma. Chiamo la clinica che l'assiste e vengono subito.

Poi tutto quello che c'è da fare: documenti, chiesa, funerale eccetera. Infine Giovanna parte per Valfurva e viene sepolta insieme alla sua Mamma.

Rifletto che tutto ha avuto un andamento sereno, quasi gioioso. Si sapeva che stavolta non ce l'avrebbe fatta, ma era una persona unica, indimenticabile. Per me è stata, in una parola, tutto. La piango e la rimpiango sempre ed unanime dovrebbe essere il rimpianto di chi ha avuto la fortuna di conoscerla. Mi ha lasciato in eredità la sua Khalì, la gattina che aveva raccolto per strada al ritorno del suo ultimo viaggio.

   

Il giorno 29 Agosto ricorre il martirio di San Giovanni Battista e voglio cogliere l’occasione per ricordarla ancora dedicandole questa mia composizione.

So che tutti coloro che l’hanno conosciuta condividono e comprendono il mio immenso dolore che, seppure a distanza di anni, è sempre vivo e indelebile.

Grazie care Amiche ed Amici del Bosco e di Eldy tutta.

       

DONNA,

 

COMPAGNA,

 

MAMMA

 

Nasci e vale ancora per te

l’antico detto della mia gente,

quando, dopo una notte insonne, dicevano:

”Notte persa e per giunta femmina”.

Perché anche oggi non sei ritenuta

preziosa quanto il maschio?

Perché, pur avendo

tesori infiniti di intelligenza,

sensibilità, forza morale e fisica?

 

Così è per retaggio di antichi

pregiudizi, di antichi rancori

contro di te. In fondo sei nata

da una costola e hai ceduto

all’infido serpente condannando

il genere umano alla perdizione.

Ma, dopo Gesù, non si può

più giocare con te.

Sei la migliore compagna possibile.

Già, compagna. Non più in subordine,

alla pari con l’uomo.

Ma non è vero, lo sai.

Vieni sempre dopo, anche se non in modo visibile.

Non gli cammini dietro come

in antiche, ignobili civiltà.

Sei rispettata e dai consigli.

Comandi anche, seppur fra quattro mura.

E’ vero, inoltre, che hai una potenza infinita,

sei bella, hai fascino.

Sei spesso l’amore insostituibile

Per chi ti conosce e ti apprezza.

Quando sei mamma, poi, c’è la catarsi.

Diventi il centro dell’universo,

l’ombelico del mondo.

Sei tutto, unica per i tuoi figli.

E le tue forze si espandono, tutto coprendo,

e il mondo e l’intera volta celeste.

Ogni cosa dipende da te,

nel bene e nel male. Il tuo sguardo

è ardito, il tuo passo sicuro.

 

Sei quello che vuoi. Un’isola stupenda

per tutti, anche per il  tuo compagno.

Sei mamma, diventi anche la sua.

Piangerà per una qualche sua privazione.

Ma gioirà per l’immenso regalo

che il cielo gli ha donato.

 

 

 

Nocturno – Chopin  

   

INDOVINA CHI É?

       

Alcune Amiche, arrivate in Eldy a metà percorso e altre più recentemente, mi hanno chiesto:

“Chi è Scoiattolina?”

“Non abbiamo avuto

il piacere di conoscerla!”

È vero, ne avete sentito parlare, perché quando si entra nel Bosco incantato, si sente la presenza delle due persone che sono state fondatrice e colonna portante di questo blog, cioè, appunto:

e

Mentre di Giovanna abbiamo fatto recentemente dei revival, sia io che l’Amico Lorenzo, per Sabrina dobbiamo tornare un po’ più indietro.

Allora, senza perdere tempo in  chiacchiere, seguo la via più sbrigativa e vi riporto un post di dieci anni fa dove, dopo una mia spiritosa presentazione,  la stessa Sabrina ci racconta la storia del suo arrivo in Eldy.

BUONA LETTURA

   

INDOVINA CHI È’ ?

(Lo scoop del giorno)

Fumantina, nervosetta, estrosa, briosa, attenta, originale, creativa, fantasiosa, sollecita, diligente, infiammabile, tutto questo, e non solo, ciò che è stato detto di lei.

Verissimo per le cose positive dette con simpatia e amore ma ingiuste quando è stato detto in modo negativo da qualche persona, invidiosa del suo saper fare e dei suoi successi personali.

Ha saputo creare un gruppo di lavoro senza rivalità interne, selezionando persone che la stimano, che si stimano tra loro e hanno piacere di collaborare con lei.

Chi è ?

Si, avete indovinato, è lei.

Colei che si destreggia scattante e velocissima nel Bosco incantato, cioè Fatina, la Mejo, Sabry, Sabrina, Sco, ovvero la nostra amata

 

e chi se no?

Oggi è veramente una Buona Domenica per tutti: si, perché la nostra ‘mascotte’ ha deciso di raccontarci la sua avventura in Eldy e questo ci consente di conoscerla ancora meglio, ovvero di scoprire i suoi lati nascosti, la sua vera anima, imprevedibile Sco.

 

 

   

Salve a tutti,

Mi presento! Sono Sabrina e voglio raccontarvi la mia esperienza in Eldy.

Una mattina mentre facevo colazione vidi una pubblicità su Rai3 che parlava di una chat, non capii subito cosa era ma mi rimase impresso il nome

“ELDY”

e quell’ ‘ELEFANTINO AZZURRO’.

 

 

Decisi

“Ci provo vediamo che chat è” e

mi auguravo che non fosse un’altra chat di quelle che si trovano in rete. Scaricai, installai e mi registrai come ‘Scoiattolina’: entrai in punta di piedi, la prima che conobbi era Verde poi Felpan e poi Stefano.ta. Mi resi conto che erano tutti di una certa età mentre io ero solo una 26enne. Mi dicevano “piccola cosa ci fai qua” e io rispondevo “bò che ne so”… approfondii e dopo un po’ decisi di proporla anche a Stefy.rm; sia io che lei volevamo solo scrivere e scambiare idee con persone più o meno simpatiche.

All’inizio è stato proprio bello con Aldo, Gattina, Zingaro, Tony, Mimmo, Nadia, Marino, Verde, Lina e molti altri: ci si divertiva davvero con battute e scherzi vari. Poi un bel giorno mi chiamò in amici Enrico e mi disse: “tu che ci fai qua dentro una chat per over 55?” e anche quella volta io risposi: “bò, xché nn posso?”. Lui si fece una risata e mi interrogò… ma io che nemmeno sapevo chi fosse gli rispondevo anche male… devo dire che gli ho dato un bel da fare. Non so quante sono le volte che mi ha bannata, a volte con motivi validi, altre volte no…. ma io sono un personaggio scomodo certe volte, tanto che alcuni mi farebbero fuori volentieri e subito.. però ci sono anche molte persone che mi vogliono bene…. In particolare voglio ricordare un avvenimento che mi è capitato in Eldy: tempo fa conobbi in chat un signore che aveva problemi con sua figlia, loro non si parlavano da un po’ di tempo e lui mi chiese come poteva fare per cercare di ricucire il rapporto. Io mi trovai molto spiazzata e mi domandai cosa avrei voluto io in quella situazione; gli consigliai di mandare a sua figlia un mazzo di fiori con un bel pensiero per lei, scritto con il cuore. Dopo qualche tempo questo signore si fece vivo e mi disse: ”Grazie Sabrina ho seguito il tuo consiglio e con mia figlia piano, piano, stiamo ricostruendo il nostro  rapporto”. Queste parole mi resero felice, non perché avevo dato un buon consiglio ma perché un padre e una figlia si erano ritrovati.

In Eldy io ho sempre detto ciò che pensavo… e pure di più! Senza mai badare troppo alla forma. Ora ci rido su ma Eldy mi ha insegnato anche questo: dire le cose in faccia ma con un tono diverso, meno aggressivo. Certo, devo ritoccare ancora la forma ma un po’ alla volta sto imparando. Eldy però non è solo divertimento: io la sento dentro, aiutare gli amici eldyani per me è una grande cosa, mentre per molti è una vetrina, ma apparire non è importante: è il cuore che sta alla base di tutto. ….Eldy è cambiata e cresciuta molto dal mio arrivo e ora vi racconto come è cominciata la mia attività con il blog. Era la sera del 9 aprile 2009 ed Enrico mi scrisse “dammi 4 video da mettere”, io chiesi “cioè mettere dove?”, lui mi fa “nel tuo blog” e io “xché ne ho uno?” e così poco dopo mi diede in mano questo Bosco da gestire e su cui scrivere. Io domandavo: “che ci devo fare? come si usa?” tanto è vero che non mi sentivo all’altezza di questa responsabilità. E’ stato duro imparare e pensare a come gestirlo ma poi ho capito che non era mio il Bosco, ma era il Bosco degli eldyani e tutto è diventato più semplice. Dopo 2 anni posso dire che il Bosco è una bella creatura, nata e cresciuta piano, piano, che viene accudita da me e da altri 8 collaboratori: anche tra di noi non è sempre tutto rose e fiori però siamo tutte persone adulte e cerchiamo di fare del nostro meglio ed io, Nembo, Carlotta, Pat, Giovanna, Lorenzo, Angelo, Giuseppe e Nadia abbiamo instaurato un buon rapporto amichevole. La sola cosa che mi rattrista un po’ e che mi ha fatto scoprire Eldy è questa: io pensavo che dagli anziani si potesse imparare tanto e invece mi sono resa conto che da molti è meglio non imparare niente, perché nulla possono insegnare, ma alla fine dipende sempre dalle persone.

Grazie al Bosco di Eldy molta gente che prima mi era ostile piano, piano, si è ricreduta su di me e viceversa. Forse si è capito meglio come sono e anche se alcuni amici, che forse non lo erano, si sono persi per strada, io ricordo tutti quelli che sono passati con molto affetto perché le parole odio e invidia non sono nel mio cuore. Io sono fatta cosi, dopo che le cose le dico e chiarisco poi dimentico… questa sono io, la peste di Scoiattolina, una combattiva senza sosta, mai! Sono entrata in ELDY il 3 gennaio 2008, mi avvio verso il 4° anno di permanenza in ELDY e devo dire che dopo il mio arrivo non sono più andata in cerca di altre chat, perchè ELDY è completa, con tanta bella gente e con una chat pulita da consigliare…

kissoneee a tutti da Scoooooo !!

   

   

 Ora, come segno di riconoscenza per quanto merita, per quanto ha sempre fatto e si è prodigata per il bene del Bosco incantato e dei suoi affezionati lettori, lasciatele un benevole commento. I denigratori, se ancora ci sono, possono considerarsi dispensati. Grazie.

Il grande NEMBO, Amico e collaboratore sin dalla prima ora di Eldy  manda queste sue considerazioni e con vero piacere le inserisco nel contesto del post,.Grazie Nembo.

 

Giuseppe, ho letto il tuo Post e devo dirti grazie che mi hai fatto ricordare i bei tempi (anni) passati in Eldy nel Bosco. Bello, troppo bello il racconto d’ una storia se vogliamo chiamarla così. Descrivere il carattere e comportamento di una persona è sempre difficile e inopportuno, ma per farla conoscere meglio ad altri, è giusto dire anche noi qualcosa... io Sabrina, l'ho conosciuta inizio 2009 tramite Eldy, ricordo che la chiamavo con Giovanna e con lei in chat con il diminutivo di Scoo, ai tempi ero un neofita del PC, lei mi ha aiutato molto, era ed è ancora adesso credo una donna volenterosa, vivace, caparbia, tenace, creativa e  chiacchierona (schietta) senza peli sulla lingua, ricordo le varie battaglie fatte fino a notte inoltrata per difenderla dalle numerose invidie che giravano nelle varie stanze di Eldy. Descrivere momenti tra gioie e dolori è l'essenza di vita per tutti, però si è sempre avuto la consapevolezza di aiutare gli altri e, in quel periodo anche una parola voleva dire molto per alcune persone in chat. Se il Bosco c'è dobbiamo dire grazie a Lei, a Giovanna e ora a te Giuseppe. Auguro a Sabrina che tutti i suoi sogni e desideri di allora ragazza si siano realizzati.

 

Nell'augurare una

per tutti

propongo l'ascolto di questo brano di musica che, con il suo progressivo crescendo, a me dà la carica e spero ne dia un poco anche a voi ….

     

BUON FERRAGOSTO PER TUTTI

     

LE FILASTROCCHE

 

DI FERRAGOSTO

   

Filastrocca vola e va

dal bambino rimasto in città.

Chi va al mare ha vita serena

e fa i castelli con la rena,

chi va ai monti fa le scalate

e prende la doccia alle cascate...

 

E chi quattrini non ne ha?

Solo solo resta in città:

si sdraia al sole sul marciapiede,

se non c'è un vigile che lo vede,

e i suoi battelli sottomarini

fanno vela nei tombini.

Quando divento Presidente

faccio un decreto a tutta la gente;

«Ordinanza numero uno:

in città non resta nessuno;

ordinanza che viene poi,

tutti al mare, paghiamo noi,

inoltre le Alpi e gli Appennini

sono donati a tutti i bambini.

 

Chi non rispetta il decretato

va in prigione difilato».

(Gianni Rodari)

       

   

QUESTA, INVECE,

 

É DI GIUSEPPE

   

VORREI ANDARE AL RISTORANTE

PROPRIO IL GIORNO DI FERRAGOSTO

COL GREEN PASS SONO A POSTO

MA SON CARENTE DEL CONTANTE

NON HO NEPPURE IL BANCOMAT

ALLA TRATTORIA NON SI PAGA A RAT

 

DEVO MANGIARE PURE A FERRAGOSTO

SIA IN CASA CHE IN CAMPAGNA

SIA AL MARE CHE IN MONTAGNA

CON UN FRITTO O CON L’ARROSTO

 

Olio extra vergine d’oliva

 

PINZIMONIO DI CONTORNO

EXTRA VERGINE D’OLIVA

SALE E PEPE CHE RAVVIVA

TUTTO CIÒ CHE TROVA INTORNO

Pecorino sardo

 

SIA NEL PIATTO CHE IN TEGAME

GAMBERONI E SALAMINI

PECORINO E SALATINI

DI SAPORI UN BEL LEGAME

 Arista di maiale arrosto

HO ASPETTATO, A BELLA POSTA

PROPRIO IL GIORNO DELLA FESTA

PER VUOTAR TUTTA LE CESTA

E GUSTARMI L’ARAGOSTA

 Aragosta alla catalana

NON SO ANCORA COME FARLA

C’É LA PENTOLA CHE BOLLE

CATALANA CON CIPOLLE

DEVO ANDARE A CUCINARLA

Pane carasau

 

CON SAPORI DI SARDEGNA

PANE FRESCO O CARASAU

FORSE MEGLIO GUTTIAU

CUCINATO TUTTO A LEGNA

 Gamberoni

MA CHE GRANDE DELUSIONE

L’ARAGOSTA È SOLO UN SOGNO

È UN PRANZO DEL BISOGNO

GIUSTO PER CONSOLAZIONE

 Zucchine ripiene

SON ZUCCHINE E MELANZANE

SON PATATE E PEPERONI

ANCHE QUELLI SONO BUONI

OLIO, SALE E UN PÒ DI PANE

 

Pane

L’IMPORTANTE È LA SALUTE

E UN BUON BICCHIER DI VINO

C’É CON ME L’AMICO PINO

CHE SA REGGER LE BEVUTE

 vino

CANNONAU O VERMENTINO

VERNACCIA O MALVASIA

TORBATO, MONICA O QUEL CHE SIA

L’IMPORTANTE CHE SIA VINO

 

 

 

VINO D’UVA NATURALE

INVECCHIATO OPPUR NOVELLO

NOI BEVIAMO SEMPRE QUELLO

SENZA ACQUA MINERALE

 

fiasco di vino doc

   

QUELLA PROPRIO NON LA BEVO

IO DELL’ACQUA SONO ASTEMIO

SE VOLETE DARMI UN PREMIO

UN FIASCO DOC, VOLENTIERI LO RICEVO

 

 Frutta e verdure

 

HO VUOTATO LA MIA BROCCA

QUEL CHE AVEVO IO VI HO DATO

SO CHE ALMENO CI HO PROVATO

CON QUESTA BELLA FILASTROCCA.

 Pasta al dente

Spaghetti arselle e bottarga

 

DIMENTICAVO LA PASTASCIUTTA

CON UN GUSTO SOPRAFFINO

AGLIO, OLIO E PEPERONCINO

ME LA SON MANGIATA TUTTA

 

Fritto misto

 

A VOI COS’É RIMASTO

QUASI NIENTE E SI RIINIZIA

PER TENERE L’AMICIZIA

PREPARIAMO UN ALTRO PASTO

 Frutta e verdure

 

ORA VOGLIO ANDARE IN FERIE

SONO STANCO ANCHE DI DENTRO

MI RIPOSO E MI RITEMPRO

POI INIZIO UN’ALTRA SERIE.

 

La  frittata della nonna

 

e per finire in bellezza

non potevano mancare i

         

Paganini - La campanella

       

SOGNI AD OCCHI APERTI di M. Licy

CAREZZE

 

 

In riva al mare,

il silenzio mi attornia,

il lieve fruscio delle onde

lambisce la spiaggia.

 

Il mare accarezza la riva,

le onde arrivano leggere

a lambire la rena

 

come una dolce lusinga,

ma quasi spaventate

del loro ardire,

lentamente si ritirano,

 

   

poi riprendono coraggio

e ritornano

con la loro carezza lieve.

 

É un continuo susseguirsi

di un tenero approccio d’amore.

   

   

     

LA BARCA A VELA

 

Una piccola barca a vela

in mezzo al mare

attira il mio sguardo

e assorbe i miei pensieri:

 

Chissà dove andrà,

perché non salire sopra

almeno con la fantasia?

Ecco ci sono, sento il vento

che mi scompiglia i capelli,

gli spruzzi del mare

che mi bagnano il viso,

ho voglia di allargare le braccia

per abbracciare l'orizzonte,

libera, mi sento libera.

 

La piccola barca

spinta dal vento

corre veloce sul mare,

sembra sia in gara

con un gabbiano

che vola sopra di noi.

 

Corri, corri piccola barca

solca velocemente

le acque azzurre

di questo splendido mare,

   

portami in un’isola incantata

dove la spiaggia è dorata,

dove le palme e le mangrovie

crescono lussureggianti,

 

dove il sole brilla

formando sull'acqua

una strada dorata,

dove la notte

 

vedi le stelle brillare come diamanti.

La barca va sempre più lontano,

sparisce all'orizzonte

e il mio sogno sprofonda

in questo immenso mare.

   

     

INCENDI ESTIVI di G.P.

 

 

È arrivata l’Estate e l’Italia brucia, dal Nord al Sud, dalla Sicilia alla Sardegna.

Il resto del mondo non è da meno.

Piromani?

Sarebbe troppo riduttivo circoscrivere il fenomeno a tale parola che nel vocabolario della lingua italiana significa:

“Affetto dall’impulso ossessivo

a provocare incendi”

   

Per la maggior parte sono incendi dolosi, ma quali sono i motivi che spingono questi incendiari ad appiccare il fuoco nelle zone boschive.

Per quali fini si vuole distruggere il patrimonio arboreo di fondamentale importanza per la vita degli esseri viventi e dello stesso pianeta?

I motivi possono essere molteplici:

  • Recuperare aree per i pascoli;

  • Acquisire nuove zone da destinare all’edilizia abitativa, commerciale, industriale e turistica;

  • Vendette personali verso i proprietari dell’area… per causare un danno economico con la distruzione di sugherete ed altre colture di reddito;

  • Non sono escluse semplici manie incendiarie di menti malate;

  • Incendi casuali dovuti ad incuria o disattenzione sono più rari ma ci sono anche quelli: basta un mozzicone di sigaretta buttato a caso sulla sterpaglia secca riarsa dal sole e il gioco è fatto. Occorre molta attenzione su quello che facciamo inavvertitamente, basta un niente per causare disastri irreparabili.

 

Ma non solo: dietro a questi incendiari può esserci ben altro! Potrebbe essere la guerra di poveri disperati incoscienti che reagiscono col fuoco alla miseria, alle vessazioni, alla mancanza di lavoro e prospettive di futuro per la famiglia e i figli.

Non sono da giustificare ma è certo che il fenomeno è difficile da valutare per cui ha bisogno di una seria ed attenta analisi nelle alte sfere della politica.

Una programmazione preventiva a livello sociale e territoriale potrebbe sanare il problema a priori ed evitare tutte le gravose spese di intervento nell’emergenza e di risanamento e ripristino a posteriori. Proviamo a fare una valutazione di costi e benefici. Un buon investimento a priori potrebbe evitare le gravose spese imposte dalle emergenze e, cosa da non trascurare assolutamente, salvare la vita umana e del pianeta.

     

Non sempre è facile risalire alle cause e ancora più difficile scoprire i colpevoli che non si fanno certo cogliere sul fatto. Gli incendiari adottano tutti gli accorgimenti per provocare un innesco di fuoco ad effetto ritardato: basta sistemare le esche incendiarie dalla sera del giorno prima: alcune lenti o fondi di bottiglia, che funzionano da lente, su ciuffi di sterpaglia secca, magari imbevuti di carburante, e il sole del mattino fa il resto con l’aiuto del vento, quando il responsabile è ben lontano dal luogo del misfatto e magari fa la sua presenza in aiuto ai soccorritori in modo da poter ricevere pure qualche compenso.

       

La sorveglianza non è mai abbastanza e non può arrivare dappertutto. Anche quando la segnalazione è tempestiva i tempi di intervento, sebbene immediati, non sono in tempo reale. Ci sono i tempi di individuazione dei punti di intervento e la preparazione delle Squadre Antincendio, Vigili del Fuoco, Elicotteri e Canadair attrezzati per lo spegnimento.

Il fuoco, una volta partito, non aspetta… fa la sua opera distruttiva favorito dal vento che i piromani hanno avuto l’accortezza di cogliere nel momento favorevole dalle informazioni meteo.

Sembra che tutto gioca a favore di chi vuole distruggere e i soccorritori hanno un’opera immane da svolgere.

Spesso si registrano delle vittime pure tra gli addetti ai lavori.

Gli incendi boschivi non è un problema solo italiano ma siamo primi in Europa per numero di roghi.

I dati pregressi registrano che siamo secondi per l'estensione delle aree bruciate: oltre 72.000 ettari contro i 115 mila del Portogallo.

Grecia e Croazia con oltre 20 mila ettari. Anche la Spagna con quasi 20 mila ettari e la Francia 10 mila.

Sono ancora in aggiornamento i dati dell'anno 2020 ed a seguire avremo quelli degli incendi e distruzioni dell'Estate 2021 che già si prevedono in forte incremento rispetto agli anni precedenti.

Anche se le norme sui vincoli paesaggistici impongono che le aree oggetto di incendio siano destinate al rimboschimento, questo avviene solo in parte. Anche se il risanamento  crea posti di lavoro resta comunque un giro vizioso .

Evidentemente c'è qualcosa che non funziona nel sistema di prevenzione.

É TUTTO DA RIFARE.

   

PIROMANI INCENDIARI, QUALSIASI COSA VI SPINGA

AD APPICCARE IL FUOCO,

FERMATEVI!

DISTRUGGENDO L’AMBIENTE

DISTRUGGETE VOI STESSI

Ricordiamo i numeri validi su tutto il territorio nazionale per la segnalazione incendi, con la speranza di non avere mai la necessità di doverli usare:

 

115

Corpo Nazionale Vigili del Fuoco

1515

Corpo Forestale dello Stato

   

Non posso trascurare di comunicare una nota positiva sulla solidarietà e generosità dei sardi. Si sono attivati subito nella raccolta di generi di conforto e prima necessità per le famiglie coinvolte nella tragedia, non solo, ma anche con fornitura di foraggi e mangimi per gli animali da stalla, ovile e da cortile non trascurando, infine, l’invio di alimenti persino per gli animali domestici. Si cerca in tutti modi di salvare quello che è rimasto.

Questa è, e deve essere, la vera natura dell’essere umano.

A seguire un video con tante bellezze della nostra meravigliosa Terra e dite se sono da distruggere col fuoco per l’incoscienza dell’uomo.

 

Grazie a tutti per l’attenzione.

   

 

André Rieu - Edelweiss

         

LE STAGIONI IN MUSICA di M. Licy

Post di M. Licy

 

 

LE QUATTRO STAGIONI

 

Musica in poltrona

   

Oggi è una giornata calda e afosa, non ho voglia di uscire. Abbasso gli avvolgibili in modo che la casa sia in penombra. Che fare per passare il tempo? Metto su un disco e mi sdraio sul divano. Ho scelto una musica classica, le Quattro Stagioni di Vivaldi. È veramente una musica unica e melodiosa, ma nello stesso tempo dirompente, chiudo gli occhi e mi lascio trasportare da quelle magnifiche note.

   

 

Arriva la Primavera, è una fanciulla vestita di veli che fluttuano alla leggera brezza del vento, la sua danza è leggera ed armoniosa e dove appoggia i piedi, per incanto spuntano fili d’erba e sbocciano fiori.

       

       

Segue l'Estate è una donna adulta, il suo abito è d'oro come il grano maturo ha nei capelli rossi papaveri, tra le braccia frutti succosi, colorati e profumati, il suo incedere è tranquillo e pacato.

                 

Ma ecco giunge l'Autunno è un uomo con i capelli grigi è circondato da nebbia e brina, anche lui porta i suoi frutti, però non sono colorati come quelli dell’Estate, ma emanano profumo di terra e di bosco, dove lui passa cadono le foglie, formando a terra un tappeto dai mille colori che variano dal rosso al giallo e marrone che scricchiola sotto le sue pesanti scarpe.

       

Ed infine arriva l'Inverno è un uomo con la barba tutta bianca ed al suo passaggio la terra si ricopre di un bianco strato di neve ha pochi frutti, ma porta tanta felicità a tutti i bambini.

 

Il disco termina e capisco che in poco tempo ho vissuto un anno intenso di emozioni.

   

 

     

MONTE SAN VIGILIO di Gabriella.bz

         

MONTE SAN VIGILIO

 

A piedi o in funivia?

 

In città è un caldo asfissiante, e l’odore dell’asfalto è terribile, meglio andare in montagna a godersi l’ossigeno in riva ad un laghetto. Per andarci non possiamo prendere l’automobile perché non esiste la strada, si può andare a piedi o in funivia, ma a piedi di questi giorni afosi non è possibile, prendiamo la funivia, la stazione dista pochi km da casa, in poco tempo siamo arrivati.

 

Il rigoglioso fascino del monte San Vigilio ci stupisce con i suoi fiori ed aromi, lungo i pendii affacciati su Merano possiamo vedere distese di rododendri, genzianelle e primule. Siamo a circa 1500 mt. di altezza, se non fosse tanto caldo sarebbe stata una bellissima passeggiata arrivare fino quassù, ma camminando ora che il caldo non è più tanto forte si arriva come per magia al Laghetto Nero, è quasi una sorpresa, uno specchio d’acqua che sembra apparire dal nulla.

Sul percorso per raggiungerlo e ammirarlo basta camminare con calma e alla fine si è ricompensati da uno stupendo panorama, si vede la Val d’Adige e la conca meranese. Andiamo avanti per i vari sentieri sempre ben numerati, giunti in cima si scorge la chiesetta di San Vigilio.

Continuando per i sentieri in leggera salita si apre la panoramica delle Dolomiti una visuale da togliere il respiro. Pensando alla funivia, posso dire che è la seconda più antica d’Europa, è stata costruita nel 1912 con una tecnica all’avanguardia, a quei tempo era sorretta da 39 pilastri. Nel 1952 la funivia venne interamente rinnovata.

Mentre si pensa alla funivia andiamo avanti per i sentieri con le varie segnaletiche, ci troviamo in un incrocio dove possiamo scegliere in quale bar andare per dissetarci. Ci sono poi i segnali per andare a visitare le malghe, la voglia ci sarebbe ma per oggi forse è meglio fermarsi e vedere a che ora riparte la funivia, pensando che dobbiamo fare a ritroso tutto il percorso che abbiamo fatto e non è poco, ma ne sono felice.

E’ stata una bellissima giornata in relax immersi nella natura con i silenzi dei boschi, i fiori e le montagne che sembra ti abbracciano, perché in qualsiasi modo ti giri loro ci sono e se le rispetti ti sono amiche; Alle volte basta poco per godere una domenica.

 

     

VERSI ALATI di M.Licy

       

UNA LACRIMA

 

Scende la sera,

il sole lentamente affonda,

laggiù, lontano, nel mare.

 

Attonita e assorta,

silenziosa e immobile,

stai a guardare.

 

Senti una lacrima

scorrere piano sulla gota,

vorresti asciugarla,

ti manca la forza,

la mano rifiuta

di andare a fermarla.

 

La senti scivolare piano,

bagna le tue labbra aride,

e svela quel gusto salato…

che ricorda l’amaro della vita.

 

 

 

 

LO SCOGLIO

In riva al mare,

il mio sguardo vagante

incontra uno scoglio.

 

È grigio, inerte,

solitario, silenzioso,

non trasmette emozioni.

 

Arriva un'onda,

alta, impetuosa, travolgente,

lo sommerge e si ritira.

   

 

Tutto cambia,

lo scoglio non è più grigio,

colpito dai raggi del sole

irradia i colori dell'arcobaleno.

 

Guardo ammirata e stupita.

Dov’è finito il grigiore?

Così è un cuore solitario,

immobile, anonimo.

 

Ma se un'onda d'amore lo avvolge

anche lui tornerà a brillare

con la luce del sole

o il chiarore della luna.

 

Ma, una voce lontana ti dice,

attenta, non illuderti,

a volte il buio ritorna.

           

Hymne a l amour- Andre Rieu

       

PARLIAMO DI GATTI di Lorenzo.rm

   

PARLIAMO DI GATTI

   

 

     

Sono numeri per il lotto?

Fate voi. Per me sono gatti.

I miei gatti. I primi tre vivono in casa. Due, più vecchietti, ex orfanelli. Una, più giovane, trovatella. Uno è maschio, senza un occhio. Vedeste quanto è buffo se ti vuole guardare diritto. Semplicemente non può. Allora assume una posa tutta sua, reclina il capo e il suo occhio ti fissa e non ti lascia. Salta, poi, su di te e sta’ sicuro che non c’è forza al mondo che possa allontanarlo. Io sono suo e di nessun altro. Le sorelle lo sanno e non ci provano. La seconda, è una filosofa, capisce tutto. Come si suol dire, tu le puoi parlare. E, in effetti, la guardi, le dici di avvicinarsi, si siede vicino a te, e il colloquio inizia, lungo o breve che sia, a seconda delle necessità. Lei t’ascolta, capisce, e con un cenno del capo ti dice che va bene o no, ma tutto finisce con la solita carezza. Al prossimo colloquio! La piccola piagnucola per ogni dove fino a quando non l’hai presa in braccio o non le hai dato una pulitina al suo folto manto. Ha occhi belli e giallissimi.

 

 I miei gatti. Qualche incidente potrebbe capitare con le due canarine che stanno di là. Una volta l’ho trovata, Pauline, appoggiata per lungo sulla gabbia. Ma non è successo nulla di grave. Mosé e Nicoletta, niente. A uno, due chilometri da casa, altre due mie gatte, Sarah e Lilletta. Due furbette che lévati. Padrone assolute di un grande terrazzo, fanno, se le circostanze lo permettono, una caccia spietata agli uccellini. Li ho visti qualche volta, povere vittime di una natura senza crudeltà. Ma belle, belle, le gatte, anche se assassine. Dai grandi manti colorati, unici, dico, perché originali, non di tutti i gatti. Anch’esse, peraltro, trovatelle e fortunate perché hanno trovato famiglia. Quanti ce l’hanno?

 

     

 

Questi gatti, un gatto e quattro gatte, appartengono al mio privato, fanno parte di me, ma anche quelli della casa-famiglia di cui ho parlato a suo tempo, quella di Vanna e Marella, sono miei. Gatti dai nomi d’accatto, sempre mutevoli perché sempre diversi i gatti.

Qualcuno, più fortunato, è adottato, qualche altro, dopo breve o lunga malattia, si accomiata dal mondo. Sono forse i gatti a cui sono più affezionato e quelli, d’altra parte, che mostrano più affetto. Dovreste vederli quando vengono in braccio a farsi accarezzare, spazzolare. Quando sono con loro dico fra me: davvero il mondo è gatto. Molte persone, non conoscendoli, dicono che sono diffidenti, non si affezionano, si fanno gli affari loro. Giuro che non è vero. Gatto è amore, amicizia, gioia di stare insieme.

 

Piccolo epilogo, che non guasta l’armonia dell’insieme.

Da quando ho scritto il racconto, Mosé,  malauguratamente, è venuto a mancare, si è aggiunta un’altra gattina, che chiamo Cleopatra (Cleo), mentre la casa-famiglia si è allargata con una struttura fuori Roma.

 

Riassumendo, i numeri sono diventati

 

 

           

LE PAROLE DEL CUORE di M. Licy

     

LA NOTTE

Non mi piace il giorno,

la luce è spietata,

ti mostra i dettagli

belli e brutti,

su te stessa e sulle cose:

Ti fa notare

le piccole rughe,

esalta i difetti,

 

mostra il bianco dei capelli,

fa emergere la polvere,

evidenzia le macchie,

ingigantisce i difetti.

 

Il crepuscolo, invece,

avvolge tutto in una trina leggera.

Adoro le ombre della notte,

che stendono un velo di mistero

su tutti i difetti, piccoli e grandi.

Inspiri il profumo intenso di una rosa,

   

che la luce del giorno

mostrava brutta e storta,

ma nel buio non vedi la forma,

senti solo

la sua delicata fragranza.

   

La notte senti un respiro,

è il tuo compagno che dorme,

ti ritornano alla mente

i tempi del primo amore,

nel buio non vi è età.

 

L’oscurità ti fa sognare,

immaginare cose impossibili,

viaggi, amori, esperienze.

     

Con la luce del giorno

ti guardi allo specchio,

noti che sei cambiata,

mentre nella penombra,

il gioco del chiaroscuro,

ti mostra una figura sfumata,

   

virtualmente bella,

puoi ancora piacerti,

ti senti ammirata

e sorridi di nuovo alla vita.

       

BREZZA

Fermati,

non fare rumore, ascolta:

La senti quell’aura leggera

che viene dal mare

e dolcemente,

come una carezza,

ti sfiora il viso?

   

Ascolta:

forse non percepirai alcun suono,

ma se chiudi gli occhi

ed apri il cuore,

sentirai le voci del mondo:

Pianti, risate,

sospiri, urla e lamenti.

 

Ma tu,

in tutto questo frastuono,

cerca quella voce

che un giorno

ti ha fatto palpitare il cuore,

   

tornerai indietro nel tempo

volando su quella leggera brezza

che increspa lievemente il mare.

         

IN OMAGGIO A GIOVANNA

 

   

Oggi si festeggia San Giovanni Battista e in questo giorno la nostra cara Giovanna festeggiava il suo onomastico. Per ricordarla ancora le dedichiamo questa pagina riportando il suo primo articolo da lei pubblicato nel Bosco.

   

Animals Casper

 

Il gatto pendolare !!

   

Gatto mascotte degli autisti di una Cittadina inglese.

Casper, un gatto siberiano, a Plymouth, in Inghilterra anche se non deve andare al lavoro, ogni giorno alla stessa ora prende l’autobus. Fa il giro della città e ritorna a casa, scendendo sempre alla fermata giusta.

La sua proprietaria lo ha chiamato Casper, come il fantasmino dei cartoni animati, proprio per la sua abitudine a scomparire.

Ma adesso il mistero è stato svelato, il gattone dodicenne sale ogni giorno alla stessa ora, 10.50, sull’autobus numero 3 della linea First. Fa il giro della città – un percorso di circa 18 chilometri – comodamente acciambellato su uno dei sedili liberi. E’ diventata la mascotte degli autisti, che si preoccupano che stia bene e che scenda alla fermata giusta, anche se Casper in tanti anni non ha mai sbagliato fermata. E’ stata la stessa azienda di trasporti a chiedere ai suoi dipendenti di prendersi cura dei

“passeggeri non paganti”

         

   

CIAO GIOVANNA

 

SEI SEMPRE NEI NOSTRI CUORI

 

CI MANCHI !!

     

LA NONNA di Gabriella.bz

   

LA NONNA

Uno dei miei punti cardinali senza dubbio è la nonna paterna, (“la mamma è il punto cardinale per eccellenza”), donna tenera con i nipoti ma che sapeva farsi valere con figli, nuore e parenti vari. Non per niente era chiamata la matrona in senso scherzoso finché si vuole, vuoi per quel quarto di nobiltà che le veniva dal suo papà, ma penso soprattutto per quel suo essere austero, sempre tutta d’un pezzo.

   

La pazienza con i nipoti e le sue storie, piccoli capitoli della sua vita e pensieri che le venivano da lontano ma sempre tutto vero, era una delle sue più grandi doti. Se la nonna era in cucina noi piccoli ci si sedeva sulla lunga cassapanca che girava a elle, attorno al tavolo mentre i nipoti più grandi, aiutavano a lavare verdure, a sbucciare patate o alla fine a preparare il tavolo.

 

Meglio era quando prendeva i ferri e cominciava a lavorare seduta fuori in giardino, e noi seduti sull’erba la stavamo a sentire. Tutto questo succedeva dopo che era andata in pensione, non ricordo quanti anni avesse al momento della pensione, io la ricordo sempre con la stessa pettinatura, molto bella, composta ed elegante.

   

Aveva origini Austroungariche anche se aveva una carnagione olivastra che è passata a quasi tutta la famiglia. Il tempo un po’ alla volta è trascorso, io mi sono sposata ho avuto i miei bimbi e con loro ogni quindici giorni si andava a trovare le nonne e le bisnonne.

   

La nonna era diventata vecchia ma sempre arzilla e non cedeva il passo a nessuno, aveva ancora la sua abitudine di raccontare le storie a nipoti e pronipoti. In una di queste occasoni sento la nonna raccontare una storia che mi ha fatto sovvenire un episodio di poco tempo prima. Ho ricordato quella storia perché entrando in un appartamento di una vecchietta ho sentito un profumo che da tanto non sentivo, era l’essenza del cirmolo, un profumo grazie alle sue quantità di sostanze che contiene: vitamina C, resina, trementina e pino Silvina, emana un aroma forte fresco, si può usare come deodorante, per fare inalazioni per la tosse, o in caso di respiro affannoso, per recuperare il fiato.

Nel Trentino si trova anche il liquore. La vecchietta usava ancora il vecchio focolare a legna e al fianco aveva un canestro di legna fresca, che i nipoti le avevano portato per profumare la sua piccola dimora. Il cirmolo, raccontava mia nonna, è una grande conifera, si trova in prevalenza in val Sarentino ma ce ne sono in tutto il Trentino Alto Adige ed oltre che cirmolo era conosciuto come pino Cembro, di solito arriva dai 15 ai 25 mt. di altezza. Si dovrebbe tagliare nelle notti fredde dell’inverno nella seconda metà di luna calante.

 

Raccontava la nonna che solo in quelle notti il legno non cambia la sua forma come tutti i legni appena tagliati. Infatti qualunque asse cambia leggermente la sua forma nei mesi di essicazione. Il legno di cirmolo per essere sempre profumato non deve mai essere pulito con cera o prodotti per lucidare, perderebbe tutta la sua fragranza. Ecco perché la nonna avendo una ciottola di cirmolo è invecchiata con lei senza mai lucidarla ma spolverata quando ce n’era bisogno, essendo utilizzata sempre come punto d’appoggio per le chiavi. Ho saputo tutto questo, il giorno che la nonna si era presa i pronipoti per raccontare la storia sempre attuale, per chi non la conosce, per farla rivivere a me che l’avevo dimenticata in un cassetto della memoria.

Ho raccontato un’altra storia, un saluto a tutti gli amici

 

       

LE VOCI DELL’ANIMA di M. Licy

   

Cari Boscaioli, oggi porto nel blog due composizioni che mi ha passato una cara Amica.

Sono quel tipo di versi che si scrivono di getto quando si vivono delle forti emozioni.

A me piacciono anzi, li ammiro, proprio perchè sono quei pensieri spontanei che sgorgano naturali dal cuore, suggeriti dallo stato d'animo del momento.

Spero che piacciano anche a voi e che la nuova Amica del Bosco, diventi pure vostra Amica per continuare la sua collaborazione nel nostro piccolo stimato blog.

           

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Quando senti lo stormire del vento

tra le fronde degli alberi ascolta,

sono sussurri di voci lontane.

Quando piove,

scruta tra le gocce di pioggia,

vedrai le lacrime di un cuore infelice.

 

Quando vedi una stella

che brilla di più nel cielo,

è l'occhio ammiccante

che ti dice: ci sono.

   

Quando il mare lambisce la riva,

sono carezze mai date e mai ricevute.

 

Quando il sole

ti scalda il viso con i suoi raggi,

sono baci che arrivano da lontano.

   

Quando cogli un fiore

e ti inebri della sua fragranza

è l’infinita essenza di chi ami.

Buona notte amore mio. Ti amo.

 

   

  LA TEMPESTA  ◙

     

Vedi quel ruscello

che scorre leggero dalla montagna?

 

Tranquillo, placido

con l'acqua cristallina?

Ecco pensi che la tua vita sia così.

 

Ma, improvvisi, tuoni e lampi,

una pioggia scrosciante ti sommerge.

     

Il ruscello da placido

diventa tumultuoso,

l'acqua s’intorbida,

diventa fango,

ti senti portare via,

sei trascinata lungo il gréto,

   

cerchi di afferrare qualcosa,

di aggrapparti, non trovi nulla,

l'acqua ti travolge, non respiri,

vieni sballottata contro le rocce,

quanto dolore provi,

sono momenti terribili,

interminabili.

   

Poi, passata la tempesta,

torna il sereno,

l'acqua è di nuovo calma,

un sospiro profondo,

riesci a respirare,

ma non è più la stessa acqua.

   

Quanta desolazione intorno,

sai che sei viva,

senti i battiti del cuore,

ma la tempesta

ha lasciato i segni,

segni che porterai dentro,

nell’anima e nel cuore,

finché vivrai!

 

     

MIGRANTE AL CONTRARIO

   

AMATA TERRA MIA

 

Terra del mio paese

mi hai vista nascere, crescere,

conosci i miei giochi di bambina

mi hai vista andare a scuola

con le mie compagne di studi

e mi hai vista sposa felice.

   

Conosci le mie gioie e i miei dolori.

Hai visto i miei figli, nascere,

studiare, diventare grandi

e prendere la strada della vita

che li ha portati lontani per il mondo.

 

Sono rimasta sola, li ho seguiti

e sto con loro, ma in terra straniera.

In pochi parlano la mia lingua,

mi sento fuori dalla realtà,

la mia realtà italiana.

Passano gli anni,

arrivano gli acciacchi,

le gambe tremano,

a volte barcollo,

 

ma sento forte il bisogno

di tornare da te,

almeno un’altra volta…

amata terra mia.

 

Ho bisogno di stare tra la gente

che parla e canta

l’idioma dell’Italia mia,

dammi ancora una speranza.

 

CONTUS DE FORREDDA

   

Da oltre un anno, ormai, stiamo vivendo con l'angoscia della pandemia Covid ed il continuo martellamento dei media sulle tragiche notizie del numero dei contagiati, dei morti e sugli sviluppi degli effetti vaccinali. Finalmente pare che la malattia sia in regressione quindi speriamo di poter tornare presto alla nostra consueta normalità del vivere quotidiano, senza mascherine, distanziamento, vaccini, disinfezioni e accorgimenti vari e concedendoci quell'abbraccio che ci manca tanto.

Ci sentiamo stanchi di tutto questo ma finalmente arriva la Domenica e la nostra amata Eldy ci dà la possibilità di concederci una pausa con la lettura di un raccontino, una poesia, una storiella o una chiacchierata tra noi che si rivela molto utile al relax e soprattutto al rinnovamento dello spirito appesantito da questi eventi.

Con tale intento propongo la lettura di un raccontino fantastico risalente all'antica cultura rurale della Sardegna e tramandato di generazione in generazione tanto che oggi ha pure l’onore, tra le tante altre cose, di essere presente in rete grazie ai cultori di buona volontà che non vogliono perdere le storie di una tradizione antica.

Questa storiella fa parte di una serie di raccontini denominata:

Contus de forredda

"Racconti dal caminetto"

 

ovvero storielle che venivano raccontate quando non c'era ancora la televisione e d’inverno ci si riuniva attorno al calore di un caminetto, oppure d’estate, ci si radunava, dopo cena, fuori della soglia di casa per godere di un po’ della frescura serale, prima di andare a dormire.

Spero che lo troviate interessante e sia di vostro gradimento.

Ringrazio coloro che sono d’accordo e chiedo scusa agli altri.

         

Fra le rocce della Gallura viveva un povero pastore con il suo gregge che era stato preso di mira dal servo di San Martino, un folletto maligno chiamato "lu Pundaccju" che, dopo aver lasciato il servizio del Santo, si era rivelato per quel che era veramente: un diavoletto goffo e grassottello, cattivo e dispettoso. Il folletto aveva sette berrette in testa, che, alla morte del Santo, gli erano state donate dal Diavolo, in cambio dei segreti di San Martino.

La settima berretta, quella che stava sopra, era ciò che dava potere alle altre sei. Nella notte il pastore sentì dei rumori all’esterno come se le sue capre cozzassero le une contro le altre. Spaventato, l’uomo uscì alla luce della luna e vide il folletto che faceva sbattere le capre. Allora il pastore si mise a gridare: “Non c’è bisogno che le conti tu, Pundaccju! Le ho già contate io e sono più di cento”. In realtà erano solo una cinquantina ma non poteva dire la verità, altrimenti le sue capre sarebbero morte nel giro di poche notti. Il folletto, vistosi scoperto, saltò sul cavallo e lo lanciò al galoppo lungo i sentieri sassosi, ritornando da dove era venuto. Da quel giorno il povero pastore fu tormentato dalla presenza del folletto.

 

Una notte, mentre dormiva nel suo letto, sentì qualcosa che lo toccava, come due mani che lo palpassero in tutto il corpo. Il folletto allora incominciò a saltargli sulla pancia, rimbalzando fino al soffitto come una palla; a ogni salto il povero pastore si sentiva soffocare, ma continuò a stare fermo. E quando il folletto gli saltò dalla pancia al petto, il pastore si alzò di colpo e gli rubò la prima berretta delle sette che aveva in testa. Il folletto si fermò di scatto: nessuno era mai stato così veloce da rubargli una delle sue berrette.

“Ridammi la mia berretta, ladro di un pastore!” strillò adirato. “Nemmeno per sogno!” rispose il pastore “Prima dovrai dirmi dove nascondi il tesoro!”. “Quale tesoro? Io non ho nessun tesoro!”. Ma il pastore non mollò: “Io so, invece, che tu sei molto ricco, mio caro folletto. Perciò se non mi risponderai, io butterò la berretta nel fuoco” Niente poteva spaventare di più il folletto. “No, tra la cenere no!!!” strillò il folletto. “E allora dimmi dove si trova il tesoro” ribatté il pastore. Il folletto si arrese e rispose: “Si trova a due passi dal tuo letto! E ora ridammi la mia berretta.” “Non adesso- rispose il pastore- altrimenti tu potresti ridurre il mio tesoro in cenere”. Dopo di che il pastore incominciò a scavare fino a trovare il tesoro. La sua fortuna era fatta! “Io ho mantenuto la mia parola e ora tu ridammi la berretta” gridò il folletto.

 

Ma il pastore, con un gesto improvviso scagliò la berretta nella cenere e, mentre il folletto si avvicinava al caminetto, lo spinse, facendo cadere anche lui nella cenere. Subito dopo se la svignò con il tesoro. Da quel giorno il pastore non ebbe più bisogno di allevare capre.

 

 

Anche in questo periodo di crisi si avrebbe bisogno di trovare il tesoro nascosto di un folletto, buono o maligno non importa, ma quei folletti, oggi, non esistono più.

Nella civiltà moderna sono rimasti solo i cattivi folletti informatici che si chiamano "Hackers" , ma quelli, il tesoretto, se ce l’hai, lo scovano e te lo portano via.

 

   

I PAPI DELL’ULTIMO SECOLO

                       

I PAPI DALL’ULTIMO SECOLO

FINO AD OGGI

 

Pio X – Giuseppe Melchiorre Sarto (1835-1914) eletto Papa nel 1903. Canonizzato il 29 Maggio 1954 da Papa Pio XII. Si ricorda come riformatore della Chiesa, per la riforma del Catechismo e per aver incoraggiato il Barone Pierre De Coubertin al ripristino dei Giochi Olimpici contemporanei.

 

Benedetto XV – Giacomo Della Chiesa (1854-1922); Si oppose tenacemente “all’inutile strage” della Prima Guerra Mondiale e viene ricordato come Papa delle missioni per l’apertura della Chiesa all’Oriente e alla Cina.

   

Pio XI – Achille Ratti (1857-1939); Appassionato alpinista in gioventù, tra le sue conquiste le cime del Monte Rosa, Cervino e Monte Bianco. Appassionato studioso conseguì ben tre lauree (Filosofia, Diritto Canonico e Teologia), ebbe importanti incarichi di insegnamento e si dimostrò grande educatore dei giovani ma non solo. Le sue profonde competenze negli studi lo portò all’attenzione del Papa Leone XIII e partecipò a delicate missioni diplomatiche in Francia ed Austria.

   

Pio XII – Eugenio Pacelli (1876-1958)

Papa dal 1° Marzo 1939 al 9 Ottobre 1958

 

Diciannove anni di papato iniziato nel peggiore periodo della storia umana: La Seconda Guerra Mondiale.

Oltre all’appartenenza ad una famiglia molto addentro nella Curia Vaticana, la sua notevole conoscenza di numerose lingue, lo portò, nella sua carriera ecclesiale, ad importanti incarichi di rappresentanza della Chiesa nel mondo. Si possono ricordare I Congressi Eucaristici di Buenos Aires (1934) e di Budapest (1938), le celebrazioni di Lourdes (1935) e di Lisieux (1937) ed altre importanti missioni particolari tra cui quella negli Stati Uniti, dove ebbe colloqui con il Presidente Roosevelt (1936).

Proprio per la sua perfetta conoscenza della lingua tedesca, nel 1933, ebbe l’incarico di realizzare il Concordato della Santa Sede con la Germania di Hitler. Tali accordi si rivelarono poi comunque utili almeno ad arginare l’invadenza del temuto strapotere nazista che mirava al dominio su tutto, anche in ambito alla Chiesa Cattolica.

A causa della Seconda Guerra Mondiale l’arco temporale del suo papato fu tra i più difficili per la Chiesa e per il Mondo intero. Pio XII usò tutta la sua esperienza diplomatica per cercare di evitare il conflitto e le tragiche conseguenze. Il suo operato ancora oggi non è stato interamente compreso e riconosciuto, forse occorre ancora tempo e sarà la Storia a dare il giudizio finale.

   

Giovanni XXIII – Angelo Giuseppe Roncalli (1881-1963)

   

Paolo VI – Giovanni Battista Montini (1897-1978)

   

Giovanni Paolo I – Albino Luciani (1912-1978)

Papa per soli 34 giorni

 

Giovanni Paolo II, ossia Karol Wojtyla (Wadowice, Cracovia 18 maggio 1920 – Città del Vaticano 8 aprile 2005).

   

Benedetto XVI – Aloisius Ratzinger (1927—)

dimissionario febbraio 2013

 

Francesco – Jorge Mario Bergoglio (1936—)

eletto Papa il 13 marzo 2013

     

Una sintetica carrellata dei Papi dell’ultimo secolo, molti di quali sono stati nostri contemporanei e quindi conserviamo nella mente anche tanti ricordi di vita vissuta.

Ciascuno ha lasciato o sta lasciando la sua impronta nella storia della Chiesa.

 In particolare vogliamo ricordare due uomini con percorsi di vita differenti, travagliati e pieni di insidie ma che sono arrivati allo stesso traguardo della Santità.

Papa Giovanni XXIII

Papa Giovanni Paolo II

Canonizzati da Papa Francesco in data 27 Aprile 2014

A questi si aggiunge Papa Paolo VI, canonizzato, sempre da Papa Francesco, in data 14 Ottobre 2018.

   

Papa Giovanni XXIII, al secolo Giuseppe Angelo Roncalli (Sotto il Monte 25 novembre 1881 – Città del Vaticano 3 giugno 1963)

Papa Roncalli aveva un compito non facile, cioè, risvegliare le coscienze assuefatte alla austerità dogmatica del periodo temporale del papato di Pio XII, ma ci riuscì benissimo.

Riuscì, infatti, ad attirare subito il benvolere dei fedeli che gli attribuirono l’appellativo di “Papa Buono”. Molti che allora pensavano ad un pontificato di transizione dovettero subito ricredersi.

Giovanni XXIII aveva cognizione di ciò che doveva essere fatto in un momento difficile per la Chiesa e per il Mondo. Fu il promotore del Concilio Vaticano II del quale vedeva le estreme necessità ma non riuscì a portarlo a termine per il sopraggiungere della Sua morte il 3 giugno 1963.

L’opera fu portata a termine dal Cardinale Montini, Suo successore, che divenne Papa con il nome di Paolo VI e che, contrariamente al parere corrente dei Cardinali che miravano alla sospensione dei lavori del Concilio, vedeva ben chiari quali fossero gli obiettivi primari del Sinodo.

   

Papa Roncalli  parla ad una bambina malata di leucemia

 

Mi sembra giusto e utile, a questo punto, riportare le parole di Papa Giovanni XXIII nel discorso di apertura del Concilio ecumenico Vaticano II, pronunciato in Piazza San Pietro la sera dell’11 ottobre 1962, al termine della fiaccolata che conclude la giornata.

Sono parole pronunciate in tono familiare che conquisteranno e commuoveranno il mondo intero (1)

 

Cari Figliuoli, sento le vostre voci. La mia è una voce sola, ma riassume la voce del mondo intero: qui tutto il mondo è rappresentato. Si direbbe che persino la luna si è affrettata stasera, osservatela in alto, a guardare questo spettacolo. La mia persona conta niente: è un fratello che parla a voi, diventato padre per la volontà di nostro Signore… Ma tutti insieme, paternità e fraternità e grazia di Dio, tutto, tutto…inuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà…

Tornando a casa, troverete i bambini, date una carezza ai vostri bambini e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete qualche lacrima da asciugare: dite una parola buona. Il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza. E poi, tutti insieme ci animiamo: Cantando, sospirando, piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, continuiamo a riprendere il nostro cammino”.

     

Primo papa non italiano dopo 455 anni, cioè dai tempi di Adriano VI (1522 – 1523)  di Utrecht (Paesi Bassi). L’elezione al pontificato di Karol Wojtyla fu una vera sorpresa per la gran massa dei fedeli ma non, forse, per gli addetti ai lavori. Rimane famosa e direi anche storica la Sua frase pronunciata all’atto del Suo insediamento, in un italiano non perfetto:

Se mi sbaglio mi corrigerete”

che ne ha attirato subito le simpatie.

Il pontificato di Giovanni Paolo II è durato 26 anni, 5 mesi e 17 giorni ed è stato il terzo pontificato più lungo della storia (dopo quello di Pio IX e quello tradizionalmente attribuito a Pietro Apostolo..

Tra le molteplici attività di Papa Giovanni Paolo II, da ricordare la creazione delle

Giornate Mondiali della Gioventù

che sono servite a coinvolgere le giovani generazioni di tutto il mondo, anche di religioni diverse.

 

Roma – 2000  Giornata mondiale della Gioventù

 

Già all’annuncio della Sua morte (2 aprile) dall’enorme adunata di fedeli si sollevò il grido

Lo stesso slogan fu ripetuto e apparve su numerosi striscioni il giorno dei Suoi funerali (8 aprile 2005). Erano soprattutto i giovani che reclamavano la rapida canonizzazione di

Papa Giovanni Paolo II.

Fu lo stesso successore, Benedetto XVI ad avviare il processo di canonizzazione, abbinandolo a quello di Giovanni XXIII, affidando i compiti al classico

Dal latino advocatus diaboli. Si dice di chi, a fini puramente dialettici, cerca ogni argomento, anche il più capzioso, per contestare una tesi. Deriva dal nome popolarmente dato al “promotore della fede”, ossia all’avvocato concistoriale, che, nei processi di canonizzazione, ha il compito di sollevare tutte le obiezioni possibili affinché, confutate queste oltre ogni dubbio, sia dimostrata la santità di colui che ci si propone, attraverso il processo, di elevare all’onore degli altari. (1)

Già prima della conclusione di tali processi non solo Roma ma tutto il mondo festeggiava come Santi questi Papi.

Quali episodi, legati a questi avvenimenti, sono rimasti maggiormente impressi nella nostra mente?

Vogliamo aggiungere qualcosa?

Il Bosco attende i vostri pensieri, Grazie.

       

 (1) - Fonte web.

       

SALVIAMO LE API

   

SALVIAMO LE API

 

Giovedì scorso, 20 Maggio, era la                                               

GIORNATA MONDIALE DELLE API

Perché tanta attenzione?

Scienziati ed esperti del settore ci comunicano che il numero delle api è in forte e continuo calo e che continuando così, nel giro di un secolo questo prezioso insetto potrebbe scomparire del tutto con conseguenze disastrose sull’agricoltura e sulla nostra alimentazione.

 

Gran parte delle produzioni agricole necessarie al nostro sostentamento dipendono dagli insetti impollinatori, tra cui le api che hanno un ruolo essenziale in tutta l’agricoltura. Quindi, oltre al problema ambientale c’è un problema di sopravvivenza: la nostra vita dipende dalle api e la vita delle api dipende da noi.

 

Oltre al cambiamento climatico in corso che sta modificando il ciclo naturale degli ecosistemi, la crisi delle api è dovuta in gran parte ai metodi dell’agricoltura industriale, all’ampio utilizzo di pesticidi chimici, alle monocolture che portano alla perdita delle biodiversità oltre che all’uso di pratiche agricole distruttive.

Dobbiamo renderci conto che si va incontro ad una strage annunciata.

È sempre l’Uomo che distrugge la Natura senza rendersi conto che in tal modo distrugge il proprio habitat cioè il luogo dove egli stesso vive e quindi distrugge sé stesso.

Svegliati Uomo.

È chiaro che dobbiamo salvare le api e tutti gli insetti che in natura adempiono all’importante compito dell’impollinazione dei fiori delle piante fruttifere e non solo, ma cosa si deve fare?

È compito dei governi emanare disposizioni che possano regolamentare la riduzione delle emissioni di Co2 al fine di limitare il riscaldamento globale, causa principale del degrado ambientale. Altri provvedimenti mirati sono quelli che favoriscano produzioni agricole sostenibili senza l’indiscriminato utilizzo di dannosi pesticidi.

Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo dare il nostro contributo.

Cosa possiamo fare?

 

A - Nel nostro giardino:

  • Coltivare fiori graditi alle api;

  • Non utilizzare prodotti chimici;

  • Piantare un albero fruttifero:

  • Lasciare crescere l’erba.

   

B – Alte soluzioni:

  • Rifornirci di miele dagli apicoltori locali;

  • Acquistare cibi biologici e di stagione.

Sembrano piccole cose ma hanno la loro importanza per la salvaguardia dell’ambiente e in tal modo abbiamo fatto qualcosa per il futuro delle api, del Pianeta e di noi stessi.

 

   

LA PANDEMIA

   

LA PANDEMIA

Questa improvvisa ed inaspettata pandemia, ci ha cambiato la vita. Ci ha chiusi in casa limitando le nostre libertà, ridotto le relazioni personali, impedito le più semplici espressioni del nostro affetto con amici, parenti e persone care.

In molte famiglie ha portato il dolore del lutto senza lasciare la possibilità di un ultimo umano saluto da parte dei propri cari.

Ha interrotto la maggior parte delle attività produttive commerciali, industriali, turistiche, sportive e di vario genere.

   

Ha messo in crisi l’assistenza sanitaria in tutti i settori ed abbiamo assistito a numerosi e generalizzati esempi di eroica dedizione e sacrificio da parte degli addetti ai lavori: medici, infermieri, assistenti sanitari e sociali ed altri ancora, molti dei quali hanno immolato la loro vita nell’adempiere il proprio dovere in conseguenza del contagio contratto nel disbrigo dei propri compiti umanitari, professionali e di volontariato.

Tutta l’economia in crisi, da quella nazionale fino alle difficoltà personali di singoli e famiglie. Di contro ha messo in moto accelerate ricerche delle grandi industrie chimico farmaceutiche mondiali per trovare nel tempo più breve possibile, un vaccino valido ad immunizzare le persone e bloccare il diffondersi dei contagi di questa disastrosa pandemia.

   

È in corso una vasta campagna di vaccinazione, sarà ancora lunga ma iniziano a vedersi i primi risultati positivi. Comunque, andiamoci piano, è sempre valida la raccomandazione di adottare tutti gli accorgimenti di protezione individuale: mascherina, distanziamento e adozione di tutte le norme d’igiene consigliate: disinfezione, lavaggio frequente delle mani, uso dell’amuchina ecc.-

Cerchiamo di essere positivi, ne usciremo quindi non perdiamo le speranze, ci vuole solo un po’ di pazienza perché, in fondo, dipende da noi stessi, dal nostro comportamento e dal rispetto delle regole da parte di tutti.

   

Passiamo ad altro argomento

(o meglio altro virus)

DISSERVIZI NEI BLOG DI ELDY

Il mese di Maggio ci ha sorpreso con l’oscuramento (o meglio sbiancamento) dei nostri amati blog, con la comparsa di messaggi, forse pubblicitari, che nulla hanno a che vedere con il nostro dilettarci con raccontini, poesie e dialoghi in chat.

Abbiamo informato subito i responsabili della Vegans di Vicenza che si sono attivati immediatamente e in pochi giorni hanno riattivato il sistema che ha ripreso a funzionare… purtroppo non per tutti. Per alcuni, forse per tanti, esiste ancora l’impossibilità di accedere ai vari blog e la situazione non è cambiata.

Segnalato anche questo fatto alla Vegans, la risposta è stata che per loro il sistema è a posto. A questo punto, stando così le cose, mi viene da pensare che l’inconveniente potrebbe non dipendere dal sistema centrale ma dalla impostazione dei nostri Personal Computer. L’ipotesi è avvalorata dal fatto che la risposta data sul monitor è diversa per i P.C. che utilizzano Windows7 da quelli che utilizzano Windows10 (con Windows10 non compare la pagina con le scritte di Benetton ma solo il messaggio di scuse per il mancato funzionamento).

Sicuramente c’è qualcosa ancora da rivedere e speriamo che il tutto si risolva presto nel modo migliore e che nessuno resti escluso.

VEGANS NON CI FERMIAMO

E ASPETTIAMO FIDUCIOSI

   

IL 9 MAGGIO ERA LA FESTA DELLA MAMMA

IL 9 MAGGIO ERA IL GIORNO

DELLA FESTA DELLA MAMMA

 

Non abbiamo avuto la possibilità di inserire un nuovo post né di leggere quelli degli anni precedenti, peraltro molto belli.

Ne ricordo ancora alcuni che mi avevano commosso.

Non sappiamo cosa sia successo, forse Covid-19 ha colpito anche i nostri amati blog, chissà?

Sappiamo che i tecnici di Eldy hanno lavorato a lungo per riattivare il sistema e consentire l’ingresso ai blog, però questo non è ancora possibile per tutti per cui c’è ancora da scoprire i motivi e cercare di ritornare al normale funzionamento senza limitazioni per nessuno.

Auguro un po’ di pazienza per tutti ed anche per me, ma non mi dò per vinto.

Ora provo ad inserire questa parte che stavo preparando per la Festa della Mamma e che, per i noti motivi della interruzione, non mi era stato possibile.

Spero che vada bene e che si possa migliorare ancora, o almeno ci provo.

MAMMA

 

Una parola senza confini:

si espande nell’immensità del cielo,

oltre l’orizzonte, oltre il mare,

 

supera fiumi e montagne impervie

resiste alle valanghe della vita

e ancora si prodiga,

 

incurante di dolori e sofferenze,

ad elargire l’infinito bene

per i propri figli.

 

GRAZIE MAMMA 

 

☆¸.·´`·.¸☆¸.·´`·.¸☆¸.·´`·.¸☆¸.·´`·.¸☆¸.·´`☆¸.·´`·.¸☆

   

SANT’EFISIO GLORIOSO

   

SANT’EFISIO

FEDE, VOLONTÀ E COSTANZA

 

Anche quest’anno, malgrado le restrizioni imposte dalle disposizioni sulla pandemia Covid, il 1° Maggio è stato immancabilmente assolto il voto formulato a Sant’Efisio fin dal 1656 quando i sardi invocarono il santo guerriero per proteggerli dalla peste diffusasi rapidamente in tutta l’isola a seguito dello sbarco ad Alghero di una ciurma di marinai catalani affetti dal morbo.

In quell’anno la peste falcidiò oltre diecimila persone nella sola città di Cagliari e furono proprio i cagliaritani, allora, ad invocare l’intervento di sant’Efisio per sconfiggere la peste, con la promessa che ogni anno si sarebbero svolti i festeggiamenti in suo onore con una solenne processione da Cagliari fino alla cittadina romana di Nora, luogo del suo martirio, deciso nell’anno 303 d.C. dall’Imperatore Diocleziano.

                   

Trasferimento del simulacro da Cagliari a Nora

 

Efisio, originario dell’Asia minore, fu arruolato per difendere gli interessi dell’Impero Romano e combattere i cristiani, ma nel viaggio che lo portava prima in Italia e poi in Sardegna, si era convertito al cristianesimo e lui stesso lo aveva dichiarato all’Imperatore rifiutandosi di essere persecutore di quelli della propria fede. Fu accusato di infedeltà, venne imprigionato, torturato e messo a morte sul patibolo di Nora il 15 gennaio 303.

Provvidenziali piogge nel mese di settembre del 1656 fecero scomparire la peste e l’evento fu considerato miracoloso e venne attribuito alla intercessione del santo. Il 1° maggio dell’anno successivo si svolse la prima processione che si ripete immancabilmente ogni anno con immutata devozione non solo dei cittadini cagliaritani ma anche di tutti i sardi, anche quelli emigrati per lavoro in tutte le parti del mondo. Questi, spesso ritornano a Cagliari proprio nel giorno del 1° maggio per venerare il santo.

Il pellegrinaggio a Nora è un rito che si ripete ormai da 365 anni, mai interrotto malgrado carestie, difficoltà, guerre e pandemie varie.

Il simulacro di Sant’Efisio nella teca da trasporto

 

Sia nello scorso anno che in questo 2021, il voto del pellegrinaggio a Nora è stato assolto rispettando tutti i canoni religiosi ma trascurando, per il rispetto delle disposizioni anti-pandemia, tutte gli aspetti folkloristici di grande valenza turistica che normalmente prevedono un lungo corteo con la sfilata dei costumi sardi tradizionali provenienti da tutte le località della Sardegna.

Quindi festeggiamenti in tono minore ma non per questo meno sentiti da parte dei numerosi fedeli di sant’Efisio, da sempre considerato protettore di sardi e della Sardegna.

                     

Sistemazione del simulacro dopo l’arrivo a Nora

 

Con una perfetta organizzazione il simulacro del santo, sistemato in una apposita teca, è stato trasportato a Nora con un mezzo militare e in questa cittadina si è celebrata la santa Messa di rito per assolvere il voto, officiata, per la circostanza dal nuovo Arcivescovo della Diocesi di Cagliari, Mons. Giuseppe Baturi al quale sono state illustrate le tradizioni con il rammarico di non aver potuto presentare tutto il ricco cerimoniale.

 

Momento della celebrazione

 

Con l’esperienza dello scorso anno possiamo dire che stavolta l’organizzazione è stata perfetta ed è stato evitato ogni possibile assembramento di persone. Sia a Nora che a Cagliari è stata comunque Festa Grande con numerosa partecipazione dei cittadini nel pieno rispetto delle normative di protezione anti virus.

Anche in questa occasione i fedeli che mantengono una profonda devozione per il loro santo protettore, hanno rivolto le loro preghiere al venerato Efisio, santo guerriero, affinché ci liberi anche stavolta da questa terribile pandemia con la speranza che il prossimo anno tutto possa riprendere nella sua normalità.

 

La santa messa all’aperto a Nora

 

Quanto è radicata la devozione per questo santo da parte dei cagliaritani lo dimostra questo fatto che ora racconto: Anno 1943, si era in piena seconda guerra mondiale, Cagliari da febbraio era sotto continui bombardamenti nemici che stavano distruggendo la città. I pochi componenti rimasti della Confraternita che curava i festeggiamenti del santo patrono, decisero che pur senza mezzi adeguati, il voto del pellegrinaggio a Nora doveva essere fatto. Recuperarono un carretto, non so se trainato da un asino o da un vecchio cavallo, e sistematovi il simulacro di “Efisieddu” (così i cagliaritani chiamano confidenzialmente il loro santo), si misero in viaggio verso Nora, che dista da Cagliari una trentina di km.- Il voto, per essere assolto in toto, prevede che con l’arrivo del santo, a Nora venga celebrata una S. Messa in suo onore. Per la mancanza di mezzi di comunicazione non era stato possibile comunicare in anticipo al parroco della chiesetta di Nora l’arrivo del simulacro e il povero prete, considerati i tempi, non si aspettava questa visita.

 

Immagini d'epoca della Sagra di Sant'Efisio

 

Il gruppo in viaggio pensò diligentemente che era necessario avvisare il prete di questo improvvisato arrivo e decise di mandare una staffetta, scegliendo il più giovane dei componenti per farsi una corsa e portare la missiva.

Era quasi mezzogiorno quando questi trafelato dalla corsa arrivo a Nora e diede al parroco la notizia dell’arrivo del piccolo corteo con il simulacro di Sant’Efisio,

Il prete fu sorpreso per la cosa inaspettata ma non si perse d’animo, bisognava radunare i fedeli e mandò due ragazzini a suonare le campane il più a lungo possibile, senza fermarsi, era questione di minuti. La gente accorse in chiesa chiedendosi cosa stesse succedendo e assistette meravigliata all’arrivo del carro che portava il santo, tra un tripudio ed una commozione generale. In quella occasione fu celebrata la S. Messa con l’invocazione al Santo perché intercedesse per porre fine alla guerra spaventosa guerra in corso.

Anche in quel difficile anno il voto era stato assolto e la vita continua.

Scusate se mi sono dilungato ma sentivo di dover estendere questa notizia anche alla platea del nostro piccolo Bosco.

Grazie per la cortese attenzione e un saluto per tutte e tutti.

   

1° MAGGIO FESTA DEL LAVORO

                   

La Festa del Lavoro, o meglio, dei Lavoratori, vuole ricordare la dura battaglia combattuta per lungo tempo per arrivare al riconoscimento del lavoro come diritto/dovere delle prestazioni fisiche dell’essere umano finalizzato al bene della collettività distinguendolo dalla costrizione al lavoro imposta agli schiavi in tutti i tempi della storia.

     

   

Risalgono al 19° secolo le prime manifestazioni degli operai nelle fabbriche industriali degli Stati Uniti d’America che chiedevano la riduzione dell’orario di lavoro ad otto ore giornaliere.

Furono manifestazioni che portarono a scontri sanguinosi con numerose vittime tra i manifestanti e le forze dell’ordine chiamate per arginare le proteste degli scioperanti e reprimere gli assembramenti.

   

La prima legge che riconosceva l limite delle otto ore lavorative giornaliere fu approvata a Chicago nel 1866 ma entrò in vigore solo il 1° Maggio 1867 dopo una importante manifestazione alla quale parteciparono almeno diecimila persone.

Trascorsero molti anni e furono necessarie ancora tante manifestazioni operaie con la minaccia di scioperi ad oltranza, prima che anche gli altri stati del territtorio americano si adeguassero con il riconoscimento dei diritti sanciti da tale Legge.

 

 

Fu una grande conquista se si pensa che fino a tale periodo i lavoratori non avevano diritti e lavoravano anche fino a 16 ore al giorno, in pessime condizioni ed erano frequenti le morti sul posto di lavoro.

Le manifestazioni per ottenere il riconoscimento di tali diritti si estesero in tutte le parti del mondo.

     

La scelta del 1° Maggio fu riconosciuta e accettata da tutti proprio per il riferimento agli avvenimenti di Chicago.

In Francia Il riconoscimento della Festa dei Lavoratori avvenne in occasione del Congresso Internazionale di Parigi del 1889 mentre in Italia venne ratificata solo due anni dopo.

 

Dal 1924, durante il ventennio fascista, la festa dei lavoratori venne anticipata al 21 Aprile, riconosciuto giorno festivo come “Natale di Roma – Festa del Lavoro” facendo riferimento alla leggendaria data di fondazione di Roma, 21 Aprile del 753 a.C.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1947 venne riportata al 1° Maggio e riconosciuta come Festa Nazionale.

Dal 1955, infine, Papa Pio XII istituì nel giorno del 1° Maggio la solennità religiosa di San Giuseppe Artigiano, come modello e patrono del mondo del lavoro.

Buon 1° Maggio per tutti.

               

25 APRILE FESTA DELLA LIBERAZIONE

 

LIBER

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Una parola che significa autonomia, libero arbitrio della propria volontà, indipendenza, facoltà di poter fare le proprie scelte e tanto ancora, ma naturalmente la libertà di un individuo o di un popolo termina dove inizia la libertà dell’altro, popolo o individuo. Ecco quindi che libertà significa soprattutto reciproco rispetto ovvero non dovrebbero esserci soggezioni, schiavitù, servitù, oppressioni, imposizioni di uno nei confronti dell’altro ecc.

La LIBERTÀ

pur essendo un DIRITTO,

non è mai un REGALO.

La Storia ci ha insegnato che la Libertà è stata sempre conquistata con grandi sacrifici e perdita di vite umane e una volta guadagnata costa tanto anche difenderla.

Anha Maria de Jesus da Silva

a noi nota come Anita Garibaldi.

Donna simbolo che ha dedicato la sua vita alla lotta per la libertà.

Ragazzina di indole ribelle e anticonformista per eccellenza aveva reagito fin da piccola alle insidie e difficoltà che le si erano presentate in un ambiente ostile e aveva imparato a difendersi senza indugio fin dalle prime occasioni.

Aveva incontrato Giuseppe Garibaldi, altro ribelle per eccellenza e si era unita a lui proprio per proseguire nelle lotte per la conquista della libertà.

Il resto della storia la conosciamo ma questa premessa vale per arrivare alla nostra Festa della liberazione.

 

LA FESTA DELLA LIBERAZIONE

ufficializzata con la legge 260 del 27 maggio 1949, è un patrimonio di tutti gli italiani che vogliono ricordare la data del 25 Aprile 1945, giorno nel quale furono liberate le città di Milano e Torino dall’occupazione nazista e dal regime fascista della Repubblica di Salò.

   

Eravamo in piena resistenza dopo la Seconda Guerra Mondiale e con l’istituzione di questa ricorrenza si sono voluti ricordare i meriti delle organizzazioni partigiane che con la costante opera di resistenza, affiancando le Forze Alleate, hanno contribuito alla liberazione dell’Italia.

Anche questa storia la conosciamo e non mi pare proprio il caso di riportarla. Penso basti ricordare l’alto contributo delle perdite umane: 35.828 partigiani caduti, 21.168 partigiani mutilati e invalidi, 9.980 civili uccisi per rappresaglia sul solo territorio nazionale.

     

A queste perdite si aggiungono altri 32.000 resistenti, caduti all’estero, tra Dodecaneso, Grecia compresa Cefalonia, Albania, Montenegro, Jugoslavia e Francia; 16.176 militari morti nei campi di concentramento tedeschi, 40.082 uccisi fra deportati politici ed ebrei e 10.000 soldati caduti a fianco degli Alleati.

       

Oggi stiamo combattendo un’altra grande battaglia, quella contro la pandemia del Covid-19 che ha mietuto già oltre tre milioni di vittime nel mondo (oltre 119mila in Italia) ed ha cambiato radicalmente il nostro tradizionale modo di vivere. Ci auguriamo che anche queste costrizioni presto finiscano e possiamo riguadagnare la nostra sperata ed agognata Libertà.

 

         

COSTUMI DI SARDEGNA seconda parte

             

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I COSTUMI MASCHILI

 

DELLA SARDEGNA

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I costumi maschili, in tutta la Sardegna, hanno in comune molti particolari, il taglio degli abiti, come il tessuto sono molto semplici, in tela di cotone o di lino, nella quasi totalità dei casi.

Le camicie sono quasi sempre di colore bianco, le varianti possono essere di colore beige o azzurro tenue, di stoffa grossolana per i giorni feriali, o di lino pettinato per le giornate di festa, molto corte con maniche ampie per non limitare i movimenti, aperte davanti senza alcun ricamo, molto arricciate alla base del collo, con il colletto solitamente decorato o ricamato.

Nella zona del Campidano il colletto delle camicia ha una variazione, non è più solo una striscia ricamata, diviene un vero e proprio colletto con le punte inamidate. Sopra la camicia viene messo il corpetto, sempre aderente che raggiunge la vita, chiuso davanti a doppio petto, su cui parti che si sovrappongono vengono cuciti dei bottoni d’argento.

     

Per la parte anteriore, vengono utilizzate stoffe pregiate, la parte posteriore, viene coperta dal Giubbetto. E in realtà l’antenato dell’attuale panciotto, che lo differenzia dal gilè., Il Giubbetto è fatto totalmente di stoffa pregiata, con intarsi o ricami di elevata fattura, le maniche si differenziano da zona a zona, possono essere aderenti, ampie, o squartate.

I pantaloni “bragas”, ampi e solitamente bianchi partono dalla cintura e scendono larghi fino al ginocchio dove vengono coperti dalle “cartzass o crazzas” che coprono il resto della gamba comprese le scarpe. In alcuni costumi si trova un gonnellino chiamato “ragas” parte dalla cintura è ampio ed arricciato e si allarga sui fianchi, ricopre i pantaloni, è per lo più di colore nero ma può esserci una variante rossa utilizzata in alcune zone.

Il tutto viene completato dal Cappotto in orbace nero, secondo il ceto e il mestiere: la giacca col cappuccio (cappottinu), il cappotto lungo con lo spacco posteriore (gabbanu, cabanu, cabanella), il mantello (saccu de coberri). Tra i pastori è molto diffusa la mastrucca, una giacca senza maniche di pelle di pecora o di agnello, di lunghezza variabile. È raro, il collettu, un soprabito senza maniche di pelle conciata che arriva alle ginocchia, aperto sul davanti e stretto in vita da una cinta di cuoio.

       

OMAGGIO ALLE DONNE

     

LE VERE DONNE

(Destinato ai maschietti)

 

                                               

Una cartolina che vuole essere un omaggio a tutte le Donne, tutte, senza alcuna eccezione...

Chiudo con alcune composizioni floreali, ognuna è libera di fare la propria scelta ma anche i Signori uomini possono selezionare un omaggio per la propria amata.

 

Buon fine settimana

                           

             

LA COPPIA MODERNA di Lorenzo.rm

 

LA COPPIA MODERNA

 

Una coppia

Conosco una coppia: un uomo e una donna che vivono insieme da anni.

E sembran felici. Domando ogni tanto perché non si sposano. C’è tempo, rispondono e poi c’è la crisi.

   

 

E i figli?

Tentennano un poco ma alfine ribattono che oggi è da matti pensare ai bambini. E’ fosco il futuro, non c’è una certezza, un programma di vita, una solida base su cui costruire.

Mi vien da osservare che è vero, esistono impacci, problemi nel mondo. La fame, la guerra, le lotte per tutto, anche per niente. E anche sul piano dell’anima certezze ridotte.

Le idee non son solide, traballano assai. Tutti discutono su questo e su quello. Ma è poi proprio vero che occorre la coppia?

   

La coppia che s’ama e programma qualcosa, che vive in comune sperando che insieme si possa operare e insieme invecchiare. Da tempo s’è persa l’unione fra i sessi, femmina e maschio, unione divina.

   

Passata è di moda.

Famiglia allargata. Coppia omosex. C’è posto per tutto.

Sarebbe più bello seguir la natura e avere coraggio.

Formare famiglie, famiglie con bimbi, rivolte al futuro.

     

Torniamo alla coppia che ho conosciuto.

Ragazza, ragazzo con vite diverse, passioni diverse,  programmi diversi, ma sempre decisi a vivere insieme, fin quando la dura.

E poi che succede?

   

La consolideranno l’unione che esiste o più facilmente vedranno la fine? Cosa, mi dicono, successa in passato.

Non so cosa dire. Son dispiaciuto. Non sono d’accordo. Ma non manifesto.

Li sento però piuttosto lontani.

Passano gli anni e loro, in partenza, rimangono al palo e non vedon traguardi.

 

           

NOSTALGIE DI PRIMAVERA. NOSTALGIE D’AMORE

 

   

NOSTALGIE DI PRIMAVERA

 

NOSTALGIE D'AMORE

 

Viviamo la seconda Primavera diversa, condizionata dalle restrizioni sanitarie e sociali imposte per difenderci dalla diffusione della pandemia Covid-19 e delle sue varianti che pare arrivino apposta per crearci maggiori difficoltà.

Noi cerchiamo di difenderci e confidiamo che si completi presto la campagna dei vaccini per riuscire a venirne fuori, però ci manca la libertà delle nostre belle Primavere di una volta.

Vediamo se riesco in qualche modo a ricordare qualcosa.

   

PRIMAVERA

 

Dolce Primavera

 

puntuale sei tornata

 

rigogliosa,

 

fiorente di gemme,

 

turgidi boccioli,

 

variopinti colori.

     

Ali svolazzanti

 

in cinguettii d’amore,

 

api rapaci di nettare

 

cercano un fiore,

 

farfalle in volo nuziale,

 

lucertole distese

 

al tepore del sole,

 

 

coppie in attesa

 

di palpiti d’amore,

 

inconsce pulsazioni,

 

fusione di cellule,

 

gocce di fulgida rugiada,

 

che perpetuano la vita.

 

 

 

 

Bambini a rincorrer bambine

 

su un prato fiorito.

 

Leggiadre fanciulle

 

si affacciano alla vita

 

occhi vibranti di luce,

   

 

 

sguardi profondi

 

nel desio di un bacio

 

anelato nei sogni

 

e ancor non trovato,

 

il tempo è maturo,

 

 

 

se non oggi, domani

 

si sente, è nell’aria,

 

mina vagante,

 

scintille infuocate

 

di sentimento,

 

tormenti e passione.

           

 

   

La Primavera è tornata

 

Dove sei primo amore?

 

Ricordo ancora quel bacio

       

casto, incerto, tremante,

   

timido, tenero, intenso.

     

 

 

Contatto di labbra,

   

morbide, calde,

 

vellutate d’ambrosia.

   

 

   

Un istante infinito

 

rimasto indelebile

 

nella mente e nel cuore.

 

 

 

La Primavera è tornata,

 

dove sei tu, amore,

 

dolce illusione

 

di eterna gioventù.

     

       

BUONA PASQUA

   

 

 

 

     

 

           

La Paqua è una festa mobile compresa sempre tra il 22 marzo e il 25 aprile. Questo per effetto di quanto stabilito nel IV secolo dal Concilio di Nicea I che prevede la data della Pasqua nella domenica successiva al primo plenilunio dopo l’equinozio di Primavera convenzionalmente previsto dalla Chiesa il 21 marzo anche se l’equinozio astronomico oscilla tra il 20 e il 21 marzo.

   

Per esempio, se il 21 marzo è giorno di luna piena e cade di sabato, sarà Pasqua il giorno dopo (22 marzo); se invece il 21 marzo è domenica, il giorno di Pasqua sarà la domenica successiva (28 marzo).

Se il plenilunio cade il 20 marzo e se questo giorno è domenica, occorrerà attendere il successivo plenilunio che si verificherà il 18 aprile e se questo giorno è una domenica occorrerà aspettare la domenica successiva, cioè il 25 aprile per festeggiare la Pasqua.

La cultura popolare usa chiamare Pasqua bassa quella compresa tra le date dal 22 marzo al 2 aprile, media dal 3 al 13 aprile e alta dal 14 al 25 aprile.

Quest’anno abbiamo una Pasqua media.

Ecco le date della Pasqua nei prossi anni,

dal 2022 al 2030

  

2022    17 Aprile        2023    09 Aprile       2024    31 Marzo

2025    20 Aprile        2026    05 Aprile        2027    28 Marzo

2028    16 Aprile        2029    1° Aprile        2030    21 Aprile

 

 

 

 

La tradizione della Chiesa cattolica vuole che la data della Pasqua sia annunciata ai fedeli dal sacerdote celebrante durante i riti della festività dell’Epifania, il 6 gennaio.

Contrariamente alla Pasqua ebraica che celebra la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù dall’Egitto grazie a Mosè e riunisce due riti particolari: l’immolazione dell’agnello e il pane azzimo, la Pasqua cristiana ha acquistato un nuovo significato in quanto rappresenta la resurrezione del Cristo.

 Pieter Paul Rubens:  La Resurrezione di Cristo

Il passaggio da morte a vita, la resurrezione di Gesù Cristo, appunto, simboleggia anche il passaggio a vita nuova per i cristiani.

La Pasqua è festa di Primavera e anche la Primavera è festa di rinascita, di rinnovo della vita non solo nell’animo umano ma anche della Natura.

   

Nascono nuovi germogli, fioriscono per primi peschi e mandorli ed a seguire tutte le piante da frutto ed altre, si rinnovano arbusti ed erbe per dare sviluppo a nuova vita.

I nostri cuori sentono la Primavera, palpitano, nascono nuovi amori tra i giovani ma non solo. Anche un cuore che ha tanti battiti nel suo passato può rinnovarsi con nuovi ardori, nuove speranze, nuovi impulsi e nuove emozioni d'amore, perché no?

Esplode il colore della Primavera

 

Anche nuovi innamoramenti danno brio e forza alla vita, carissimi diversamente giovani di terza età.

Care Amiche e Amici, non arrendetevi… l’amore è sempre stato germoglio di nuova vita.

 

e Buona Primavera d’amore per tutti.

 

 

   

JANAS DEA ISPIRATRICE di Paolo Zuddas

Buongiorno Bosco incantato

   

JANAS

DEA ISPIRATRICE

   

Dea Ispiratrice!

Dai tuoi veli purpurei

emani suoni e canti.

   

Balli leggera come l’aria,

magicamente sospesa,

raggiungi candide argentee

nuvole diamantate

dai riflessi dell’arcobaleno.

 

T’accompagna l’arpa,

inseparabile amica

del fantastico pentagramma.

 

 

Le tue delicate sicure mani

sfiorano le vive corde

e diffondi soavi note,

 

Sale il fremito

alle rosee labbra

come ali di farfalla

fan vibrare

il corpo e l’anima.

   

Dea, dal velato pudico seno

che solca il petto

del divino amato,

entrambi complici

confusi in un fluido

delicato, meraviglioso

interminabile…

avvolgente abbraccio.

 

 Paolo Zuddas

   

   

LA LEGGENDA DELLA NEVE di Gabriella.bz

   

La Leggenda della Nascita della Neve

 

C’era una volte una montagna, altissima che si stagliava nel cielo affondando la sua cima nelle bianche nuvole.

Ai piedi della montagna pascolavano tante candide pecorelle, ma era d’inverno e l’erba era diventata secca e insipida. Le pecorelle avevano fame ma non trovavano più nulla da mangiare.

Una di loro, la più furbetta, guardò la montagna e pensò che forse lassù sulle alte cime, nascosti dalle candide nuvole, ci fossero tanti pascoli di erba verde e succulenta. E decise di salire su per le rocce per arrivare fino alle nuvole.

Le altre pecorelle le andarono dietro, animate dalla speranza. Salirono per giorni e giorni, senza fermarsi mai incuranti della fame che attanagliava il loro stomaco e della sete che rendeva asciutta la loro bocca.

   

Finalmente raggiunsero le nuvole e le leccarono per placare l’arsura. Rinfrancate dalle goccioline d’acqua andarono ancora avanti con la speranza di trovare verdi prati d’erba.

E cammina, cammina ad un tratto videro campi sterminati con tante erbe aromatiche e gustose. Affamate si gettarono su di esse e le brucarono con ingordigia.

Mentre mangiavano arrivarono i folletti delle montagne, dispettosi e astuti. I folletti si avvicinarono alle pecore e strapparono dal loro mantello tanti riccioli di candida lana per lanciarli in alto, nel cielo. Si divertivano un mondo a vederli cadere volteggiando nell’aria, lievi e leggeri.

   

I riccioli di lana attraversarono le nuvole e si coprirono di goccioline d’acqua che brillavano come tante gemme. Ma le goccioline d’acqua appesantirono i fiocchi di lana che caddero ancora più giù fino ad arrivare alla terra. Cadendo volteggiavano lievi e bianchi e si adagiavano sui prati brulli ricoprendoli di un manto bianco e lucente. Si poggiavano sui tetti delle case, sui rami degli alberi e sui cespugli.

 

Tutto il mondo venne avvolto dal bianco silenzio, era nata la neve.

Ora speramoche arrivi presto la vera Primavera.

Un saluto a tutti voi amici    

 

 

 

     

ORA LEGALE 2021

   

ORA LEGALE 2021

   

Domani, ultima Domenica del mese di Marzo entra in vigore

l’ORA LEGALE.

Alle ore 2,00 di Domenica 28 Marzo le lancette degli orologi vanno portate avanti di un’ora, quindi abbiamo l’ora legale che dovrebbe restare in vigore fino all’ultima Domenica di Ottobre.

 

Ho detto dovrebbe perché in effetti non sappiamo ancora cosa potrà succedere nei prossimi mesi.

Da quattro anni alla Comunità Europea stanno pensando di evitarci questi cambiamenti a Marzo e Ottobre che scombussolano il nostro sensibile metabolismo che risente di queste alternanze periodiche ma non tutti i paesi la pensano allo stesso modo per cui al Parlamento continuano a discutere e ancora non si sono messi d’accordo. 

Per salvaguardare la nostra salute abbiamo bisogno di mantenere costanti le fasi giornaliere del nostro metabolismo, siamo abitudinari: ci alziamo tutti i giorni alla stessa ora, prendiamo il nostro primo caffè quotidiano e programmiamo la giornata.

   

Facciamo la spesa e prepariamo il pranzo, ci mettiamo a tavola,

facciamo un pisolino, magari solo distesi in poltrona, ci concediamo una chattata al computer con gli amici di sempre, guardiamo un film in TV, ci concediamo la rilassane lettura di un libro o una partitella a carte con i familiari in casa.

 

Poi pensiamo alla cena e infine ritorniamo a letto per una bella dormita ristoratrice augurandoci pure di fare un bel sogno sereno.

Se abbiamo una piccola area verde o una veranda dedicata ai fiori, possiamo concederci il diversivo di un po’ di giardinaggio ma mi sa che in questo periodo di pandemia Covid-19, finisce tutto qui.

 

Fino al 2019 potevamo organizzarci una piacevole serata con amiche ed amici, una passeggiata al parco, un giro per i negozi, la visione di un film al cinema oppure ci fermavamo in un locale per una pizza in compagnia.

Ma ora con l’Italia a colori rosso e arancione, niente di tutto questo.

 

I cambiamenti scombussolano le nostre abitudini e ogni volta dobbiamo riabituarci e abbiamo sempre bisogno di qualche settimana per adattare i ritmi del nosro orgnismo al nuovo orario.

 

 

Ora il Parlamento Europea sta pensando di evitarci questi cambiamenti ma non sappiamo ancora se decideranno di mantenere costante

l’ORA SOLARE

oppure quella LEGALE.

Forse riusciremo a saperlo entro il prossimo mese di Ottobre, pandemia Covid e programma vaccini permettendo, intanto, bontà loro, questa notte dormiremo

un’ORA in MENO.

       

COSTUMI DI SARDEGNA

       

I

COSTUMI DELLA SARDEGNA

 

I costumi tradizionali, sono oggi, gli elementi tipici del folklore sardo. Questi abiti raccontano la storia dell’isola, della cultura locale influenzata senza ombra di dubbio, dai popoli invasori nei secoli antichi. La varietà dei costumi, la ricchezza di ornamenti e la bellezza, sono i pregi che li contraddistinguono, ogni comunità ha il suo abito tradizionale, diverso da tutti gli altri, rimane il modello di base, unico e comune a tutta la regione.

 

CENNI STORICI

     

Dopo la dominazione spagnola, durata quasi tre secoli, nel 1800 la Sardegna venne riscoperta da illustri viaggiatori, che rimasero stupiti per i bellissimi panorami, le stupende meraviglie naturali, i nuraghi monumentali, e affascinati dalle principesse barbare.

 

Galtellì autentico fascino sardo

     

e meraviglioso costume di Dorgali

-  

Le definivano le “principesse barbare” perché sebbene i loro abiti, non avessero un tessuto di primissima qualità, erano però tagliati, cuciti, adornati e ricamati con studiata eleganza.

Si pensa che inizialmente l’abito sardo femminile, fosse un unico pezzo, poi con il passare del tempo le tecniche di taglio e cucito i miglioramenti furono tali da portare ad avere una netta divisione, una camicia e una gonna lunga.

 

Il costume tradizionale femminile è splendido, ricco colorato e vario.

Il copricapo è stato uno degli ultimi elementi ad essere stato modificato.

In alcuni paesi il fazzoletto è raccolto sulla testa, mentre in altri diventa quasi una mantella, forse un po’ scomoda, ma decorata in modo ricco e particolarmente preciso, oppure fazzoletti piegati a triangolo, cuffie, scialli colorati, ricamati. Anche il modo di sistemarli, sul capo è diverso da zona a zona.

 

 

 

In altri paesi ancora, il fazzoletto e la gonna sono diventati un pezzo unico. Le diverse differenze però avevano e hanno un risultato comune, eleganza e bellezza.

.

 

Costume di Sennori

 

La parte alta del busto è coperto dalla camicia (Camisa, Camija) di colore bianco, di lino o di cotone, ampia, ornata di pizzi o ricami soprattutto nella parte alta e nelle maniche, lo scollo è di diverse dimensioni spesso è arricchito da pizzo da bottoni d’argento o d’oro, il tutto viene ulteriormente arricchito dal corpetto (su currittu), chiamato anche (palas, imbustu, cossu)

Costume di Laconi

ricamato o colorato, viene spesso sostituito soprattutto nel nord della Sardegna da un busto, o da un vero e proprio gilet, con diversi tipi di spalline, o da semplici strisce di stoffa, che fasciano il corpo sotto il seno, sostenute da spalline fini. Completa l’abito il giubbetto (tzippone, corittu), sempre cucito in stoffa pregiata, ha una lunghezza che può variare, così come è varia la forma delle maniche.

Costume di Aritzo

 

La gonna (sa gunnedda), viene chiamata anche (tunica, fardetta, munnedda, saucciu), è lunga e generalmente ampia, in orbace o in altri tessuti, spesso ornata sul bordo da nastri colorati e dorati. É spesso coperta dal grembiule (franda, pannellu, antalena, farda), il quale viene realizzato con tessuti pregiati, come seta e orbace, per le cerimonie, per tutti gli altri casi con tessuti di uso comune. Le calze sono realizzate con filo di cotone bianco, variopinto o scuro in relazione all'età, alle zone, e all'occasione, sono indossate sia con scarpette, sia con stivaletti e scarponi chiodati.

SASSARI - Cavalcata sarda. sfilata in costume

   

Tutti i vestiti hanno colori e ricami, tanto da essere considerate le bandiere del paese. Consentivano di distinguere in modo immediato a quale comunità si appartenesse. Lo scopo era riconoscere le proprie ragazze, per consentire o proibire i corteggiamenti, come in ogni luogo del mondo esistono rivalità anche tra paesi che hanno una distanza tra loro di una decina di metri.

 

Gruppo con il costume di Ollolai 

Per ogni ciclo della vita di queste donne, a seconda dello stato civile, vi era un modello di abito da utilizzare, l’abito della nubile, l’abito della sposa, l’abito della vedova.

Per le corporazioni rappresentative della città, si utilizzavano gli abiti per distinguere i giorni della settimana da quelli di festa. Gli abiti quotidiani, erano diversi da quelli utilizzati nelle cerimonie, infatti proprio in virtù di queste celebrazioni gli abiti da cerimonia erano ricchi di ricami e di decorazioni colorate.

 

In primo piano Costumi di Cagliari alla sfilata di S.Efisio

   

Questi abiti, ottennero grande risonanza durante il regno dei Savoia, diverse nobildonne della casata erano solite utilizzare questi costumi tradizionali durante le visite.

Tutto questo, permise di migliorare ancor di più le tecniche di cucito, non tanto per riverenza ai reali, quanto per dimostrare la propria maestria, e l’appartenenza alla propria tradizione.

 

 

Ragazze in costme alla Cavalcata Sarda di Sassari

Gli abiti del costume femminile, si ereditano tra donne della propria famiglia, ancora oggi è un bene che si trasmette con l’eredità. Da sempre considerato un gioiello sia per la realizzazione lunga, sia perché le stoffe usate erano preziose e costose, avevano ed hanno di fatto il valore di un gioiello.

           

LA FESTA DEL PAPÀ

           

PER TUTTI I PAPÀ DEL MONDO

E I PAPÀ DI

Auguri Papà / Auguri Babbo

Due parole che possono allargare il cuore di un papà e riempirlo di gioia.

Una vita frenetica oggi allontana padri e figli dalla unione intima della famiglia.

   

Ai tempi delle elementari, ricordo, si metteva, a tavola, sotto il piatto del papà, la letterina di auguri fatta scrivere a scuola dalla maestra, e si attendeva con ansia il momento che la scoprisse e la leggesse, commovendosi e stringendo a se i propri figli, regalando a ciascuno il suo bacio di padre affettuoso.

 

 

Oggi, se va bene, ti arriva una telefonata o peggio, una mail o un freddo sms. Nei casi dei figli ancora piccoli, una cravatta, una camicia, regali acquistati dai bambini insieme alla mamma.

Dai figli un po’ più grandi si riceve il flacone di dopobarba o la solita bottiglia di vino o del liquore preferito.

Qualche volta si risolve con un invito per una pizzata e nel migliore dei casi in un pranzo tutti insieme, non importa se a casa o al ristorante ma sempre con un piccolo rimpianto per i tempi andati.

 

I padri invecchiano, diventano ingombranti e, a volte, non si sa dove sistemarli.

La vita scorre veloce, i giovani corrono per tenere il ritmo e i vecchi restano spesso soli. La festa del papà è un’occasione per ritrovarsi e ricordarsi di loro.

La ricorrenza della Festa del Papà non è uniforme in tutto il mondo. Negli Stati Uniti, dove pare sia avvenuta la ufficializzazione della ricorrenza già nel primo decennio del 1900, la festa è stabilita nella terza domenica del mese di giugno. A tale data si è uniformata la maggior parte dei paesi dell’America Latina (Argentina, Colombia, Messico, Panama, Paraguay, Perù, Venezuela), alcuni paesi dell’Africa, dell’Asia nonché dell’Europa (Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Paesi Bassi, Svizzera, Regno Unito).

Austria e Belgio anticipano alla seconda domenica di giugno mentre Finlandia, Estonia, Norvegia, Svezia e Islanda rimandano alla seconda domenica di novembre.

   

Altri paesi, nelle varie parti del mondo, festeggiano in date ancora diverse. Ci sono infine Paesi, come per esempio in Russia, dove la festa ha un ruolo nazionale perché associata ai padri della Patria o, meglio, difensori della Patria.

In Italia, Spagna, Portogallo e altri Paesi di tradizione cattolica la Festa del papà si festeggia il 19 marzo, in concomitanza con la festa di

San Giuseppe.

 

Quale migliore abbinamento? San Giuseppe, modello esemplare della Sacra Famiglia, sposo devoto di Maria, padre putativo di Gesù, considerato, inoltre, nella tradizione popolare di molte regioni, protettore degli orfani, delle giovani nubili e dei più sfortunati.

 

Nel giorno del 19 marzo, auguri a tutti i papà e, naturalmente, Buon Onomastico a tutti i Giuseppe, Giuseppine e nomi derivati.

   

     

VOLONTARIATO C.R.I. di Gabriella.bz

       

VOLONTARIATO NELLA CROCE ROSSA ITALIANA

 

INTERVISTA AD UN VOLONTARIO

Incuriosita dal movimento di tanti ragazzi che vedevo circolare svelti per la città con pacchi e pacchetti vari, mi sono improvvisata giornalista, ne ho fermato uno e ho fatto l’intervista.

Mi dice che è un volontario che svolge dei servizi per conto della

Croce Rossa Italiana.

   

Qualcosa sapevo ma ho scoperto tante altre cose nuove che non conoscevo e ne ho voluto fare un post per portarle alla conoscenza delle care Amiche e Amici del Bosco.

Ecco l’esito dell’intervista di questo ragazzo che, però, mi ha pregato di non svelare il nome e io rispetto la sua volontà di privacy.

 

 

DICHIARAZIONI DI UN RAGAZZO

VOLONTARIO DELLA C.R.I.

La CRI è presente in tutta Italia con vari servizi di soccorso, in acqua, in elicottero, e su strada con ambulanza, il 118 trasporto infermi, protezione civile, aiuto psicologico e altro ancora.

 

Immagine 1 - foto di simulaziome

 

 

Non ho ancora la maggiore età ma presto servizio di volontario da quasi tre anni. Ho già vissuto molte esperienze che resteranno per me indimenticabili.

In questo periodo ho avuto modo di conoscere molte persone e molti giovani in sede dove ci sentiamo tutti amici perché è facile diventare amici quando si collabora per prestare aiuto al prossimo.

 

Immagine 2 - foto di simulaziome

 

 

Quando parlo con le persone al di fuori dell’ambiente C.R.I. e dico che sono un volontario mi chiedono:

 “Perché lo fai?” “Ti pagano?”

Io rispondo sì mi pagano e nemmeno poco, con un sorriso, con un "grazie" e prima del virus anche con un abbraccio. Ho la consapevolezza di aver dato qualcosa di prezioso a qualcuno in difficoltà e questo per me, ha un valore inestimabile. I lavori sono tanti e in questo anno di pandemia si sono moltiplicati, anche se semplici, tipo portare i cani a passeggiare per le persone che non possono uscire; consegnare la spesa sia di farmaci che alimenti, soprattutto alle persone anziane vincolate nella loro abitazione.

Immagine 3 -  foto di simulaziome

 

Tra breve diventerò maggiorenne e sento anche un po’ di impazienza perché allora potrò frequentare i corsi di formazione e specializzazione e ampliare le attività,

Questi corsi sono propedeutici per diventare soccorritore con il relativo tirocinio sull’ambulanza. Dopo le relative abilitazioni i volontari possono prestare la loro opera nei centri sportivi, ovunque ci siano situazioni di emergenza, andare nei centri di accoglienza, nelle case di riposo, nell’aiuto alle persone più vulnerabili e in difficoltà motorie.

In periodi di criticità come questo della pandemia che stiamo vivendo, potrò aiutare il medico o l’infermiere ad eseguire i tamponi, misurare la temperatura corporea, e in determinati casi essere d’aiuto agli stessi medici. Al momento mi sto preparando per partecipare ai corsi d’ambulanza. Il tutto con lo spirito mirato a poter aiutare il mio prossimo in qualità di facente parte della Grande Organizzazione della C.R.I.

La C.R.I. Croce Rossa Italiana è la più grande associazione del mondo di volontariato.

   

È stata fondata il 24 agosto 1864 da Henry Dunant ed è basato sui 7 principi della Croce Rossa che sono:

Umanità,

Imparzialità,

Neutralità,

Indipendenza,

Volontariato,

Unità,

Universalità.

Ecco come ho scoperto un ragazzo di grandi qualità, non anonimo per me.

Spero che siano notizie interessanti anche per voi Amiche ed Amici del Bosco, un saluto per tutti.

 

 

   

ARIA DI PRIMAVERA

 

ARIA DI PRIMAVERA

 

Nel mio giardino rami spogli

pieni di gemme turgide

pronte ad aprire i loro petali,

attendono il tepor di primavera

per mettere a nudo i colori

e la fragranza della natura che rinasce,

nella rosea speranza di un amore.

 

Ma dov’è l’amore?

Quello vero!

Cercato, agognato e mai trovato.

Ma tu dove sei ?

Ti cerco e non ti trovo,

perché ti nascondi

quali sono le paure

che ti tengono celata?

Perché fuggi ?

mostra il tuo bel viso,

il tuo sorriso,

la tua freschezza

di donna in fiore.

   

Apri gli occhi!

Puoi trovare:

uno sguardo innamorato,

rivolto al tuo infinito bene,

due braccia pronte a cingerti,

e una bocca anelante di baciarti

nella cornice di un giardino

rigoglioso e fiorito,

per non lasciarti mai più,

Amore.

       

         

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

   

  O  G  G  I

             

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8 MARZO

 

GIORNATA INTERNAZIONALE

 

DELLA DONNA

 

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Anche quest’anno vogliamo rinnovare la ricorrenza dell’8 Marzo, non tanto e non solo come giornata della

FESTA DELLA DONNA

 

ma principalmente per ricordare le motivazioni che hanno portato alla istituzione di tale data come Giornata Internazionale della Donna.

Infatti la data dell’8 Marzo è stata scelta per non dimenticare i tragici eventi avvenuti all’inizio del marzo 1908 in una industria tessile di New York, quando un consistente gruppo di operaie organizzò una manifestazione di sciopero come forma di protesta contro le inumane condizioni di lavoro nelle quali si trovavano a lavorare.

 

Lo sciopero proseguì per diversi giorni ma fu proprio l’8 Marzo che la proprietà dell’azienda bloccò le uscite della fabbrica, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa. Un incendio ferì mortalmente 129 operaie, tra cui anche delle italiane, donne che cercavano semplicemente di migliorare la propria qualità del lavoro.

L’8 marzo è quindi il ricordo di quella triste giornata anche se poi è stata presa pure come simbolo contro la violenza sulle donne e come punto di riferimento per le rivendicazioni dei diritti umani delle Donne e della parità di genere. Alcune conquiste da parte delle Donne sono state raggiunte ma c’è ancora tanto da combattere e la strada è lunga ma non bisogna perdersi d’animo.

 

In Italia il riconoscimento di tale ricorrenza ha avuto una evoluzione della storia che risale al 1946 quando l’Onorevole Luigi Longo parlamentare della neo Repubblica Italiana, per la ricorrenza dell’8 marzo, aveva pensato di regalare delle violette alle compagne di partito. Furono Teresita Mattei e Rita Montagnana a suggerire un fiore più povero e più diffuso, appunto la mimosa, che fiorisce nei primi giorni di marzo.

     

DA PARTE DI SABRINA

 

(Scoiattolina)

 

 

 

PER LA FESTA DELLA DONNA !!

 

 

UNA FESTA DEDICATA

 

A QUELLE DONNE

CHE LOTTARONO

 

PER I LORO DIRITTI

   

     

Oggi 8 marzo è la giornata internazionale della donna, o più semplicemente la festa della donna. Noi vogliamo ricordare tutte le donne con una poesia e augurare a tutte le amiche del Bosco e di Eldy una serena festa.

SORRISO DI DONNA

Sorridi donna,

sorridi sempre alla vita

anche se lei non ti sorride.

 

Sorridi agli amori finiti

sorridi ai tuoi dolori

sorridi comunque.

 

Il tuo sorriso sarà:

luce per il tuo cammino

faro per naviganti sperduti.

 

Il tuo sorriso sarà:

un bacio di mamma

un battito d'ali

un raggio di sole per tutti.

 

[Alda Merini]

STORIA DI UNA ROSA D’INVERNO

   

UNA ROSA D’INVERNO

Era Gennaio!

Tra rametti spinosi,

su un fragile stelo,

è comparso un bocciolo,

timido, rannicchiato, intirizzito,

esposto al vento e al gelo.

Sorpreso, dico spontaneo:

“Che fai… non è la tua stagione,

le rose fioriscono a maggio”

Tu umilmente mi guardi e taci,

quasi a scusarti per essere nata.

Nel piccolo globo verde

s’apre uno spiraglio di colore

appare lo spicchio di un petalo

quasi a mostrare il coraggio

di voler sbocciare

nell’ostile stagione dei ghiacci.

Va bene, dico,

con un po’ d’aiuto ce la fai.

Ti sei affacciata al mondo,

piccola orfanella solitaria,

mi prendo cura di te, bambina.

 

Per giorni, la sera ti coprivo

per ripararti dal freddo della notte,

la mattina ti ridavo la luce

sperando che un raggio di sole

scaldasse l tuo piccolo cuore.

Sei cresciuta,

ai primi tepori del giorno

ti sei aperta,

hai mostrato i tuoi petali

in tutta la loro bellezza

e inebriante fragranza.

Sei apparsa meravigliosa

malgrado tutto ti fosse contro.

 

T’ho ammirata, accarezzata,

In silente segreto t’ho amata,

come fosse il primo amore,

mia fantastica rosa d’Inverno.

Lo sai, il tempo è l’eterno nemico,

i giorni trascorrono veloci

anche per te arriva il declino.

 

I petali si staccano

e finiscono per terra

alla mercè dall’impietoso vento

che tutto travolge e trascina.

 

Mia piccola rosa,

non ci sei più,

la tua bellezza è sfiorita,

il tuo stelo s’è piegato

sotto il peso dei ricordi

della fredda brina crudele.

 

Ma è stato un buon inizio,

hai dato un esempio da seguire,

con l’arrivo della Primavera

nei rametti intorno

rinascerà la vita

sbocceranno le tue sorelle

a rinnovare ancora

la bellezza della rosa

Piccola rosa d’Inverno,

in questa stagione fredda e buia,

sei arrivata tu, mio primo fiore

per te sono stato giardiniere.

con i tuoi caldi colori

hai dato luce e calore

ai miei giorni tristi e solitari.

Grazie all’Amore, grazie alla vita.

     

UN ABBRACCIO STRITOLOSO di Lorenzo.rm

                   

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UN ABBRACCIO STRITOLOSO

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Un abbraccio stritoloso

Finalmente l’ho ricevuto,

anche se solo in web,

di Franci l’abbraccio stritoloso.

L’ho apprezzato, gustato,

sentito nel mio intimo profondo, analizzato.

In che diverso dai soliti, l’abbraccio?

E in che simile ad altri ricevuti?

Intanto, diciamo, un abbraccio

dolce,

deciso,

essenziale,

e non poteva essere diverso data l’autrice.

Non mellifluo,

con la mano carezzevole sulla schiena.

franco,

forte,

snello.

Affettuoso, anche, ma non oltre il limite fraterno.

   

Allora, che dire del rapporto con altri abbracci, altre volte e altrove ricevuti? L’abbraccio di un amico, di un amore, di un fratello, di una figlia?

Per prima cosa il tempo della stretta, per seconda l’intensità, Per terza, la sua forza morale. Ebbene, è certamente unico lo “stritoloso” di Franci.

 

Ma esso ha anche molto di quegli abbracci, qualcosa che somiglia. Un unico e un diverso, un generale e un particolare. A me è piaciuto, dico, ma in fondo non so descriverne il perché.

E’ sempre, mi direte, un abbraccio di web. Ma, se fosse reale, anch’esso lo apprezzerei, magica amica Franci.

Sì, sì, ti abbraccio anch’io,

stritolosa, dolciosa, sorridosa,

e sta’ sicura che quell’abbraccio, no,

non lo scorderò, amica, intendi?

Non lo scorderò.

 

 

 

LA SCELTA DELL’ARBITRAGGIO di Lucio Santangelo

     

LA SCELTA DELL’ARBITRAGGIO

   

Scopo di questa breve esposizione è solo quello di spiegare alla gente cosa possa indurre un ragazzo a decidere di calcare i campi di calcio con addosso la “scomoda” divisa da arbitro anziché quella “scintillante” da calciatore.

 

 

In effetti il mestiere dell’arbitro è difficile però è anche un modo per stare in mezzo al campo da protagonista (senza esagerare con il protagonismo) se non si è viceversa bravi a giocare a pallone ma, soprattutto, è uno strumento particolarmente efficace per crescere caratterialmente, per migliorare la personalità, della serie “o si sopravvive in mezzo a una gabbia di matti e si diventa forti, leaders… o si va a casa”.

Questa crescita servirà ai giovani per affrontare successivamente i problemi della vita con uno spirito diverso e più battagliero.

Qualora scoprissimo di avere voglia di cimentarci con l’arbitraggio, ovviamente dovremo superare una serie di step, prepararci ad affrontare alcuni ostacoli non insormontabili, a cominciare dalla partecipazione ad un apposito corso organizzato dalle Sezioni, sedi periferiche dell’AIA, capillarmente distribuite su tutto il territorio nazionale. Tale corso verterà sull’apprendimento del regolamento tecnico che è alla base di tutto. Al termine dello stesso i ragazzi verranno sottoposti ad una prova scritta ed una orale.

 

Ovviamente questo è solo l’inizio perché da qui in poi bisognerà dimostrare di essere arbitri non per la mera conoscenza delle regole teoriche ma perché si è capaci di “gestire”, ossia tenere sotto controllo calciatori, allenatori, dirigenti che non sempre ci daranno una mano… anzi cercheranno nella maggior parte dei casi di metterci alla prova e se, ahimè..., troveranno terreno fertile potrebbero “mangiare la pastasciutta sulle nostre teste”…, fermo restando che, all’inizio della carriera arbitrale… avremo a che fare anche con “il pericolo pubblico n.1… costituito dai genitori dei bimbi che iniziano a giocare a calcio nelle categorie dei pulcini, degli esordienti, dei giovanissimi..ecc., genitori che potrebbero rivolgere agli arbitri parole irripetibili, dimenticando che il neo arbitro sta imparando… né più né meno di quello che sta facendo il loro figlio in veste di calciatore…

     

Superato il primo scoglio delle categorie giovanili, “l’appetito potrebbe crescere”: bisognerà porsi dei nuovi obiettivi, individuare modelli da seguire, generalmente rappresentati dagli arbitri che hanno raggiunto il traguardo delle categorie nazionali, non certo per caso, ma perché si sono impegnati al massimo delle loro possibilità, hanno avuto fame di crescere e sono diventati vere e proprie “macchine da guerra”…

   

Per cercare di emularli bisognerà innanzitutto allenarsi tanto perché l’arbitro per vedere e valutare bene deve correre più dei calciatori: sotto questo aspetto il giovane arbitro non verrà lasciato solo con sé stesso ma verrà seguito da preparatori atletici che, seguendo appositi dettami tecnici, gli insegneranno il modo migliore per prepararsi alle gare da dirigere.

In questa fase qualche problema potrebbero crearlo ai giovani arbitri gli stessi famigliari, o perché preoccupati per la loro incolumità o perché costretti magari ad accompagnarli sui campi di calcio con le proprie automobili nei giorni festivi… ma, certamente, quando arriveranno le prime soddisfazioni e i primi traguardi raggiunti, consistenti nel passaggio di categorie (arbitro promosso a dirigere gare di livello regionale dopo quelle provinciali…), saranno le stesse famiglie ad assecondare e a supportare l’ascesa dei ragazzi.

   

Altro momento formativo importantissimo per i giovani arbitri sarà quello costituito dalle riunioni periodiche cui dovranno partecipare e tenute da colleghi esperti e competenti che approfondiranno le tematiche regolamentari e proporranno video di gare per fare capire cosa fare in campo… e cosa non fare…

Ancor più importante sarà il supporto degli “osservatori arbitrali”, altri colleghi esperti e molto competenti, che spesso seguiranno da bordo campo le gare dei ragazzi e, terminate le partite, si recheranno negli spogliatoi per dare tanti consigli utili per il miglioramento delle performances, rilevando le cause e soprattutto i rimedi delle eventuali carenze emerse attribuendo anche un voto e fornendo poi un input ai designatori dei ragazzi in merito al tipo di gare che gli stessi potranno successivamente dirigere (della stessa difficoltà o di maggiore difficoltà o anche, a volte, meno complicate perché magari il ragazzo deve ancora crescere… e non ha ancora dimostrato la giusta attitudine al ruolo).

Molto importante per gli arbitri è saper gestire mentalmente eventuali errori commessi in gara, elaborarli immediatamente e non farsi assolutamente condizionare nel seguito della partita, evitando quindi compensazioni.

 

L’aspetto probabilmente più importante per l’arbitro è quello comportamentale, attinente alla relazione con l’ambiente: per saper gestire bisogna essere autorevoli e non autoritari, avere cioè doti carismatiche. Seri e concentrati fin dal primo minuto, bisogna saper percepire subito i segnali dettati da una gara iniziata ad es. in sordina ma che sta repentinamente cambiando perché i toni agonistici stanno lievitando il che indurrà il direttore di gara ad utilizzare armi diverse e più efficaci per gestire gli eventi, passando ad es. dai semplici richiami all’adozione di formali provvedimenti disciplinari, ossia all’estrazione dei cartellini.

 

Gli arbitri più bravi proveranno notevole soddisfazione nel rendersi conto che se una gara di un certo livello di difficoltà gli è stata affidata vuol dire che… se la sono meritata…, fermo restando che grazie proprio a  questo tipo di gare e, a prescindere dall’esito immediato, avranno poi modo di migliorarsi, di affinare le proprie capacità gestionali e, a distanza di tempo, le ricorderanno con immenso piacere , avendo avuto la possibilità in tali contesti di mettersi seriamente alla prova…

Non aggiungo altro…spero solo che quello che ho scritto sia servito a far conoscere un po' cosa c’è dietro alla figura dell’arbitro… nella speranza che qualcuno voglia a questo punto… provare il ruolo…

       

CINGUETTII D’AMORE

                 

CINGUETTII D’AMORE

 

Quando si fa sera

è dolce riscoprir

cinguettii d’amore,

timidi gorgheggi

memori di trascorsi ruggiti

straripanti di brama

e infocato ardore.

 

Sei tu, mio ultimo amore,

a risvegliare ancora

nelle spossate membra

quegli impulsi soavi

degli sprizzi d’amore

e fiammate del cuore.

 

 

Oh sogni beati,

l’animo indomito

ritrova nel tuo sguardo

e nelle tue movenze

di fanciulla in fiore,

nuovi risvegli

di gorgheggi sopiti,

dormienti e rassegnati.

 

Un dolce risorgere alla vita

prima della buia notte.

 

14 FEBBRAIO SAN VALENTINO

   

14 Febbraio

San Valentino

   

Santo venerato dalla Chiesa Cattolica e da quella Ortodossa ma successivamente anche dalla Chiesa Anglicana. Considerato universalmente patrono degli innamorati e protettore degli epilettici.

   

Avevo preparato una paginetta con una brevissima sintesi della storia di San Valentino ma forse la conoscete per cui la riporto alla fine tanto per ricordarla.

Per ora guardiamo il lato romantico di questo giorno di San Valentino, alle parole che due cuori innamorati si scambiano per esternare il loro volersi bene.

   

In queste occasioni sono più espansivi gli uomini o le donne?

Analizziamo alcune frasi, pescate qua e là, poi ciascuno può aggiungere le parole che sente nel proprio cuore, romantiche o no, ma pur sempre d’amore, grazie!

   

 

PAROLE D’AMORE

Ti ho cercato a lungo

Dentro i sogni del mio cuore

E per caso ti ho trovato.

Sei diventata essenza del mio amore

E sapore della mia anima

                                [Anonimo]

 
  • ♡ Non posso impedire

  • al mio cuore di desiderarti,

  • di volerti, di amarti,

  • lui batte solo per te. ♡

 
  • ♡ Faccio ancora fatica a credere

  • che tu sia la mia dolce realtà

  • e non un meraviglioso sogno! ♡

 
  • ♡ La vita mi ha donato il cuore.

  • Il cuore mi ha donato l’amore

  • e l’amore mi ha donato te

  • che sei la mia vita! ♡

 
  • ♡ Stringimi l’anima

  • e non lasciarla andare più. ♡

 
  • ♡ Se vuoi camminiamo

  • per sempre insieme

  • oltre i confinidell’universo

  • perché tu sei il mio

  • unico grande Amore. ♡

 

 

 

 

CENNI STORICI

 

Nell'anno 270 Valentino si trovava a Roma per predicare il Vangelo e convertire i pagani. Fu arrestato e invitato dall’Imperatore romano Claudio II ad abiurare la propria fede, si rifiutò tentando di convertire l’imperatore al cristianesimo. Ammirato da questa perseveranza Claudio II lo graziò dall’esecuzione capitale affidandolo ad una nobile famiglia.

Valentino continuò la sua predicazione e fu arrestato una seconda volta negli anni che l’impero proseguiva le sue persecuzioni contro i cristiani. Fu decapitato il 14 febbraio 273, a 97 anni per mano del soldato romano Furius Placidus, agli ordini dell'imperatore Aureliano

La città di Terni, sua città natia, venera giustamente San Valentino come principale patrono. Numerosi eventi e celebrazioni sono organizzati nel corso del mese di febbraio, il più noto è probabilmente la Festa della Promessa, la domenica precedente il 14 febbraio, nella quale centinaia di fidanzati vanno a Terni in preparazione del matrimonio da celebrare nei mesi successivi.

Il culto di San Valentino è diffuso in moltissime cittadine italiane di ogni regione.

Con spirito campanilistico voglio citarne due della Sardegna e lascio ai lettori la facoltà di ricordare le località di propria conoscenza che hanno chiese dedicate al santo degli innamorati.

San Valentino è patrono del paese di Sadali, in provincia di Cagliari, qui è considerato protettore dei matrimoni e si festeggia nel mese di ottobre e non a febbraio.

Nella cittadina di Ozieri, invece, si trovano parte delle reliquie di San Valentino nella Chiesa dedicata ai Santi Cosma e Damiano. Pare siano state portate nel 1838 da un frate benedettino nativo del luogo e tuttora venerate.

 

 

 

Scegli una rosa e donala a chi vuoi tu.

         

   

INDOVINA CHI É di Lorenzo.rm

 

 

DEDICA AD UN’AMICA

   

Eri piccola!

Ricordando il titolo

di una vecchia canzone.

 

.

O Giamburrasca?

Il secondo appellativo

più consono a te del primo.

  .

.

Discutevi, sparigliavi,

dettavi suggerimenti

per l’azione.

   

.

 

Non eri certo

donna di pensiero,

anche se la tua mente

era lucida e mai a riposo.

 

.

 

Ma ti piaceva fare,

non ti accontentavi

di ragionare.

Ed eri buona,

a disposizione

di tutti quelli

che avevano bisogno.

 

.

 

Un Robin Hood in gonnella.

Eri per il giusto

ma anche per risolvere,

non dimenticando la realtà.

 

.

 

Perché il povero,

il malato, il disoccupato

non possono

aspettare la giustizia.

Reclamano soluzioni

qui ed ora.

E tu c’eri. Sempre.

 

.

 

Dolce quanto basta.

Tagliente come una spada.

Serena di partenza,

ma pronta all’ira

se dovevi sindacare

qualcosa o qualcuno.

 

.

 

Rifuggivi dal dolore.

Amavi la vita e le persone,

ma di più gli animali.

 

.

 

Sei e rimani

costantemente nell’animo

di chi ti ha voluto

e ti vuole ancora bene…

Sempre!

 

 

       

La domanda non era difficile,

so che la risposta l'avete indovinata

tutte e tutti, grazie.

 

Grazie Lorenzo per questa dedica alla nostra cara

           

Ha creato il Bosco fin dal lontano 2009 e grazie a lei, con le varie rubriche da lei stessa suggerite ed assegnate ai vari collaboratori e collaboratrici, alternatisi negli anni, il Bosco continua, ancora oggi, con lo stesso spirito della nostra estrosa e ineguagliabile

 

SCOIATTOLINA

           

 

e tanti altri

     

Grazie a tutti

e un grazie specialissimo alla cara

Avanti così!

         

L’INVERNO di Gabriella.bz

 

L'INVERNO

   

Era ancora autunno quando la neve ha cominciato ad imbiancare le montagne e le città. La neve che io tanto amo ha coperto tutti i colori caldi e belli dell’Autunno, nei giardini c’erano ancora i roseti in fiore, in montagna gli alberi con le loro foglie gialle miste con colori, verde dei pini, del larice e dell’abete formavano macchie gigantesche.

Ora tutto è bianco ed il freddo che da anni non si faceva sentire tanto forte, alle otto del mattino più volte era a meno sedici, quindici, non voglio pensare le notti come dovevano essere fredde, ma è ancora troppo presto per parlare al passato, manca febbraio il mese di solito più freddo. Altra neve è caduta tutta bella, il gelo sulla neve orna di arabeschi e di lame abbaglianti il paesaggio ed i ruscelli. Camminando lungo i prati e le vigne ci sono colori spenti sotto la neve sembra sia tutto morto, ma tutto si prepara a nuova vita.

Continuando la passeggiata c’è quiete e silenzio e paura di scivolare su questa neve gelata. Guardando con attenzione si notano minuscole stelle luminose formate dai cristalli di ghiaccio. Attaccate ai meli il gelo copre le foglie i rami il tronco stesso, di ragnatele luccicanti. Forse sembra tutto bianco immacolato, ma alzando gli occhi c’è un cielo di un colore meraviglioso ed il sole vuol fare da padrone e fa sentire un debole calore. Vorrei tanto continuare a camminare ma la neve è troppo alta e gelata meglio ritornare a casa. Sento dei rumori ovattati e tanti cinguettii, anche questo è l’Inverno gli uccellini cercano il cibo che è ben difficile trovare.

Il sole comincia a tramontare, le montagne scintillano e si tingono di rosa e fucsia, io sono arrivata a casa dove trovo una casa vuota… ma calda. Dopo un buon caffè osservo la montagna che mi guarda tutta bella bianca, è la Muta, una montagna che fa parte del Gruppo Tessa e dell’omonimo Parco Gruppo Tessa.

Parlo di questo gruppo di montagne perché hanno moltissimi laghi e una cascata che è uno spettacolo ma in Inverno è tutto un ghiaccio, troppo alto per andare a curiosare.

 

Il bucaneve

La Camelia invernale

   

Dalla mia città tutta frizzante vi saluto amici tutti.

 

     

PER NON DIMENTICARE

   

27 GENNAIO

 

OGGI SI RICORDA

 

IL GIORNO DELLA MEMORIA

       

É una ricorrenza internazionale celebrata il 27 Gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell'Olocausto.

27 gennaio 1945, giorno della liberazione dei prigionieri di Auschwitz, sopravvissuti allo sterminio, che non erano più identificati con un nome ma solo con un numero tatuato su un braccio.

   

Una triste pagina di storia che resta un monito per tutti i popoli per capire fino a che aberrazione può arrivare la cattiveria di individui che pretendono di qualificarsi appartenenti al genere umano.

Ancora oggi, in molte parti del mondo, continuano le persecuzioni etniche, razziali, religiose.

       

Era il 27 gennaio 1945 quando si aprirono i cancelli di Auschwitz e i soldati dell’armata Russa giungevano in quel terribile campo, in quella fabbrica di morte, e il mondo scopriva l’orrore assoluto dello sterminio, delle atrocità subìte dagli ebrei, in modo particolare, ma anche da altre etnie, per mano dei nazisti

   

Nei lager morirono circa sei milioni di ebrei. Ogni anno, nei paesi europei, si celebra questa giornata per ricordare la Shoah (lo stermino del popolo ebreo) e contro le leggi razziali.

Il ricordo degli Italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia e, per molti, la morte, è ancora estremamente vivo. Lo è anche per coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, a rischio della propria vita, salvando altre vite umane e proteggendo i perseguitati.

 

Il poeta e scrittore Primo Levi, scampato al lager, ha scritto:

SE COMPRENDERE É POSSIBILE

CONOSCERE É NECESSARIO"

 

 

Meditiamo sull’Olocausto, affinché questa giornata non sia solo una ricorrenza ma uno stimolo per evitare nuove sofferenze ad altri popoli e ad altre nazioni, sia oggi che per il futuro, con una attenta riflessione e presa di coscienza.

 

Questa istantanea di un gruppo di bambini in un campo di concentramento ci mostra quanta tristezza e sgomento appare nei loro visi

 

Nel giorno della memoria un pensiero particolare va rivolto ai bambini che hanno subìto l'olocausto. Ignari di quanto stava accadendo erano quasi sempre i primi ad essere eliminati in quanto non potevano essere impiegati come forza lavoro.

É difficile determinare il numero dei bambini deportati nei vari campi di concentramento ma si presume che complessivamente le vittime, uomini, donne e bambini, sia superiore al milione e mezzo.

   

Con quale stato d'animo avranno vissuto la vita nei lager quei bambini e cosa avranno provato le loro mamme vedendosi portar via i loro figli con la consapevolezza che non li avrebbero mai più rivisti?

 

Due semplici testimonianze che possono dire tutto: in primis uno stralcio dal Diario di Anna Frank ed a seguire una poesia scritta da una bambina o forse un bambino, in quei giorni di prigionia.

     

 

Questa poesia porta la data del 1941; non si conosce il nome del ragazzo che l’ha scritta, ma il messaggio che contiene fa riflettere sul suo coraggio di vivere e sulla sua fede nella vita. L’autore si identifica nell’uccello che vola libero nell’aria e che indirizza ai suoi compagni, paurosi di lasciare il nido, il suo grido di gioia:

“vedrai che è bello vivere!”

   

VEDRAI CHE É BELLO VIVERE

 

Chi s’aggrappa al nido

non sa che cos’è il mondo,

non sa quello che tutti gli uccelli sanno

e non sa perché voglia cantare

il creato e la sua bellezza.

 

Quando all’alba il raggio del sole

illumina la terra

e l’erba scintilla di perle dorate,

quando l’aurora scompare

e i merli fischiano tra le siepi,

allora capisco come è bello vivere.

 

Prova, amico,

ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande

coi tuoi ricordi:

anche se le lacrime

ti cadono lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.

 

SEDOTTA E ABBANDONATA

       

SEDOTTA E ABBANDONATA

       

PICCOLO FIORE

 

 

Il sole ancora non è sorto

e tu sei lì che aspetti.

Un’aura di vento freddo

fa oscillare il tuo esile stelo,

i tuoi petali son chiusi

per proteggersi dal gelo.

 

 

 

Il sole sorge,

il primo raggio arriva e t’accarezza

tu senti il suo tepore e t’abbandoni

le tue palpebre

s’aprono al nuovo giorno,

tu vuoi scoprire il mondo,

ed emani nell’aria il tuo profumo.

   

 

Oh, esile fiorellino, tu non sai.

Un’ape avida, per gli interessi suoi,

va a cogliere il tuo nettare

che tu, benevolmente dai,

poi va via e non la vedrai più mai.

 

 

Povero fiore

hai fatto la tua parte,

la giornata è finita

e ti ha messo in disparte,

il tuo stelo si china lentamente,

all’altra gente, del tuo soffrir

non gliene tange niente.

 

 

Per l’ape,

indifferente alla tua pena

domani ci sarà

un altro fiore e un'altra cena.

     

 

   

UNA DEDICA SPECIALE di Lorenzo.rm

       

Dedicata a Lucio Dalla

 

Parabola di una notizia

 
.

Un colpo violento al cuore

 

un dolore

 

che si estende e si aggrava

 

poi un che d’inquietudine

   
.
 

di sollievo

 

di speranza

 

un vuoto

 

che non fa paura

 
.
 

un buio che a poco a poco

 

si dirada

 

un legame che non si allenta

 

permane

   
.

il senso della vita

 

oltre la morte

 

e il desiderio

 

di rivedersi ancora

  .
 

sì, ci saremo tutti

 

di là

 

ed il cammino si rasserena.

 
.
                               

É NATALE di Gabriella.bz

 

 

Nel pomeriggio dopo aver telefonato a parecchie amiche e conoscenti ma di un certo valore, ho sfogliato i biglietti di natale dello scorso anno.

 

Quest’anno ci siamo viste meno, certe hanno paura del corona virus e non vogliono ritrovarsi con una o due amiche in casa di una o dell’altra.

 

   

Così per non dimenticare nessuna o almeno lo spero, ho telefonato, poi mi son presa i biglietti dello scorso anno e ho cominciato ad osservarli uno alla volta. Mentre gli guardavo pensavo alla persona che me lo aveva spedito, ricordando tutte con affetto, poi mi son bloccata, il cuore ha cominciato a battere forte. Lo scorso anno avevo messo tutti i biglietti delle persone che vivevano in casa di riposo, del gruppo a me assegnato, che con l’aiuto di un infermiera o di una volontaria, avevano scritto poche parole di augurio a tutte le volontarie. Naturalmente gli anziani chiedevano a volontari che non erano del loro gruppo l’aiuto per fare il lavoro.

Ricordo molto bene che mentre quelli che di solito stavano con me, in quei giorni di lavoro, non volevano che stessi con loro, mi avvicinavo allora ad altri che mi cercavano per aiutarli. Era stato un bel lavoro, erano soddisfatti gli anziani e forse di più noi volontari perché sapevamo che tanti avevano dovuti faticare per scrivere.

Avevo chiesto ad una volontaria che aiutasse in modo particolare Giulia una nonnina a cui ero affezionata perché con l’andare degli anni non riusciva più a scrivere, le sue mani riuscivano a tenere solo le posare, come tanti altri. Alcuni giorni prima di Natale la direzione ha preparato una festa, ci hanno consegnati i biglietti a tutti i volontari e a parecchi infermieri che aiutavano dopo il servizio.

La direzione ci ha dato un omaggio con un biglietto dove c’era scritta una poesia.

 

Leggendoli mi son chiesta, avranno potuto fare qualcosa o le infermiere non hanno avuto il tempo di far svagare le persone? Non posso certo dire niente a loro hanno sempre molto lavoro senza pensare a farle distrarle. Le volontarie non possono più entrare e me ne dispiace tanto. Ho poi continuato a leggere i biglietti che avevo, ma una malinconia terribile mi ha presa, non riuscivo a leggere. Ho preso tutti i biglietti e l’ho messi sulla scrivania, ora volevo cercare di sapere se stavano tutti bene. Sapevo che una volontaria ha il nipote infermiere presso l’istituto dove andavo io, ho chiamato e ho chiesto informazioni. Perché non ho pensato prima di chiedere notizie a chi ci lavorava?

   

Quelli del mio gruppo stavano abbastanza bene ma ne risentivano della solitudine, ma in altri gruppi ne erano morti diversi. E’ passato poco più di un anno da quando ci siamo visti l’ultima volta, quanto dovremmo attendere ancora? Il mio pensiero vaga nella loro sala da pranzo dove anche le volontarie in occasioni speciali erano invitate, l’ultima volta è stato appunto in una serata allegra dove loro ci hanno offerto il biglietto e noi abbiamo offerto un piccolissimo dono poco prima del giorno di Natale 2019. Spero tanto in un sincero a presto!

 

Ecco la poesia:

É NATALE ogni volta

quando due persone si perdonano

 

É NATALE ogni volta

che mostrate comprensione,

 

É NATALE ogni volta

che aiutate qualcuno,

 

É NATALE ogni volta

quando decidete di vivere con sincerità,

 

É NATALE ogni volta

quando provate a dare,

un nuovo senso alla vostra vita,

É NATALE ogni volta

quando vi guardate,

con gli occhi del cuore,

con un sorriso sulle labbra.

 

È NATALE, cari volontari,

un cordiale ringraziamento

per il vostro impegno

e per il tempo

che regalate ai nostri ospiti.

 

Un saluto…

   

IL GIORNO DELLA BEFANA di Scoiattolina

   

FILASTROCCHE SULLA BEFANA

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

se ne mette un altro paio,

la Befana, il sei Gennaio.

 

M'han detto:"la Befana

non è poi tanto lontana,

sulla scopa è già per via

giungerà all' Epifania!

Porterà pei bimbi buoni

chicche, dolci, panettoni

e milioni di altri doni"

"Lietamente la calzetta

preparai con grande fretta:

a Befana qui passò

la mia casa visitò

tutto questo mi portò..."

 

 

La Befana di Torino

ha due buchi nel calzino

mentre quella di Milano

le due toppe ha nel pastrano:

Arrivate entrambe a Riccione

si comprarono un bel maglione

e alla scopa stanca di volare

fanno fare un bel tuffo in mare.

La mattina la strada riprendono

che i bambini già le attendono

sotto i camini son pronti i calzini

dei ragazzi da Trieste a Vizzini.

 

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,  

col cappello alla romana,

viva viva la Befana!

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

e nessuno gliele ricuce,

la Befana é piena di brace.

 

 

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

se ne fa un altro paio

con la penna e il calamaio.

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

se ne compra un altro paio

per venire il 6 gennaio.

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

porta cenere e carbone,

pei monelli e i cattivoni,

ma ai piccini savi e buoni

porta chicche e ricchi doni.

 

 

E' arrivata la Befana,

non è quella degli altri anni,

ha mutato vesti e panni

e s'è messa la barbantana.

Regalateci qualcosa

non ci fate più aspettare,

i compagni che sono avanti

ce la vogliono levare.

E' arrivata la Befana!

E' arrivata la Befana!

Qui giungemmo preparati

con i canti e con i suoni,

gentilissimi signori

a voi tutti siamo grati!

Vi ringrazia la Befana

che l'avete favorita,

Dio vi lasci vita lunga,

buona gente state sana!

E' arrivata la Befana!

E' arrivata la Befana!

 

Quando è l'ora, la Befana

alla scopa salta in groppa.

D'impazienza già trabocca:

l'alza su la tramontana,

fra le nuvole galoppa.

Ogni bimbo nel suo letto

fa l' esame di coscienza:

maledice il capriccetto,

benedice l' ubbidienza:

La mattina al primo raggio

si precipita al camino.

Un bel dono al bimbo saggio,

al cattivo un carboncino!

 

 

Zitti, zitti presto a letto

la Befana è qui sul tetto,

sta guardando dal camino

se già dorme ogni bambino,

se la calza è ben appesa,

se la luce è ancora accesa!

Quando scende, appena è sola,

svelti, svelti sotto alle lenzuola!

Li chiudete o no quegli occhi!

Se non siete buoni

niente dolci né balocchi,

solo cenere e carbone!

.       .

LA LEGGENDA DELLA BEFANA

 

Il termine “Befana” deriva dal greco “Epifania” che significa “apparizione, manifestazione”. Avvenne nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio che i Re Magi fecero visita a Gesù per offrirgli oro, incenso e mirra. Anche la Befana apparve nei cieli, a cavallo della sua scopa, ad elargire doni o carbone, a seconda che i bambini siano stati buoni o cattivi . Una leggenda spiega la coincidenza così: una sera di un inverno freddissimo, bussarono alla porticina della casa della Befana tre personaggi elegantemente vestiti: erano i Re Magi che, da molto lontano, si erano messi in cammino per rendere omaggio al bambino Gesù. Le chiesero dov’era la strada per Betlemme e la vecchietta indicò loro il cammino ma, nonostante le loro insistenze lei non si unì a loro perché aveva troppe faccende da sbrigare.

 

Dopo che i Re Magi se ne furono andati sentì che aveva sbagliato a rifiutare il loro invito e decise di raggiungerli. Uscì a cercarli ma non riusciva a trovarli. Dunque bussò ad ogni porta lasciando un dono ad ogni bambino nella speranza che uno di loro fosse Gesù.

Così, da allora ha continuato per millenni, nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio a cavallo della sua scopa!

Leggende italiane legate alla notte dell'Epifania

 

 

Come spesso accade, quando le ricorrenze religiose si trasformano in fenomeni popolari, fioriscono miti e leggende.

In Emilia Romagna, ad esempio, si dice che nella notte dell'Epifania le mura diventino ricotta.

Nelle Marche e in Abruzzo si dice che nel giorno della Befana gli animali si mettono a parlare, ma guai a riferire il contenuto delle loro rivelazioni!!

A Palermo si narra che i Re Magi attraversarono l'isola e fecero fiorire per incanto gli aranceti bruciati da una nevicata.

In Calabria le ragazze, la notte della vigilia, prima di addormentarsi, recitano una canzoncina augurale: se sogneranno una chiesa in festa o un giardino fiorito sarà per loro un anno fortunato.

 

In Toscana i contadini infilano la testa sotto la cappa del camino cercando di vedere le stelle; solo se ci riescono possono stappare il vino nuovo... l'annata sarà buona.

 

 

 Epifania: le usanze nel mondo

 

Se la notte tra il 5 e il 6 gennaio è speciale in Italia, perché si aspetta la simpatica vecchina, ecco cosa accade nel resto d’Europa.

 

 

In Francia nel giorno dell'Epifania si usa fare un dolce speciale, all'interno del quale si nasconde una fava. Chi la trova diventa per quel giorno il re o la regina della festa.

.

In Islanda il 6 gennaio viene chiamato il tredicesimo, perchè da Natale fino a questa data trascorrono 13 giorni. I festeggiamenti iniziano con una fiaccolata, alla quale partecipano anche il re e la regina degli elfi. A metà strada arriva anche l'ultimo dei Babbo Natale, il tredicesimo (il primo Babbo Natale arriva l'11 dicembre e poi ne arriva uno ogni giorno fino a Natale, poi dal 25 dicembre in poi ne va via uno al giorno). Tutto ha fine con un falò e fuochi d'artificio.

.

In Spagna la sera del 5 gennaio i bambini attendono i doni dei Re Magi e mettono davanti alla porta un bicchier d'acqua per i cammelli assetati e anche qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene un corteo durante il quale i Re Magi sfilano per le vie su dei carri riccamente decorati.

.

Anche in Germania i Re Magi sono protagonisti. Le persone di religione cattolica vanno a messa. Ma il 6 Gennaio non è un giorno festivo, si lavora come al solito e i bambini vanno a scuola.

.

In Romania i bambini attendono l'arrivo dei re Magi e il 6 gennaio propongono racconti in cambio di qualche spicciolo.

.

In Ungheria i bambini si vestono da Re Magi e poi vanno di casa in casa portandosi dietro un presepe e in cambio ricevono qualche soldo.

.

In Russia torna protagonista la Befana, chiamata " Babuschka", una vecchina che, accompagnata da Padre Gelo, distribuisce regali a tutti i bambini.

   

Qualche tempo fa,  mentre visitava dei bambini ricoverati nel Gaslini, la Befana perse la sua preziosa scopa... In preda allo sgomento chiese l'aiuto di Babbo Natale. Insieme iniziarono a cercare reparto per reparto.

Ma, della scopa magica, nessuna traccia!E così, Babbo Natale e la Befana, decisero di richiedere l'aiuto dei bambini. I quali, rapidamente,  formularono varie ipotesi sulla scomparsa della scopa. Babbo Natale era preoccupato, perché se non troveranno la scopa,  sarà costretto a fare il doppio lavoro:  dovendo consegnare anche i regali della sua amica.

La Befana, d'altro canto, era ormai scoraggiata e cercava ad ogni costo una soluzione. Ma ecco, infine, che la scopa viene ritrovata. Era in un reparto dell'ospedale, attaccata con il cerotto ad una porta.

Chi ce l'avrà mai messa?Comunque, l'importante è che la scopa sia stata ritrovata e che Babbo Natale e la Befana possano portare i loro regali ai bambini del Gaslini e di tutto il mondo.

Richiesta a furor di popolo, dopo qualche anno di ingiusto esilio, la ricorrenza della Befana ritorna il 6 gennaio a mettere fine al ciclo dei dodici giorni successivi al Natale. Nella più pura tradizione popolare Italiana la Befana, scende nelle case attraverso le cappe dei camini, che simbolicamente raffigurano un punto di comunicazione tra la terra e il cielo e distribuisce due tipi di doni: quelli buoni che sono il presagio di buone novità della stagione che verrà e il carbone, che, invece, è il residuo del passato.

 

"La Befana ha portato un po’ di carbone perché siete stati un po’ cattivi, però, ha portato anche i dolci perché dovete essere buoni": erano queste le frasi che accompagnavano la mattina l’apertura delle calze dove, immancabilmente tra dolci, e fichi secchi, trovavano posto, oltre al carbone, anche cipolle, castagne, patate, mele, noci, noccioli e altri prodotti della terra Nella Befana si possono trovare, dunque, i presagi delle buone novità della primavera, la stagione da tutti attesa. Essi sono simboleggiati dai doni infilati nella calza di lana (un indumento, non scelto a caso, e, peraltro, fondamentale, nelle campagne, per affrontare il cammino e il lavoro dell’anno nuovo) Oltre che in Italia troviamo il culto della Befana in varie parti del mondo: dalla Persia alla Normandia, dalla Russia all’Africa del Nord.

In tale culto, molti, rintracciano il mito della Dea genitrice primordiale, signora della vita e della morte, della rigenerazione della Natura. Per altri, nella sua figura, la Befana riassume l’immagine della Dea antenata custode del focolare, luogo sacro della casa. E non è un caso se si serve, proprio dei camini, per introdurre l’ allegria nelle case, svolazzando con la sua fantastica scopa.

   

   

 

Tranquilli, son simpatiche vecchiette che non hanno bisogno del vaccino perché hanno una scopa magica che le rende immuni anche dal Covid-19.

   

   

e                          

UNA RAGAZZA, UN RAGAZZO di Lorenzo.rm

 

UNA RAGAZZA UN RAGAZZO

Mettiamo che ci siano due ragazzi:

Una ragazza e un ragazzo.

Mettiamo che la ragazza viva da sola e sia “chiacchierata”. Mettiamo che il ragazzo l’incontri e l’ami.

Dopo… il risveglio. Che facciamo? Il pomeriggio è assolato come non mai. La quiete non è quiete. Ella si confessa: “Tutti mi guardano di sottecchi, ammiccano, ironizzano sulla mia solitudine.

   

 

Commentano sui miei amici, che spesso cambiano”. “Come ti posso venire incontro?”, domanda lui. “Forse potresti”, risponde lei. “Sai che facciamo? Prendiamoci qualcosa di fresco, poi, nel tardo pomeriggio usciamo e facciamoci vedere insieme. A tutti quelli che conosco e mi fermano dirò : Questo è mio fratello. Tu hai la faccia pulita e puoi sostenere quanto dico. E forse qualcuno la smetterà di chiacchierare su di me. Che dici? Lo facciamo?” Il ragazzo è perplesso ma è propenso a darle una mano. Un diavoletto gli dice: Ma tu che ci guadagni? “Senti, risponde, prima di uscire, lo famo ancora?”. “Ma certo”, risponde lei. Lo fanno e sembrano molto felici.

Sono le 18, si danno una ravviatina, si rivestono e vanno fuori a passeggiare, incontrano gente, sorridono a destra e a manca. “E’ mio fratello, è mio fratello”, dice lei quasi gridando. E lui le circonda fraternamente le spalle.

I due “fratelli” sorridono, prendono insieme un gelato e si allontanano sereni.

Il risultato del loro incontro con la gente si vedrà da domani.

 

BUON ANNO

Abbiamo visto anni di

   Guerre, Rivoluzioni

       Terremoti, Migrazioni,

          Conquiste spaziali, Alluvioni

Conflitti sociali, lotte fratricide

Promesse puntualmente mancate

e…. aggiungete voi pure il resto.

 

Ma quando arriverà l’anno della

  Pace

Serenità

Benessere

Felicità e Amore per tutti?

Senza odi, scontri

disoccupazione

fame, malattie?

 

Anche quest’anno rinnoviamo gli auguri con la fiducia e la speranza che sia finalmente l’Anno Buono! Chissà, siamo delusi, ma con forza, determinazione e coraggio, andiamo avanti.

 

... E GLI ANNI PASSANO

 

Con i botti di Silvestro

L’Anno vecchio se ne va

Ha lasciato dei furgoni

di incertezze e delusioni,

con milioni di bustine

di tamponi e mascherine.

.

Ora inizia, fino, fino,

il tormento del vaccino.

Speriamo vada tutto bene

E finiscano le pene

Per ogni umile tapino

 

 

2 0 2 1

Io sono appena nato

Duemilaventuno mi han chiamato

So che chiedete mille cose, bella gente

Ho un cuore d'oro ma non prometto niente

Se lasciate fare, le intenzioni sono buone

Ma vi prego non cambiate poi opinione.

 .

Il mondo ha oltre sette miliardi di pretese,

ogni Capo di Stato vuol fare come vuole,

per Pace, riscaldamento, inquinamento,

protezione ambiente e cura della pandemia

non si trovano le intese.

.

Non si riesce a metterli d’accordo

E tutto ricade sul misero tordo,

il povero cittadino senza armi

che per difendersi non trova mai gendarmi.

.

Partiti e sindacati, Armata Brancaleone

Sparisce il lavoro, tagliano la pensione.

Bloccano i salari, aumentano le tasse

Con le chiacchiere convincono le masse

che è giusto far così per avere il pane

a colazione a cena e a mezzodì.

.

Sono io, il duemilaventuno,

solo un anno resterò,

dopo anch’io, da vecchietto me ne andrò

ma vi auguro fin d’ora

che tutti voi ci sarete ancora

per continuare allegri e contenti

anche nell’anno successivo

che arriverà fresco e giulivo

con le stesse promesse precedenti,

dopo il bambinello, l’asino e il bue

e si chiamerà duemilaventidue.

 

   

 

         

SGOMENTO di Lorenzo.rm

   

SGOMENTO

 

Sgomento.

Dolore per un amico malato

che rischia la vita e dispera.

E’ un bel dire che tutto andrà bene.

Mentre parli sai di mentire.

.

La verità è che, come lui,

attendi un segnale, una voce dal cielo.

Ma il segnale, la voce, arriverà?

O è un semplice augurio del cuore?

Ho parlato a me stesso e comprendo

che l’impotenza è davvero sovrana.

 

.

Alla fine tu dici: lottiamo!

Senza lotta decisa, totale,

certo giunge un verdetto fatale.

Ma se neanche una lotta convinta,

fiducia entusiasta,

amor della vita riesce

a cambiare un destino?

Che fare? Acceleriamo la fine?

.

Perdiamo la voglia?

Usciamo dal mondo?

Che cambia?

Una vita disperata è di meno

di una vita ammalata.

Sai che ti dico, amico mio?

.

Chiacchieriamo,

discutiamo sul destino

riservato a noi mortali.

Polvere siamo, polvere ritorneremo.

.

E nella casistica generale

un po’ tutti stiamo nella precarietà.

Se si pensa ad un incidente,

esso capita immantinente,

a quale che sia l’età,

e non resta che un pianto dirotto.

.

 

Meglio è allora

una fine preannunciata,

peraltro solo possibile,

ancora non giunta,

per contrastare la quale

occorre lottare.

Il problema è che la lotta

presuppone un obiettivo.

.

Perché lottare?

Per mantenere le quattro ossa?

La propria carcassa?

In verità noi siamo quel che facciamo.

.

 

Siamo le relazioni

che ci siamo costruiti in vita

e che in morte

siamo costretti a lasciare.

La lotta dà qualche possibilità

se qualcosa o qualcuno,

perdendoci, piangerà.

   

.Se lasciamo equilibri

difficili senza di noi.

E in questa vicenda

i semplici affetti non bastano.

I padri, le madri,

comunque morranno.

E i loro figli non hanno diritti in più.

Non succede così dappertutto?

 

.

Nella corsa della vita

c’è un principio e una fine,

frutto spesso di fatalità. Forse,

spinti da un dolore rinnovato,

 

è bene riconoscerlo

senza resistenza,

o rimpianto, o dolore.

     

.

Ci si domanda: Perché Signore a me?

Una risposta più giusta mai non ci fu

se non quella classica:

.

E perché non a te?

Rimane, peraltro,

in primo piano

la sorte dell’interessato,

della vittima designata.

.

E allora perché non riconoscere,

che vittime tutti lo siamo?

E che i quesiti di fondo sono legati

al ruolo che abbiamo assolto,

alle azioni che abbiamo compiuto,

 agli affetti che abbiamo suscitato,

agli investimenti che abbiamo effettuato,

in particolar modo a favore del prossimo,

che non comprende soltanto

il nostro particolare,

 

ma che si amplia a tutti

quelli che abbiamo aiutato,

sostenuto, ai quali abbiamo voluto bene.

 

.

 

Questo è il film

che scorrerà nel nostro pensiero.

Allora non ci sarà tempo per disperazioni,

per il dispiacere dell’abbandono,

per i pianti che non riscaldano il cuore.

 

Se siamo nel vuoto

dell’imponderabile e del fatale,

se tutto può succedere ora e qui,

prepariamoci a lasciare la terra

coscienti e non disperanti.

La nostra avventura in questa valle è così.

.

Prendiamone atto fratelli. Tanto si sa.

Bene che vada solo il ricordo rimarrà.

Il ricordo e, speriamo,

il rimpianto per quanto di buono

siamo stati capaci di fare.

.

C’è poi la fede.

Ma essa non dà sicurezza a chi non ce l’ha.

Soltanto chi crede non la ritiene fatalità.

Ma si può dire, è giusto dire, alla gente:

Credi, amico, credi che ti converrà?

Si possono fare dei patti

con la dignità di ognuno?

   

Di qualcuno,

per giunta, morente?

Perciò, amico mio malato,

nulla d’altro ti dico.

.

Combattiamo insieme.

Tocchiamoci fisicamente.

Stiamo vicini.

Diamoci la mano, oggi e domani.

Fino a quando sarà.

Facciamo un comune cammino.

Per quanto,

mai lo sapremo se non vivendolo,

occupandoci di cose concrete.

.

Lottando, anche,

ma senza disperazione.

Nel nostro piccolo, coraggio!

Vivremo un frammento,

un margine di felicità.

   

 

 

É NATALE

   

 

e tutti ci sentiamo più buoni ma non basta sentirci buoni nell'animo, è necessario dimostrare agli altri che siamo buoni di cuore ed ecco, allora, che pensiamo di donare qualcosa, un regalino, un piccolo omaggio, un oggettino, un fiore, un pensiero che metta in evidenza il nostro lato buono, un presente che possa dire all’amico, alla sorella, mamma, moglie, compagna, figlio, genitore e chiunque altro a cui siamo legati e sentiamo di volere un po’ di bene, che ogni screzio precedente è dimenticato e si ritorna al bene, alla stima e all’amore.

 

A maggior ragione, in quest’anno 2020 che ha sconvolto il nostro vivere quotidiano con l’arrivo di un ospite improvviso ed inatteso, chiamato Covid-19, che continua a contagiare e falcidiare vittime in tutto il mondo.

Ma noi siamo forti e supereremo anche questa. Ce la faremo.

     

Per ora pensiamo a festeggiare questo Natale nel ristretto familiare come consigliano gli esperti virologi che hanno suggerito le disposizioni ministeriali del nostro Presidente del Consiglio.

   

Ci adeguiamo ma non dimentichiamo che nel nostro intimo pensiero siamo tutti poeti e il Santo Natale, oltre alla bontà, ispira anche ad esternare quanto di poetico nasce nel profondo del nostro animo.

 

Ritornano alla mente poesie e filastrocche natalizie che abbiamo letto o studiato in gioventù ed è sempre bello rileggerle. Ne riporto alcune ma invito tutte e tutti a proporre quella o quelle alle quali ciascuno può sentirsi più legato nel giorno della

Natività del Signore

 e Festa della Famiglia.

 

Care Amiche ed Amici di Eldy, per tutti auguriamo un sereno e felice Natale.

 

 

 

 

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Cus’è c’al quel c’lùs in d’la pàia che la mèe vesta la s’inbarbàia el un diamant ? El un rubèin no no l’è Gesò Bambèin

(Cos’è quella cosa che luccica nella paglia che la mia vista abbagliaè un diamante ? E’ un rubino ?no no è Gesù Bambino )

-

In povera capanna è nato un Bambinello gli cantan tutti osanna gli angeli del ciel, cantate angeli belli che è nato il Redentore che porta ai poverelli pace ,speranza e amore

.

Tutti vanno alla capanna a vedere cosa c’è c’è un bambin che fa la nanna tra le braccia della mamma, ah se avessi un vestitino da donare a quel bambino ! Un vestito non ce l’ho un bacino gli darò.

 

Inviata da

È NATALE OGNI VOLTA...

 È Natale ogni volta che

sorridi a un fratello

e gli tendi la mano.

È Natale ogni volta che

rimani in silenzio

per ascoltare l’altro.

È Natale ogni volta che

non accetti quei principi

che relegano gli oppressi

ai margini della società.

È Natale ogni volta che

speri con quelli che

disperano nella povertà

fisica e spirituale.

È Natale ogni volta

che riconosci con umiltà

i tuoi limiti e la tua debolezza.

È Natale ogni volta che permetti

al Signore di rinascere

per donarlo agli altri.

(Patrizia Varnier)

                   

NON NEVICA PIÚ di Gabriella.bz

     

NON NEVICA PIÙ

     

Ha smesso di nevicare dopo più di cinquanta ore, sembra essere ritornati ai vecchi tempi. Quello che non succedeva nei tempi andati è quel malumore che cresce nelle famiglie per il pensiero di trovare le strade sporche perché i vari spartineve riescono a passare una prima volta e già le strade richiedono un secondo giro.

Non parliamo di chi ha le automobili nei parcheggi o lungo le vie, naturalmente lo spartineve non può sollevarle per pulire e le persone sono solo capaci di inveire contro il comune, contro chi dovrebbe pulire, ma se sono in una zona della città non possono poveri uomini fare le corse.

Nessuno che dica: "Scendo e pulisco il mio pezzetto di marciapiede", come si usava una volta e dovrebbe essere obbligatorio pure in questi anni. Io sono scesa nella cantina della casa dove oltre a pochi arnesi in caso di bisogno, c’è pure il sale per la neve e dei badili, ne ho preso uno e ho portato il sale con me nell’ascensore. Arrivata al piano terra mi son divertita a buttare il sale e camminare nella neve come una ragazzina. Son passate un paio di persone, mi han guardata poi mi han chiesto, non c’è un uomo in questa casa? Perché?  Io nella neve ci vivrei, perciò quel poco di lavoro me lo faccio volentieri. Dopo aver finito di buttare il sale ho riportato il badile al suo posto e sono tornata nel mio appartamento.

La dama bianca mi attirava, sono uscita sul balcone per respirare quel aria profumata e pensavo che non era nemmeno freddo, perché non andare a fare la spesa? Il meteo ha previsto acqua per domani, e allora sì che sarà brutto camminare. Mi son preparata e sono uscita per poter affondare gli stivali nella neve. Avevo fatto pochi passi quando una signora mi chiede di aspettarla per darle il braccio, aveva paura di cadere ma nel medesimo tempo desiderava tanto uscire. Ho atteso, l’ho presa a braccetto come fosse stata la mia mamma. Mentre camminavamo dentro la neve mi spiegava che mi aveva osservata mentre pulivo e avrebbe voluto venire ad aiutarmi. Per circa duecento metri abbiamo camminato molto lentamente nella neve del marciapiede sprofondandoci con gli stivali, poi le ho detto che forse era meglio camminare sulla strada, non avrei voluto che cadesse col rischio di farsi male. La neve era alta circa trenta centimetri, forse uno o due in più. Mentre si teneva stretta a me mi ha raccontato un po’ della sua vita, la conoscevo di vista da tre anni, quando ci si incontrava nella casa, era solito che ci si salutasse con un semplice buongiorno Le ho chiesto se voleva un caffè lungo la via, mi ha risposto con un sì ben deciso, ho pensato dove poteva esserci un bar, causa questa pandemia bisognava cercare bene, eccolo un caffè di quelli dove era possibile gustare una buona tazza. Era felice e stava bene la mia vecchietta, ma alta più di me, così senza dire niente sono andata verso il vecchio ponte della posta tutto addobbato e con le luci accese, era una meraviglia anche se mancavano i soliti mercatini di Natale.

Mi piaceva osservarla, era eccitata per aver potuto venire in centro piano piano e con la piccola sosta al bar. Ora dobbiamo ritornare verso casa, vuole andare con un taxi o andiamo a piedi? Ha voluto ritornare a piedi, così ci siamo fatte tutto il Lungo Passirio anche perché era pulito e addobbato.

Ho chiesto se aveva qualcuno che l’accompagnasse per qualche giro per la città, non occorrono persone per far la spesa o farmacie, per fortuna abbiamo una città dove i negozi ci portano di tutto, basta avere un telefono e il denaro per pagare, ma lei era sola, così le ho detto che se vuole essere accompagnata, basta chiamarmi, se sono in casa una passeggiata la faccio volentieri.

Siamo arrivate, entrambe felici per aver potuto calpestare la nostra amica neve. Per mostrarle dove doveva suonare l’ho fatta venire nel mio appartamento, le ho offerto i biscotti che avevo fatto pochi giorni prima e nel mentre preparavo un tè. Siamo poi uscite per scendere da lei e guardando dalle finestre del giro scale ci siamo accorte che incomincia a piovere! Il meteo aveva avuto ragione.

Un saluto.

         

ARTE E DILETTO di Enrica Bosello

       

ARTE E DILETTO

La Pinacoteca Zust si è arricchita di un'importante collezione, 34 dipinti, anfore, album di studi, medaglie e diplomi.. Grazie ad un lascito della signora Valeria Morelli Razzini, deceduta nel 2014, nipote della pittrice Valeria Pasta Morelli. Un lascito in onore della nonna, Valeria Pasta Morelli, per onorare e far conoscere un'artista sconosciuta, volendo che i lavori della nonna rimanessero nella sua terra.

   

Siamo a cavallo tra il 1850 e il 1900, in un periodo storico, non facile per le donne, molto spesso, nei ceti più bassi, non ricevevano nemmeno un'istruzione, ed avevano ruoli spesso confinati all'ambito familiare.

   

Valeria Pasta nata a Mendrisio nel 1858,  è stata una delle poche ragazze a frequentare l'Accademia di Brera, a Milano, dove raggiunse ottimi livelli, tanto da raccogliere premi e riconoscimenti, anche la Gazzetta Ticinese, le riconosceva il ruolo di "esimia giovane  artista", elogiando un suo dipinto realizzato per il Carnevale di Mendrisio. Valeria Pasta, era un ragazza della borghesia ticinese, sino a ieri, sconosciuta ai più, legata proprio a Mendrisio, ai suoi monti e ai molti palazzi storici.

   

Il matrimonio di Valeria Pasta con un alto un alto funzionario dell’Esercito Italiano, Morelli appunto, metterà fine le sue ambizioni, il ruolo di una signora benestante era dentro l'ambito familiare, l’unico ritenuto adatto a una donna della sua posizione: si dedicherà così principalmente alla ritrattistica e alla pittura di vasi in ceramica.

 

Ritratto di famiglia Valeria Pasta Morelli

In molti dei suoi quadri presenti alla mostra  viene ritratto il figlio.

 

Valeria Pasta il figlio Valerio

Era un mondo diverso, le signore con una posizione sociale, gestivano la casa e le pubbliche relazioni,  non importava  che avessero raggiunto un buonissimo livello, non valorizzavano i riconoscimenti, la  loro formazione accademica, non fecero mai della loro passione un'attività, una professione, una fonte di reddito, mettevano le proprie creazioni al servizio delle varie raccolte fondi. Come Valeria Pasta Morelli, altre donne artiste, attive nel Canton Ticino negli stessi anni, come Marie-Louise Audemars Manzoni,

  Marie Luoise  Manzoni

   

Giovanna Béha-Castagnola, Adele Andreazzi,

Adele Andreazzi

Olga Clericetti, Elisa Rusca, Antonietta Solari e Regina Conti anch'esse appartenenti a famiglie della borghesia locale, che coltivavano privatamente la loro passione per l'arte, e si esercitavano per lo più negli studi di pittori affermati Bartolomeo Giuliano, Sebastiano De Albertis, ma soprattutto uno dei maestri più apprezzati Gioachino Galbusera, che nel suo atelier teneva molti corsi.

Gioachino Galbusera

La mostra Arte e Diletto, ci ha regalato una serie di quadri inediti, ci ha riportato indietro nel tempo, siamo entrati nelle case di queste signore, ammirando le scene domestiche che loro stesse imprimevano nelle tele, abbiamo respirato l'aria di tempi antichi Sono entrata nella vita di Valeria Morelli,

 

Valeria Pasta la lettera

ho scoperto delle opere di una dolcezza infinita, ma soprattutto usi e costumi di quel tempo.

 

Valeria Pasta

Era la figlia del noto dottor Carlo Pasta, un medico chirurgo, le cui origini italiane, divenne consigliere nazionale, a lui si deve la ferrovia che conduce in cima al Monte Generoso, come il primo albergo sulla stessa montagna, voluto con testarda decisione.

Ritratto di Carlo Pasta

Carlo Pasta, divenne noto per il suo spiccato spirito imprenditoriale. E' innegabile che su Valeria, sulla sua crescita artistica, abbia influito molto l'influenza dello zio, Bernardino Pasta, anch'esso pittore, abile ritrattista molto apprezzato tra la cerchia degli Induno.

Grazie  a questa mostra ho potuto ammirare opere ed artiste

       

VUOTO É IL CIELO di Lorenzo.rm

     

VUOTO É IL CIELO

 

Vuoto è il cielo,

c’è il sole,

dovrebbe esserci,

ma sembra notte.

Attorno a me non ci sono forme

ma sagome scure:

uomini e donne,

animali, piante, fiori,

tutto scomparso,

non c’è nulla di nulla.

   

Il mio sguardo si fissa

nel vuoto artificiale,

lo giro a 360 gradi

ma non percepisco alcunché.

 

Ripiego in me stesso

e la sensazione di vuoto,

di buio si accentua,

accompagnandosi

ad un senso di impotenza

e di angoscia.

 

   

Eppure anelo a risollevarmi,

a scoprire qualcosa di positivo,

che mi restituisca

la perduta serenità.

   

Qualcuno/a mi può aiutare?

Lo/a ringrazierò,

gli/le sarò grato per sempre,

gli/le sarò amico,

integrerò le sue forze,

sarò il suo servo fedele.

     

Guardo al cielo,

innalzo le braccia

in segno di abbandono

e di preghiera.

 

Amavo, amo,

ma adesso il mio cielo è buio.

La mia speranza non ha risposta.

   

Ma non voglio cedere

alla disperazione,

alla rassegnazione.

         

ARTE, AUTORITRATTI E FIRMA

             

AUTORITRATTI E FIRMA

Ai giorni nostri, tutto è firmato….

Gli abiti fanno parte di collezioni di stilisti vari, quasi tutti gli oggetti, dall’argento alla ceramica oggi hanno la firma di disegnatori importanti, anche nei “regali”, si fa per dire, che molti supermercati ci propinano con le tessere punti, ciotole, piatti, suppellettili vari, biancheria, appartengono a dei Brand firmati. La firma, che noi tutti sottoscriviamo con il nostro nome cognome, quando sottoscriviamo un mutuo, un prestito, un documento, oggi abbiamo la firma digitale, presso le banche, presso alcuni sportelli pubblici, la firma è il nostro modo per identificarci. E’ l’autoattestazione della nostra presenza, con la firma noi attestiamo la volontà di accettare o di rinunciare.

LA FIRMA NELL’ARTE

Nella pittura medievale, i pittori, erano considerati degli esecutori delle arti manuali, degli artigiani che dovevano servire Dio. L'opera d'arte, non era il risultato del genio della bravura del pittore, era vista solo un mezzo per aumentare la devozione a Dio. I pittori, non essendo considerati come creatori dell'opera non la firmavano, lavoravano su commissione, e solo grazie a diversi documenti storici, alle molteplici ricerche, gli studiosi sono riusciti a risalire alle committenze e agli esecutori, nel caso in cui non si riescano a trovare documenti l’artista rimane ancora oggi anonimo. La parola artista, nel Medioevo non comprendeva i pittori, gli scultori o gli architetti, ma solo i dotti e gli intellettuali e i poeti solo queste erano considerate arti liberali e nobili. Sono esistenti però, un buon numero di opere pittoriche dove nella scene rappresentate, a seconda del genere, sacro, storico o mitologico il pittore inseriva il proprio autoritratto.

Vengono definiti autoritratti “ambientali o situati”, altri studiosi moderni l’hanno definita una “autoproiezione contestuale”, un modo minore per dichiarare di essere l’artefice dell’opera. Questa pratica risale all’antichità, dove però, era considerato un gesto di arroganza e presunzione, che non poteva essere giustificato, tanto che chi osava veniva destinato all’esilio.

In alcuni edifici sacri è possibile trovare dei bassorilievi e dei busti, che non raffigurano totalmente il viso, però ricordano certamente le fattezze fisionomiche dell’artista. Ci sono poi le miniature, dove molto spesso venivano rappresentate le funzioni che svolgevano, uno tra i più conosciuti autoritratti è quello del monaco Rufillus di Weissenau, miniatore del 1200 che ha rappresentato se stesso mentre ultimava un capolettera.

 

Questi meccanismi hanno la funzione di firma, certificano velatamente di chi sia la paternità dell’opera, oltre a lasciare ai posteri la testimonianza di sé. E’ una legittimità velata poco visibile, a volte solo citata con un “me fecit” (fatto da me). E’ possibile suddividere in gruppi queste rappresentazioni L’autore mascherato: è il pittore che recita un ruolo presente nella storia che sta raffigurando, compare molto spesso in posizioni a margini o laterali dell’opera, è riconoscibile per alcuni indizi, volge lo sguardo verso lo spettatore, ha caratteri che si riconoscono alla propria fisionomia. Si rappresentano spesso come spettatori o testimoni di un evento al quale non avrebbero potuto prendere parte, perché sono rappresentazioni o narrazioni di eventi biblici, sacri o mitologici, appartenenti ad epoche storiche antecedenti alla nascita dell’artista, quindi diventano spettatori di ciò che stanno narrando in un epoca in cui non erano ancora nati. Un esempio su tutti è Giotto, nato nel 1267 e morto nel 1337, secondo il Vasari ha riprodotto il proprio autoritratto, più volte all’interno di narrazioni corali: al Castello Nuovo di Napoli, a Gaeta in alcune scene del Nuovo Testamento, mentre a Firenze nella Cappella del palazzo del Podestà, Giotto si sarebbe ritratto accanto a Dante Alighieri. Nel 1306, Giotto lavora alla decorazione del Giudizio Universale della Cappella degli Scrovegni egli rappresenta Enrico Scrovegni che dona la cappella al Signore in segno di perdono dei peccati e tra la folla di profilo appare un autoritratto di Giotto, nella schiera dei beati.

Anche Angelo Gaddi, si rappresenta di profilo nel suo affresco “il trionfo della Croce”, nella Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze

Ma è nel 1400 che i pittori danno una svolta, le firme degli artisti attraverso l’autoritratto si diffusero, era il modo per differenziarsi dalle tante botteghe, per onorare e differenziare il proprio talento da quello dei colleghi. Gli artisti diventano interpreti, un nuovo ruolo, anche se non inseriscono una propria firma, qualcosa di molto simile, potrebbe essere un omaggio, una dedica ad una amata, o il proprio autoritratto, senza dover pagare lo scotto davanti al committente, diviene altresì un motivo di vanto sia per l’uno che per l’altro. I committenti erano solitamente Papi molto ricchi e potenti, famiglie nobili e ricche, era un dato di fatto che i ricchi andassero a messa, che si scambiassero visite nei palazzi e nei monasteri, quindi, mettere il proprio autoritratto era come presentare una sorta di carta di identità, non tanto per presentare se stesso, ma per legare la bellezza dell’opera alle proprie capacità, una pubblicità velata. Mettere la propria firma sui dipinti prodotti, accompagnandola spesso col proprio autoritratto, è un modo di promuoversi attirando in questo modo l’attenzione, oltre che sull’opera, anche sul suo autore, il quale esibiva e confermava il proprio status sociale e culturale.

Questo è il periodo in cui il pittore, diventa consapevole dell’importanza della propria arte e del suo ruolo come individuo nella società.

Botticelli adorazione dei magi

Botticelli per esempio, appare in un quadro destinato alla famiglia Medici, nella Cappella Sistina, Michelangelo offre il proprio ritratto nella pelle di San Bartolomeo.

Un altro autoritratto di Michelangelo è stato scoperto nel 2009 nell’affresco della Crocefissione di San Pietro nella Cappella Paolina al Vaticano, mentre nel 2016, è stato scoperto un autoritratto di Michelangelo, ultimo solo in ordine di tempo, difficile da vedere, dipinto di profilo nella parte posteriore del velo delle Vergine Maria, un profilo triste e pensoso un accostamento alla Madonna come di un uomo, quasi a termine della propria vita

Il Ghirlandaio si è autoritratto proprio al centro nella “Adorazione dei Magi degli innocenti” proprio al centro.

 

Filippo Lippi,

Piero della Francesca, che fu anche un prestigioso matematico,

Leonardo da Vinci fu uno scienziato.

Il loro prestigio si accrebbe notevolmente, permettendo all’artista del Rinascimento, di conquistare una posizione sociale di tutto rispetto. Andrea Mantegna, fu uno dei più singolari e sofisticati casi di firma figurativa presente in diverse occasioni, come ad esempio nel ciclo di affreschi della cappella Ovetari della chiesa degli Eremitani a Padova del 1450, nella Presentazione al Tempio del 1454 e nella Camera degli sposi o Camera Picta realizzata nel Castello di San Giorgio di Mantova tra il 1465 e il 1474.

Molti studiosi sono concordi nel considerare la Presentazione al Tempio, conservata a Berlino, un quadro votivo e pertanto destinato alla sfera privata, dipinto da Mantegna dopo la nascita del suo primogenito. Nelle due figure poste alle estremità, si riconoscere l’autoritratto del pittore e il ritratto della moglie, senza aureole.

   

Andrea Mantegna sapeva ben mimetizzare il proprio viso, era molto abile a nascondere volti nelle nuvole vaporose, per esempio nella “Minerva che scaccia i vizi dal giardino delle virtù” o nella “Camera degli sposi” nella nuvola vicino al vaso si trova un profilo umano, forse l’autoritratto dell’artista mascherato, ma non basta perché proprio in questa stanza, nascosto nel fogliame del finto pilastro si può vedere il ritratto del pittore monocromo nascosto tra le foglie, è la testimonianza di un autore di rappresentare la propria opera.

Raffaello in più occasioni ha ambientato il proprio ritratto all’interno di diverse opere La " Messa di Bolsena",

ma il più famoso è quello che ha collocato dentro l’affresco nella “Scuola di Atene”, Raffaello ha collocato il proprio viso tra la folla di filosofi matematici e astronomi, quindi tra “gli artisti” questo era un modo con cui gli artigiani diventano parte della cerchia dei dotti e le arti manuali o meccaniche, se non confermate pubblicamente, in questo modo prendevano parte al gruppo delle arti liberali. Raffaello era un genio sottile, tanto da lasciare le proprie iniziali sulla scollatura di Euclide, il personaggio chinato su una tavoletta intento a tracciare una figura geometrica con il compasso.

Ma è Caravaggio che da un altro senso alla firma che mette nelle sue opere, nei volti cui il Caravaggio inserisce le proprie fattezze si legge una forza, una verità di espressione, la disperazione e lo stupore e legati al proprio drammatico percorso personale.

Alcuni poi mimetizzavano le proprie firme con scritture o immagini che sembravano dei veri e propri rebus.

Il Ritratto dei coniugi Arnolfini del pittore fiammingo Jan van Eyck, realizzato nel 1434, in fondo alla camera, è rappresentato uno specchio convesso che riflette lo stesso artista nell'atto del ritrarre la coppia, sopra, sul muro, è scritto chiaramente il nome “Jan von Eyck fu qui” con la data.

In altri casi l’Autore -Visitatore: l'autore è esterno alla scena, rivelando però la propria funzione di artefice dell'opera.

Lo si comprende dallo sguardo, dalla posizione, dall’abbigliamento, e si rappresenta come un estraneo, che appartiene ad un altro periodo temporale, Durer sfruttò questo stratagemma nascondendo spesso il proprio autoritratto dentro le proprie opere e intorno a questa presenza, inseriva cartigli o bandierine con scritto il proprio nome, a volte anche l’anno di realizzazione.

Ne è un esempio “il martirio dei diecimila” in mezzo a crocefissioni, decapitazioni, morti compare l’autoritratto del pittore con gli abiti del proprio tempo, l’impressione è che passeggi, con un amico che regge una bandierina dove sono inseriti l’anno di produzione e il nome del pittore tutto questo volgendo lo sguardo verso lo spettatore.

 

Albrecht Durer, fu un grandissimo imprenditore di sé stesso, chiese e ottenne dal proprio imperatore la possibilità di avere un suo vero e proprio marchio (AD),

Adorazione della S:S Trinità Durer

per proteggere la paternità di diverse sue opere dalla contraffazione, tanto da giungere in tribunale a Norimberga e a Venezia e ottenere la sigla sulle opere contraffatte come “dopo Durer”.

Diversi sono gli autoritratti di Van Gogh che ha eseguito ben 37 autoritratti, raramente volge il suo sguardo verso lo spettatore, egli pone lo sguardo altrove...

Sono dipinti diversi, a volte con la barba

a volte senza, alcuni con forti intensità di colori, autoritratti lo rappresentano bendato,

dopo l’episodio in cui si era tagliato l’orecchio, nell’ultimo periodo della sua vita non dipinse nessun autoritratto, si era di nuovo dedicato alla natura. La fine di settembre del 1889, dipinse l’ultimo autoritratto della sua vita

 

“l’autoritratto senza barba”

era il regalo di compleanno per la madre, è uno dei dipinti più costosi di tutti i tempi, venduto a New York per 71,5 milioni di dollari. Per il povero Van Gogh che ha vissuto di stenti, tutta la vita una magra soddisfazione postuma. Quindi non era certo la vanità, che spingeva questi artisti nel corso dei secoli, ma la voglia di riconoscimento delle proprie capacità e del proprio ruolo come artista e come cittadino, niente a che vedere con l’immagine falsata che in tempi moderni vogliamo inviare.

 

       

GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

       

Oggi 25 Novembre, nella giornata dedicata all'eliminazione della violenza sulle Donne, ho pensato di ripresentare un post che la nostra indimenticata Giovanna aveva scritto pochi mesi prima della sua dipartita. Sono passati sei anni ma rileggendolo scopriamo che tratta, con impressionante attualità, problematiche sull'argomento tuttora non risolte e che si presentano ancora oggi con segnali di recrudescenza in una realtà altamente preccupante.

   

     

Il 25 Novembre

 

è la giornata dedicata

 

all’eliminazione

 

della violenza contro le donne.

 

 

 

Alla luce degli avvenimenti, pressoché giornalieri, di uccisioni, stupri, stalking (in italiano: comportamenti reiterati di tipo persecutorio), e altre forme vessatorie, le donne, in pratica, stanno constatando che nessun provvedimento, realmente serio e definitivo, sia stato ancora messo in atto per arrestare questo perverso e disumano fenomeno.

La Giustizia commina spesso pene blande, pertanto gli autori di tali crimini sono prosciolti in tempi brevi e ripetono nuovi reati. É assai sorprendente, ma non è stato ancora recepito il concetto che la donna vuole essere riconosciuta, rispettata, vuole una sua identità, vuole scegliere come, quando e cosa fare, vuole conquistare il suo spazio psichico, sociale e fisico che le è sempre stato negato.

Vuole usare la sua energia per affermare una sua forma di pensiero e il metodo di conduzione della sua vita e delle sue scelte. La specifica attenzione che dovrebbe essere rivolta ad un problema così scottante, che si esplicita, in primo luogo, nel rispetto verso ogni donna, è latitante sia nelle scuole, nelle strutture pubbliche e sociali ma, soprattutto, in seno alle famiglie.

Da parte delle donne, la sopportazione di tali iniquità è giunta al limite.

C’è un elenco, scaturito da un sussulto di coscienza, da parte maschile, nei confronti della donna. Non è mai stato chiarito a chi sia attribuibile, da Shakespeare in giù. Lo evidenziamo qui di seguito.

 

*Per tutte le violenze consumate su di lei,

* Per tutte le umiliazioni,

* Per la sua intelligenza che avete calpestato,

*Per il suo corpo che avete sfruttato,

* Per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,

* Per la libertà che le avete negato,

* Per la sua bocca che avete imbavagliato,

* Per le ali che le avete tarpato,

* per tutto questo:

 

“IN PIEDI, SIGNORI,

 

DAVANTI AD UNA DONNA!”

           

TI CHIAMERÒ SARAH di Lorenzo.rm

   

TI CHIAMERÒ SARAH

 

Ti chiamerò Sarah.

Come la tua gatta.

O anche la mia?

Quando ti sei accorta che la donna

non è un fortilizio da espugnare,

un castello da cingere d’assedio

e conquistare?

Un territorio da difendere

con le unghie e coi denti?

Ieri, oggi, presto, tardi?

 

E’ un piacere, confondendo i tempi,

vederti muovere, dirigere, ordinare,

disciplinare, dare direttive,

mettere a posto i molesti,

indirizzare i timidi,

disprezzare i bugiardi ed i perditempo.

 

E’ un piacere indagare,

indovinare i tuoi pensieri profondi,

i motivi dei tuoi sguardi fuggenti,

delle tue malinconie.

     

Pesa il fastidio, il dolore di chi,

volente o nolente,

si sente in guerra col mondo.

Di chi tuttavia vuole esprimere

il mare di dolcezza in cui è immersa.

E non sa come fare, cosa fare.

Forse il tuo improvviso tremore,

uno sguardo inaspettato

che si fissa e fa capire il bisogno

di un contatto più vivo,

più vero, meno episodico.

   

Ah, che gioia cogliere quello sguardo,

cedere ad un invito subito negato,

insistere e raccogliere

nel cavo di mani affettuose

lacrime mai piante,

desideri sempre nascosti,

affetti desiderati e mai raggiunti.

Sono miracoli, questi, Sarah.

Come l’incanto di una notte

dai neri colori ravvivati da bagliori

di luce e poi, di un mattino

in cui anche la colazione

può diventare un rito.

Di un tramonto senza angoscia.

Di una sera da non aspettare

con inquietudine.

Con il passaggio dalla quiete

di uno sprofondo

all’incanto di un paradiso.

Forse mai cercato e tuttavia

fortunatamente conquistato.

 

 

ARTEMISIA GENTILESCHi di Enrica Bosello

   

ARTEMISIA GENTILESCHI

Nel 2020, alla National Gallery di Londra sarà dedicata una mostra ad Artemisia Gentileschi, nel 2017, il museo di Trafalgar Square ha acquistato l'autoritratto

 

"Autoritratto come Santa Caterina d'Alessandria"

Erano anni che la pinacoteca di Trafalgar Square, voleva possedere un'opera antica di questa pittrice, nonché donna, una figura fuori dal comune.

Artemisia Gentileschi, Roma 1593 - Napoli 1653, è stata una pittrice del ‘600, divenuta nel tempo una delle più importanti e apprezzate firme nel panorama europeo. Primogenita del pittore Orazio Gentileschi e di Prudenzia Montone, morta di parto quando Artemisia aveva solo dodici anni. Cresciuta nell'ambiente artistico romano, pur essendo molto giovane, pur dovendo accudire alla casa e ai suoi fratelli, possedeva un naturale e spiccato talento pittorico, artistico. Il padre, un autorevole artista autonomo, attento alle vicende artistiche dei suoi tempi, dopo aver compreso il classicismo naturalistico dei Carracci, la pittura di Orazio assimila gradualmente l'insegnamento di Caravaggio e si impadronisce della tecnica di osservazione dal modello, ma in modo del tutto personale.

Giuditta e la sua ancella 

Artemisia, aveva una grande ammirazione per il padre, venne formata proprio sotto la sua guida, innanzitutto insegnandole come preparare i materiali utilizzati per la realizzazione dei dipinti, la macinazione dei colori, l'estrazione e la purificazione degli oli, il confezionamento dei pennelli con setole e pelo animale, come approntare le tele, come ridurre in polvere dei pigmenti. Imparò la pittura dentro le mura di casa, non potendo seguire alcun corso, che erano consentiti solamente ai pittori di sesso maschile. Perfezionò il suo talento e la sua tecnica, copiando xilografie di Albrech Durer o i dipinti che il padre aveva in bottega.

Artemisia Gentileschi

Nella importante bottega di Orazio lavoravano, con Artemisia e altri pittori, anche i suoi sei fratelli. Il suo insegnante di prospettiva, Agostino Tassi, che collaborava con Orazio, alla decorazione di Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma, la violentò. All’ epoca era possibile estinguere il reato di violenza carnale, qualora vi fosse il matrimonio riparatore. Per questo, Artemisia continuò a intrattenere una relazione con Tassi, nella speranza che le nozze salvassero la sua reputazione. Quando la ragazza scoprì che Tassi era già sposato. Decise dunque di intentare un processo nei confronti del suo stupratore.(1612) La sua deposizione fu fatta sotto tortura, mentre le venivano schiacciate le dita. Il Tassi, uscì dal processo indenne mentre per Artemisia e la sua famiglia fu molto difficile.

Conversione di Maddalena 

Artemisia dovette combattere a lungo contro i pregiudizi, e le voci sgradevoli messe in giro sul suo conto, venne accusata di rapporti incestuosi con il padre Orazio, di avere numerosi amanti ed una condotta disdicevole. Lasciò Roma per mettere a tacere le maldicenze, il giorno dopo la fine del processo sposò un artista fiorentino, Pierantonio Stiassesi. È a questo periodo che risale una delle sue opere più note: Giuditta che decapita Oloferne (1612 – 1613).

 

Giuditta decapita Oloferne 

Salta all’occhio il diverso ruolo della donna. Se in "Susanna e i vecchioni" era una vittima, qui agisce e si vendica.

Susanna e i vecchioni

Dopo il matrimonio viene accolta, contrariamente al marito, presso l’Accademia delle arti del disegno di Firenze, è la prima donna a ottenere un tale riconoscimento. Dalle famiglie fiorentine benestanti, dai nobili, famiglia Medici compresa, ottiene importanti commissioni instaura un' amicizia ricca di stima reciproca con Galileo Galilei, e con Michelangelo Buonarroti il giovane, che le aveva commissionato una tela per onorare un suo illustre antenato, intrattiene una corrispondenza, Artemisia aveva da poco imparato a leggere e scrivere.

Nel 1621 per un breve periodo, si trasferisce a Genova, torna a Roma come donna indipendente, allontanandosi definitivamente dal marito, e portando con sé la figlia Palmira. Si trasferisce a Venezia, tra il 1627 e il 1630, alla ricerca di nuove commissioni. Ritorna a Napoli, nel 1636, parte per Londra, raggiunge il padre alla corte del re Carlo I e della regina Henrietta Maria, in quell’occasione collabora artisticamente con lui, dipingere il soffitto della Queen's House a Greenwich (ora a Marlborough House, London) che ha come tema l'Allegoria della Pace e delle Arti sotto la Corona Inglese. Orazio Gentileschi morirà il 7 febbraio del 1639. Una delle sue opere più conosciute e raffinate fu realizzata in questi anni è: l'Autoritratto come allegoria della pittura, Collection of Her Majesty the Queen, Kensington Palace, London, 1630, nel quale dimostrò una grande capacità con la tempera ad olio, disegnando lei stessa mentre stava dipingendo, circondata dagli strumenti della pittura, un autoritratto abbastanza insolito per i suoi tempi. Un'altra cosa insolita sono le cifre del proprio nome, proprio per evitare che qualcun'altro ne assumesse la paternità, il volto e la sigla indicavano che l'opera era sua. Infatti in quell'epoca i quadri raramente venivano siglati o firmati. L'opera fu acquistata da Re Carlo I d'Inghilterra tra il 1639 e il 1649.

Nel 1642, con lo scoppiare della guerra civile, Artemisia lascia l’Inghilterra e, dopo altri spostamenti di cui si ha scarsa conoscenza, torna a Napoli dove muore nel 1653. Da sicura professionista dell’arte aveva emozioni forti, principi di dolcezza e di aggressione, affrontava le atmosfere più intime, per questo è considerata la pittrice del " barocco". Affrontava soggetti sacri e storici, impianti monumentali, con padronanza della pittura, abbracciando la lezione di Caravaggio, nell'impostazione del quadro, impostando un taglio diretto e drammatico col visitatore, con contrasti tra luce, forme e colori.

 

L’ESTATE DI SAN MARTINO di G.P.

☼ MERCOLEDÌ 11 NOVEMBRE ☼

 
  • Oggi si festeggia: S.Martino di Tours vescono

  • San Martino è celebrato come protettore dei pellegrini e dei viandanti

  • di una volta poi esteso anche ai camionisti, i viandanti di oggi

  • Questo giorno si ricorda anche per “L’ESTATE DI SAN MARTINO”

  • «Per San Martino ogni mosto è vino.» [Detto popolare]

  • LA LEGGENDA

  • “DELL’ESTATE DI SAN MARTINO"

  • La leggenda dice:

  • “Un giorno d`autunno, l’11 novembre, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo. Martino si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Immediatamente il sole si mise a scaldare come in estate. Per questo motivo, si chiama l`Estate di San Martino quel periodo agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite”.

 

SAN MARTINO

  • La nebbia a gl'irti colli

  • piovigginando sale,

  • e sotto il maestrale,

  • urla e biancheggia il mar

    • Ma per le vie del borgo,

    • dal ribollir dè tini

    • va l’aspro odor dè i vini,

    • l’anime a rallegrar.

  • Gira su' ceppi accesi

  • lo spiedo scoppiettando

  • sta il cacciator fischiando

  • su l'uscio a rimir

    • tra le rossastre nubi

    • stormi d'uccelli neri,

    • com'esuli pensieri,

    • nel vespero migrar.

Giosuè Carducci

L’INCENDIO di Gabriella.bz

   

L’INCENDIO

 

E ’una bella giornata e per la mia città oggi dovrebbe esserci una grande festa ma a causa della Pandemia non si è potuto fare la sfilata per la Festa dell’Uva. Ci sono ugualmente molte persone che girano per Merano, tanti turisti per lo più tedeschi che attendono l’ora della merenda e cena. Io ho fatto un giro nel quartiere, poi mi son detta, vai a casa che stai meglio.

Sono ritornata a casa, ma sul portone ho notato che c’era una giovane signora che mi attendeva. Avrei voluto avere le ali per fuggire, sapevo che veniva per sfogarsi e sebbene la comprendessi, alle volte mi sentivo stanca. L’accettai con un sorriso e la invitai ad entrare, mi stava passando quell’attimo di fiacchezza.

- Siedi Vanda che ora preparo il caffè, poi parliamo.

- Mi dice, da qualche tempo c’è una persona che tenta di parlarmi, di offrirmi dei fiori che ne pensi?

- Non sei più piccola, tu che ne pensi? Alla fine sei vedova da tempo ma hai anche la bambina che non ha quasi conosciuto il papà, ricorda quello, poi hai i tuoi genitori che possono darti un consiglio.

- Va bene ma lo sai, che oggi ho sentito ancora odore di fumo uscire dall’armadio?

- Non era stato pulito e verniciato?

- Si ma io l’odore oggi lo sentivo sembrava che mi scoppiasse il cuore e sentivo la casa che esplodeva.

- Stai tranquilla e se vuoi parliamo della casa altrimenti ci mettiamo a conversare di mille cose.

   

- No, fammi parlare della casa come se non sapessi quello che mi è successo, parla Vanda. Ero sola in casa  stavo confezionando i vestiti per le bambole come al solito, mi sembrava che la caldaia si fosse spenta era strano in una giornata tanto fredda, ma mentre lavoro non penso tanto al freddo, quando all’improvviso ho sentito un boato

e mi son trovata a terra sotto tanti vestiti, l’asse da stiro sulle gambe, la macchina da cucire vicina, ho visto che i muri erano l’unica cosa ancora in piedi, tutto attorno c’erano i meli, solo più tardi ho saputo che anche il bagno come stanza non aveva quasi nessun danno.

   

- Ho sentito l’urlo delle sirene che credo urlassero come me, non riuscivo a muovermi dal terrore, poi ho visto che con la scala mi venivano a prendere, per un attimo ho notato la casa distrutta, il fuoco che divampava, ma con la C.R.I. mi hanno trasportata in ospedale dove non hanno trovato gravi ferite ma un forte shock.

Dopo essermi ripresa hanno cominciato a fare domande su domande, i vigili del fuoco, l’assicurazione, i carabinieri, sembrava che fossi stata io a far esplodere la caldaia, perché era questo che era successo. La casa era saltata all’aria e con l’esplosione è divampato l’incendio, per fortuna in casa non c’erano i miei genitori e la bambina era da una amichetta.

- Dopo aver spento l’incendio e passati alcuni giorni il papà con amici sono andati a salvare i due armadi del guardaroba compresi i vestiti nostri e quelli delle bambole con i vari accessori, ventagli scarpette, borsette. Sono contenta che l’armadio che aveva fatto il mio papà per le bambole fosse solo sporco e bagnato, ma poi con pazienza son riuscita a ridarle quella bellezza che aveva da prima, un vero bijoux, invece l’armadio grande sebbene pulito riverniciato e lasciato settimane ad asciugare bene alle volte aprendolo mi sembra che ci sia odore di fumo.

   

- Vanda, le dico è stato anche profumato con aromi di bosco, non mi dirai che senti puzzo di fumo, non sarai te che lo immagini? Forse lo dice anche la mamma, sai dico, non sembra ma lo shock che hai avuto è stato forte e forse senti ancora odori di fumo, o è anche possibile il cambiamento di stagione riesce ad emanare ancora l’esalazione del fumo. Dimmi se hai ancora tanto lavoro con le bambole e se le fai sempre belle, ne avevo viste un giorno di tutti gli stili, sei molto brava a cucire tutti quei vestiti.

- Mi piace Gabry e poi è il lavoro che mi fa arrotondare un po’ la pensione. Prima lavoravo per hobby ora lavoro perché devo ma per fortuna non mi pesa, anzi.

- Sai avevo notato che non le accompagni mai con degli scialli, non ti piacciono?

- Mi piacciono, ma dovrei perdere tempo a confezionarli con la seta.

- Se vuoi Vanda te ne preparo qualcuno per provare. Ok, mi dice, allora attendo che tu me ne prepari per poi vestirle e portarle a BZ, dimmi che colori preferisci le chiedo.

- Lascio a te la scelta, poi a secondo della tonalità metterò il vestito. Ed ora vado a casa, ti ringrazio Gabry, non possiamo abbracciarci ma lo sai che ti voglio bene.

Dopo averla accompagnata alla porta mi son seduta per riflettere, era giusto che chiedesse a me i consigli quando aveva la mamma della mia stessa età?

Buona giornata amici del Bosco

   

     

DEDICA A NICOLETTA di Lorenzo

       

 

A NICOLETTTA

 

L’ho saputa La terribile notizia

L’ho saputa e tra l’incredulo

Il sorpreso

L’addolorato

Il disperato.

Sono rimasto infine attonito.

 

Ma è vero che non ci sei più

No che non è vero

Sei sempre qui e lotti insieme a noi

Compagna vera umile simpatica

Sincera Protagonista

di tutte le battaglie.

 

Senza veli e ritegni

Come solo le donne sanno essere

Un simbolo della giustizia

Contro le ingiustizie

Una voce forte e coraggiosa

In un mare di indecisioni

E incomprensioni.

 

Sempre all’avanguardia

Eri e ci sei e ci rimani

Ho imparato mille cose

da te Nicoletta

 

Il suono che ti individua

è generoso come te

Come eri e come sei rimasta

Nei cuori di chi ti voleva

E ti vuole bene

Senza se e senza ma.

 

Lode e onore a te cara

Ti sia lieve la terra

Non ti dimentichiamo

 

   

Nel ricordare la cara Nicoletta è d’obbligo citare la sua frase più ricorrente:

 

E non si può non rileggere alcune

delle sue dolcissime poesie

     

Sono un abitante del bosco,

la casa è piccola,

accosto le tende della finestrella.

metto gli scarponi e prendo il sentiero,

le castagne con tanti ricci

mi cadono in testa.

Sento le voci degli uccelli

e  degli altri animali del bosco,

i primi raggi di sole

sono chiari e dorati

con riflessi rosa e arancione.

Una folata di vento

dal sapore un pò dolce,

il fiume scende da montagne lontane

tra pini, libellule

narcisi e iris lungo le sponde,

ninfee a pelo d'acqua.

Mi siedo, annuso,

arriccio il naso,

rimango così a contemplare

il miracolo della natura.

Ora nel bosco

ha smesso di piovere

rimane l'odore di muschio,

di felci, di terra,

qualche lumaca

cammina sul sentiero,

la luce sembra dorata.

Senti il vento

come scuote le foglie,

la sua voce possente,

dammi la mano

stringila forte.

 

 

Il vento mi portava

odori e profumi forti

del mare,

della pioggia,

profumi

dolci e piccanti

di capperi in fiore,

di ginestre vestite,

di inebrianti zagare,

e riempiva il mio cuore

di immensa felicità

e di gioia infinita,

dimenticando gli affanni

della giornata trascorsa

e di quella a venire.

 

Il bosco ci avvolgeva

ogni pomeriggio d'estate

la luce trapelava

tra alti faggi e abeti.

Una pigna cadeva,

il solito scoiattolo rosso

si divertiva saltellando

di ramo in ramo.

Seduta su un sasso

ti cullavo

con la dolce ninna nanna

bambino mio

bello come il primo fiore di primavera,

dolce come il cinguettio di un uccellino,

vivace come la lepre che vive nei boschi.

 

 

BALLET PALETTE ROUJE

 

BALLET PALETTE ROUGE

 

Una tavolozza, tubetti di colore, matita e pennelli, accessori vari, ma non basta, ci vuole l’animo dell’Artista per dipingere un quadro perché i capolavori si disegnano prima nella mente poi, con il tocco delicato delle mani, si trasferiscono sulla tela.

Chi di noi non ha provato a dipingere nell’intento di comporre un bel quadro? Ma se non avevamo prima nella mente ciò che volevamo creare, non siamo riusciti a realizzare nessuna opera, neppure un naif.

Ci ho provato pure io ma così come non sono scrittore, non sono poeta, non sono neppure artista dei pennelli. Mi piace comunque ammirare un bel quadro dipinto da un vero artista e quando lo trovo mi soffermo a guardarlo forse anche con un pizzico di amarezza per non avere le capacità dell’autore.

 

Oggi completo la serie dei quadri che hanno ancora come soggetto il balletto, cambia solo il colore.

Buona visione.

 

BALLET PALETTE ROUGE

Impressioni Artistiche

Kelvin Lei ~ Guangzhou, China, 1954

                                                                                                             

COPRIFUOCO

 

COPRIFUOCO

 

Il coronavirus si espande ancora.

Gel disinfettante, mascherina, distanziamento sociale, continuo lavaggio delle mani e massima igiene in tutto, si dimostrano non sufficienti a limitare i contagi.

Come un astronauta nello spazio, Covid-19 viaggia nell’aria con la sua navicella invisibile carica di virus pericolosi e nefasti, non risparmia nessuno. Gli ospedali sono al limite dei posti attrezzati per la terapia intensiva e hanno difficoltà a far fronte al continuo arrivo di persone che risultano positive ai controlli effettuati su larga scala con tamponi, verifiche termometriche e vari accertamenti medico-sanitari. Le ambulanze sono in fila e sostano ore prima che il paziente a bordo possa essere accettato in un Pronto Soccorso o adeguata struttura sanitaria.

Si ritorna alla chiusura delle attività commerciali non indispensabili, chiudono scuole, cinema, teatri, musei, ristoranti, bar e tutti i centri di aggregazione.

Si ritorna al coprifuoco ad orario.

Si deve riorganizzare tutto il sistema scolastico, didattica on-line si o no? Molte Regioni stanno chiudendo le scuole e in molte aziende si sta adottando lo Smart Working, il lavoro da casa con sistemi informatici e pare che almeno questo, in parte funzioni.

Altra questione da risolvere è il sovraffollamento dei mezzi di trasporto pubblico che crea la possibilità di ampliamento delle diffusione del virus malefico.

Il problema ha raggiunto un livello di alta criticità e si sta dimostrando molto più serio di quanto si poteva immaginare. Ancora non si vede una possibile soluzione a breve. Si sta lavorando alacremente contro il tempo e possiamo solo sperare che presto si arrivi a risolvere il tutto in modo proficuo.

Questa, a grandi linee, la situazione e mentre attendiamo fiduciosi sviluppi che possano rincuorare le nostre preoccupazioni, cerchiamo di trascorrere il nostro tempo ormai obbligato prevalentemente in casa..

 

Questa settmana il Bosco propone di entrare, in tutta sicurezza, in una galleria virtuale per ammirare una serie di quadri artistici che hanno come soggetto il balletto.

BALLET PALETTE BLANCHE

                                                                                                                                                                                                           

IMPRESSIONI ARTISTICHE

di Kelvin Lei ~ Guangzhou, China, 1954

       

RIPRISTINO ORA SOLARE

 

DOMENCA 25 OTTOBRE

 

SI RIPRISTINA L’ORA SOLARE

   

NELLA NOTTE TRA SABATO E DOMENICA, ALLE ORE 3.00, LE LANCETTE DEGLI OROLOGI ED ANCHE LE CIFRE DEGLI APPARECCHI DIGITALI SI RIPORTANO UN’ORA INDIETRO

IN MOLTI APPARECHI COLLEGATI IN RETE L'AGGIORNAMENTO É AUTOMATICO, ALTRIMENTI BISOGNA INTERVENIRE MANUALMENTE

 

 

DONNA, COMPAGNA, MAMMA di Lorenzo.rm

         

DONNA, COMPAGNA, MAMMA

   

Nasci e vale ancora per te

l’antico detto della mia gente,

quando, dopo una notte insonne, dicevano:

”Notte persa e per giunta femmina”.

 

Perché anche oggi non sei ritenuta

preziosa quanto il maschio?

Perché, pur avendo

tesori infiniti di intelligenza,

sensibilità, forza morale e fisica?

 

Così è per retaggio di antichi

pregiudizi, di antichi rancori

contro di te. In fondo sei nata

da una costola e hai ceduto

all’infido serpente condannando

il genere umano alla perdizione.

 

Ma, dopo Gesù, non si può

più giocare con te.

Sei la migliore compagna possibile.

Già, compagna. Non più in subordine,

alla pari con l’uomo.

Ma non è vero, lo sai.

 

Vieni sempre dopo, anche se non in modo visibile.

Non gli cammini dietro come

in antiche, ignobili civiltà.

Sei rispettata e dai consigli.

Comandi anche, seppur fra quattro mura.

 

E’ vero, inoltre, che hai una potenza infinita,

sei bella, hai fascino.

Sei spesso l’amore insostituibile

Per chi ti conosce e ti apprezza.

 

Quando sei mamma, poi, c’è la catarsi.

Diventi il centro dell’universo,

l’ombelico del mondo.

Sei tutto, unica per i tuoi figli.

E le tue forze si espandono, tutto coprendo,

e il mondo e l’intera volta celeste.

Ogni cosa dipende da te,

nel bene e nel male. Il tuo sguardo

è ardito, il tuo passo sicuro.

   

Sei quello che vuoi. Un’isola stupenda

per tutti, anche per il  tuo compagno.

Sei mamma, diventi anche la sua.

Piangerà per una qualche sua privazione.

Ma gioirà per l’immenso regalo

che il cielo gli ha donato.

   

   

CICLONE MEDITERRANEO di Sandra.vi

 

CICLONE MEDITERRANEO

 

Buon Anno, Felice anno nuovo, questi gli auguri che ci scambiamo con gli amici dei miei figli, e speriamo lo sia veramente. Mio genero inizia a tagliare il dolce greco di Capodanno, la Vassilòpita. All' interno una moneta per il fortunato che la trova nella sua fetta. Niente da fare, la moneta è nella fetta destinata alla casa. “Bene, esclama l'amica di mia figlia, sarà un anno fortunato per tutti”…...

Nel giro di qualche mese un'ordinanza colpisce un po' tutti, siamo colpiti da uno strano virus, nessuno può lasciare la città o uscire dalla propria casa, salvo motivi speciali. Dopo i primi momenti di grande sorpresa decidiamo che è inutile disperarsi; siamo tutti insieme, ci organizziamo; mia nipote che già insegna recupera i suoi liceali e stabilisce orari, compiti da ricevere e correggere, tutto on line. Tutto sembra proseguire tranquillo, anche io posso fare due passi anche se siamo isolati. Anche questo incubo sembra poi finire. Ma.....

Una sera di qualche settimana fa stiamo guardando il cielo cupo che sembra gravare sulle nostre teste, mio genero dice “è troppo secco, la terra ha bisogno di acqua”.

Nella nottata un vento tremendo scuote la casa e acqua, tanta acqua da non poter uscire, e così per un intero giorno, finché con un boato tremendo un fiume d' acqua scende dalla montagna. Cerchiamo capire da dove viene quel fiume d'acqua, un ciclone mediterraneo chiamato “Ianòs”, al suo passaggio ha strappato tutti i doppi argini posti dai contadini lì dove scorreva l'acqua che serviva a fare lunghi getti e bagnare anche uliveti lontani - perchè man mano saliva ,non era possibile trattenere la terra bagnata, e le coltivazioni salivano abbastanza in alto. Poi, dopo quasi 2 giorni, un silenzio assoluto, il nostro sentiero ormai è ridotto a un fiume. Mio genero scende le scale per lo scantinato ed esclama “non si può entrare, è pieno d' acqua; tutto galleggia”. Purtroppo è la triste realtà, una parte del fiume d' acqua ha trovato facile infilare la discesa del seminterrato ed ora è stato tutto travolto; olio, vino, libri................

 

L'acqua ha raggiunto 1,50m. I pompieri chiamati hanno avuto un bel lavoro e noi il nostro grosso dolore, il ciclone “Ianòs” ha lasciato veramente il segno.

Tutto può capitare, nella vita, i dolori non ci sono mai risparmiati, ma, quando sento parlare di ciclone,non avrei mai sognato d'essere presa nel suo vortice, assistere con sgomento cosa può fare il suo passaggio anche di pochi minuti e cosa lascia alle sue spalle, si può descrivere in una parola:

 

         

LA VALLE DEL MASINO di Enrica Bosello

   

LA VALLE DEL MASINO

 

Il look down è finto, possiamo di nuovo vedere gli amici e i famigliari, manteniamo le distanze di sicurezza, niente abbracci, ma possiamo trovarci, e questo vuol dire molto… Dopo tanto tempo, decidiamo di passare una giornata in un luogo che sembra essere scampato alla Pandemia, quindi di buon ora si parte, borsa frigo, cibo al sacco e si va… Pronti Partenza… Via … Preferisco fare la strada del lago, che, se per certi aspetti, non è scorrevole, ci offre però un panorama bellissimo, chi mi accompagna in questo giro, non conosce le mie zone.

 

Mentre percorriamo il nostro tragitto, e mi sembra surreale, sentir dire quanto sia bello il lago di Como, mi viene detto che vivo in un posto molto bello,… Molto spesso ci si abitua e si dà per scontato quel che ci circonda... è vero vivo in un bellissimo posto…. Saliamo verso l’alto lago, dobbiamo raggiungere la bassa Valtellina. Morbegno, è il paese che congiunge Como alla Valtellina, fino a questo punto il panorama si può definire collinare a volte pianeggiante, e poi su fino alla Val di Masino. Siamo proprio in mezzo alla zona montuosa della Lombardia, in provincia di Sondrio, l’unica provincia alpina. Mentre saliamo il panorama cambia, è diverso.

   

La Val Masino, è circondata da alte montagne e, cosa che io davvero non sapevo, è famosa per le sue pareti rocciose da scalare, per gli itinerari turistici, per i vari percorsi da trekking di varia difficoltà, è stata per me, devo proprio ammetterlo, una piacevole scoperta. Mentre continuiamo il nostro percorso, vere e proprie lastre di pietra di notevoli dimensioni, determinano il percorso stradale, la strada ci passa proprio in mezzo.

 

Passiamo davanti al Sasso di Remenno, è il sasso più grande, alto 50 metri, le sue quattro pareti vengono percorse da diverse vie di arrampicata, è il più grande monolito roccioso d’Europa, con un volume di oltre mezzo milione di metri cubo, sceso a valle a causa di una grossa frana. Sul lato ovest alcuni pastori, hanno scolpito una scalinata nella roccia, che è ancora la via più semplice da percorrere per raggiungere la parte più alta. E’ circondato da diversi altri grandi massi, come un anello, tutti attrezzati per le arrampicate sportive, mentre per chi non vuole azzardare tanto, vi fanno addirittura delle escursioni, di diverso grado e pericolosità, per passare in mezzo questo percorso definito il “labirinto dei Ciclopi” di granito.

Non ho certo il fisico e la resistenza per fare arrampicate, ne percorsi di varia difficoltà. Voglio solo fare una gita in compagnia, quindi raggiungiamo il paese di San Martino, ci informiamo, e raggiungiamo le terme di Masino. Qui, incastonate tra le montagne si trovano le terme, la struttura è ferma e si iniziano a vedere i primi danni delle intemperie e dell’abbandono.

C’era un albergo che si collegava alle terme grazie ad un ponte di legno coperto, sono convinta ci fosse anche qualche colonia estiva, tutto questo è abbandonato dal 2015. E’ possibile, attraverso una scalinata, salire fino alla fonte dove l’acqua sgorga a 38°. Le proprietà curative di quest’acqua, sono riconosciute fin dal 1400, tutta la nobiltà italiana e svizzera, si affidava a queste acque miraolose.

É un luogo da favola, il tutto circondato da una foresta di abeti e faggi, fa parte dei 23.000 ettari di foreste e verde della Lombardia. E’ un luogo incantato dove tanti, ma davvero tanti escursionisti seguono percorsi stabiliti, sentieri attrezzati, le risorse naturali offerte dal bosco, la cascata, l’essere avvolti dalla suggestione delle “Termopili”, ossia delle numerose sorgenti naturali di acqua calda. I sentieri sono percorribili facilmente, senza grosse difficoltà, consentono di esser frequentati da diverse famiglie, anche con bambini in tenera età. Mentre noi, curiosavamo e passeggiavamo per questi sentieri, tanti ragazzi, prendevano il sole sopra grandi sassi all’intero del fiume, con i piedi e le gambe nell’acqua fredda, altre persone, con scarponi ai piedi si accingevano a salire fino a raggiungere le vette o i rifugi.

I boschi variano la loro composizione in base ai cambiamenti della quota, ci sono pascoli incastrati fra le tante rocce o le altissime pareti di roccia che incombono, il fiume che scorre, ovunque lo sguardo si appoggi si trova la meraviglia, e non si può far altro che ammirare il panorama. Scendendo verso il paese ci sono le indicazioni del punto di partenza del “sentiero sensoriale dei bagni di Masino”, è un sentiero di circa un chilometro, progettato per consentire a persone ipovedenti e non vedenti, di poter beneficiare di una passeggiata semplicissima nel bosco.

   

Le cime più alte, che raggiungono circa i 3000 metri di altezza formano una corona, quasi volessero proteggere le case addossate l’una contro le altre, le rocce di granito sono come giganti verticali, sparsi ovunque in mezzo ai prati, o sovrapposti quasi a diventare esagerati muraglioni, pronti a proteggere il paesaggio, dall’avvento della modernità , quasi a ricordare, a noi che le visitiamo che loro ci sono da sempre.

É proprio un bel posto, e non c’è nulla che appartenga all’uomo, tante pietre, tanto verde dell’erba, degli alberi un cielo azzurro bellissimo e il fiume che sembra ci racconti il suo passaggio millenario, si sentono gli uccelli che emettono ognuno il proprio trillo o cinguettio.

Io sto bene e chi mi accompagna mi assicura che è una meraviglia…

Basta poco che ce vo’!!!

LE GIARE DI SARDEGNA

 

   

Siamo arrivati all’Autunno e speriamo che sia portatore di nuovo benessere per tutti, ma soprattutto ci auguriamo che si riesca a superare le insidie del malefico coronavirus che dalla scorsa Primavera ha condizionato il nostro vivere quotidiano, il lavoro, la scuola, l’industria, il commercio, l’economia, la sanità, i servizi, lo sport, le vacanze, cinema, teatri, musei, riti religiosi e tutto quanto gira attorno e continuerà a condizionare negativamente la nostra esistenza chissà per quanto tempo ancora.

Ci auguriamo veramente che si trovi la giusta soluzione per tutto e finisca presto questo assillo e penoso stillicidio di mascherine, guanti, disinfettanti, distanziamento personale e quant’altro.

 

   

Intanto non perdiamo la buona abitudine del nostro raccontino della Domenica del Bosco. Oggi parliamo della mia cara Sardegna.

 

 

Le giare sono gli inconfondibili tavolati basaltici del Sarcidano e della Marmilla situati nella parte centro meridionale della Sardegna. Chiaramente visibili dalle zone pianeggianti, si presentano come altopiani dai lineamenti caratteristici di enormi fortezze naturali, fornite di bastioni dalle pareti a scarpata, anticamente inaccessibili.

 

Nuraghe nella Giara di Gesturi

 

 

Simili alle mesas messicane, molti studiosi pensano che siano state utilizzate dai sardi nuragici come ultimo baluardo di resistenza contro gli invasori Punici e poi Romani. In effetti, lungo il perimetro della sommità della giara di Gesturi, si possono ancora osservare 24 nuraghi mentre ben 50 si allineavano un tempo ai piedi dei bastioni stessi.

 

 

(Razza equina selvatica, riconosciuta

nella lista ufficiale delle razze italiane)

I cavallini della Giara,

secondo alcuni studiosi in materia, non appartengono ad una specie aborigena ma sarebbero i lontani discendenti, oramai inselvatichiti, della prima razza equina portata in Sardegna dai Fenici. Su questa ipotesi però non c'è unanimità scientifica e le sue origini restano pertanto ancora incerte in quanto non esistono resti fossili risalenti ad un periodo antecedente quello nuragico. Fino al tardo medioevo branchi sparsi di cavallini vivevano allo stato brado su tutto il territorio dell'Isola.

Cavallinidella Giara

Quelli della Giara sono gli ultimi esemplari superstiti e rappresentano attualmente uno dei simboli della Sardegna. Si caratterizzano per avere una altezza al garrese di circa 125/135 cm. nei maschi adulti (mentre le femmine sono leggermente più piccole), il mantello color bruno scuro o nero, la coda e la criniera lunghe e folte, gli occhi dalla forma a mandorla e la fronte ricoperta da un lungo ciuffo. Il loro numero  oggi di circa 550 esemplari (vivono in gruppi di otto/dieci individui al massimo), in lieve aumento, grazie alla politica di protezione attuata dalla Regione Sardegna, ma soprattutto grazie all'impegno delle comunità locali. La Giara è divenuta un'area protetta con l'istituzione del parco naturale.

Prova di forza tra due puledri

per la conquista del  ruolo di Capo Branco

Fino a qualche decennio fa i cavallini della Giara venivano catturati, domati e addomesticati per essere adibiti a lavori agricoli e al traino di piccoli carri. Abbandonati a loro stessi non era raro trovare la carcassa di cavallini morti per gli stenti per carenza di alimentazione nei periodi invernali. Spesso il sostentamento dipendeva dall’apporto di volontari che provvedevano a rifornire di foraggio le zone stanziali. Ora con l’istituzione dell’area protetta come Parco Naturale la cura dei cavallini è affidata ai Comuni limitrofi della zona ed è vietato ai privati di provvedere a tale incombenza. Ben vengano le regolamentazioni mirate alla protezione della flora e della fauna soprattutto nelle aree naturalistiche ma non solo. 

Quercia da sughero con particolare postura inclinata fin dal suo nascere a causa del forte vento di maestrale

 

Sperando che l’argomento sia stato gradito agli amici dall’animo animalista e non, ringrazio per la cortese attenzione e auguro a tutti una serena e pacifica Domenica in questo fine mese di Settembre.

   

LETTERA AD UN AMICO

                     

LETTERA AD UN AMICO

     

Caro Amico,

Il tempo è passato presto, la vita scorre, ci siamo invecchiati. Sono lontane le nostre scorribande in scooter, tanti chilometri percorsi con la prima utilitaria acquistata alle occasioni del salone delle auto usate, le nostre prime schermaglie con l’altro sesso, le nostre avventure in cerca di esplorare il mondo e la smaniosa voglia di fare nuove esperienze e conoscenze, volevamo bruciare i tempi in un tempo senza età che non aveva fine perché, nella nostra giovanile incoscienza, ci sembrava eterno.

Ricordi sicuramente le gimcane e le gare di regolarità con i nostri scooter prima e con le auto poi, con le quali ti eri specializzato e successivamente eri passato alle competizioni professionistiche, ma in quelle, per i miei impegni di lavoro, non avevo potuto partecipare.

Tu hai conquistato una bella serie di coppe, a me sono rimaste le foto dei ricordi.

Caro Amico, stiamo arrivando alla fine (quasi), ed eccoci, per molte ore relegati in una poltrona davanti alla TV, le gambe che a volte non ti reggono e devi sorreggerti appoggiandoti ad un tavolo o una sedia ma ti ostini a non voler usare il bastone con il treppiede perché quello ti farebbe sentire “vecchio”.

 

La memoria che inizia ad avere i suoi vuoti, se ti fanno una domanda, sei certo che conosci la risposta ma non ti viene in mente in quel momento.

Per nostra fortuna, almeno finora, non siamo finiti in una R.S.A. e, in un modo o nell’altro godiamo ancora della nostra autonomia anche se limitata dalle ridotte capacità.

Durante la giornata hai gli orari fissati per le pastigliette che ti ha prescritto il medico e sono classificate come salvavita, ma è chi ti sta attorno che deve ricordarti di prenderle.

Ok, ma non tutto è negativo, godiamo ancora della nostra libertà vigilata e la nostra vita l’abbiamo vissuta, le cose buone le abbiamo fatte e, a sprazzi, per ricordarci che siamo stati giovani, ritornano alla mente episodi delle nostre innumerevoli avventure.

Ricordi la nostra avventura con il gabbiano? È relativamente recente, quella di quando andavamo insieme per mare con il nostro piccolo natante. Avevo scritto la storia e me la voglio rileggere, te la mando, rileggila anche tu e buona vita per tutto ciò che ancora ci rimane... speriamo!

Un abbraccio e a presto, ciao.

Pino

           

LA LOTTA COL GABBIANO

 

Pino e Paolo, un’amicizia che durava sin dai tempi della scuola elementare e che dopo varie vicende si era rinsaldata ora che, entrambi ormai in pensione, avevano più occasioni da dedicare al tempo libero.

Li aveva legati forse il fatto che entrambi, in famiglia, avevano solo sorelle e quindi, nell’età dell’adolescenza, ma anche più tardi, si erano sentiti come fratelli, surrogando la mancanza di un vero fratello.

Avevano vissuto parallelamente anche le prime esperienze con l’altro sesso, supportandosi a vicenda, quando necessario e raccontandosi esperienze e avventure. Ma soprattutto li legava la passione per il mare e quella voglia segreta di sfidare la grandezza e i misteri dell’elemento terracqueo.

   

E` pur vero che avventure in mare ne avevano vissute altre e le ricordavano sempre perché erano servite ad ampliare le loro esperienze, ma quest’ultima era stata davvero singolare.

Paolo aveva voluto sistemare il gommone in una nuova stazione di rimessaggio in via di ampliamento e sistemazione sulla costa orientale del golfo in considerazione che proprio in tale struttura erano previsti, a breve, i campionati mondiali di vela junior e quindi i lavori in corso erano mirati a realizzare quanto necessario per accogliere degnamente tale importante manifestazione.

 

Arrivarono lì in auto e dopo un giro di perlustrazione, eseguirono tutte quelle operazioni di routine necessarie per la messa in acqua del natante. Lo avevano fatto tante di quelle volte che ormai era diventato un rituale sistematico.

Come da intese precedenti non avevano portato altri tipi di esca perché si doveva operare la pesca al traino con l’esca finta, un’anguilletta fosforescente che aveva preparato lo stesso Paolo.

Imperava un vento di maestrale abbastanza teso ed il mare, soprattutto al largo, si presentava con le onde ben marcate e spumeggianti.

I primi passaggi avevano portato la prima preda, una spigola che a prima vista superava certamente il mezzo chilo, come confermato poi alla pesata effettuata a terra.

Per determinazione di Paolo si era stabilito che il primo pesce era desinata all’amico Pino perché la volta precedente l’aveva preso Paolo.

Dopo un po’ abboccò una ricciola appena più piccola della spigola e si rimise la paratura in mare per proseguire la traina.

Si eseguirono alcuni passaggi tra gli spruzzi delle onde senza che succedesse niente ma, ad un tratto, Pino che reggeva il mulinello sentì uno strappo, si voltò verso il terminale della lenza e notò che vi era ubicato un gabbiano in lotta con qualcosa di indefinito.

Si pensò dapprima che avesse abboccato un altro pesce e che il gabbiano, come spesso succede, volesse portarselo via. Paolo, che reggeva il timone, lanciò alcuni urli per farlo scappare ma non successe niente.

Al recupero della lenza il gabbiano vi restava attaccato ed allora si capì che probabilmente aveva tentato di mangiare l’esca finta e vi era rimasto arpionato.

Pino era deciso ad avvicinare il gabbiano per poterlo liberare anche se Paolo suggeriva di tagliare la lenza per il timore che il gabbiano, una volta vicino, potesse assalire con beccate e zampate i due malcapitati pescatori.

Quando fu ad una distanza di circa cinque/sei metri, il gabbiano tentò di sollevarsi in volo trascinando la lenza. Paolo ordinò: “Dagli lenza, dagli lenza” e Pino così operò ma il gabbiano ricadde in acqua e fu allora che Pino lo avvicinò ulteriormente e lo afferrò per il collo portandolo a bordo del gommone.

La lenza fuoriusciva dal becco chiuso con forza e Pino dovette faticare non poco per riuscire ad aprirlo e liberare l’amo che era conficcato nella lingua della bestiola.

Fatto questo lo lasciò subito libero ma la vicenda non era finita. Cercando di andar via nei grovigli della lenza il gabbiano rimase nuovamente impigliato con l’amo sotto l’ala sinistra.

Ormai erano in ballo e Pino decise di avvicinarlo ancora per completare la liberazione. Fu allora che si prese una grossa beccata sulla mano ed una zampata sul braccio. Il gabbiano ricevette in cambio un deciso buffetto sul becco. “Stai buono” disse Pino, “Voglio liberarti”.

   

Il gabbiano sembrava che avesse capito e restò docile e calmo, ma forse era stanco anche lui mentre nel trambusto il gommone continuava a saltellare sulle onde che coprivano di spruzzi tutti i protagonisti dell’episodio, uomini e volatile.

Pino riuscì finalmente a liberare il gabbiano dall’amo e dal groviglio delle lenze, lo prese per le ali e gli diede una spinta verso l’alto dicendo “Vai”. Paolo aggiunse, con sollievo, “E non tornare mai più”.

   

Quella lenza era resa ormai inutilizzabile, si tentò qualche altro passaggio con una nuova paratura ma la battuta di pesca era ormai conclusa e si rientrò a terra ed a casa con un’esperienza in più da raccontare ai nipoti.

 

 

11 Settembre 2001 PER NON DIMENTICARE

PER NON DIMENTICARE

 

11 SETTEMBRE 2001

     

É ancora vivo nella nostra mente quel lungo e doloroso giorno, che rimarrà nella storia,

l’11 Settembre 2001.

Quattro attacchi suicidi, da parte di terroristi di Al Qaida, colpirono le Torri Gemelle di New York , che procurarono oltre 3.000 morti, dei quali 343 vigili del fuoco, 60 poliziotti e, tra i civili, 21 nostri connazionali ; un numero imprecisato di feriti, coinvolgendo persone di 70 nazionalità diverse.

Tante altre tragedie si susseguono nell’esistenza umana, amareggiano il nostro cuore, rimangono nella memoria, ma il mondo, incurante di tutto, continua ad andare avanti.

Per noi è giusto non dimenticare.

 

     

LA QUARTA STAGIONE di Gabriella.bz

                   

 

LA QUARTA STAGIONE

 

Il temporale era stato molto forte, ma sapevo che dopo sarebbe ritornato il sereno e ricomparso il sole e nel mio cuore speravo di poter ammirare anche un bellissimo arcobaleno in lontananza.

 

Mentre osservavo l’orizzonte pensavo, avrei mai rinunciato a quel sogno coltivato negli anni? Riuscire a vedere la vita come la sognavo fin da ragazza, anche se sono ormai arrivata alla terza età ma sempre piena di speranze, voglia di muovermi, camminare, leggere, scrivere, avere amicizie e non manca mai una grande voglia di vivere.

Forse qualcuno si chiederà, che significa entrare nella terza età.

Ebbene posso dire che per me la vita è come l’anno solare, si compone di quattro stagioni:

Dalla nascita fino ai vent’anni è la Primavera, ossia la prima stagione, poi fino ai cinquanta è l’Estate, ed è la seconda, quindi comincia l’Autunno fino agli anni settanta ed è la terza, dopo arriva la quarta stagione che è l’Inverno e a quel punto ci sono i dolori della vecchiaia.

Non ricordo quando, ma avevo già scritto che nel il mio modo di pensare, la vita è come le stagioni.

La Primavera che porta oltre la vita anche gli anni di felicità. Sono gli anni degli studi, delle speranze, dei programmi, delle aspirazioni, dei sogni, delle promesse.

L’Estate che senza dubbio la più gioiosa. È quella parte della vita nella quale si realizzano le cose più principali: il lavoro, il matrimonio, la casa, la nascita dei figli che è il più grande regalo che la vita può donare, sia ad un uomo che ad una donna, ma sicuramente per una donna diventare mamma è la gioia più importante.

 

L’Autunno che come nelle stagioni anche nella vita è un momento di calma, ma anche della raccolta di quanto hai alacremente e pazientemente seminato. Il lavoro sta per finire, i figli sono cresciuti e si staccano dalla famiglia per crearne un’altra, in pratica inizi a restare sola, ma solo per poco perché presto arrivano i nipotini per tenerti compagnia e farti provare gioie e dolori del fare la nonna.

 

Infine arriva l’Inverno, la quarta stagione dell’anno e della vita. Ormai quello che dovevi fare è fatto, ti riposi se puoi, programmi un viaggio per visitare l’Italia e ammirare le sue bellezze. Ritornando dai luoghi di villeggiatura ci si ricorda che ci sono tante persone che se offri loro una mano sono ben contente, se le gite lunghe non puoi farle, ci sono delle passeggiate bellissime, e in questi giorni una brezza leggera ti accarezza e scalda il viso.

E’ vero che il tempo passato non ritornerà più, ma spero sempre che la vita mi riservi ancora emozioni, potrò arrivare a vedere i miei nipoti laurearsi? Non penso di diventare bisnonna, i miei figli si sono sposati dopo averci pensato bene. Spero di non dondolarmi sulle illusioni, alle volte ascolto il silenzio assoluto della stanza e mi chiedo se i miei pensieri non siano troppo rosei.

Lo sono sicuramente perché nessuno vive solo di gioie, ci sono dolori di tutti i tipi, dove se ognuno di noi butta anche una sola goccia del suo dolore con tutte quelle gocce si forma un oceano. Pensando ai dolori e alle persone deboli, mi preparo per andare da loro in una casa di riposo, invecchiando sento sempre più la loro sofferenza, vedo che i volontari sono sempre meno e me ne dispiace. Che racconterò oggi?

Ancora non ho pensato, forse farò parlare loro, sarà uno sfogo e non importa se confondono le persone, gli anni o i parenti, altre gocce di dolore che cadono in quell’oceano. Sono ritornata a casa che era quasi sera, non è stato tanto triste il pomeriggio e mi sono accorta che lasciandoli parlare si lasciavano prendere dalla frenesia per essere primi a raccontare le loro storie.

 

Lungo la strada del ritorno ho dovuto fermarmi per guardare il cielo, non era un arcobaleno quello che stavo ammirando ma come se un pittore avesse dato una pennellata di azzurro ed una di rosa dove il sole lasciava il posto alla luna, uno splendore unico.

Questi sono i quadri della quarta stagione che tutti conoscono e tutti possono dipingere con i colori della propria vita.

 

       

PERCORSI DI VITA

 

 

PERCORSI NEI LABIRINTI

 

DELLA VITA

 

 

Un cuore pellegrino va errando nei sentieri della vita in cerca di quella pace interiore, sempre profondamente sperata e mai trovata.

Si ferma per ergere una capanna dove crede di trovare l’agognato albero della serenità. Pianta i paletti e si accampa, ma è solo breve sosta, solo un attimo perché il cuore nomade continua a migrare e, come uno zingaro, rimette il bagaglio in spalla e riprende il cammino verso il lontano orizzonte per andare incontro ad un destino incerto e sconosciuto.

     

 

Distese infinite,

sabbia arida

riarsa dal sole,

assolati sentieri

tracciati dal vento

percorsi per anni

 

 

senza meta d'arrivo,

a cercare l’oasi

dell'agognata

pace interiore,

mai trovata.

 

Solo miraggi

apparsi e sfumati

nel flash di un lampo

tra dune informi,

di vago colore.

Strade senza speranza

accasciano l’animo.

         

Nel lontano orizzonte

improvviso appare

vivo bagliore di luce,

una chiazza verde,

oasi sicura...

o ancora miraggio?

L’occhio s'accende,

riemerge la speranza,

il cuore palpita forte,

il passo s’affretta...

è l’oasi sperata?

 

 

Macchia di ulivi e palme

acqua fresca dissetante

rimargina labbra aride,

spaccate dal sole,

agognanti di baci.

 

 

 

Illusione di un istante,

come altre, s'infiamma

ma è fuoco di paglia,

brucia e lascia cenere

che il vento impietoso

disperde nell’aria.

 

 

Tutto ancora è perduto,

un cuore ribelle,

inciampa, non cade,

si piega, non si spezza.

 

 

Con fiero orgoglio,

riprende il cammino,

domani, l’alba

risorge ancora,

     

porta altra luce

e nuova speranza

in un cuore fiero,

forte, selvaggio.

 

 

Non cede le armi,

all'avverso destino

non s’arrende,

non accetta sconfitte,

e proverà ancora,

 

 

indomito e intrepido,

a percorrere altri sentieri

alla ricerca...

del sospirato

sogno d'amore.

 

 

     

PIATTI TIPICI REGIONALI di Gabriella.bz

 

IL BOSCO IN CUCINA

   

Questa rubrica non vuole essere un elenco di ricette di cucina ma il ricordo del modo di cucinare di una volta. Ricette antiche che magari si ripetono ancora oggi tramandate da madre in figlia, come vuole la tradizione di famiglia.

 

Oggi le ricette ce le propone Gabriella.bz ma a seguire potranno esserci tutte quelle che ci invierete voi lettrici del Bosco.

Può essere un’occasione per raccogliere e ricordare le ricette tradizionali delle varie regioni prima che vadano perdute, grazie per la collaborazione.

 

     

CANEDERLI AGLI SPINACCI

   

Ingredienti:

1 cipolla, 1 cucchiaio di burro, 2 uova,

150 gr pane secco a cubetti, 90 gr di spinaci lessati

50 ml latte, formaggio saporito 30 gr.

1 cucchiaio di farina sale, pepe.

per servire: brodo vegetale, erba cipollina.

Preparazione:

In una piccola ciottola mettere il pane raffermo nel latte.

Dorare appena il burro e metterci a soffriggere la cipolla tritata, frullare gli spinaci con le uova ed il latte con il pane ammorbidito. Mettere in una ciottola con cipolla, grattugiato, farina, tutto il frullato, sale pepe mescolare fino a che non saranno bene amalgamati e lasciarli a riposo per dieci minuti.

Suddividere l’impasto formando i canederli, bagnare le mani tra un canederlo e l’altro. Cuocerli nel brodo a fuoco basso per 15/ 20 minuti.

Servire con il brodo e l’erba cipollina.

 

Variante:

Canederli come gli faceva la mia mamma (né italiani né tedeschi)

150 grammi di  pane secco a cubetti, 50ml latte,

1 porro, 100gr di salame ungherese,

50 gr pancetta affumicata, 2 uova,

un pugno di farina. (N.B. non serve il sale)

In una ciottola grande mettere il pane nel latte, tritare il porro se grande basta mezzo, macinare salame e pancetta, le 2 uova amalgamarle nel pane assieme a salame e pancetta, compresa la farina, usare un mestolo in legno per mescolare, se non viene bene il composto usare le mani (dopo averle ben lavate) e fare i canederli.

15 minuti di cottura

A voi la scelta se mangiarli nel brodo o  una volta cotti, mangiarli asciutti con tanto burro fuso .

     

OMELETTE DELLA NONNA

 

Ingredienti:

4 uova, 250 gr farina 400 ml latte,

un cucchiaio di olio oliva.

Poco sale o niente (io non lo uso).

per farcire, formaggio gorgonzola al mascarpone

150 gr, prosciutto 100 gr, nutella,

marmellata , formaggio saporito grattugiato

100gr, mortadella 100 gr. un pugno di rucola.

Preparazione:

Separare l’albume dai tuorli, versare i tuorli in una ciottola con farina, il latte e l’olio.

Mescolare molto bene con la frusta, attenzione che non si formino grumi. Montare gli albumi a neve, incorporare lentamente il composto. Scaldare una pentola se possibile in ferro o antiaderente, metterci una lacrima d’olio per la prima omelette, stendere il composto di un mestolo di pastella e tirarla con l’apposito strumento a “T”, o in mancanza con il dorso del mestolo, lasciare cuocere e girare quando si vede che sono asciutte, e continuare. Intanto si riscalda un piatto di portata e si mettono le crepes farcite con prosciutto e rucola girarla a metà, coprire con un coperchio per tenerle calde, una seconda con gorgonzola, una terza nutella, una quarta alla marmellata e via, di volta in volta si coprono. Alla fine ne dovrebbero uscire otto, due a testa per i miei nipoti! Non pensate che esagero nel mettere i vari prodotti, uno dei nipoti le crepes se le farcisce lui, prosciutto, gorgonzola e rucola !!!

Le crepes vanno fatte preferibilmente per cena.

Bene amici, oggi vi ho presentato i piatti preferiti dei miei nipoti.

       

LA MIA QUARANTENA

   

LA MIA QUARANTENA

 

ED ALTRO ANCORA

 

Tutti abbiamo trascorso il nostro periodo di clausura domiciliare obbligata causa la pandemia di coronavirus. Ora la catena si è allentata e abbiamo ripreso le nostre uscite da casa ma con l’obbligo di mantenere le distanze di sicurezza e dotati della immancabile mascherina. Bene ma come abbiamo trascorso questi mesi di assoluta prigionia dentro le mura domestiche? Io vi racconto la mia.

Bene o male, ho avuto la fortuna che per gli approvvigionamenti alimentari pensavano i figli che, per decisione unanime, mi avevano imposto di non uscire di casa a scanso di qualsiasi pericolo di contagi vari e quindi, a turno, pensavano loro agli approvvigionamenti necessari.

 

Qualche libro, la TV, il P.C., riviste di enigmistica, un giornale, erano i miei compagni per trascorrere la giornata ma, credetemi, a lungo andare con il ripetersi quotidiano delle stesse cose, subentrava comunque la noia.

Fortuna che potevo trascorrere qualche ora in giardino, ogni piccola occasione era buona per distrarsi e non pensare al virus. Curare i fiori, innaffiare le piante ecc., ma assistere allo svolazzare incerto dei passerotti alla loro prima uscita dal nido, quasi fossero in volo di addestramento, mi faceva tenerezza.

Al primo distacco dal nido finivano per terra ma mi sono reso conto che facevano molto presto ad imparare, dopo la seconda o terza prova erano già bravi a regolare la quota e volare alto e lontano.

Forse perché anch’io sono stato un passerotto d’uomo o chissà per quale altra associazione d’idee, questi simpatici uccelletti mi riportano indietro nel tempo, a quando ero un ragazzetto di 10/11 anni e durante le vacanze scolastiche i miei mi mandavano al paese dove risiedevano gli zii per trascorrere un periodo di qualche settimana da loro. Era una vera full-immersion nella vita agreste paesana dove c’era veramente tanto da imparare dal vivo rispetto alle nozioni scolastiche e alla vita di città. L’idea dei miei non era sbagliata, sì per me era una vacanza ma loro sapevano che sarei tornato a casa con un arricchimento di nozioni sulla vita sociale contadina e non solo.

Riconosco che con i miei soggiorni in paese che si ripetevano sistematicamente di anno in anno, forse anche in modo inconscio ho appreso tante cose, sul vivere in una piccola comunità, sul rapporto tra le persone, sulle coltivazioni agricole e sull’allevamento degli animali utili all’uomo. Vedere una chioccia che aiuta lo schiudersi delle uova della sua covata e l’apparire del pulcino che si mette subito in piedi a zampettare barcollando nei suoi primi passi, è meraviglioso. Assistere al parto di una pecora o alla venuta al mondo di un vitello, sono tutte cose che in città non si ha occasione di vedere. Quando ritornavo a scuola avevo un bagaglio di nozioni molto più ampio dei miei compagni e mi tornava utile anche per i miei compiti scolastici.

Ricordo il coetaneo con il quale avevo stretto amicizia, di nome Nerino. Non so per quale motivo gli avessero dato questo nome, forse più per il fatto di essere un moretto con i capelli nero corvino che per eventuali riferimenti alle Nereidi della mitologia greca. Si stava bene insieme e quando si andava in campagna mi dava le dritte per scegliere quali erano i fichi migliori da cogliere ed a riconoscere erbe mangerecce da quelle pericolose.

Mi aveva insegnato le regole e i trucchi de “sa strumpa”, una sorta di pugilato che si praticava tra noi ragazzi con il quale si davano i colpi al di sopra della cintura ma non si doveva colpire mai il viso dell’avversario. La lotta poteva durare anche ore e terminava quando uno dei contendenti rinunciava per sfinimento e si dava per vinto.

Ci sarebbe tanto da raccontare ma tra tutte le cose mi è rimasta impressa la figura umana di una persona del paese e ve la voglio descrivere a modo mio.

Ecco, mi metto al P.C. e butto giù qualche riga.

 

ANGELINO CENTO MESTIERI

 

Angelino, animo semplice

Era uomo di campagna

Della fatica non si lagna

E col poco era felice.

 

Era reduce di guerra

Sapeva far tanti mestieri

Lavori umili d’oggi e d’ieri

Lui zappava anche la terra.

 

Giardiniere o contadino

Con la schiena sempre curva

Vendemmiava pure l’uva

per poco pane e poco vino.

 

Lavorar mattino e sera

Per sfamare la famiglia

Moglie a carico, figlio e figlia

E non aveva cameriera.

 

Lui faceva tutto quanto

Eseguiva con decoro

Ogni tipo di lavoro

L’onestà era il suo vanto.

 

Quando vien Sabato sera

Apre bottega da barbiere

Tosa chiome bianche e nere

A tutti ridà una bella cera.

 

Canticchiava e sorrideva

Si guardava nello specchio

E diceva non son vecchio

E un’altra barba lui radeva.

 

Se entrava un forestiero

Lo serviva e lo ossequiava

Perché quello subito pagava

Gli altri non davano dinero.

 

Si pagava alla raccolta

Con i frutti di stagione

Ognuno con ragione

Dava quello che poteva.

 

Qualche volta lui accudiva

A curare alcuni mali

grano, sale, erbe officinali

tutto quanto lui guariva.

 

Ma non solo questo. Se alla Marietta cadeva il secchio nel pozzo, lei chiamava l’Angelino che con ingegno sopraffino e un attrezzo di sua invenzione, un’ancoretta a tre punte, recuperava secchio e corda e la Marietta era contenta.

 

 

All’avvicinarsi del Natale, quando in casa di Pietro, Giovanni o altri, s’ammazzava il maiale, si chiamava sempre compare Angelino che portava le fascine di frasche, accendeva un bel fuoco per ripulire la cotenna dalle setole, poi scuoiava, separava sangue, lardo e carne e preparava, per fare prosciutti e salsicce che avrebbero fatto parte delle provviste invernali.

 

Era una vita belle, serena e di grande solidarietà tra esseri umani.

Oggi mi pare non sia più così.

Questo, altro, ed altro ancora, ma ve lo racconterò un’altra volta….

 Per ora auguro per tutti

 

IL BOSCO IN CUCINA di Sandra.vi

 

IL BOSCO IN CUCINA

Questa rubrica non vuole essere un elenco di ricette di cucina ma il ricordo del modo di cucinare di una volta. Ricette antiche che magari si ripetono ancora oggi tramandate da madre in figlia, come vuole la tradizione di famiglia.

Queste di oggi ce le propone Sandra ma a seguire potranno esserci tutte quelle che ci invierete voi lettrici del Bosco. Può essere un’occasione per raccogliere e ricordare le ricette tradizionali delle varie regioni prima che vadano perdute, grazie per la collaborazione.

   

RICETTE DELLA TRADIZIONE MILANESE

di Sandra.vi

Mecù del giorno

  1. Risotto collo zafferano con contorno di ossi buchi

  2. Cassoeula

  3. Torta paesana

 

RISOTTO CON LO ZAFFERANO

E CONTORNO DI OSSIBUCHI

Preparazione :

Per preparare il classico risotto allo zafferano occorrono circa due pugni di riso vialone a persona; fare rosolare un po' di burro, unire un trito di cipolla e versare poco a poco vino rosso, far soffriggere e buttare il riso, mescolare e piano piano versare con il mestolo brodo bollente, nel quale viene diluito lo zafferano. Man mano che asciuga quando è quasi pronto.  Unire del formaggio grana e una noce di burro e formaggio (amalgama) coprire, spegnere. Pronto a servire poco dopo.  A parte sono stati preparati gli ossi buchi, piccoli, di vitello, preparati in salsa di pomodoro. Versato il risotto, ne fanno una corona.

 

LA CASSOEULA

per preparare occorrono :

verza verde di circa 1 kg. sedano - carote,

un pezzetto di cotenna maiale,

circa 1 kg costine maiale

(a parte vengono cotti dei piccoli salamini detti delle verze )

 

PREPARAZIONE

Tagliare la verza a listerelle, preparare un soffritto con poco lardo e cipolla, rosolati gettare verza a insaporire mescolando e le verdure a pezzetti. Unire le costine e la cotenna a pezzetti, ben pulite, e coprire tutto con brodo vegetale facendo bollire adagio per un’ora circa. Unire quasi alla fine i salamini cotti a parte, il tutto non deve essere né asciutto né brodoso.

viene servito con crosti di pane

TORTA PAESANA

 

ingredienti : pane secco, pochi biscotti secchi intrisi nel latte, canditi, poco zucchero

Strizzare bene pane secco, qualche biscotti, formando una pasta morbida ,unire canditi e versa in un tortiera di circa 20 cm di diametro. In forno fino formare una bella crosticina. Questa torta viene dalla tradizione contadina, veniva usata per non sprecare il pane secco, adesso viene arricchita con circa 100 grammi di biscotti secchi, uvetta e canditi vari.

 

   

LA MOSTRA DI RAFFAELLO di Enrica Bosello

Raffaello Sanzio Urbino 1483 - Rona 1520

 

Questo resoconto della visita alla mostra del Cinquecentenario di Raffaello Sanzio a Roma, allestita nella sede delle Scuderie Vaticane, inviatoci da Enrica, vuole essere un omaggio ad Elisabetta, amica cara di Enrica e del Bosco, che avrebbe voluto andare a visitare la mostra ma non ha potuto.

A nome di tutti, ringrazio l’amica Enrica perché questo è un vero regalo per noi, una rassegna completa della mostra, veramente da gustare.

Buona lettura per tutti.

 

   

  Raffaello

e il cinquecentenario a Roma

 

Sono 500 anni dalla scomparsa di Raffaello Sanzio, a Roma hanno allestito una bella mostra.

Le celebrazioni dei centenari servono a ricordare e ad approfondire tanti aspetti, attraverso opere, a volte incomplete, carteggi, studi, e alle tante committenze.

É un viaggio a ritroso, nella vita di questo genio, dal giorno della sua morte fino alla sua giovinezza ad Urbino.

Il 6 aprile del 1520, Venerdì Santo, alle tre di notte moriva Raffaello Sanzio, una febbre continua ed acuta, lo aveva colpito da diversi giorni, aveva solamente 37 anni.

Al suo capezzale, nel suo studio, venne posta la sua ultima opera autografa, ancora in parte da completare

“La Trasfigurazione”

La mostra, si apre con un quadro di Pietro Vanni

“Il funerale di Raffaello”.

Nel corteo funebre che accompagnava il feretro, si riescono a notare Michelangelo, il Perugino, Albrecht Durer con il quale Raffaello aveva scambiato molti carteggi.

Era uomo giovane, attivo, sul piano lavorativo aveva molte botteghe, dove, i suoi tanti allievi lavoravano per lui. Aveva amicizie, e relazioni. Si narra, che fosse molto attivo sessualmente, la cosa che lascia perplessi, è che, seppur così giovane, avesse dato disposizioni, nel caso di una sua morte prematura.

Chiese espressamente essere sepolto all’interno del Pantheon, il tempio pagano di forma circolare, che conserva ancora oggi, l’antica grandezza, che con l’avvento del cristianesimo, diventava la chiesa di Santa Maria della Rotonda, dove Raffaello aveva già fatto restaurare un’edicola e chiesto ad un suo collaboratore, il Lorenzetto, di creare una statua della Madonna col bambino, prendendo come modello una statua romana di Afrodite.

Raffaello è stato un pittore, un architetto, un genio, è stato un precursore dei restauratori, tanto che, un anno prima della sua morte, scrisse una lettera a quattro mani con l’amico Baldassarre Castiglione, invitando il Papa Leone X, Figlio di Lorenzo il Magnifico, a censire e preservare; “le statue e gli ornamenti antichi” di Roma. Una lettera che il papa, forse non ricevette mai, rimase solamente una bozza, che ancora oggi, ai giorni nostri, contiene i concetti di tutela e salvaguardia, che fanno la storia, che raccolgono il patrimonio e la cultura di una nazione.

La sua morte viene ricordata come una tragedia senza precedenti, il fatto di essere morto il Venerdì Santo drl 6 aprile 1520, cioè stesso giorno della propria nascita il 6 aprile 1483, alimenta la visione di Raffaello non solo di artista, ne accresce il mito, fino a farlo considerare una divinità, un nuovo Cristo.

Tutti ebbero parole di dolore profondo, da Marcantonio Micheli a Pico della Mirandola, tra i tanti Giorgio Vasari, che scrisse: (Dal Web):

 “...era persona molto amorosa affezionata alle donne e ai diletti carnali...Faceva una vita sessuale molto disordinata e fuori modo...dopo aver disordinato più del solito tornò a casa con la febbre...”.

Il percorso della mostra, a causa del corona virus, è obbligatoriamente, preciso, per esempio non è possibile tornare indietro di una sala.

Come artista aveva una capacità naturale, spontanea, il suo modo di fare, era innato, nasceva dentro di lui, forse per questo veniva definito divino, ma era un uomo che non si sottraeva ai piaceri della vita.

Baldassarre Castiglione, autore del Cortigiano, descrive molto bene con le parole, quello che Raffaello realizza nella composizione, ogni esecuzione è un ideale delicato di perfezione e grazia.

Tre sono i quadri, che dovremmo avere più tempo di osservare,

Il ritratto di Baldassarre Castiglione,

 

il ritratto di Papa Leone X,

 

e il doppio ritratto di Raffaello con un amico, gli esperti dicono che sia stato dipinto negli ultimi anni della sua vita, l’amico fa da tramite spinge il nostro sguardo verso Raffaello, il quale vuole ricordarci che ha raggiunto la posizione sociale, lo sguardo è fermo, ma ci trascina come se fosse magnetico.

Raffaello voleva che la sua fisionomia si avvicinasse a quella di Cristo, per rafforzare il proprio mito.

In altre sale della mostra, si trovano molti disegni e carteggi del grande artista che si confronta con l’arte antica, fin dal soggiorno a Firenze e poi a Roma. Molte le copie che faceva alle statue antiche.

Papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, era un grandissimo sostenitore delle immagini e del genio di Raffaello, come primo incarico, gli affidò la decorazione degli appartamenti Vaticani,

 

Stanza della segnatura

Scuola di Atene

Stanza dell'incendio di borgo

 

stanza di Eliodoro

 

Volta stanza di Eliodoro

 

Cacciata di Eliodoro dal tempio

 

sala di Costantino

si susseguirono in beve tempo commissioni, sia dal Papa che da molti personaggi legati all’ ambiente e alla corte papale.

Raffaello era l’architetto nel cantiere della basilica di San Pietro, era stato nominato, sempre dal papa, Prefetto delle antichità di Roma e doveva sovraintendere anche ai marmi fu il primo ad occuparsi di proteggere e conservare le opere e i monumenti antichi della città di Roma, ha creato le strutture portanti, le radici, del nostro patrimonio storico e culturale.

Le committenze aumentavano, sovraccarico di impegni, organizza quindi la sua bottega, una squadra di scultori, architetti, artigiani di ogni tipo, per poter soddisfare le richieste e per poter produrre un notevole numero di opere, era spesso in competizione con altri artisti, suscitava invidia, non solo per la sua abilità ma anche per la sua capacità imprenditoriale, fu infatti uno dei primi imprenditori di Roma.

L’estasi di Santa Cecilia, prestata dalla pinacoteca di Bologna dopo il restauro, il colore originale, è stupendo, da ammirare i panneggi e le stoffe, mentre la santa è rapita in uno stato adorazione tra il mondo terreno e il mondo spirituale.

 

Sacra famiglia della Rosa (Madrid) la rosa bianca appoggiata sul ripiano, mentre Giuseppe è in penombra mentre due bambini tengono per mano un cartiglio.

 

 La Madonna del divino amore

Maria, e la madre S. Anna , con i capi leggermente appoggiati osservano il miracolo della vita, due ragazzini, Gesù e San Giovannino che interagiscono, davanti a loro, in queste opere, gli sguardi, parlano, nel silenzio, trasmettono sentimento, amore e paura, perché il futuro non sappiamo ancora oggi sapere cosa ci riserva e dietro quasi nascosto dentro il suo mantello Giuseppe che ha già in capo l’aureola, è divenuto Santo e osserva con lo sguardo perso l‘orizzonte.

Dagli archivi risulta che il 15 giugno del 1515, Leone X paga un anticipo a Raffaello per la realizzazione di dieci grandi disegni preparatori, con le storie della vita dei santi Pietro e Paolo.

Dai quali si realizzeranno degli arazzi di notevoli dimensioni, che verranno appesi nella Cappella Sistina sotto gli affreschi quattrocenteschi, realizzati da quattro grandi artisti, e dalle loro botteghe:

Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, e Cosimo Rossetti.

La cappella Sistina è uno scrigno d’arte, il capolavoro assoluto di Michelangelo e del Rinascimento italiano.

Raffaello, nello stesso periodo stava affrescando le stanze vaticane, proviamo ad immaginare, la mole di lavoro, il dover organizzare una efficiente squadra di artisti validi, ma soprattutto doveva affrontare il confronto con i “Grandi” maestri della pittura.

I due più validi collaboratori furono Giulio Romano e il Penni, in questa sala della mostra sono esposti i disegni di Raffaello e le opere portate a termine dai suoi allievi, che dopo la sua morte portarono in tutta Europa l’innovazione dell’arte di Raffaello.

Agostino Chigi, il banchiere del papa lo incarica di affrescare Villa Farnesina, per dipingere la Galatea,

in competizione con  Sebastiano del Piombo,

   

Raffaello si interroga molto sul tema della bellezza tanto da scrivere all’ amico Castiglione:

“Per dipingere una bella, mi bisognaria di veder più belle, con questa condizione che S.V. si trovasse meco di far la scelta del meglio. Ma essendo carestia et di buoni giudici et di belle donne, io mi servo di certa idea che mi viene nella mente.

Nella mente Raffaello, aveva una donna molto bella, da sempre ritenuta, la sua musa ispiratrice, Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, che amava e utilizzava come modella, pochi mesi prima della sua morte, la ritraeva nuda, con intimità, mentre cerca di coprirsi il seno con un velo trasparente, occhi neri, lo sguardo colpisce chi la guarda, la bocca carnosa, le guance leggermente arrossate, l’incarnato del viso perfetto, i capelli neri raccolti in un drappo blu e oro, una perla sulla fronte dona grazia al capo. Sul braccio un bracciale con il nome di Raphael Urbinas.

Solo nel 1800 a quest’opera venne dato il nome de

“La Fornarina”

Per questa donna, si dice, che Raffaello, rifiutò le nozze con la nipote del cardinal Bibbiena. Margherita Luti dopo la morte di Raffaello si ritirò in un convento.

Ci sono altre due  opere di Raffaello, molto simili alla Fornarina   per alcuni aspetti,  “La Velata”,  ha il velo posato sui capelli, che ci indica è una donna sposata,  porta gioielli, ha  l’abito sontuoso,  si fanno delle supposizioni su una nobildonna, ad accomunare i due ritratti, sono  la mano destra che viene posata sul cuore, significato di  amore devozione, una perla sul capo.

Per il Vasari sono la stessa donna, amata da Raffaello, la perla presente sia nella Fornarina che nella Velata, riporta al nome della donna, cioè Margherita, che in greco vuol dire perla gemma.

L’altra opera è il ritratto di giovane, conservato a Madrid, in questo lavoro, Raffaello realizza in modo simile la testa, il volto è arrotondato, senza ombre, con la leggera torsione del collo, il soggetto, con grandi occhi neri, ci coinvolge con lo sguardo…

Raffaello ha voluto mostrarci la bellezza ideale, forse voleva rappresentare la bellezza della gioventù, o i modelli di grazia ed eleganza di una donna di corte.

In tutti i disegni dei suoi progetti, in qualità di architetto, Raffaello si rifà agli studi sull’ antico, sono evidenti nella cappella Chigi in Santa Maria del popolo, ispirata al Pantheon,

il palazzo Branconio dell’Aquila, progettato da Raffaello, probabilmente nell ’ultimo anno di vita, per l’amico Giovan Battista Dell’Aquila, facoltoso gioielliere del Papa.

Il palazzo è stato abbattuto nel 1660, grazie ai tanti disegni di Raffaello a delle stampe precedenti, si riesce a stabilire ancora oggi quanto fosse spettacolare.

Villa madama, ideata da Raffaello è oggi inaccessibile al pubblico, è destinata alle attività istituzionali del Ministero degli Affari

Esteri, dalle ricerche che ho fatto, tutti i pareri, sono concordi nell’esprimere che risalta il fascino dell’opera incompiuta, ma più di tutto è la ricchezza delle decorazioni, che incanta chi ha avuto la possibilità di entrare nelle sale principali, dal soffitto alle pareti le decorazioni di Raffaello, o dei suoi più stretti collaboratori, tra i quali, Baldassarre Peruzzi, Giulio Romano e Giovanni da Udine.

Johann Wolfang Goethe nel suo libro “Ricordi di viaggio in Italia” scrisse che il tramonto del sole a Villa Madama, provocarono in lui viva e profonda impressione.

           

       

   

Solo Agostino Chigi, ricchissimo banchiere senese poteva competere con il papa, per le commissioni, fece decorare la sua villa sul Tevere, la Farnesina, dove Raffaello dipinse la Galateae progettò le decorazioni della Loggia di Psiche, che affidò ai suoi collaboratori.

     

Solitamente i papi venivano ritratti con solennità, che siano stati di profilo, di fronte o in ginocchio, l’immagine era sempre piuttosto rigida, Raffaello da una svolta ritraendo papa Giulio II, seduto a mezza figura, lo spettatore lo osserva dall’ alto come se fosse in piedi leggermente spostato alla destra del papa, togliendo le distanze fisiche e psicologiche,

 

     

tanto che si può osservare lo sguardo preoccupato per le guerre  che si avvicendavano contro i francesi, questo modello divenne poi molto frequente per ritrarre i papi utilizzato da molti altri pittori.

Raffaello giunge a Roma nel 1508, quando il papa di Roma era Giulio II della Rovere, fu il papa che nel 1506 diede incarico a Donato Bramante di costruire la nuova Basilica di S. Pietro, e diede la committenza a Michelangelo Buonarroti per la decorazione della volta della Cappella Sistina.

Per costruire San Pietro, Bramante demolisce una Basilica di Costantino, Raffaello fu uno dei primi a contestare che si abbattesse una basilica paleocristiana, di cui oggi, noi possiamo solo immaginare quanto potesse essere bella.

Nel 1514, dopo la morte del Bramante, Raffaello venne nominato architetto del cantiere della basilica di San Pietro, da Leone X, appena eletto papa, i lavori sono ancora in fase di demolizione, elaborò nuovi progetti tenendo conto anche delle idee del Bramante, per la nuova grandiosa costruzione a 5 navate.

Malgrado le tante committenze per grandi opere Raffaello continuò a dipingere per committenze private, ritratti e madonne col bambino, che aveva iniziato a produrre nel periodo fiorentino.

Madonna dell’impannata, è il ritratto di una Santa anziana, forse S. Elisabetta, o S. Anna, dietro è rappresentata S. Caterina d’Alessandria, il nome all’ opera è una finestra impannata sullo sfondo.

Mentre a Washinton, si trova la Madonna dell’Alba: Maria siede per terra appoggiata ad un tronco, tutto sembra molto semplice, naturale, in realtà c’è molta sapienza, nella progettazione, la grandezza, il segreto, di Raffaello è quello di far apparire ai nostri occhi, tutto molto naturale e semplice.

Raffaello giunge a Firenze, nel 1504, ha sicuramente avuto la fortuna di poter incontrare, osservare sia Leonardo che Michelangelo, grazie a loro si discosta dal Perugino, suo grande maestro, sa apprendere un po’ da tutti, esercitandosi continuamente confrontandosi, e superandosi.

Ne è la prova la Madonna Tempi oggi a Monaco, Raffaello è molto giovane ma sulla tela trasmette l’amore di una mamma per il proprio figlio, frutto dell’insegnamento di Leonardo sugli studi dei movimenti fisici e psicologici.

La Dama col liocorno, eseguita sicuramente dopo aver visto la Gioconda nello studio di Leonardo, questa dama come la Monna Lisa è seduta davanti ad una terrazza con delle colonne, sullo sfondo un lago, le pietre  del pendente che ha al collo,  rubino e zaffiro, alludono alla purezza della sposa e alle sue  capacità nel matrimonio, probabilmente era un dono di nozze.

 

 

L’autoritratto di Raffaello giovanissimo, si trova a Firenze, il volto che rimarrà per sempre a rappresentarlo, con grazia di un uomo che ama e si lasciava amare…

 

A soli 17 anni era già maestro d’arte e realizza lo Sposalizio della Vergine ora alla Pinacoteca di  Brera,

a vent’anni per la vedova Baglioni dipinge La Deposizione, oggi a Galleria Borghese.

 

L'intrigo sulla morte di Raffaello

Roma era in fermento, tra gli artisti c’era molta competizione e spesso per raggiungere i propri obbiettivi non esistevano mezze misure per esempio l'architetto Balsassarre Peruzzi, venne avvelenato.

Nel 1516 il cardinale Giulio de Medici, commissionò due pale per la cattedrale di Narbonne in Francia, mettendo in competizione ancora i due artisti a Raffaello commissionò “La Trasfigurazione”, oggi ai musei Vaticani, e a Sebastiano del Piombo “La Resurrezione di Lazzaro” oggi, alla National Gallery di Londra. Una fitta corrispondenza tra Raffaello e l’amico Leonardo Sellaio, fa supporre che fosse una rivalità accesa, e nonostante fosse molto impegnato, da altri impegni già assunti, Raffaello si applicò alla realizzazione del dipinto completamente, senza l'aiuto dei suoi allievi, purtroppo non riuscì a completarlo a causa della sua morte improvvisa, anche se era quasi del tutto completato

Il Vasari racconta, (dal web)

“gli misero alla morte, nella sala ove lavorava, la tavola della Trasfigurazione che aveva finita per il cardinal de medici: la quale opera, nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l’anima di dolore a ognuno che quivi guardava”.

 

 Il corpo di Raffaello venne sepolto nel 1722 nel pantheon, venne riesumato e trovato quasi intatto, le supposizioni sono che se fosse stato avvelenato con l’arsenico il corpo sarebbe stato preservato dal decadimento....... Ma sono solo supposizioni

 

 

 

LA BAITA di Gabriella.bz

   

LA BAITA

È UNA BAITA COSTRUITA INTORNO AL 1960

Un tavolo di legno vecchio grosso e un pò sciupato, la prima cosa che noto entrando nella vecchia baita. Il mio cuore ricorda tutto, anche le sedie e la panca come si usa da noi sono coperte da cuscini per essere più comode e forse per nascondere che sono rovinate. La struttura della baita è l’unica a non essere rovinata anche se vecchia, era stata fabbricata con mattoni e cemento, ci sono due sole finestre, ma grandi e sufficienti per far entrare l’aria salubre del monte. Nell’antiquata vetrina i bicchieri sono puliti, come i piatti, e nel cassetto le posate in ordine.

Nello scompartimento sotto la vetrina ci sono le pentole, nella piccola credenza non ci sono quasi viveri come al solito, chi sale in baita si porta i viveri necessari per non lasciarli ammuffire. Mi giro e vedo che ci sono dei cambiamenti, qualche famigliare ha comprato una grande cornice e dentro ha postato le foto dei nostri morti, hanno fatto un buon lavoro ed in mezzo, per alleggerire l’immagine, hanno messo dei fiori secchi.

Era un paio d’ anni che non ci venivo, ma a piedi è lunga per me, ed in macchina, bisognava trovare chi era disposto a salire solo per andare a rivedere la vecchia baita con i suoi cimeli. La chiave ogni figlio di mia nonna ne aveva una.

Ormai i figli non ci sono più, c’eravamo noi nipoti, ma la baita era poco apprezzata, pensando che più della metà dei nipoti abita nel paese ai piedi del monte dove c’è la baita, quasi tutti preferiscono il mare, siamo rimasti in pochi ad andare a vedere se c’è ancora. Io non vivo nel mio vecchio paese da più di cinquant’anni ma ci vado volentieri a rivedere i posti della mia infanzia, solo che i miei figli più di un paio di giorni non mi lasciano, è lontana dal paese.

Posso dire che per tutta l’estate nella baita vicina alla nostra ci vivono degli amici, fanno cambio una famiglia con l’altra, dove potrei trovare aiuto. Oggi mi son portata oltre al cibo, una tovaglia e un piatto in peltro da appoggiare un paio di candele, ed un vaso. Voglio lasciare un ricordo dei miei pochi giorni di vacanza. Dopo aver pulito, mi sono avviata per il bosco in cerca di fiori, ce ne sono tanti, ma parecchi non si possono raccogliere.

Camminando verso l’alto, trovo le trincee dei soldati della guerra Astro Ungarica, sono dei grossi e lunghi fossati ora coperti di erba alta e ai lati le grosse buche dove mettevano le mitragliatrici.

Nei tempi passati i nonni ci raccontavano le storie, Il papà lasciava che ricordassero loro di quello che era successo. Mentre guardavo le trincee rievocavo il passato e guardavo tutta quell’erba alta. E’ ora di andare a raccogliere i fiori, ne ho trovati pochi, ho invece trovato parecchi funghi, domani li cucinerò.., prendo il vaso e infilo i fiori, stonano in un bel vaso, allora trovo un recipiente che mi affascina, ai vecchi tempi si usava per contenere il latte, metto dentro i fiori, ottimo sono pochi  ma fanno una bella figura. Ormai è quasi sera, mi faccio una leggera cena, sono stanca ho fatto una lunga passeggiata per andare a rivedere le trincee. Buonanotte a tutti per questa sera.

   

Buongiorno, che magnifica giornata, c’è il sole e voglio offrire il caffè alla famiglia che conosco, chiamo e subito risponde Laura, mi avvisa di andare da loro, ok dico va benissimo. Vado da loro a bere il caffè, si gusta di più in compagnia, a parte che tutti i profumi in montagna hanno un aroma più intenso.

Avviso Laura che ieri ho trovato parecchi funghi, se lei fa la polenta io faccio i funghi e con un po’ di formaggio il pranzo è pronto. Avevo portato con me il formaggio e tanto altro non la farina da polenta. Ci siamo lasciate per fare i nostri lavori, poi io volevo andare a vedere se c’era ancora il lago. Mi sono avviata e piano piano sono arrivata, una meraviglia anche se di anno in anno il lago è meno profondo, ma non nevica, non ci sono più ghiacciai, l’acqua è sempre meno. Mi siedo ricordando quando la nonna doveva gridare perché non andassimo a fare il bagno, lei non sapeva nuotare ed aveva paura per tutti noi. Ho fatto il conto dei nipoti sono ventitré, certo non andavamo tutti assieme in montagna, più di nove la notte non si poteva stare.

L’occhio mi scappa sotto un pino, ci sono ciclamini, non credo possibile, ma forse l’umido del lago ed il sole caldo, hanno compiuto il miracolo. Ne prendo pochi per Laura, e mi avvio, mentre scendo mi metto a cantare, certo che se mi sentisse qualcuno scaperebbe da come sono stonata. Dopo aver mangiato nella baita di Laura andiamo a fare un’ultima passeggiata per me, prima di notte mi vengono a prendere. Parliamo di quando le vecchie famiglie si riunivano a fare “filò” e cantare, quelli erano tempi! Il sole è ancora alto quando vedo arrivare l’automobile, guardo che tutto sia in ordine, poi scrivo un biglietto. “Sono stata l’ultima parente ad entrare nella baita, ringrazio chi si è ricordato dei nostri cari, vi abbraccio anche se non so chi arriverà per primo, che ne dite di lasciare il nome?” Gabriella

Sono finiti i miei due giorni in montagna, un saluto a voi amici del Bosco.

 

 

OMAGGIO A ENNIO MORRICONE

 

Ennio Morricone (1928 – 2020)

 

Il Bosco ha avuto l’onore di dedicare un post al Maestro Ennio Morricone già nell’anno 2016, in occasione dell’assegnazione del Premio Oscar per la colonna sonora di

“The Hateful Eight”

 

Fu un meritato riconoscimento per il Maestro Ennio Morricone e per la musica italiana.

 

Ma il suo curriculum era già ricco di meritati successi:

  • 1995 – Leone d’oro alla carriera;

  • 2000 – L’Università di Cagliari gli conferisce la Laurea ad Honorem riconoscendo il suo scrivere per il cinema come valore degli aspetti e problemi di un’attività del nostro tempo;

  • 2007 – Premio Oscar alla carriera;

 

Le sue indimenticabili colonne sonore hanno contribuito al successo di numerosi film con registi come Sergio Leone, Giuseppe Tornatore, Brian De Palma e altri pezzi da novanta del Cinema Italiano e non solo. Eccone alcuni:

Per un pugno di dollari (1964)

Mission (1969)

Gli intoccabii (1987)

Nuovo cinema Paradiso (1988)

La leggenda del pianista sull’oceano (1998)

La sconosciuta (2006)

E tantissimi altri.

 

 

           

Di lui si dice che sia stato il più grande compositore di tutti i tempi e che è stato il Maestro delle colonne sonore che sfiorava l’anima con la musica.

 

Ora il grande Compositore e Direttore d’orchestra ci ha lasciati ma vogliamo rendergli omaggio riascoltando le note dei suoi innumerevoli pezzi che ci hanno deliziato al cinema come colonne sonore di tanti indimenticabili film e non solo, perché possiamo affermare che la sua musica vivrà per sempre.

Grande artista e grande Uomo.

Questo il suo biglietto di commiato lasciato per un saluto ai suoi amici e parenti, con ultima dedica alla amata consorte Maria.

 

 

   

CAMBIO PROGRAMMA VACANZE di Sandra.vi

   

VACANZE IN ITALIA

 

CAMBIO DI PROGRAMMA

 

Quest’anno il covid-19 cambia le mie vacanze. Ormai da tanti anni trascorro la vita in Grecia accanto a mia figlia e i miei adorati nipoti ma ogni anno, come sapete, riesco a trascorrere un bel periodo di vacanze nella mia amata Italia, generalmente in una località della Lombardia. Anche quest’anno avevo programmato le vacanze sempre in Lombardia e avevo fatto pure le prenotazioni ma, causa i rischi della pandemia, la famiglia è contraria e mi ha fatto disdire tutto. Questa Estate la trascorrerò in Grecia e non è escluso che possa scrivere un mio raccontino dalla terra ellenica.

Intanto, per non perdere le buone abitudini, ripesco dalla mente una vacanza degli scorsi anni che ricordo con piacere e ve la propongo come lettura del Bosco. Ringrazio tutti, Eldiani e Boscaioli, per la stima che continuamente siete capaci di dimostrarmi ed esprimo l’augurio sincero di Buone Vacanze per tutti.

 

UNA VACANZA

 

INDIMENTICABILE

 

Una vacanza indimenticabile ad Armeno, ospite delle suore della Carità. Un luogo stupendo, con un parco magnifico, una tranquillità e una serenità difficili da trovare, e un trattamento e una gentilezza uniche, sia da parte delle carissime suore che dal personale.

   

Residenza Suore della Carità vista dall’alto

 

Armeno è un grazioso paese quasi adagiato in una conca riparata a 523 mt sul livello del mare, a pochi km dal lago d’Orta e dal Mottarone, luogo di transito per raggiungere il lago Maggiore attraverso suggestive valli.

   

Veduta del lago d’Orta

 

Il territorio è molto ampio, ricco di boschi di faggi, di betulle, di castagni e meta di cercatori di funghi.

Le castagne           e              I funghi

 

           

Questa zona fu abitata già nell’età del ferro, sono stati ritrovati parecchi reperti che fanno pensare all’insediamento di popoli Liguri, Romani, Etruschi ed in seguito Galli. Da Armeno già in epoca Romana passava la via Settimia che portava alla vicina Omegna e al passo del Sempione. L’importanza del paese è testimoniata dalla bellissima e imponente chiesa Romanica di Santa Maria Assunta all’inizio del paese.

Chiesa parrocchiale

 

Costruita sui resti di un tempio pagano nel XII secolo secondo i più classici canoni dell’arte romanica, con una bella austera facciata e un bel portale con capitelli decorati. All’interno è ricca di affreschi recentemente restaurati, tipici della notevole tradizione medievale. Interessante una Trinità tricefala, raffigurazione molto rara. Notevole il campanile d’epoca anteriore alla chiesa e la piazza della Croce, dove si trova una Croce di pietra di origine medioevale. Era uso porre queste Croci ai bordi delle strade di confluenza nei villaggi a protezione dalle forze del male, rappresentate per lo più dalle orde dei barbari che razziavano e devastavano ciò che trovavano davanti. Nell’incavo in alto al centro vi è una piccola croce, ogni anno veniva riempita durante la processione delle Croci, con una piccola croce fatta con la cera fusa del cero pasquale dell’anno prima. Alla base della croce di pietra è stato inciso un antico canto gallico del poeta Venanzio in cui si esalta che fra tutti gli alberi l’unico albero più nobile fu solo quello usato per la Croce.

 Panoramica vista dal lago

 

Mi piace molto aggirarmi per le strette e tortuose strade del paese, dove le macchine passano a fatica, e che con ampi giri riportano poi alla piazzetta principale. Alti muri nascondono delle bellissime dimore costruite da ricchi Novaresi nel ‘700/’800 e ora quasi abbandonate. Fra le più notevoli è Casa Valle, una bella costruzione barocca della metà del ‘700, con un’elegante facciata, un bel portale decorato e un interno a logge e porticati. I Signori che venivano ad Armeno non portavano servitù, ma si servivano dei ragazzi del posto, venne cosi a formarsi poco per volta del personale di servizio che pian, piano emigrò portando fama. Tutto questo è documentato nell’interessante

MUSEO DEGLI ALBERGHIERI

Che raccoglie le memorie di tanti lavoratori d’albergo che lasciarono il paese per recarsi ovunque, diventando ottimi chef e camerieri.

 

Museo degli alberghieri

 Nel museo è possibile ammirare oggetti antichi di lavoro, fotografie, menù di case reali, e libri rari che documentano un’attività di secoli. Una curiosità è una teca che conserva un vascello fatto di zucchero. Ad Armeno nacque Marco Boroli, padre fondatore della casa editrice De Agostini. In suo ricordo la famiglia ha arricchito la biblioteca con opere di grande valore.

Da Armeno un bella scarpinata vi porta al Mottarone (1500 mt) che separa il lago d’Orta dal lago Maggiore. Dal punto più alto si ha una vista stupenda della pianura padana e di tutti i suoi laghetti che danno l’impressione di tanti pezzi di specchi gettati dalla mano di un gigante alla rinfusa. Nelle giornate limpide, in lontananza si può ammirare la bellezza del monte Rosa.

 

Lago d’Orta –Isola di San Giulio

 

E’ uno spettacolo veramente unico, d’un fascino particolare che lascia sempre pieni d’incanto chi ha l’avventura di guardarlo.

 

   

IL SALE di Enrica Bosello

 

IL SALE

In quasi tutte le gite che io ho fatto, quando le guide ci raccontano oltre alla posizione geografica, le curiosità delle zone, e la storia, spesso, molto spesso, ci fanno notare un filo conduttore che lega queste zone a volte anche all'estero, con la nostra Italia.

Si potrebbe pensare, a guerre, oppure a delle conquiste, alle scienze, all'arte, e invece è un prodotto che noi abitualmente usiamo tutti i giorni, e che è in tutte le nostre case:

"IL SALE".

Il comunissimo sale da cucina, ha origini antichissime, prima ancora di essere usato per cucinare, era un conservante naturale.

Secondo le informazioni che ho acquisito, già nel neolitico, circa 10.000 anni fa, l'uomo cominciava la sua evoluzione, da cacciatore diventava anche agricoltore e allevatore, aveva la necessità di poter conservare, soprattutto carne e pesce, e ci riusciva attraverso la salatura degli alimenti.

Il sale, o Cloruro di Sodio, diventava così indispensabile per la conservazione dei cibi deteriorabili, nel corso dei secoli, divenne anche un elemento importante per la cucina, i molti cereali coltivati, erano poveri di sale, per cui iniziò il cambiamento del gusto, affinché divenne un elemento a cui era impossibile rinunciare, per dare sapore alle pietanze sia nella preparazione che nella cottura.

Quanti cibi devono la loro creazione grazie al sale, partendo dal “Garum” degli antichi romani fatto dalla miscelazione di interiora di pesce con il sale, alla bottarga, al caviale, all'aringa salata, al tabasco, alla pasta d'acciughe, al merluzzo.

E' un composto chimico, esistono tanti tipi di sale, quello usato comunemente in cucina, viene estratto dal mare e viene denominato sale marino, o da miniere terrestri, in questo caso viene chiamato salgemma.

Le popolazioni che abitavano lungo le coste europee in tempi antichi producevano limitate quantità di sale, facendo bollire l’acqua di mare sino ad ottenere la cristallizzazione ed il deposito del sale.

Tutte le civiltà della Terra hanno avuto un rapporto con questo elemento importantissimo, per le nostre diete alimentari: non possiamo vivere senza il comune sale da cucina, in quanto regola molte delle nostre funzioni vitali.

Col passare del tempo grazie l'ingegno dell'uomo comparve un metodo di produzione più veloce: quello delle grandi saline ad evaporazione solare.

L’acqua marina, raccolta in grandi vasche artificiali disposte in prossimità dei litorali, evaporava naturalmente permettendo così la concentrazione del cloruro di sodio.

Estese saline di questo tipo sono note presso le popolazioni italiche, ma furono sicuramente i Romani a fare della produzione del sale una vera e propria industria di cui detenevano il monopolio.

Come ricordano le fonti antiche in molte zone delle coste italiane erano occupate da impianti per la produzione del sale; i più importanti furono, probabilmente, quelli situati vicino a Roma in prossimità delle foce del Tevere. Si tratta delle saline di Ostia e di quelle, di origine etrusca, collocate presso la moderna Fiumicino e note nell’ antichità. Scavi archeologici attualmente in corso intorno all’Aeroporto Leonardo da Vinci (Fiumicino) stanno riportando in luce le canalizzazioni, le vasche di evaporazione e le infrastrutture produttive che costituivano il cuore del Campus Salinarum Romanarum.

Più l'uomo perfezionava la tecnica per la produzione, più miglioravano le tecniche per la conservazione.

Il sale, dunque, condizionò profondamente lo sviluppo delle società antiche; la sua centralità nella vita dell’uomo è largamente testimoniata nella letteratura, nella mitologia e nelle religioni.

I primi ad usarlo furono i Celti, per conservare il cibo, dato che occupavano le terre comprese tra la Francia meridionale e Salisburgo, che erano ricche di sale. In Egitto era importante nel processo di mummificazione.

I Maya, lo usavano mischiato a miele od olio per preparare medicine. Gli Ebrei e i Greci lo usavano durante i sacrifici, come anche le sacerdotesse romane chiamate vestali che con la salamoia salavano la "mola" ( una focaccia sacra) sacrificale. Furono i Romani e le popolazioni del Salento ad usarlo come moneta di scambio.

Nel mondo romano si offriva del sale ai Penati, spiriti protettori della casa e della famiglia, e veniva dato del sale ai soldati come parte della loro paga (da questo deriva la parola "salario"). Utile per disinfettare, viene usato per purificare

Nella civiltà cristiana si metteva del sale nella bocca del battezzato.

Generalmente la frase " il sale della terra" è il riferimento a qualcosa che aiuta a preservare Rappresenta la saggezza, l' incorruttibilità, l' eternità. La frase avere un sale in zucca, è sinonimo di acume, di responsabilità nell'agire, oppure si è soliti dire usare "con un pizzico di buon senso". Se scagliato porta sfortuna agli altri, se fatto cadere per terra a noi stessi (in quanto era costoso).

Nell’epoca delle colonizzazioni gli schiavi venivano comprati anche con blocchi di sale.

l monaci nel medioevo portavano i malati nelle caverne di sale e lasciavano che respirassero particelle di sale.

Si metteva nelle culle per proteggere i neonati, nella tasca sinistra dello sposo (nei Pirenei), sulle scarpe della sposa (in Germania), sul palcoscenico per proteggere gli attori (in Giappone). Quante parole latine hanno la stessa radice della parola" Sal: salve (augurare un'ottima salute),salus (salute), salubritas (sanità), salario, salsiccia, salame (dal latino salare) e persino insalata (dall'uso degli antichi romani si salare le verdure per attenuarne il gusto amaro). Anche il nome della città austriaca di Salisburgo deriva da Sal per le sue miniere di sale, come anche l'Alsazia che era chiamata "Terra del Sale". Il sale ha da sempre creato un contatto tra le varie culture: quelle capaci di produrlo potevano offrirlo a quelle carenti, stabilendo rapporti commerciali.

Ben nota è anche la strada che proprio dal sale prendeva il suo nome, laVia Salaria, attraverso la quale questo prodotto giungeva da Roma sino alle zone più interne della penisola.

Ma non era la sola via del sale, erano considerate vie del sale anche le rotte di navigazione, utilizzate nell'antichità dai mercanti.

Marco Polo racconta, nel Milione, come il sale fosse moneta di scambio al pari dell’oro e di fondamentale importanza nell’economia della Serenissima che lo commercializzava tracciando delle vere e proprie “rotte del sale”; ancor’oggi si possono ammirare i Magazzini del Sale opera di ingenti dimensioni costruita nel punto strategico della città e adibita all’approdo delle imbarcazioni della potente repubblica marinara.

In Italia i popoli emiliani, lombardi, e piemontesi avevano ognuno una propria rete per spostarsi, dai vari centri abitati, punti di partenza delle pianure e delle colline, si sono andati formando dei sentieri, delle vie, delle mulattiere, attraverso le quali gli uomini dell’entroterra viaggiavano per andare a comprare il sale dagli uomini di mare. Erano dunque degli stretti sentieri, impercorribili con i carri, che arrivavano a tratti fin sopra il crinale delle montagne.

Per percorrerli gli uomini erano soliti fare uso dei muli, trasportavano merci riso, vino, lana e armi,che barattavano con l'oro bianco così definito.

Insieme al sale, giungevano a nord anche il pesce e l'olio e le acciughe ecco perchè se ne trovano così tante nella "bagna cauda!"

Le vie del Sale principali partono dal Piemonte, a sua volta collegato con la Provenza, dall’Emilia, dalla Lombardia , scendendo a Domodossola, risalendo la Valle Bognanco, superando il passo del Sempione per raggiungere Briga nel Cantone svizzero Vallese,

Mettendo in comunicazione la Pianura Padana con la Liguria, i sentieri erano snodo di incontri tra le varie regioni.

In epoca medievale questa strada oltrepadana era diventata particolarmente importante; i commerci si accrescevano e le famiglie potenti, come i Malaspina, si arricchivano, considerando che il sale era paragonato come valore all'ambra, alle spezie e alla seta. Ne approfittavano chiedendo ai passanti e ai commercianti il pagamento di dazi e gabelle, tanto era il valore delle merci trasportate, tanto si doveva pagare.

Fino al 1975, in Italia, si pagò un'imposta sul sale.

   

La Via del sale nel suo tratto più facilmente percorribile, che dall’ abitato di Varzi porta a Genova, è diventata un luogo di transito per pellegrini e amanti della natura,nonché punto di interesse per storici e appassionati del territorio. Sono necessari tre giorni, tra rifugi dimenticati e piccoli borghi, con il silenzio, la natura incontaminata e le viste spettacolari dalle piccole montagne.

 

 

Esistono in commercio più tipi di sale, dalle caratteristiche differenti quali il colore, la capacità di salare, la percentuale di altri elementi (potassio, magnesio), e dalla provenienza.

I più conosciuti sono quello rosa dell'Himalaya, quello azzurro dell'Iran, quello hawaiano rosso (ALEA ROUGE dal profumo di nocciola) o nero (di origine lavica), quello viola indiano (digestivo) o quello affumicato americano.

 

 

LA PIADINA di Virgola

     

LA PIADINA

   

La piadina era il cibo quotidiano dei contadini in Romagna, sopperiva alla mancanza di pane quando questo terminava.

       

Il pane veniva cotto periodicamente e conservato nelle case fino alla successiva preparazione. Da piccola in estate trascorrevo le vacanze presso i miei nonni in collina, in provincia di Forlì. Di quei tempi ho un ricordo bellissimo: la libertà di correre nell'aia sotto il sole infuocato, spaventando le galline che becchettavano libere.

La vecchia contadina, vicina di casa, tutte le sere mungeva la sua capretta e con quel latte preparava un formaggio di un sapore fantastico, che, sistematicamente, faceva parte del nostro pasto.

La ricerca delle uova nel pollaio era mio compito.

Verso sera la cuoca di turno preparava la piadina, la cui ricetta si è raffinata e codificata con il passare del tempo, ma allora era preparata con pochi ingredienti: farina, un po' di grasso a occhio (quasi sempre lo strutto), sale e acqua tiepida. Si impastava velocemente, dell'impasto si formavano delle palline che venivano stese e cotte velocemente sul testo scaldato sopra il fuoco. Le donne piegavano le piadine, le farcivano con il formaggio o la frittatina di uovo e chiamavano noi bambini a mangiare.

Ricordo che spesso consumavo la cena seduta sul gradino della porta della cucina, pronta a riprendere il gioco.

   

   

IL CERCATORE DELL’ORO di Paul Candiago

   

IL CERCATORE DELL’ ORO

Un uomo sulla cinquantina, assorto nei sui pensieri, camminava lentamente, svogliatamente al lato della strada.

La testa un po’ inclinata, gli occhi verso terra e disinteressato a quanto lo circondava.

 

Nei passanti creava l’impressione di cercare qualcosa nella scarpata sassosa della strada.

La persona, in verità e in cuor suo, desiderava trovar Fortuna fra i sassi: Oro, Sogni, Pane.

 

   

 

Lo sorpassò un giovanotto intossicato e guardandolo rimase perplesso dello stato di quel trasandato.

Vagabondo, hai perduto qualcosa? Si sentì dire quell’uomo dal giovane.

No! sto cercando Oro, Sogni, Pane fra i sassi.

Vedi giovanotto, guarda l’oro l’ho trovato.

Rimosse dalla tasca della giacca una pietra biancastra con striature dorate.

   

Un cristallo di quarzo, che rifletteva vive, brillanti luci giallastre alla luce del sole.

Il giovane intese a modo suo quell’oro nel cristallo e, barcollando, s’allontanò rapidamente dall’uomo, sospettoso che la pepita d’oro potesse prendere il volo verso di lui.

Fra sbilanci d’andatura e gesticolazioni varie si pose a debita distanza dalla pepita.

Adocchiò il cercatore d’oro e, quando gli occhi s’incontrarono, con la mano gli fece un segno d’insulto di stralunato di mente.

 

Van Gogh - Davanti a saint Remy

 

Il cercatore d’oro rimase male, si avvilì nell’ animo e cominciò a pensare alla vita che conduceva.

Si confuse di sé stesso, si smarrì nell’animo, perse il senso di chi era e una dolorosa pena gli strinse il cuore.

Un inaspettato trauma nella sua avventurosa vita di cercatore di: Oro, Sogni, Pane.

Con passione cercava la Vita, sognava, sperava l’impossibile in luoghi dove non c’era la Felicità.

   

Ora, un passante sconosciuto glielo aveva fatto notare e lo aveva deriso.

Si fermò, si sedette su un sasso e non poté trattenere le lacrime: gli apparve, d’un tratto, la povertà del suo spirito di sognatore.

   

Poi, si calmò, si ricompose e si girò verso il giovane che lo aveva offeso, ora un po’ distante da lui:

Ascolta amico, io sono uno sbandato, un buono a nulla, un sognatore e un perdi tempo, cercando Oro, Sogni, Pane dove non c’è realtà, ma tu sei messo molto più male di me. Credimi!

Tu cerchi la felicità quanto me, ma tu la cerchi in paradisi artificiali che ti rovinano il cervello e già hai perso la bussola del vivere.

Guardami, sono ancora sano e cammino bene e sogno, mentre tu barcolli e con le tue mani, già tremanti, ti stai scavando la fossa.

 

 

 

PAROLE ED EMOZIONI di Gabriella.bz

       

LA PIOGGIA

La pioggia della notte

ha impreziosito i boccioli

già prossimi ad aprirsi

dopo il lungo inverno.

Le gocce sembrano diamanti

al luccicar del sole. 

Una farfalla si posa

su quel diamante,

le foglie di un verde smeraldo

splendono all’azzurro cielo. 

       

 

RICORDO D’ABBRACCI

Abbracci silenziosi

Mi lascio trasportare

dalla bellezza che mi circonda,

neve alberi,

cielo ed un raggio di sole.

Sulla cima della montagna,

una croce imbiancata.

La pace profonda mi veste

nel suo dolce silenzio.

Il mio cuore vola lontano, sereno,

penso a tanti momenti gioiosi,

quando in silenzio, gli abbracci

non finivano mai.

 

 

PROFUMO DI NEVE

 

Neve profumata

La neve rallenta i miei passi,

pochi alberi lungo il sentiero

la neve fresca cade dai rami.

Da un camino, un filo di fumo

sale alto, verso il cielo.

Raccolgo un pugno di neve,

la osservo e lentamente,

 la porto al viso,

non la sento fredda,

mi dà una sensazione

di gioia sentirla sulla pelle.

Resto sorpresa nel sentirla profumata,

ha assorbito gli odori dei legni

che bruciano nel cammino.

Forse ceppi di cirmolo,

il legno profumato.

Chiudo il pugno, la neve si scioglie.

Ho avuto la felicità

di sentirla nella mano

ancora una volta.

 

 

SABBIA

 

Sabbia fine,

il mio passo leggero,

il silenzio rotto

dall’infrangersi delle onde.

Ancora qualche passo per cercarlo

Poi lo trovo, sono sicura,

sulla sabbia solo conchiglie

non ci sono orme.

Il mio pensiero era sicuro,

non ricordavo la sua partenza. 

SOGNARE

Sognare la persona amata,

l’armonia del suo volto,

la delicatezza delle mani.

 

Sognare,

Il conforto delle sue parole,

nei momenti di tormento.

Sognare

Il suo sorriso

mentre mi porge un fiore.

 

 

IL LAGO D’ORTA di Enrica Bosello

 

Gli effetti della pandemia Covid-19 sta calando, riprendono le attività lavorative e ci auguriamo che presto l’economia ricominci a risalire la china da questa terribile battuta d’arresto che ha messo in crisi tutti i settori senza scampo per nessuno.

Dal 3 giugno è riaperta la possibilità di viaggiare e spostarsi tra la varie regioni. Possiamo cominciare a programmare le vacanze per la prossima Estate, intanto, in questo nostro piccolo Bosco che per spirito di serenità, respinge ogni tipo di virus, ci programmiamo un viaggio virtuale.

Virtuale si, ma di grande valore storico, culturale e turistico. Ce lo offre l’Amica Enrica Bosello.

Grazie Enrica!

Buona lettura per tutti.

 

     

IL LAGO D'ORTA

 

Una domenica sul lago d'Orta, ...avevo sentito parlare di questo lago, ma non c'era mai stata l'occasione giusta per andare a visitarlo, questa volta ho potuto andarci, mi è molto piaciuto tutto quello che ho visto e che mi è stato spiegato. Siamo in Piemonte, il lago D'Orta si trova tra la Valsesia, e non è distante dalla Val D'Ossola. Il suo antico nome è Cusio, accarezza le campagne di Novara, fino ai piedi del Mottarone, che lo separa dal lago Maggiore. Anche se confina con un lago importante, il Lago Maggiore o Verbano, il lago D'Orta si difende benissimo, le ridotte dimensioni, il panorama naturale, i borghi e i balconi panoramici lo rendono uno dei luoghi più apprezzati della regione...

   

Antonio Fogazzaro scrisse il romanzo "Piccolo Mondo Antico", ad Oria Valsolda sul lago di Lugano o Ceresio, tra la Valsolda e Lugano, ma nel 1941, per il film della televisione, le riprese vennero ambientate, proprio sul lago D'Orta rendendolo così conosciuto al pubblico. Fin dalla storia più antica, su queste rive, giungono a noi eccellenze importanti, su queste sponde era importante la lavorazione del ferro, basta visitare le cittadine, alzare lo sguardo, e ammirare le inferriate dei portoni o i bellissimi balconcini in ferro battuto. I Ferri Battuti del Lago D' Orta sono registrati fin dal 1937 nel Bollettino Storico della Provincia di Novara.

La lavorazione del ferro era dunque una delle primarie fonti di reddito, e grazie alla laboriosità, e all'ingegnosa volontà personale, sono sorte diverse aziende importanti. Tutte aziende che hanno fatto la storia dell’Italia del dopoguerra e hanno contribuito a cambiare il costume delle famiglie italiane. Negli Anni Sessanta, quelli del boom economico, l’85% degli abitanti della zona risultava occupato, ovvero 7 mila persone. Molte aziende ormai non esistono più, o sono in parte capitali minimi di multinazionali, un tempo la zona era la capitale del casalingo, non c'è più la Girmi grande industria che produceva piccoli elettrodomestici, frullatori, macinacaffè, tostapane, fornetti elettrici, prodotti per la cucina. Anche la celebre moka con i “baffi”, inventata da Alfonso Bialetti nel 1933, l'unica a 8 facce, la Moka dal design Art Decò,

       

rivoluzionando il modo di preparare il caffè a casa, e si è affermata immediatamente tra i principali produttori italiani di caffettiere, simbolo del Made in Italy in tutto il mondo. La Lagostina , era una società leader in Italia e in Europa nella produzione di pentole a pressione e un autentico gioiello del made in Italy, fondata nel 1901 da Carlo Lagostina e il figlio Emilio, che rilevarono una fabbrica per produrre posate in ferro stagnato; nei periodi in cui l'Italia era in guerra, la fabbrica produceva materiale bellico per rispondere alle esigenze della Nazione. Intorno al 1920, dopo la Prima Guerra Mondiale l'azienda iniziò a crescere, nel 1969 divenne ancor più conosciuta grazie alla pubblicità dello storico omino ideata da Osvaldo Cavandoli, continuando fino al 2005, anno in cui per difficoltà finanziarie, e non per spietata concorrenza cinese, un'altro pezzo della nostra storia industriale, il successo dell'imprenditoria familiare, è stata assorbita da una multinazionale francese.

Io ricordo la pubblicità che facevano al Carosello in televisione, 

L'omino coi baffi della moka,

o la linea che formava un uomo della Lagostina,

senza contare il cartoni con i pronipoti che ricordava la grande industria dei piccoli elettrodomestici.

Resiste la Alessi S.p.A., azienda italiana che produce oggetti di design, fondata da Giovanni Alessi nel 1921. Tra le maggiori aziende operanti nel settore del disegno industriale, mantiene la tradizione artigianale della lavorazione del legno e del metallo, attualmente esporta il 65% della propria produzione in 60 paesi diversi. Grazie alla storia famigliare e industriale che ha guidato il design italiano, legato agli utensili in cucina, non dimenticando la tradizione, Alberto Alessi ha ricevuto il Premio Artusi, nel 2015 da parte del Comune di Forlimpopoli. A Crusinallo ,frazione di Omegna è possibile recarsi all'oulet di Alessi.

 

Mentre presso la ditta Ruffoni di Omegna, le pentole in rame sono un'eccellenza del settore, sono "gioielli" da cucina, la pentola Historia, alta con manici corti è il simbolo di questa attività. Nello showroom sono tutte esposte come in un atelier, dalla più semplice alla più  elaborata per i più esigenti.

Tutta la storia dei Ruffoni è esposta, ma nel sotterraneo c'è un museo con la storia del rame nel casalingo, dalle miniature ai vecchi pentoloni irregolari e gibollati, gli utensili di un tempo mescolati a vere e proprie chicche. Sulle sponde del lago d'Orta, si snodano bellissimi paesi, luoghi di villeggiatura ieri come oggi. Omegna, Orta san Giulio, ma anche le località come Pella,

 

Carcegna sono da vedere. Qui da visitare c'è il Sacro Monte di Orta, così ci siamo avviati su una salita corta, ma abbastanza impegnativa, (potevo anche prendere la navetta), giunti in cima, e detto da me, può sembrare assurdo, ma l'impressione che ho avuto è stata di tranquillità, sarà che sto invecchiando..... Il Sacro Monte Orta, insieme ad altri nove Sacri Monti alpini, si trovano in Lombardia e Piemonte, un'altra eccellenza quasi esclusivamente italiana, fatta eccezione per alcune zone europee. A differenza degli altri Sacri Monti, quello di Orta è l'unico interamente dedicato ad un Santo, San Francesco, d'Assisi, è stato voluto dalla popolazione, venne costruito in 3 fasi, per cui seguendo lo snodarsi delle 20 cappelle ci si può rendere conto, anche dei cambiamenti degli stili architettonici che si sono susseguiti nel tempo. I lavori della prima parte sono iniziati nel 1590 e terminati nel 1630, lo stile è quello del manierismo, nella seconda parte che durò fino alla fine del 1700 lo stile che predominava era il barocco, la terza fase che terminerà intorno al 1800 sarà influenzata da forme meno rigide, più reali, meno ricche. La tradizione dei Sacri Monti e delle Via Crucis iniziò con la costruzione del Sacro Monte di Varallo (1491), Crea (1589) e Orta (1590). Nel 1459 ( XV secolo), l'invasione turca in Palestina da parte di Maometto II, rendeva molto pericoloso recarsi a Gerusalemme, e se a sud c'era il potere ideologico e religioso dei musulmani, a nord iniziava la rivolta di Martin Lutero nel 1517, e dei Calvinisti in Francia. Nel Medio Evo il pellegrinaggio era importante per chi aveva fede, era per la vita di ogni credente, un momento di grande partecipazione, raggiungere la Terra Santa per espiare i propri peccati e ottenere l'indulgenza divina Per i cattolici credenti era molto difficile poter manifestare il proprio credo. Tra la fine del 1400 e l’inizio del 1500, alcuni frati dell’Ordine dei Minori di San Francesco, presenti in Terra Santa dovettero ritornare in Italia, vollero ricostruire fedelmente i Luoghi Santi di Palestina. Seguendo lo spirito francescano, vennero ricreati i luoghi Sacri di Gerusalemme con cappelle che rappresentavano gli episodi della Passione di Cristo o di San Francesco, (Orta) opere di scultori, pittori architetti, ma anche di manovalanza locale, di offerte elargite dalla popolazione. Sentirsi vicino alle comunità francescane, camminare, faticare per raggiungere la cima, era una metafora per arrivare alla patria celeste.

 

I Sacri Monti erano vicino al popolo, il popolo era devoto, sentiva la spiritualità, la devozione, manifestando così la propria fede. Lo comprese bene San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, che dopo il concilio di Trento durato 14 anni, fece il pellegrinaggio a Varallo Sesia, che questi erano i luoghi ideali per le popolazioni credenti. Tutti i Sacri Monti, hanno una cosa in comune, offrire una rappresentazione quasi teatrale,

 

all'interno delle cappelle, le statue in terracotta dipinte, sono a misura d'uomo, gli affreschi decorano le volte e le pareti,

 

a Orta rappresentano la vita di San Francesco, grate e cancellate in ferro battuto proteggono le opere dai visitatori.

 

Nelle costruzioni, si sono susseguiti diversi architetti, scultori e pittori, Nel progetto iniziale dovevano essere 32 cappelle, ne sono state realizzate 20, le statue che le adornano sono in totale 376. Il complesso consiste in 21 cappelle, l'antico Ospizio di San Francesco, una porta monumentale ed una fontana. Questo sacro monte è l'unico a non aver subito cambiamenti dopo il XVI secolo. Il giardino, sovrasta il lago di Orta con una magnifica vista.

   

Nel cantico delle creature, San Francesco, eleva la fratellanza con la natura, la sorella terra, il vento, l'aria, fratello sole sorella luna e le stelle, fratello fuoco e il pozzo che ci accompagna all'uscita rappresenta la sorella acqua

   

Sull'arco di ingresso si trova una statua del santo a opera di Dionigi Bussola, l'iscrizione sul fregio dell'arco riporta la scritta "Qui in ordinate cappelle si vede la vita di Francesco, se desideri sapere l'autore è ... l'amore".

 

Scendendo si giunge ad Orta San Giulio, la chiesa parrocchiale dell'Assunta domina dall'alto il borgo, tante scale ci portano giù, (Ora capisco perché ci hanno chiesto di portare scarpe comode), il borgo accarezza veramente il lago,

   

con i tetti in ardesia scura, i vicoli, le scalette, le ville neoclassiche con i giardini curati,

 

i palazzi signorili con i loggiati che si affacciano sui giardini che scendono fino al lago.

Piazza Motta, è il salotto del lago d’Orta, sotto i portici i negozi offrono specialità locali, souvenir, mentre bar e caffè offrono ristoro e una vista piacevole sul lago.

 

Non ci sono auto, si cammina a piedi, il pensiero passeggiando per il borgo non può che andare a chi di Orta e del suo lago ha scritto.... “In mezzo alle montagne c’e’ il lago d’Orta. In mezzo al lago d’Orta, ma non proprio a meta’, c’e’ l’isola di San Giulio”. Così comincia uno dei più bei racconti di Gianni Rodari, “C’era due volte il barone Lamberto”. Una storia ambientata nei luoghi della sua infanzia: il lago d’Orta e l’isola di San Giulio. Rodari, in questo racconto spiega molto bene la caratteristica che distingue il lago d'Orta dagli altri laghi alpini, così:

Il lago d’Orta, nel quale sorg e l’isola di San Giulio e del barone Lamberto, è diverso dagli altri  laghi piemontesi e lombardi. E’ un lago che fa di testa sua.

Un originale che, invece di mandare le sue acque a sud, come fanno disciplinatamente il Lago Maggiore, il lago di Como e il lago di Garda, le manda a nord, come se le volesse regalare al Monte Rosa, anziché al mare Adriatico.

Se vi mettete a Omegna, in piazza del Municipio, vedrete uscire dal Cusio un fiume che punta dritto verso le Alpi. Non è un gran fiume, ma nemmeno un ruscelletto. Si chiama Nigoglia e vuole l’articolo al femminile: la Nigoglia.

Gli abitanti di Omegna sono molto orgogliosi di questo fiume ribelle e vi hanno pescato un motto che dice in dialetto: “La Nigoja la va in su e la legg la fouma nu.” E in italiano: La Nigoglia va all’insù e la legge la facciamo noi.

Il nostro gruppo si ritrova, dobbiamo salire sul battello, lasciamo Orta, sulla sponda opposta c'è Pella e nel mezzo c'è l'isola di San Giulio, nel medioevo il lago era conosciuto come “lago di San Giulio”, solo dal 1600 in poi si cominciò a chiamarlo “lago d’Orta”, La leggenda narra che due fratelli giunti dalla Grecia, Giulio e Giuliano, missionari dell'imperatore Teodosio, avevano l'unico scopo di diffondere il cristianesimo, facendo conoscere il Vangelo, e convertendo i pagani alla religione cristiana. Avevano ricevuto l'ordine di costruire 100 chiese. Giulio decise di costruire la centesima chiesa sull'isola, chiese aiuto ai barcaioli per traghettare, ma nessuno accettò, l'isola era infestata da rettili mostruosi. Si rivolse a Dio chiese di rendere impermeabile il suo mantello e così traghettò, giunto sull'isola con l'aiuto del suo bastone scacciò tutti i serpenti.

 I barcaioli, i contadini, avevano visto il mantello trasformarsi in barca e i serpenti fuggire, raggiunsero Giulio sull'isola e iniziarono a costruire la centesima chiesa. Scesi dal battello, una piccola scalinata

 

ci porta alla basilica romana dove sotto una costola di drago riposa San Giulio, la visita prosegue, una stradina percorre tutta l'isola, viene detta la via del silenzio e della meditazione. Raggiungiamo il Palazzo dei Vescovi, e l'Abbazia Benedettina Mater Ecclesiae,

 

un convento di clausura femminile, le suore risiedono in modo stabile sull'isola, l'attività primaria che svolgono è il restauro di paramenti sacri e antichi, si dedicano alla preparazione delle ostie, preparano il "pane di San Giulio", il dolce tipico della zonalo studio e la preghiera.

Molti edifici che un tempo erano le abitazione dei canonici ora sono state acquistate dai privati, Villa Tallone, è una delle più antiche e ogni anno diviene il tempio dei concerti di musica classica.

   

LA PAROLA ALLA DIFESA

 

LA PAROLA ALLA DIFESA

Ho sempre dimostrato di accettare le sfide ma ho respinto e respingo tuttora decisamente ogni sorta di provocazione, in particolar modo quelle che si presentano come offesa alla dignità personale mia o di altri del gruppo.

Al ripetersi di certe accuse o velate allusioni non ho risposto di proposito, sia per non ripetermi avendo già dato le mie risposte in passato, sia perché ritengo che il silenzio sia una musica meravigliosa.

Tuttavia per le persone che accusano impunemente atteggiandosi ad assumere il ruolo contemporaneo di giudici e giustizieri senza un minimo rispetto etico per il prossimo, vorrei precisare:

  • Gestisco un blog per il bene comune in genere e in particolare per coloro che ancora hanno la buona volontà di frequentare post e chat;

  • Mi si attribuiscono poteri che non ho, infatti non ho la facoltà di bannare nessuno o limitare il lavoro di qualcuno. Tra l’altro sarebbe contrario al mio stile e modo di pensare;

  • Posso condividere Franco per la sua bonarietà e volontà di accomunare tutto ma con lui avevo già parlato per cui è a conoscenza che in più occasioni nelle quali ho tentato di tendere la mano sono stato attaccato e respinto in modo sempre poco elegante.

  • Non so cos’altro potrei fare per cui continuo a gestire il Bosco finché me ne sarà lasciata la facoltà ma nel momento che questa dovesse venire a mancare, non starò lì a fare la guerra a nessuno e saprò ritirarmi silenziosamente nell’eremo della mia bella Sardegna.

   

Grazie e un sincero saluto per tutte e tutti.

       

LA MIA PRIMAVERA di Gabriella.bz

   

Ancora tre settimane e arriva l’Estate ma quest’anno ci è mancata la Primavera a causa di questa inaspettata pandemia Covid-19 che ci ha costretti a restare chiusi in casa, togliendoci lo spettacolo della rinascita della Natura come eravamo solitamente abituati.

Avevo voglia di scrivere un post sulla Primavera ma raccontandola dal vivo, purtroppo non è stato possibile e allora ho provato a scrivere lo stesso ripescando i ricordi di tante altre Primavere vissute.

Spero vi piaccia ma voi amici, potete scrivere la vostra, grazie!

 

 

LA MIA PRIMAVERA

 

 La primavera e l’autunno sono certamente le stagioni più belle in montagna. Fino a pochi decenni fa, la neve cadeva copiosa sulle nostre montagne maestose, ma ora di neve ne cade ben poca, quest’anno nei primi giorni di marzo ci hanno rallegrato per un paio di giorno i bei fiocchi bianchi, ma cadere in marzo equivale vedere sciogliere alla svelta la nostra amica neve, se poi l’indomani c’è il sole non la si vede più. Nel tempo passato se nevicava in marzo rimaneva parecchio perché un freddo che ora non conosciamo più, la faceva gelare e avevamo ghiacciai bellissimi, ora son spariti anche quelli, con il caldo si sono ritirati è rimasta solo l’ombra.

   

La presenza della coltre bianca ha fatto sì che il fiume si ingrossasse un pochino in modo da poter sentire il suo borbottio. Si è risvegliato dal sonno invernale il bosco con il suo fascino, la natura a ripreso il suo vigoroso cammino; spuntano i primi fiori, appaiono le prime erbe nei prati, con i raggi del sole che filtrano tra i rami degli alberi ormai senza neve. Brillano le gemme di rugiada.

Nel fiume ci sono ancora al mattino presto minuscoli cristalli, ma basta poco perché si sciolgano trasformandosi in una goccia d’acqua. Risplendono le foglie d’un verde lucido, cominciano a crescere i mughi per profumare l’aria. La voglia di scarpinare ritorna per osservare la crescita dei fiori primule, violette, l’anemone molto vicina al bosco e vicino al fiume le rose canine cominciano a far vedere i loro boccioli, forse si vogliano specchiare nell’acqua limpida e fresca.

Mi siedo a lato del Passirio e lascio che la mia mano sfiori l’acqua ed i sassi lisci che ci sono nel fondo, l’acqua che mi passa tra le dita mi fa pensare, che c’è di più bello?

Non occorre andare lontano per trovare la felicità. Levo la mano ormai fredda la riscaldo con l’altra, ma non è un freddo gelido ormai quello non lo sentiremo più se la natura continuerà così.

Io sono vecchia e il pensiero di questo clima tanto sbagliato non mi fa paura, ma ho i figli e i nipoti che ancora non hanno sentito il vero freddo, che succederà? Il brutto è che anche se ci penso non posso fare niente. Credo che solo il Creatore possa dare uno sguardo a questo mondo.

In questo tratto di fiume lo scorso anno nella primavera inoltrata avevo visto tante farfalle, non me ne intendo di farfalle ma erano molto belle, alcune le avevo fotografate.

Questo è il silenzio della montagna che amo, il mio passo, il gorgoglio del fiume, il volo di una farfalla che si posa di fiore in fiore, se c’è il vento sento il suo respiro o il volare di una foglia se staccata dal ramo prima del tempo. I miei due passi che avevo deciso di fare posso dire di averli fatti, ora penso di prendere una stradina o forse è meglio dire un sentiero che mi porti alle porte della città.

   

E’ un sentiero che da tanto non avevo più avuto l’opportunità di calpestare, lascio alle spalle la strada comoda e larga e mi avvio per un questo sentiero dove i ricordi affiorano ma è bello ricordare i tempi passati, mi abbasso per raccogliere alcuni fiori da portare a casa e offrirli al mio passato. Eccomi a casa, nei giardini ci sono le forsizie tutte in fiore ormai da più di un mese.

Questa è la mia primavera ricominciare a camminare dove mi porta il cuore.

Un saluto a tutti gli amici.

 

 

     

VINCENZO VELA E LA SUA GIPSOTECA di Enrica Bosello

 

VINCENZO VELA E LA SUA GIPSOTECA

 

 

A pochi chilometri da casa mia, presso Ligornetto, un paese nella vicina Svizzera, in uno splendore bianco di gessi e marmi, le opere di Vincenzo Vela e degli altri esponenti della famiglia sono esposte, l'audio guida mi informa, le schede illustrative presenti in ogni sala completano le informazioni. Appena entrati, rimango stupita e con me, chi mi accompagna, lo stupore che ci accomuna in alcune sale è grande. Questa è la casa di Vincenzo Vela, che quando era in vita, lo scultore stesso, ha deciso di convertire la sua casa, in museo e lo ha donato alla sua cittadina.

Le sue stupende statue, sono elevate su essenziali piedistalli bianchi, le pareti, le volte, tutto è candido. Nella sala prima sala al centro ci accoglie Spartaco, che digrigna i denti per la libertà,

alla nostra destra un'opera struggente e veritiera, sembra sia stata concepita di recente tanto è attuale,

Le vittime del lavoro....

 

Dal WEB:

Il 23 maggio del 1882 veniva ufficialmente inaugurata la Galleria ferroviaria del San Gottardo. Era una delle più importanti conquiste tecnologiche del tempo: si trattava del traforo ferroviario più lungo del mondo, un tunnel di quindici chilometri e tre metri che scorreva tra le viscere delle montagne svizzere, sotto al passo del San Gottardo, per unire i due borghi di Airolo e Göschenen, il primo nel Canton Ticino e il secondo nel Canton Uri, consentendo alla Svizzera di collegarsi al resto d’Europa. Per il completamento dei lavori ci vollero 10 anni, anni difficili per le diverse difficoltà tecniche, che provocarono parecchi ritardi, le condizioni dei lavoratori erano molto dure senza alcuna sicurezza. Si trattava di operai quasi esclusivamente italiani, all’incirca il novantacinque per cento della forza lavoro impiegata al Gottardo, per lo più provenienti dalle aree rurali povere del Piemonte e della Lombardia. Nella Galleria del Gottardo si lavorava ventiquattr’ore su ventiquattro su tre turni, ma in condizioni estreme e molto difficili. Ogni giorno, circa ottocento operai per ogni turno trascorrevano otto ore al buio e al chiuso, senza poter vedere la luce naturale neanche per un minuto, tra la polvere e le esalazioni causate dalle macchine adoperate nei lavori di scavo. La temperatura all’interno del tunnel oltrepassava spesso i trenta gradi, e talvolta sfiorava i quaranta, la scarsità dei servizi igienici provocò il diffondersi di malattie, molti operai, a causa della proliferazione di parassiti, si ammalarono di anchilostomiasi, una patologia da allora nota anche come “anemia del Gottardo”, e gli alloggi erano scarsi e fatiscenti. Vincenzo Vela ha ben rappresentato in quest'opera lo sfruttamento e la morte dei lavoratori....

 

La sala centrale ottagonale è altissima, il monumento equestre del conte di Brunswich, ci colpisce, poi tutto intorno si raccolgono i busti degli esponenti del risorgimento italiano:

  

Uno stupendo Conte di Cavour rilassato sulla poltrona, ha però un piede in parte sollevato.

Statue femminili, allegoriche come Italia e Francia,

Italia riconoscente alla Francia 

Vittorio Emanuele II

 

Garibaldi.

Le sale si snodano, uno dei pezzi che veramente colpisce è Napoleone morente, o meglio il gesso degli ultimi momenti di Napoleone I, l'opera trasmette la mancanza di energia, l'abbandono umano, il corpo sfinito di un uomo che ha perso tutto, un uomo stanco e malato, assorto nei pensieri. Sul volto i pochi capelli umidi di sudore, scendono sulla fronte ampia, le guance scavate lo sguardo perso.

Napoleone

 

Alcune stampe legate al mito Napoleonico sono appese alle pareti. In questa sala non poteva mancare il busto di Dante Alighieri, di Torquato Tasso....ma non solo, qui troviamo anche un'intellettuale politico liberale ticinese, che ha promosso l'istruzione pubblica laica nel cantone, Stefano Franscini presentato frontalmente, avvolto in un mantello, con i libri e gli incartamenti hanno rappresentato la missione in cui credeva.

   

La sala dei giochi è situata in quello che era il salotto di casa Vela, ad adornare il camino, Vincenzo Vela esegue una scultura tra le più seducenti del suo repertorio, il nudo femminile diventa protagonista... la testimonianza di affrontare il nudo femminile con risultati di grande effetto.

   

In questa sala troviamo una scultura di genere che rappresenta una bimba che gioca col cane, si tratta di Leopoldina d'Adda.

   

Ma ci ha veramente stupiti: La preghiera del mattino, un'opera commissionata a Vincenzo Vela dal grande collezionista d’arte, Giulio Litta, che  in quell’occasione lasciò la libertà al giovane  di sceglierne il soggetto, sicuramente la fiducia è stata l'elemento che ha reso il risultato finale un successo, una scultura stupenda, un capolavoro giovanile dello scultore, dove l'intimo e la naturalità, si scambiano. La scultura rappresenta una bellissima ragazza, tutto è dettagliato con cura particolare: dalla posa morbida, inginocchiata su un cuscino, che si accinge a recitare la prima preghiera della giornata, dalle guance lisce del viso, il tessuto morbido della veste, la copertina del libro di preghiere, le ciocche di capelli ancora spettinati che ricadono sulla spalla, tutto trasmette una sensualità involontaria.

Verso la metà del XIX secolo, prendeva piede la “scuola di Milano”, sostenuta da collezionisti d’arte contemporanea come Giulio Litta e CarloTenca, che apprezzarono da subito le qualità della nuova generazione di scultori, i quali che volevano uscire dalle gerarchie delle accademie, che volevano rappresentare la quotidianità.

 

Importanti i monumenti funebri

 

monumento di Gaetano Doninzetti

Maria Isimbardi D'Adda ad Arcore 

ma in questa sala, la fa da padrone la scultura di un bellissimo Ecce homo, dove traspare la sofferenza di Cristo, un uomo sofferente, molto distante dalla rappresentazione divina, l'ecce Homo è il monumento della tomba della famiglia Vela nel cimitero di Ligornetto.

 

Vincenzo Vela nasce in un villaggio ticinese nel 1820, si trasferisce presto a Milano, come apprendista scalpellino, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera a partire dal 1835, seguendo corsi sia di scultura, sia di pittura. Inizia il suo percorso artistico, subisce l'influenza dalla pittura romantica di Hayez e inizia la sua carriera come scultore. Sebbene abbia una produzione consistente, gestiva ben tre botteghe a Milano per far fronte alle richieste, la critica però non apprezzava per il suo spirito ribelle, combattente nel risorgimento, scultore accademico ed eversivo.

   

Vincenzo Vela, è stato un uomo che ha vissuto il suo tempo, si è impegnato sia come artista che come patriota. Oggi è considerato uno dei più celebri scultori del secondo Ottocento, nella sua gipsoteca, che ci ha sorpresi per la monumentalità, raccoglie i modelli originali in gesso di quasi tutte le sue sculture. Si possono ammirare i bozzetti in terracotta e gesso, anche delle opere che non sono state accettate, notevole anche la biblioteca di famiglia, che avvalora più di 1000 volumi tutti sistemati in mobili d'epoca. Il museo conserva i lasciti dello scultore Lorenzo Vela, e del pittore Spartaco Vela

   

figlio di Vincenzo, una serie di quadri ottocenteschi di pittura Lombarda, alcuni di Gerolamo Induno,

e di pittura Piemontese , oltre ad una sorprendente raccolta di fotografie d'epoca che viene considerata tra le più antiche collezioni svizzere di fotografia.

     

L’ULTIMO DONO

 

OTTORINO MASTINO

UN VERO GRANDE AMICO

Ottorino Mastino 1914-2013

 

Si proponeva di raggiungere i cento anni l’Amico Ottorino, non aveva raggiunto il secolo ma ci era arrivato vicino. La sua vita è stata comunque molto intensa e ricca di soddisfazioni e riconoscimenti.

Il nome Ottorino gli era stato attribuito per il fatto di essere l’ottavogenito di una famiglia numerosa che allora era orgoglio dei padri, più figli, più onore, ma, come sempre, erano grandi sacrifici e sofferenze per le madri che si sobbarcavano gli oneri pesanti del tirar su la famiglia.

Ottorino aveva avuto grandi onori e riconoscimenti nella sua vita, ma negli ultimi anni, quando per le limitazioni imposte dall’incedere dell’età ormai avanzata, era costretto a restare relegato in casa, la maggior parte degli amici del periodo vissuto in auge, lo avevano abbandonato e forse pure dimenticato.

Io ero uno dei pochi, forse anche l’unico, che lo andava a trovare sistematicamente per una chiacchierata, uno scambio di pensieri che includevano reciproci ricordi di vita vissuta e in tali occasioni non poteva mancare l’assaggio di un sorso del suo rinomato prodotto vinicolo: la malvasia di Bosa, di cui era orgoglioso.

 

Si lamentava che persino i figli, lontani per lavoro, lo venivano a trovare con frequenze troppo distanti dal suo punto di vista, solo un nipote, al quale era particolarmente legato, lo veniva a trovare con regolarità.

Ogni volta che andavo a trovarlo, Ottorino non sapeva come ringraziarmi ed in una di queste occasioni volle dimostrarmi la sua gratitudine facendomi dono del libro che rappresentava l’ultimo riconoscimento di una delle sue innumerevoli opere letterarie.

 

La presente copia del volume viene dedicata a

Ottorino Mastino

Autore dell’opera

CAGLIARI VIVA

Menzione Speciale della Giuria per la Poesia

CAGLIARI VIVA

 

«L’autore dipinge con il linguaggio ed è un ottimo pittore. Il paesaggio è visto senza slanci espressionistici, anzi in modo decisamente impressionista, badando a far emergere le cose stesse, al di qua di ogni intenzione, riflessione e deformazione soggettiva. D’altra parte ciò è esposto programmaticamente nella strofa iniziale, in cui la città è come tolta dal tempo – dimensione unicamente umana – e sollevata a un’esistenza eterna, metafisica.»

     

Ottorino mi aveva già donato altri dei suoi libri con i quali aveva raccontato di Bosa, sua città natale ed altri che raccoglievano i suoi innumerevoli racconti e poesie.

     

Nell’ultimo libro regalatomi è riportata la poesia che descrive Cagliari, sua città d’adozione, nella quale, per ragioni di lavoro in veste di giornalista di uno dei principali quotidiani della Sardegna, ha vissuto la maggior parte della sua esistenza, pur senza mai dimenticare Bosa dove aveva la residenza il suo cuore.

   

CAGLIARI VIVA

   

Dai bianchi colli fino al mare

in alone di luce e sole 

Cagliari sei metropoli

senza tempo

In dolce danza ti sferza il vento salso

e ti allontana foschia ed effluvi

e par che penetri tra pomposi palazzi

ed alveari dormitori.

Da belvederi e bastioni,

da torri e vecchie mura

di pietre inanimate,

porgi paesaggi dolci di sogno.

     

Vie singolari di antichi splendori

dove solo l’uomo cammina;

viadotti, ponti, strade dal serrato traffico,

che celano ruderi storici di remota città;

 

pianure ed alture di case,

schelettrici pini,

mari, navigli vele

e pescatori stanchi.

   

Ancora laggiù

Litorali dalle bianche rene,

ampie marine dove molti crogiolansi al sole,

o danzan nelle acque in fermento.

 

Da un ciclo crepuscolare, fenicotteri in file perfette

planano sugli stagni in rosa armonia.

Tra le canne lacustri, variopinti uccelli

frullano, stridono e pigolano.

 

A ponente,

laguna bruna in acque incantate,

leggeri natanti,vaganti,

verso il tramonto rosso.

 

 

   

MAMMA, UNA PAROLA, MILLE EMOZIONI

 

UNA PAROLA

 

MILLE EMOZIONI

 

INFINITO AMORE

 

 

LORENZO

 

Io ho avuto la fortuna di avere due mamme meravigliose, mi auguro di rivederle entrambe lassù.

 

   

 

GABRIELLA

 

Mamma

vedo nel tuo sguardo

la dolcezza ed il conforto

che solo una Mamma puo’ dare.

Il tuo sorriso mi dà la forza.

Trovo nelle tue mani le carezze,

la calma e la serenità.

Erano le tue virtu’.

sento che mi sei vicina

come sempre.

ciao Mamma

 

 

GIANNA VR

Parca di sorrisi e di abbracci.

Mani operose e pur sempre curate, capaci di creare il molto dal poco.

Eleganza inimitabile nel portamento e nel vestito.

Giovinezza e sogni nel cuore, domati a fatica dalle implacabili necessità della vita.

Animo generoso, sofferente ed inquieto.

Occhi verdi, e belli, segnati talvolta dalla depressione, e poi troppo presto resi inefficaci dalla malattia beffarda.

Un letto incredibilmente lungo di giorni, di immobilità, di silenzio.

Ma da quel letto l’ultimo inatteso dono per noi, la serenità.

Grazie mamma!

 

 

 

SANDRA

 

LA MAMMA

 

Solo pronunciare “Mamma” due lacrime solcano le mie guance.so il bene che mi ha voluto, anche se si è' sempre dimostrata severa. potevo essere bravissima a scuola, non facevo che il mio dovere. Era legatissima a papà, vivevano l'uno per l'altra. festeggiammo i 50 anni di matrimonio come fossero due sposini, ma papà morì quasi subito e Mamma cominciò a deperire e nel giro di mesi si ammalò. Mi chiamava continuamente, non voleva nessuno. allora mi trasferii da lei. Si calmava, accettava che l'infermiera l'accudisse solo se le stavo vicina. Un pomeriggio non stava per niente bene, ma non volle nessuno, “Sandra, sta chi, va' no via “Mamma, sono qui non ti lascio”. Mi sedetti vicino al letto, Mamma allungò la mano e prese la mia stringendola colle poche forze che aveva “te voori tanto ben” e..... spirò. feci tutto per rianimarla, la chiamai, poi... mi piegai sulla sua mano e... piansi…................ non so quanto rimasi così, finche' arrivò l'infermiera, mi portò via e chiamò mia cognata che abitava sopra….... io ero confusa, mi sembrava che avevo trovato e perso la mia Mamma..................

   

PAUL10 CA

 

Dedica ad una Madre che non ho mai potuto chiamare Mamma perché morì quando ero molto piccolo, non l’ho conosciuta e mi è sempre mancata.

Una Mamma in cielo.

A Dio Madre mia.

Fra non molto ti vedrò.

Conoscerò il tuo bel volto.

Sarà il nostro primo incontro.

Tu rivedrai di nuovo il tuo piccolo.

Ti stringerò al cuore.

Ti bacerò il viso.

Il viso che mai conobbi.

Il viso materno

da sogno di bimbo

e la sua mamma.

Mi hai dato la vita.

Oggi posso dirti grazie del dono.

Con lacrime di gioia

e tenero amore filiale

sentirai, per la prima volta,

tuo figlio chiamati Mamma.

A voi tutte mamme nella festa della Mamma ringraziamenti, congratulazioni, onore e gloria e lunga vita di pace e prosperità.

Paul

 

ANTONELLA

 

Ciao, mi manchi Mamma in questo momento doloroso per me, sei il mio angelo che mi preteggi in tutti i momenti della vita. Grazie della tua presenza invisibile ma importante, grazie sei unica e sei la Mamma più stupenda del mondo. Ciao, tvbbbb con tutto il mio

Antonella

   

ROBERTA DEGLI ANGELI

 

Giuseppe, il nostro conduttore del Bosco mi ha chiesto di scrivere qualcosa che mi leghi alla mia adorata mamma. Questa mia poesia mi parla di lei. La descrive nel mio cuore, la rivedo con le mani infarinate, per preparare per noi, vassoi di lasagne da portare a casa.

 

 

Le man che fa miracoi

Le man dea mama

le xe el pan e companàdego

de la fameja.

Se na giornata la cominsia storta,

la mama la se mette a pensare:

cosa poso fare par farla cambiare?

Le so man svelte le se move col pensiero

cussì le impasta do ovi de lasagne,

le mete sul desfrito

e la  pensa,

spero che vada tutto drito.

Vedovato Roberta

ENRICA BOSELLO

Quando penso alla mia mamma, la immagino mentre cucina... Sempre davanti ai fornelli con quei grembiuli che allacciava dietro la schiena, oppure seduta alla macchina da cucire negli ultimi anni era molto ammalata, il tumore non le lasciava tregua, l'immagine più recente è di una donna seduta sul mio divano, con le gambe alzate su di una sedia e un macchinario che aiutava il sistema linfatico delle sue gambe tanto gonfie a causa della brutta circolazione, danno che aveva aumentato con la chemioterapia... Ma le sue mani lavoravano comunque, lavoravano all'uncinetto o ricamavano. Non era affettuosa ma nelle nostre case ci sono tutte le tende ricamate a mano da lei, era il suo modo per dimostrare che ci voleva bene... Il ricordo della mia Mamma è nelle sue mani in quelle dita deformate dall'artrosi. Mannaggia, questo ricordo mi hai fatto venire una malinconia.... Infinita.

GIUSEPPE

Mamma, eri nel tuo letto d’ospedale e ti tenevo la mano, sentivo nella tua mano una stretta insolita, mi hai rivolto lo sguardo, uno sguardo intenso che racchiudeva tutto il trascorso di una vita.

Tu sapevi che era l’ultimo sguardo di una mamma verso il proprio figlio ma io l’ho capito solo il giorno dopo, quando una mia sorella, quella che ti stava vicino più di tutte, mi ha comunicato che non c’eri più.

So che come mamma mi hai dato tutto, mi hai voluto veramente un mondo di bene, tutto quello che solo una Mamma sa dare. Io ti ho dato quanto potevo dare ma non so se era quanto tu desideravi da tuo figlio, accettavi quel poco che davo senza mai chiedere niente.

Imploro ancora perdono Mamma, ma so che con la tua infinità bontà e comprensione era incluso anche il perdono di ogni mia mancanza.

Grazie Mamma!

   

ASSOLVIMENTO DEL VOTO A SANT’EFISIO

 

ASSOLVIMENTO DEL VOTO A SANT’EFISIO

 

 

Per dovere di cronaca e completezza d’informazione faccio seguito al post

«PRIMO MAGGIO IN SARDEGNA»

(del 30 aprile scorso)

 

Per precisare che, malgrado le limitazioni imposte dalle disposizioni ministeriali per la protezione dei contagi dalla pandemia del coronavirus, il voto espresso dai sardi in devozione al loro protettore Sant’Efisio, è stato comunque assolto per la 364.ma volta, anche se non nel modo consueto che prevede il tradizionale corteo composto dalla sfilata delle “traccas”, dei costumi sardi e il carro con il santo, trainato dal giogo di buoi, ma con il solo trasferimento del simulacro da Cagliari a Nora, luogo del suo stotico martirio.

   

 

Il trasferimento, sia all’andata che al ritorno, è stato effettuato con un automezzo PK, dotazione della Croce Rossa Italiana, che per l’occasione,  è stato attrezzato con apposita teca per l'alloggiamento della statua, costruita al momento e su misura dagli artigiani cagliaritani.

     

Per tutto il percorso la scorta del simulacro è stata effettuata da una volante della Polizia Stradale e da una pattuglia di Carabinieri motociclisti.

Nella breve sosta nella cittadina di Pula è stata effettuata la S. Messa di rito, celebrata dall’Arcivescovo di Cagliari.

   

È mancata tutta la parte folcloristica della grande sagra sarda, i costumi, l’infiorata delle strade ecc. ma non sono mancate emozione e commozione da parte dei fedeli che hanno assistito lungo tutte le strade abitualmente percorse dalla processione tradizionale, partecipando, al passaggio del santo, con il segno della croce e il classico lancio di fiori e petali di rose.

   

Nell’ora classica del passaggio del simulacro, non solo a Cagliari ma in tutti i porti della Sardegna, è stato rispettato il classico cerimoniale previsto, cioè, tutte le navi hanno suonato le loro sirene in segno di partecipazione. Anche questo fa parte della Festa come segno di devozione al Santo guerriero romano prottetore dei sardi e della Sardegna.

   

Al rientro a Cagliari il simulacro del glorioso Sant’Efisio è stato riposizionato nella storica chiesetta del rione di Stampace del capoluogo sardo e si è proceduto alla cerimonia religiosa di assolvimento del voto, facendo seguito con il canto de “is goccius” e concludendo con le classiche parole augurali: “At atrus annus” che quest’anno sono state integrate dalla parola “mellus”.

At atrus annus mellus

Ad altri anni migliori

 

Speriamo con fermezza che i prossimi anni siano veramente migliori e ci facciano dimenticare questo malefico bisestile 2020.

Un saluto per tutte e tutti.

     

PRIMO MAGGIO IN SARDEGNA – g.p.

     

 

SAGRA DI SANT’EFISIO

 

Malgrado il divieto per tutte le manifestazioni pubbliche che comportano l’assembramento di persone, i sardi intendono mantenere, anche quest’anno, il voto espresso fin dal 1657 e che dura con qualche interruzione da ben 364 anni.

 

Partecipanti al corteo con i costumi tipici della Sardegna

 

La promessa fatta a Sant’Efisio, guerriero romano sotto Diocleziano, martirizzato nell’anno 303 per non aver rinunciato alla sua fede cristiana.

 

I sunatori di "launeddas"

 

Tale voto era stato espresso dai sardi in occasione della pandemia di peste nell’anno 1656 e consisteva che in cambio della cessazione della peste, promettevano una processione di pellegrinaggio da effettuarsi ogni anno, da Cagliari fino al luogo del martirio, la città romana di Nora, situata a circa 40 km. dal capoluogo sardo.

 

I Miliziani a cavallo armati di archibugi e sciabolone

 

La processione si effettua ogni anno con partenza il 1° Maggio e prevede prima un percorso cittadino, poi il proseguimento a tappe fino a Nora.

 

Sa ramadura” L’infiorata di via Roma a Cagliari

 

Il corteo è composto da una sfilata di carri trainati da buoi (traccas) con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le località della Sardegna con i cittadini che indossano i caratteristici costumi sardi.

   

   

Per i noti divieti conseguenti alla pandemia di Covid-19, quest’anno non è consentito effettuare la sfilata ma i sardi intendono ottemperare ugualmente alla promessa fatta ed hanno ottenuto dalle autorità cittadine e regionali, la concessione di portare il simulacro del santo fino a Nora, luogo del martirio, non con la solita processione caratteristica ma mediante il trasporto con un apposito automezzo fornito, in proposito dalla Croce Rossa Italiana. Con tale mezzo si effettua sia il viaggio di andata che quello di ritorno alla chiesetta di Cagliari. La partecipazione dei fedeli sarà molto limitata e senza sfarzo alcuno.

 

Posteriore di una "tracca" carro trainato sal giogo fi buoi

 

Viene così assolta la promessa e nell’occasione si uniranno le preghiere affinché Sant’Efisio interceda pure per la fine della pandemia di coronavirus in modo che si possa tornare presto ad una esistenza di vita sana e serena per tutti.

Speriamo!

CUORE, PAROLE E NUVOLE – g.p.

   

PAROLE E NUVOLE

Tutti ci auguriamo che questa pandemia sia l’ultima e che, per il bene di tutti, l’umanità non abbia a conoscerne ancora altre nei tempi a venire. Sappiamo, però, che ce ne sono state tante in passato ed anche quelle hanno costretto la gente a difendersi, a trincerarsi in casa per evitate contati e contagi. Come in effetti stiamo facendo noi, lamentandoci della clausura, dell’inerzia tra quattro mura e della noia pur avendo tanti modi per impiegare il tempo e per distrarci: musica, esercizi fisici, hobby, PC, libri, TV, Internet, Smartphone, videochiamate e via discorrendo.

   

     

 

   

Ma come trascorrevano il loro tempo di noia coloro che ci hanno preceduti nei tempi non troppo remoti sia nelle passate pandemie o nelle lunghe giornate prive di alcun interesse o distrazione?

 

 

Forse osservavano il cielo per scoprire se limpido o nuvoloso di giorno ovvero scuro o stellato di notte, oppure, tra le poche cose a loro disposizione, prendevano in mano una penna d'oca, un calamaio e un foglio di carta poi scrivevano dei versi secondo l’ispirazione del momento. Tutto è possibile e tutto è buono per spezzare la noia e far trascorrere il tempo.

Le nuvole le ha spazzate via il vento ma le parole sono rimaste: leggiamone alcune, trovate qua e là, navigando a vela spiegata tra gli intricati labirinti della rete.

 

PAROLE DEL CUORE

 

Conserva l’amore nel tuo cuore.

Una vita senza amore

è come un giardino senza sole

dove i fiori sono morti.

La coscienza di amare ed essere amati

regalano tale calore e ricchezza alla vita

che nient’altro può portare.

Oscar Wilde

 

 

Fiore eterno. Supplica del sospiro.

Fiore grandioso, divino, snervante,

fiore di fauno e di vergine cristiana

fiore di Venere furiosa e tonante

fiore mariano celeste e calmante,

il fiore che è vita e azzurra fontana

dell’amore giovanile e arrogante

che nel suo calice rischiara le ansie.

Federico Garcia Lorca

 

Se niente può far che si rinnovi

all’erba il suo splendore e che riviva il fiore,

della sorte funesta non ci dorremo,

ma ancor più saldi in petto

godremo di quello che  resta.

William Wordsworth

Ben venga maggio e il gonfalon selvaggio!

Ben venga primavera

che vuol ch’uomo si innamori.

E voi, donzelle, a schiera,

con li vostri amadori, che di rose e fiori

vi fate belle il maggio,

venite alla frescura delli verdi arboscelli.

Angelo Poliziano

A R T E

L’arte ha bisogno o di solitudine,

o di miseria,

o di passione.

È un fiore di roccia

che richiede il vento aspro

e il terreno duro.

Alexandre Dumas padre

Perché ti amo

Perché ti amo,

di notte son venuto da te

così impetuoso e titubante

e tu non mi potrai più dimenticare

l’anima tua son venuto a rubare.

Ora lei è mia – del tutto mi appartiene

nel male e nel bene,

dal mio impetuoso e ardito amare

nessun angelo ti potrà salvare.

Hermann Hesse

Parlare…

Parlare

senza avere niente da dire

comunicare in silenzio

i bisogni dell’anima

dar voce

alle rughe del volto

alle ciglia degli occhi

agli angoli della bocca

parlare

tenendosi per mano

tacere

tenendosi per mano.

Paul Eluard

 

Amare e' una parola piccina

ma contiene ogni cosa.

Significa il corpo,

l'anima,la vita

l'intero essere.

Guy de Maupassant

UNA DONNA, UNA VITA di Gabriella.bz

 

UNA DONNA, UNA VITA

 

Erano momenti di particolare tristezza,

ma il desiderio di vivere era forte in lei.

Nella sua vita non aveva mai ricevuto

un mazzo di rose rosse,

ora, più che mai, bramava di averlo

anche se avrebbero portato solo profumo,

senza gioie o battiti di vita.

 

Una vita semplice e solitaria,

non aveva amicizie,

solo grandi ideali

e vividi desideri d’amore.

Forse guardava un cielo troppo alto,

la vita, si sa, è come una giostra,

un dondolare in altalena,

ma non l’aveva portata lassù

in quel nido dove voleva volare.

 

Trovava conforto nell’aiuto per gli altri,

per coloro che avevano meno di lei

nei sentimenti e nell’amore

ma è difficile per chi non ha amato,

trovare le parole giuste

che sanno dare tenerezza al cuore.

 

Sentiva forte il desiderio di un amore

che la prendesse tra le braccia

per portarla lontano

in un mondo migliore,

in un giardino fiorito

che ispira il dare e ricevere amore.

 

 

Lo sguardo rivolto in alto,

in uno scintillio di luci.

Sognare era ancora permesso,

ad una certa età è l’ultima risorsa

che dà sostegno e forza al cuore.

 

Intenso desiderio di una forte emozione,

non provava paure, non voleva arrendersi,

ma sentiva le braccia stanche,

le gambe deboli.

 

In un viso giovane, senza rughe,

sorretto da un corpo esile,

la bellezza degli occhi

celava lontane nostalgie.

 

Calde e lucenti gocce di pupilla

lentamente solcavano il viso

arrivando a sfiorare le labbra

che anelavano un bacio

tentando ancora

l’abbozzo di un sorriso.

 

 

In quel sogno d’amore,

l’intensa voglia di un abbraccio,

poi la realtà ti risveglia

e scopri che i sogni

non si lasciano abbracciare.

Costruisci una vita

in un’aureola di rosei ideali

ma apri gli occhi e il sogno vola via.

 

Senti che manca una famiglia

dove poterti rifugiare

nei momenti bui,

vuoi donare l’amore

che ancora freme nel tuo cuore,

la solitudine resta la sola amica,

quando sta per passare

l’ultimo granello di vita.

           

 

   

BUONA PASQUA

         

Coronavirus, finestre e balconi di Enrica Bosello

IL BALCONE NELL'ARTE

29 marzo 2020.

Io, abito in una casetta, con un po' di giardino, non ho balconi, i miei vicini abitano in case a più piani, o in un piccolo condominio. E' domenica, solitamente in tempi diversi, la zona è molto silenziosa a casa non c'è quasi mai nessuno, oggi invece complice anche la bella giornata, vedo i miei vicini di casa che sono come me, nei confini della loro casa. Siamo comunque dei privilegiati, abbiamo un po' di spazio intorno, chi con un po' di verde, chi con un bel piazzale.

Le famiglie che hanno bambini nel piccolo condominio, fanno scendere i figli nel cortile, in momenti credo programmati, giusto per farli sfogare un pò, tirare qualche calcio al pallone, un giro con la bicicletta, e allora si sentono le bimbe dell'altra famiglia che piangono vorrebbero scendere a giocare con gli amichetti, ma non si può. Si cerca spiegare ai bimbi più adulti, mentre chi ha figli più piccoli deve intervenire con severità: "Non si può, non puoi scendere, o giochi sul balcone o ti porto dentro, non si può."

 

Biagio Mercadante 

 

E' dura far capire ai bambini la privazione della quotidiana libertà e della normale voglia di un bambino di stare in compagnia... Dall'altro lato della strada c'è un papà che gira nel grande piazzale con una bimba nel seggiolino della sua bicicletta, mentre l'altra un po' più grande gira con una biciclettina a rotelle, la mamma li guarda e parla con loro dal balcone, al piano superiore la zia li guarda e fa i complimenti alla bimba che va in bicicletta, al piano superiore ancora c'è la nonna ad un balcone e dall'altro lato su un altro balcone un'altra nipote . In questi giorni stare al balcone, è come affacciarsi sul mondo, per parlare con persone con le quali hai sempre coabitato e invece ora si mantiene la distanza. La frase più gettonata è questa ci dobbiamo parlare così, non possiamo bere nemmeno un caffè insieme. Insomma possiamo scambiare solo poche parole. Poi ci sono quelli come me che non hanno balconi, che si affacciano alla finestra, magari per scrutare l'orizzonte in silenzio, quindi oggi il balcone è un luogo di evasione, tra l’ambiente domestico e l’esterno, dove siamo protetti perché è parte della nostra casa, ma allo stesso tempo ci offre un minimo di partecipazione con l’ambiente che ci circonda.

Dalì

 

Hopper

Anche l'arte ci offre l'immagine di chi si affaccia al balcone, il balcone è stato il particolare di molte scene rappresentate: donne o uomini soli, mogli e mariti insieme, madri e figli sui balconi di ogni città del mondo nel corso dei secoli.

Francisco de Goyay y Lucientes dipingeva nel 1808 le majas rappresenta due fanciulle le majas, due ragazze spesso ritenute due popolane o forse prostitute ben vestite e appoggiate al balcone con due uomini alle spalle in netto contrasto vestiti entrambi di nero.

Sempre Goya rappresenta una Maja sorvegliata da una donna anziana Celestina

Majas al balcone, fu fonte di ispirazione anche per Manet nel 1868 ritrae in un contesto sociale molto diverso, una scena di vita borghese, il balcone diventa il simbolo dell'agiatezza, in un quartiere benestante di Parigi. Berthè Morisot insieme alla violinista Fanny Claus, il pittore Jean Baptiste Antoine Guillemet, Leon Leenhoff, considerato il figlio di Manet ma anche il cagnolino bianco e nero, la differenza di Manet è che raffigura un gruppo di amici in un ambiente colorato, simbolo di vivacità. Sappiamo benissimo quanto fossero spietati i critici del Salon, che nel 1869, dissero che Manet faceva concorrenza agli imbianchini.

 

Il quadro poi, venne acquistato, dal pittore da Gustave Caillebotte, e rimase nella sua collezione per ben dieci anni, fino al 1894, quando divenne proprietà dello Stato, venne in seguito esposto al Musée du Luxembourg di Parigi. Solo dal 1986 è conservato al Musée d’Orsay.

Anche Berthe Morisot ha dipinto "Donna e bambina sul balcone" nel 1872, ora di proprietà privata, mentre osservano il paesaggio, la bambina ha un vestitino bianco azzurro con un fiocco tra i capelli la signora ha un austero abito nero con il tocco di colore dato dall'ombrellino rosa mentre da lontano si intravede la cupola dorata di un grande edificio

 

Caillebotte da parte sua dipinse nel 1877, uomini al balcone ma l'immagine è diversa mentre Goya e Manet dipingevano dall'esterno e di fronte al balcone, Caibellotte li riprende dall'interno verso l'esterno sullo stesso piano e quasi sempre di spalle o da una certa distanza- Boulevard Haussmann è un quadro che ci racconta come Parigi si stava rinnovando i grandi edifici, le grandi ampie strade ricche di alberi, su questo balcone elegante due uomini abbigliati di tutto punto, osservano l'evolversi del sottostante boulevard quasi mantenendo fra loro una distanza come dire di... sicurezza

 

Boulevard Haussamann di Caillebotte

nel secondo quadro lo scenario è simile l'uomo osserva il boulevard ma chi lo ritrae si trova dentro la casa il particolare si nota perché sull’anta della finestra destra, il vetro riflette l’immagine dell’uomo, e la tenda parasole con le balze a righe.

Mentre la Società di Belle Arti di Viareggio è la proprietaria di un olio su tela che ha la firma di Federico Zandomeneghi una "Donna al balcone"

ritratta sempre dall'interno e anche in questo caso il riflesso della donna nel vetro della finestra destra, una bella signora con un viso delicato è leggermente di profilo mentre osserva qualcosa in un giardino particolarmente rigoglioso, è un dipinto raffinato nel toni dei colori pastello e nella rappresentazione.

Nell'opera di Giovanni Segantini 1893, viene rappresentata tutta la semplicità della vita contadina, una giovane donna in abiti tipici raccolti in una cuffia bianca, il balcone è di legno una caratteristica delle case di montagna mentre nello sfondo si nota un campanile che svetta verso il cielo, il panorama avvolge la giovane donna mentre la luce, una luce che si riflette in tutta l'opera. Un’opera custodita ora nel museo Kunsthaus di Coira in Svizzera

Arriviamo in Italia, a Umberto Boccioni che ritrae la sorella Amelia nel 1909 la quale sembra veramente immersa nel paesaggio circostante, Amelia è seduta accanto alla ringhiera del balcone, e tutto intorno la campagna e in lontananza alcuni edifici, ritratta di profilo con espressione trasognata, sul viso un sorriso appena accennato, ha nelle mani un foglio, probabilmente una lettera foriera di belle notizie, Ciò che colpisce il nostro sguardo sono i colori del vestito riflessi di blu viola e verde e sfumature di luce.

   

Nel  1920 Piero Marussig ritrae una scena quotidiana, dove un uomo e una donna; riempiono la scena l'uomo è seduto su una piccola sdraio di legno appoggia il braccio sulla ringhiera del balcone, e osserva l'orizzonte mentre la donna è in piedi e appoggiata sui gomiti, guarda il paesaggio. Intorno non si vedono né prati né alberi, ma alti palazzi: è il ritratto della realtà di un qualsiasi quartiere residenziale, che rappresenta un qualsiasi balcone in una qualunque città.

 

Per molti il balcone e il modo per stare all’aria aperta, riflettere o scambiare qualche parola. Nell'arte a parte quelli citati nella parte sopra molti sono stati i pittori che hanno rappresentato i balconi:

Caillebotte

 

Zandomeneghi

 

Zandomeneghi

 

Hammersoi

 

Caillebotte

 

Hopper

 

Hopper

Pino Giclée

 

COVID-19 E I NOSTRI PENSIERI

 

COVID-19 - I NOSTRI PENSIERI

Stiamo vivendo momenti critici che ci portano a riflettere sulla vita e sul valore dell’esistenza umana nel passaggio su questa Terra.

È così per tutti e ognuno, in questi momenti, è portato a esprimere spontaneamente il proprio pensiero.

Da Amici e parenti ho ricevuto sullo Smart molti di questi pensieri e ne ho raccolto alcuni che voglio portare nel nostro Bosco per rileggerli insieme e lasciare a ciascuno la possibilità di esprimere una propria idea.

Tra i tanti ne ho scelto quattro che, secondo me, possono rappresentare:

INCOSCIENZA

APPRENSIONE

CONCRETEZZA

         SOLIDARIETÀ

Ve li propongo e lascio a voi ogni ulteriore interpretazione.

 

 

   

Bergamo

 

Una lettera da Bergamo:

Buongiorno, sono bergamasca adoro la vostra terra che da 20 anni accoglie me e la mia famiglia per le vacanze estive, leggo in questi giorni i vostri commenti, le vostre titubanze, e inorridisco.

“Faccio la spesa e sto’ attenta”,

“Non posso scendere da mia sorella?”,

“Vado a farmi la passeggiata”…

 CRISTO SANTO, BERGAMO NON VI HA INSEGNATO NULLA

quello che vedete in tv non è un film! Ho appena finito di piangere 60 salme portate via dall’esercito senza una preghiera.

DOVETE CAPIRE CHE LA VOSTRA VITA È CAMBIATA, LA SPESA LA FATE UNA VOLTA AL MESE MANGIATE I SURGELATI, IL PANE FRESCO LO DIMENTICATE. DIMENTICATE PURE I FIGLI I NIPOTI, AMICI E PARENTI SINO AL SESTO GRADO O LI VEDETE AL PC. LA VITA DI PRIMA NON ESISTE PIÙ OGNUNO DI VOI È IN PERICOLO, A CODOGNO HANNO RISCONTRATO UNA MAREA DI PERSONE POSITIVE ASINTOMATICHE CHE CONTAGIANO SENZA SAPERLO. CI SARANNO ANCHE DA VOI: STATE A CASA … STATE A CASA… E DIMENTICATEVI LA VITA ESTERNA PER NON PIANGERE CENTINAIA DI MORTI COME NOI. I VOSTRI CARI SARANNO SOLI COME CANI MENTRE MUOIONO NON LI VEDETE PIÙ, DAL MOMENTO CHE ESCONO DI CASA SU UNA BARELLA, Vi RIDANNO UNA CASSA SIGILLATA, NON POTETE VEGLIARLI PERCHÈ SARANNO CHIUSI IN UNA FREDDA CAMERA MORTUARIA E VOI NON CI SARETE, MOLTI SONO STATI SEPPELLITI IN PIGIAMA NEMMENO I VESTITI PUOI PORTARE.

VOI COME ALTRI NON VI RENDETE CONTO DELL’ INCUBO CHE VI ASPETTA SE NON SEGUITE LE REGOLE. AVETE LA FORTUNA DI AVERE TEMPO PER PREPARARVI AL PEGGIO: FATELO CON CRITERIO NOI SIAMO STATI COLTI ALLA SPROVVISTA E GUARDATE I RISULTATI… STATE CHIUSI BLINDATI IN CASA!! SONO STATA DURA? SCORTESE? NON MI INTERESSA SE QUESTO MESSAGGIO SERVIRÀ A SALVARE UNO SOLO DI VOI E LA SUA FAMIGLIA SONO CONTENTA DI AVERLO FATTO. S T A T E A CASA, SEGUITE LE REGOLE: LA VITA È UNA, NON BUTTATELA, SALUTI.

P.S.: UN MIO CONSIGLIO PERSONALE METTETE LE MASCHERINE, MEGLIO QUALCOSA CHE NIENTE

Laura M.

 

 

Riflessioni. Siamo arrivati all’ultimo giorno di marzo e dalle varie notizie che si leggono sembra che l’isolamento dovrà durare almeno un altro mese e in ogni caso il ritorno alla cosiddetta normalità dovrà comunque essere lento e graduale perché il virus non andrà via dall’oggi al domani ma si presume che continuerà a influenzare le nostre vite per parecchi mesi. A questo punto cosa ci resta da fare? Stiamo a casa. Cerchiamo di occupare il tempo senza farci prendere dall’angoscia. Chi può restare a casa è comunque fortunato rispetto a chi è costretto ad uscire per lavoro ed è sottoposto al rischio del contagio.

Se ci avanza del tempo possiamo fare qualcosa per gli altri.

Io personalmente ho sempre apprezzato stare a casa essendo stata costretta dal lavoro a stare fuori per molte ore al giorno. Ci sono cose che mi mancano, ma cose semplici come prendere un caffè con un’amica e fare due chiacchiere. Per il resto sono sempre occupata a casa e il tempo che avanza nei prossimi giorni lo occuperò nel rendermi utile agli altri. Si può fare anche da casa. E un’altra cosa che si può fare è sorridere. Cerchiamo di essere positivi, passerà anche questa.

Marinella P.

 

   

Se non hai un lavoro o non puoi lavorare e non ricevi aiuto da nessuno e hai finito la scorta di cibo, PER FAVORE NON ANDARE A DORMIRE SENZA MANGIARE, SOPRATTUTTO SE HAI DEI FIGLI!!! Scrivimi in privato senza vergognarti che poco o tanto che io possa avere a casa mia ho piacere di condividerlo con te. Mi é stato insegnato che dove riesce a mangiare uno, possono mangiare anche due PERSONE..o più..!!! Dobbiamo essere forti e non essere egoisti l'uno con l'altro. Questo brutto momento passerà ma dobbiamo essere uniti tutti e non mollare.

NESSUNO DEVE RESTARE INDIETRO

UNISCITI A ME

AIUTIAMOCI TUTTI

IO RESTO A CASA

 

                                            Luca M.

 

 

COVID-19 – Assistenza agli ammalati

   

ASSISTENZA AGLI AMMALATI

COVID-19

Se torniamo indietro di due secoli andiamo a scoprire che a quei tempi non esistevano ancora gli antibiotici e si moriva di colera, tifo, tubercolosi ed altre malattie contagiose che non lasciavano scampo. Le persone colpite da malattie infettive subivano l’isolamento, venivano scartate e allontanate da tutti, lasciate sole per la paura dei contagi e morivano praticamente in solitudine e nella maggior parte dei casi senza alcuna assistenza.

Le cronache di allora raccontano che a Torino, ad una donna in stato di ennesima gravidanza e affetta da tubercolosi in fase avanzata che la portava a conseguenti perdite di sangue per l’aggravarsi della malattia, era stato rifiutato il ricovero in diversi ospedali della città con la motivazione di dover proteggere dal contagio le altre persone ricoverate.

La giovane donna finì l’agonia in una misera stalla circondata dal dolore dei figli e familiari piangenti. Per l’assistenza spirituale fu chiamato al suo capezzale un giovane sacerdote, tale Giuseppe Benedetto Cottolengo che, prendendo atto della pietosa situazione, assolse con carità il suo ministero. In seguito a tale fatto ebbe l’intuizione della necessità di creare un ricovero dove potessero essere accolti e soddisfatti i bisogni assistenziali per queste persone che non venivano accettate in un normale ospedale ma non potevano essere lasciate sole con una malattia o infermità grave che portava quasi sempre alla fine della vita.

 

Giuseppe Benedetto Cottolengo

 

Non sto a raccontare la grande e meritevole opera costruita dal caritatevole e lungimirante prete a seguito di tale fatto. L’opera fu inizialmente chiamata “Piccola Casa della Divina Provvidenza” ma in seguito fu nota più comunemente, in modo breve, citando semplicemente il nome del suo fondatore “Il Cottolengo” appunto. Ebbe una larga diffusione e oggi conta una moltitudine di fondazioni non solo in Italia ma anche in Europa, Africa, Asia e nelle due Americhe, Sud e Nord.

Vorrei, invece, riportarmi alla realtà che oggi stiamo vivendo con la diffusione del coronavirus. Quante anime del “Cottolengo” ci sono tra medici, infermieri, assistenti, ricercatori, operatori e tutto l’indotto che gira attorno, nel cercare di dare soccorso ai moltissimi che malauguratamente hanno subìto e subiscono il contagio di Covid-19 che è stato già letale per tantissime persone, diffondendosi, con ulteriori vittime, anche tra gli addetti alle cure e assistenza dei malcapitati.

 

La pandemia si è dimostrata di dimensioni tali da mettere in crisi non solo l’assistenza medica degli ospedali italiani ma l’intero apparato dell’Ordine Mondiale della Sanità che ha sollecitato la solidarietà tra i vari Stati.

   

Da parte del personale dei nostri apparati sanitari stiamo assistendo a grandi esempi di altruismo, sacrificio, abnegazione, anche a rischio personale per la propria vita, il tutto mirato a dare assistenza agli innumerevoli pazienti, lavorando in spazi insufficienti e carenza di meccanismi, attrezzature e mezzi di protezione individuale.

   

È ammirevole la partecipazione di tutti in una corsa continua per cercare di far fronte alle continue e crescenti emergenze con un coinvolgimento generale che non ha eguali.

   

Purtroppo si contano numerose vittime anche tra coloro che prestano le cure e l'assistenza ai contagiati di Covid-19: medici ospedalieri, medici di famiglia o di base, infermieri, personale delle autoambulanze ed ecclesiastici recatisi a portare l'estremo saluto ai malcapitati in fin di vita.

   

Al fine di evitare il diffondersi dei contagi, sono state impartite disposizioni per chiudere industrie e unità di lavoro non indispensabili e persino chiese e centri di culto.

In dipendenza della gravità della situazione, la Chiesa ha dato facoltà ai medici di impartire l'ultima benedizione ai propri assistiti nel momento estremo.

   

Ci sono stati anche esempi contrari, ovvero persone che nella propria incoscienza hanno saputo dare prova di imbecillità, non adeguandosi alle disposizioni sanitarie ampiamente diffuse e pubblicizzate con tutti i mezzi di stampa, informatici e audiovisivi.

Per far fronte alle numerose emergenze è stato necessario attivare l’intervento capillare di tutte le forze dell’ordine nazionali e locali coadiuvate dagli apparati militari di ogni ordine e grado.

Proprio con i reparti specialistici militari si sta provvedendo all'allestimento di Ospedali da campo, debitamente attrezzati di camere per la terapia intensiva, con respiratori artificiali, bombole di ossigeno, strumenti essenziali per il trattamento dei colpiti da coronavirus. In tali ospedali operano le Unità speciali con medici e assistenti infermieristici militari.

   

Sempre con l'intervento di mezzi e personale militare si sta provvedendo al trasporto delle bare con le salme dei deceduti verso i centri di cremazione.

   

Si è dovuto far ricorso alla occupazione di alberghi e navi passeggeri per alloggiare i malati che devono rispettare un periodo di quarantena in completo isolamento.

La situazione è davvero critica ed è imperativo adeguarci alle disposizioni, cauteliamoci, restiamo a casa e speriamo che vada tutto bene… augurandoci che tutto finisca presto e la vita riprenda a scorrere nella sua normalità per il bene di tutti e per la ripresa dell’economia che ha subìto un crollo senza precedenti, almeno nella storia recente.

Teniamo presente fin d’ora che quando il virus sarà sconfitto, (contiamo che sia presto), ci renderemo conto di aver subìto un duro colpo, che siamo tutti perdenti e la ripresa sarà comunque lenta, dura, e difficile. Ci sarà da rimboccarsi le maniche tutti insieme, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Per completezza d’informazione voglio ricordare che il prete Giuseppe Benedetto Cottolengo, (nato a Bra il 3 maggio 1786 e morto a Chieri il 30 aprile 1842), per la benemerenza delle sue opere, venne dichiarato Beato da Papa Benedetto XV il 29 aprile 1917 e proclamato santo il 19 marzo 1934 da Papa Pio XI.

   

Di tutte le persone delle quali abbiamo parlato prima, operatori sanitari e non, che non si sono tirati indietro di fronte alle emergenze ed hanno operato con rischio e pericolo personale, anzi, si sono dimostrati all’altezza del compito e di averlo fatto con spirito di grande umanità altruistica e di amore per il prossimo, nessuno sarà proclamato santo ma siamo convinti che nel loro animo vive uno spirito superiore e vogliamo esprimere un grande  ringraziamento con vera e sincera stima.

   

Consentitemi, infine, di sollecitare una raccomandazione ai politici e a tutti i responsabili di compiti decisionali e di governo: chiedo che tutte le persone che con sacrificio volontario o per dovere professionale ma che, con rischio personale, hanno dato di più, non vengano poi dimenticate ma possano ricevere il meritato riconoscimento morale e materiale per il loro esemplare e meritorio operato.

   

 

P.S. - Chiedo scusa se sono stato troppo prolisso e forse vi ho un pò annoiato ma so che ci sarebbero ancora tente cose da dire (Scuola, Lavoro, Industria, Commercio, Soluzioni per il riordino e la ripresa nell'immediato ecc.) ma voglio confessare solo una cosa: sono molto preoccupato per il danno che questa pandemia sta provocando: un enorme aumento del debito pubblico che ricadrà su tutti noi e che i nostri giovani dovranno pagare con sacrifici nel loro futuro.

       

IL VENTO di Gabriella.bz

 

Mi fermai per ascoltare un leggero fruscio, era il vento che soffiava tra le foglie ed i fiori che già si aprivano per il caldo inconsueto di questo inverno.

 

Avevo un libro di poesie in mano, cercavo un luogo solitario causa questo virus che ci fa stare soli se e’ possibile.

 Ecco ho trovato quello che faceva al caso mio, una panchina vuota in riva al Passirio, una volta trovare una panchina vuota era cercare un tesoro, ora vedo che dopo le prime occupate, le altre sono tutte vuote.

   

La gente tende a non uscire di casa, io ci sono rimasta quattro giorni per fare compagnia ai miei nipoti e fare assieme a loro i compiti. Oggi sono ritornati a casa, verranno nuovamente lunedì. Una passeggiata l’ho voluta fare, una camminata per sgranchirmi le gambe ci voleva. C’e’ un bel sole e il vento anche se leggero continua, non mi dispiace, il vento e la neve mi piacciono tanto. Apro il libro e noto che la prima poesia l’avevo studiata alle elementari, giro la pagina inizio a leggere è di Gabriele D’Annunzio, conosco pure questa.

 

Chiudo il libro di poesie e penso di scrivere alcuni aforismi che ho nello smartphon posso così lavorare tranquillamente senza rileggere poesie che conoscevo già.

 

Amare se stessi è l’inizio di una romantica storia, che dura tutta la vita.                    (Oscar Wilde)

L’uomo comincia con l’amore e finisce per amare una donna.                                        (Gourmont)

Nessuno conosce sè stesso se non ha sofferto.                                    (Musset)

Mille pensieri insieme, non hanno il peso di un pensiero solo “quando è solo” (Gabriele D’Annunzio)

Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d'arte.   (Gabriele D’Annunzio)

Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove, non si diventa mai maestri.                               (E. Hemingway)

La vita è troppo breve, per sprecarla, a realizzare i sogni degli altri.                           (O. Wilde)

Quando la mano di un uomo, tocca la mano di una donna, entrambi toccano il cuore dell’eternità.      (Kahlil Gibran)

 

Se un giorno, non avrai voglia di parlare con nessuno, chiamami. Staremo in silenzio.        (Gabriel Garcia Marquez)

 

Alla fine scoprirai che le cose più leggere sono le uniche che il vento non è riuscito a portare via: un ritornello antico, una carezza al momento giusto, lo sfogliare un libro di poesie, l’odore stesso che aveva un giorno il vento.              (Quintana)

 

E’ un vero peccato che impariamo le lezioni della vita, solo quando non ci servono più.            (Oscar Wilde)

Ti auguro di camminare su una strada chiamata vita, di inciampare in una pozza chiamata fortuna. Di cadere in un abisso chiamato felicità. E di raccogliere un fiore chiamato amore.         (Anonimo)

Basterebbe una passeggiata in mezzo alla natura, fermarsi un momento ad ascoltare, spogliarsi del superfluo e comprendere che non occorre poi molto per vivere bene.           (Mario Rigoni Stern)

   

Ho pulito il mio smartphon da tutti gli aforismi, ho scritto poco, mi rimane il tempo per una seconda camminata, da domani si ricomincia a fare la nonna a tempo pieno, spero come i nipoti che non ci arrivino troppi compiti. Cammino mentre il vento mi accarezza e la mia mente vola con lui lontana.

 

Un saluto a tutti voi.

 

L’EUROPA di Enrica Bosello

   

L' EUROPA

Nella mitologia greca, Europa era la figlia di Agenore re di Tiro, un antica città fenicia nell'area del mediterraneo fino al medio oriente. Zeus, si innamorò di questa bella ragazza. Mentre Europa coglieva i fiori in riva al mare, vide un toro avvicinarsi. era spaventata, ma il toro si sdraiò ai suoi piedi, vedendo che si lasciava accarezzare, si tranquillizzò e salì sulla sua groppa, il toro si gettò in mare, e la condusse fino a Creta.

Il toro che aveva rapito Europa, era Zeus, che riprese le proprie sembianze da dio e le rivelò il suo amore. Ebbero tre figli: Minosse, Sarpedonte e Radamanto. Minosse divenne re di Creta fu colui che mise le basi della civiltà cretese, culla della civiltà europea. Da quel momento le terre al di sopra del Mar Mediterraneo vennero definite Europa. I confini in termine geografico non furono mai ben delineati, durante l'epoca greca.

 

Mentre grazie all'espansione politica e culturale dell'impero romano su tutta l'Europa mediterranea, venne diffusa lingua latina e del diritto romano fino alle fortificazione che dal fiume Reno giungevano fino al Danubio, oltre a diffondere la cultura greca in campo artistico e filosofico. Grazie all'imperatore Costantino, venne aggiunta anche la religione cristiana e la tradizione del popolo ebraico attraverso il giudaismo.

   

La caduta dell'Impero Romano d'Occidente, in seguito all'invasione di popoli Germani e Slavi, ma anche all'invasione di popoli Arabi, venne ridotto notevolmente anche l'Impero Romano d'Oriente. In questo periodo la cultura ebbe a che fare con le abitudini e le usanze dei barbari invasori, per mantenere e preservare la cultura religiosa classica europea, e in parte adeguarla, vennero fondati diversi gruppi religiosi, i Benedettini, o Colombaniani

 

che oltre ad integrare le diverse usanze, riuscirono a convertire al cristianesimo la stragrande maggioranza dei Germani con sorprendente rapidità. In realtà l'Europa comincia a fare la sua comparsa con l'impero di Carlo Magno, il conquistatore che seppe sfruttare attraverso matrimoni, scambi, e strategie militari, la vittoria sui longobardi, di cui mantenne leggi e riconobbe i possedimenti che erano di appartenenza ai duchi, divenne così, oltre ad essere re dei Franchi, per diritto ereditario, re dei longobardi, e grazie agli scambi con lo stato pontificio venne incoronato imperatore da papa Leone III.

   

Carlo Magno non si poteva considerare francese, ne poteva considerarsi tedesco, perché le due nazioni sono state fondate successivamente, non si parlava né il francese né il tedesco, ma ognuno parlava la lingua romanza della zona in cui viveva.... Quindi nessuna rivendicazione di Patria, non c'è discendenza diretta da Carlo Magno, per le nazioni che oggi formano la nuova Europa, ed è comunque opinione comune fin dai tempi antichi, (Federico Barbarossa) per giungere ai giorni nostri (Helmut Kohl), che Carlo Magno fu colui che ha promosso lo spazio politico ed economico che oggi viene considerato il continente europeo unificato... L'Europa.

   

Questa Europa che con regole molto spesso incomprensibili non ci permette di continuare a fare il formaggio di fossa, o di conservare il lardo di colonnata all'interno dei contenitori di marmo di Carrara, è la stessa Europa che promuove i valori della pace, che si attiva per la pace, per il benessere fisico, economico dei cittadini, per poter offrire libertà giustizia, sicurezza evitando di alzare frontiere interne.

   

Per le persone che non sono politici l'Europa a volte è un'entità lontana, sembra un mondo a parte, mentre i nostri politici litigano per tutto, chi invoca l'unione dell'Europa,

 

chi chiede l'intervento dell'Europa,

   

e chi vuole uscirne

 

E chi dice peste e corna, un giorno si e il giorno dopo ancora

e per noi che siamo fuori dai giochi politici, viviamo in una confusione di idee e di ruoli. L'Europa, gli stati, che la compongono, e la Banca Centrale Europea, non dovrebbero tutelarci?

 

E allora perché basta una sola frase e ci ritroviamo ancora di più in perdita, lo Spread, se ho ben capito è un indicatore della capacità di restituire i prestiti. Siccome noi italiani abbiamo molti debiti, perché il nostro Stato prende soldi in prestito, dai cittadini, dalle banche e dagli altri paesi d'Europa, per emettere titoli di stato (bot e btp) a cui deve offrire interessi sempre più alti.

 

Oggi il corona virus, ha alzato di nuovo i confini tra gli stati, ma negli slogan si parla di unione. Ma non eravamo già uniti? Poi attraverso la televisione sappiamo che le misure intraprese per evitare il contagio, sono diverse tra i vari stati che compongono l'Europa. Ognuno decide per sé, ma se siamo uniti perché?

 

Ma c'è anche un'altra Europa, quella di Ursula Von der Leyen, che sembra voglia aiutarci in un momento tanto complicato.

   

Il nostro Paese l'Italia, così bistrattato, combatte contro un virus subdolo, è il primo paese in Europa ad essere colpito, dopo la Cina. Per gli interventi fatti, per contrastare il contagio, per gli sforzi a livello sanitario, riceve i complimenti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, per il proprio modo di operare, riceve plausi dell'Europa, ma critiche pesanti dall'opposizione e da membri che fanno parte del suo governo,... chi ha ragione? Dobbiamo essere grati all'Europa, oppure no? Dobbiamo credere veramente che la Germania è più affidabile di noi nel restituire i debiti? La differenza tra i nostri btp e i suoi bund fa allargare lo spread, e se si allarga lo spread, noi come Stato italiano perdiamo credibilità, e di conseguenza pagando interessi sempre più alti non riusciremo più a pagare il debito.

   

E' come un cane che si morde la coda Ma adesso però, in seguito all'emergenza corona-virus facciamo manovre in deficit, credo che sia come acquistare una casa col mutuo, per fare un esempio semplice. Per questa volta visto l'emergenza, l' Europa ce lo concede, uno sforamento, ce la faremo? Riusciremo, a risalire la china? Supereremo questo altro periodo, non si tratta di vincere, perché sembra che il debito pubblico non riusciremo mai ad estinguerlo, ma a galleggiare? Cosa ci aspetta domani?

   

DIFENDIAMOCI DA COVID-19

DIFENDIAMOCI DA COVID-19

Abbiamo capito! Siamo relegati in casa al fine di evitare possibili contagi del COVID-19 per noi e per gli altri e ottemperiamo, limitando le uscite allo stretto indispensabile, una persona alla volta, per approvvigionarci del necessario per vivere e per curarci. Gli spostamenti sono ammessi solo per chi va al lavoro e ciascuno deve essere fornito della giustificazione scritta. Ci rechiamo in quei negozi che sono autorizzati a restare aperti e facciamo la fila alla porta perché, al fine di evitare eventuale ressa all’interno, l’ingresso è regolamentato e quindi limitato a poche persone alla volta. Anche nelle file dobbiamo restare distanziati l’uno dall’altro di almeno un metro.

 

Va bene, ci siamo adeguati, molti a malincuore, soprattutto i giovani, smaniosi della loro libertà… ma tanto, cinema, teatri, musei, pub, bar e discoteche, sono tutti chiusi. Si ferma lo sport in tutto il mondo, si stanno fermando le industrie ma occorre studiare come farle procedere, la produzione non può fermarsi, c'è un pauroso crollo dell'economia. Sono chiuse anche le scuole e chi può, si è attrezzato per organizzare le lezioni on-line, l’istruzione non può fermarsi. Poi si vedrà come fare valutazioni ed esami ma si spera che tutto finisca presto e si possa riprendere la vita nella piena normalità.

Aule scolastiche prima e dopo

Un pensiero va a tutte quelle persone che non posso essere esonerate dal lavoro, medici, infermieri, addetti ospedalieri, forze dell’ordine e tutto quanto gira attorno che, dall’inizio della pandemia, hanno subìto un aggravio del carico di lavoro con turni massacranti, al limite della resistenza. Questi giorni le cronache ci hanno mostrato la foto di una infermiera che crolla con la testa su un computer, stressata al termine di un turno di 12 ore di lavoro. Il nostro plauso va a tutte le persone esposte in prima linea che, con eroico spirito di altruismo, operano oltre i limiti della resistenza umana, incuranti del pericolo per loro stessi.

 

Medici in assetto di emergenza virus

   

Il nostro è solo un sasso nello stagno ma per completare la pagina del Bosco riportiamo una serie di icone emesse in proposito dal Ministero della Salute affinché vengano ampiamente diffuse sui social.

DOMANDE

         

                     

 

 

 

RACCOMANDAZIONI

 

CONSIGLI PER GLI ANIMALISTI

   

E PER I DONATORI DI SANGUE

Il sangue può essere donato in piena sicurezza.

   

Bene, anche noi, nel nostro piccolo meraviglioso Bosco, abbiamo fatto la nostra parte.

Un sentito grazie per tutte e tutti.

 

   

CORONA VIRUS

   

CORONA VIRUS

Già dal 6 Dicembre dello scorso anno, ancor prima della comparsa e diffusione del corona virus, COVID19 per l’esattezza, con il post:

il Bosco aveva anticipato le precauzioni da adottare per evitare i contagi da qualsiasi virus.

Ma ancor prima di noi, già tanto tempo fa, aveva sapientemente detto come fare il sommo poeta romanesco Carlo Alberto Salustri, noto ai più come “TRILUSSA”.

Propongo di rileggere questo suo sonetto e soprattutto di mettere in pratica le preziose indicazioni, oggi maggiormente valide per il diffondersi della pandemia di coronavirus che, partita dalla lontana Cina sta invadendo tutto il pianeta senza trascurare, anzi privilegiando la nostra bella Italia, nota nel Mondo per le sue belle qualità di paese turistico per eccellenza, ricco di grandi opere d’arte nonché per le sue specialità culinarie e propensione all’accoglienza di tutti, ricchi, poveri, profughi e migranti.

LA STRETTA DE MANO

Quela de da' la mano a chissesia

nun è certo un'usanza troppo bella:

te pô succede ch'hai da strigne quella

d'un ladro, d'un ruffiano o d'una spia.

 

Deppiù la mano, asciutta o sudarella,

quanno ha toccato quarche porcheria,

contiè er bacillo d'una malatia

che t'entra in bocca e va ne le budella.

 

Invece, a salutà romanamente,

ce se guadagna un tanto co' l'iggene

eppoi nun c'è pericolo de gnente.

 

Perché la mossa te viè a di' in sostanza:

“Semo amiconi... se volemo bene...

ma restamo a una debbita distanza.”

 

 

Riceviamo mille buoni consigli, ci raccomandano di stare a casa, stanno chiudendo tutto, fermano le attività sportive, chiudono chiese, cinema, teatri, musei, centri di aggregazione sociale ed altro ancora, vietano assembramenti e riunioni varie, che possiamo fare?

Cerchiamo di difenderci adottando il metodo estremo del “Si salvi chi può.”? NO! Perché questo porterebbe allo svilimento della vita sociale.

 

   

Cerchiamo invece non lasciarci prendere dal panico e di essere positivi nel seguire le indicazioni degli staff attivati per far fronte a questa emergenza molto seria. Si stanno attivando i centri specialistici di accoglienza e cura per chi manifesta i sintomi. Si stanno rinforzando le strutture ospedaliere con l’assunzione di nuovo personale medico ed infermieristico dedicato. Sono state coinvolte le unità militari e tutti gli organi di stato di competenza.

     

Intanto cerchiamo pure di adottare con scrupolosità tutti i comportamenti di difesa e tutela, ove necessario, usiamo le mascherine (se le abbiamo o se riusciamo a procurarcele) e soprattutto laviamoci spesso le mani come primo atto elementare di igiene personale.

   

Tutte le persone che hanno incarichi di responsabilità sociale diano più importanza al problema principale che è quello della salute pubblica, tutte le altre cose oggi sono secondarie per cui sono da evitare le opposizioni e gli ostruzionismi dettati dallo spirito di difesa degli interessi di parte o di settore.

Stiamo all’erta, aspettiamo e vediamo che succede, sperando nel bene.

Auguri di buona salute per tutti.

 

ABBANDONARE UN FIGLIO… PERCHÉ?

ABBANDONARE UN FIGLIO…

 

Sappiamo che viviamo in un mondo di disperazione e di pazzi, le cronache ce ne danno prova ogni giorno.

Prendiamo una notizia a caso:

 

Immagini web

e poniamoci una domanda

“Che cosa passa per la mente di una mamma che decide di buttare un neonato in un cassonetto o abbandonare un proprio figlio?”

È la vita di una creatura che ha concepito nel proprio ventre, lo ha sentito crescere e muoversi dentro di lei e infine lo ha partorito, ha sentito il suo primo vagito, lo ha stretto al suo seno. Solo lei, Donna e Mamma, sa se quel concepimento è avvenuto per caso o per volontà, oppure in conseguenza di una violenza fisica o costrizione mentale. Ma è pur sempre una Mamma, è un proprio figlio, un essere umano nato alla vita e destinato ad affrontare il mondo, comunque esso sia.

Perché lo abbandona, perché lo butta via?

       

La Legge prevede altre soluzioni per non accettare un figlio che non si vuole tenere, quindi perché si arriva a compiere questo atto estremo?

Non lo sappiamo, ma in ogni caso l’abbandono di un minore, oltre che un reato, è sempre un atto vile che nessuno dovrebbe mai cmpiere. Cosa c’è dietro ad una madre che arriva a compiere una simile azione.

AMORE, ODIO,

CONTRASTI CON IL COMPAGNO,

IGNORANZA, DISPERAZIONE,

REPULSIONE, DELUSIONE,

MANCANZA DI FIDUCIA

IN SÈ STESSA

E NEL PROSSIMO,

OVVERO NELLA SOCIETÀ,

O A CAUSA DELLA INDIFFERENZA

DEL MONDO CHE LA CIRCONDA.

 

Tante cose sulle quali, per ciascuna, sarebbe necessario fare una attenta e profonda riflessione da persone coscienti e consapevoli della realtà della società nella quale viviamo.

Oggi, otto marzo, Festa della Donna...  passo la domanda a voi Donne di Eldy:

Perché una Mamma può arrivare ad abbandonare la propria creatura?

 

L’UOMO SELVATICO di Virgola

 

L'UOMO SELVATICO

   

Da piccoli, quando volevamo sfuggire al controllo dei genitori e avventurarci a giocare da soli nel bosco, una della poche cose che ci fermava era il timore di incontrare

L'UOMO SELVATICO.

A loro detta era un uomo spaventoso, cattivo con i bambini, che avrebbe fatto loro del male e li avrebbe rapiti. Cresciuti con questo timore, abbiamo verificato che questo racconto era più che altro un tentativo di proteggerci e di controllare le nostre curiosità. In effetti questa figura è stata presente nella cultura popolare in molti paesi europei, in particolare nelle regioni alpine. Era un essere umano selvaggio che abitava nei boschi e generalmente raffigurato come un essere coperto di peli o di vegetazione.

Quello di quest'uomo, che viveva fuori dalle civiltà, è un esemplare di cui si trova traccia anche in Svizzera, in Austria, in Polonia e nei Pirenei della Catalogna. In altre culture mondiali come in Russia, Cina e Oceania, l'uomo selvatico è rappresentato più che altro come primate non ancora evoluto e non come uomo regredito allo stato selvatico. In molte culture sono rappresentati uomini legati all'ambiente agreste rossi e coperti di pelo, irascibili, grezzi e avventurosi.

Una ricostruzione dell'uomo selvatico al Museo degli usi e costumi della gente trentina.

Almeno per quel che riguarda la cultura occidentale il personaggio dell'uomo selvatico, si sviluppa principalmente durante il Medioevo.

Nelle prime attestazioni medievali, in linea con le figure classiche dei Fauni esso ha il ruolo di guardiano e di protettore, in sostanza coincidendo con la figura del buon selvaggio. Più avanti, a causa del mutamento del contesto culturale e sociale, della diversa interpretazione dei vari autori e artisti che l'hanno ripreso, e della trasmissione orale di molti racconti che lo riguardano, l'uomo selvatico ha assunto altre caratteristiche.

È sostanzialmente un comune mortale che vive al di fuori del consesso umano preferendo i luoghi isolati, la montagna, il bosco. A contatto con la natura ha esaltato al massimo le sue caratteristiche fisiche che gli assicurano la vita: forza, robustezza, fiuto eccezionale per inseguire la preda. È timido, rifugge dal prossimo isolandosi al punto tale da attenuare le sue capacità psichiche fino alla stupidità. Non si lava né si pulisce. Non si rade né si taglia i capelli cosicché questi si fondono raggiungendo le ginocchia. Per questo diventa una figura terrificante esaltata dalla pelle di caprone con cui si ammanta. Un atto gentile lo intenerisce.

Emerso dal bosco, sarebbe stato lui ad insegnare agli uomini l'arte casearia (o, in altre versioni, l'apicoltura o le tecniche minerarie; tuttavia, deriso, snobbato, ingannato o spaventato, sarebbe ritornato nella selva, privando l'uomo della possibilità di conoscere altri segreti (ad esempio, quello per trasformare il latte in olio o in cera). Secondo alcune versioni, ride quando piove e piange quando c'è bel tempo, atteggiamento che viene spiegato ritenendo che le condizioni atmosferiche del presente sono all'opposto di quelle che seguiranno

 

♦ Nomi

  • Figure ispirate o assimilabili all'uomo selvatico sono presenti in numerose opere. In ambito anglofono, un esempio è il Calibano de "La Tempesta" di Shakespeare; compare anche tra le pagine dell'Orlando Innamorato, poema cavalleresco di Matteo Maria Biardo.

  • Nella VII ottava del canto XXII (libro primo) così lo descrive il poeta:

·       «Questo era grande e quasi era gigante,

·       Con lunga barba e gran capigliatura,

·       Tutto peloso dal capo alle piante:

·       Non fu mai visto più sozza figura.

·       Per scudo una gran scorza avia davante,

·       E una mazza ponderosa e dura;

·       Non aveva voce de omo né intelletto:

·       Salvatico era tutto il maladetto.»

(Orlando Innamorato, I,XXII,7)

 
  • L'uomo selvatico compare nelle fiabe dei fratelli Grimm L'uomo selvatico (De Wilde Mann) e Giovanni di ferro (Der Eisenhans).

 
  • Raffigurazioni artistiche

  • Compare ad esempio: in un ciclo di affreschi a Sacco di Cosio Valtellino in Valgerola del 1464, dove la casa che ospita gli affreschi è stata trasformata in un museo; altre raffigurazioni si trovavano sulla porta poschiavina delle mura di Tirano (ora quasi completamente cancellate dal tempo); sul simbolo della Lega delle Dieci Giurisdizioni; sulle guglie del Duomo di Milano; come personaggio nella celebrazione della Giubiana da Canz, che si svolge a Canzo l'ultimo giovedì di gennaio.

Oltre che essere un personaggio leggendario e un simbolo iconografico diffuso in tutto l'arco alpino, l'uomo selvatico è anche una maschera carnevalesca. La sua funzione è quasi sempre quella di capro espiatorio e personifica il lato oscuro ed incontrollabile della natura alpina.

   

 

 

IL CARNEVALE DI VENEZIA di Enrica Bosello

Con il Martedì Grasso del 25 Febbraio chiude quest’anno il Carnevale 2020. Ogni regione italiana ha le sue Maschere e le sue tradizioni, tutte validissime ma oggi vogliamo ricordare:

 

Raccontato da Enrica Bosello

Nel mese di febbraio di qualche anno fa, ho assistito al Carnevale di Venezia, lo ricordo come fosse oggi.

Nelle calli strette e piene di turisti, passavano queste dame e gentiluomini vestiti con abiti bellissimi.

Alcune dame addirittura, camminavano lateralmente perché la circonferenza dell'abito, era talmente ampia che avrebbe fatto strisciare pizzi e merletti contro i muri.

 

Ero già stata in questa città, sono tornata a casa con un velo di malinconia, mi aveva intristito. Vedere Venezia, oggi, piena di colori, ricca di abiti meravigliosi, maschere di ogni tipo, dà alla città una carica di vitalità che non avevo notato nelle mie altre visite.

Tantissimi i turisti, piazza San Marco era super affollata, anche le calle intorno al centro, ma appena un poco fuori si sentiva la musica suonata nelle piccole piazze tra un ponticello e l'altro suonatori in abiti d'epoca, che suonavano viole, violoncelli e violini, ed era meraviglioso passeggiare tra le calli. Il carnevale ha origini antiche, concedeva la possibilità alla popolazione, soprattutto ai ceti più poveri, un periodo dedicato ai divertimenti, i festeggiamenti comprendevano musiche e balli sfrenati.

 Le maschere, e gli abiti, consentivano di non essere riconosciuti, ognuno poteva comportarsi spensieratamente, liberandosi dal ceto di appartenenza, uno stato di libertà da tutti i pregiudizi che il ceto sociale e la religione imponevano 

Tutti facevano parte del palcoscenico mascherato, in cui attori e spettatori si confondevano. Diventò nel tempo anche un commercio, sviluppando la produzioni di maschere, di argilla, cartapesta, gesso e carta. Nacquero scuole tecniche, per la realizzazione di modelli per i costumi, che si arricchivano sempre più di perline, piumaggi, disegni, ricami, tanto da essere riconosciuti come mestieri con uno statuto conservato nell'archivio di Stato di Venezia.

C'erano travestimenti che venivano usati sia dal popolo femminile che maschile: (dal Web) “Uno dei travestimenti più comuni nel Carnevale antico, soprattutto a partire dal XVIII secolo, rimasto in voga ed indossato anche nel Carnevale moderno, è sicuramente la Bauta (da pronunciarsi con l'accento sulla u). Questa figura, prettamente veneziana ed indossata sia dagli uomini che dalle donne, è costituita da una particolare maschera bianca denominata larva sotto un tricorno nero e completata da un avvolgente mantello scuro chiamato tabarro.

La bauta era utilizzata diffusamente durante il periodo del Carnevale, ma anche a teatro, in altre feste, negli incontri galanti ed ogni qualvolta si desiderasse la libertà di corteggiare od essere corteggiati, garantendosi reciprocamente il totale anonimato. A questo scopo la particolare forma della maschera sul volto assicurava la possibilità di bere e mangiare senza doverla togliere.

Un altro costume tipico di quei tempi era la Gnaga, semplice travestimento da donna per gli uomini, facile da realizzare e d'uso piuttosto comune. Era costituito da indumenti femminili di uso comune e da una maschera con le sembianze da gatta, accompagnati da una cesta al braccio che solitamente conteneva un gattino. Il personaggio si atteggiava da donnina popolana, emettendo suoni striduli e miagolii beffardi. Interpretava talvolta le vesti di balia, accompagnata da altri uomini a loro volta vestiti da bambini.

Molte donne invece, indossavano un travestimento chiamato Moretta, costituito da una piccola maschera di velluto scuro, indossata con un delicato cappellino e con degli indumenti e delle velature raffinate. La Moretta un travestimento muto, poiché la maschera doveva reggersi sul volto tenendo in bocca un bottone interno (e per questo motivo chiamata anche servetta muta).

Durante il Carnevale le attività e gli affari dei veneziani passavano in secondo piano, ed essi concedevano molto del loro tempo a festeggiamenti, burle, divertimenti e spettacoli che venivano allestiti in tutta la città, soprattutto in Piazza San Marco, lungo la Riva degli Schiavoni e in tutti i maggiori campi di Venezia.

Vi erano attrazioni di ogni genere: giocolieri, acrobati, musicisti, danzatori, spettacoli con animali e varie altre esibizioni, che intrattenevano un variopinto pubblico di ogni età e classe sociale, con i costumi più fantasiosi e disparati. I venditori ambulanti vendevano ogni genere di mercanzia, dalla frutta di stagione ai ricchi tessuti, dalle spezie ai cibi provenienti da paesi lontani, specialmente dall'oriente, con il quale Venezia aveva già intessuto stretti e preziosi legami commerciali sin dai tempi del famoso viaggio di Marco Polo lungo la via ella seta.

Oltre alle grandi manifestazioni nei luoghi aperti, si diffusero ben presto piccole rappresentazioni e spettacoli di ogni genere (anche molto trasgressivi) presso le case private, nei teatri e nei caffè della città. Nelle dimore dei sontuosi palazzi veneziani si iniziarono ad ospitare grandiose e lunghissime feste con sfarzosi balli in maschera.

È comunque nel XVIII secolo che il Carnevale di Venezia raggiunge il suo massimo splendore e riconoscimento internazionale, diventando celeberrimo e prestigioso in tutta l'Europa del tempo, costituendo un'attrazione turistica ed una mèta ambita da migliaia di visitatori festanti.

Il Carnevale diede la possibilità, a tutti, di celare completamente la propria identità sotto un costume e ciò portò inevitabilmente a qualche eccesso. Sfruttando i travestimenti, qualche malintenzionato ne approfittò per escogitare e compiere una serie di malefatte, più o meno gravi.

Alcune maschere venivano usate anche da medici che entravano nei lebbrosari per curare anche questi malati, per non perdere la clientela facoltosa si coprivano il viso, con maschere che avevano un grandissimo naso aquilino, nella cavità del naso venivano inseriti odori, erbe officinali aromatiche, affinché non giungesse al medico l'odore di putrefazione della cancrena.

Per questo motivo le autorità dovettero introdurre a più riprese e per decreto delle limitazioni, dei divieti e delle pesantissime sanzioni contro l'abuso e l'utilizzo fraudolento o non ortodosso dei travestimenti. Con il Carnevale, le famiglie facoltose, diedero inizio a delle vere e proprie rappresentazioni, inizialmente private, ma che nel tempo diventarono sempre più elaborate tanto che nella città si insediarono tantissimi teatri e iniziarono a formarsi compagnie teatrali. 

Con la caduta della Serenissima, l'avvento di Bonaparte e del dominio austriaco poi, il carnevale uscì di scena, solo nel 1979 in seguito anche ad una pubblicità studiata attraverso i media, è diventato un vero e proprio evento turistico. La piazza San Marco era gremita per poter vedere la manifestazione sono salita sul loggiato della basilica, dalla loggia dei cavalli ho visto la manifestazione dall'alto, sembravano tutte formichine, le tantissime persone presenti. Ho acquistato anche io una maschera, malgrado fosse particolarmente freddo la giornata era limpida. Stanca della confusione, sono uscita da Piazza San Marco, la Riva degli schiavoni è super gremita. Il ponte dei Sospiri, il ponte di Rialto, tutti i monumenti sono stati presi d'assalto le file sono lunghissime. Troviamo il teatro “la Fenice” completamente ristrutturato dopo un incendio, e camminando, camminando, ci troviamo in una piazzetta, la chiesa di San Maurizio, ora è museo della musica, dedicato ad Antonio Vivaldi, e ai tanti gli strumenti a corda, qui dopo tanta confusione, si sente il silenzio, la tranquillità.

 E' arrivata l'ora di avviarci all'autobus che mi riporterà a Como, oggi Venezia mi è molto piaciuta, oltre ad essere molto bella è anche alquanto scomoda, su è giù per ponti e ponticelli, senza rendermene conto oggi ho fatto tantissima strada, ora sono veramente stanca e mi concedo un po’ di riposo.

 

BUON CARNEVALE

Chiedo scusa agli Amici del Bosco perché siamo arrivati al

GIOVEDÌ GRASSO,

tra una settimana inizia la Quaresima,

e non abbiamo ancora parlato delle

Feste del Canevale.

Lo facciamo oggi, ringraziando l’Amica Enrica Bosello per averci inviato questo bel post che pubblichiamo con vero piacere.

   

 

IL CARNEVALE DI FANO

   

Il Carnevale più antico

Che il carnevale abbia origini antiche l'ho sempre sentito dire, si festeggiava nell'antica Grecia, dando luogo a riti di eccitazione sfrenata, venerando Dionisio, attraverso la consumazione di carni e di vino, e di rappresentazioni teatrali con rituali e maschere. Queste feste si propagarono nel mondo romano, (Baccanali) influenzando i Saturnali che veneravano Saturno, Dio dell'abbondanza, in prevalenza del vino e della frutta.

Nei Saturnali, i partecipanti vivevano la festa a prescindere dal ceto sociale, senza contrasti e distinzioni, attraverso le maschere, che garantivano l'anonimato, molto spesso i servi venivano serviti dal padrone.

Nel medioevo, attraverso la "Società dei folli" il carnevale diventa modo di aggregazione per tutta la comunità urbana. Con Lorenzo il Magnifico, nella città di Firenze iniziarono le sfilate dei carri allegorici, dedicati a Bacco e Arianna.

Ineggiando così il vino e l'amore.

Nell'ottocento, il carnevale ha avuto il periodo migliore, perché la borghesia italiana e di tutta Europa, si giovava di questa festa e delle sue maschere, con commedie dell'arte, balli nei teatri, cortei grandiosi e festeggiamenti privati fantastici e sontuosi.

   

Il periodo di baldoria e sfrenata abbondanza che caratterizzava il carnevale di un tempo, introduceva al periodo di digiuno e penitenza della Quaresima.

Il novecento è un secolo sfortunato, con due guerre, in Europa, questa festa, si ferma, ma riprende nuova vita nelle Americhe.

Rio de Janeiro, e New Orleans sono le nuove capitali del Carnevale.

   

L'Italia ha al suo attivo diverse città che sono conosciute per il proprio Carnevale:

Venezia,

Viareggio,

Acireale,

Cento,

Ivrea,

Fano....

ecc, ecc.

Fano è sempre stato considerato uno dei più antichi Carnevali al mondo, un documento dell'Archivio di Stato risalente al 1347, ne attestava la data. Recentemente presso un locale dell'archivio diocesano è stata ritrovata una pergamena che sposta le lancette dell'orologio ancora più indietro: si torna all'anno 1231.

Saranno gli studiosi a verificare la veridicità della nuova pergamena.

E' comunque certo, che il carnevale di Fano, vanta una ampia documentazione storica.

 

E' una festa di popolo in cui storia cultura tradizioni e creatività, si completano dando vita a qualcosa di irripetibile.

Johann Wolfang Goethe dopo aver assistito ad un carnevale durante il suo "Viaggio in Italia" scrisse:

"Il Carnevale è una festa che il popolo da a se stesso".

Storia cultura tradizioni e creatività, si completano dando vita a qualcosa di irripetibile.

La sfilata si sviluppa su tre passaggi:

Il giovedì grasso, per le vie cittadine preceduto da un Editto, si presenta il "Pupo", è una figura simbolica di grandi dimensioni, a cui i grandi della città consegneranno le chiavi.

Il ruolo del Pupo, detto anche Vulon, è di sovraintendere a tutti gli eccessi di tipo carnevalesco, e su di lui, che da secoli è il capro espiatorio, verranno scaricate tutte le colpe commesse dalla comunità nei giorni di libera licenza.

     

Il martedì successivo, dopo un processo buffo, comico, e simbolico, il pupo viene condannato e mandato al rogo nella piazza principale, oltre agli errori commessi dagli abitanti della città, il pupo, deve portare via con se anche l'inverno, per consentire così la nuova rinascita della terra.

Viene preannunciato il rito con una sfilata di maestosi carri allegorici di carta pesta, coinvolgendo il pubblico al rito sulla fecondità. Mentre una banda folkloristica "Musica Arabita" accompagna le sfilate suonando gli strumenti più strampalati

campanacci, barattoli di latta, caffettiere, brocche, ombrelli, bottiglie e quant'altro.

 

Nata nel 1923 era il divertimento del popolo fanese che, facendo il verso ai salotti aristocratici, si inventò la propria musica con oggetti poveri e di recupero.

Il carnevale come tutte le feste cicliche ogni anno rinasce e poi muore, il canto di addio è infatti un arrivederci:

"Se ne va, se ne va, lascia che se ne vada, tanto ritornerà.

   

Rende molto meno amaro il distacco, una cornucopia ricolma di dolciumi, realizzata da paolo del Signore.

E il famoso Getto, ovvero il lancio di quintali di dolciumi dai carri allegorici

Chiude il terzo giro la sfilata dei carri illuminati che attraverso le illuminazioni creano giochi di luci.

A questa festa partecipano tantissime persone, ha ospitato anche un Premio Nobel, Dario Fo, che ha animato per diversi giorni la città, con una sceneggiatura originale, tanto che fu invidiata da tutti gli altri carnevali. Il carnevale è un bene culturale e storico, ha radici fondate nel nostro passato e oggi è riconosciuto dall'UNESCO e dal Senato della Repubblica Italiana.

 

     

UN’ANTICA STORIA D’AMORE

 

San Valentino è passato ma l’amore non passa mai e per far onore agli innamorati di ogni epoca, oggi voglio raccontare una storia d’amore di altri tempi.

 

Recentemente nella citta di Cagliari sono stati completati i restauri di un ipogeo funerario, divenuto monumento archeologico, denominato:

LA GROTTA DELLA VIPERA

(Sa gruta de sa pipera)

Databile tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo d.C., risalente quindi al periodo della dominazione Romana in Sardegna.

Tale sito è oggetto delle frequenti ed immancabili visite dei turisti che arrivano a Cagliari interessati ai monumenti storici ma è molto caro anche ai residenti, Cagliaritani doc, soprattutto per la storia d’amore che il sito vuole ricordare con le numerose incisione scritte nel succedersi dei tempi dai vari scrittori e poeti, avvinti e affascinati dalla vicenda storica.

   

Nell’anno 65 dopo Cristo, non si sa per quali oscuri intrighi, il notabile Cassio Logino venne condannato dall’Imperatore Nerone, all’esilio da scontare in Sardegna.

Qui venne raggiunto dal figlio Lucio Cassio Filippo e dalla consorte di questo, Atilia Pomptilla, nobildonna romana. Una coppia innamoratissima, molto unita, felice ed esemplare per reciproco amore e fedeltà coniugale.

   

In breve la storia: dopo oltre quarant’anni di vita di coppia, Cassio Filippo si ammalò ed era in fin di vita. Atilia Pomptilla, afflitta dal dolore, invocò gli Dei pregando di salvare l’amato consorte ed offrendo in cambio la propria vita.

Gli Dei, si sa, sono imprevedibili ed esaudirono la preghiera di Atilia: Cassio Filippo riacquistò la salute e Atilia cessò serenamente di vivere.

Con grande dolore Cassio Filippo diede l’addio all’amata sposa e in suo ricordo, per la sepoltura, fece scavare nella roccia un tempio sotterraneo.

Oltre alla dedica

O.P.O.S. MEMORIAE. ATILIAE. L.F. POMPTILLAE BENEDICTAE. M.S.P.

sul frontone di questo sono scolpiti due serpenti, uno di fronte all’altro (che il popolo considera due vipere e che quindi danno il nome alla grotta) ma in realtà stanno a simboleggiare la vita eterna e l’immortalità della vita coniugale.

   

Originariamente il sepolcro era costituito da numerosi elementi decorativi di grande pregio che nel corso dei secoli hanno subìto l’inesorabile deterioramento del tempo rischiando il completo disfacimento per l’incuria e il disinteresse dei politici ed Enti preposti alla tutela dei beni storici e artistici della città.

Già nel 1822, il Generale Alberto La Marmora, studioso in materia, impedì che l’importante monumento storico venisse distrutto per il recupero del materiale roccioso da utilizzare per i lavori dell’allora costruenda via di comunicazione: “Strada Reale Cagliari-Porto Torres”, che oggi è la Strada Statale 131, chiamata “Carlo Felice” ed è la principale via di collegamento tra il Sud e Nord Sardegna.

Ma recentemente sono stati i cittadini cagliaritani, particolarmente affezionati al monumento soprattutto per la storia d’amore che ricorda che, con le loro proteste e manifestazioni, hanno imposto agli Assessorati dei Beni Culturali di Regione e Comune a finanziare i lavori di restauro dell’importante reperto per cui oggi è ancora possibile a cittadini e turisti, visitare “La Grotta della vipera”

   

ATTENDERE LA NEVE di Gabriella.bz

ATTENDERE LA NEVE

 

Siamo nell’Inverno inoltrato e si avvicina la Primavera ed io sono stanca di attendere la neve che non arriva. Anche il riscaldamento in casa quest’Inverno si è acceso poche volte perché regolato in automatico da un termostato secondo la temperatura esterna. Tutto cambia e questo asciutto non fa bene a nessuno così ho deciso di partire e ho preparato una piccola valigia. Ho chiuso casa e ho avvisato i miei figli che andavo dove si poteva respirare il freddo e camminare sulla neve.

 

Prima di partire avevo fatto qualche telefonata per informarmi dove potevo trovare la neve. Val di Non era sulle montagne ma niente da fare, io volevo camminare sul manto bianco, allora ho chiamato una vecchia amica in Val di Sole, si mi dice, se vai su, verso la Val di Rabbi, trovi quello che cerchi. Vieni a trovarmi al tuo arrivo, perciò la mia decisione era ferma e decisa, su in cima alla Val di Sole. Sono arrivata dopo quasi tre ore, muoversi senza automobile equivale a girare non poco in mezzo alle valli dove passa dapprima il treno poi il tram delle Ferrovie della Trento Malè.

Ponte viadotto ferroviario a Cles

 

Al mio arrivo ho sentito subito il profumo della neve, che bello! Solo chi ama la neve mi può capire. Rosa la mia vecchia amica ha sentito il mio passo e visto la mia ombra passare davanti alle finestre è uscita, mi osserva poi mi abbraccia, eravamo a scuola assieme, ci eravamo poi viste in diverse occasioni ma sempre a distanza di anni. Vieni mi dice, accomodati, mi offre il caffè poi chiedo, hai prenotato la stanza in albergo per me? No ho pensato che se vuoi ti puoi fermare qui, così possiamo chiacchierare dei vecchi tempi e delle vecchie conoscenze. Io sarei stata più contenta di restare sola la notte in albergo, ma lei forse leggendomi nel pensiero, mi avvisa che al piano superiore è rimasta vuota la stanza di sua figlia, (bella fredda). Allora accetto e su mio invito, decidiamo di andare a cena fuori. Camminiamo su poca neve, la strada era stata pulita, ma dai cumuli sui lati si poteva prenderla per farne delle palle di neve, da giocare come una bimba. L’indomani mi sono alzata con il pensiero di andare verso l’alto, non sui monti, ma su per la valle per vedere dove nasce il torrente Noce, non sono arrivata fino alla foce ma ho potuto vederlo e lungo il suo letto ho trovato tanto gelo, mi sembrava di ritornare ai tempi passati.

Ho potuto notare orme di animali, ma credo siano solo di cervi, il ghiaccio non si segna per i caprioli, il loro peso non è sufficiente e meno che mai per altri animali più piccoli. Ai lati del fiume o torrente?Mi sono inginocchiata per sentire i ghiaccioli che pendevano dai rami e si lasciavano accarezzare dall’acqua che passava sotto di loro. Alzandomi mi son guardata attorno, c’erano solo pochissime persone lungo tutto il pezzo di terreno che potevo vedere, ed era molto lungo, fotografavano i paesaggi. A me sembrava di essere in Paradiso. Cammino lentamente anche per non cadere sul ghiaccio, credo sia da tanto che ha nevicato, perché è un ghiaccio molto duro, dopo aver nevicato penso abbia piovuto e poi gelato, altrimenti non era possibile fosse tanto duro, non per me, ma per gli animali. Allontanandomi un po’ dal fiume vedo pochi ciuffi d’erba mezza secca, penso, c’è un pasto per un animale. Per questa giornata basta, ritorno da Rosa. 

L’ho trovata in pensiero anche se l’avevo avvisata che sarei rimasta fuori tutto il giorno. Mi dice, non conosci questi posti, no è vero ma lungo la valle ho preso il tram, poi la tua valle è come la mia, ed io conoscevo da piccola già i nomi dei tuoi paesi e con il tram o corriera ci sono passata molte volte. Ho fatto il ritorno quasi tutto a piedi, sono salita sul tram solo per fare l’ultimo tratto. Ma non hai paura a girare per i boschi da sola? No assolutamente, ho più paura a girare per la città di notte.  Rosa domani vuoi venire con me? Mi chiede se deve camminare tanto, no, dico andiamo su verso la Val di Rabbi. Ok mi dice proviamo ad andare, io sono una ventina di anni che non ci vado, ma non credo sia cambiata tanto le dico. Prendiamo una corriera, e in poco siamo arrivate. Adesso guardiamoci attorno per vedere che strada è meglio prendere per andare a passeggiare sul ponte Tibetano.

 

Ponte tibetano in Val di Rabbi

Rosa mi guarda e mi chiede, non vorrai andare su quel ponte? Si le dico, non è il primo che attraverso, non è pauroso, dai vieni! Io sapevo che c’era e tu che abiti a pochi km non lo hai mai visto? Rosa proprio non ha voluto venire, abbiamo allora cambiato direzione e siamo andate ad ammirare un ruscello, dove l’acqua si sentiva gorgogliare, ma non si vedeva causa il ghiaccio che lo copriva. Una cosa meravigliosa, non credo di aver mai visto niente di simile. Abbiamo poi camminato verso la valle per andare a prendere la corriera e siamo scese fino a Malè dove a pochi passi dalla stazione del tram, ricordavo un bel ristorante.

Il ristorante era ancora migliore di quello che ricordavo, abbiamo mangiato di gusto e parlato dei vecchi tempi, io mi sentivo bene anche se in paese non c’era la neve, ma ne avevo calpestata parecchia il giorno prima ed a Rabbi, dove non ho potuto andare sul ponte Tibetano mi sono divertita a camminare dove era possibile lasciare le mie orme su tutta quella neve. Domani ho intenzione di ritornare a casa, mi dispiace lasciare la neve, ma ho nostalgia dei nipoti e figli per finire anche del mio appartamentino.

Arrivederci Rosa grazie per essere stata un valido punto d’appoggio per farmi calpestare la mia amica neve.

 

GLI ANIMALI CAPISCONO – post di Sandra.vi

   

GLI ANIMALI CAPISCONO

 

E' una bella mattina di Ottobre. Come sempre apro le imposte, trattenendole ed ammirando quel cielo così terso, le montagne non molto alte. Alle luci del mattino le montagne, piene quasi fino in cima di ulivi, sembrano di un bellissimo verde-grigio.

Vengo attirata da mucchietti di terriccio ai lati della finestra, lascio le imposte e guardo due colonne di formiche vengono dal tetto, una sale, l'altra scende, Tutt' e due entrano in un buco a lato della finestra.

Chiamo mia figlia, la quale viene subito, guarda e mi dice: “Aspetta, torno”. Infatti torna con una ciotola di pepe rosso, con uno straccio intriso di pepe pulisce il muro e poi cosparge il resto sul davanzale. Vediamo tutte le formiche cadere, chiudiamo e lasciamo la camera. Dopo qualche ora mi ricordo delle formiche e torno in camera, guardo dalla finestra e... non mi sembra possibile; una formichina sta tirando un'altra dalla polvere di pepe fino dove è ancora pulito e, tenendola per le zampine, dà l'impressione che le pratichi una rianimazione.

Osservo veramente esterrefatta, e mi devo convincere che cerca di rianimarla. Non posso fermarmi di più, devo uscire con mia figlia, alla quale racconto il fatto. Ma lei scuotendo il capo, risponde, “andiamo, è tardi, hai visto male, impossibile”. “Va bene, avrò visto male”, le rispondo.

Come torniamo salgo incuriosita, nella polvere ci sono le formiche morte, ma lo spazio pulito è libero e quelle intontite sono sparite. Aiutate dalla piccolina? Rimessesi da sole? non lo saprò mai, so solo che non ci sono più. Non è la prima volta che noto questi strani casi fra questi animaletti che in qualche modo trasmettono fra loro, comunicano.

 

Mi ricordo quando passeggiavo tra gli ulivi con mia nipote, allora piccola, e incontravamo delle file di formiche: “Nonna, nonna, guarda le formichine, posso aiutarle” erano parole sprecate; trovava modo di trovare dei piccoli steli, li poneva un po' più avanti della formichina e quella più in fretta se lo riprendeva e cosi fino al buchetto del nido dove spariva formica e stelo. “Hai visto nonna che abbiamo fatto in fretta, ora riprovo”. “Ora basta, andiamo, ti prego, dobbiamo andare” “Un attimo e arrivo”. La lasciavo fare per un momento ancora, ora ricordando mi chiedevo, come poteva capire la formichina che veniva aiutata? Non certo comprensione, ma un determinato istinto.

   

Seduta sotto il portico di casa sto pensando, ma anche le api s'allontanano dall'alveare in cerca dei fiori più belli, si fermano se occorre e poi tornano decise al loro alveare, si sono pure comunicato qualcosa? Immersa nei miei pensieri non mi accorgo che qualcosa mi si strofina vicino, un verso mi distrae; è Mito, la mia gattina, che cerca di attirare la mia attenzione.

Lei non miagola, è un versetto strano, come se... volesse dire qualcosa. No, non penso sia possibile, quello che vuole è che io l'accarezzi e possibilmente la prenda in braccio. Ogni volta è un tentativo, ma sa che io non voglio, e lei si stende ai miei piedi. Mito ha fatto due micetti; emette quel suo strano versetto ed ecco arrivare due gattini biondi. E' bello vedere come li accoglie, li lecca, colla sua coda li stringe a se quasi volesse baciarli. Sempre col suo versetto. Poi li lascia, loro corrono veloci nel giardino e si accapigliano si azzuffano, giocano...........

Mito torna da me si sdraia serena, mi guarda ed, emettendo quel suo strano suono, si allunga tutta ai miei piedi. Scuoto la testa, accarezzandola e pensando fantasie di una quasi vecchia nonna, sto sognando ad occhi aperti?

Cosi fra tanti dubbi ho voluto mettere per iscritto questi miei pensieri.

 

 

CANZONI D’ALTRI TEMPI di Gabriella.bz

 

“Signora Lia”

Canzone vecchia ma sempre bellissima.

Quanti anni avrà, non lo so, certo una cinquantina. Anna, la mia amica mi chiede: quando butterai quel disco? “Mai”, rispondo io, sono ricordi dei tempi passati. Se vuoi ti metto, questo piccolo grande amore, la prendo in giro.

Sono una persona che si è adattata a quasi tutto il moderno, ma la moda dei cantanti attuali, i rap, non gli posso sopportare, non capisco le loro canzoni, non sono orecchiabili.  Anna cerca di capire quella musica, ma poi le chiedo, come faresti a ballare con queste musiche? Nella sala da ballo mettono ancora musiche vecchie, ed erano vecchie, quando eravamo giovani noi. Per non discutere, le chiedo, andiamo su un pò?  Dice si. Ci prepariamo e cinque minuti dopo eravamo pronte sulla porta d’ingresso.  Quanto chiacchera in casa; sta in silenzio mentre andiamo a passeggiare.

   

Stiamo per incontrare il bosco, è tutto secco, il solo rumore siamo noi con il nostro passo. Ci fermiamo per guardare il sole che attraverso i rami riflette raggi luminosi sulla natura. Val la pena di uscire di casa solo per osservare questa meraviglia. In lontananza c’è il Passirio che scorre, dobbiamo andare più avanti per vederlo e bagnarci come al solito.

Ci sediamo e alzando la testa possiamo vedere Merano 2000. Quante volte ci siamo avviate da casa con mariti e figli per andare fin lassù? Dall’alto abbiamo ammirato la val Passiria e la val d’Adige, non certo fino alla fine. Quanti vigneti si potevano ammirare, ora l’età non ce lo permette, almeno che, non prendiamo la funivia. Mentre penso al tempo lontano, mi offre l’acqua che era nel suo zaino, le ho fatto cenno al rifugio 2000, la guardo e vedo i suoi occhi arrossati, l’abbraccio e le dico, se piangi, a casa ti rimetto Baglioni!! Ci alziamo per continuare, abbiamo nello zaino il pranzo, ma è presto per mangiare. Il passo è ancora buono anche se calmo, vediamo che il sentiero l’hanno allargato, ci passa un quattro ruote. Rallento per dire ad Anna, non mi piace, ora andranno tutti in macchina. Vediamo che alcune piante stanno crescendo anche se è asciutto, ma il sole è caldo. Mi riprometto di prenderne alcune al ritorno. Ci allontaniamo dal sentiero e entriamo nel bosco. Vediamo a poca distanza due caprioli, io e Anna ci fermiamo, non vogliamo disturbare o spaventare.

Ci sono venuti incontro loro, è sorprendente per come ci vengono vicini, prendo pane dallo zaino e lo offro, non lo  accettano, lo lascio cadere a terra con il pensiero che se non loro, un altro animale, lo mangerà. Anna ha provato ad accarezzarli, ma sono scappati. Non è la prima volta che incontriamo animali selvatici, ma il cuore mi batteva forte, pensavo a molti anni fa quando desideravo tanto vederne uno da lontano, ma in quelli anni gli animali non si facevano vedere. Ora non è strano incontrarli sul finire del bosco, o entrare nel paese. É ora di pranzo per noi, poi dobbiamo scendere, siamo in inverno e diventa buio presto. Rimaniamo sempre in mezzo al bosco per scendere, non importa se ci sono pendii, ma anche scarpate. Mi blocco, delle violette sembra mi dicano: prendimi.

 

Ne prendo alcune, con pochi rametti di pino, ecco mi son fatta un regalo, Anna non è appassionata di fiori come me. Un pò alla volta siamo arrivate a casa. Offro il caffè ad Anna e quando scende nel suo appartamento, mi accendo la radio e metto un c.d. di Baglioni, ho trascorso una giornata incantevole, il bosco con il suo silenzio, Anna con la sua amicizia e l’incontro con i caprioli, che voglio di più?

Un saluto a tutti voi

 

 

MONTAGNE di Virgola

   

Frequento le amate Dolomiti da molti anni, abbagliata dalla bellezza che mi circonda. Poco alla volta il mio pensiero è andato alla storia del sorgere di queste e alla miriade di leggende che raccontano la loro nascita.

Dio aveva creato molte cose belle e per ammirarle decise di scendere in terra. Arrivato in Italia, la circondò per tre lati dal mare e all'estremo nord creò una barriera difensiva costituita dalle montagne. Fece le Alpi cominciando dalle Marittime e via, via fino alle Retiche; aveva già creato le cime più belle: Marmolada, Tofana, Lavaredo. Verso sera, stanco, si addormentò su una di esse.

Quando si svegliò per completare l'opera si accorse che il monte sul quale aveva riposato era straordinariamente bello, stava bene così.

I posteri, valicando questi luoghi, avrebbero chiamato la “Sella di Dio” il monte Pelmo, e così è rimasto fino ai nostri tempi.

Sensibili al fascino del passato, si può viaggiare tra le montagne per ritrovare tracce dalla preistoria alla prima Guerra Mondiale.

A Selva di Cadore c'è un museo che contiene i ritrovamenti dell'uomo di Mondeval: lo scheletro di un cacciatore vissuto oltre 7000 anni fa e numerose testimonianze di valore storico e geologico.

Nella valle del Biois le miniere del Fursil che, secondo la testimonianza di Federico Barbarossa, a partire dal 1177 fornirono una importante spinta economica per tutto il territorio, fino alla chiusura definitiva nel 1945.

Un'attrazione da non perdere è il museo della Grande Guerra, che testimonia con una ricca collezione di reperti le terribili battaglie che

infuriarono sul fronte dolomitico tra il 1915 e il 1918.

 

 

Nelle Dolomiti bellunesi sono fiorite anche numerose leggende. Una delle più conosciute riguarda il colore rosso e racconta la storia del meraviglioso giardino di rose di re Laurino (Rosengarten in tedesco è anche il nome del massiccio del Catinaccio che, per una maledizione si colora di rosso solo al crepuscolo. Dal Catinaccio al lago di Misurina, fino al ghiacciaio della Marmolada, tutti i punti più suggestivi delle Dolomiti vantano una propria leggenda.

Ma la cultura delle popolazioni di queste valli può essere esplorata anche nel mondo reale, ad esempio visitando i molti musei e la chiese della zona, oltre alle tipiche botteghe di artigianato, colme di opere di squisita fattura, specialmente sculture in legno e ferro battuto, espressioni di una tradizione artigianale secolare.

Situato nel cuore delle montagne, ai piedi della Marmolada, c'è il paese di Rocca Pietore (La Rocia in ladino), che è un'oasi di pace.

Purtroppo nel 2018, questo paese, come tanti altri della zona, è stato colpito duramente dalla tempesta Vaia, che ha ferito gravemente molti di essi, distruggendo il territorio e molte migliaia di alberi che lo rendevano una grande bellezza.

         

LA BEFANA VIEN DI NOTTE

 

É ARRIVATA LA BEFANA

 

Siamo arrivati all’Epifania che tutte le feste porta via e allora, almeno per un giorno, in piena libertà, prendiamoci la gioia di sentirci ancora bambini rileggendo qualche filastrocca di quelle che ci avevano fatto studiare a memoria nella nostra infanzia.

     

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

col cappello alla romana,

viva viva la Befana!

 

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

e nessuno gliele ricuce,

la Befana é piena di brace.

   

M'han detto: La Befana

non è poi tanto lontana,

sulla scopa è già per via

giungerà all' Epifania!

 

Porterà pei bimbi buoni

chicche, dolci, panettoni

e milioni di altri doni.

 

Lietamente la calzetta

preparai con grande fretta:

la Befana qui passò

la mia casa visitò

tutto questo mi portò...

   

 

     

La Befana vien di notte

con le scarpe tutte rotte,

se ne fa un altro paio

con la penna e il calamaio.

 

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

se ne compra un altro paio

per venire il 6 gennaio.

 

La Befana vien di notte

e ha le scarpe tutte rotte,

porta cenere e carbone,

pei monelli e i cattivoni,

ma ai piccini savi e buoni

porta chicche e ricchi doni.

       

Quando è l'ora, la Befana

alla scopa salta in groppa.

 

D'impazienza già trabocca,

l'alza su la tramontana,

fra le nuvole galoppa.

 

Ogni bimbo nel suo letto

fa l'esame di coscienza:

maledice il capriccetto,

benedice l'ubbidienza.

 

La mattina al primo raggio

si precipita al camino.

Un bel dono al bimbo saggio,

al cattivo un carboncino!

       

Zitti, zitti presto a letto

la Befana è qui sul tetto,

sta guardando dal camino

se già dorme ogni bambino,

se la calza è ben appesa,

se la luce è ancora accesa!

 

Quando scende, appena è sola,

svelti, svelti sotto alle lenzuola!

Li chiudete o no quegli occhi!

 

Se non siete buoni

niente dolci né balocchi,

solo cenere e carbone!

     

E per finire leggiamo anche la poesia dello scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano Gianni Rodari (1920–1980) riconosciuto tra i più grandi e importanti autori italiani di letteratura per bambini e ragazzi.

 

LA BEFANA

 

La befana vien di notte 

con le scarpe tutte rotte…

Vien dal cielo con la scopa

e sui tetti pian si posa,

e poi scende lesta lesta

dai camini con la cesta.

 

La befana é una vecchietta

un po’ brutta poveretta,

ma ai bambini poco importa

se la cesta é colma colma

tutta piena di regali,

dolci, treni, bamboline

per riempire le calzine.

 

La befana con la cesta

cerca, cerca la calzetta

e soltanto ai bimbi buoni

lei ci mette tanti doni

ma a chi é stato un po’ birbone,

lei la colma con carbone.

 

La befana é già sul tetto

presto bimbi tutti a letto!

Lasciam sola la vecchietta

a riempire la calzetta,

che doman di buon mattino

scopriremo il regalino!

 

Gianni Rodari

     

L’ANNO CHE VORREI

   

È TRASCORSO UN ALTRO ANNO

 

Un altro anno, da vecchietto se n’è andato e uno nuovo è arrivato. È una storia che, da tempo immemorabile, ormai si ripete ogni anno: il vecchio se ne va, stanco, deluso e malandato e ne arriva uno nuovo, ricco di promesse e belle speranze ma non si sa se potrà mantenerle. Noi ci auguriamo che almeno ci provi e aspettiamo, pazienti e fiduciosi, nella speranza che finalmente cambi qualcosa che possa portare pace, serenità e benessere per tutti.

Auguriamoci che i giovani trovino un lavoro che possa dare sicurezza per la creazione di nuove famiglie che portino all'incremento delle nascite. 

I bambini sono il futuro di ogni popolo.

   

L’ANNO CHE VORREI

 

Cerco di fare una piccola sintesi delle cose che tutti ci auguriamo che il nuovo anno 2020 possa regalarci.

 

Vorrei un anno:

senza terremoti;

senza tsunami;

senza eruzioni vulcaniche;

senza smottamenti, slavine

    e alluvioni.

 

Cioè tutti quei fenomeni indipendenti dalla volontà dell’uomo, ma vorrei anche che l’uomo assuma la responsabilità di intervenire in modo preventivo, tempestivo e corretto in tutti gli altri fenomeni che dipendono solo ed esclusivamente dal comportamento umano, come:

 

Guerre tra popoli ed eccidi etnici;

Riscaldamento globale del Pianeta;

Incendi delle grandi foreste;

Fame nel mondo;

 

Sprechi alimentari e non solo;

Grandi flussi di emigrazione conseguenti alla mancanza  di risorse, alla fame, alle persecuzioni razziali ed altro ancora, derivante dalla cattiveria umana;

Protezione dell’ambiente;

Emissioni nocive e conseguente inquinamento ambientale.

   

Sono certo di aver dimenticato molte cose perché ci sarebbe ancora tanto da dire ma rivolgo l’invito agli affezionati lettori del Bosco a rispondere al presupposto iniziale:

 

L’ANNO CHE VORREI

 

   

Ecco come voleva l'anno lo scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano Gianni Rodari (1920 - 1980)

   

FILASTROCCA DI CAPODANNO

 

Filastrocca di capodanno:

fammi gli auguri per tutto l'anno:

voglio un gennaio col sole d'aprile,

un luglio fresco, un marzo gentile;

voglio un giorno senza sera,

voglio un mare senza bufera;

voglio un pane sempre fresco,

sul cipresso il fiore del pesco;

che siano amici il gatto e il cane,

che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,

dammi una faccia allegra solamente.....

Gianni Rodari

 

         

UN NATALE DEI TEMPI POVERI

 

UN NATALE DEI TEMPI POVERI

Erano gli anni post-bellici e l’Italia, ancora alle prese con le tessere annonarie per il razionamento dei generi di prima necessità, faticava a riemergere.

Con grande operosità gli italiani si davano da fare per risollevarsi dalle distruzioni di una rovinosa seconda Guerra Mondiale.

L’era del consumismo era ancora lontana ma, seppure in una Italia di miseria, cominciavano ad emergere le disparità sociali. Piccole cose ma che facevano la differenza tra chi poteva e chi no.

Si avvicinava il Natale e in tutte le case fervevano i preparativi per le Feste. Nella casa di Pino non c’era niente di tutto. Con le poche lire guadagnate facendo piccole commissioni per qualche famiglia più abbiente del vicinato, Pino era riuscito a procurarsi le statuine per un mini presepe: Il Bambinello, la Madonna, San Giuseppe, il bue e l’asinello, un pastorello e due pecorelle di gesso dipinto.

 

La capanna l’aveva costruita lui stesso assemblando del cartone con alcune assicelle di legno recuperate e risparmiate dal finire al fuoco del caminetto. Vedeva che le sorelline erano contente per quanto aveva fatto ma mancava qualcosa: l’albero di Natale.

 

Sapevano che nelle case delle compagne di classe e della amichette del vicinato si sarebbe allestito anche l’alberello con tanti addobbi colorati e questo loro non potevano averlo e si notava un velo di tristezza nei loro visi per questa mancanza.

Pino, appena adolescente, aveva deciso di soddisfare anche questo desiderio delle sorelline più piccole… ma come? Non avevano né l’albero, né tutto il necessario per gli addobbi. Per prima cosa serviva almeno un tronco d’albero, per il resto ci avrebbe pensato dopo. Nella mattinata il ragazzino aveva notato il passaggio di persone che trasportavano, portandoli sulle spalle o su una  bicicletta condotta a mano, dei bei tronchi di pino, sicuramente depredati nella vicina pineta alla periferia della città e chiaramente destinati ad allestire un albero di Natale.

   

Pino non perse tempo, subito dopo pranzo si reca nel vicino colle di San Michele, ricco di alberi di pino, con la speranza di poter recuperare quanto serviva. Non aveva né scaletta, né segaccio e gli alberi erano alti per lui. Ma, si sa, la fortuna aiuta gli audaci. Ecco un robusto tronco pendente da un alberello non troppo alto. Era evidente che avevano già iniziato a segarlo ma poi avevano desistito, lavoro abbandonato a metà, probabilmente per la scelta di un tronco migliore.

   

Pino si arrampica su quel tronco ancora attaccato all’albero e lo tira giù, impiegando il suo peso e tutte le sue forze, facendolo dondolare fino a riuscire a staccarlo, cadendo insieme al tronco e sbattendo violentemente il fondo schiena sulla dura terra.

Si rialza e torna a casa indolenzito ma con il suo trofeo riscuotendo l’applauso delle sue sorelline alle quali non disse niente dell’inconveniente e della sua parte dolorante. Comunque anche loro avevano qualcosa che poteva fungere da albero di Natale.

C’era il problema di come allestirlo mancavano gli addobbi ma non la fantasia.

Erano ormai alla vigilia e sistemarono quel tronco, un po’ sbilenco, in un angolo, legandolo in modo che non cadesse. Ci appesero tre arance, qualche mandarino e alcune strisce di carta colorata e già poteva cominciare ad assomigliare all’albero della festa, ma non era ancora sufficiente.

     

Al resto ci pensò Babbo Natale con i doni portati nella notte: un po’ di caramelle, pochi gianduiotti e qualche cioccolatino.

L’addobbo dell’albero fu completato inserendo tra i vari ramoscelli anche caramelle e cioccolatini. Ma come si fa a trattenere i bambini dal mangiare quei succulenti doni appena ricevuti? Non ne ricevevano tutti i giorni e allora Pino consigliò alle sorelline di mangiare pure qualche caramella e cioccolatino ma senza buttare la carta e la stagnola che li conteneva. Queste, abilmente riavvolte con una pallottolina di carta all’interno, venivano riappese nell’albero che continuava a fare la sua bella e colorita figura.

Al rientro a scuola le piccole avrebbero potuto raccontare che anche esse avevano avuto il loro albero di Natale, senza bisogno di dire che questo non aveva le scintillanti palline di vetro colorato ma solo un variopinto miscuglio di carta e stagnola abilmente mimetizzato negli aghi verdi di quel tronco di pinus sylvestris.

   

Era stato un inverno molto freddo e il povero tronco finì, come tutti gli altri, nel caminetto per dare un po’ di calore ai piccoli prima di andare a dormire e sognare gli angioletti che portavano ricchi doni a tutti i bambini buoni.

       

É NATALE

Leggiamo questa poesia

e le cartoline d'auguri pervenute

     

Gianna.vr

Zitti tutti, fermi e attenti,

posso dir 4 parole?

A voi tutti qui presenti

il mio cuor gridar vuole

il mio affetto e l'allegria:

"Gesù è nato! Osanna! Osanna!

benedetta sempre sia

la sua misera capanna!

Se ci lega un po' d'amore

non occorrono ricchezze...

se speranza e fede ha il cuore

non esistono tristezze.

Il mio augurio val per cento,

la salute e un buon panino,

gioia e amore per condimento,

e il sorriso del Bambino!"

 

           

Altre cartoline sono in viaggio e altre ancora sono in partenza, destinazione Bosco. Saranno pubblicate in base all'ordine di arrivo.

Grazie e AUGURI PER TUTTI

 

ALTRI ARRIVI

     

MAFALDA E BO di Gabriella.bz

       

MAFALDA E BO

 

 

Quando leggevo i racconti di cani e animali in genere sempre mi soffermavo a pensare, perché io non gli amo? Perché non mi riesce di abbassarmi per dare una carezza? Tanti perché, ma la storia era sempre la stessa avevo timore, è ben vero che sono stata morsa e i segni sono ancora visibili anche se son passati tanti anni. Ricordo il fatto come fosse oggi, con mio marito si andava a ritirare dei libri camminando sul marciapiede, stavamo chiacchierando tranquilli quando un cagnolino che era in macchina con il finestrino abbassato si è sporto e mi ha afferrato il braccio morsicandolo e dando un tirone. Il cane era davvero piccolo ma il male era tanto e la ferita era profonda. Uscito il padrone dal bar ha cominciato a inveire contro di me, al che mio marito lo ha calmato e lo ha avvisato che mi avrebbe portata in ospedale per farmi fare l’antirabbica e antitetanica e avrebbe dovuto dare il nome del padrone del cane, Il signore era anche con la macchina sul marciapiede se si chiamava la polizia comunale si doveva pagare pure la multa.   Da quel giorno ho sempre avuto paura dei cani.

 

Da alcuni mesi sono arrivate nella casa a poca distanza di tempo una dall’altra due signore con un cagnolino a testa. La prima arrivata quando ha notato il mio malumore perché il cane mi faceva le feste ha capito che c’era qualcosa e mi ha chiesto il perché di tanta paura, prima ancora che parlassi, mi ha chiesto se ero stata morsa da cani, al mio si mi ha invitata a casa sua per un caffè con la scusa di conoscerci. Mi ha anche detto che la cagnolina Mafalda non faceva del male, avevo notato che era tutta felice e mi girava attorno come se dovesse annusare il mio odore o profumo. Intanto Rosanna preparava il caffè e con un occhio stava a vedere se la mia paura scompariva a poco a poco. Pronto il caffè è venuta vicino per appoggiare le tazzine sul tavolino e con un: “Mafalda mettiti seduta ora che dobbiamo bere il caffè”, ho visto la cagnolina andare dove aveva le sue ciotole e starsene tranquilla. Ho capito che se non mi avessero lasciata nella mia paura sarei stata senza tanti problemi già da tanto. Finito di bere il caffè Mafalda è ritornata da noi, ho cominciato a darle qualche carezza e lei ha cominciato a saltarmi addosso tutta felice. Poco dopo forse un paio di settimane ho conosciuto il secondo cane, ma è stato tutto molto più semplice, ormai non avevo più paura e Bo questo il nome del cane, ne ha subito approfittato per saltarmi addosso a baciarmi come tutti i cagnolini. Ora quando mi vengono a trovare con le loro padrone, mie vicine di casa, mi travolgono dalla contentezza ed io lascio fare, felice di aver aperto il cuore anche ai cagnolini.

 

 

IL CANTO DI NATALE di Franco Muzzioli

    

TI RACCONTO UNA FAVOLA

Che cosa vuoi sognare in questa tranquilla notte?

Potrei parlarti del cerbiatto che saltella

senza far rumore nella prateria.

O del respiro del forte cavallo

che attende ansioso di correre senza meta.

Oppure, magari, preferisci che ti racconti

di quella bellissima principessa,

candida come la neve

che viene salvata dal nobile cavaliere

in armatura sgargiante?

Non fare rumore, è ora di chiudere gli occhi.

     

IL CANTO DI NATALE

   

Il cassonetto era stracolmo e l’anziana signora faceva fatica da aprirlo … “chissà se dentro c’è qualcosa che posso recuperare?” Disse tra sé.

Appena riuscì a sollevare un poco il coperchio vide un musetto vispo che la guardava, “Che cosa vuoi dalla mia dispensa? “ Disse il topo con aria severa.

“Scusa, ma oggi non ho mangiato e speravo di trovare qualche alimento anche se di scarto, siamo quasi alla fine del mese e mi è rimasto poco della pensione… e devo ancora pagare la luce”.

Il topo uscì, guardando con occhi dolci la vecchietta. “Nel cassonetto non c’è nulla che ti possa interessare se non sei un topo, ma dietro quel muro c’è il magazzino di un pasticcere, a noi topi la roba dolce piace poco, preferiamo le prelibatezze che sono qui dentro”.

“Un pasticcere, che meraviglia, quanto desidererei un bel panettone, sono anni che non lo mangio.”

Il topo si drizzò sulle zampette e lanciò un fischio e quasi istantaneamente apparvero nove topolini venuti un pò da tutte le parti.

“Ragazzi dobbiamo andare a prendere un panettone per la signora.” Non passò neppure un secondo che tutti erano spariti dentro alla finestrella all’altezza della strada e che portava al magazzino.

Passò qualche minuto e i topolini ritornarono con un bel panettone incartato in stagnola dorata ed ornato da un bel fiocco viola e lo porsero alla vecchia signora che non credeva ai suoi occhi.

“Ma… ma lo avete rubato, questo costa soldi capite!”.

Il topo disse “Se è il male di questo noi abbiamo un mucchio di monete che troviamo per terra, diede un ordine e dopo poco tutti apparvero con una monetina in bocca che andarono a depositare nell’interno della finestra. “Tutto a posto, tu hai il panettone, il pasticcere le monetine, ora lasciaci lavorare prima che arrivino altri topi a ripulire il cassonetto.”

La vecchietta incredula strinse il panettone tra le braccia, ringraziò e confusa si avviò verso casa.

Chi fosse passato qualche giorno dopo, nella notte di Natale, per la stradina poco lontana da quel cassonetto e avesse guardato dentro la finestra del seminterrato del vecchio palazzone popolare, avrebbe visto l’anziana signora mangiare felice il panettone e mentre un pò di  neve cadeva avrebbe sentito anche …

Col bianco tuo candor neve,

      sai dar la gioia ad ogni cuor…”

Cantata da vocette stridule ma armoniose di dieci topini seduti sul davanzale della finestra.

   

 

Santa LUCIA di Virgola

SANTA LUCIA 

   

Le notti in pianura Padana erano molto fredde e umide, come la nostra camera da letto. Le braci che scaldavano le coperte trasudavano un vapore che noi chiamavano nebbia. La gola bruciava forte, la febbre era molto alta. A tratti mi sembrava di essere altrove, vaneggiavo e preoccupavo i miei genitori. Di lì a poco tempo il medico avrebbe deciso di farmi operare, le tonsille erano continuamente infiammate.

 

Io ero preoccupata di non riuscire ad aspettare S. Lucia sveglia, per vedere i doni che mi avrebbe portato. Nella zona era quella la vera festa dell'inverno, tutti i bambini le scrivevano la letterina, a volte la santa li accontentava, a volte no, dipendeva dalla borsa di papa'… Avrei compreso molto piu' tardi il senso della filastrocca…

“Santa lucia, mamma mia,

 porta i dolci a casa mia,

 con la borsa di papa'

 Santa Lucia tornerà”

 

Le possibilita' della famiglia erano scarse, il mattino dopo avrei  trovato una calza piena di mandarini e frutta secca, al massimo un piccolo album da colorare.

 

   

INFLUENZA malattia di stagione

I N F L U E N Z A

 

Malattia di stagione

 

CONSIGLI  LAMPO

 

È vero, l’influenza arriva generalmente nelle stagioni Autunno/Inverno ma non è il freddo a portarla bensì un virus che si diffonde per contagio da persona a persona. Il sintomo tipico quando si contrae l’influenza è la febbre anche elevata.

   

La prima cosa da fare, oltre a chiedere l’intervento del medico per le cure opportune, è quella di stare a letto, al caldo, possibilmente isolati al fine di evitare il contagio ai familiari e altre persone vicine.

Essenziale restare a casa fino alla completa guarigione.

 

   

La scienza medica consiglia sempre il vaccino antiinfluenzale, da effettuarsi con un certo anticipo, possibilmente tra il mese di Novembre e Dicembre, soprattutto per le persone anziane o soggette a patologie di rischio particolari, comunque da farsi sempre sotto controllo del proprio medico. Più persone sono vaccinate e più si riduce il diffondersi epidemico.

       

CAUTELE UTILI PER TUTTI, VACCINATI E NO AL FINE DI EVITARE IL CONTAGIO

○ - Evitare il contatto con le persone ammalate;

○ - Per quanto possibile evitare di frequentare ambienti affollati;

- Adottare la massima igiene, lavarsi frequentemente le mani.

○ - Al presentarsi di qualche problema, parlarne con il proprio medico senza perdere tempo.

○ - Seguire i suggerimenti del medico anche sull'alimentazione più adatta.

 

Scusate se ho detto delle cose banali ma sono cose utili ed è sempre bene ricordarle.

   

AUGURI DI BUONA SALUTE PER TUTTI

 

     

É ARRIVATO L’AVVENTO di Gabriella.bz

   

E’ ARRIVATO L’AVVENTO

 

L’Avvento è il tempo destinato dalla chiesa per la preparazione dei fedeli alla celebrazione del S. Natale.

 

Nei tempi passati durante la preparazione era doveroso il digiuno per sette giorni, l’astinenza di alcuni prodotti e l’astinenza dal rito coniugale. Confessarsi e comunicarsi spesso, almeno la domenica. C’erano le preghiere serali e tutt’ora la novena. Tante altre preparazioni che in questo momento non mi sovvengono. Posso dire che in Alto Adige specie fra i tedeschi l’Avvento è molto sentito, anche gli addobbi per le vie e le vetrine sono quasi tutti su stile altoatesino.

Io ho preparato la corona d’avvento con i rami dei pini, l’ho addobbata con pizzi bianchi quest’anno e candele rosse. Forse sono più allegri e tradizionali i nastri rossi, ma avendo visto un pizzo bianco mi ha fatto ricordare i vecchi pizzi che si facevano una volta, l’ho comprato senza pensare.

Solo a casa riguardandolo mi si è stretto il cuore, quanti pizzi avevamo fatto sia io che mia figlia. Ora anche se cominciassi a farne non servirebbero, non sono più di moda e di quelli grandi ne ho un cassetto pieno, penso al mio copriletto tutto in pizzo, alla tovaglia da quattro persone sempre in pizzo e a tutti i pizzi aggiunti alle tovagliette!

In questo periodo natalizio i negozi cominciano ad allestire le vetrine. Non importa ciò che vendono, le luci con stelle ci sono anche nei negozi di vestiario o panetteria, tutto è un luccicare e se non ci si ferma per guardare il prodotto in vendita è per ammirare le luci.

Dovrei comprare le lucine per il balcone, sono proprio povere quelle dello scorso anno, ci penserò. Una volta era bello passare nei negozi di giochi e cercare i regali per i nipoti, ora basta una busta… che malinconia. Ricordo pochi anni fa quando si girava per il centro era un susseguirsi di: “Nonna andiamo lì” o l’altro che diceva, “No voglio l’altro negozio” Era una rincorsa per cercare il negozio migliore secondo quanti nipoti avevo in quel momento. Se si ritardava a rientrare in casa era perché si passeggiava lungo le passeggiate per vedere le luci sfavillanti dei ponti, erano una meraviglia e lo sono tuttora e l’albero della posta illuminato tutti gli anni, è una magia. 

I portici sembrava avessero chiesto alle stelle di venire a brillare con luci sfarzose tanto erano favolosi. Lo sono anche ora, ma forse a passeggiare da sola vedo tutto meno bello, mi mancano quei smorfiosi di nipoti che diventando grandi guardano meno le luci sfavillanti e più gli Smartphone. Possiamo dire che chi ama la montagna o solo il bosco, è il momento di andare a raccogliere i rami per la corona e il muschio per il presepe ed in quello la settimana scorsa mi hanno aiutata i ragazzi, abbiamo portato di tutto non solo per me, anche per alcune persone poco abituate a camminare nei boschi. Nel salone centrale dove ci si ritrova per il tè o per giocare a carte, abbiamo decorato i rami con nastri rossi e oro poi con la neve artificiale abbiamo imbiancato un po’, tutto questo per dare allegria e per far sentire il S. Natale anche alle persone della terza età.

   

Arrivederci amici un abbraccio a tutti voi  

 

 Gabry

   

INVERNO di Virgola

   

INVERNO

 

Gli alberi avevano perso tutte la foglie, erano scheletri immersi nella nebbia. Faceva freddo, l'umidità penetrava nelle ossa, dovevi sperare che il manto si alzasse presto, camminavi e ti bagnavi come se piovesse. Sul mezzogiorno la nebbia si alzava e lascia il posto al cielo grigio e a un pallido sole, nel giro di poche ore sarebbe scomparsa la luce e la notte avrebbe portato la galaverna.

 

L'indomani mattina il paesaggio era bianco, come innevato. I parenti che, arrivati per assistere alla cerimonia, manifestavano il loro stupore, non erano abituati a questo spettacolo. Io non badavo a tutto ciò, il giorno dopo sarei partita per il futuro. L'eccitazione era grande... sognavo il trasferimento nella nuova città che conoscevo poco, la vita a due, cosi nuova ed esaltante, lontana dalla quotidianità della vita da ragazza. Cerimonia nella chiesa fredda e poi via al ristorante, con i parenti che soffiavano sulle mani per scaldarsi. L'inverno in pianura padana era terribile. Una festa semplice, ricca di specialità che scaldavano il cuore e lo stomaco.

Terminato il pranzo, svelti a cambiarci per partire. Ecco allora comparire i primi fiocchi ci neve, che avrei poi sempre collegato alla felicità. Fin da bambina aspiravo a raggiungere le Alpi innevate dove tutto sarebbe stato una fiaba, e così fu. Una fitta nevicata ci accompagnò fino alla Marmolada, gli ultimi tornanti furono difficoltosi, scendemmo entrambi per mettere le catene all'auto e grande fu la sorpresa di trovare l'albergo chiuso per eccesso di neve e gelo... Allora succedeva così, non c'erano i mezzi che permettevano di affrontare le abbondantissime nevicate, i gestori preferivano chiudere gli alberghi. Decidemmo di raggiungere il paese più vicino, dove abitavano dei parenti, i quali furono felici di ospitarci.

Le passeggiate sulla neve fresca, nel silenzio del paese poco frequentato durante l'inverno, lui mi accompagnava a visitare le case che avevano dipinte sui muri scene di vita contadina o di santi, i fienili all'interno dei quali erano ricoverate le mucche, le donne anziane vestite di nero con il fazzoletto in testa che manifestavano la curiosità di sapere chi era la nuova arrivata.

I boschi grondavano di neve fresca, che si rinnovava frequentemente, profumi e sapori nuovi.

Quella per me era la felicità.       

    

La chiamavano la valle con i Santi alle finestre, non sapevo che, di lì a molti anni, in quella valle avrei abitato, assaporando il trascorrere delle stagioni, avrei goduto dei colori e dei suoni che laceravano il silenzio.

   

DOPO LA NEBBIA IL SOLE di Gabriella.bz

 

DOPO LA NEBBIA IL SOLE

   

 Piove, la nebbia in mattinata era fitta, se avessi abitato in una vecchia casa come sarebbe stato bello, accendere la stufa e sentire il profumo del legno, magari cirmolo, o pino. Con un cielo tanto imbronciato si cammina poco ma sorrido alla vita perché l’autunno è una delle mie stagioni preferite, la bellezza esplode con i suoi colori preferiti, il rosso delle foglie d’acero e dei vigneti, il giallo e arancione di quasi tutte le piante, se escludiamo gli alberi sempre verdi che danno un tocco di magia. 

Il marrone? Si le foglie ci sono specie se le nuvole si aprono.  Ecco il pomeriggio, e come se sapesse che non si doveva rovinare la giornata spunta il sole, oggi si festeggia la Giornata dell’Uva, la festa è molto bella e caratteristica, ma sono molti anni che la vedo, perciò mi avvio verso il bosco dove trovo emozionante, passeggiare su un tappeto di foglie colorate. Entro nel fitto del bosco anche se ha piovuto, indosso un soprabito che funziona da impermeabile, cammino tra muschi, acetoselle, felci, mirtilli.

Osservo ogni cosa che arricchisce il terreno, e penso che una volta si veniva a raccogliere il mirtillo, le foglie delle acetoselle, e verso Natale il muschio per fare il presepio. Peccato che le foglie siano bagnate, non posso prenderle per farne delle composizioni. Mi fermo un attimo e penso c’è ancora un profumo di funghi da non credere, ma è possibile, alla fine era ottobre ed è stata una stagione bella da noi, forse cercando si troverebbero, ma il terreno è bagnato e senza cesto non si possono raccogliere, continuo nel mio cammino con la sensazione di camminare in Paradiso, per farmi capire quanta gioia ho in corpo.

Incontro un bel gruppo di turisti tedeschi, strano non sono alla festa arrivano dalla Germania per visitare il Sentiero di Sissi, se chiedi dov’è ai ragazzi di Merano, non lo sanno. E’ ora del ritorno verso la città, c’è ancora una folla incredibile per la festa, ma bisogna dire che di questo tempo c’è anche la famosa merenda chiamata Torggelen castagne, fichi, marmellate, pane nero o di segala, speck. Uva naturalmente con il suo prodotto il mosto e boccali di birra. Finita la merenda si comincia con la cena a base di crauti, costine affumicate pancetta, cotechino, luganeghe fresche.

I canederli asciutti con contorno di maiale, patate cucinate in tutti i modi e naturalmente birra. Il tutto lungo i portici se non piove altrimenti nei vari locali che ci sono in tutta la città. Mi avvio verso le passeggiate per il ritorno a casa, al ponte della posta mi fermo per ammirare un albero centenario tutto illuminato da piccolissime luci, sembra che i raggi del sole abbiano avuto la forza di accendere e illuminare tutti quei rami grandi e piccoli.

Continuo a camminare contando quanto tempo manca al Natale, perché quello è l’inizio delle luminarie per le grandi feste. Sono partita da casa pensando che la giornata era cominciata con una fitta nebbia e la pioggia, le nuvole poi se ne sono andate ed è comparso il sole per la gioia di tutti noi, infine ho incontrato questo albero che sembra un sole. Forse non è tanto ma per me è molto, passeggiare, visitare il bosco e sentirne il suo profumo, essere serena anche se stanca.

Un saluto a tutti voi amici del bosco, con i versi di un grande poeta.

   

(da «La pioggia nel pineto»)

Taci. Su le soglie

del bosco non odo

parole che dici

umane; ma odo

parole più nuove

che parlano gocciole

e foglie lontane.

Ascolta.

Piove dalle nuvole sparse.

. . . . . . . . . . . . . .

   

Gabriele D’Annunzio

   

   

NOVEMBRE E L’ESTATE DI SAN MARTINO

     

NOVEMBRE

 

Novembre mese d’Autunno,

Autunno stagione di cambiamenti.

Oltre che per la commemorazione dei defunti, nella cultura popolare il mese di Novembre è ricordato anche per altre peculiarità stagionali.

 

È il periodo delle transumanze delle mandrie e dei greggi che dal monte vanno a svernare al piano, si rinnovano i contratti annuali nel campo delle mezzadrie e della concessione dei terreni  in agricoltura, si assaggia il vino nuovo che normalmente viene abbinato alle castagne, classico frutto di stagione.

 

Sintetica ma molto significativa questa poesia di Giovanni Pascoli che ci descrive Novembre.

 

Giovanni Pascoli (1855-1912)

       

 

L’ESTATE DI SAN MARTINO

Novembre è anche il tipico mese d’autunno che però ci riserva ancora un breve periodo di piacevole calore solare prima dell’arrivo del freddo Inverno.

Questo breve periodo di tepore che arriva dopo i primi segnali di freddo ed è limitato in effetti a pochi giorni, è tradizionalmente chiamato:

ESTATE DI SAN MARTINO

Una leggenda racconta che un giorno d`Autunno, l’11 novembre, mentre usciva a cavallo da una delle porte della città francese di Amiens, dove viveva, Martino vide un povero, mezzo nudo e tremante per il freddo. Si impietosì e sguainò la spada, tagliò il suo bel mantello di lana e ne diede la metà al povero. Poco dopo incontrò un altro mendicante e gli regalò l'altra metà del mantello.

Immediatamente il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite, come se all'improvviso fosse tornata l'estate. Per questo motivo, si chiama “Estate di San Martino” quel periodo si pochi giorni agli inizi di novembre in cui spesso accade che la temperatura si faccia più mite”. Lo stesso fenomeno meteorologico con uguali caratteristiche  si verifica anche nell’emisfero meridionale tra la fine di Aprile e l’inizio di Maggio.

La tradizione di questa piccola Estate autunnale è ben descritta nella famosa poesia di Giosuè Carducci intitolata appunto “San Martino”.

Giosuè Carducci (1835-1907)

     

   

     

e un saluto per tutte/i con le caldarroste e un buon bicchier di vino.

   

 

Storie di oggi: MISERIA E ONESTÀ

 

MISERIA E ONESTÀ

 

Voglio raccontare questa piccola storia, vicenda di questi giorni veramente accaduta e vissuta in prima persona, perché mi ha fatto riflettere sulla vita di molte persone nella società di oggi e quindi la porto a conoscenza delle Amiche e Amici del Bosco.

 

Chiamo Vincenzo il personaggio perché non mi sono preoccupato di chiedere il vero nome e comunque, anche conoscendolo, non lo avrei rivelato per il rispetto della sua privacy.

Vincenzo, ha un’età indefinita ma, a prima vista, può essere compresa tra i 60 e gli 65 anni.

Rimasto senza lavoro per la chiusura di una delle tante industrie che, per un motivo o per l’altro, cessano l’attività in questa nostra bella Italia. Messo in mobilità, aveva usufruito di un periodo di cassa integrazione ed alla fine di questa si è ritrovato disoccupato, in cerca di un lavoro che non si trova.

La somma dell’età e dei contributi obbligatori accantonati nell’Istituto di Previdenza con i lavori saltuari effettuati nell’arco della vita, non gli consentono di raggiungere la fatidica quota 100 per aver diritto alla pensione e per effetto dell’età non può ancora chiedere di poter andare in pensione o usufruire dell’assegno della pensione sociale.

Ha due figli entrambi emigrati, uno in Germania e l’altro in Inghilterra ma non possono aiutarlo e non trova nessuno disposto a dargli almeno un piccolo aiuto ma deve pur vivere per cui deve racimolare qualcosa per risolvere il problema vita.

Come tutti, deve mangiare, pagare l’affitto di casa, le bollette dell’energia elettrica, la bombola del gas, ecc. ecc.

Per dignità morale alla quale ha sempre tenuto nella sua vita, non vuole umiliarsi a frequentare i Centri Caritas per usufruire di un pasto caldo per lui e per la moglie a carico.

   

Si è inventato l’attività di rivendita di libri e giornalini usati in una bancarella improvvisata fuori del mercatino rionale. Non è una bancarella vera e propria perché Vincenzo espone la sua misera e ristretta mercanzia sopra delle cassette di frutta vuote e capovolte, giusto per non mettere tutto il suo prezioso materiale per terra sul marciapiede.

   

Sono messi bene in evidenza i libri della serie Harmony, Liala e altri, i giornalini di Topolino e i vari fumetti datati di personaggi come Zagor, Capitan Miki, Tex, ecc., non tutti in buone condizioni d’uso ma che, proprio per questo, mantengono un certo valore perché appartenenti ad un periodo passato e quindi da considerare “d’epoca”. Molti di questi riportano in copertina il prezzo in “Lire” per cui sono di edizione antecedente al 2002.

 

Una signora si ferma, sceglie, tra quelli esposti, uno dei libri di Harmony e chiede: “Quant’è?” – “Un’euro” risponde Vincenzo. La signora consegna il suo euro e se ne va felice di aver trovato a così poco prezzo, qualcosa per i suoi momenti di relax.

   

Il fatto mi ha incuriosito, mi avvicino alla “bancarella”, scelgo un volumetto del mensile di Tex di oltre dieci anni prima e chiedo anch’io “Quant’è?” la risposta di Vincenzo è sempre “Un’euro”. Consegno un euro nelle mani di Vincenzo e vado via, contento di andare a leggere una storia di Tex che forse non ho ancora letto malgrado ne abbia letti tantissimi della serie.

 

 

Letta la piacevole vicenda di tipo western, Il giorno successivo ritorno da Vincenzo e gli riporto il giornalino in modo che potesse rivenderlo guadagnandosi un altro euro e lui mi ringrazia.

Scelgo un altro giornalino, sempre della serie di Tex, e chiedo, come di consueto, quanto gli devo. “Niente!” dice, è un cambio, mi ha riportato l’altro. Rispondo: “Ma no, che c’entra, gliel’ho riportato perché possa guadagnarsi un euro, ora acquisto questo, mi dica quando devo”, “Sempre un euro” risponde Vincenzo.

 

Noto che tra la sua merce Vincenzo ha anche dei vocabolari del tipo tascabile, scelgo quello “ITALIANO-RUSSO”, solo per curiosità, non perché abbia intenzione di imbarcarmi nello studio della lingua russa e chiedo: “Questo quanto costa”, “Un euro”, risponde Vincenzo. Pago il tutto, naturalmente senza alcuno scontrino di cassa, e vado via.

Nei giorni successivi la storia si ripete: vado alla bancarella, scelgo qualche volumetto e pago… sempre un euro cadauno.

È stato in queste occasioni che tra me e Vincenzo è nata una certa confidenza e e tra una frase e l’altra, mi ha raccontato quanto ho descritto in precedenza sulla sua situazione oggi, di venditore ambulante senza licenza.

La bancarella è sempre ben rifornita e chiedo a Vincenzo dove reperisce il materiale. Mi riferisce che la Domenica e nei giorni festivi in generale, nella zona di Viale Trieste, c’è un grande mercato all’aperto dove si vende di tutto, quindi anche libri, giornali e riviste varie che si acquistano in blocco, direi quasi un mercato all’ingrosso per i rivenditori di periferia.

Mi sono ricordato allora di un biglietto che avevo trovato, tempo fa, sia sotto la porta che nella cassetta delle lettere, diceva così:

Ho capito che dietro quella improvvisata bancarella c’è tutta l’inventiva dell’arte di arrangiarsi alla quale Vincenzo fa parte in piena onestà e dignità umana.

Non si è umiliato a tendere la mano in un angolo di strada per chiedere l’elemosina come fanno tanti extracomunitari nel nostro paese ma ha voluto mantenere, seppure con un lavoro umile e che rende poco, il suo orgoglio di onesto cittadino che vuole mantenere la sua dignità come essere umano.

Un piatto di minestra calda, mangiato nell’intimità del focolare domestico, ha tutto un altro sapore.

Complimenti a Vincenzo… gli auguriamo tutto il bene del mondo e che possa risolvere presto i suoi problemi di esistenza con una dignitosa pensione cui tutti hanno diritto.

     

VISITIAMO L’ITALIA: AOSTA di Enrica Bosello

     

AOSTA

 

Aosta, ci parla di sé attraverso la storia, visitarla e come ritornare dentro le vestigia antiche.

Dai reperti ritrovati, le importanti scoperte degli ultimi anni, con gli studi sul materiale venuto alla luce, vasi, incisioni, steli, coppelle, l'area di Aosta è considerata, uno dei luoghi preistorici più ricchi e importanti d'Europa.

 

La città che vediamo oggi, è il frutto dell'attenzione romana sulla Valle d'Aosta, la posizione strategica di questa regione alpina che rappresentava il nodo delle più importanti vie di comunicazione tra il Mar Mediterraneo e il Nord e centro Europa.

Intorno al primo impianto urbanistico si è poi sviluppata la città moderna.

Ancora oggi è definita "La Roma delle Alpi”, infatti dopo Roma è la città alpina che conserva il maggior numero di vestigia imperiali.

Venne completata nel 25 a.C. prendendo il nome di Augusta Pretoria in onore di Cesare Augusto e dei pretoriani che la realizzarono, tremila dei quali divennero coloni e vi si stabilirono definitivamente.

I suoi monumenti imperiali, la Porta Pretoria,

sul lato orientale, si collegava con l'opposto ingresso principale definito Porta Decumana sul lato occidentale, venivano attraversate dall'asse minore che verso occidente collegava le due uscite laterali.

Ai giorni nostri, Aosta, riesce ancora a far percepire ai suoi visitatori le dimensioni reali di una città che i Romani realizzarono quasi duemila anni fa. Era circondata da mura possenti, la tecnica di costruzione, ed il metodo di esecuzione era rapido, in pratica costruivano due agglomerati con blocchi di tufo o travertino locale tra le due muraglie, venivano gettati pietre e materiali vari mischiati a calce dopo la presa, il materiale interno con gli esterni, formavano un blocco unico resistentissimo.

I romani vollero costruire una città così imponente, per dare un'immagine di efficienza e civiltà a tutte quelle genti che passavano per Augusta Pretoria, che divenne sede Consolare permanente, e uno dei più grandi centri di commercio e di transito dell'impero Augusteo, dove la città raggiunse il massimo splendore, oggi si possono ammirare i resti di antiche strutture architettoniche: il teatro,

 

la Porta Pretoria,

 

l'Arco di Augusto,

   

il foro,

 

l'anfiteatro,

 

e la cinta muraria.

Dopo la caduta dei romani Aosta passò sotto il dominio dei Goti, dei Longobardi, e dei Borgognoni, poi subì le incursioni saracene e ritrovò il nuovo splendore con l'avvento dei ducato dei Savoia, la città si sviluppò oltre le mura ed i feudatari spogliarono le mura di cinta dei blocchi di pietra, o di marmo che utilizzarono per costruire le proprie dimore, i castelli, le torri e importanti edifici religiosi, come il complesso monumentale di Sant'Orso

o la stessa Cattedrale dove sono stati scoperti recentemente, numerosi affreschi.

   

Il susseguirsi di diversi periodi storici hanno lasciato numerosi segni nell'architettura che si sono aggiunti a quelli di epoca Romana.

Oggi Aosta, capoluogo di Regione, gode di uno Statuto Autonomo Speciale, è il centro della vita politica, amministrativa, e sede del Parlamento al quale sono affidate molte funzioni di Governo.

E' il centro più importante della valle, per i suoi monumenti, tesori romani e medioevali, ai quali si aggiungono le attrattive paesaggistiche, la catena alpina fa da cornice, ad una città viva e ricca di tradizioni, e testimonianze raccolte nei vari musei.

Dopo una scorpacciata di monumenti, si passa al buongusto a tavola, formaggio fontina, che la cucina valdostana ha valorizzato, la polenta, che pasticciata o amalgamata ad altri ingredienti è diventata la signora del gusto.

Antipasti con salsicce stagionate, budini di patate e sangue, motzetta di camoscio o vitello, per primi zuppe a base di brodo, pane nero e fontina, per i secondi un piatto di carbonnade

o di fricandeau, oppure una buona trota di torrente vallivo.

E' una città che mi è piaciuta, un piccolo tesoro incastonato tra le Alpi.

   

   

RIPRISTINO ORA SOLARE

 

RIPRISTINO ORA SOLARE

   

DOMENCA 27 OTTOBRE

 

SI RIPRISTINA L’ORA SOLARE

 

ALLE ORE  3.00  LE LANCETTE DEGLI OROLOGI ED ANCHE LE CIFRE DEGLI APPARECCHI DIGITALI SI RIPORTANO UN’ORA INDIETRO

   

IN MOLTI APPARECHI COLLEGATI IN RETE L'AGGIORNAMENTO É AUTOMATICO, ALTRIMENTI BISOGNA INTERVENIRE MANUALMENTE

 

   

LE STAGIONI raccontino di Virgola

   

LE STAGIONI

 

Cambiare la propria residenza significa anche cambiare le proprie abitudini oltre al contesto di casa. Il lavoro per me sarebbe iniziato il 26 aprile. Ricordo bene la data per gli avvenimenti dei giorni precedenti.

Il contratto che avevo accettato era di grande responsabilita': tutto cio' mi appagava e nello stesso tempo mi intimoriva... Con la mia utlitaria salii verso la montagna, lasciando la mia casa e la primavera inoltrata. C'erano gia' fioriture molto colorate, il ciliegio era pieno di fiori, la terra si era risvegliata.

Altra cosa trovai lassu': il disgelo era appena iniziato, poche aree di terreno erano scoperte, la neve rimasta copriva con il suo manto quasi tutta la valle.

Il sole splendeva magnifico, il cielo era di un blu intenso, le vette ancora bianchissime. Nella valle qua e la' si vedevano persone chine sulle placche di neve. Erano i raccoglitori di radicchio, in particolare il tarassaco che costituiva una prelibatezza della cucina locale.

   

Le piantine, cresciute sotto la neve, avevano la radice quasi bianca e tenerissima; si sarebbe mangiata in insalata, con uova sode e il condimento caldo costituito da speck rosolato e versato caldo sulle radici. I raccoglitori a tratti si fermavano per scaldarsi le mani. La temperatura era ancora bassa, soprattutto di notte e in prima mattinata. La casa, chiusa da alcuni mesi, era fredda e inanimata, quindi accesi subito le stufe con la legna lasciata l'estate precedente. Il tepore che mi avvolse quasi subito, unito alla stanchezza del viaggio mi portarono a coricarmi molto presto. La mattina seguente mi svegliai per tempo, godendo del silenzio ovattato che mi circondava, aprii la finestra e vidi che una folta nevicata cadeva sulla valle, aggiungendo una grande quantita' di neve a quella esistente: l'inverno era tornato alla grande.

 

La prima cosa che feci fu quella di cercare la mia automobile sotto una spessa coltre che rendeva irriconoscibili anche le altre auto del paese. Una volta individuata e pulita con una scopa, la avviai per recarmi sul posto di lavoro. Gli spazzaneve erano in azione da alcune ore, le strade erano percorribili ma difficili per una cittadina non abituata al ghiaccio, capii subito che era opportuno frenare poco per non trovarmi con la macchina girata in senso contrario. L'autista dello spazzaneve rideva e gridava che, se volevo abituarmi alla vita di montagna, avrei fatto meglio a imparare a guidare sulla neve di primavera. Parole sante…

Il paesaggio era natalizio, Pasqua era appena passata, ma tutto ricordava la stagione fredda. Le ore passate in ufficio trascorrevano molto velocemente, all'uscita mi immergevo in quel paesaggio fantastico che mi faceva sentire in vacanza.

         

UNA CARTOLINA DALLA SPAGNA

 

“Una cartolina postale

da Saragozza”

 

Ricevo una cartolina, da una “nipotina spagnola” con la foto di una coppia di giovanissimi che indossano i costumi tradizionali Aragonesi in occasione dei festeggiamenti che si svolgono il 12 ottobre di ogni anno a Saragozza in onore di

 

 

Patrona della “hispanidad”, cioè della Spagna e di tutte le Nazioni di lingua e cultura spagnola nel mondo.

Saragozza è il capoluogo dell’Aragona, regione spagnola ricca di storia, cultura e tradizioni, e che, non solo per l’occasione, ma nall’arco dell’intero anno, attrae da sempre masse imponenti di pellegrini e turisti.

 

Giovani con i tradizionali costumi di Saragozza alla festa del Pilar

 

La mia innata curiosità mi spinge ad ampliare le conoscenze e faccio qualche ricerca.

L'Aragona è una comunità autonoma del nord-est della Spagna, famosa per l'eredità culturale ed architettonica che qui ha lasciato la secolare civiltà moresca confluita nell'arte Cristiana. Per chi va a Saragozza, tra le altre cose, è d’obbligo visitare il bellissimo Palazzo dell'Aljafería, la Chiesa di San Paolo e la Cattedrale, tre monumenti che sono stati dichiarati Patrimonio dell'Umanità.

 

Saragozza - Palazzo dell'Aljaferia

 

Non incluso tra i monumenti dichiarati “Patrimonio dell’Umanità” ma di grande analoga importanza si può aggiungere il Museo del Pilar, custodito nella "Sacristìa de la Virgen". È ricchissimo di oggetti preziosi, tra cui "i manti" della statua, che spesso sono stati richiesti da illustri personaggi per l’invocazione di particolari grazie.

 

Il più antico santuario della Spagna e forse della Cristianità, è quello di Nostra Signora del Pilar a Saragozza(1) . Secondo la tradizione, il 2 gennaio del 40 dopo Cristo, Maria, la Vergine santissima, ancora vivente, sarebbe apparsa all’Apostolo Giacomo, per trasmettergli una parola di conforto in relazione ai risultati non esaltanti della sua predicazione. La cappella primitiva sarebbe stata costruita proprio da San Giacomo il Maggiore e dai suoi compagni e rappresenta il primo tempio mariano di tutta la cristianità.

Panoramica esterna del Santuario

 

Il Pilar è la colonna di alabastro su cui la Vergine avrebbe posato i piedi. Alcuni mistici, come la venerabile Maria d’Agreda(2)  e Caterina Emmerich(3), confermarono questa antica tradizione.

 

Saragozza - Statua di Nostra Signora del Pilar

 

Risale al 1640 il miracolo che rese ancora più celebre il santuario. Al diciassettenne Miguel-Juan Pellicer di Caslanda doveva essere amputata la gamba destra. Recatosi al santuario prima dell’operazione e tornatovi dopo, per ringraziare la Madonna di averlo conservato in vita, una sera, dopo aver invocato, come da consuetudine, la Vergine del Pilar, si addormentò. Al risveglio del mattino, si ritrovò nuovamente con due gambe sane e vegete. La notizia del miracolo si diffuse rapidamente per tutta la Spagna e fu questo episodio che diede inizio alla costruzione del grandioso santuario attuale, consacrato nell’anno 1872.

 

ll miracolo di Caslanda

 

La Madonna del Pilar è la patrona della Spagna e da secoli attrae numerosi pellegrini che partecipano alla Santa Messa, alla preghiera del Rosario e infine baciano la colonna sulla piccola parte scoperta che, a causa del perpetuarsi di questa forma di devozione, presenta un marcato solco formatori per erosione proprio in conseguenza della continua usura.

 

Fiori e stendardi

 

Con l’unificazione della Spagna conseguente al matrimonio tra Ferdinando II re di Aragona (detto “Il cattolico”) e Isabella regina di Castiglia avvenuto nel 1469, il culto della "Madonna del Pilar" si affermò in campo nazionale.

Con la scoperta dell’America tale culto raggiunse anche il Nuovo Mondo: nell’anno 1492 avveniva la cacciata definitiva dei Saraceni dalla Spagna, Cristoforo Colombo partiva con tre caravelle, di cui una si chiamava per l’appunto "Santa Maria", e – fatto abbastanza curioso, se non addirittura strabiliante – la data della scoperta del Continente americano coincideva proprio con la data della festa del Pilar, il 12 Ottobre.

 

 

     

(1) – La costruzione, in stile barocco, è a forma rettangolare, divisa a tre navate e riccamente decorata e affrescata da Velázquez, Francisco de Goya, Ramon e Francisco Bayen. Lunga centotrentacinque metri e larga cinquantanove, ha quattro torri e undici cupole, di cui quella centrale, particolarmente imponente, svetta per ben ottanta metri.

 

 

(2) – Maria di Gesù d’Agreda (1602-1665), nota nella fede cristiana per aver sperimentato in estasi la passione del Cristo, fino al “rigor mortis” che poi finisce al termine dell’estasi.

 

 

(3) – Anna Katharina Emmerick (1774-1824), beatificata dal Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e ricordata per le profezie sul futuro della Chiesa.

 

 

PENSIERI VAGABONDI di Gabiella.bz

   

PENSIERI VAGABONDI

 

Vago con la mente per paesi lontani, i nipoti con i genitori sono in giro per il mondo: Miami e isole vicine, Bahamas, e altri ancora. Da ogni città ho ricevuto foto di mare, dei porti dove la nave si fermava, alle volte solo per un giorno altre volte di più per ammirare i luoghi che stavano visitando.

 

Foto dei giochi in acqua con i motoscafi che correvano veloci e dai video si potevano sentire le grida di piacere per l’ebrezza. Era evidente che con quei video volevano estendermi la loro gioia perché io non ero con loro e sentendo la mia mancanza intendevano coinvolgermi in quello che stavano provando.

 

Ho avuto bellissime immagini di fondali marini, il più grande dei nipoti ha la patente di sub per scrutare il mare nei suoi segreti sommersi. Foto con il loro sorriso smagliante e la pelle che da un giorno all’altro si scuriva sempre più.

 

 

Sono seduta su un albero caduto e se alzo gli occhi dallo Smartphone vedo boschi e montagne leggermente imbiancate, è comparsa per una sola notte la bella dama bianca, ma è ritornato subito il sole e la neve presto si è sciolta. Sono belli quei porti e meravigliosa e limpida l’acqua che si vede, ma non è forse bella la montagna?

     

Forse qualche anno fa avrei desiderato andare con loro e ci sono anche andata più volte, per la verità, ma ora mi sembra che il bosco mi rassicuri e mi dia una forza che il mare non mi ha mai dato.

Ho ammirato il mare e visitando città sconosciute, ho provato gioia nel vedere ponti, musei, cattedrali, grandi fiumi, ma ritornata a casa il mio più grande desiderio era andare su, ritornare sulla mia montagna, se possibile, altrimenti nel bosco dove tutti i sentieri mi parlano di passeggiate, di rincorse con i nipoti o di  favole vecchie più di cinquant’anni. Forse sono vecchia ma su in alto come si respira bene, sembra di sentire tanti profumi, ma alla fine è solo fragranza di bosco, queste sensazioni non le senti andando in giro per città o mari.

 

La mente ritorna a quando poco più che ventenni si andava a respirare l’aria tersa di montagna, poco prima di arrivare al rifugio dei 2000 mt., c’era una specie di barriera davanti allo stesso e se osservavi con attenzione le cime dei pini si alternavano come fossero piantati dei pizzi. Nostalgia? No solo ricordi che la mente mi prospetta al pensiero dei tempi passati. Riguardo le immagini e mi dico, son fortunata, non tutti possono vedere le foto dei nipoti mentre sono in vacanza, che voglio di più?

Mi alzo e inizio a incamminarmi verso casa, comincia ad imbrunire presto e non voglio essere nel bosco di sera.

MONDO CRUDELE

     

MONDO CRUDELE

 

La vita è una eterna lotta tra il bene e il male.

A volte prevale l’uno, a volte l’altro in un alternarsi infinito di alti e bassi ma nel nostro animo nutriamo la fiducia che sia sempre il bene a prevalere possibilmente su tutto.

Di tutti gli eventi negativi attribuiamo le colpe al Mondo, infatti capita spesso di sentire queste locuzioni verbali anche sotto forma di imprecazioni:

 

MONDO CRUDELE

MONDO BOIA

MONDO INFAME

MONDO VILE

MONDO INGRATO

MONDO BARBARO

MONDO FEROCE

MONDO CANE

     

 

In realtà il Mondo è bello e non ha nessuna colpa sulle disgrazie dell’Umanità in genere.

La colpa è sempre dell’Uomo e della sua cattiveria, del suo agire, del suo modo di comportarsi verso i propri simili e verso la Natura e l'ambiente che lo circonda.

   

C’è gente che incendia boschi e foreste, grandi polmoni d’ossigeno necessari per la sopravvivenza di ogni forma di vita sulla Terra.

     

C’è gente che inquina le acque, fonte insostituibile della vita animale e vegetale del pianeta.

   

C’è gente che contamina l’atmosfera contribuendo a modificare le condizioni climatiche della Terra con l'aumento della temperatura media globale e conseguente scioglimento dei ghiacciai che nel corso degli anni porterà all'aumento del livello dei mari e conseguente sommersione di molti centri abitati costieri nonché alla distruzione di tante forme di vita sulla Terra.

   

Nell’intento di sollecitare provvedimenti utili a porre rimedio a tale fenomeno, è nato il movimento di contestazione della giovane svedese Greta Thunberg che ha trovato immediata adesione da parte dei giovani di tutto il pianeta con analoghe manifestazioni nelle principali città del Mondo.

 

Greta Thunberg

una sedicenne in difesa del clima

Questa ragazza, con la sua determinazione è riuscita a smuovere le coscienze dei “Grandi” provocando una specifica Assemblea Generale delle Nazioni Unite sull’argomento clima affinché si prendano in seria considerazione i provvedimenti da adottare al fine di evitare la sistematica distruzione dell’intero Pianeta per incuria, disattenzione, ritardi, mancanza di lungimiranza e assenza di provvedimenti seri, ma soprattutto per gli egoismi di pochi a danno dei tanti, anzi, si potrebbe dire di tutti, anche di coloro che non si uniformano perché traggono profitto dal danneggiamento dell'ambiente in cui viviamo.

 

La Sede delle Nazioni Unite a New York

Greta Thunberg è stata invitata al Congresso dell’ONU, per raggiungere New York, ha dato il buon esempio attraversando l’Atlantico con una barca ecologica ad emissione zero di CO2.

Nel suo lungo discorso di accusa in Assemblea, tra le lacrime ha pronunciato questa frase:

 

Mi avete rubato

sogni e infanzia"

 

Greta nel suo intervento all'ONU

   

Dei paesi aderenti, ben 66 hanno promesso l’adozione di provvedimenti che possano portare ad emissioni “zero” entro il 2050, ma forse è già tardi, i segni del disgelo sono già in atto, ne rileviamo gli effetti anche sulle nostre Alpi e continueranno nei prossimi anni.

In nome del progresso e delle conquiste tecnologiche stiamo distruggendo il Pianeta. Forse, per assicurare la vita, il vero progresso sarebbe provare a tornare indietro e riprendere le buone abitudini del rispetto dell'ambiente come avevano i nostri padri.

 

Più che nella volontà dell’uomo possiamo sperare solo in un cambiamento del clima generale, in un ritorno del freddo intenso e di ampie nevicate che possano dare forza ricostituente ai ghiacciai della nostra amata Terra.

Chi vivrà, vedrà.

 

Ho sempre apprezzato e mi piace ricordare ancora la grande capacità di sintesi dello scomparso Amico Ottorino Mastino, già collaboratore del Bosco, che in questa poesia aveva espresso il suo pensiero, anticipando molte situazioni che oggi sono sotto i nostri occhi.

 Proviamo a rileggerla.

   

L’UOMO È PERFETTO ?

(poesia di Ottorino Mastino)

   

L’uomo tradisce,

 

inganna,

 

prende,

 

ingiuria,

 

è infedele,

 

è fellone,

 

ribaldo,

 

malvagio,

 

empio,

 

birbante,

 

briccone,

 

malfattore,

 

malandrino,

 

scellerato;

 

diserta,

 

ruba,

 

rapisce,

 

usurpa,

 

trafuga,

 

piglia,

 

afferra,

 

strappa,

 

estorce,

 

cattura,

 

lotta.

 

 

Ma non tutto è perduto!

 

 L' U O M O

 

A volte dona,

 

tramuta,

 

concede,

 

regala,

 

elargisce,

 

offre.

   

     

Proviamo a trarre le nostre conclusioni, anche se spicciole, sono molto importanti, grazie!

     

IL ROMANZO DI UNA VITA di Paul Candiago

   

IL ROMANZO DI UNA VITA

 

o UNA VITA ROMANZO?

 

Leggendo un post del Bosco, l'ho trovato molto personale ed appropriato per me, che ho vissuto la mia vita nel "mistero" del “fato”   = perfetto nullatenente e nelle vicissitudini del mio vivere, per lo più al di là del mio controllo.

La vita mi ha offerto molto, anzi moltissimo e al tempo stesso non mi ha donato nulla.

Dolomiti

Nonostante questa cruda realtà, scalando la roccia delle Dolomiti a piedi, con la carriola piena di sassi di campo e una sgangherata bicicletta da femmina, mi ha mostrato la gloria della incomparabile Bellezza che c’è del vivere la Vita: “che la Vita è l’unico Dono ed è Bella” per davvero.

Ora, vedendo l'acqua del Po che scorre e se ne va al mare, sorrido ai monti e ai mari ed anche a loro dico grazie, così pure alla passata cultura e ai ricordi della giovinezza vissuta a pieno per conquistare il Mondo.

     

              La grandezza del mare

             

 

 

         

             

       

 

 

 

             

La bellezza di una montagna fiorita

 

     

         

   

Un' epoca passata velocemente: come lo è sempre da generazione a generazione.

Nasce una nuova Bellezza del Vivere, che sempre sa come ringiovanire sé stessa, da secolo dopo secolo, e fa meravigliare, anche oggi, i "miracoli" della scienza e tecnologia che sa inventare l’Uomo per un vivere sempre più Grande.

Neppure l'Imperatore Giulio Cesare, nella sua gloria, avrebbe immaginato tanta meraviglia!

 

Sia quel che sia, mi è stata concessa la mia realtà: poterla vivere in un modo meraviglioso e in Sintonia per il mio Tempo accompagnandomi con Madre Natura.

   

I ricordi del mio passato si sposano in armoniosa compagnia con la giovane e Bellissima Era Moderna e rimango innamorato di Lei perché, giorno dopo giorno, non finisce di stupirmi per le sue nuove Invenzioni e Conquiste.

 

 

Un punto di vista del tutto personale della mia vita, che mi è stato dato di vivere nel presente: ricco di belle sorprese e pace, (Sempre immensamente riconoscente ad ogni martire che mi ha dato questa Libertà e gioia di vivere), continuo a rimanere Innamorato del mio grande Passato di religione, civilizzazione, etica, educazione ed arte.

 

Picasso: Maternità

 

Un primario bisogno di cui necessitavo, come il latte materno, per avere una base sicura su cui forgiare le modalità del moderno in cui mi piace così tanto vivere e praticare con giustizia ed osservanza delle leggi che sommariamente mi dà un Orizzonte mai visto prima.

Cordiali saluti a voi tutti.

   

VACANZE – racconto di Virgola

VACANZE

 

Il treno saliva la pianura padana lasciando alle spalle quel caldo terribile e assurdo, il cielo era grigio fin dal primo mattino, senza sole, la cappa di umidità pesava sulla città. Le estati erano cosi, anche allora. L'eccitazione per il viaggio era tanta: sovraccarichi di cibo e bevande, appena saliti sul treno, cominciavamo a mangiare e la mamma era solita raccontare che alla prima stazione avevamo già finito tutto.

Poi di corsa per prendere la coincidenza, altrimenti sarebbero stati guai (avremmo dovuto aspettare il treno successivo) e il viaggio sarebbe diventato troppo lungo, forse avremmo perso l'ultima corriera. Nel basso Veneto già ci sembrava di essere all'estero, non avevamo molte occasioni di prendere il treno per andare in montagna. Verona-Padova e poi Padova-Calalzo; scendevamo a Sedico e noi ci sentivamo quasi arrivati. Da lì in su c'era il trenino e l'eccitazione raggiungeva al suo culmine!!

Molto lentamente salivamo verso l'Agordino, mentre correvamo all'interno dei pochi vagoni che chiamavamo del Far West. Infine la corriera che fermava spesso per aspettare i ritardatari dei treni.

Finalmente arrivati, il fresco della montagna ci accoglieva e chi come noi veniva dal grande caldo e regalava i primi brividi di freddo.

Di quegli arrivi ricordo ancora l'odore del legno che rivestiva le stanze, cosi diverse dalle nostre case. Eravamo soliti vestire pesante durante i primi giorni, i locali ci guardavano sorridendo. La sera il tramonto del sole regalava un buio frizzante che ci faceva tremare anche a letto. Il nostro sogno sarebbe stato vedere la neve, ma ciò si sarebbe avverato molti anni dopo, con l'età adulta. Nel nostro immaginare la neve d'inverno, tanta e difficile da praticare, rappresentava una sorta di polo Nord, non eravamo nemmeno attrezzati. la casa era riscaldata solo con la stufa della cucina, accesa ogni giorno anche d'estate.

I miei fratelli, neanche velatamente, venivano invitati ad aiutare i parenti, occupati per lunghe ore con la fienagione. Io, la piccola di casa ero esentata e accompagnavo mamme e zie a passeggio per il paese.

A metà soggiorno, finalmente arrivava l'avvenimento più impostante della vacanza: la polenta cotta e consumata nel bosco, un picnic meraviglioso che ricordo ancora con nostalgia, Carichi come sempre di cibo, percorrevamo la strada che costeggiava il torrente di acqua gelida e furiosa.

Arrivati in uno spiazzo raccoglievamo la legna per accendere il fuoco e bollire l'acqua. La zia si apprestava a gettare la farina, ci mandavano a giocare vicino all'acqua in attesa del pranzo.

   

Spesso succedeva che i massi sul torrente e sui quali si giocava erano bagnati e si scivolava dentro l'acqua, già prevedendo le sgridate della mamma. Il picnic non era ancora terminato, che già si sperava in un altro, e chiedevamo quando saremmo ritornati.

 

Per dei cittadini come noi, le gite programmate dagli amici erano motivo di preoccupazione: non eravamo abituati alle fatiche dei monti, ci parevano troppo lontane quelle vette, soprattutto le salite  molto faticose… le prime camminate ci lasciavano sfiniti e in alternativa passeggiavamo per le strade del paese.

   

       

 

Ogni casa aveva vicino un fienile, ormai le mucche erano poche, sopravvivevano galline e conigli, ma presto la loro cura sarebbe stata affidata agli anziani. I giovani cercavano impiego nei primi alberghi o in fabbrica, a pochi chilometri di distanza.

 

PICCOLO MONDO ANTICO di Sandra.vi

PICCOLO MONDO ANTICO

Sto prendendo dalla libreria alcuni volumi da mettere in valigia, vedo in fondo un piccolo libro, dalla copertina piuttosto sciupata. Lo prendo un po' incuriosita, ma è

PICCOLO MONDO ANTICO

di Fogazzaro.

Mentre mi chiedo come può essere finito lì, accarezzo quelle pagine sciupate, ricche di dolci ricordi di tanti anni fa.

 

Siamo a Cima, sul lago di Lugano (il pezzo italiano) ove abbiamo la nostra casetta e passiamo i fine settimana e i mesi estivi. Aldo, mio marito, è riuscito ad avere i permessi ed ha fatto ricostruire la darsena per mettere il suo motoscafo. Sono seduta sul terrazzo sopra la darsena, sto leggendo il libro e nello stesso tempo, sono sempre affascinata dallo stupendo panorama del lago verso Lugano.

   

     

Lago di Lugano

Un rumore di motore, un richiamo e mi sporgo dalla ringhiera verso il lago: eccoli padre e figlia sfrecciare veloci sul motoscafo, mio marito tiene sua figlia davanti lui e la lascia guidare. Io urlo “Andate adagio” ma sono parole al vento, si divertono tanto, vanno  al confine e poi tornano.  "Vieni anche tu mamma, dai, provaci…." "No io su quel coso non metterò più piede, mi è bastato la prima volta". Finalmente scende, mentre Aldo sistema lo scafo, noi due facciamo una passeggiata. E' un bel sentiero che in breve ci porta sul piazzale del Santuario Della Madonna della Caravina.

 

Santuario Madonna della Caravina

Anche da qui abbiamo una vista stupenda del lago con lo sfondo del MONTE BRE. Ci sediamo sul muricciolo e Laura vede il libro nella mia borsa “Cos'è mamma?” Il libro che ho appena preso, sembra che i fatti si svolgano qui in Valsolda. L' autore abitava laggiù: “Vedi, le indico delle case più sotto, andremo a vedere”.... Lei non chiede altro, io non aggiungo altro, non mi sento di raccontare la trama, è triste la morte di Ombretta. Ora anche Laura, mia figlia, ha la sua barca, Lauretta, suo papà gliel'ha fatta fare da un artigiano del posto. Bella solida e forte perché appena possibile possa usarla stando sempre vicino alla riva del lago.

 
 

Chiudo gli occhi e il ricordo di quegli anni felici si accavallano nella mia mente e scorrono veloci, troppo veloci... eccomi stretta a mio marito, seduti sul divano stiamo ammirando attraverso il finestrone del soggiorno il lago che è tutto un luccichio sotto il cielo stellato. Dall'altra parte del lago la strada che scende da Lanzo è un brillare di luci. Mio marito mi stringe sussurrando “Ho te, Laura, tutto questo. Penso d'essere veramente felice”. Ma quanto dura la felicità? Un nodo mi stringe la gola, mio marito ci ha lasciate e forse qui in quest'angolo che lui tanto amava anche mia figlia ha cominciato ad accettare la sua morte e siamo tornate con mio suocero e la sua amica.

   

Sono io che arrivo al sabato e trovo mio suocero sempre che brontola “Guardi se con tanto posto devono stare a studiare sul melo” Io rido e metto la macchina in garage, e mi vengono incontro Laura con la sua amica Patrizia, appena scese dal… melo. Infatti è un vecchio melo i cui rami si sono divisi formando due comodi sedili. Mia figlia sbuffa “Siamo così comode” “Su, saliamo in casa, raccontate un po' com'è andata la settimana?...” Sai mamma abbiamo letto “PICCOLO MONDO ANTICO”, povera Ombretta, annegare così nella darsena... e tu mamma sei stanca?” - “No, solo un poco, i soci di papà sono tutte persone oneste e stiamo liquidando tutto molto bene. Domani Pat arrivano i tuoi, sei contenta?” Saliamo in casa, osservo mia figlia, mi sembra abbastanza serena.... la magia di questa nostra casina. Lo spero, il dolore è stato tanto, è chiuso col lucchetto nel mio cuore, non deve lasciare trapelare niente.

 

Cartina Lago di Lugano

 

Gli anni volano, le due grandi amiche devono preparare la maturità, ed è qui che vengono a studiare. Ora possono andare in barca, però con tante raccomandazioni, sempre vicino alla riva, non allontanatevi. Siamo state a visitare la casa di Fogazzaro, una bella villa dell'800. Nel suo studio la scrivania, come l'ha lasciata lui, dove ha scritto molti romanzi, tra i quali:

PICCOLO MONDO ANTICO

Tutto questo ha interessato e incuriosito le due ragazzine. Quante serene giornate abbiamo trascorso... eccoci alla laurea, ognuna delle due ha preso strade diverse, la mia la più lontana... La casa si chiude le rose possono fiorire e rifiorire, non c'è più nessuno ad ammirare la loro bellezza….

 

Lugano panorama

 

“Nonna, nonnina” ma è la vocina della mia Lucia, la mia adorata nipotina. Laura è tornata in Italia con sua figlia e siamo venute a riaprire la casa di Cima, che rivive una seconda giovinezza. Torniamo a passare le vacanze qui, a rifare le nostre passeggiate, a goderci il nostro angolo di pace, finché anche Lucia trova il libro di Fogazzaro. Lo leggiamo assieme “Oh nonna, commenta, che perfida marchesa, povera Ombretta..... Ma come vola il tempo anche Lucia è già alla maturità, passa meno tempo a Cima, poi l'università, la laurea….... La mia casetta salvo rare visite di nuovo si chiude, affidata a un custode.

 
 

Io mi scuoto dai miei ricordi accarezzo quel vecchio volumetto sciupato e lo metto in un angolo della valigia fra le cose più care.

 

Barra separ. fiorellini blu

LA SEDIA A DONDOLO

   

LA SEDIA A DONDOLO

 

Tranquilla e serena dondolando leggermente la sua poltrona guardava il caminetto spento, era estate e solo dopo un forte temporale lo si accendeva, per stemperare un po’ la sala.

In grembo aveva un libro e gli occhiali tentavano di cadere perché era lontana con il pensiero, non aveva più voglia di leggere, né di dare uno sguardo al PC, per vedere se c’erano messaggi. Dondolando teneva la testa girata, vedeva un tavolino coperto di un centrino fatto all’uncinetto e sopra tante foto, le foto dei genitori, del marito dei figli e dei nipoti. Accanto a lei non aveva nessuno. Era rimasta sola in quella grande casa con l’unica compagnia, una donna che puliva e preparava il cibo e in occasioni speciali era cameriera.

Una buona donna di un paese vicino, la sera andava a casa sua per ritornare all’alba con il latte fresco appena munto. Al mattino dopo aver fatto colazione e un’attenta toilette la nostra signora era solita mettersi al computer per vedere chi le spediva il buongiorno, qualche saluto. Passava poi di blog in blog per vedere le novità, certo cominciava dal Bosco, il suo preferito, ma tutti avevano un nome noto e qualche frase già sentita.

   

Il computer per lei non aveva segreti, erano più di vent’anni che aveva cominciato ad usarlo, certo i primi tempi era per un lavoro ben definito, poi con il tempo aveva iniziato con uno suo a casa, così aveva capito un po’ tutto, di come andava usato e tutte le pagine che poteva aprire senza aver timore di sbagliare.

Alcuni giorni fa ero in una casa di riposo a far visita agli anziani e trovo una signora che fa visita anche lei come volontaria, una persona distinta, molto elegante.

Mi sono soffermata a guardarla solo un attimo perché mi sembrava una persona già vista ma poi ho continuato a raccontare le storie ai miei vecchietti. Dopo un’ora come al solito arriva la suora per portarmi il caffè, sul vassoio aveva due tazzine e mi dice: uno a lei e uno alla signora che è arrivata oggi per la prima volta.

Avevo capito che parlava della signora elegante. Infatti si è avvicinata, ci siamo salutate e osservandoci ci siamo dette, io la conosco ma non ricordo, così ci siamo sedute per scambiarci le nostre idee oltre che per bere il caffè.

 

Ho chiesto alla signora come mai era venuta a visitare gli anziani e lei mi rispose: per ora non glielo dico se ci ritroveremo le dirò il mio segreto. Abbiamo poi continuato ognuna con il proprio gruppo e alla fine delle mie due ore io sono uscita salutando tutti.

Dopo pochi giorni ero in centro e mi stavo avvicinando ad un taxi per farmi riportare a casa, era troppo caldo per attendere l’autobus. Dal taxi è scesa la signora elegante; appena mi ha vista ha esclamato grazie di essermi vicina, la prego mi accompagni dal dottore abita in questa casa. Mi son detta caldo da un dottore non è, posso aiutarla, a me è solo il grande caldo che mi fa soffrire. Si vedeva che nonostante il rosso del viso per il gran caldo soffriva le sono stata accanto mentre si attendeva il dottore e nello spazio di pochi minuti mi ha detto che si chiama Elsa ha la stessa mia età non ha una malattia cronica ma in questi giorni soffre di tutto un po’. E’ entrata dal medico un po’ impaurita, ma dopo quindici minuti circa è uscita serena ma con una lista di esami da fare per tranquillizzare lei ed il dottore. Arrivate a terra dopo aver fatto un paio di scale stava continuando a ringraziarmi per averla accompagnata. Ho spiegato che non mi doveva ringraziare, un piacere lo si può fare e con lo sguardo stavo a vedere che di taxi non c’era l’ombra. Ho chiamato i numeri che conoscevo molto bene ma erano tutti occupati, compresa la centrale dei taxi. Elsa allora mi disse, che ne pensi di andare qui vicino a mangiare e così abbiamo fatto, poi con calma ho ripreso a chiamare taxi fino a quando ne è arrivato uno.

Mentre si mangiava Elsa mi aveva chiesto di andare a casa sua non tanto per accompagnarla ma per stare assieme ancora e parlare di noi. Arrivati a casa mi sembrava di sognare, non era una casa ma un palazzo patrizio con le mura in stile Liberty potrei dire come tanti che abbiamo a Merano.

 

Ora ci ricordavamo anche in che occasione ci eravamo viste, mentre attendevamo che la cameriera portasse il caffè mi disse: ti posso dire perché sono venuta un giorno a visitare la casa di riposo e ti posso dire che era la seconda che visitavo un ricovero. Molto tempo fa girando per le pagine del computer ho trovato un racconto di una signora che si firma con il tuo nome, e parla di quegli anziani che alle volte va a trovare, mi ha molto incuriosita e dopo essere andata a visitare quello di Maia Alta, son passata a guardare quello dove ci siamo incontrate. Mentre parlava era entrato il caffè con un servizio davvero da fiaba.

Finito di bere il caffè mi chiese se avevo il computer, le dissi di si e lei mi spiegò come dovevo fare per entrare a leggere racconti, la guardai poi le dissi: se vuoi ti presento la persona che scrive i racconti firmandosi con il mio nome. Lei mi guarda poi mi dice, sai alla casa di riposo mi era venuto il dubbio perché tu parli agli anziani mentre stanno in cerchio e io mi sono ricordata, ma poi mi ero detta no non era possibile che senza volerlo ti avessi trovata. Ti avviso che passato il grande caldo mi metterò a scrivere la nostra storia le dissi, segui sempre il Bosco, ma ho notato che il tuo nome non compare mai, saprai che si può entrare leggere senza essere visti mi rispose. Dopo esserci scambiati i numeri telefonici ci siamo salutate come vecchie amiche. Eravamo stanche entrambe ma io dovevo trovare un taxi per ritornare a casa. Elsa si starà riposando sulla sua bella e comoda poltrona con il caminetto spento davanti?

Io la immagino così.

       

LA FERROVIA DEL GENEROSO di Enrica Bosello

 

Carlo Pasta e

LA FERROVIA DEL GENEROSO

Carlo Pasta, era un medico chirurgo nato a Mendrisio, 5 novembre 1822, è stato un medico e politico svizzero-italiano. È stato deputato per due legislature, per il partito conservatore, al Consiglio nazionale dal 1875 al 1878. Fu l' artefice del turismo sul monte Generoso, colui che ha voluto la costruzione del primo albergo montano (Bellavista), e successivamente della ferrovia a scartamento ridotto che collega la vetta con Capolago, inaugurata nel 1890.

Il 5 novembre 1893, dopo aver riscattato la ferrovia, mentre stava recandosi in treno dal Bellavista alla vetta, fu colpito da un improvviso e fatale attacco cardiaco. Nel 1895 in sua memoria venne collocato nel cimitero comunale il monumento che lo ritrae con lo sguardo rivolto al Generoso.

 

Il Generoso è montagna che può essere gustata in diversi modi. La si apprezza per il suo paesaggio variato; dolce verso la valle di Muggio, aspro dove strapiomba sul Ceresio, stupendo il panorama.

 

 

C'è chi lo frequenta per la ricchezza della sua flora e della sua fauna, per le curiosità della sua geologia. Sulle vie che hanno fatto la storia della montagna, seguendo gli itinerari è possibile immergersi in due epoche diverse.

   

Il Generoso si raggiunge prendendo il trenino a cremagliera alla stazione di Capolago, si percorrono 9 km, e si raggiunge un'altezza di 1704 metri, la velocità consente di poter ammirare il panorama.

In alcuni punti guardar fuori dal finestrino, nel vuoto, fa girare la testa.

Sono solo due le stazioni intermedie, una per dare il cambio al trenino che scende, e una in un punto panoramico: Il Bellavista, le carrozze sono semplici, con sedili di legno.

 

Lunga e curiosa è la storia di questo trenino. Realizzata nel 1890, voluta dal dott. Pasta, la ferrovia serviva gli alberghi Vetta e Kulm in posizione panoramica, sotto la vetta del Generoso. Il biglietto costava 14.- fr (enorme per l'epoca), ma già nel primo anno furono trasportate 20.000 persone. Comunque nella sua centenaria esistenza, la ferrovia è quasi sempre stata in passivo e la proprietà passò più volte di mano. Sotto la copertura di un consorzio di banche e per fini strategici, dal 1914 fu tenuta artificialmente in vita dall'esercito italiano. Poi, nel 1940, Mussolini disse "non ci interessa più" e fu ceduta a nuovi proprietari che si accinsero a smantellarla, furono fermati da un indignato Gottlieb Duttweiler, che nel 1941, compra la ferrovia, il 27 marzo1947, il trenino riprese a salire verso il Generoso, dove vent'anni fa la Migros ha costruito il nuovo albergo.

   

La tratta arriva fino alla vetta già da 125 anni, mentre la nuova costruzione di Mario Botta, Il fiore di pietra è stato costruito da poco. Ai tempi l’Hotel Kulm e la bella costruzione a fianco troneggiavano dalla vetta, ora l’hotel è sparito ed è stato costruito il Fiore.

Da una parte il Fiore è una costruzione molto bella, dall’altra dispiace che la vecchia costruzione sia stata sostituita.

Ancora oggi la Migros, contribuisce a sostenere la ferrovia, in cima alla vetta, il panorama che si offre è grandioso, nelle giornate limpide si ammira la Regione dei Laghi, di fronte la Pianura lombarda sino agli Appennini e sulla catena alpina dal Gran Paradiso al Cervino, dal Monviso al Monte Rosa. Ad ammirare, questo bellissimo panorama, si sono susseguiti illustri personaggi, dalla regina Margherita di Savoia, il principe di Napoli futuro re d'ltalia, Enrichetta di Sassonia, re Boris di Bulgaria con la regina Giovanna di Savoia, il romanziere Hector Malot, la poetessa Ada Negri e tanti altri richiamati dal fascino di questa montagna.

   

   

PRANZO DI FERRAGOSTO

Con gli AUGURI di Buon FERRAGOSTO per tutte/i, invito alla lettura di questa simpatica filastrocca, una composizione di qualche anno fa ma che sta bene per questa giornata festiva di mezza estate.

 
 

È ARRIVATO FERRAGOSTO

SIA IN CASA CHE IN CAMPAGNA

SIA AL MARE CHE IN MONTAGNA

CON UN FRITTO O CON L’ARROSTO

Olio extra vergine d’oliva

PINZIMONIO DI CONTORNO

EXTRA VERGINE D’OLIVA

SALE E PEPE CHE RAVVIVA

TUTTO CIÒ CHE TROVA INTORNO

Pecorino sardo

SIA NEL PIATTO CHE IN TEGAME

GAMBERONI E SALAMINI

PECORINO E SALATINI

DI SAPORI UN BEL LEGAME

Arista di maiale arosto

HO ASPETTATO, A BELLA POSTA

PROPRIO IL GIORNO DELLA FESTA

PER VUOTAR TUTTA LE CESTA

E GUSTARMI L’ARAGOSTA

Aragosta alla catalana

NON SO ANCORA COME FARLA

C’É LA PENTOLA CHE BOLLE

CATALANA CON CIPOLLE

DEVO ANDARE A CUCINARLA

Pane carasau

CON SAPORI DI SARDEGNA

PANE FRESCO O CARASAU

FORSE È MEGLIO GUTTIAU

CUCINATO TUTTO A LEGNA

 

Gamberoni

MA CHE GRANDE DELUSIONE

L’ARAGOSTA È SOLO UN SOGNO

È UN PRANZO DEL BISOGNO

GIUSTO PER CONSOLAZIONE

Zucchine ripiene

SON ZUCCHINE E MELANZANE

SON PATATE E PEPERONI

ANCHE QUELLI SONO BUONI

OLIO, SALE E UN PÒ DI PANE

 

L’IMPORTANTE È LA SALUTE

E UN BUON BICCHIER DI VINO

C’É CON ME L’AMICO PINO

CHE SA REGGER LE BEVUTE

 

CANNONAU O VERMENTINO

VERNACCIA O MALVASIA

TORBATO, MONICA O QUEL CHE SIA

L’IMPORTANTE CHE SIA VINO

 

VINO D’UVA NATURALE

INVECCHIATO OPPUR NOVELLO

NOI BEVIAMO SEMPRE QUELLO

SENZA ACQUA MINERALE

 

 

QUELLA PROPRIO NON LA BEVO

IO DELL’ACQUA SONO ASTEMIO

SE VOLETE DARMI UN PREMIO

UN FIASCO DOC, VOLENTIERI LO RICEVO

 Frutta e verdure

HO VUOTATO LA MIA BROCCA

QUEL CHE AVEVO IO VI HO DATO

SO CHE ALMENO CI HO PROVATO

CON QUESTA FILASTROCCA.

Spaghetti al dente

con le vongole

DIMENTICAVO LA PASTASCIUTTA

CON UN GUSTO SOPRAFFINO

AGLIO, OLIO E PEPERONCINO

ME LA SON MANGIATA TUTTA

Fritto misto

A VOI COS’É RIMASTO

QUASI NIENTE E SI RIINIZIA

PER TENERE L’AMICIZIA

PREPARIAMO UN ALTRO PASTO

Insalata mista

ORA VOGLIO ANDARE IN FERIE

SONO STANCO ANCHE DI DENTRO

MI RIPOSO E MI RITEMPRO

POI INIZIO UN’ALTRA SERIE.

La  frittata della nonna

e per finire in bellezza non potevano mancare i

 
 

EMERGENZA INCENDI

 

IL FUOCO BRUCIA, DISTRUGGE,

INCENERISCE LA VITA

 

È arrivata l’Estate ed ecco l’ennesimo incendio che ha mandato in cenere migliaia di ettari di vegetazione, annientato tutta la fauna naturalistica stanziale, decine di greggi di ovini, intere mandrie di bovini, bruciando stalle e ovili frutto del lavoro di una vita e rischiando di mietere vittime umane perché il fuoco devastante e inarrestabile ha lambito i centri abitati ed ha costretto intere famiglie a lasciare la propria casa.

Trattasi per la maggior parte di incendi dolosi, appiccati da incoscienti piromani che ogni anno, cogliendo l’occasione dei venti favorevoli, innescano il fuoco per l’insensato gusto di distruggere.

Dopo tali fatti, un’amica ha condiviso sul mio profilo i versi che riporto in appresso e che sono una lettera di denuncia contro tali individui irresponsabili e incoscienti dei danni che provocano alla Natura, all’ambiente, ai propri simili e a sé stessi,

Non potevo lasciarla passare inosservata per cui la porto a conoscenza delle Amiche/Amici del Bosco perché vale la pena leggerla e merita una attenta riflessione da parte di tutti.

Personalmente rivolgo i complimenti all’autrice Millina Spina, Si sente che ci ha messo dentro l’anima ecologista di vera sarda amante della sua terra, della natura e delle bellezze del Creato.

Grazie a tutti per l’attenzione.

     

         

SOLO CENERE

 

Forse a casa tua si parla sardo e al bar bevi solo Ichnusa, forse sventoli la bandiera dei quattro mori ad ogni occasione, con orgoglio magari, forse sei uno di quelli che asserisce che i prodotti sardi siano i migliori e che il nostro mare sia il più bello al mondo.

Forse nelle feste scorgi la bellezza delle donne della tua terra, nelle loro vesti intessute di storia, di silenzi, di sofferenze e di speranza in un domani migliore.

         

Forse hai ballato stretto insieme alle tue sorelle ed ai tuoi fratelli in un magico ballu tundu dove la musica arrivava da un tempo remoto.

 

Forse hai figli da abbracciare ogni sera ed una donna da amare mentre ti tuffi nella profondità della sua anima.

       

 Cala Sisine, Baunei, Ogliastra, Sardinia, Italy

Forse non sai che il suolo che occupi non è opera tua: è l’eredità che il tempo con la sua pazienza e donne ed uomini dallo sguardo intenso e dal profilo deciso hanno tramandato perché ne avessimo cura con passione e fierezza.

 

Tante ipotesi, le mie, ed un’unica certezza: che tu un cuore non ce l’abbia.

 

Perché se solo l’avessi avuto

avresti capito che sei un ospite in questa meravigliosa terra, avresti sentito l’erba spuntare e difeso ogni essere che qui viaggia insieme a te, fosse anche solo una formica.

Se avessi avuto un cuore saresti stato grato per tutti i doni che su questa Terra hanno una valenza diversa: l’ombra delle querce che asciuga il sudore e ritempra dalle fatiche instillando nuova e magica energia; il mare, splendida cornice della nostra storia millenaria racchiusa dalle pietre rivestite di muschio, morbido velluto che preserva e attraverso il quale passa, lieve ma soave, la voce del passato;

il vento,abile e paziente cesellatore delle nostre rocce, profusore di profumi unici che arrivano in ogni dove, fino all’ultimo dei villaggi più isolati e irraggiungibili.

 

Ma tu sei diverso, sei il figlio bastardo di questa terra, sei una pietra senza cuore, senza storia e senza futuro perché non hai voluto capire, non hai voluto respirare per un attimo, chiudendo gli occhi e aprendo il cuore.

 

Sei un traditore che usa i doni per distruggere gli uomini, gli animali e la terra.

 

Ma mentre noi, figli veri e grati verso questa terra ci scrolleremo di dosso la cenere e volgeremo ancora lo sguardo al cielo ad implorare l’aiuto delle stelle per ricoprire di querce il suolo e di muschio le pietre, tu sarai morto.

 

Lo sai, sei morto dal momento in cui la fiamma si è propagata ed ha inghiottito storia e progetti, fatiche immani e pezzi di pane.

 

Sei morto perché non sei più un essere umano, non sei un animale e non sei neanche il più piccolo ma prezioso granello di sabbia.

   

Sei quello che hai creato.

Sei solo cenere.

 

Che la nostra terra abbia pietà di te.

       

Millina Spina

   

 

Il problema incendi non riguarda solo la Sardegna ma tutta l'Italia e i paesi del mondo.

Se vedi un fil di fumo che proviene da un incendio forestale o altro, chiama il numero di soccorso

115, del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

Prima si riesce ad intervenire meglio è.

 

PERDERSI IN MONTAGNA di Gabriella.bz

   

PERDERSI IN MONTAGNA

Dopo la morte del papà ero solita andare da sola in montagna, conoscevo bene i tratti che facevo in sua compagnia, mi fermavo alla malga per chiacchierare un pò, poi cominciava la forte salita ma andavo gioiosa verso le montagne, vedevo i fiori ma ne raccoglievo solo al ritorno e pochi, solo per far vedere alla mamma che anche se andavo spesso in montagna la pensavo. Credo che le mie gambe anche se avessi chiuso gli occhi sarebbero arrivate da sole al rifugio tanto erano abituate a fare quel giro.

Al rifugio del C.A.I. avrei trovato il pranzo come sempre, se non c’era un pranzo completo, il classico pannino andava bene con un’aranciata e posso dire che ho cominciato a bere i miei primi caffè lassù. Quel giorno mi ero detta: perché mai non provo il sentiero che usano gli scalatori? Certo vado solo per esplorare quel tratto che non conosco, dentro di me sentivo che una voce mi diceva, stai attenta.

A sedici anni non si ascoltano le vocine dentro che ti invitano a evitare di fare di testa tua. Ero troppo attratta dal pensiero che avrei cercato un sentiero nuovo per me, non avrei potuto arrampicarmi sulle rocce non ero attrezzata avevo solo scarponcini da montagna e la corda per ogni evenienza. 

Ero partita da casa con un tempo magnifico, non minacciava burrasca ma ora sentivo fischiare il vento, camminavo spedita ma non trovavo la parete che doveva essere poco lontana forse dietro la curva, no, non c’era nemmeno lì, era un’incognita non volevo ritornare indietro per paura di perdermi.

Mi sedetti con la speranza di concentrarmi e capire dove avevo sbagliato o forse la parete era ancora più lontana, per una volta credo che avrei voluto compagnia, ma il fidanzatino era militare in quei mesi, poi sola mi son sempre trovata bene. Il vento non fischiava più, ma frusciava tra i rami mi alzai e cercai di capire dove mi trovavo pensando a quante volte il papà mi diceva di non andare mai in sentieri sconosciuti, la montagna è molto bella ma alle volte è più pericolosa di quanto non lo si possa immaginare.

Alzando il capo vedo un cespuglio di stelle alpine, un presentimento strano, come mai tante stelle alpine senza che nessuno ne avesse raccolte almeno qualcuna? (a quei tempi si potevano raccogliere).

Un secondo pensiero avevo in testa, da queste parti c’era un piccolo dirupo non lo avevo mai visto da presso, solo dall’alto dove arrivavo andando per la mia solita via, avevo un pò di timore, stavo camminando senza una meta precisa. Il vento s’è calmato mi accarezza leggermente i capelli ma io avevo in testa solo una domanda, dove sono? Ad un tratto sento un fruscio che può essere?

Un animale penso, ma non vedo niente poi un urlo che dice: tieniti fisso, la corda è rotta, vado da dove mi è giunto l’urlo, solo poco più avanti non avevo visto che gli alberi si erano sfoltiti e senza rendermene conto ero arrivata alla parete e lì un ragazzo gridava ad un altro di tenersi fisso, la corda  era rotta lui se ne era accorto e aveva avuto la prontezza di tenersi alle rocce, la stessa cosa avrebbe dovuto fare l’altro. Era troppo insicuro il secondo ragazzo, saluto e avviso che nello zaino ho una corda per i casi di emergenza, non è lunga ma in questo caso può servire.  Paolo il ragazzo a terra mi chiede se sono sicura di salire, le chiedo di tenermi che non cada nei primi passi, arrivo alla corda rotta (dentro di me ringrazio mio padre che mi aveva insegnato a fare per bene i nodi), non era tanto in alto il ragazzo e posso dire che con un pò di buona volontà avrebbe potuto scendere senza la corda. Per salire è ancora più facile, faccio un nodo e posso scendere con la mia stessa corda attaccata alla vecchia. Sapevo da qualche anno come si doveva fare. Per aiutare il ragazzo mi sono arrampicata come uno scoiattolo, fatto il nodo mi son tenuta come sapevo fare e son scesa tranquilla aiutando Mario. Abbiamo poi parlato del perché la corda potesse essere rotta, in quei tempi lasciavano la corda sempre fissata, nessuno avrebbe mai pensato di tagliarla ed infatti non era un taglio netto, ma era da rinnovare l’indomani sarei andata al C.A.I. per fare la denuncia e avvisare che l’ultimo pezzo di corda era mio. Avevo aiutato Mario a scendere ed avevo trovato la parete.

Non sapevo frenare la felicità ci sedemmo su un plaid per raccontarci le nostre avventure. Erano giovani studenti torinesi in vacanza nel mio paese, per merito di quell’urlo io ho trovato oltre alla parete, anche nuovi amici. Per stringere l’amicizia ho invitato i ragazzi al rifugio che ancora non conoscevano, la strada è stata una vera passeggiata anche se eravamo in continua salita. Conservo ancora le foto che mi hanno fatto e spedito dalla loro Torino mentre mangiavamo i panini causa il nostro ritardo per un vero pranzo.

 

 

LA TERRA, UN PIANETA DA SALVARE

 

Cara mia vecchia Terra,

Tutti pensano a distruggerti e nessuno capisce che non sei inesauribile, anche te hai i tuoi limiti e qualcuno dovrà pur decidersi a darti una mano per ricostruire ciò che altri annientano.

Proviamo ad elencare alcuni di questi mali:

Aumento della produzione CO2, e del riscaldamento globale per un effetto naturale ma in gran parte derivante dalle lavorazioni industriali dell’uomo.

Deforestazione abusiva e programmata per utilizzo del legame e per allargare gli spazi da destinare ad altri usi.

     

Incendi per lo più dolosi, in molti casi senza alcuna ragione di utilità.

Lo scioglimento dei ghiacci a causa del riscaldamento globale che porterà inevitabilmente all’aumento del livello dei mari con la conseguente occupazione delle terre emerse e la scomparsa di molti centri abitativi costieri.

Aggiungiamo trombe d’aria, valanghe, allagamenti, terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, eventi bellici, atti di terrorismo e il quadro è quasi completo.

               

In tanti formulano previsioni catastrofiche nel giro di 30÷50 anni ma forse stiamo assistendo solo ad uno dei tanti cicli dei cambiamenti climatici periodici che la Terra vive da sempre. È vero che oggi intervengono diversi fattori a peggiorare la situazione e, a maggior ragione, dobbiamo valutarli e pensare alle possibili soluzioni.

La contestazione della giovane svedese Greta Thunberg ha trovato facile adesione da parte dei giovani di tutto il pianeta con analoghe manifestazioni nelle principali città del Mondo.

É necessario lo studio  dei possibili rimedi. Primo obiettivo la riduzione delle fonti di energia combustibile (petrolio, carbone) per il passaggio alle fonti di energia pulita (eolico, solare)

   

Questi fenomeni sono attualmente oggetto di intense ricerche, quindi perché non coinvolgere i giovani, proprio quella moltitudine delle contestazioni, sollecitandoli ad intraprendere gli studi per le possibili soluzioni? Sarebbe logico assisterli e finanziare i loro progetti mettendoli nella condizione di svilupparli.

Sono le forze nuove, il futuro dell’umanità e non devono essere sprecate.

La vita si evolve e corre veloce, non serve piangerci addosso ma guardiamo con fiducia alle risorse della mente umana e diamo loro la possibilità di lavorare per il bene della nostra amata Terra e per noi stessi.

Alcune soluzioni sono già allo studio e, in molti casi, è iniziata la fase di sperimentazione operativa:

 

Per combattere la deforestazione in Thailandia vengono lanciate bombe di semi per favorire la ricrescita degli alberi ed il rimboschimento.

In molte zone montuose si impiantano cannoni sparaneve non solo nelle località sciistiche ma anche per evitare lo scioglimento dei ghiacci.

 

Forse è solo l’inizio e potrebbero sembrare piccole cose, ma incoraggia la speranza e vanno sviluppate.

Cerchiamo di essere ottimisti, non tutto è perduto e Madre Natura, per il nostro bene, chiede solo di essere rispettata e aiutata.

 

ROCCHETTA MATTEI di Franco Muzzioli

 

ROCCHETTA MATTEI

L'appennino tosco-emiliano a volte nasconde tesori inaspettati, a pochi chilometri da Montese, dove ora risiedo, vi è la maggiore espressione architettonica italiana dell'eclettismo, che è

"La rocchetta Mattei".

 

 

Nella frazione di Riola di Vergato sulla strada Porrettana, sorge questo maniero edificato dal conte Cesare Mattei intorno al 1858. Il conte Cesare era già noto per aver inventato una cura particolare chiamata "elettromeopatia", notissima in quel periodo.

 

Il conte nel costruire "la rocchetta" si ispirò a castelli medioevali (esiste anche un ponte levatoio), all'Alhambra di Granada, alla cattedrale di Cordova, a strutture russe e gotiche. Infatti lo stile eclettico di moda alla fine del 1800, riprendeva assemblandoli stili di altre epoche come il neoromanico, il neogotico, il neobizantino, il neoegizio,  ma soprattutto attingendo alla elaboratissima architettura moresca. E' certo che una siffatta sommatoria di stili poteva sconfinare nel kitsch (cattivo gusto), ma l'effetto scenografico era certamente efficace. L'esempio più importante nel mondo è il Neuschwanstein in Baviera.

 

 

A Riola vi è poi una delle maggiori opere sacre del ventesimo secolo, la chiesa di Santa Maria Assunta, opera postuma del grandissimo architetto finlandese Alvar Aalto.

 

Se si vuole fare qualche chilometro in più, vale la pena in questo periodo visitare Porretta terme dove si svolge il festival nazionale del Soul e Rhythm end blues.

 

Dovrei a questo punto parlare delle bellezze del paesaggio e delle meraviglie della cucina, non voglio tediare, se mai in un’altra puntata...

 

 

PARIGI ULTIMO SOGNO

     

PARIGI ULTIMO SOGNO

Si, è l’ultimo sogno rimasto in quest’anima che tutti considerano ormai da “vecchietto” anche se lui continua ostinatamente a considerarsi giovane, almeno nel cuore e nella mente.

Parigi veramente è stato il primo sogno nei desideri di un ragazzo, fin dalle scuole elementari, osservando sui libri la foto della Torre Eiffel, immaginava che un giorno l’avrebbe raggiunta per andarci su e guardare il panorama, in lungo e in largo, dall’alto di quei trecento metri di struttura di ferro.

 

                 

                 

Nell’adolescenza, la visione di Parigi in cartolina o sui giornali, risvegliava in lui quel desiderio di evasione e di libertà che dava sfogo all’immaginazione ed alla fantasia per poter presto realizzare questo sogno, non sapeva ancora quando e come ma sapeva che era un viaggio che avrebbe fatto, prima o poi. Alla Torre Eiffel si erano aggiunte altre aspirazioni: il viaggio in battello lungo il Senna e la visione di uno spettacolo al Moulin Rouge o Le Folies Bergeres, teatri dei quali si decantavano gli spettacoli più osé, il can-can, balletto più in voga allora, e gli spogliarelli di donne formose e bellissime.

 

 

Passano gli anni e sei coinvolto nella routine dell’esistenza, completamento degli studi, ricerca del lavoro, matrimonio, casa, famiglia, carriera, figli e il viaggio a Parigi è sempre rimandato. Prevalgono la sistemazione dei figli e subito subentrano i compiti di nonno, bellissimi momenti della vita ma vincolato in casa, Parigi è sempre più lontana.

Quel viaggio tanto desiderato è rimandato a data da destinarsi ma rimane vivo nella mente e non si dispera di poterlo realizzare, parola d’ordine: “Mai dire mai”. Il pensiero è più maturo e vola al Museo del Louvre, una tappa obbligata per chi va a Parigi, non si può perdere una visita alle opere e capolavori conservati nelle sale del Louvre.

 

     

       

   

Arriva l’età della pensione e si pensa che, finalmente, si avrà tanto tempo libero e si potrà trovare anche lo spazio per programmare il tanto sospirato viaggio nella capitale francese.

 

Ma non è così, da pensionato subentrano altri impegni, nuovi incarichi in famiglia e fuori, volontariato e hobby vari, il tempo non basta mai.

Anche Parigi è cambiata, non è più la Ville Lumière di una volta, sono successe tante cose:

Novembre 2015

ATTENTATO TERRORISITCO A PARIGI

Novembre 2018

INIZIA LA PROTESTA DEI GILET GIALLI

Che si protrarrà per mesi

Aprile 2019

Incendio Notre Dame

 

È vero Parigi manca nell'elenco delle città europee che ho visitato, ma non è detta l’ultima parola, sto preparando la valigia e appena pronta potrò dire: Eccomi Parigi, arrivo.

 

Bonne Dimanche a tous

 

GIOVANNA É SEMPRE CON NOI

   

GIOVANNA É SEMPRE CON NOI

Sono trascorsi quattro anni ma non ti abbiamo dimenticata perché sei sempre con noi. Sentiamo la tua gentile e delicata presenza.

Il Bosco continua nello spirito che ci hai lasciato con il tuo esempio, grazie Giovanna.

Riportiamo le parole che Amiche e Amici hanno espresso per ricordarti e ringraziarti per quanto ci hai dato:

 

esprime un suo pensiero e ci invita a leggere questa poesia:

« Giovanna oggi sono 4 anni che sei volata via da noi.... Ma il tuo ricordo è sempre con noi.... Ciao amica mia un abbraccio e visto che ci sono un abbraccio anche alla mia mamma che si trova lì con te... Tvb »

LA MORTE NON É NIENTE

(di Henry Scott Holland)

La morte non è niente,

io sono solo andato

nella stanza accanto.

Io sono io. Voi siete voi.

 

Ciò che ero per voi lo sono sempre.

Datemi il nome che mi avete sempre dato.

Parlatemi come mi avete sempre parlato.

Non usate mai un tono diverso.

Non abbiate un’aria solenne o triste.

Continuate a ridere

di ciò che ci faceva ridere insieme.

Sorridete, pensate a me, pregate per me.

Che il mio nome sia pronunciato in casa

come lo è sempre stato.

 

Senza alcuna enfasi,

senza alcuna ombra di tristezza.

La vita ha il significato di sempre.

Il filo non è spezzato.

 

Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri?

Semplicemente perché sono fuori dalla vostra vista?

Io non sono lontano,

sono solo dall’altro lato del cammino.

   

Pensiamo di renderle ancora omaggio ricordando le parole dedicatele dalle persone che le hanno voluto bene:

 

ENRICO

Cari tutti, è difficile lasciare un commento senza cadere in retorica.

In primis, sono certo che ora sei in un posto bello e ti trattano bene, e questo mi riempie di gioia.

Qui sulla terra ci mancherai un sacco per l’intelligenza, l umiltà e quello spirito di “costruire qualcosa” insieme che ha fatto bello questi anni di collaborazione.

E poi mi vengono in mente tutte le cose che si potevano fare mentre eri qui con noi… intanto dirti qualche volta in più GRAZIE per lo splendido lavoro che hai fatto. o vedersi per una pizza insieme, e conoscersi anche più a fondo. Purtroppo questo mi mette un pò di tristezza.

Carissimi, onoriamo la Giovanna vivendo in armonia il più possibile.

E a Te Giovanna un arrivederci e un grazie di quel che hai fatto in questo mondo

Enrico & lo staff di Eldy

AGNESE

Di fronte alla morte rimane palpabile il senso di impotenza ma la morte non è la fine bensì il principio di un viaggio speciale. Grazie Giovanna per quanto hai dato al Bosco e a tutti noi, sarai sempre con noi. R.I.P.

ALBA MORSILLI

è da tempo che sono assente e stamani un momento di pace entro per leggere una notizia che mi ha blocato. Giovanna ricordo quando dissi vado a riposarmi, già allora avevi problemi grossi, ma tu donna forte come sei sempre stata non hai mai voluto far pesare a nessuno i tuoi problemi.

Ci mancherai tanto tu sei stata un pilastro non è possibile scordarti.

ANNA.B.

Non ho conosciuto profondamente Giovanna, ma appena ci siamo parlate è scattata affinità. Un grosso dispiacere, persona corretta, umile soprattutto, una qualità difficile da trovare al giorno d’oggi. Il bosco ha perso tantissimo. Un bacio Giovanna, a te che sei tra le stelle.

Ciao Giovanna, ci mancherai tantissimo.

 

 

ciao Giovanna, mi chiamavi Aquilafelice oggi x me e una giornata triste il tuo Aquilafelice oggi non e felice ma molto triste, tu mi ai insegnato tante cose mi hai sempre sostenuto nei momenti che ero triste le parole che mi dicevi x telefono mi aiutavano a superare tanta tristezza, mi dicevi sempre Aquila stai tranquillo io sto bene, ora non 6 più tra noi nel bosco ma 6 dentro nei nostri cuori soprattutto nel mio cuore mi volevi bene anch’io ti stimavo e ti adoravo x come scrivevi e postavi bene le foto la musica tante cose che da oggi non le vedremo più postate da te x noi che amiamo il bosco tu scriverai ancora x tutti noi che ti abbiamo voluto tanto bene ADDIO GIOVANNA UN GIORNO CI INCONTREREMO TU DA LASSU PROTEGGI NOI LE MIE LACRIME DI DOLORE CHE NON RIESCO A TRATTENERE CIAO GIOVANNA

 

Sono qui Giò, per tutte quelle volte in cui mi hai chiesto di tornare a scrivere nel tuo amato Bosco… oggi sono qui per te amica mia, con un dolore che mi strazia il cuore. L’ultima volta che ci siamo sentite dopo che sei uscita dall’ospedale, mi dicevi che un pò a fatica ma piano piano ti stavi riprendendo…invece te ne sei andata così, zitta, zitta sommessamente… quasi a non voler disturbare. In questo momento, non è facile scrivere tutto quello che si può raccontare sulla bella persona che sei ma… è tutto qui nel mio cuore e lo porterò sempre con me. Ti voglio bene Giò !

EDIS.MARIA

Giovanna, ci hai lasciati dolcemente e noi dolcemente ti ricorderemo, sempre sul Bosco, che hai saputo condurre con capacità, e nelle bellissime musiche che sapevi abbinare agli scritti!

ELISABETTA8.MI

Chi Mi ha amato e mi ama,,, non pianga,,, se conoscete il mistero immenso del cielo, dove ora mi trovo sappiate che vi è solo gioia senza fine. sono ormai assorbita dall’incanto di Dio e delle sconfinate bellezze che mi circondano, voi sapete quanto io amo la bellezza,,, Se mi amate Pregate tutti insieme per me,,, Saro’ sempre nel bosco che ho tanto amato, solo che è molto più bello,,,,,,,,,,

Vi guarderò e vi seguirò sempre da quì con gioia,,,,,,,,, Giovanna,,,,,,,,,,,,

     

NO…non è possibile, non riesco a crederci. Sono senza parole…GIOVANNA NOOOOO!! Perchè..?? Ho solo una grande, infinita tristezza che mi attanaglia il cuore. Ciao Giovanna, ti abbraccio forte.

 

 

Ciao Giovanna ,oggi per te non è il solito venerdì …ma tutti i venerdì del tempo ..quindi hai un orizzonte che farà fatica a contenere questo piccolo venerdì 10 luglio 2015….sii paziente … guardaci con il solito amichevole amore e pensa a un Eldy eterno anche per noi …chissa!!!!!!

 

 

Ciao Giovanna, ti ricordo come una dolce signora che mi proponeva delle musiche straordinarie per i miei poveri scritti, mi hai incoraggiata a scrivere e continuare. Ora lassù sarai serena anche se manchi tanto al tuo amato Bosco. R.I.P.

 

Amica cara Giovanna, le parole non servono, sei stata una grande donna, quante volte abbiamo parlato ma le tue parole era sempre di speranza, nelle ultime frasi mi scrissi Gianna io ti penserò per i tuoi grandi sacrifici che ora fai dall’aldilà non perderti di coraggio tu sei forte ne sono certa le rocce si sgretolano ma con il tempo, mi disse starò al tuo fianco non aver paura, non ti lascerò sola, ora scusatemi a dopo ora riposa sei stanca dalle troppe sofferenze a dopo Giovanna ciao

 

 

GIOVANNA1.VE

Ciao mia omonima a volte si scherzava sui saluti, ciao Giò, rispondevi, ciao Giò, lasci un grande vuoto qui, ma sarai sempre nei nostri cuori, e nei nostri pensieri, ti sia lieve il viaggio, R.I.P.

 

 

Grazie Giovanna, la nostra è stata una collaborazione continua mai interrotta. Mi avevi eletto come tuo braccio destro per tutto quanto poteva servire nel Bosco, per sostituirti e portare avanti il Blog durante le tue forzate assenze. Spero di esserci riuscito nel migliore dei modi e tu me ne hai dato prova con il tuo benestare, ricordo ancora le tue parole:

“Grazie Pino, si lavora bene insieme”.

Quanto facciamo nel Bosco è sempre dedicato a te Giovanna per quanto ci hai dato sempre con grande dedizione, abnegazione, impegno, altruismo e, nell’ultimo perodo, anche con estremo sacrificio, non ti sei mai tirata indietro per il tuo amato Bosco hai dato tutto, anche te stessa. GRAZIE!

 

Grazie per tutto quello che ci hai dato, Giovanna. Siamo contenti del fatto che non hai sofferto nel trapasso e che ti terremo sempre nel nostro cuore. E che ti rivedremo

LUCIA1.tr

 

Un saluto commosso Giovanna, sarai sempre nel cuore di tutti noi eldyani. R.I.P

 

Ciao Giovanna, grande DONNA, ciao amica mia, cieli Blu ovunque tu sia, sarai sempre nel mio cuore e, nel cuore di tutti noi. R.I.P.

 

Abbiamo perso un caposaldo di Eldy. Quello che ha fatto Giovanna per il Bosco è impagabile, lo ha reso un blog bellissimo, variato e portavoce di tutti gli eldyani. E lo ha fatto con semplicità, dedizione e tanto entusiasmo. Peccato, sei andata troppo presto, ci mancherai tanto.

RAGGIO di SOLE

…………… senza parole… ma credo che cammini in pace nel sole… nel bagliore di luce e calore che magari non hai trovato in nessun posto… illumina chi si perde in un vicolo cieco… e rischiara l’anima di ognuno che resta a lodarti oramai che,,, hai lasciato qui i tuoi passi,,, raggio……

 

 

 

     

 

Vai serena Giovanna ci hai solo preceduti.

          ...    

         

 

 

E’ un triste giorno, Giovanna cara senza la tua presenza i tuoi post i tuoi bellissimi video, ho sofferto molto alla notizia della tua scomparsa, ma ora invece tu sei tranquilla serena lassù più che mai presente, ci guardi sorridente e contenta in questo giorno dedicato a te, e noi col tuo ricordo sempre vivo racchiuso nel cuore ti diciamo ciao Giovanna cara R.I.P non è un addio ma un arrivederci

 

TITINA

La tristezza è nei nostri cuori, un’altra cara amica ci ha lasciati … Giovanna cara ti ricorderemo sempre per le tue doti di umanità, di accoglienza, di bontà verso tutti … abbiamo perso una grande donna …

Ciao Giovanna, riposa in pace!

 

 

Ciao, Giovanna! Riposa in Pace. L’eterno riposo donale, o Signore! A lei splenda la Tua Luce!

   

INTERMEZZO IN VERSI

INTERMEZZO IN VERSI

   

La scaletta dei lavori questa settimana mi concede solo due giorni perché dopo ci sarà un post per un ricordo molto importante.

Allora, per non lasciare la pagina bianca nella Domenica del nostro Bosco incantato, spero di non annoiarvi con questi versi, scritti in momenti di riflessione, quando fingo di essere poeta ma è pura illusione.

Grazie per la vostra pazienza.

 

 

SONO GIOVANE E FORTE

 

Ho compiuto ottant’anni,

sento tutti i malanni.

Medicine e integratori

non alleviano i dolori

ma sono giovane e forte

nel cuore e nella mente.

Vacillano le gambe,

pronuncio frasi strambe,

mi tremano le mani

e i piedi non son sani.

Ma sono giovane e forte

nel cuore e nella mente.

In casa chiedo una birra

Ma mi danno camomilla

Mi rivolgo a mia figlia

Che mi porta la pastiglia

 

Ma sono giovane e forte

nella mente e nel cuore

 

Improvviso e lancinante

sorge un altro dolore.

Ma son giovane e forte

nella mente e nel cuore.

Porto avanti con gioia

L’esperienza dell’età.

Ma son triste e piangente

perché rimane nel ricordo

quand’ero giovane e forte

nel corpo e nella mente.

   

ROSA GIALLA

   

Una bellissima rosa gialla

Non è amore, non è gelosia

È una silouette che balla

E mi tiene compagnia

Grazie!

 

TRAMONTI

È sera,

Il cerchio del sole

è ridotto ad una falce,

ombre grigie lunghe

riempiono il contorno

l’alone rosso sbiadisce

il giorno tramonta,

uguale, come tanti.

Silenzio e solitudine

Invadono l’animo.

Le palpebre si abbassano,

mi abbandono al sonno,

e nell’oblio di Morfeo

attendo domani.

   

   

 

CAMBIAMENTI DI STAGIONE di Gabriella.bz

   

CAMBIAMENTI DI STAGIONE

Comincio dall’Autunno scorso.

Mi avvio a visitare il bosco dopo tanti giorni di pioggia, camminando penso ai boschi ridotti a niente che abbiamo nel circondario. Cominciamo dalla val Pusteria, la val di Fiemme, la val di Sole, val Lagarina e tante altre valli senza andare fuori regione.

Guardandomi attorno penso a tutti gli alberi caduti come fossero tanti soldati durante una guerra. Quello che è successo è stata forse una guerra dell’atmosfera che ha fatto tanto male e si è presa anche delle vite umane, tutte giovani vite. Se ritornasse sulla terra Stradivari piangerebbe nel vedere tutti gli abeti rossi che lui preferiva e cercava ascoltando il loro suono con l’aiuto di un martello. Non che non ci sia chi si chiede come fare a lavorare l’abete rosso una volta finite le scorte, perché la val di Fiemme è nota per i liutai di fama.

 

 

A distanza di poche settimane hanno cominciato a lavorare nel trasportare i grossi tronchi che ci sono nei boschi, delle piante che hanno cento, centocinquanta anni! Piante che solo un vento veramente forte è riuscito a sradicare. Gli alberi ammassati a terra sono tanti, chissà quanto tempo servirà perché la natura possa ripristinare l’habitat preesistente, oltre al pensiero che l’albero si può rovinare a lasciarlo sotto la neve.  Quando eravamo giovani c’erano le stagioni non solo sul calendario ma anche nella corrispondenza del clima. Non era mai successo che  nella mia regione arrivassimo a 28 gradi il 25 di ottobre come lo scorso anno, anzi posso dire con sicurezza che da bambina il primo novembre il più delle volte c’era la neve. Ricordo tante volte che eravamo al cimitero con i piedi gelati dalla neve ed il prete teneva lunga la S. Messa!

Siamo arrivati alla primavera un po’ alla volta con un inverno tepido e una primavera dapprima quasi estiva poi ecco la neve in maggio, nel mese che era da sempre il più bello e romantico. Tutti i passi chiusi, metri e metri di neve. Per settimane hanno dovuto pulire le strade oltre che per la gente del posto,  anche per il passaggio del giro d’Italia che puntuale arriva ogni anno in questo periodo.

 

Il ciclismo è molto seguito nella nostra regione, perciò l’impegno ancora più forte nel cercare aiuti per aprire i passi. L’ultimo passo è stato aperto dopo che il giro era finito e sembra di passare in un corridoio d’ospedale, infatti per un centinaio di metri c’è la strada con ai lati muraglioni alti 7 metri di neve bella bianca.

 

 Alla seconda settimana di giugno, sembrava che tutto andasse per il meglio, a Merano è arrivata una tromba d’aria ad 85 km. orari, comincio con il dire per fortuna solo due infortunati, una mamma con il bimbo di tre anni che se in un primo tempo sembravano gravi tanto da dover portar via il bimbo con l’elisoccorso per farlo ricoverare a Bolzano, poi è arrivata la buona notizia che entrambi erano fuori pericolo.

 

La città nel centro e Maia Alta con le passeggiate Gilf, Promenade, Passeggiate d’inverno sono un mezzo disastro, alberi rotti, sradicati. Dalla passeggiata che mi ero prefissa ritorno a casa con un po’ di amarezza, lungo il Passirio hanno dovuto tagliare altri pioppi, il grande vento anche se non gli ha sradicati gli ha resi insicuri.

La sola cosa che mi offre tanta gioia sono i fiori che nonostante la neve, il vento il passare dal gelo a 32° di calore nel giro di pochi giorni sono sempre meravigliosi. Forse bisogna accettare la natura con più spirito, tanto anche se rimango male non cambia niente.

Un saluto a tutti gli amici.

 

L’ALTRA PENELOPE

 

L’ALTRA PENELOPE

Come descritto nell’Odissea, l’opera di Omero che narra le travagliate vicende di Ulisse dopo la fine della Guerra di Troia, Penelope, moglie di Ulisse, rappresenta la donna ideale per bellezza, regalità, fedeltà, intelligenza e astuzia, capace di aspettare per vent’anni il ritorno dell’amato consorte che per volere degli Dei, non riesce a rientrare a Itaca, dove l’attendono la sua sposa, appunto Penelope, il padre Laerte, il figlio Telemaco, il fedelissimo cane Argo, la vecchia nutrice Euriclea, il fidato servo Eumeo e tutti i suoi amati sudditi.

Solo i Proci, pretendenti alla mano di Penelope per accedere al trono di Itaca, affermano che Ulisse è morto e non tornerà più.

Ma è stato tutto veramente così? Ci sono alcune leggende, tramandate da aedi, rapsodi e cantori, come si usava allora, che si discostano dall’opera di Omero.

Tiepolo – Il cavallo di Troia

Proviamo a ripercorrere qualche tappa del lungo peregrinare di Ulisse dopo la fine della Guerra di Troia, dal Peloponneso alle isole ioniche e fino al Mediterraneo occidentale, forse anche oltre le colonne d’Ercole, ovvero lo stretto di Gibilterra. Avversato dagli Dei per le sue astuzie, in particolare per l’idea della costruzione del cavallo di legno che aveva permesso la caduta di Troia, Ulisse non riusciva a volgere la prua della propria nave verso Itaca perché venti contrari scatenati dagli Dei lo dirigevano da tutt’altra parte facendolo naufragare con i suoi compagni di viaggio, in isole solitarie e sperdute in questo immenso mare.

Penelope aspettava, non aveva notizie se non qualche sporadico sms di allora che arrivava tramite illusori messaggeri degli Dei ma lei non perdeva la speranza… confidava che Ulisse, per amor suo, sarebbe tornato ad Itaca ed al suo talamo.

Cosa faceva Penelope quando Ulisse, prigioniero con i suoi compagni nella grotta di Polifemo cercava lo stratagemma per riuscire a liberare tutti dalle malvagità del gigante con un occhio solo?

Ulisse nella grotta di Polifemo

 

Si dice che di giorno tesseva la tela che doveva essere il sudario per il vecchio Laerte, padre di Ulisse, ma di notte disfaceva il lavoro diurno per ingannare i Proci ai quali aveva lasciato intendere che ella avrebbe potuto aderire a nuove nozze solo dopo aver portato a termine questo lavoro.

Penelope continuava a tessere la tela di giorno e a disfarla di notte anche quando:

♦ Ulisse, furbo e astuto ma allo stesso tempo curioso, conoscendo il maleficio del canto delle Sirene fece mettere un tappo di cera a tutto il suo equipaggio e lui di fece legare all’albero maestro per poter ascoltare il canto senza farsi ammaliare mentre attraversano il mare in prossimità dell’isola delle Sirene.

Ulisse e le sirene

♦ Ulisse è in balia della seducente maga Circe che, invaghitasi di lui, trasforma i sui compagni in maiali ma Ulisse, dopo un anno riesce a spezzare l’incantesimo e a liberarsi grazie ad un’erba magica donatagli da Ermes.

♦ Penelope continua a tessere e a disfare la tela quando Ulisse, dopo una tempesta, rimane unico superstite e giunge all’isola di Calipso dove soggiorna per otto anni.

Gli amori di Ulisse e Calipso

Penelope ancora tesseva e disfaceva quando, dopo l’ennesimo naufragio, Ulisse si ritrova nudo nella spiaggia dell’isola dei Feaci e incontra Nausica che gioca a palla con le sue ancelle le quali, alla vista di Ulisse, si spaventano e scappano lasciando sola Nausica, figlia del re Alcino. Questa lo aiuta a rivestirsi e lo porta alla reggia. Qui Ulisse si rivela e racconta le sue lunghe peripezie. Sarà proprio il re Alcino a fornirgli una nuova nave e a favorire il suo rientro a Itaca.

Ulisse e Nausica sulla spiaggia

Questa, a grandissime linee, la storia omerica di Odisseo/Ulisse, con la conclusione che conosciamo.

Ma secondo le leggende parallele pare che non sia andata esattamente così.

Facendo un passo indietro e ritornando alla conclusione dell’Iliade, si racconta che Menelao si era riconciliato con Elena, che fu la causa principale della Guerra di Troia per la sua fuga con Paride, mentre Agamennone, al suo rientro a casa venne assassinato dalla moglie Clitemnestra con la complicità dell’amante Egisto.

Le storie raccontano che Ulisse, durante la sua convivenza con la maga Circe, ebbe un figlio da questa e fu chiamato Telegono, mentre a Itaca, l’astuzia di Penelope durò solo quattro anni a causa di un’ancella traditrice che aveva riferito ai Proci l’inganno della regina.

I Proci si erano insediati a corte e Penelope di giorno continuava a tessere la tela ma la notte disfaceva con l’aiuto a turno di uno dei Proci.

Reggia di Caserta – Affresco con la figura di Pan e il flauto

Si racconta che proprio dal rapporto di Penelope con il proco Antinomo nacque il dio Pan, protettore dei pastori e della vita agreste.

L’Opera Omerica conclude che con il rientro ad Itaca Ulisse realizza la sua vendetta uccidendo tutti i proci che insidiavano Penelope per usurpare il suo trono e si ricongiunge con la sua amata.

Gustav Schwab – La strage dei pretendenti

 

Le versioni successive dicono pure che abbiano avuto altri due figli: Poliporte e Arcesilao.

La versione parallela dice, invece, che Ulisse, ripreso possesso di Itaca, rispedisce Penelope dal padre Icario, proprio perché si era fatta sedurre da uno dei Proci.

É risaputo che la vita, ieri come oggi, è sempre un’odissea e queste sono solo leggende e le leggende, si sa, sono invenzioni di fantasia.

E tutto il resto no? Chissà… proviamo ad immaginare!

Forse la vita è tutta un gossip, oggi con la complicità dei media, ieri con quella dei gestori dell’Olimpo.

BUONA DOMENICA

CINQUANT’ANNI FA di Gabriella.bz

       

CINQUANT'ANNI FA

 

Molti anni fa, mettiamo una cinquantina, la gente era più allegra, anche se doveva lavorare di più perché non c’erano tutti gli attrezzi elettrici che usano ora. Si sentiva il contadino fischiare mentre raccoglieva le mele e le donne cantavano contente del lavoro, fischiavano gli uomini mentre dovevano con i buoi arare la terra.

Quando poi era il momento della vendemmia sembrava che il profumo dell’uva inebriasse tutti. Se passava il postino si sentiva e si capiva chi era per il suo canto, Walter ti cantava le canzoni di Claudio Villa, aveva una voce che incantava. Aldo era un postino più calmo ma aveva una voce da tenore e altri fischiavano le canzonette.

Del panettiere ho un ricordo particolare, ero a Milano per qualche giorno e in mattinata lo vedevo fischiare tranquillo con la sua bicicletta carica di pane da portare alle clienti, cosa che non succedeva da noi, ognuno andava a comprarsi il pane.

Pensavo che in città non fischiasse la gente, ma tutto il mondo è paese. Il calzolaio nel suo botteghino che aveva un odore di gomma e di cuoio ti cantava le romanze mentre attaccava le suole o ti cuciva le cartelle per ritornare a scuola in autunno. Se andavi nell’osteria del paese per prendere il vino, l’oste era contento e fischiava con i suoi avventori che raccontavano le barzellette.

Chi racconta più barzellette come una volta? Io non sento più nessuno. Nei miei racconti dei tempi lontani ho sempre detto che forse c’era la miseria e la povertà ma non è mai mancata l’allegria. Accanto a noi abitava una famiglia povera, forse per il poco lavoro che aveva quel padre ed i troppi figli nati, ma il pane l’hanno sempre avuto, le patate le aveva di suo e il companatico una volta uno , una volta l’altro delle persone che ne conoscevano la miseria li hanno aiutati fino a che non ha trovato lavoro.

Anche loro perciò si sentivano sereni e potevano osservare il sole sorridendo e cantando come tutti. Un po’ più lontano viveva una famiglia di falegnami, e se solo ci si avvicinava ecco il canto di un figlio o dell’altro, erano tanti ma non mancava niente avevano la gioia in cuore oltre che il canto per vocazione, infatti alcuni hanno studiato canto e uno maestro d’orchestra. Tutto questo succedeva molti anni fa. Poi sono arrivata nella più bella città che potessi desiderare, e molto è cambiato, siamo nei paesi del bilinguismo, ti parlano per primo in tedesco poi naturalmente arriva l’italiano, pochi salutano, una parola gentile è difficile che ti venga detta. I canti non ci sono più, e l’allegria bisogna cercarla, tutto questo nella nuova casa.

Fuori prima ti rivolgono la parola in tedesco ma poi parlano sempre nella tua lingua, non conviene a nessuno parlare un idioma sconosciuto ai clienti dei negozianti, baristi, o commercianti. D’accordo sono in una città mezza tedesca, il mio condominio è in un quartiere italiano per così dire, infatti prima che arrivassero tutti quelli del condominio dove abito io non c’era un tedesco, ora in quaranta appartamenti, gli italiani sono circa dieci.

Tempo fa c’era una festa per carnevale, una piccola orchestra ha suonato per due ore solo canzoni tedesche all’infuri di “Marina“ unica canzone italiana che conoscevano. Per chi mi chiedesse parla anche tu il tedesco, rispondo subito; parlano tutti i dialetti della zona nessuno parla il vero tedesco.

Per fortuna per stare in compagnia non devo fermarmi alle loro feste, ci sono andata per accompagnare una signora in difficoltà a camminare, e visto che ero lì mi sono fermata. Posso dire che è ben triste vedere che i tedeschi non ti offrono un sorriso neppure se sei tu la prima ad offrirlo.

Ora vi scrivo una poesia che mi hanno donato in una casa di riposo, per cercare di farne un racconto per i non più giovani! In tanti la ricorderanno ma di solito si trovano scritti solo i primi 3 /4 versi.

 

Valore di un sorriso

Un  sorriso non costa nulla

E rende molto.

Arricchisce chi lo riceve,

senza impoverire chi lo dona

non dura che un istante,

ma il suo ricordo

è talora eterno.

Nessuno è così ricco

Da non poterne fare a meno.

Nessuno è così povero

Da non poterlo dare.

Crea felicità in casa

È sostegno negli affari

È segno sensibile

Dell’amicizia profonda.

Un sorriso

Dà riposo alla stanchezza;

nello scoraggiamento

rinnova il coraggio

nella tristezza è consolazione;

d’ogni pena

è naturale rimedio.

Ma è bene che non si può

Comprare ne prestare,

ne rubare, poiché esso

ha valore solo nell’istante

in cui si dona

E se poi incontrerete talora

Chi non vi dona

L’atteso sorriso;

siate generosi e date il vostro;

perché nessuno ha tanto

bisogno di un sorriso come chi

non sa darlo ad altri.

Faber

Amici cerchiamo di sorridere e offrire il sorriso se ora il cantare non è più di moda.    Un saluto.

 

   

IL BOSCO DI UNA VOLTA

 

IL BOSCO DI UNA VOLTA

È risaputo, tutti ne parlano, non è un dubbio ma una certezza:

Il Bosco di una volta non c’è più, anzi, la Eldy di una volta non è più la stessa, non è più come prima.

Cosa è cambiato, per quale ragione?

È vero, è venuta a mancare qualche buona firma, altre buone penne hanno preferito migrare verso altri lidi, ma ancora di più si nota la mancanza di entusiasmo e di partecipazione. É venuto a mancare lo spirito di aggregazione che ci distingueva all’inizio della nostra avventura in questo blog creato specificamente per noi della terza età.

Lascio che ciascuno possa esprimere liberamente le proprie considerazioni, non è mia intenzione fare il processo a nessuno ma consentitemi di rileggere qualcosa del passato, cioè qualcosa che ricorda come eravamo.

IL BOSCO

E` vero!

È un bosco magico,

ogni eldyano che lo visita

ne subisce il fascino

e l’incanto.

Ne esce trasformato

nel corpo e nella mente

ritorna tra la gente

allegro e sorridente

a salutar parenti,

amici e conoscenti.

 

E` un ambiente ideale,

stimola la cultura,

la fantasia e l’estro artistico,

ci trasforma in musicisti

poeti e gran scrittori,

e in segreto vi dico

che manca poco

a diventare professori

e forse,

con un pizzico di buona volontà,

magari anche gran dottori.

 

     

Rileggiamo questa poesia di una carissima amica del bosco che non c’è più con nostro immenso dolore ma che vogliamo ancora ringraziare ricordando i pensieri che ci ha lasciato.

 

     IL BOSCO É…………………

è un mondo che sboccia

è un mondo che canta

è un odore

che si sente da lontano    

è un odore di rose,

viole e gelsomini.

 

Concludiamo con un pensiero di Thomas Dreier:

“Prima ancora di appoggiare il pennello sulla tela, il pittore immagina mentalmente il suo quadro…”

Se pensate a voi stessi come a un quadro

Che cosa vedete? …..

Il disegno a cui pensate merita di essere dipinto?

BUON COMPLEANNO SANDRA

               

L’INFINITO di Giacomo Leopardi

 

L’INFINITO: Poesia di Giacomo Leopardi composta nel 1819, presumibilmente tra la Primavera e l’Estate. Quest’anno compie quindi duecento anni ma non li dimostra. Valida oggi come allora, l’abbiamo studiata durante il nostro periodo scolastico e la proponiamo nel nostro piccolo Bosco per una rilettura domenicale e una riflessione nell’età adulta che può consentirci una visione più ampia e la comprensione dell'anima del poeta.

La storia racconta che dal punto di osservazione della sua dimora nella cittadina marchigiana di Recanati, Leopardi non avesse la visione di un ampio orizzonte ma vedeva solo una piccola collina che si ergeva oltre una siepe che gli impediva ogni altra visuale.

Questo è ciò che il poeta descrive nei primi versi ma poi si spinge oltre e con la fantasia immagina l’infinito.

Possiamo dire che Leopardi sapeva guardare al di là della siepe.

Quanti di noi saprebbero farlo?

Ecco la poesia.

 

  L'INFINITO

 

Sempre caro mi fu quest'ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vò comparando: e mi sovvien l'eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s'annega il pensier mio:

e il naufragar m'è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

CAMBIO DI STAGIONE di Gabriella.bz

                     

ABBRACCI

In un abbraccio

trovo quello che cerco.

Affetto, gioia,

emozioni, amore

Se mi sento debole

un abbraccio

mi rende forte.

Non smetto mai

di abbracciare,

colgo le occasioni

che la vita mi dona.

Vorrei sempre sentire

nell’abbraccio quelle persone

che nonostante le distanze

di oceani e montagne

sanno farsi sentire vicino.

L’abbraccio bello e caldo

arriva dai nipoti,

dai figli e dagli amici veri.

L’abbraccio è vita.

 

 

SILENZI

Mi lascio trasportare

Dalla bellezza

che mi circonda

neve alberi, cielo

ed un raggio di sole.

Sulla cima della montagna

un croce imbiancata.

La pace profonda

Mi veste di gioia,

come sempre

quando le montagne

mi abbracciano con il loro

dolce silenzio.

Il mio cuore vola

lontano sereno,

penso a tanti

momenti gioiosi,

quando gli abbracci

non finivano mai.

 

 

RISVEGLIO DI PRIMAVERA

 

Risveglio di primavera

La pioggia della notte

ha impreziosito la natura,

I fiori si sono svegliati

dopo il letargo invernale.

Le piccole gocce

adagiate sui petali

luccicano come diamanti.

Al caldo del sole

una farfalla si adagia

a riposare le ali

stanche del lungo volo.

Le foglie degli alberi

si abbassano per le gocce

chiare come cristalli.

Tutto è un gioire di colori

Per dare il benvenuto

Al ritorno della primavera.

 

CAMBIO DI STAGIONE

 

Inverno mite

Nei prati

sbocciano le pratoline,

le primule, le violette.

Rinascono le spezie

che danno sapore

ai nostri cibi.

Le prime settimane

hanno portato

nuovo calore.

Il sole ha favorito

il risveglio dei fiori.

Un mattino

ci siamo destati,

vento e freddo,

è riapparso l’inverno.

La neve gelata

ha coperto il verde dei prati

sembrano campi da hockey.

Le piante da frutto

gemevano per il freddo

la neve cadeva copiosa,

come da tempo non si vedeva.

Nelle case il riscaldamento

ha ripreso a funzionare.

L’abbiamo invocata d’inverno

la neve non ora!

Perché vieni a  cadere in maggio

con il vento che gela

e distrugge il risorgere della vita

Tre giorni di sole,

i giardini rifioriscono

con colori brillanti.

Sembra finalmente Primavera.

Ma quanto dura?

Niente… è solo illusione!

La neve ricade,

i fiori chinano lo stelo,

sembrano stanchi per la fatica

di tenere la neve sul capo.

Vento non mi fai respirare,

tanto forti sono le tue folate,

devastazione di fiori e frutti.

Quando ritorni Primavera?

……manca un mese all’estate.

 

 

UN VIAGGIO MOVIMENTATO di Sandra.vi

Nella nostra esistenza c’è sempre qualcosa che lascia il segno, un avvenimento, una storia o un episodio che ha destato forti emozioni, incertezze e palpitazioni e, in conseguenza, rimane stampato nella mente come ricordo indelebile e ogni tanto riemerge.

È il caso di questa mia storia che ripropongo oggi per la nostra Buona Domenica nel Bosco.

   

Era un luglio particolarmente caldo, le scuole finite, cominciavamo a fare progetti per le vacanze. Naturalmente c’erano gli inviti dei miei da Pegli “Vi aspettiamo, non mancherete” e mia cognata da Chiavari “Il nonno aspetta di vedere Laura, passerete le vacanze qui vero?”

Mia figlia logicamente non voleva andare né da una parte né dall’altra, cercava compagnia. Inaspettata giunse una telefonata dai nostri clienti greci, perché non venite a trascorrere qualche settimana al mare da noi? La proposta fu accolta con entusiasmo, però il mio socio pose una condizione, lui non avrebbe fatto la traversata in nave, dovevamo attraversare la Jugoslavia (erano gli ultimi anni che si poteva fare). Io ero un po’ titubante, i km erano tanti anche se la macchina era confortevole, poi mi lasciai contagiare dall’entusiasmo e dissi di sì.

Fatti tutti i preparativi, pronte le macchine, un bel mattino molto presto i miei amici, Ermanno e Mina, con il loro figlio Sergio, io con mia figlia Laura e la cuginetta Virginia, imboccammo la Milano Venezia alla volta di Trieste prima tappa.

Trieste: Cattedrale di San Giusto

 

Uno sguardo alla bellissima città, poi ci dirigemmo alle grotte di Postumia, infatti non sarebbe stato possibile passare vicino e non fermarsi. Uscimmo, entusiasti dopo aver visitato le varie sale e ammirato quelle che sembravano sculture.

Grotte di Postumia (Slovenia), circa 20 km., ricchissime di stalattiti e stalagmiti, sono visitabili anche con un percorso interno su un trenino panoramico

 

Uno sguardo rapido a Lubiana, ma i ragazzi cominciano a protestare, hanno fame, vogliono mangiare. Io fermo l’auto, vado verso quella dei miei amici e dico: “Sono senza benzina, i ragazzi hanno fame, che dite, ci fermiamo, vero? Vedo segnalato un ristorante vicino, ci fermiamo lì”. Infatti pochi km, ecco un ristorante all’aperto con dei tavolini sotto dei bellissimi platani. Io posteggio, scendo, chiudo la macchina, pensando di fare il pieno dopo. Ci riposiamo e mangiamo. Mi accosto ad un tavolino e appoggio guida, occhiali e chiavi sul tavolo. Sento mia figlia chiamarmi “Mamma, vieni, qui è più fresco. “Vengo”, rispondo, mi giro per raccogliere la mia roba… le chiavi non ci sono più!

 Portachiavi d’oro

Guardo per terra sotto il tavolo, le ho appena appoggiate, chiamo il cameriere lì vicino, “no visto” accorre mia figlia, gli amici, niente… le chiavi sono sparite. L’amica Mina mi sgrida, tu devi abbandonare le chiavi con quel porta chiavi… Infatti il porta chiavi era una catena d’oro fermata da una moneta d’oro che la mia mamma aveva regalato a mio marito e io tenevo sempre con me, come caro ricordo. Ma in quel momento niente contava se non il fatto della macchina chiusa e senza benzina. Ci mettemmo tutti a cercare, a chiedere, niente, le chiavi si erano volatilizzate, sparite nel nulla. Io pregavo, tenetevi il porta chiavi, buttate le chiavi… Ad un certo punto mi si avvicinano due giovanotti e mi dicono: “Signora, il suo problema è entrare in macchina?” “Sì” rispondo e loro, di rimando: “Ci pensiamo noi”

Poco dopo mi chiamano, la macchia è aperta e mi fanno vedere come avviare il motore… “É semplice signora, avvicina i fili, fa la scintilla e poi avviato motore, inserisce la marcia”. Non avevo altra scelta, ho dovuto ringraziare i due ragazzi con una piccola mancia, fatto le prove con Ermanno che come amico mi è stato sempre vicino, fatto rifornimento di benzina, mandato le due ragazze nell’auto degli amici, perché loro volevano stare insieme e finalmente riprendemmo il viaggio. Quei km furono una vera tortura, pregavo di non trovare altri ostacoli davanti a me e dover spegnere il motore ma fortunatamente ripetei l’operazione di riavvio del motore solo poche volte, solo in occasione dei rifornimenti di benzina. Per nostra fortuna, a Salonicco, conoscevamo una persona del posto, l’ingegnere Kosta che nell’occasione si dimostrò un vero amico. Ermanno, che oltre ad essere amico di famiglia era anche il mio socio di lavoro, gli telefonò’ illustrando la situazione. “Nessun problema” rispose, arrivate sistemo io tutto, vi aspetto” Continuai così un po’ più sollevata il mio viaggio che mi aveva dato tanta apprensione, quasi da incubo.

Panorama di Salonicco (Thessalonìkë – Grecia), città fondata alla fine del IV secolo a.C.

 Ecco, finalmente Salonicco, il nostro amico ingegnere greco ci accoglie con un sorriso amichevole. Scarichiamo la macchina in albergo, un bagno e, subito a letto: “Il primo che mi sveglia… lo fucilo”, scherzavo naturalmente. Quando mi sveglio uscendo dallo stato di torpore nel quale ero caduta, sopra il mio viso vedo mia figlia che agita delle chiavi e mi dice: “Mamma, sai che per mettere in moto la macchina si usano le chiavi?”

È un cuscino quello che vola per la camera mentre lei scappa ridendo; la signora è servita. La mia macchina è sotto, pronta, ed è veramente stupendo inserire una chiave e avviare un motore. Mi sembra ancora adesso di aver vissuto un incubo, molte volte mi chiedo se non avrò sognato, anche se tutto è finito bene è stata una triste realtà.

Salonicco (Grecia) – Chiesa di San Demetrio

 

Ripartimmo da Salonicco e da quel momento tutto filò liscio: raggiungemmo i nostri amici al mare e ci godemmo quei giorni di vacanza. Al ritorno però la mia macchina riposò tranquilla nella pancia di un ferry-boat, perché il rientro lo facemmo col traghetto di linea ed io mi godetti un indimenticabile e stupendo tramonto sul mare.

Grazie cari Amici del Bosco, Buona Domenica.

 

LA VECCHIAIA…………. Post di Gabriella.bz

 

Una volta pensavo alla vecchiaia come a una triste età, ma non è vero anzi se accettata è un periodo dove mi trovo a mio agio.

I capelli bianchi sono stati forse la prima avvisaglia della mia non giovinezza e senza dubbio i tacchi alti hanno lasciato il posto a calzature più comode, ma ci sono state cose belle, come la tranquillità, la calma e forse la gentilezza.

 

Mentre tutti parlano riesco a stare zitta, ascoltare e solo se mi interpellano direttamente rispondo.

Non riesco più a capire le canzoni moderne e mi rifugio nelle mie degli anni ottanta tanto belle, con musica orecchiabile che si possono cantare con facilità.

E’ un’età dove è facile sedere sul divano e ricamare o lavorare ai ferri e per non andare a ritroso negli anni che potrebbero intristirci ascoltare la musica, se poi a una persona piace leggere ecco un ottimo passatempo aiuta a non invecchiare il cervello dicono e io ci credo.

La memoria si era fatta un po' ballerina ero abituata a ricordare tutto sono corsa dal dottore ma per poco non rideva, è una cosa che succede a tutti mi ha detto, se quello che dice è tutto vada tranquilla, abbiamo tutti momenti dove la memoria sembra ci manchi ma poi ricordiamo tutto, il brutto è mi dice il dottore, quando la memoria si rifiuta di funzionare del tutto.

No non è brutta la vecchiaia se si riesce a vedere il bicchiere mezzo pieno, ma che nessuno faccia come me che bevo solo acqua.

 

Posso aggiungere che con l’inizio della vecchiaia o forse non c’era ancora sono diventata nonna, i miei figli mi hanno regalato quattro maschietti, due a testa, come vogliamo chiamarla quella ? Gioia felicità!

 

Come si vuole, e quando senti che il campanello squilla un po' più del solito sono loro o quando a scuola finita suona il telefono per chiedere come stai nonna?

E’ forse brutta la vecchiaia? poi il dott. Vittorino Andreoli dice che la parola vecchiaia è un termine usato in tutte le lingue dobbiamo esserne fieri allora usiamola questa parola sembra quasi un sinonimo di tenerezza, aggiunge il dott. Andreoli che è il capitolo migliore della nostra vita, su questo non sono d’accordo con il dottore, o per meglio dire lo sarà per l’uomo ma non per la donna e non sto a elencare i vari motivi ma uno per tutti, la maternità.

C’è solo una cosa che mi manca, il mio uomo, il padre dei miei figli che non ha conosciuto i nipoti se ne è volato via troppo presto.

Ho una fortuna non sono mai sola nemmeno quando i ragazzi sono lontani per le vacanze infatti il telefono funziona sempre.

E’ questa la vecchiaia ben venga, speriamo solo nella salute. Guardandomi nello specchio il viso è cambiato, è un fattore naturale come lo è per il corpo ecco alcuni kg in meno mi farebbero piacere, tutto non si può avere e mi posso dire che se ora è appesantito molti anni fa è stato capace di fare due figli che voglio di più?

Alcune signore che incontro nelle riunioni, anziane anche loro, si rammaricano perché non vanno più a ballare, e alcune perché non possono andare al mare causa la vecchiaia non perché non ci siano associazioni che le portano con poco, ma perché vorrebbero andare per conto loro.

Io onestamente non mi lamento per niente, ballare non mi è mai piaciuto, la musica me la offre Alexa e al mare posso andarci quando gli altri ritornano causa la sensibilità al sole della mia pelle.

 

Benedetto l’amico computer che mi svaga, i miei amati libri che mi fanno sognare ed i miei ricami, ci mettiamo anche i miei cari credo proprio di si!

A qualsiasi età, la vita è tutta da vivere.

Arrivederci amici alla prossima

 

 
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